13 Giugno 2002 - 02:00

    <B>Acqua non potabile, trentamila vittime al giorno nel mondo</B>

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    Un miliardo e mezzo di persone non ha acqua potabile. Una strage da trentamila morti. Ogni giorno. Tutti, dalle organizzazioni non governative alla Fao, sostengono che per risolvere il problema sia necessario cambiare. Subito. «Nel 2020 / dicono le Ong / il numero di persone che non avrà accesso all’acqua salirà a 3 miliardi». Le Ong, nel documento finale che sarà presentato oggi, chiedono di fare dell’acqua «un bene comune dell’umanità», considerarla come un diritto, e soprattutto di «non privatizzarne la gestione, processo già avviato che permette alle multinazionali di lucrare adesso sui Paesi poveri, presto anche su quelli ricchi, Italia inclusa».

    Per la Fao / spiegano il capo del settore «Acqua», Reto Florin e il responsabile del settore «Risorse», Jean Marc Fauret / la strategia è basata su due punti: «Diminuire gli sprechi, soprattutto quelli dell’agricoltura, e dare priorità alle colture che garantiscano il miglior rapporto tra la quantità d’acqua necessaria alla produzione e il guadagno». Le organizzazioni non governative, spiega il segretario del Comitato italiano per Contratto di acqua globale, Rosario Lembo, «puntano ad assicurare a tutti gli esseri umani il diritto all’acqua, preservarla per le generazioni future, lottare contro la privatizzazione e arrivare a un controllo democratico di gestione. è una vergogna che, soprattutto nei Paesi poveri, sia consentito alle multinazionali di gestire le falde acquifere». «Eliminare gli sprechi / dice Florin / è determinante. Per questo è necessario procedere alla modernizzazione dell’irrigazione». Ieri, l’incontro all’Aventino tra la Fao e le organizzazioni non governative non ha dato risultati sorprendenti: «L’unica cosa che hanno detto gli Stati Uniti / ha riferito un delegato delle Ong all’uscita / è che vogliono introdurre organismi geneticamente modificati anche in Europa».
    Ultima modifica il 13 Giugno 2002 - 02:00

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