27 Gennaio 2021 - 05:02

    La Giornata della Memoria dei Rom e Sinti

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    In vista della Giornata della Memoria il signor Emanuele Filiberto di Savoia, che preferisce restare cittadino svizzero pur dicendo che si sente italiano, ha inviato una lettera alla comunità ebraica italiana per chiedere perdono a nome di tutta la sua famiglia, che lui definisce “la Real Casa di Savoia”, per le leggi razziali emanate nel 1938 dall’allora re d’Italia Vittorio Emanuele III, suo bisnonno. Nella lettera cita la persecuzione nazifascista contro gli ebrei, definiti giustamente “sacre vittime”, ma non c’è neppure un cenno a quella contro i rom e sinti. Nessun cenno alle loro sacre vittime. Eppure almeno 500 mila rom e sinti furono trucidati dai nazi-fascisti. In Italia i Savoia  hanno appoggiato la politica di discriminazione, di deportazione e di internamento dei fascisti non solo verso gli ebrei ma anche contro rom e sinti italiani, all'epoca sudditi del Regno d'Italia dei Savoia.
    Il 27 gennaio, giorno della liberazione di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche, è stato eletto come Giornata della Memoria per ricordare le vittime dell'aberrazione nazi-fascista. Il problema è che nella Legge del Luglio del 2000 che istituisce in Italia questo importante avvenimento, il Samudaripen, il genocidio dei Rom e Sinti, non compare. È stato ed è tuttora escluso. Il Samudaripen non è riconosciuto ufficialmente. È una vergogna nazionale. Nei servizi giornalistici le vittime rom e sinte sono appena citate quando va bene e in ogni caso rappresentano una semplice appendice:" C'erano anche gli zingari". Il Samudaripen fu un genocidio specifico perpetuato contro un popolo inoffensivo per motivi razziali e non una semplice appendice.
    Il pratica il Samudaripen è stato ignorato e rimosso dalla storia. Nessun Capo di Stato o di Governo in Italia ha mai chiesto perdono ai concittadini italiani di etnia rom e sinta per ciò che la propria patria gli ha inflitto in epoca fascista. L’Italia con la legge n. 21 del 20 luglio 2000, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio, ha deciso l’ istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”. I rom e sinti italiani non sono neppure nominati. Anzi, dal confronto tra l’articolo 1 e l’articolo 2 della legge, composta solo da tali due articoli, si direbbe che vengono proprio deliberatamente esclusi. L’articolo 1 parla infatti anche degli “italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte”, espressione che dovrebbe comprendere anche i cittadini italiani rom e sinti, ovunque in Italia rastrellati e deportati assieme agli ebrei. Ma l’articolo 2 parla di dar vita nel Giorno della Memoria a iniziative di vario tipo per ricordare “quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”: espressione quest’ultima che chiaramente esclude i cittadini italiani rom e sinti. 
    Alcune comunità ebraiche hanno ricevuto risarcimenti dalla Germania e da altri Paesi per gli orrori consumati contro di loro durante la seconda guerra mondiale. I rom e sinti, esclusi dal Processo di Norimberga per accusare i propri carnefici, non hanno ricevuto alcun tipo di risarcimento. Eppure sono stati depredati dei loro beni prima di essere mandati ai campi di sterminio quando non trucidati sul posto. Oro, gioielli, denaro contante, conti in banca, case, proprietà e tanto altro mai restituiti ai legittimi proprietari. Rom e sinti usati come cavie umane per esperimenti pseudo-scientifici, usati come schiavi nella macchina bellica, passati per le camere a gas e per i forni crematori nazisti. Eppure il Samudaripen (sterminio in lingua romanì e letteralmente "tutti uccisi"), termine noto solo agli specialisti, non compare nei documenti ufficiali che riconoscono la Giornata della Memoria che è e rimane mutilata, discriminante e offensiva verso le vittime rom e sinte massacrate per motivi razziali. Le vittime della ferocia nazi-fascista devono avere pari dignità e pari memoria. Peccato non sia ancora così a distanza di oltre 75 anni. Una Giornata della Memoria, visto dal punto di vista dei rom e sinti, che è ingiusta e monca poiché non li ricorda. Le vittime rom e sinte continuano ad essere discriminate nel giorno in cui dovrebbero essere commemorate. Questo è alquanto assurdo e disumano, non degno di un Paese civile e democratico e dovrebbe far profondamente riflettere...
     
    Satino Spinelli
     
     
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