26 Maggio 2011 - 14:16

    I detenuti di Rebibbia informatizzeranno l'archivio del tribunale

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    Oltre 140mila i fascicoli dell'Archivio del Tribunale di Sorveglianza di Roma e del Lazio

     

    Saranno i detenuti del carcere di Rebibbia Nuovo Complesso ad informatizzare e digitalizzare, con oltre un anno di lavoro regolarmente retribuito, gli oltre 140mila fascicoli dell’archivio del Tribunale di Sorveglianza di Roma e del Lazio.

    Il progetto è stato presentato a Roma dal Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni, dal capo del Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria Franco Ionta, dal presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma e Lazio Giovanni Tamburrino e da direttore del carcere di Rebibbia Nuovo Complesso Carmelo Cantone.

    Il progetto è interamente finanziato dalla Cassa delle Ammende, l’ente con personalità giuridica istituito al Dap che si occupa di finanziare programmi di assistenza e di reinserimento di detenuti e internati e progetti di edilizia penitenziaria finalizzati al miglioramento delle condizioni carcerarie.

    L’idea di informatizzare l’archivio del Tribunale di Sorveglianza di Roma e del Lazio va a soddisfare molteplici necessità: riordinare ed informatizzare l’imponente massa di documenti relativi ai procedimenti dei detenuti nelle 14 carceri del Lazio, rendere più funzionale, snella ed efficiente l'attività della Magistratura di Sorveglianza sul territorio regionale ed infine far lavorare oltre 12 detenuti, regolarmente assunti da una cooperativa sociale. 

    Il lavoro consisterà nella scannerizzazione e nell’archiviazione dei fascicoli e sarà effettuato in locali appositamente attrezzati all’interno del carcere di Rebibbia Nuovo Complesso. Il materiale da lavorare  sarà trasferito dagli archivi del Tribunale di Sorveglianza a Rebibbia.

    Considerato che ognuno dei circa 145mila fascicoli è composto da una media di 30 pagine, si prevede che saranno digitalizzate complessivamente oltre 4.350.000 pagine.  E’ previsto che ognuno dei detenuti coinvolti nel progetto lavorerà una media di 960 pagine al giorno (120 l’ora).

    La prima fase operativa del progetto sarà la formazione dei detenuti coinvolti che riguarda, in particolare, l'uso di computer, scanner e software da utilizzare, in modo da acquisire la preparazione indispensabile per portare a termine il lavoro.

    Giudico estremamente importante che il Dap,  il Tribunale di Sorveglianza di Roma e il carcere di Rebibbia N.C. abbiano deciso di affidare un lavoro tanto delicato ai detenuti - ha detto il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni – Ricreare anche all’interno di un carcere un’atmosfera di normale quotidianità come può essere quella di un posto di lavoro può contribuire a favorire il reinserimento sociale dei detenuti. La loro responsabilizzazione, il farli sentire parte integrante di un mondo, è uno dei capisaldi del percorso che riporterà queste persone a pieno titolo nella società. Detenuti che, d’altra parte, attraverso questo progetto potranno acquisire una professionalità ed una specializzazione da spendere sul mercato del lavoro”.

    La particolarità di questo lavoro che si svolgerà all’interno del carcere – ha detto il direttore di Rebibbia N.C. Carmel Cantone - è che il detenuto assumerà la qualità di operatore incaricato della gestione e della custodia dei dati sensibili, un aspetto molto qualificante di questa esperienza. I detenuti interessati saranno dodici in media sicurezza, che saranno impiegati in turni mattutini e pomeridiani in modo tale da poter impiegare il maggior numero possibile di professionalità”.

    Il progetto del recupero del detenuto, è scritto in una Norma Costituzionale del 1948, ed è difficilissimo - ha concluso il presidente del Tribunale di Sorveglianza Giovanni Tamburino - Chiunque lavori in questo campo sa che è un progetto così difficile da sfiorare l’utopia. In questi casi la parola chiave è sinergia perché solo mettendo insieme tutte le forze e tutte le energie, come in questo caso specifico, si possono raggiungere risultati altrimenti impossibili”.

    Fonte: Ufficio stampa Garante dei Diritti dei Detenuti del Lazio

    http://www.garantedetenutilazio.it/

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