04 Settembre 2004 - 18:01

    La politica e il bene comune

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    Pino Pisicchio si interroga su quale sia il fine della politica, dopo la caduta delle ideologie Ritengo che la politica debba riscoprire la sua vocazione originaria, il bene comune . Ad affermarlo Pino Pisicchio, docente universitario, eletto nel 2001 nelle liste della Margherita. Io, cattolico, ex democristiano, mi sono chiesto se la politica, dopo la caduta delle ideologie, sia condannata all autoreferenzialit , promovendo i politici o se, invece, non debba indirizzarsi alla realizzazione del benessere dei cittadini . Spinto da tale motivazione, l onorevole stato primo firmatario di un progetto di legge per l aggiunta di un comma all art. 2 della Costituzione e si occupato del tema anche in un libro intitolato La mela dolce.
    La politica, per non tradire la sua natura, dovrebbe rispondere ai bisogni dell uomo, come singolo e come membro di una societ .
    Da sempre, l individuo si chiesto come fare per procurarsi la felicit . Tre sono stati gli strumenti per perseguirla: la religione, la filosofia e la politica. I Greci, per l appunto, assegnarono alla polis lo scopo di realizzare l eudaimon a. L introduzione del principio della felicit tra i diritti individuali codificati in un corpus costituzionale , continua Pisicchio, risale al legislatore statunitense T. Jefferson e alla Dichiarazione dei diritti del 1776 . Quel valore orient le successive opere di codificazione e, in coppia con la nozione di bene comune, divent il riferimento teleologico dell organizzazione politica. Secondo le Carte nate dalla cultura illuminista, se la felicit lo scopo dell umanit , il bene comune rappresenta l insieme delle condizioni e garanzie predisposte alla sua realizzazione.
    Questa illuministica aspirazione alla felicit del tutto assente nella nostra Costituzione, che si fonda sulla diade democrazia-lavoro e sulla declinazione sociale dell uomo. Non poteva essere altrimenti in un periodo difficile e duro come il secondo dopoguerra, quando in molti lottavano per la sopravvivenza e il benessere andava consumato in morigerato silenzio.
    Se alla testa della Costituzione si ponesse il principio della felicit , intesa come affermazione del benessere, ricerca di una vita migliore, dal punto di vista materiale e psicologico, il titolo I acquisterebbe una luce nuova. Cosa significa in concreto? , conclude Pisicchio, Significa chiedere allo stato di dare libero accesso ai miei desideri buoni, positivi. Come, ad esempio, il diritto per le madri lavoratrici ad affidare il figlio ad un asilo nido vicino al proprio luogo di lavoro; il diritto all estetica, con la realizzazione di citt pi belle. Essere in armonia con una dimensione bella, ci rende pi buoni. La bruttezza d infelicit e mancanza di disponibilit verso il prossimo. Occorre una contaminazione tra politica e sentimento, anche perch l uomo dotato oltre che di razionalit anche di sentimento e la politica fatta dagli uomini.
    Riusciremo un giorno ad assistere all incontro tra politica e sentimento? La pratica politica riuscir mai a perseguire il benessere dei cittadini e il bene comune come suo fine ultimo? Noi vogliamo credere che sar cos !
    R.C.\r\n
    Ultima modifica il 04 Settembre 2004 - 18:01

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