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05 Settembre 2004 - 19:05

Con l'omicidio di Yassin il mondo Arabo respira

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intervista con Leone Paserman

Era l'alba del 22 marzo, a Gaza, quando due elicotteri Apache israeliani hanno sorvolato la moschea sganciando tre missili contro un uomo su una sedia a rotelle. E' morto cos Ahmed Yassin, leader spirituale di Hamas, insieme ad altre sette persone, con un attacco che il premier israeliano Ariel Sharon ha definito "legittima difesa" e che ha scatenato l'indignazione e la rabbia del mondo arabo e la ferma condanna dell'Europa e del Vaticano.
Ne abbiamo parlato con il Presidente della Comunit Ebraica romana, Leone Paserman.In che modo l'uccisione dello sceicco Yassin pu pesare e sta gi pesando sui rapporti tra mondo arabo e Israele, e tra Israele e mondo occidentale?Io credo che aldil delle apparenze e delle dichiarazioni di facciata, tutto il mondo arabo abbia tirato un grosso sospiro di sollievo. E probabilmente anche il mondo occidentale. Quello che poi si dice tutta un'altra cosa.
Quindi si tratterebbe di un evento visto da tutti in un'ottica positiva?
A parte le frange di estremisti nel mondo arabo, s . La perdita di una vita umana arreca sempre dolore, ma nel caso specifico venuto a mancare un ispiratore e un organizzatore di attentati terroristici. Credo che le ragioni dell attacco di Israele siano giustificate, a fronte di attacchi terroristici che hanno causato decine di vittime.
Lei non crede che questo episodio possa rappresentare un ulteriore grave intoppo alla realizzazione del processo di pace in Medioriente?Il processo di pace pu andare avanti se c' una volont da parte dei palestinesi di arrivare alla pace. Passata la prima ondata emotiva di condanna per ci che accaduto, credo che si creer uno spazio per una leadership pi realistica, che sappia accettare che Israele presente in questa regione da 56 anni, e che ogni speranza di eliminarlo destinata al fallimento. Una volta che i palestinesi abbiano preso coscienza della realt si pu organizzare un tavolo di pace per realizzare un compromesso dignitoso, con la creazione di uno stato palestinese e di confini sicuri, riconosciuti a livello internazionale.
L'acuirsi delle tensioni tra Israele e Palestina ha gi provocato, all'inizio della seconda Intifada, un rigurgito di fenomeni di antisemitismo in Europa. Teme che la situazione, con le reazioni alla morte di Yassin, possa peggiorare?
E' difficile rispondere. Certamente la continua demonizzazione di Israele, le dichiarazioni di vari esponenti politici o di consessi internazionali di condanna ad Israele non aiutano la lotta contro l'antisemitismo. Potr esserci un peggioramento da questo punto di vista. Purtroppo, una situazione che gli anziani ricordano, avendola gi vissuta: si sta riproponendo in termini molto chiari la situazione che si verificata negli anni Trenta. Molti esponenti politici, e certamente il grosso pubblico, hanno paura. Cedono per paura. La paura non una buona consigliera. Oggi non vedo nel mondo occidentale un nuovo Winston Churchill che abbia il coraggio di schierarsi apertamente contro il terrorismo e un pacifismo che, secondo me, una maniera vigliacca di affrontare l'emergenza del terrorismo.
Per quanto riguarda l'antisemitismo, come vede la situazione attuale in Italia?
Credo che non ci sia un antisemitismo razziale, n in Italia n probabilmente in Francia o in Belgio, i due paesi europei dove si sono manifestati gli episodi pi virulenti. C' un antisionismo politico che tende a sfociare in antisemitismo, ma pi per ragioni politiche, non certamente per ragioni razziali. C' un ritorno di antigiudaismo cattolico, magari anche stimolato dal film di Mel Gibson (The Passion, ndr) ma non solo da questo, il problema sicuramente precedente: il film di Gibson non la causa, l'effetto. Sono fenomeni che si sperava fossero scomparsi con la Shoah. C' ancora necessit di lottare, combattere, e soprattutto di insegnare, di educare le giovani generazioni.
Ultima modifica il 05 Settembre 2004 - 19:05

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