10 Maggio 2018 - 12:56

    “Le Equilibriste. La maternità in Italia”

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    Per Save the Children sempre più difficile per le mamme in Italia bilanciare carichi familiari e vita lavorativa

     

    Decidono di diventare madri sempre più tardi e rinunciano sempre più spesso alla carriera professionale quando si tratta di dover scegliere tra lavoro e impegni familiari. Una scarsa o inesistente rete per la prima infanzia e poco sostegno per le donne che decidono di diventare madri.

    In un Paese in cui la denatalità ha toccato un nuovo record, registrando la nona diminuzione consecutiva dal 2008, le mamme italiane hanno pochi figli, con un numero medio per donna pari oggi a 1,34, che torna ai livelli del 2004, dopo aver raggiunto il suo massimo di 1,46 figli nel 2009.

    Un tasso di disoccupazione delle donne, e in particolare delle madri, tra i più alti in Europa, discriminazioni radicate nel mondo del lavoro, forte squilibrio nei carichi familiari tra madri e padri, poche possibilità di conciliare gli impegni domestici con il lavoro, a partire dalla scarsissima offerta   di servizi educativi per l’infanzia. È questo il quadro che emerge dall’analisi di Save the Children “Le Equilibriste: la maternità in Italia” diffuso in occasione della Festa della mamma, da cui appare evidente una condizione ancora molto critica..

    Dai dati diffusi da Save the Children emergono notevoli differenze tra regioni del Nord, sempre più virtuose a parte poche eccezioni, e quelle del Sud, troppo spesso carenti di servizi e di sostegno alla maternità. In linea di massima, però, la ricerca sottolinea un peggioramento generale dell’Italia per quanto riguarda l’accoglienza dei nuovi nati e il sostegno alle loro mamme.

    Negli anni, la classifica delle regioni non subisce delle variazioni sostanziali, con le Province autonome di Bolzano e Trento rispettivamente al primo e secondo posto seguite da Valle D’Aosta (3° posto), Emilia-Romagna (4°), Friuli-Venezia Giulia (5°) e Piemonte (6°).

    Bolzano e Trento non solo conservano negli anni il primato, ma registrano miglioramenti. Emblematico, al contrario, il caso dell’Emilia-Romagna che passa da una prima posizione nel 2008 ad una quarta nel 2018. Tra le regioni del Mezzogiorno fanalino di coda della classifica, la Campania risulta peggiore regione “mother friendly” e perde due posizioni rispetto al 2008, preceduta da Sicilia (20° posto), Calabria (che pur attestandosi al 19° posto guadagna due posizioni rispetto al 2008), Puglia (18°) e Basilicata (17°).

    Il divario Nord-Sud è evidenziato dall’Indice delle Madri di Save the Children anche nelle tre singole aree di indicatori prese in esame per ciascuna regione: cura, lavoro e servizi per l’infanzia.

    L’Indice diffuso da Save the Children offre un quadro più ampio di come la situazione delle mamme in Italia sia ancora ferma a molti anni fa. L’Organizzazione evidenzia come manchino dei miglioramenti strutturali, soprattutto al Sud, dove il carico di cura grava ancora troppo sulle spalle delle donne e dove l’occupazione femminile è ai minimi storici. Inoltre, si sottolinea la necessità di  un Piano Nazionale di sostegno alla genitorialità, con misure a sostegno del percorso nascita e dei primi ‘mille giorni’ di vita dei bambini, che consolidi il sistema di tutela delle lavoratrici e promuova l’introduzione del family audit nel privato, che garantisca servizi educativi per la prima infanzia a tutti, come approfondito dall’Istituto degli Innocenti, rafforzando, nell’ambito dell’attuazione della riforma del sistema integrato 0-6 anni, l’offerta complessiva di accoglienza di bambini di meno di tre anni, anche ottimizzando gli investimenti e ristrutturando parte degli ambienti delle scuole di infanzia, che prevedibilmente non saranno utilizzati pienamente a causa del progressivo minor numero di bambini in quella fascia di età (3-5 anni).

    Per saperne di più: https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/le-equilibriste-la-maternit%C3%A0-italia

    Fonte: Ufficio stampa Save the Children

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