24 Gennaio 2020 - 18:08

    “Promuovere e integrare”, l'intervento di Bassetti in Sala Koch di Palazzo Madama

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    Riportiamo una parte dell'intervento di Bassetti a Palazzo Madama del 22 gennaio 2020.

    Accogliere, proteggere, promuovere, integrare. Sono i quattro verbi che Papa Francesco ci ha indicato nella Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 2018 e che, declinati tutti assieme, costituiscono un programma sociale completo. Un programma che c’interpella nel profondo e rappresenta un mandato inderogabile per noi come Chiesa, e per chi, come noi, ambisce non solo a stare vicino a chi è momentaneamente in una situazione di fragilità o disagio, ma vuole comunque riconoscere in ogni persona le capacità e i talenti di cui è portatrice. A ciò si lega il desiderio di mantenere una società e una comunità umane e accoglienti, dove le differenze possano costituire un reciproco arricchimento, e le difficoltà essere una sfida per riuscire a farcela assieme.

    Il Papa nel messaggio del 2019 per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato ci ha chiarito – a partire dal titolo “Non si tratta solo di migranti” – che questi quattro verbi non rivestono un’importanza solo per i migranti e i rifugiati, ma costituiscono un atteggiamento e una capacità che dovremmo avere per chiunque abbiamo di fronte - e indipendentemente dal luogo in cui sia nato -, nel momento in cui lo riconosciamo semplicemente come una persona in difficoltà e nostro prossimo.

    A volte pare che in questo Paese, specie negli ultimi anni, si sia rimasti un po’ fermi. A volte non riusciamo neanche a dare compimento ai primi due verbi indicati dal Papa: accogliere e proteggere. Occorre, a mio avviso, non avere timore di ribadire che ogni vita è sacra e, se in pericolo, va salvata sempre, “senza se e senza ma”. È doveroso realizzare una condivisione delle responsabilità tra tutti i Paesi europei, che faccia sì che i compiti non ricadano solo sui Paesi di primo arrivo: questo obiettivo va perseguito in sede politica, e mai può portare al rifiuto del soccorso e della prima accoglienza di chi è in pericolo.

    Tuttavia, fermarsi a questi due verbi - accogliere e proteggere - senza portare avanti in contemporanea e da subito anche gli altri due, ovvero promuovere e integrare, non ci porta lontano. Perché la tutela immediata della vita è cosa ben diversa da dare la possibilità di ricostruirsi una nuova vita nel Paese di asilo.

    Per questo la contrapposizione “porti chiusi - porti aperti” è un falso dilemma: si tratta piuttosto di capire cosa accade a queste persone una volta arrivate in Italia. È, infatti, proprio il dare seguito al promuovere e all’integrare che rende possibile realizzare il contributo più significativo alla costruzione di un Paese capace di riconoscere e valorizzare le differenze, affermando pari diritti e pari dignità. Prima che giuridica o economica, la questione migratoria è una questione di verità, rispetto e dignità.

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