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    LA SFIDA DELLA SOLIDARIETA’ "Il direttore. Quarant'anni di lavoro in carcere"

    Sabato 19 dicembre, ORE 11, RADIO 1 RAI GR PARLAMENTO
     
    Ospite di Paola Severini Melograni Luigi Pagano, former direttore del carcere di San Vittore e dirigente del ministero della giustizia, ora in pensione. 
    Nel suo ultimo libro "Il direttore. Quarant'anni di lavoro in carcere" racconta le nostre prigioni dall'interno, in un viaggio umano e professionale lungo quarant'anni, dal primo incarico a Pianosa negli anni di piombo fino alla nascita del pionieristico "progetto Bollate". In un susseguirsi di destinazioni, Pagano è testimone e protagonista di alcuni momenti chiave della storia e della cronaca nazionale: sorveglia i brigatisti che hanno sequestrato e ucciso Aldo Moro e la sua scorta; al culmine dell'emergenza terrorismo affronta le rivolte che affossano la riforma penitenziaria; vede trucidato Francis Turatello, boss indiscusso della mala milanese; segue l'isolamento all'Asinara, imposto dal presidente della Repubblica Sandro Pertini, di Raffaele Cutolo, capo della Nuova camorra organizzata. Finché dirige San Vittore. Qui, da osservatore privilegiato, assiste al gonfiarsi della piena di Tangentopoli, che trascina con sé politici e manager per nulla avvezzi alle patrie galere. Da questa narrazione scaturiscono riflessioni e una lucida critica sul sistema penitenziario, prefigurando una necessaria trasformazione centrata su inclusione sociale e pene alternative. E mentre il ricordo si distende tra storie personali e aneddoti, l'autore apre le porte di un'istituzione quasi sconosciuta al cittadino comune, e chi legge riesce a cogliere, quasi a respirare, la quotidianità, le contraddizioni e il dolore della vita in cella. Ma non solo, tra una sbarra e l'altra, intravede scorrere il tumultuoso cambiamento di un Paese.

     
    Per contattare la redazione dei programmi, che si potranno scaricare in podcast dal sito di Radio Rai Gr Parlamento, scrivete a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

    NO PROFIT, "Voglia di libri" Venerdi 18 dicembre, ORE 20, RADIO 1 RAI GR PARLAMENTO

    Ospite di Paola Severini Melograni in questa puntata di No Profit Mario Andreose, Presidente della Nave di Teseo. 
    L'intervistato ci presenta il suo ultimo libro "Voglia di Libri". 
    Il declino di imperi editoriali, visto dietro le quinte, in contrasto con il nascere di nuove coraggiose realtà, le storie di capolavori riproposti, assieme a protagonisti quali Joyce, T.S. Eliot, Warburg, Moravia, Sciascia, Eco, Lévi-Strauss, Tondelli e Woody Allen, sono tra gli ingredienti di un libro che si può aprire con gusto a ogni pagina.

    Cento piccoli alberi di Natale da addobbare per sentirsi meno soli

    Stare a casa, ma non soli: non è per niente facile ma ci sono piccole cose che si possono fare per sentirsi parte di un gruppo, di un progetto. Questa la riflessione di Auser Savona che per Natale ha provato a interpretare questa esigenza con una nuova iniziativa.

    “Ricordate la filastrocca Il Pianeta degli Alberi di Natale di Gianni Rodari? A cento anni dalla nascita di quel grande Maestro, cento piccoli alberi di Natale sono stati affidati a tante persone anziane che li hanno fatti belli, colorati, luccicanti; e hanno costruito palline e addobbi per un albero più grande. Soprattutto donne, come potete immaginare. Ciascuna a casa propria, per essere prudenti, hanno costruito qualcosa tutte insieme”, spiega Anna Giacobbe presidente di Auser Savona.

    Gli alberelli sono esposti, da lunedì 14 dicembre in una vetrina in via Paleocapa 4, che Opere Sociali NS di Misericordia ha gentilmente messo a disposizione. Alla vigilia di Natale gli alberelli saranno donati agli ospiti della Residenza “Bagnasco”, con la collaborazione di Opere Sociali Servizi S.p.A.
    Così di mano in mano i cento  alberelli decorati con fantasia e creatività daranno un senso a questo Natale e faranno sentire tante persone meno sole. 

    FAVOLE AD ALTA VOCE’ IL PROGETTO DI NATALE DEL BAMBINO GESÙ E RTL 102.5

    Debutta  “Favole ad alta voce” il progetto ideato dall’Ospedale Pediatrico  Bambino Gesù e da RTL 102.5 per riscoprire la magia della lettura ad alta voce, per trasportare tutti i bambini  verso mondi magici in questo Natale così particolare, segnato dall’emergenza COVID-19, perché ogni  bambino possa avere il diritto di sorridere e di sognare. Si tratta di una serie di storie originali raccontate  dalle voci di RTL 102.5 e dai personaggi del mondo dello spettacolo che si fanno interpreti di fantastiche  avventure da vivere ovunque ci si trovi. 

    Le prime favole della serie sono disponibili da oggi sui canali social e sui siti web del Bambino Gesù  www.ospedalebambinogesu.it e di RTL 102.5 www.rtl.it. Ogni storia può essere letta e ascoltata ed è  corredata da tante illustrazioni per coinvolgere anche i più piccoli. Le favole saranno poi raccolte in un libro  che verrà donato il giorno di Natale ai piccoli ricoverati dell’Ospedale Pediatrico della Santa Sede. 

    Gli ascoltatori di RTL 102.5 e tutte le persone - piccoli e grandi - a cui piace scrivere potranno diventare  protagoniste dell’iniziativa scrivendo un racconto che potrà essere selezionato per diventare una “Favola ad  alta voce”. Le informazioni per partecipare al contest sono disponibili sul sito www.rtl.it

    Il progetto di Natale del Bambino Gesù con RTL nasce dall’idea di unire attraverso la lettura in un periodo in  cui la distanza è d’obbligo: una storia letta ad alta voce non solo è capace di incantare i bambini, di accendere  emozioni e fantasia, ma diventa un momento privilegiato di condivisione, genitori e figli, che rafforza il  legame e stimola la crescita. Un bambino abituato quotidianamente all’ascolto di letture, infatti, svilupperà  più facilmente il linguaggio, sarà più curioso, avrà voglia di imparare a leggere e avrà migliori tempi di  attenzione proprio perché abituato ad ascoltare.

    Vincenzo Spadafora: Presentata la nuova piattaforma Giovani2030

    Il ministro per lo Sport e le Politiche Giovanili, Vincenzo Spadafora, ha presentato  in diretta live il nuovo sito GIOVANI2030, promosso dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale per le ragazze e i ragazzi.

    La nuova piattaforma sarà operativa da marzo 2021 per offrire notizie, approfondimenti sul volontariato, formazione, cultura, e sport. con l’ambizione di raccontare, in modo semplice e immediato, le opportunità per gli under35 italiani. Una nuova iniziativa che si spera possa superare l’autoreferenzialità e il paternalismo insito all’interno delle politiche per i giovani di questo Paese, sempre più vecchio e devastato dal fenomeno del brain drain.

    Incidenti stradali: con il lockdown un decremento mai registrato prima

    Nel contesto della crisi sanitaria ed economica esplosa nel 2020, la mobilità e l’incidentalità stradale hanno subito cambiamenti radicali, con possibili effetti anche nel prossimo futuro. Tra gennaio e settembre 2020 si registrano 90.821 incidenti con lesioni a persone, -29,5% sul 2019.

    Nel contesto della crisi sanitaria ed economica esplosa nel 2020, la mobilità e l’incidentalità stradale hanno subito cambiamenti radicali, con possibili effetti anche nel prossimo futuro. Come atteso, nel periodo gennaio-settembre 2020 si rileva un decremento, mai registrato prima, di incidenti stradali e infortunati coinvolti. Il periodo di lockdown imposto dai decreti governativi per contenere la diffusione dei contagi ha determinato il blocco quasi totale della mobilità e della circolazione da marzo a maggio inoltrato, influendo in maniera determinante sul fenomeno dell’incidentalità stradale.

    È quanto evidenzia l’Istat che oggi ha pubblicato la stima preliminare del periodo gennaio-settembre 2020, periodo che registra, appunto, una forte riduzione del numero di incidenti stradali con lesioni a persone (90.821, pari a -29,5%), del numero dei feriti (123.061, -32,0%) e del totale delle vittime entro il trentesimo giorno (1.788, -26,3%). “Se si limita l’osservazione al periodo gennaio-giugno 2020 – precisa l’Istat – le diminuzioni sono più accentuate, pari a circa il 34% per le vittime e a quasi il 40% per incidenti e feriti. Nel trimestre luglio-settembre 2020 l’incidentalità è in ripresa, con cali più contenuti rispetto allo stesso periodo nel 2019. La diminuzione delle vittime riguarda tutti gli ambiti stradali: nei primi nove mesi dell’anno è stimata pari a circa il 50% sulle autostrade, tra il 40 e il 44% su strade urbane ed extraurbane.

    Con riferimento agli obiettivi europei 2010-2020 per la sicurezza stradale, sebbene la drastica diminuzione delle vittime nel 2020 avvicini l’Italia al target del -50% prefissato, ciò non consente di leggere con accezione positiva i traguardi raggiunti. Il radicale calo della mortalità nei periodi di confinamento della popolazione e blocco della circolazione hanno condotto a una diminuzione forzata di incidenti e vittime, non legata a comportamenti virtuosi e al miglioramento della sicurezza stradale. In termini percentuali, nei primi nove mesi del 2020 il numero di morti scende del 43,1% rispetto al 2010 e del 66,4% nel confronto con lo stesso periodo del 2001. Nel primo semestre 2020, le percorrenze medie annue sono diminuite del 37% rispetto allo stesso periodo del 2019 sulle autostrade in concessione e del 32% sulla rete extraurbana principale, mentre le prime iscrizioni di autovetture si sono ridotte del 43%. I mesi estivi hanno visto una ripresa sia della mobilità sia del mercato auto, sostenuto dagli incentivi.

    Se si estende l’osservazione fino a settembre, le percorrenze medie sulle strade extraurbane principali risultano in calo del 23%, le prime iscrizioni di autovetture nuove di fabbrica subiscono una contrazione del 33%. Come accaduto in Italia, anche nella maggior parte dei Paesi europei sono state adottate misure restrittive e chiusure totali nel corso del 2020. Dai dati diffusi dall’European Transport Safety Council (ETSC), riferiti ai decessi registrati nel mese di aprile 2020 in 24 Paesi della Ue, al culmine della prima ondata della pandemia, si registra una diminuzione media di mortalità del 36%, valore senza precedenti se si pensa che i decessi nella Ue28 sono diminuiti del 24% nel decennio 2010-2019. Secondo i primi dati disponibili, la riduzione più alta dei morti in incidenti stradali nel mese di aprile 2020 è stata registrata proprio in Italia, seguita da Belgio, Spagna, Francia e Grecia, tutti con un decremento percentuale maggiore del 55%”.

     

    Articolo: panoramasanita.it

    Le tante diversità di Antonella Bellutti, candidata alla presidenza del Coni

    La candidatura di Antonella Bellutti alla presidenza del Comitato Olimpico Nazionale è una grande sfida in un mondo maschilista ed estremamente conservatore

    Il Coni dal 1914, anno della sua fondazione, non ha mai avuto una Presidente. Nello sport lo strapotere maschile è un fatto assodato e quindi la notizia della candidatura di Antonella Bellutti alla presidenza del Comitato Olimpico Nazionale, è prima di tutto una grande sfida che questa donna, con coraggio, ha deciso di intraprendere. Sappiamo quanto sia faticoso per qualsiasi donna rompere quel soffitto di cristallo che ostacola da sempre le donne, quell’insieme di barriere sociali e culturali che si frappone per conseguire la concreta possibilità di emergere e assumere la leadership in luoghi e istituzioni da sempre appannaggio degli uomini e storicamente intrisi di stereotipi di genere. Ma nello sport forse lo è ancora di più perché il mondo dello sport è maschilista ed estremamente conservatore, basti pensare al fatto che non ci sono limiti di mandato per tentare di svecchiare il sistema e favorire il ricambio generazionale oltre che quello di genere: nelle federazioni sono presenti presidenti che ne sono alla guida da cinque legislature.

    Antonella Bellutti ha deciso di dare la sua disponibilità a candidarsi anche per questo: per portare un nuovo metodo di gestione nel mondo sportivo, per liberarlo da logiche di burocrazia, di potere e di strumentalizzazione che lo tengono imbrigliato, libero da pregiudizi e stereotipi e per cercare di guardare al futuro dello sport con una visione più ampia e rinnovata. Questa sportiva è stata un’eccellenza nel panorama dello sport italiano e olimpico: unica donna al mondo ad aver vinto due ori olimpici in due edizioni consecutive e in due specialità diverse della stessa disciplina, il ciclismo. Ma non è solo quello che la rende una figura adatta a ricoprire quella carica: insegnante, preparatrice atletica, giornalista, scrittrice, direttrice tecnica, Bellutti è da sempre impegnata nella promozione e nella difesa dei diritti delle donne, delle persone Lgbtqia e delle atlete e degli atleti diversamente abili. Ed è lei stessa, durante la conferenza stampa in cui ha presentato la sua candidatura, a mettere in risalto queste sue caratteristiche che sono un valore aggiunto per chi si propone di guidare l’Ente a cui sono demandati l’organizzazione e il potenziamento dello sport nazionale e che promuove la massima diffusione della pratica sportiva: «Sono molto fiera di affrontare questa candidatura da donna, atleta,vegana, componente della comunità Lgbt+- dice Bellutti- e con le mie tante “diversità” vorrei rappresentare un esempio da accogliere, non da tollerare, utile per uno sport inclusivo capace di esprimere il suo enorme valore in favore di tutte e tutti, nessuno escluso! Mi piacerebbe che la mia candidatura servisse anche a dare forza e visibilità alle tante attiviste ai tanti attivisti che ogni giorno si impegnano per i diritti».

    Non c’è che dire, sarebbe un bel cambiamento, se venisse eletta, in un mondo predominato da logiche maschiliste e discriminatorie. In un Paese che sta cambiando e dove a mano a mano piccoli pezzi di cristallo di quel soffitto stanno cedendo e vediamo eleggere per la prima volta donne in luoghi fino ad ora ad esclusiva egemonia maschile: alla Sapienza di Roma, Antonella Polimeni, a Vice Capo della Polizia di Stato, Maria Luisa Pellizzari, all’Avvocatura Generale dello Stato, Gabriella Palmieri Sandulli, a Capo della Procura di Torino, Anna Maria Loreto, e tante altre, il mondo dello sport sembra ancora impermeabile a questo cambiamento. Per questo tifiamo perché ce la faccia, sarebbe un bel modello per le bambine, le ragazze e le giovani: potranno finalmente realizzare che anche quel mondo non è precluso alle donne.

     

    di Laura Onofri per noidonne.org/

    Alcune distanze salvano, altre uniscono. Bambinisenzasbarre Onlus accoglie i figli dei detenuti anche nell’emergenza sanitaria

    Il Telefono Giallo è il servizio di consulenza a distanza di Bambinisenzasbarre per i bambini figli di  genitori detenuti e le loro famiglie, perché siano sostenuti in questo periodo in cui non possono  incontrarsi. 

     

    In Italia sono 100mila i bambini che hanno la mamma o il papà in carcere: 100mila figli che corrono un alto rischio di interrompere il legame affettivo con il proprio genitore e di essere  quindi maggiormente coinvolti in fenomeni di abbandono scolastico, disoccupazione, disagio sociale  e illegalità. Si stima che, senza un’adeguata tutela di questa relazione, il 30% dei figli di detenuti sia  a rischio di diventare detenuto a sua volta (Federazione dei Relais Enfants Parents, Parigi). 

    Negli ultimi mesi la pandemia di Covid-19 ha reso più forte ed evidente il distacco dovuto  alla detenzione: dall’inizio dell’emergenza sanitaria, infatti, bambini e ragazzi non sono più potuti  entrare in carcere per far visita alla madre o al padre. 

    Per questo Bambinisenzasbarre Onlus, che dal 2002 si impegna per tutelare il diritto dei figli  dei detenuti al mantenimento del rapporto con il genitore, ha potenziato il Telefono Giallo, la linea  di supporto dedicata ai familiari di coloro che si trovano in carcere. Da sempre attivo per gli adulti, ora lo è anche per i bambini figli dei detenuti, e rappresenta quindi un prezioso strumento a  disposizione dell’intera famiglia in questo momento di disorientamento causato dalla sospensione  dei colloqui in presenza. Per sostenere il servizio, l’associazione lancia una campagna di raccolta  fondi, alla quale è possibile contribuire con una donazione tramite il sito  

    attivati.bambinisenzasbarre.org

    La linea telefonica è attiva dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18 al numero 392 9581328; è  inoltre sempre possibile scrivere all’indirizzo mail This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.. 

    “È una possibilità per i familiari di non sentirsi soli e di ragionare insieme a specialisti sulle  risposte da dare alle difficili domande che ogni giorno i figli pongono e per i bambini, spesso già  emarginati e vittime di pregiudizi a causa della loro situazione, di costruire una comunità virtuale  con scambio di bisogni e consigli” afferma Lia Sacerdote, la presidente e responsabile scientifica  dell’Associazione. Grazie al Telefono Giallo Bambinisenzasbarre può continuare, a distanza e nel  rispetto delle limitazioni imposte dalla pandemia, il lavoro di accoglienza, ascolto, interazione ed  attenzione che svolge solitamente negli Spazi Gialli: luoghi pensati per aiutare i bambini che  entrano negli istituti penitenziari ad affrontare con maggiore consapevolezza la difficile esperienza  del carcere e della detenzione di un genitore.

    Chiamando la linea telefonica, infatti, i più piccoli possono raccontare paure, dubbi,  emozioni e bisogni, ricevere consigli, confrontare la loro esperienza con quella degli altri figli di  detenuti

    La linea telefonica continua inoltre a offrire ascolto, assistenza, informazioni pratiche e sostegno piscologico anche ai familiari adulti, supportandoli nel trovare le risposte più adatte alle  difficili domande che ogni giorno i figli pongono sulla separazione dal genitore, e che in questo  momento di emergenza sanitaria è ancora più delicato affrontare. Fornisce inoltre consulenza a  operatori sociali, penitenziari e del Terzo Settore sui temi della tutela e del mantenimento della  relazione figli-genitori detenuti. 

    Il Telefono Giallo e gli Spazi Gialli si inseriscono nel “Sistema Giallo”, l’intervento olistico che  declina il “carcere alla prova dei bambini” e che ha trovato la sua formalizzazione nella Carta dei  diritti dei figli di genitori detenuti. La Carta, unica in Europa, applicata nelle carceri italiane, firmata il  21 marzo 2014 dal Ministro della Giustizia, dall’Autorità Garante per l’Infanzia e per l’adolescenza e  da Bambinisenzasbarre e rinnovata a novembre 2018, è stata accolta come riferimento guida per la  Raccomandazione dei 47 Paesi del Consiglio d’Europa nell’aprile del 2018.

    C’è un problema, e lo affrontiamo. Recensione del libro "Irene Sta Carina"

    Condividiamo la recensione scritta da Monica Leggeri del libro Irene Sta Carina – Una vita a metà di Anna Claudia Cartoni. 

    Leggere questo libro è come scalare una montagna, con fatica e quel senso di peso e mancanza di respiro, che ti prende quando il sentiero è impervio e sconosciuto. È entrare nel vivo, nella vita di Anna Claudia e Fernando stravolta, dall’arrivo della piccola Irene. “Iron”: per tutte le battaglie che dovrà affrontare. Fragile ma allo stesso tempo attaccata alla vita con una forza infinita.

    «C’è un problema», così inizia il libro di Anna Claudia. Una frase pronunciata in gravidanza dal suo ginecologo. Una frase che fa cadere sulla vita della coppia un macigno. La piccola Irene ha un problema: una malformazione addominale che richiede alla nascita un delicato e pericoloso intervento chirurgico. Lei non è ancora nata ma già inizia questa storia che lega madre e figlia in un percorso di ansie, paure, dolore e di tanta misteriosa profonda complicità.

    Gli ostacoli però non si esauriscono nel primo difficilissimo intervento: a nove mesi dalla nascita Irene ha un drammatico arresto cardiaco che fa di nuovo sprofondare tutto e tutti in un tunnel buio e faticoso.

    Sono pagine coinvolgenti e drammatiche, piene di emergenze continue, di corse frenetiche che non danno il tempo per riposare e godere un po’ dell’arrivo di una figlia. I primi due anni di vita di Irene sono trascorsi tra diversi reparti di terapia intensiva: «Vivere in un reparto di terapia intensiva fa sentire più vicino alla morte, perché lei è sempre lì con te… si galleggia in un limbo fluttuante tra una “non vita” e una “non morte”». Il reparto diventa anche una seconda casa, “un grembo materno” una casa che accoglie, con tutti i grandi dolori che accompagnano la vita dei suoi piccoli pazienti e delle loro famiglie.

    L’eccitazione e la gioia per la nascita di un figlio non riguardano Anna e Fernando. I primi mesi sono pieni di preoccupazioni e paure per ciò che è caduto addosso alla piccola e alla loro vita. Soltanto una frase li fa respirare un pochino in quei due anni, ed è quella con cui, a volte, li accolgono la mattina gli infermieri e medici dei reparti, al loro ingresso in ospedale: «Irene sta carina». Una frase che gli fa riprendere fiato, perché vuol dire che le notizie per quel giorno non sono cattive. È coraggiosa e sincera Anna Claudia a tirare fuori tutto l’amore, la sofferenza e il dolore che passa da Irene a lei, e viceversa. Ma come lei stessa dice «di dolore non si muore». E insieme al papà, combattono tante battaglie, affrontano tante sfide, riconsolati dal sorriso luminoso di Irene che li accoglie ogni giorno di quei lunghi anni. Per Anna stringere tra le braccia Irene è l’unico momento in cui si sente in pace con se stessa e con il mondo. In quell’abbraccio «ogni pensiero sulla disabilità si scioglie come la neve al sole… imparo da Irene a vivere concentrandomi solo sul presente».

    Non ha paura questa mamma ad affrontare anche difficili questioni morali sulla vita e il senso che questa debba avere per i figli con gravi patologie e per le famiglie chiamate ad accudirli. Si interroga Anna Claudia su un altro possibile futuro con onestà e coraggio: se avesse saputo della drammaticità della situazione, avrebbe continuato la gravidanza? Allo stesso tempo si chiede se il sistema sanitario non sia troppo concentrato sul risultato clinico di un intervento delicato, non informando a sufficienza i genitori sulla qualità della vita del dopo. «Spesso mantenere in vita non è sinonimo di dare la vita».

    Ma la sua esperienza non è stata inutile: Anna Claudia da qualche anno viene coinvolta in incontri mensili nel reparto di terapia intensiva che ha seguito Irene; chiamata ad esprimere un parere su un caso o su un altro, su una cura e su un’altra di piccoli pazienti, chiamata dai medici che vogliono aggiungere il parere di un genitore, alle riflessioni tecniche e mediche.

    Il libro è anche una accusa al sistema burocratico, della nostra società, che ruota attorno alla disabilità e il più delle volte la ostacola; una burocrazia fatta da tutti quei cavilli che impediscono la piena realizzazione di una vita dignitosa. Diritti negati, lotte estenuanti per farli rispettare, file e attese lunghissime in uffici per ottenere qualche piccolo aiuto alla complicata vita di una famiglia con disabilità. L’integrazione scolastica, ben chiara sulla carta, è affidata, spesso, solo alla buona volontà delle singole insegnanti, a volte neanche formate per un lavoro così impegnativo.

    Questo e tanto altro è racchiuso in questo piccolo grande libro, coraggioso, forte e pieno di sofferenza ma anche di tanto amore. Come quello che ha fatto abbracciare a Anna e Fernando una nuova sfida: portare Irene con tutte le sue difficoltà in montagna, un ambiente che i suoi genitori amano molto. Grazie alla scoperta di uno strano attrezzo, la Joelette, Anna e Fernando possono condividere con la loro Irene, l’ebbrezza «del vento in faccia, della velocità». Con questo strano mezzo sfidano la montagna, partecipano alla Corsa di Miguel, grazie al coinvolgimento e all’aiuto di tanti atleti che si avvicendano per spingere questa “carrozza” di Irene e di tanti altri ragazzi con gravi patologie, per renderli partecipi un pochino «della vita degli altri».

    Irene sta carina nasce dalle pagine del diario che Anna Claudia ha voluto scrivere in quei primi due lunghissimi anni, per trattenere tutti i ricordi felici e dolorosi. E il risultato è coinvolgente: sono pagine piene di momenti di ansia, dolore, sofferenza, e anche gioia (il momento di tornare a casa). E a chi legge sembra di essere lì con loro.

    Paradossalmente il libro è un inno alla vita, anche per chi la vita sembra viverla solo “a metà”, per tutto quello che non ha e non può avere; Anna Claudia e Fernando hanno dato e donano ad Irene tutti i giorni «l’altra metà della vita». Consapevoli probabilmente che, come diceva Luciano De Crescenzo, «siamo angeli con un ala sola e possiamo volare solo restando abbracciati».

    Per noi genitori la tentazione, nel guardare la vita “degli altri”, è spesso quella di cercare quello che non si ha, e quello che i nostri figli più fragili non potranno essere o avere, rispetto ai propri coetanei e noi genitori rispetto agli altri; questo libro ci insegna a guardare “la metà” della vita che si ha, e che è forse la metà più vera e importante. Quella metà conquistata con tanti sacrifici, lotte e percorsi tortuosi che però ti fa sorridere per cose semplici; un sorriso, un respiro che non è più affannoso, una giornata passata senza intoppi.

    SpesaSospesa a Milano: L’energia della solidarietà circolare rende il Natale più bello anche per le famiglie fragili

    Babbo Natale è arrivato a Milano per il progetto di solidarietà circolare SpesaSospesa.org che, da maggio a oggi, ha permesso di raccogliere prodotti da donare alle famiglie in difficoltà per un valore di oltre 610 mila euro. Consegnati da Terre des Hommes 250 pacchi donati dai dipendenti di Sorgenia

     

    Con l’acuirsi dell’emergenza sociale nel territorio milanese a causa della pandemia, la Fondazione Terre des Hommes e Banco Alimentare della Lombardia, partner del progetto di solidarietà circolare SpesaSospesa.org, hanno realizzato un’azione speciale natalizia grazie al generoso contributo dei dipendenti della digital energy company Sorgenia. 125 famiglie in situazioni di difficoltà hanno ricevuto in questi giorni i 250 pacchi da loro donati contenenti generi alimentari di prima necessità ma anche dolci natalizi.

    I dipendenti di Sorgenia hanno confezionato i pacchi con alimenti identificati insieme alle due associazioni di riferimento, depositati sotto un luminoso albero natalizio nella sede dell’azienda. Proprio qui il team di SpesaSospesa.org ha riunito i partner coinvolti sul territorio lombardo e, con un furgoncino di Banco Alimentare della Lombardia che ha svolto la funzione di hub mobile, ha trasportato le scatole già confezionate in uno dei punti di distribuzione gestiti da Terre des Hommes a Milano. In poche ore, i cesti sono stati consegnati dalla sede dell’azienda alle famiglie fragili del milanese beneficiarie di Terre des Hommes.

    A oggi in tutta Italia sono 200 mila i pasti equivalenti distribuiti nell’ambito del progetto SpesaSospesa.org di cui Sorgenia è main partner sin dal suo avvio a maggio. L’iniziativa di solidarietà circolare è promossa da Comitato Lab00 onlus e gestita attraverso la piattaforma di food sharing di Regusto tramite la quale imprese, catene di distribuzione e produttori locali possono donare prodotti in eccedenza o in scadenza, oppure venderli a prezzi scontati.

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