12 Giugno 2020 - 05:44

    Un contributo della Prof.ssa Maria Rita Parsi sulle angosce post Covid

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    Un contributo della Prof.ssa Maria Rita Parsi sulle angosce post Covid

    Tra le tante angosce che il Covid-19 ha slatentizzato e che, dopo la Fase 1 del lockdown, rischiano di essere “rimandate a settembre”, ce ne sono alcune da elencare, ben attualmente presenti!, in relazione non soltanto ai timori e alle preoccupazioni personali ma anche a quelle collettive. Anzitutto, l’angoscia legata alla possibilità di cambiare o perdere il lavoro. Laddove, se in previsione, a perderlo potrebbero essere 10 milioni di persone, tale condizione, allargata al contesto familiare e sociale, quasi una reazione a catena, potrebbe essere un moltiplicatore del disagio psicofisico e della rabbia, dagli incalcolabili effetti. E tradursi in un precariato, materiale e dell’anima, di ciascuno e di molti. Nei confronti del quale severe, immediate, lungimiranti, precauzionali prevenzioni, di ordine economico e sociale, debbono essere immediatamente adottate e messe in atto. Per evitare reazioni pericolose come quelle che, in America, hanno preso il via con l’incauta miccia di un vergognoso, inaccettabile delitto, causato da criminali travestiti da poliziotti. Poichè- e questo potrebbe essere la radice di una seconda fondante angoscia- la sfiducia in autorità che debbono e possono proteggere proprio le realtà più in difficoltà, povere, disagiate, discriminate, senza perseguitarle né, tanto meno, essere dalla parte dei cosiddetti “poteri forti” , può essere foriera di ingovernabili ,distruttive ribellioni. Un’altra angoscia da non sottovalutare potrebbe essere, poi, determinata dalla “sindrome del ritorno al grembo”. Ovvero, dal timore che coglie non soltanto bambini e adolescenti ma anche adulti e anziani di cui, peraltro, il Covid 19 ha fatto strage, di tornare ad uscire e a ristabilire rapporti reali, con l’ambiente educativo, culturale, sociale che circonda ogni ambito familiare. Tali reazioni di regressivo, “back to the pass”, che possono essere accompagnate anche da comportamenti depressivi e/o aggressivi,-questi ultimi,indotti anche da una pervasiva, neurochimica esposizione al web,- necessitano di una sistematica assistenza da parte delle autorità sanitarie, pubbliche e private, oltre che di un ricorso, utilizzando il “virtuale virtuoso”, ad una, diretta ed indiretta, “Formazione dei Formatori”. Formazione che possa contribuire, proprio attraverso i mezzi di comunicazione di massa, tradizionali e nuovi, ad incoraggiare ed indirizzare una ripresa ed un ritorno all’agire fuori della “carceraria” protezione della “casa-grembo”. Una Formazione,dunque, che sostenga il coraggio di essere protagonisti e, perfino, ideatori di ogni cambiamento e “Resurrezione”. Infine, per le donne che, in molti casi, proprio come l’Atlante del mito greco, hanno portato sulle spalle il peso di questa Fase 1, lavorando in casa con le faccende domestiche, da “remoto” per mantenere il lavoro e, ancora, quale ausilio necessario agli insegnanti per le lezioni scolastiche online dei figli, è necessaria la garanzia che non mancherà loro, per il futuro ,l’intervento pubblico e privato, in senso economico ed anche attraverso figure di supporto educativo, sanitario, legale, assistenziale. Poichè, qualora si ripresentasse una recrudescenza, altrettanto pericolosa del Covid 19, esse ne possano sopportare gli effetti senza tracollare. Sarebbe, infatti, un’ulteriore angoscia ed un’effettiva colpa se ciò che è stato promesso più volte, non venisse effettivamente elargito. Come dire che il Covid 19 è la cifra del senso di colpa per tutte le inadeguatezze e l’ indegnità umane che proprio questo virus ha, ovunque, slatentizzato. Poichè ha costretto il mondo a mettersi la mascherina e, al contempo, lo ha smascherato.

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