AngeliPress

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    E' morto un gigante : Emanuele Macaluso 

    Il nostro direttore Paola Severini Melograni lo saluta con affetto e tanto tanto dispiacere. 
    Vi alleghiamo i link delle ultime interviste che lei ha realizzato a uno dei migliori politici italiani e vi forniremo in giornata un ampio approfondimento. 
     
    Lo speciale del 21 marzo 2020 (ultima intervista), del 25 aprile 2018 e altri due federalismi solidali del 2014. 


    La redazione 

    Dall'uomo al cyborg, l'articolo di Alessandro Pajno su Formiche

    Per parlare di trans-umanesimo occorre partire dal concetto che esso suppone, quello di umanesimo, per sua natura in stato di costante trasformazione. Il cambiamento è insito tanto nell’umanità quanto nell’umanesimo; temerlo dunque, in toto e a priori, risulterebbe privo di ragionevolezza. Il diritto agisce e sopravviene in un momento successivo rispetto ai grandi processi di cambiamento, per mettere ordine e ricondurre a sistema le nuove realtà. A oggi siamo esattamente nel mezzo, in una situazione in cui l’intelligenza artificiale (IA) è già parte integrante della nostra vita ma la sua regolazione non è ancora sufficientemente definita. Nel valutare, però, l’utilizzo delle nuove tecnologie come strumento di approccio al trans-umanesimo, e dunque nel tentativo di identificare una soglia entro la quale l’uomo resta uomo e oltre la quale l’uomo diventa trans-umano, sembra fondamentale partire dalla finalità della tecnologia stessa. Se prendessimo ad esempio un pacemaker, cioè una macchina che sostanzialmente migliora la qualità della vita umana, è evidente che in questo caso la finalità della tecnologia sia il benessere dell’uomo. Differente è invece la commistione fra macchina e uomo qualora l’obiettivo sia la costruzione, ad esempio, di un superuomo per finalità di puro dominio, ad esempio, militare. Il dibattito, in tal caso, si traspone su un livello morale. La discussione, dunque, verte non sulle finalità dell’IA bensì su quelle che l’uomo sceglie che siano perseguite attraverso l’IA. Anche a questo serve il diritto: valutare che il fattore tecnologico non si imponga sui valori consacrati nelle carte costituzionali e nella Carta dei diritti dell’uomo. Medesima è la dinamica che muove il dibattito sul riconoscimento della soggettività giuridica e della responsabilità in capo ai sistemi di intelligenza artificiale. Esiste una notevole letteratura in merito e si è anche teorizzata la possibilità di forme di responsabilità penale della macchina, prospettando, come possibile sanzione, una pena costruita secondo il principio di equivalenza tra macchina uomo, e cioè la (anche temporanea) disattivazione. Ma come parlare di pena in un contesto in cui la nostra Costituzione esige che essa abbia anche finalità rieducativa, inapplicabile nel caso di una macchina? In realtà è sempre l’uomo a definire le finalità di un’intelligenza artificiale, sicché apparirebbe privo di senso sanzionare un esecutore privo di capacità interpretativa e decisionale. Per questo lo sguardo rivolto verso il fenomeno deve essere di sollecitazione e di grande attenzione, ma non di eccessiva preoccupazione. Gli strumenti di intelligenza artificiale possono essere di grande supporto nelle attività umane, purché sia sempre garantita all’uomo la possibilità di intervento e/o di controllo degli stessi. Lo stesso discorso vale da un punto di vista giuridico. Il supporto artificiale è di grande utilità nelle attività giuridiche, purché però le decisioni ultime restino sempre appannaggio dell’essere umano. Com’è stato dimostrato, infatti, l’IA agisce massimizzando l’efficienza nelle attività computazionali ma resta ancora inefficiente in quelle interpretative. Il documento del dicembre 2018 “European ethical charter on the use of artificial intelligence in judicial systems” della Commissione europea per l’efficienza della giustizia sottolinea l’importanza dell’applicazione delle tecnologie legate all’IA nel settore della giustizia, ma evidenzia l’importanza di un uso responsabile di tali tecnologie, nel rispetto dei diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e quindi del principio di non discriminazione, di qualità e sicurezza dei dati immateriali, di imparzialità ed equità, di controllo volto a fare in modo che i protagonisti del processo siano tutti attori informati. Lo stesso documento evidenzia, peraltro, come sia sostanzialmente inutile paragonare l’attività del giudice a quella di un computer: il ragionamento giuridico verte sulla valutazione dei fatti e sull’interpretazione delle norme, attività in cui l’intelligenza artificiale non possiede abilità. Interessante, a tal proposito, è la nota sentenza del caso Loomis vs Wisconsin, in cui, in seguito a valutazioni effettuate sull’imputato a mezzo di un software (Compas), si è sostenuto che il risultato ultimo di un accertamento deve essere sempre il frutto di una valutazione umana, che potrà eventualmente rivedere gli esiti dettati da un algoritmo.

    Con gentile concessione di © Formiche rivista — numero 165

    Ministero e terzo settore insieme contro povertà educative

    Azzolina: crisi sta pesando su studenti più fragili

    Offrire sostegno ai minori realizzando attività gratuite in quartieri svantaggiati, sostenendo la didattica digitale integrata, migliorando le competenze chiave e contrastando la dispersione scolastica. Sono solo alcuni degli interventi individuati dal ministero dell'Istruzione per mitigare gli effetti della crisi sociale e formativa sugli studenti piu' deboli. Gli obiettivi sono stati presentati al ministero dell'Istruzione, che per attuarli ha messo a disposizione 118 milioni di euro per realizzare progetti in collaborazione con le realta' del Terzo settore e dell'Associazionismo.

    "Stiamo lavorando per analizzare gli effetti di questi mesi sugli apprendimenti. Questa crisi ha pesato e pesa sui nostri studenti, ma chi appartiene a una fascia piu' debole dal punto di vista economico-sociale, questa crisi la paga due volte- ha detto in apertura la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina- Parliamo della vita di milioni di studenti che hanno bisogno dello Stato, che deve essere ancora piu' presente per occuparsi di loro con forza e coraggio". Tra gli obiettivi individuati, anche l'acquisto di beni danneggiati o rubati nelle scuole; interventi di assistenza psicologica e l'ampliamento dell'offerta formativa con attivita' extra-scolastiche.

    "I prossimi mesi saranno molti importanti. Dobbiamo lavorare affinche' nessuno venga lasciato indietro- ha commentato la ministra- L'emergenza ha aumentato i divari sociali. Parliamo della mancanza generalizzata di opportunita' educative, opportunita' sociali e culturali. Per questo e' importante raccontare quello che e' stato fatto e rilanciare le iniziative che faremo".

    "La poverta' educativa priva bambini e ragazzi delle opportunita' cui hanno diritto. Garantire a ciascuno di essi di realizzare le proprie potenzialita' e' un bene comune di cui tutti siamo responsabili", ha aggiunto Carmela Pace, presidente di Unicef Italia. "Dispersione scolastica e poverta' educativa sono le due facce della stessa medaglia. Serve una comunita' educante per far crescere ciascuna bambina e ciascun bambino senza ostacoli di partenza", ha osservato invece Raffaela Milano, direttrice Programma Italia di Save the Children.

    All'evento, trasmesso in diretta streaming sui canali social del ministero dell'Istruzione, erano presenti anche Cesare Moreno, presidente dell'associazione Maestri di Strada Onlus; Floriana Fanizza, responsabile nazionale Donne Impresa Coldiretti; Claudia Fiaschi, portavoce Forum Nazionale Terzo Settore.

    Nel corso della mattinata sono intevenuti anche rappresentanti di scuole gia' impegnate in progetti finanziati dal ministero e, in particolare, Paola Carnevale, dirigente scolastica dell'istituto comprensivo 'Eugenio Montale' di Scampia, accompagnata da Gianni Maddaloni, Maestro di Judo che collabora con l'istituto in un progetto contro la dispersione per strappare i giovani alla criminalita' organizzata; Daniela Mercante, dirigente scolastica dell'istituto comprensivo 'Portella della Ginestra di Vittoria' che ha raccontato come viene fornito supporto psicologico a studenti, docenti e famiglie attraverso l'attivazione di sportelli d'ascolto, frontali e online, e supporto specialistico in caso di disabilita', nonche' una serie di azioni mirate alla prevenzione e alla lotta di ogni tipo di violenza ed emarginazione in un territorio interessato da disagi socio-economici; presente anche Olimpia Pasolini, dirigente scolastica dell'istituto 'Vittorio Veneto' di Napoli che partecipa al progetto 'La scuola fuori dalla scuola' dell'USR Campania (d'intesa con l'Assessorato per l'Istruzione Regione Campania) con l'obiettivo di aiutere la comunita' scolastica a continuare a svolgere la propria funzione sociale ed educativa e mettendo a disposizione luoghi e spazi di apprendimento informale fuori dalle scuole e all'interno delle stesse scuole, con utilizzo di laboratori o altri spazi.

    Esperienze in corso che verranno incrementate in un'ottica di collaborazione per fare rete e non lasciare indietro nessuno.

     

    Fonte: (Red/Dire)

    Comunicazione di impresa/ Il 2021 inaugura il Premio Ascai Media Awards

    Ascai, Associazione per lo sviluppo della comunicazione aziendale in Italia, apre il 2021 con l’istituzione del Premio Ascai Media Awards, destinato agli house organ in formato cartaceo, digitale e social delle aziende (associate, ma anche non). Obiettivo della nuova iniziativa è accendere un faro su questo comparto editoriale, individuarne le eccellenze sia sotto il profilo di impostazione e di messaggio – con un occhio alle nuove tendenze in atto nel settore -, sia sotto il profilo grafico e artistico.

    “Vogliamo aprire alla conoscenza di questo interessante mondo della pubblicistica aziendale, nato nel nostro Paese poco più di un secolo fa, nel 1895 con un quadrimestrale della ditta Olearia P. Sasso di Oneglia, ma che negli ultimi 30 anni ha vissuto un’evoluzione travolgente, con una trasformazione frenetica, a volte scomposta, di format, contenuti e linguaggi” spiega il presidente Ascai, Maurizio Incletolli.

    Le iscrizioni sono aperte fino al 30 aprile prossimo. Maggiori informazioni sull’iniziativa e sulle modalità di partecipazione si trovano sul sito Ascai (This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.). Al Premio è abbinata la realizzazione di una Rassegna online con tutte le pubblicazioni (house organ, newsletter, e-magazine, app e social media) partecipanti al concorso, con immagini e schede descrittive.

    "Made in Bangladesh", un film di denuncia sullo sfruttamento dell’industria moda

    Made in Bangladesh di Rubaiyat Hossain nella sezione speciale #FFFMilanoForGreen, che ospita opere con una sensibilità ecologica spiccata, è un racconto segnato da un intenso e volitivo spirito femminile.

    “The women behind the label” - le donne dietro all’etichetta, recita il claim del film, seppur la questione non siano certo pochi centimetri di tessuto che, quasi nascosti ma fondamentali a dare spirito e valore al capo d’abbigliamento in questione, vivono appuntati all’interno di un colletto o sulla cucitura di un pantalone, ma sono le donne, le persone, gli esseri umani che vivono, spesso solo sopravvivono, attaccati alla possibilità di fissare quell’etichetta. 

    Così si fa protagonista Shimu (Rikita Nandini Shimu), poco più che ventenne, espressione mimica (dell’attrice) volitiva, assonante con quello che ben presto scopriamo essere il suo spirito di operaia in una fabbrica di abbigliamento a Dacca, Bangladesh, luogo del mondo che, spesso e volentieri, sappiamo esistere “solo” perché – come recita il titolo del film – il vestito che abbiamo in mano o indosso è Made in Bangladesh, una terra votata alla causa dell’abbigliamento, una regione senza cui l’universo della moda mondiale soffrirebbe, ma che, al contempo, soffre nel nome della moda stessa: il film dell’autrice Rubaiyat Hossain, tra la bellezza visiva delle gamme accese delle cromie dei tessuti che le donne maneggiano e il pericolo in agguato per i fili elettrici scoperti delle macchine da cucire, e non solo, mette in scena proprio le complesse condizioni in cui questo lavoro viene fatto svolgere, non raramente nel nome dello sfruttamento, del sottosalario, una forma di contemporanea e accettata schiavitù del nostro tempo, a cui però questa piccola-grande donna della nuova generazione decide di ribellarsi, mettendo in piedi una formazione sindacale femminile, non senza l’ombra delle minacce da parte del datore di lavoro, come anche del marito, ma Shimu è determinata. 

    Fashion Film Festival Milano, in particolare la sezione #FFFMilanoForGreen, che ospita film con una sensibilità ecologica spiccata, ma qui anche un soggetto femminile forte, altro tema pulsante nel cuore del FFFMilano, presenta quest’opera - in partnership con Lifegate -, un film che ha debuttato a Toronto nel 2019, passando poi per Londra, Locarno e il 37mo Torino Film Festival, occasione in cui ha vinto il premio Interfedi, uno tra i diversi altri riconoscimenti mondiali. 

    Un film che ha comportato tre anni di ricerca per l’autrice, formatasi negli Stati Uniti e acerba sulle modalità di lavoro in fabbrica, ma da sempre interessata ad approfondire le condizioni femminili e di vita, così da preparare il progetto incontrando molte donne operaie, quelle che “nonostante un misero salario, difficili condizioni di lavoro e la lotta contro il patriarcato tra le mura domestiche” l’hanno affascinata per la “loro emancipazione. Sino a un centinaio di anni fa, in Bangladesh, le donne non potevano neppure lavorare, erano condannate a vivere in isolamento. Oggi lavorano, si guadagnano da vivere e provvedono al sostentamento delle famiglie, lottando per i propri diritti, a casa come al lavoro”. 

    Made in Bangladesh - con un titolo che è un’icona pop, qualcosa che tutti noi leggiamo, tocchiamo, e forse su cui poco riflettiamo ogni giorno, ogni volta, o quasi, che indossiamo un abito, o ci spogliamo - non si crogiola nelle prassi del politicamente corretto, dell’inclusione come tendenza, del femminismo arrabbiato o della percezione buonista dello stesso per lavarsi le coscienze occidentali o capitalistiche, ma è un film che fonda il proprio spirito sulla consapevolezza del concetto di diritto umano, sull’autotutela che ciascun individuo dovrebbe aver sviluppato sempre per la propria salvaguardia, e anche per quella altrui, perché il film di Rubaiyat Hossain, per il FFFMilano rientra appunto nella selezione di quelli portavoce della coscienza ecologica dell’essere umano, e del sistema industriale, pertanto “le etichette” di Shimu sono anche, e moltissimo, claim che devono risuonare per sensibilizzare alla salvaguardia del pianeta, “abito” vitale per tutti noi. 

     

    Articolo di: Nicole Bianchi per Cinecittà News 

    "Useremo il cordone ombelicale". Ecco la scoperta che ferma il Covid

    Una cura rivoluzionaria con le cellule staminali mesenchimali prodotte dal cordone ombelicale guarisce i malati più gravi al Covid-19. "Al momento è la cura più efficace che c'è"

    Ottime notizie sulla lotta alla pandemia giungono dagli Stati Uniti grazie ad un team con a capo un ricercatore italiano: le cellule staminali mesenchimali contenute nel cordone ombelicale potrebbero guarire dal Covid-19. È questa la notizia che arriva dal sud della Florida, precisamente dal Diabetes Research Institute (Dri) e del Cell Transplant Center dell’Università di Miami Miller School of Medicine.

    Cosa dice lo studio

    I medici ed i ricercatori dello studio hanno affermato che il trattamento sperimentale che coinvolge le cellule staminali ha avuto un incredibile successo nel trattamento dei casi gravi di Covid. "Penso che questo potrebbe essere un punto di svolta", ha detto il Dott. Camillo Ricordi, Direttore del Cell Transplant Center presso l'Università di Miami e capo della ricerca. Il trattamento innovativo utilizza le cellule staminali del cordone ombelicale di un bambino. "Il trattamento ha dimostrato di ridurre in modo sicuro il rischio di morte ed ha accelerato i tempi di recupero per alcuni dei pazienti più malati", si legge sul quotidiano di Miami. Si potrebbe trattare di una vera e propria svolta nella cura alla terribile malattia che attanaglia tutto il mondo, un trattamento in più che potrebbe unirsi all'efficacia dei vaccini ed alle cure già presenti.

    "Abbiamo appena pubblicato lo studio che utilizza cellule staminali derivate dal cordone ombelicale di un neonato sano. Generalmente gettiamo via la placenta che viene scartata dopo la nascita ma stiamo usando cellule che vengono estratte e si espandono da quel cordone ombelicale. Questo può generare e fornire dosi terapeutiche per oltre 10mila pazienti da un singolo cordone ombelicale. È un risultato straordinario", ha detto lo scienziato italiano, considerato fra i massimi esperti mondiali nel trapianto di isole pancreatiche senza dover ricorrere ai farmaci immunosoprressivi. Ha inventato il primo apparecchio al mondo che consente di individuare le isole pancreatiche permettendo così di trapiantare solo le cellule pancreatiche e non l’intero organo, come viene riportato dall'Ismett.

    "91% di efficacia"

    La scoperta è rivoluzionaria se si pensa che con un unico cordone ombelicale si possono salvare e curare potenzialmente 10mila pazienti. Considerati tutti i parti che avvengno costantemente nel mondo, si può aprire la strada verso una nuova, vera, cura contro il Coronavirus. Ma come funziona? Sullo studio si legge che è stato dimostrato come queste cellule staminali mesenchimali riescano a modulare i processi immunitari e iperinfiammatori, promuovono la riparazione dei tessuti e secernono molecole antimicrobiche. Le cellule ombelicali, oltre a spegnere l’infiammazione, sono immuno modulanti, cioé regolano le complesse difese immunitarie e intervengono proprio dove si verificano le tempeste di citochine tipiche dell'infezione da Covid-19. Lo studio è stato realizzato in doppio cieco, cioè né il paziente né il medico incaricato della valutazione erano a conoscenza dell'assegnazione del trattamento e il personale responsabile della somministrazione del prodotto non era a conoscenza dell'assegnazione di gruppo.

    Continua a leggere su: https://www.ilgiornale.it/news/cronache/useremo-cordone-ombelicale-ecco-scoperta-che-ferma-covid-1917291.html

    Sicilia, Servizio civile: mai così tanti posti in 10 anni di opportunità

    Silvia voleva lavorare con i disabili e voleva farlo in Sud America: ha trovato il suo posto a una manciata di km da Buenos Aires, in un paesino di campagna nato intorno ad una stazione ferroviaria.

    Sebastiano assiste gli anziani di una Rsa: il Covid è stata una bruttissima sorpresa, ma “non saranno certo le doppie paia di guanti o le doppie mascherine che mi faranno cambiare idea”. Angela assiste donne e minori in un Centro antiviolenza: “Finalmente non mi limito ad osservare e a lamentarmi, ma agisco per cambiare le cose”.

    Silvia, Sebastiano, Angela: tre testimonianze, affidate alla rete, di una scelta tutt’altro che scontata, quella del Servizio civile universale. Scelta che presto sarà replicata da decine di migliaia di altri ragazzi come loro: i posti messi a bando prima di Natale sono 46.891, ma pochi giorni fa ne sono stati aggiunti per decreto altri 8.811, portando il totale a 55.702. “Il numero più alto degli ultimi dieci anni”, rivendica con orgoglio Vincenzo Spadafora, ministro delle Politiche giovanili.

    Il termine ultimo per le domande scade alle 14 di lunedì 8 febbraio: sulla piattaforma online dedicata del sitowww.serviziocivile.gov.it i progetti tra cui scegliere, tra Italia ed estero, sono più di 3.500.

    CHI PUO’ PARTECIPARE –

    Bisogna avere un’età tra i 18 e i 28 anni, essere cittadino italiano o di uno degli altri Stati membri dell’Unione europea ovvero di un Paese extra Ue ma regolarmente soggiornante in Italia, non aver riportato condanne in Italia o all’estero, anche non definitive, alla pena della reclusione superiore ad un anno per un delitto non colposo o ad una pena anche inferiore per un delitto contro la persona.

    Nel bando 2020 figurano anche progetti finanziati nell’ambito del Programma operativo nazionale – Iniziativa occupazione giovani (PON-IOG, cosiddetto “Garanzia Giovani”) e interamente dedicati a giovani neet (‘not in education, employment or training’ ovvero che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso di formazione) residenti in Italia (ad eccezione della Provincia Autonoma di Bolzano) e progetti destinati esclusivamente a giovani disoccupati residenti in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Molise o Sardegna. Possono ripresentare la domanda tutti quelli che, a causa dell’emergenza da Covid-19, hanno interrotto volontariamente il servizio o avuto il progetto sospeso.

    QUANTO DURA –

    Il Servizio va dagli 8 ai 12 mesi: dipende dal progetto. Si tratta di 25 ore settimanali o di un monte ore che varia tra le 1.145 ore per i progetti di un anno e le 765 ore per i progetti di otto mesi. La data di avvio in servizio dei volontari – non oltre il settembre 2021 – viene stabilita per ciascun progetto tenendo conto di alcune variabili – procedure di selezione, compilazione ed esame delle graduatorie, etc – ed è pubblicata sul sito del Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio civile universale.

    E’ previsto un assegno di 439,50 euro mensili, cui si somma un’indennità giornaliera se si partecipa a un progetto all’estero o che prevede la misura aggiuntiva di un periodo da svolgersi in uno dei Paesi Ue.

    In considerazione dell’emergenza sanitaria, stavolta i colloqui di selezione potranno essere realizzati dalle Commissioni anche in modalità online, laddove non sussistano le condizioni per svolgere le prove in presenza: a parità di punteggio nelle graduatorie e’ preferito il candidato maggiore di età.

    I SETTORI DI INTERESSE –

    Le ‘macroaree’ interessate sono sette: assistenza; protezione civile; patrimonio ambientale e riqualificazione urbana; patrimonio storico, artistico e culturale; educazione e promozione culturale, paesaggistica, ambientale, dello sport, del turismo sostenibile e sociale; agricoltura in zona di montagna, agricoltura sociale e biodiversità; promozione della pace tra i popoli, della non violenza e della difesa non armata, promozione e tutela dei diritti umani, cooperazione allo sviluppo, promozione della cultura italiana all’estero e sostegno alle comunità di italiani all’estero.

    Ciascuna di queste macroaree comprende al suo interno un ventaglio di opportunità ricchissimo: ognuno può trovare quella che gli appare più congeniale spulciando l’elenco allegato al bando, ma la ricerca è più semplice visitando il sito istituzionale, cliccando “Cerca il tuo progetto” in Italia o all’estero e attivando i filtri.

     

    Articolo di: ilfattonisseno.it

    ORCHESTRA RAI: KHACHATRYAN E YAMADA PER IL GRANDE NOVECENTO TRA RUSSIA E FRANCIA

    Ci fa piacere segnalare il concerto del violinista Sergeij Khachatryan, sia perche la musica è cultura, sia perche siempre siamo stati vicini alla questione armenia. 

    andrà in onda il prossimo Giovedì 21 gennaio alle 20.30 in diretta su Radio3 e in live streaming su www.raicultura.it

    Nel 2000 è risultato il più giovane vincitore della storia del Concorso Sibelius di Helsinki. È stato solista con compagini come i Berliner Philharmoniker, la London Symphony Orchestra e l’Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam. Nei suoi concerti suona il prezioso Guarneri del Gesù “Ysaye” del 1740, concessogli dalla Nippon Music Foundation. È il violinista armeno Sergeij Khachatryan, che torna protagonista con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai nel terzo appuntamento dei “Concerti d’inverno”, in programma a porte chiuse all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino giovedì 21 gennaio alle 20.30, con trasmissione in diretta su Radio3 e nel circuito Euroradio, oltre che in live streaming sul portale di Rai Cultura. 

    In programma il Primo Concerto per violino e orchestra di Dmitrij Šostakóvič, composto nel 1948 ma che, data la sua scrittura decisamente contraria ai dettami del regime sovietico, fu eseguito per la prima volta solo nel 1955, dopo la morte di Stalin. L’opera è dedicata al celebre violinista David Ojstrach, che volle vedere nella parte violinistica scritta da Šostakóvič un “ruolo shakespeariano”.

    Sul podio torna il giapponese Kazuki Yamada: Direttore principale e artistico dell’Orchestra Filarmonica di Monte Carlo e Direttore ospite principale della City of Birmingham Symphony Orchestra. In Giappone è Direttore ospite principale della Yomiuri Nippon Symphony Orchestra, Direttore stabile della Japan Philharmonic, Direttore musicale e principale del Coro Filarmonico di Tokyo e Direttore musicale della Yokohama Sinfonietta, ensemble da lui stesso fondato quando era ancora studente. Collabora regolarmente con formazioni quali la Staatskapelle di Dresda, la Philharmonia di Londra e l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo. 

    Con l’Orchestra della Rai propone Ma mère l’Oye, i cinque pezzi infantili che Maurice Ravel scrisse originariamente per pianoforte a quattro mani, che poi trascrisse nel 1911 per orchestra in vista di una rappresentazione in forma di balletto, e infine trasformò in una suite da concerto, dalla quale espunse le parti pensate per la danza. 

    La serata si conclude con la terza suite dal balletto L’oiseau de feu (L’uccello di fuoco) di Igor Stravinskij, realizzata nel 1945 e basata su dieci numeri complessivi dell’intero lavoro coreutico, che fu rappresentato per la prima volta a Parigi il 25 giugno del 1910.

    In ottemperanza alle ultime disposizioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri, i concerti dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai si svolgono a porte chiuse, senza la presenza del pubblico nell’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino

    Conferimento dell'onorificenza di Ufficiale dell’Ordine della Stella d'Italia alla Professoressa Alessandra Smerilli

    La Presidenza della Repubblica ha conferito l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine della Stella d'Italia alla nostra Suor Alessandra Smerilli, ospite nell’anno 2019 dei Dialoghi a Spoleto,(di cui potete trovare notizie sul blog) il festival che da visibilità e spazio a donne investite da grandi responsabilità per ciò che fanno o ciò che rappresentano.

    Il conferimento dell’onorificenza intende riconoscere l’assoluta rilevanza del profilo accademico della Professoressa Smerilli, docente ordinario di Economia Politica presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione «Auxilium» e coordinatrice della Taskforce Economia della Commissione Vaticana per il COVID-19 istituita da Papa Francesco nel marzo 2020, l’intensissima attività didattica e di ricerca nonché l’impegno nella promozione di una maggiore consapevolezza etica nella economia e nella finanza, in particolare nei confronti dei giovani.

    La sua professionalità e competenza hanno trovato un prestigioso riconoscimento con la nomina a Consigliere nella Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e con l’assegnazione di numerosi altri incarichi nella società civile e nelle istituzioni italiane, ambiti in cui continua ad offrire un importantissimo contributo allo sviluppo dello studio dell'economia civile italiana.

    Don Ciotti ai cristiani LGBT del Guado: “Grazie per il contributo che avete dato e continuerete a dare alla Chiesa”

    Dalla Prefazione di don Luigi Ciotti* all’ebook “Il tempo dell’attesa si è compiuto. Piccola storia del Guado e dei gruppi di omosessuali cristiani in Italia in otto tappe e in sedici testi, a cura di Gianni Geraci, dicembre 2020, pagina 3

    Quando, nel 1977, conobbi Ferruccio Castellano, il Guado sembrava impossibile. C’erano le persone omosessuali di fede cattolica, da una parte. E la Chiesa dall’altra: non soltanto la Chiesa istituzione ma la comunità ecclesiale nella sua quasi totale interezza. In mezzo, un fiume impetuoso di incomprensioni, pregiudizi e paure che pareva appunto segnare un confine invalicabile fra gli uni e gli altri.

    È stato grazie al lavoro paziente e determinato di persone come Ferruccio se negli anni seguenti è stato possibile gettare dei massi dentro al fiume, affinché, un passo alla volta – passi incerti, scivolosi, a volte anche passi falsi – quei due mondi potessero incontrarsi. Non tutti hanno capito che quelle pietre erano gettate a fini di ascolto e di incontro, non di scontro.

    Non tutti hanno avuto la forza di rialzarsi dopo le inevitabili cadute nelle acque gelide dell’indifferenza o della condanna. Purtroppo, Ferruccio stesso a un certo punto ci ha lasciati, travolto non solo, ma anche, dalle fatiche e dalle delusioni di un percorso tanto avventuroso quanto, a tratti, amaro.

    Il vostro gruppo è stato fra quelli che per primi e con maggiore sensibilità e lungimiranza hanno voluto credere nel possibile approdo sull’altra sponda. Nella possibile accoglienza da parte di una Chiesa finalmente pronta a interpretare il Vangelo come parola radicalmente inclusiva. E io vi sono grato per l’impegno che in questi 40 anni avete messo nel coinvolgere sempre più persone, nel bussare a tante nuove porte – quante quelle chiuse malamente in faccia! – nel gettare semi di fiducia là dove si respiravano solo scetticismo e reciproca diffidenza.

    «Per noi – si legge in questa bella raccolta di scritti – l’altra sponda significa soprattutto un approdo di liberazione, una terra dove poter vivere un amore purificato dall’egoismo e da tutte le ambiguità. (…) C’è per tutti un’altra sponda verso la quale andare, insieme possibilmente, perché così la fatica si fa più leggera e, se uno inciampa, può trovare subito aiuto.»

    Mi colpisce il valore universale di questo messaggio. Mi colpisce intuire, nelle parole scelte per rielaborare la vostra esperienza, un’indicazione valida per chiunque si interroghi sul valore del dialogo, delle relazioni autentiche, del trasformare il cammino accidentato dell’io in un entusiasmante viaggio del noi.

    Grazie della vostra delicatezza, della vostra perseveranza, della vostra generosità nell’accogliere a accompagnare le fatiche, i dubbi e le speranze di tanta gente. Grazie per il contributo che avete dato e continuerete a dare alla Chiesa.

     

    Articolo di: Innocenzo per Progetto Gionata

     

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