04 Settembre 2004 - 21:16

    4. L'AGENDA SOCIALE: una proposta di discussione

    Vota questo articolo
    (0 Voti)

    4. L AGENDA SOCIALE: una proposta di discussione


    4.1. PERCH UN AGENDA SOCIALE

    Con il vertice di Nizza l Europa si dotata di una propria agenda sociale che illustra su base pluriennalegli obiettivi comuni ed il programma previsto.
    E necessario, dunque, attivare su scala nazionale una procedura analoga, destinata ad essere aggiornata ascadenze regolari (ogni due anni) e che costituir il filo rosso dell azione governativa. Essa permetter , daun lato di fare il punto sui risultati ottenuti e di evidenziare dall altro le nuove opportunit e le criticit insorte definendo altres le proposte in gestazione. Permetter inoltre di meglio definire il ruolo dellapolitica sociale nel contesto della politica del Governo, con una stretta attivit di raccordo con le aree amaggiore integrazione.
    Si ritiene, perci , opportuno concludere questo lavoro con una traccia di quella che, sulla base anche diun ampia consultazione con tutti gli attori interessati, potr diventare la prima agenda sociale del Paese.

    4.1.1. L agenda sociale: un insieme coordinato di interventi per l Italia del domani.

    La costruzione dell agenda sociale permette di inquadrare in un contesto pi ampio e coordinato lemisure gi in preparazione e le prospettive di sviluppo dell azione del Governo.
    Sei 6 macro aree di intervento riprendono e sintetizzano in modo programmatico alcune tendenze difondo analizzate nella prima parte del Libro Bianco.Per ogni macro area viene indicato il quadro operativo che comprende gli obiettivi, i soggetti e gli attoricoinvolti, le priorit degli interventi, i riferimenti internazionali e le altre politiche interessate; all internodi ciascun quadro sono evidenziate le azioni da realizzare nel breve-medio periodo con l indicazionedell arco temporale entro cui le iniziative si sviluppano e le risorse gi individuate per la lororealizzazione.

    4.2. LE AREE DI INTERVENTO

    Una politica sociale che riconosce la famiglia come soggetto attivo e la introduce come attore primarionell organizzazione del sistema del welfare, costituisce gi di per s un fattore importante per lariformulazione degli obiettivi che caratterizzano lo sviluppo degli interventi e dei servizi sociali. Dueulteriori considerazioni concorrono a questo processo.La prima che le politiche sociali, pur conservando intatto il loro ruolo di intervento nella risoluzionedelle diverse criticit sociali, devono sviluppare maggiormente una funzione preventiva indirizzandosi inparticolare, come gi detto in precedenza, a coprire ed anticipare i nuovi bisogni emergenti di tutti icittadini. Si gi menzionato, tanto per citare un esempio, quello della sicurezza, dove, accanto aglistrumenti tradizionali, necessario porsi la questione del campo di intervento e del ruolo delle politichesociali in un contesto allargato in particolare per tutte quelle situazioni dove il concetto di sicurezza va aldi l della nozione di sicurezza fisica e dove essa assume una valenza legata alle condizioni di vita e dilavoro.
    Il secondo elemento, in stretto collegamento con il precedente, che le politiche sociali non sonosolamente indirizzate al bisogno ma, pur mantenendo verso questo aspetto un attenzione particolare,devono coprire un largo spettro di problematiche che vanno dalla promozione dell inserimento nellacollettivit al rafforzamento della coesione intergenerazionale fino allo sviluppo della sfera partecipativae delle reti di solidariet , caratteristiche proprie della societ e della comunit , basate sulla condivisione ela solidariet .
    In questa maniera l approccio tradizionale orientato alle politiche settoriali e alle categorie di soggetticome portatori di bisogno , viene sostituito da una visione pi orientata ad uno sviluppo orizzontale,basata su macro settori di intervento ciascuno dei quali relativo a problematiche ben precise dovedifferenti soggetti, differenti attori e differenti politiche al di l della politica sociale- sono implicati. Eil cui campo di intervento copre potenzialmente tutti noi. E non solo alcune categorie di bisogni.
    Questa nuova impostazione recepisce integralmente i nuovi indirizzi europei, sia quelli contenuti nellaCarta Europea dei Diritti Fondamentali che quelli emersi dal Consiglio Europeo di Lisbona come ilcaso del processo di coordinamento aperto operativo per i Paesi dell Unione, nell ambito del processodi lotta all esclusione sociale. Questo Governo ha del resto gi integrato una prima volta l impostazioneeuropea nella definizione dei macro-obiettivi, nella preparazione del primo Piano Nazionale perl inclusione presentato nel luglio 2001. Le proposte del Libro Bianco si inseriscono nel processo dipreparazione del nuovo NAP e del relativo rapporto congiunto la cui discussione avverr in sedeeuropea sotto la Presidenza Italiana.
    L orientamento europeo che definisce ormai obiettivi di carattere orizzontale, non costituisce unapatente di inefficacia dell approccio settoriale tradizionale, n significa l abbandono di alcuni interventimirati, che per la loro natura dovranno coprire particolari categorie di intervento e di beneficiari. Alcontrario esso vuole evidenziare il fatto che gli interventi settoriali possono raggiungere una maggiorequit con una migliore efficienza, se concepiti e sviluppati in un contesto di finalit e di strumenti dicarattere orizzontale profittando in particolare di tutte quelle azioni di disseminazione e di supporto deglistessi, che sono di importanza fondamentale nella fase di programmazione, di monitoraggio e divalutazione.
    Fatta questa ultima, doverosa premessa, il piano degli interventi articolato secondo gli assi seguenti.

    4.2.1. L ingresso nella vita e nel mondo del lavoro

    Obiettivi: favorire un armonico inserimento nella vita e nel mondo del lavoro promuovendo la qualit della vita dell infanzia e dell adolescenza e l integrit della famiglia.

    Soggetti interessati: gestanti, genitori, infanzia, minori, giovani, famiglie.

    Attori coinvolti: famiglie e associazioni di famiglie, attori istituzionali a vari livelli, volontariato e terzosettore, mondo dell educazione e della formazione, mondo del lavoro e partner sociali ecc..

    Priorit dell intervento: attuare politiche mirate di assistenza alle nascite; realizzare misure di prevenzione deldisagio minorile, del maltrattamento e della violenza ai minori, anche intrafamiliare; attuare politiche peruna migliore conciliazione dei tempi professionali con quelli di cura della prole; dare maggiore attenzioneall interazione scuola-famiglia; promuovere nuove misure di organizzazione del tessuto urbano peraumentare la qualit della vita; incentivare l assistenza all infanzia e all adolescenza nel campo psicopedagogico(consultori centri per le famiglie) e socio-educativo (asili, scuole, percorsi nei contesti dellacomunit locale); continuare la lotta allo sfruttamento del lavoro minorile; realizzare misure per favorirel inserimento del mondo giovanile nelle varie fasi della vita sociale, anche attraverso programmi dimobilit giovanile a livello internazionale e facilitazioni per l ingresso e l uscita dal mondo del lavoro, inun contesto di raccordo formazione-lavoro; attuare misure particolari per le categorie fragili (immigrati,famiglie mono-parentali).

    Riferimenti internazionali: Convenzione ONU sui diritti del fanciullo e suoi protocolli opzionali sui dirittidel fanciullo relativi al traffico di donne e minori per lo sfruttamento sessuale dei minori a finicommerciali e ai minori coinvolti nei conflitti armati; convenzione ILO di proibizione delle peggioriforme di lavoro minorile; convenzione dell Aja sulla protezione dei minori e sulla cooperazione inmateria di adozione; politiche in sede UE quali il libro bianco sulla giovent della CommissioneEuropea.

    Altre politiche implicate: fiscale, occupazione, redditi, istruzione, socio-sanitario, comunicazione e media.

    Azioni in atto o a breve: questo contesto evidenzia la stretta connessione tra interventi di fiscalit generale a favore della famiglia e necessit di garantire interventi mirati che consentano aisuoi componenti di esercitare in modo funzionale le proprie specificit e caratteristiche.L attenzione, pertanto, ad una diminuzione complessiva della pressione fiscale sullafamiglia si accompagna allo sviluppo di servizi socio-educativi per la prima infanzia. In talsenso nel corrente anno con il completamento dell iter di approvazione della Legge suiServizi socio-educativi e l attuazione del piano di intervento collegato allo sviluppo degliasili nido aziendali, attraverso l utilizzazione del fondo di rotazione, consentir di offrireun offerta di servizi maggiormente diversificati e rispondenti a specifici bisogni dellecomunit , con un azione di coinvolgimento delle diverse istituzioni, del terzo settore e delmondo imprenditoriale perseguendo l obiettivo anche di sviluppare nelle comunit localiesperienze di solidariet tra gli utenti e l associazionismo familiare.
    Per l implementazione del Piano per i nidi nei luoghi di lavoro le risorse sono stateindividuate dalla Legge finanziaria 2003 nell ambito delle dotazioni del fondo Nazionale perle Politiche sociali. Per gli anni a seguire la quota da destinare al fondo di rotazione verr determinata dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministerodell Economia. Tali risorse si aggiungono a quelle stanziate per gli anni 2002, 2003 e 2004dalla Legge Finanziaria 2002 per l istituzione del fondo per gli asili nido per la costruzione ela gestione degli asili nido, nonch di micro nidi nei luoghi di lavoro da parte delle Regioni edegli Enti Locali.
    Sul versante della necessit di riconoscere il diritto del minore a vivere in famiglia aconclusione dell anno 2003 verr predisposto dopo un attenta azione di monitoraggio e dicoordinamento con le Regioni ed i rappresentanti del privato sociale e dell associazionismofamiliare un piano straordinario per la de-istituzionalizzazione dei minori ed in paralleloun programma di promozione dell affidamento familiare e di ricollocazione dei minori in unambiente affettivo idoneo ad un sano sviluppo psico-fisico. Le risorse per l implementazionedella prima fase del Piano straordinario sono definite all interno del fondo nazionale per lepolitiche sociali.
    Sul versante delle politiche a favore dei giovani, in linea con quanto indicato nel libro biancodella Commissione Europea sulla giovent ed al fine di promuovere percorsi di maggiormobilit in collegamento con esperienze straniere, verr istituito, entro il mese di giugno2003, un tavolo di consultazione nazionale per la Giovent . In questo contesto ed inrelazione all approvazione delle norme in materia di mercato del lavoro attraverso unospecifico confronto con il mondo imprenditoriale e le parti sociali verranno promossispecifici programmi particolarmente attenti all inserimento dei giovani nel mondo dellavoro.

    4.2.2. Il diritto ai servizi universali mediante una nuova solidariet

    Obiettivi: Garantire il diritto di tutti al servizio universale (servizi di base sociali e servizi di base insenso allargato) mediante anche lo sviluppo di reti di solidariet formali ed informali.

    Soggetti interessati: soggetti individuali che per la loro condizione rischiano di non poter accedere aparticolari servizi, famiglie della categoria precedente.

    Attori coinvolti: attori istituzionali ai vari livelli di governance, famiglie, associazioni familiari, volontariatoe terzo settore, societ erogatrici dei servizi di base ecc.

    Priorit dell intervento: definire un nuovo quadro normativo che comprenda misure particolari didefiscalizzazione, voucher e strumenti analoghi per migliorare le condizioni di accesso ai servizi. Nelquadro di servizi liberalizzati introdurre nuove garanzie per l accesso alle prestazioni da ricompensaresotto la voce di servizio universale a beneficio del gestore del servizio stesso.
    Nel settore dei servizi sociali di base, migliorare e incrementare l attivazione delle reti di solidariet , dellereti di mutuo aiuto familiare promuovendone l interazione e l integrazione con gli attori gi presenti,siano essi pubblici o privati; promuovere l integrazione dell innovazione tecnologica e sostegno allacreazione di strutture apposite di formazione per gli attori e gli utenti del servizio; attuare misureparticolari per le categorie pi fragili con particolare attenzione ai servizi legati al diritto all alloggio.Predisporre, in questo contesto, misure particolari di sostegno per le giovani coppie, anche in forma diaiuti all acquisto. Prevedere azioni di lotta alla dispersione scolastica.

    Riferimenti internazionali: nozione di servizio universale in sintonia con quella adottata negli altri paesieuropei e buone pratiche a livello europeo con particolare attenzione alle misure relative all ediliziaabitativa.

    Altre politiche implicate: socio-sanitario, abitazione, trasporti , educazione, comunicazione ed energia

    Azioni in atto o a breve: la necessit di garantire un sistema di protezione e di promozionesociale in grado di cogliere le specificit che caratterizzano lo sviluppo della domandasociale, a cui occorre rispondere in modi sempre pi adeguati alle caratteristiche entro cui ilsistema dei bisogni si crea e si sviluppa, conduce ad una visione che sempre pi mette alcentro dell azione le comunit locali e le risorse di cui le stesse dispongono o sono ingrado di promuove in un ottica di sussidiariet ; sul versante della sussidiariet verticale edall interno delle diverse funzioni che la normativa assegna ai vari attori che nel sistemainteragiscono, occorre, peraltro, stabilire delle misure omogenee, in grado rispondere acriteri di equit e di universalit .
    In tale contesto si colloca la definizione in via di attuazione - dei livelli essenziali delleprestazioni sociali che sono disegnati in raccordo con il livello di governo regionale e conquello delle comunit locali al fine di definire un sistema che consenta, in modoprogressivo, di costruire un quadro di riferimento omogeneo e attento alle diversit territoriali ed ai diversi punti di partenza; ci attraverso una logica di programmazione dellepolitiche sociali di base che prevede una griglia articolata sulle aree di intervento, sulletipologie di servizi e prestazioni e sulle direttrici per l innovazione nella costruzione dellarete degli interventi e dei servizi
    L abitazione costituisce la condizione di base per poter garantire reali possibilit di crescitae di autonomia; ci vale in modo particolare per chi sta progettando e costruendo il propriofuturo e che necessita, pertanto, di prospettive entro cui collocare il proprio programma divita. In tal senso si colloca l azione di sostegno economico a favore delle giovani coppiesposate o in procinto di matrimonio per l acquisizione in propriet della casa. La finanziaria2003 ha stabilito di destinare in tal senso almeno il 10% delle risorse del Fondo Nazionaleper le Politiche Sociali a sostegno quindi delle famiglie di nuova costruzione e per ilsostegno della natalit .

    4.2.3. L inclusione sociale

    Obiettivi: attuare percorsi di inclusione sociale rivolti alle diverse fragilit sociali ed alle fasce in condizionedi marginalit o a maggior rischio di esclusione, promuovendo azioni per il loro reinserimento el attivazione di reti di ultima istanza.

    Soggetti interessati: individui e famiglie povere in termini di povert assoluta e relativa.

    Attori coinvolti: attori istituzionali ai vari livelli, terzo settore, volontariato, famiglie come portatori disolidariet .

    Priorit dell intervento: attivare misure atte al reinserimento sociale e lavorativo dei soggetti interessati,individuando in modo specifico gli elementi collegati a condizioni derivanti da carenza di opportunit lavorativa o a peculiari fragilit sociali. Identificare le poverty traps pi comuni ed individuare misurediverse per il loro ridimensionamento. Definire misure particolari per le categorie pi fragili (immigrati,anziani, famiglie con assenza totale di reddito).

    Riferimenti internazionali: joint report on social inclusion , programma specifico di scambio di esperienzee buone prassi in sede di Unione Europea (fondo sociale europeo e indicatori comuni di misura e diobiettivi a scadenza pluriennale (Consigli Europei di Laeken e Barcellona).

    Altre politiche implicate: fiscalit , occupazione, istruzione, politica dell alloggio, socio-sanitario.

    Azioni in atto o a breve: una efficace politica dei redditi lo strumento principale per darestabilit e forza alla crescita economica, assicurare il proseguimento dell equilibrio dellafinanza pubblica compatibilmente con gli impegni del patto di stabilit e di crescita cos come definiti nel Consiglio Europeo di Siviglia, salvaguardare il potere d acquisto delleretribuzioni, conseguire l innalzamento del tasso di occupazione e ridurre le esclusionisociali, secondo quanto deciso dal Consiglio Europeo di Lisbona.
    La riforma fiscale attuata dalla Legge Finanziaria 2003 in questa direzione ed orientataad assume il carattere di elemento propulsivo di sviluppo, stimolando i consumi e lacrescita e avviando un processo di riduzione del carico fiscale sulle persone, le famiglie e leimprese.
    Per l anno 2003, scaduta la sperimentazione del Reddito minimo di inserimento, il sistemadi sostegno al reddito completato da uno strumento di ultima istanza, caratterizzato daelementi solidaristici e finanziato dalla fiscalit generale. Il reddito minimo di inserimento haconsentito di verificare l impraticabilit di individuare attraverso la Legge dello Statosoggetti aventi diritto ad entrare in questa rete di sicurezza sociale. Per questo motivo si stabilito di individuare un nuovo sistema il reddito di ultima istanza, appunto darealizzare e co-finanziare in modo coordinato con il sistema regionale e locale, attraversoprogrammi che distinguano in modo finalizzato le carenze reddituali derivantiesclusivamente da mancanza di opportunit lavorativa (da affrontare attraverso politicheattive del lavoro che evitino l istaurarsi di percorsi di cronicit e dipendenza assistenziale) ecarenze tipiche delle fragilit e marginalit sociali che necessitano di misure di integrazionesociali e reddituali.
    In relazione alla situazione di riassetto del welfare e con riferimento alle nuove norme inmateria di immigrazione attraverso il fondo nazionale per le politiche sociali in fase direalizzazione un piano programmatico di corsi di lingua italiana per minori ed adultiimmigrati; nell ottica poi dell inserimento professionale dei giovani e di coloro che hanno unalto rischio di esclusione dal mercato del lavoro (portatori di disabilit , persone di una certaet privi della necessaria competenza professionale, ecc.) all interno di un pi generalecontesto complessivo di profonde riforme che oggi intersecano il sistema dell istruzione,della formazione e del mercato del lavoro in fase di realizzazione, in stretto raccordo conle Regioni ed attraverso l utilizzazione del Fondo sociale europeo, un programmacomplessivo di intervento finalizzato all integrazione di soggetti deboli. In tempi medi sipone l obiettivo di incrementare la quota percentuale delle politiche rivolte all inclusionesociale nell ambito della riprogrammazione di medio termine del fondo sociale europeo.

    4.2.4. L autonomia psico-fisica

    Obiettivi: garantire l accesso al lavoro ed all assistenza per tutti quei soggetti che presentano gravilimitazioni alla loro autonomia fisica e psichica.

    Soggetti interessati: individui e famiglie di appartenenza con disabilit fisiche e/o psichiche, dipendenzasenile di carattere motorio, malattie croniche (Alzeihmer) ecc.

    Attori coinvolti: attori istituzionali ai vari livelli, famiglie e loro associazioni, mondo del lavoro e partnersociali.

    Priorit dell intervento: sviluppare programmi e progetti che aiutino le persone con disabilit allapartecipazione alla vita del lavoro, sociale e collettiva in maniera da permettere una piena realizzazionedelle potenzialit individuali unitamente ad un arricchimento delle dinamiche sociali; attivare reti diassistenza per una migliore gestione della dipendenza fisica in condizione di trattamento domiciliare, conparticolare enfasi all iniziativa organizzata delle famiglie; strettamente legata all attivazione di reti familiaridi assistenza l implementazione di misure di sviluppo di nuovi strumenti di sostegno finanziario come i buoni e i voucher ; definire standards comuni per abilitare al trattamento delle malattie croniche edella dipendenza; promuovere la diffusione delle buone prassi, l incentivazione e lo sviluppo della ricercaapplicata e delle innovazioni gestionali per migliorare l efficienza globale del sistema.

    Riferimenti internazionali: decisione del Consiglio dell Unione Europea che ha proclamato il 2003 annoeuropeo delle persone con disabilit , comunicazioni UE sull invecchiamento, linee guidasull occupazione per quanto riguarda l integrazione dei disabili, Programma Quadro R&D per lamedicina e le risorse del vivente.

    Altre politiche implicate: fiscalit , occupazione, ricerca scientifica, formazione, educazione.

    Azioni in atto o a breve: la non autosufficienza delle persone in condizioni di cronicit , deglianziani e dei disabili non ha ancora ottenuto risposte adeguate. A queste persone ilsistema socio-sanitario non ancora in grado di fornire servizi sanitari e sociali sufficienti.Le misure a favore delle persone non autosufficienti e dei loro familiari sono urgenti,improcrastinabili.
    Questo motivo pone tra le azioni dell anno 2003 il varo del piano nazionale per la nonautosufficienza in coordinamento tra Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali eMinistero della Salute; il piano partir a met anno 2003 in forma sperimentale all interno dialcune Regioni che hanno offerto disponibilit in tal senso, sia in termini di cofinanziamentoche di organizzazione. Tra gli obiettivi spiccano la costruzione di un nuovomodello di finanziamento e di accesso alle prestazioni, la permanenza della persona nonautosufficiente nel proprio contesto familiare e sociale, il mantenimento ed il maggiorrecupero possibile dell autonomia personale e la costruzione di servizi territorialipersonalizzati, integrando sanit e assistenza.Entro l anno 2004, inoltre, sar predisposto sulla base di un programma di azione delMinistero del Lavoro e delle Politiche Sociali riferito ai risultati di una ricerca Istat in via dicompletamento sulla condizione della disabilit nel Paese un programma straordinario perla disabilit , attenta anche alle forme pi gravi, che dovr trovare una sua fonte difinanziamento ad hoc nella Legge finanziaria 2004.E gi stata avviata invece la predisposizione di un Testo Unico delle disposizioni inmateria di disabilit , per superare le incoerenze, le frammentazioni, le duplicazioni ed icontrasti presenti nei testi normativi che disciplinano i diversi aspetti della materia.

    4.2.5. La coesione sociale delle comunit

    Obiettivi: promuovere la coesione sociale degli individui e delle famiglie mediante la costituzione di reticapaci, da un lato, di attivare la solidariet intergenerazionale, e, dall altro, di favorire l inclusione disoggetti e gruppi a rischio di esclusione.

    Soggetti interessati: individui a rischio di esclusione, famiglie, collettivit marginali (i c.d. senza fissadimora), comunit di immigrati legali con difficolt di integrazione, anziani soli.

    Attori coinvolti: attori istituzionali ai vari livelli di governo, famiglie e associazioni familiari, terzo settore,volontariato e sistema imprenditoriale.

    Priorit dell intervento: sviluppare reti di solidariet formali ed informali che incentivino il contatto e lasolidariet intergenerazionale, da attivare in particolare attraverso le iniziative delle famiglie; in questocontesto poich la coesistenza tra generazioni sviluppa uno scambio sociale mutuamente arricchente,saranno oggetto di particolare attenzione esperienze pilota finalizzate ad attivare la prossimit abitativa digenerazioni diverse tramite una politica mirata dell alloggio.; integrare le comunit di immigrati legali neltessuto sociale e normativo del Paese ospitante; reinserire soggetti ad alto rischio di esclusione sociale,es. tossicodipendenti, in un contesto di vita normale e mutuamente partecipativo.

    Riferimenti internazionali: quadro comune europeo per un coordinamento aperto in materia diimmigrazione, raccomandazioni UE ed ONU in materia di invecchiamento, in particolare per quantoriguarda gli anziani non dipendenti da considerare una risorsa della societ , Libro Verde CommissioneEuropea e Consiglio Europeo di Lisbona.

    Altre politiche implicate: alloggio e pianificazione abitativa, occupazione, fiscalit (in particolare a livellolocale), socio-sanitario.

    Azioni in atto o a breve: La libera assunzione di responsabilit da parte degli individui neiconfronti dei pi piccoli, dei pi anziani, dei non autosufficienti non solo eticamente, maanche socialmente, un fatto positivo. La politiche nazionali e locali devono agevolare tali attidi libert correggendo o eliminando tutti quei fattori che li rendono troppo gravosi oinconciliabili con altre esigenze (in particolare, anche se non esclusivamente, con quellenormalmente svolte dalle donne). Le politiche sociali devono sostenere attivamente lescelte relative all avere figli (e, prima ancora, rimuoverne gli ostacoli) e quelle relativeall assunzione di responsabilit verso persone parzialmente o non del tutto autosufficientinella propria rete familiare. In tutti questi campi esistono forti diversificazioni nelle politichelocali che potrebbero utilmente essere messe a confronto anche per avviare processi diapprendimento reciproco e di verifica delle buone pratiche , pur nella consapevolezzadelle specificit locali.
    Uno strumento utile in questa prospettiva l implementazione delle attivit dell Osservatorio NET WORK delle Famiglie, soprattutto in vista della celebrazionedurante il 2004 dell anno internazionale della famiglia.L istituzione del nuovo osservatorio sulle famiglie prevede la costituzione di una rete di 25Comuni (uno per Regione, 2 per quelle pi popolose) affiancati da esperti, rappresentanti diRegioni, Province e Comuni e rappresentanti delle Associazioni familiari al fine di rafforzarela collaborazione tra gli attori che operano in questo settore, di approfondire la conoscenzadelle realt esistenti e delle esperienze maturate affinch possano diventare patrimoniocomune; ci soprattutto per individuare nuove strategie e risposte concrete che pongano alcentro dei temi la famiglia, la sostengano nella gestione delle sue funzioni e la rendanopartecipe dei processi sin dalla fase di progettazione degli interventi. L Osservatorio,incardinato presso il Comune di Bologna, avvier i propri lavori entro il mese di giugno2003 e sar finanziato dalle risorse del fondo per le Politiche Sociali.
    Con riferimento alle politiche del Volontariato nel corso dell anno 2003 previsto l avviodello studio coordinato tra istituzioni ai vari livelli di Governo, l Agenzia delle ONLUS, ed ilvolontariato per l elaborazione di un ipotesi di revisione della normativa che disciplina idiversi aspetti della materia al fine di aggiornarla (in base all esperienza sino ad oggicompiute e dibattute nella Conferenza di Arezzo).Nel corso del corrente anno previsto, inoltre, il completamento dell iter parlamentare dellalegge sull impresa sociale, societ non profit che agisce come attivit economicaorganizzata da svolgere all interno di settori di utilit di sociale ed ha come obiettivo lamassimizzazione dell equilibrio economico finanziario escludendo la massimizzazione delprofitto e la redistribuzione degli utili.In questo quadro ben si inserisce il progetto italiano di promozione della responsabilit sociale delle imprese che sta assumendo un aspetto sempre pi rilevante e centrale; ci vale anche rispetto alle piccole e medie imprese che sono tradizionalmente parte integrantedelle comunit locali e che non hanno mai rinunciato all impegno verso le loro comunit .
    Durante il prossimo biennio l impegno di promozione in tal senso da parte del Governo, incollaborazione stretta con il mondo imprenditoriale e con il terzo settore, destinato acrescere al fine di concorrere a rendere le imprese sempre pi consapevoli dei benefici edei potenziali risultati che si possono trarre da una costruttiva cooperazione tra istituzioni,businness e altri settori della societ .
    Per ottenere questi risultati vanno potenziati gli strumenti del dialogo con le parti sociali e lasociet civile, la promozione della trasparenza delle practices e degli strumenti della CSR,lo scambio di informazioni e di best practices, l integrazione di tale responsabilit nelsistema di gestione del Paese. A tal fine gli obiettivi i cui risultati saranno ricondotti inambito europeo alla fine dell anno 2003 - sono:
    realizzare con un processo condiviso unostandard sociale semplice e modulare da applicare su base volontaria alle imprese peridentificare i comportamenti socialmente responsabili,
    predisporre opportuni strumenti dimisurazione per comprendere e valutare la performance sociale delle imprese al fine anchedi poter fruire di facilitazioni di carattere fiscale,
    concorrere a diffondere la cultura dellaresponsabilit sociale tra le imprese.

    4.2.6 Misure di carattere orizzontale

    Obiettivi: garantire la messa a punto di una serie di strumenti atti a favorire l esecuzione delle misure dicui ai punti precedenti e la loro verifica.

    Attori coinvolti: attori istituzionali ai vari livelli, ISTAT, agenzie ed organi a finalit specifica (es. per lapromozione dell innovazione tecnologica) rappresentanti della societ civile e delle organizzazionifamiliari.

    Soggetti interessati: oltre a quelli del punto precedente ogni organismo attivo nelle politiche sociali.

    Priorit dell intervento: Potenziare il sistema di indagini sociali sia sul piano della popolazione che su quellodei servizi formali e informali. Per quanto riguarda l indagine di popolazione: garantire la produzionecon cadenza almeno quinquennale di informazioni statistiche ufficiali, su direzione e consistenza dellereti di solidariet , intreccio con l utilizzo dei servizi privati e pubblici, caratteristiche dei caregivers e dellefamiglie che ricevono aiuti informali e non, transizione dei giovani alla vita adulta e sue criticit ,atteggiamenti e comportamenti nei confronti della nascita dei figli, condizione dell infanzia, processi disocializzazione e rapporto con scuola e servizi, storie riproduttive e lavorative di uomini e donne,conciliazione tra lavoro e famiglia. Per quanto riguarda i servizi prioritario sviluppare la produzione diinformazioni su servizi e interventi sociali offerti sul territorio, sui loro costi, sugli utenti che neusufruiscono, sulle prestazioni ad essi erogate, l integrazione socio-sanitaria, la rete organizzativa checoinvolge le comunit locali, offerta e gestione di servizi e prestazioni da parte del pubblico o delprivato;. attivare strutture di supporto per la diffusione di buone prassi. Sviluppare strumentimetodologici ad uso generale (es analisi logistica) ed al loro sviluppo.

    Riferimenti internazionali: lavori OCSE nel settore socio-sanitario, programma EUROSTAT, programmaquadro R&S in sede U.E, interventi mirati nell ambito delle politiche strutturali e dei programmicomunitari.

    Altre politiche implicate: Sanit , ricerca scientifica.

    Azioni in atto o a breve: uno strumento di conoscenza di fondamentale importanza per glioperatori, i responsabili delle politiche (ai diversi livelli) e i cittadini il sistema informativodei servizi sociali (SIS) che risponde alle esigenze della programmazione, della gestione edella valutazione delle politiche sociali. La sua funzione non solo quella di descrivere lerisorse impiegate e le attivit svolte nelle diverse articolazioni territoriali e organizzative, maquella di facilitare la lettura dei bisogni e di sostenere il processo decisionale a tutti i livelli digoverno sulla base di una rigorosa analisi delle attivit e dei risultati raggiunti rispetto airisultati attesi ed alle esigenze della popolazione. La disponibilit di informazioni , inoltre,funzionale alla diffusione della cultura del confronto e alla valutazione comparativa delleesperienze e dei risultati.
    La realizzazione e lo sviluppo del SIS durante l anno 2003 con le risorse del fondonazionale per le politiche sociali prevede il potenziamento della produzione statisticaUfficiale nell ambito delle indagini presso le famiglie e presso le organizzazioni (pubbliche eprivate). Per sviluppare la massima potenzialit il SIS sar organicamente collegato alsistema informativo sanitario e a quello europeo Eurostat.
    Ultima modifica il 04 Settembre 2004 - 21:16

    Please publish modules in offcanvas position.

    We use cookies

    Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.