10 Gennaio 2020 - 10:20

    La disuguaglianza e il valore dell'uomo

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    Su Avvenire di ieri è uscito un articolo a firma Eugenio Giannetta, intitolato "La disuguaglianza e il valore dell'uomo", di cui riportiamo una parte.

    Didier Fassin è professore ordinario di Scienze sociali all'Istituto di studi avanzati di Princeton, sociologo, medico. Ha ricevuto la medaglia d'oro in antropologia alla Royal Academy delle arti e delle scienze della Svezia. Gli è stato assegnato il premio per la ricerca della Croce Rossa, per le sue opere sull'umanitarismo. È ex vicepresidente di Medici senza frontiere, e attualmente presidente del comitato medico francese per gli esiliati, oltre che autore di 15 libri tradotti in 8 lingue, l'ultimo dei quali è Le vite Ineguali: Quanto vale un essere umano (Feltrinelli, pag. 202, euro 20), tradotto da Lorenzo Alunni. Un libro in cui Fassin affronta come può la vita essere concepita attraverso l'esperienza di due dimensioni: biologica e biografica, unendo critica filosofica e ricerca etnografica, ma non solo.

    Se dovesse dare una definizione di vita, quale sarebbe?

    Seguendo Hannah Arendt, potremmo dire che la vita è l'intervallo che separa la nascita e la morte, che è comune a tutti gli animali, piante o persino cellule, ma che ciò che è unico per gli esseri umani è che questo intervallo è pieno di eventi che possono essere raccontati. Potremmo quindi dire che la vita è sia biologia che biografia. O, in termini di Canguilhem, il vivente e il vissuto, la materia e l'esperienza. Per più di duemila anni i filosofi, da Aristotele a Cartesio e Hegel, hanno cercato di mantenere le due cose collegate, ma nel 20° secolo sono state separate e la biologia sta diventando sempre più un campo scientifico specializzato, mentre la biografia è il territorio di letteratura, filosofia e scienze sociali. Nel mio libro, ho cercato di ricollegare le due cose attraverso le forme di vita, l'etica della vita e la politica della vita.

    Cosa possiamo fare come individui e comunità per combattere la disuguaglianza?

    La prima cosa è certamente riconoscerne l'esistenza e la profondità. Questo è ciò che cerco di fare nel mio lavoro, perché credo che la maggior parte delle persone non se ne accorga. Si possono versare lacrime per le vittime di un naufragio, soprattutto di fronte all'immagine di un bambino piccolo, poiché la compassione è necessaria, ma non sufficiente. Il divario tra ricchi e poveri è aumentato da diversi decenni. Questo divario nel valore economico rivela un divario nei valori morali. La vita dei bisognosi e dei migranti è valutata sempre meno. Una volta consapevoli di come queste disparità minano la nostra stessa etica, diventa possibile trasformare questa consapevolezza in politica.

    Letto 169 volte Ultima modifica il 10 Gennaio 2020 - 10:23

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