15 Gennaio 2020 - 20:55

    Smog: Save the Children, il 44% dei bambini va a scuola in auto

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    'Save the Children' sottolinea il fatto che i bambini siano i soggetti più vulnerabili e denuncia l’esigenza di interventi strutturali volti a trasformare radicalmente l’attuale modello di sviluppo.

     

    “La cattiva qualità dell’aria in Italia incide sulla vita di migliaia di bambini, contribuendo a mettere a rischio le loro vite, l’ambiente e il loro futuro. I bambini e gli adolescenti italiani crescono in un paese in cui c’è sempre meno verde, con un aumento di 30.000 ettari di territorio cementificato dal 2012 al 2018 e dove ben il 44% va a scuola in macchina. Un paese in cui il rapporto tra ogni neonato e le macchine immatricolate è di 1 a 4”, dichiara Raffaela Milano, Direttrice Programmi Italia-Europa di Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e garantire loro un futuro, in merito all’emergenza sulle polveri sottili che sta riguardando molte città del Nord e del Centro Italia e che ha fatto scattare i divieti di circolazione.

    Purtroppo, sul fronte della mobilità alternativa e sostenibile, l’Italia continua a scontare un grave ritardo rispetto ad altre realtà europee analoghe per lo sviluppo ridotto di metropolitane e tram, l’invecchiamento delle reti ferroviarie suburbane, i continui tagli al trasporto pubblico, e un quadro che presenta situazioni molto disomogenee da un’area geografica all’altra. 

    “Non stupisce quindi che l’Italia continui a guidare la classifica europea per il rapporto tra automobili e abitanti, pari a 616 vetture per 1.000 abitanti, contro le 497 della Francia e le 552 della Germania e che quasi la metà di bambini e ragazzi utilizzi la macchina per andare a scuola. I bambini sono i soggetti più vulnerabili agli agenti inquinanti, non solo per l’impatto sul loro sistema respiratorio ma anche per le possibili conseguenze degli agenti inquinanti sullo sviluppo neurale e cognitivo, ipotizzate dalla comunità scientifica negli ultimi anni”, conclude Raffaela Milano.

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