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Agenzia Lavoro Disabili: "fare impresa" è più semplice

 |  28 Aprile 2011 - 12:41  |  Pubblicato in Vetrina

Tre mesi di risultati raggiunti

Sant’Egidio: felici dello stop degli sgomberi a Roma

 |  27 Aprile 2011 - 11:18  |  Pubblicato in Vetrina

“Diritto naturale delle famiglie a vivere insieme”

Buona Pasqua da Angelipress!

 |  20 Aprile 2011 - 11:37  |  Pubblicato in Vetrina

Cari Amici,

 

quest’anno con i nostri auguri vogliamo ricordare una donna, Dolores Prato, l'autrice di Giù la piazza non c'è nessuno e di questo  racconto, Campane a San Giocondo, che è stato fino ad oggi inedito, e da cui rubiamo un brano.

È la storia di Don Pacifico, la piccola grande vita di uno sconosciuto prete di campagna in un paese marchigiano tra le due guerre, simbolo e proiezione della fede e nel contempo dell'autonomia intellettuale dell'autrice.

 

Vogliamo anche ricordarvi il grande sforzo fatto dalla nostra (anch'essa) piccola redazione, e cioè l'aver messo gratuitamente a disposizione di tutti i navigatori del web il nostro archivio, con tutte le notizie da noi pubblicate dal 2003 ad oggi (si tratta di decine di migliaia di notizie).

 

Potrete quindi trovare tanti riferimenti ed approfondimenti sulle cronache, la storia, l'evoluzione di questi ultimi, difficilissimi anni, del mondo del terzo settore in Italia e non solo.

 

Noi non chiediamo che di essere da voi informati delle vostre attività, e poi consultati e visitati, e di aiutarci, in questo modo, a servire questo mondo al quale abbiamo deciso di dedicarci. Quindi scriveteci!

 

Vi salutiamo con un brano tratto da Campane a San Giocondo (Avagliano editore):

 

Lo trattennero lì per forza un paio di ore, ma poi non ce la fecero più e lo lasciarono andare.

Ed egli parlando adagio, sempre più adagio, ma senza tregua, s’incamminava.

«Mi sono sbagliato anche in questo! Volevo morire divorato dallo zelo per la casa di Dio e invece niente, un colpo di rivoltella! Ero tanto sicura che avrei potuto dire: Zelus domus tuae comedit me…e invece,niente! Come si fa ?Come si fa ?

«Però, Monsignore, io non sono stato mai comunista.

Dovevo forse aiutare di più i poveri ad accettare la miseria e il dolore, non spingerli a liberarsene almeno un poco ? Avrò sbagliato ? Ormai non c’è più tempo per saperlo; oramai me lo dirà il Signore. Zelus domus tuae… Però la casa di Dio… Che cos’è ?Non ci ho mai pensato davvero. Pensavo alla Chiesa in generale. Ma no!  La casa di Dio è… Zoccoli, dove sei?».

«Sono qui, don Pacì, qui con te».

«E tu, suor Caterina ?»

«Anche io sono qui con te».

«Volevo dirvi che no, non ho sbagliato, perché la casa di Dio è il mondo, è la casa dove il padre ha messo i figli perchè ci vivano in pace da fratelli quali sono. La Casa di Dio e l’Unità degli uomini. Per questa casa noi ci siamo consumati…».

I suoi grandissimi occhi, fatti immensi dall’ombra che c’era raccolta intorno, si appannarono come uno specchio d’acqua sotto un cielo plumbeo.

Maternamente suor Caterina glieli chiuse.

Zoccoli gli incrociò sul cuore quelle sue grosse mani d’operaio, diventate pallide come l’ostia”.

 

Che sia una Santa Pasqua di Pace.

 

Paola Severini e tutte le collaboratrici di www.angelipress.com, del Comitato Internazionale Vivatoscaninini e de “La Sfida del Federalismo Solidale”

Emanuela di Castelbarco – Presidente del Comitato Internazionale Viva Toscanini

Lucianna Salvemini

Ilenia Farinelli

Imma Lazzaro

Federica Valeri

Nicoletta Di Benedetto


La redazione resterà chiusa da venerdì 22 aprile e riaprirà il mercoledì 27 aprile 2011.

Per comunicazioni scriveteci pure all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Le Sfide del Federalismo Solidale

 |  20 Aprile 2011 - 11:28  |  Pubblicato in Vetrina

Su RadioRai GRParlamento sabato 23 aprile

150 anni di festeggiamenti

 |  15 Marzo 2011 - 12:33  |  Pubblicato in Vetrina

La settimana del tricolore

AUGURI ITALIA

 |  14 Marzo 2011 - 11:01  |  Pubblicato in Vetrina

UN CAMPANILE, CENTO CAMPANILI, UN MUNICIPIO, MILLE MUNICIPI, UN DIALETTO, TANTI DIALETTI, UNA CUCINA, MOLTI PIATTI DIVERSI... QUESTO È IL NOSTRO PAESE, FATTO DI PREZIOSE DIFFERENZE E DI SOSTANZIALI IDENTITÀ: QUANDO QUESTO ARTICOLO SARÀ STAMPATO, SAPREMO,FINALMENTE, SE IL 17 MARZO VERRÀ FESTEGGIATO O MENO, IN MODO SOLENNE, L’ANNIVERSARIO DELL’UNITÀ D’ITALIA OPPURE SE, OLTRE LE CELEBRAZIONI MINIME E OBBLIGATORIE, QUELLA DATA VERRÀ CONSIDERATA UN GIORNO COME UN ALTRO.


Nel Piccolo Principe l’autore, Antoine De Saint-Exupéry, scrive: “Che cos’è un rito? E’ qualcosa che fa diverso un giorno da un altro giorno, un’ora delle altre ore…”. Il libro è un capolavoro della letteratura per l’infanzia ma, certamente, ha ancora molto da insegnare a noi adulti; abbiamo davvero bisogno di un rito che sancisca l’identità comune dei cittadini di questa nazione, curiosa e bellissima? Oppure siamo così diversi che anche una festa, che cade ogni cinquant’anni, viene percepita da molti come una forzatura, perfino negativa e addirittura ingiusta? Come i lettori de L’Eco ben sanno, io sono una federalista arciconvinta, per dirla come un grande italiano, anzi un arcitaliano, Curzio Malaparte; ma quanti di voi sanno che il vero nome di Malaparte era Kurt Erich Suchert, figlio quindi di un non italiano…? Eppure, forse, almeno nel secolo scorso, non ci fu un italiano più italiano di lui!

Quel che voglio dire è che proprio l'avvento di nuove forme di gestione dell’amministrazione pubblica, proprio l’avvento del federalismo potrà rafforzare la struttura imprenditoriale della nostra terra e potrà spingere l’Italia, nuovamente, verso quel miracolo di economia virtuosa e competitività che ci aveva fatto crescere negli anni 60.
Anche da quel periodo, che aveva visto il paese festeggiare i cento anni dell’Unità, sono passati cinquant’anni, e il ciclo economico che disgraziatamente ci troviamo a vivere, noi e i nostri figli e nipoti, pur se contrassegnato da una crisi globale, è carico di speranza: perché abbiamo strumenti meravigliosi per affrontare e costruire il futuro, grazie ai progressi giganteschi nel campo della comunicazione e della medicina e delle scienze in generale; inoltre, proprio in questi giorni stiamo assistendo a un movimento di ricerca e richiesta di democrazia nei paesi del Nordafrica, con i quali l’Italia ha tradizionalmente avuto da sempre rapporti di grande scambio economico e salda amicizia.

C’è chi vede il bicchiere mezzo vuoto ed è preoccupato per le nuove ondate migratorie che premono sulle nostre coste, ma io spero che i nostri politici, della maggioranza e dell’opposizione, capiscano quale opportunità possa essere l’appoggiare questi movimentie questa gente, che finalmente intraveda l’opportunità di un futuro migliore, e per gli italiani, da generazioni oppure italiani nuovi nuovi, quante interessanti possibilità per le nostre imprese e per la nostra cultura di intervenire là dove sia per noi possibile. Nel frattempo non dimentichiamo la rivoluzione che noi stiamo vivendo: Il nostro paese, infatti, è percorso da una “rivoluzione” che, forse, gli italiani non hanno ben compreso nella sua enorme portata: l’avvento del federalismo. Il federalismo prossimo venturo, oltre a rappresentare un enorme cambiamento dal punto di vista amministrativo, legislativo e politico, rappresenta una evoluzione (forzata per coloro che ancora non l’hanno compresa) del nostro modo di pensare e di considerare l’amministrazione della cosa pubblica. Si tratta quindi di un cambiamento epocale che non sarà indolore, perché può essere identificato come un processo di crescita della coscienza civica, che costringerà la nostra popolazione, poco avvezza a confrontarsi con regole e responsabilità, a prendere coscienza che lo stato centralistico, una mamma al quale rivolgersi sempre e comunque, per trovare le soluzioni e i finanziamenti, non ha più la possibilità di esistere come fino ad oggi è stato concepito.

La globalizzazione, il cambiamento conseguente dei processi produttivi e le ondate migratorie difficilmente controllabili e regolamentabili (almeno fino ad oggi), unite alla mutazione della piramide sociale ci portano in modo urgente e forzoso, a confrontarci con una realtà che non è più prorogabile. Il federalismo diviene, in questa ottica, non soltanto una necessità ma la possibile soluzione.
E la scelta è soltanto tra due opzioni: federalismo egoista, che i professori chiamano competitivo o federalismo solidale. Il federalismo solidale rappresenta l’interpretazione migliore della rivoluzione amministrativa e culturale che sta investendo il paese: grazie alla produzione legislativa degli ultimi anni, che ha compreso la riforma delle autonomie locali, le leggi di decentramento, la disciplina del mondo del no profit, (onlus, cooperative sociali, ong, eccetera); la riforma delle pensioni, della sanità, del pubblico impiego, la disciplina del mondo che si fa carico dell’handicap, della tossicodipendenza, del servizio civile, dell’immigrazione, e la riforma dell’assistenza sociale.
Per questo, nonostante la mia ferma convinzione federalista, anzi proprio per ciò, festeggerò il 17 marzo, perché sono essenziali le cose che ci uniscono e che vi enumero nel mio ideale “catalogo del meglio degli italiani”: L’amore per la famiglia, il rispetto per i nostri anziani, la pratica della solidarietà, la creatività, la passione per la bellezza, la gioia di vivere, le visioni nelle nostre imprese. E per questa volta permettetemi di non citare le cose che non vanno e che ci dividono.

AUGURI ITALIA!

Paola Severini

Emergenza rom: sì a caserme e centri di accoglienza

 |  17 Febbraio 2011 - 13:19  |  Pubblicato in Vetrina

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Sosteniamo il Filmstudio di Roma

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