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19 Agosto 2019 - 13:37

“Umani a Milano per Progetto Arca”

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60 ritratti e 60 storie di solidarietà e di rispetto per l’altro per dare voce al mondo sommerso delle persone senza dimora che vivono la città

 

È difficile comprendere come si sta senza un tetto, se non sei mai stato veramente senza un tetto sopra la testa. Come si vive in mezzo alla strada non lo sai, se non ci sei stato… In mezzo alla strada non hai niente e quando non hai niente ti viene ancora più voglia di tutto”. Racconta così uno dei 60 protagonisti di Umani a Milano per Progetto Arca (Edizioni Gribaudo) di Stefano D’Andrea, libro che raccoglie 60 ritratti in bianco e nero, arricchiti da altrettante storie in prima persona, per descrivere la Milano delle persone senza dimora, di quelle persone invisibili che Progetto Arca, al loro fianco da 25 anni, riesce a vedere ogni giorno.

La pagina dedicata a questo protagonista s’intitola Caffè, e così tutti i 60 capitoletti del libro prendono il nome da uno specifico termine individuato all’interno della storia che accompagna la fotografia. “Le persone qui raccontate non specificano come si chiamano o da dove provengono: sono informazioni inutili, perché sono importanti solo il percorso che li ha portati lì e le parole che usano per descriverlo” spiega l’autore.

Pacchi ritrae una donna dalla vita costellata di lavoretti saltuari e una difficile relazione sentimentale, che un giorno esce di casa con il suo zainetto: “Ho lasciato tutto e quindi ho perso tutto, ma ho riguadagnato me stessa”.

Jedi spiega una prima vita, fatta di lusso e vizi, a cui è seguita una seconda vita, segnata dalla morte della madre e dalla diagnosi di una patologia genetica che può dare morte improvvisa: “Tutta la mia vita è collassata. Forse, per certi versi, è stata una benedizione perché mi ha consentito di mettere a posto la mia vita”. Diventato senza dimora, si è prima impegnato come volontario e “ora lavoro per questo posto che mi aveva ospitato aiutandomi a rientrare nel tessuto sociale”.

Questo posto si chiama Progetto Arca, che ogni giorno, in tutta Italia e in particolare a Milano, dà ospitalità nei suoi centri di accoglienza a 2mila persone e dà conforto a un centinaio di senzatetto incontrati grazie alle Unità di strada, tramite cui operatori e volontari offrono un tè e un panino cercando di ricostruire un percorso diverso da quello della strada.

Sono tutte strade impervie quelle raccontate da Umani a Milano, ma alla fine uno spiraglio si vede sempre. Il volto di questi Umani è infatti anche quello di chi aiuta i più fragili nel loro percorso di ripresa: assistenti sociali, psicologi, cuochi, medici, infermieri, mediatori linguistici.

È il caso dell’universitario milanese, che racconta: “Nel 2016 vedendo tanti miei connazionali scappare sui barconi e venire a cercare fortuna in Italia, ho creduto giusto mettermi a disposizione per dare una mano… Per noi eritrei - se sei in una condizione più fortunata - l’aiuto nei confronti del prossimo è quasi obbligatorio, è una cosa che ci insegnano fin da piccoli e che mi hanno tramandato i miei genitori. A Progetto Arca cercavano qualcuno che parlasse eritreo e dopo due giorni dal colloquio ero già in Stazione Centrale a lavorare per gestire gli arrivi”.

E poi c’è la Mama che gestisce il magazzino, così fiera del suo lavoro che pensa: “ho la possibilità di fare quello che penso si debba fare nel mondo. E mi torna indietro sempre tanto affetto: io qui vivo di rendita”.

Umani a Milano per Progetto Arca nasce da un’idea di Stefano D’Andrea che prende forma prima come racconto digitale - una foto e una storia al giorno pubblicate su Facebook nel febbraio 2018 - e poi come libro che festeggia i 25 anni delle attività di Fondazione Progetto Arca.

Grazie alla collaborazione con Progetto Arca ho avuto la possibilità di parlare con chi - per le cause più differenti - non ha altro tetto se non le stelle, altro cibo se non quello ricevuto in dono, altri amici se non quello che hanno deciso di esserlo, per un tempo limitato, per missione e per lavoro” spiega D’Andrea. “Lo scopo di Umani a Milano è di ridurre le distanze, spezzare il vuoto che c’è tra le persone che si incrociano sui marciapiedi ogni giorno. Si ha meno paura degli altri se ci hai parlato”.

Alberto Sinigallia, presidente di Progetto Arca: “Sono centinaia, migliaia le vite che ogni anno si intrecciano dentro Progetto Arca, ognuna con i propri talenti e difficoltà, le proprie emozioni, speranze e timori. Ma hanno tutte un comune denominatore che emerge bene dai ritratti di Stefano D’Andrea: sono storie di dignità e di rispetto l’uno verso l’altro. Attraverso ogni ritratto si racconta la storia di tutti noi di Progetto Arca”.

Fondazione Progetto Arca onlus nasce a Milano nel 1994 per portare un aiuto concreto a coloro che si trovano in stato di grave povertà ed emarginazione. Al centro delle sue attività ci sono persone senza dimora, famiglie indigenti, persone con problemi di dipendenza, rifugiati e richiedenti asilo. Accoglie i più deboli e sostiene chi soffre nei momenti di crisi e disperazione. Con i suoi operatori, educatori e volontari, ascolta senza pregiudizio i bisogni di ogni persona in difficoltà, per accompagnarla in un percorso di recupero e di reinserimento sociale.

Nell’ultimo anno ha assistito più di 31mila persone e distribuito oltre 2.400.000 pasti.

Umani a Milano per Progetto Arca, Stefano D’Andrea , 2019 Edizioni Gribaudo, pp. 160, euro 19,90.

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