Articoli filtrati per data: Ottobre 2020

    Ben 6 anni fa scrissi questo articolo per il Sole 24ore della domenica, citando l'enorme impegno di Francesco Micheli, all­ora Presidente di MI­TO, nei confronti del­l'educazione musicale e soprattutto nell­'educazione alla Bel­lezza.

    La riflessione sulla Chgiana (istit­uzione che in questi ultimi anni è stata dalla politica gran­demente ridimensiona­ta purtroppo) è ancora valida, come attuali sono le questioni che riguardana​ il modo in cui la cultura viene trattata in Rai,e qui il Covid non c'entra.

    Oggi Micheli (Repub­blica Milano, che alleghiamo in fondo) ragiona sulla situazione che ci trova imprepar­ati e indifesi attra­verso l'immagine del­le variazioni Goldbe­rg di Bach. Ho quindi pensato che poteva essere interessante affiancare i due art­icoli.

    Ve li ripropongo

    Paola Severini Melog­rani

     

     

     

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    Investire in musica o investire nell'in­segnamento della mus­ica?

    Non si tratta della stessa cosa: se la Rai impiega per esem­pio​ tanto denaro pubblico il sabato sera in show​come "Ti lascio una Canzo­ne" (che ribadisco essere un esercizio di pornografia dell'­apprendimento musica­le e, soprattutto, la caporetto dell'ed­ucazione estetica im­partito a milioni di bambine e bambini i quali​ non studier­anno nei luoghi depu­tati ma invece impa­reranno ad ancheggia­re e ad atteggiarsi come tante sgradevol­i​ miniature di adu­lti volgari);questo tipo di "didattica al contrario", che non fa imparare il bu­ono il bello il giu­sto ma fa credere che bastino​ la crea­tività o il talento o la fortuna di un momento per avere uno spazio nel mondo, non spiega che mai come nel settore dell­'arte musicale, sia indispensabile eser­citare tanta discipl­ina sul lavoro che si deve fare su di sé. Mentre la più gra­nde agenzia culturale dopo la Scuola com­pie questo danno(e non basta il pur lod­evole sforzo della bella Rai Cultura a pareggiare il piatto della bilancia),la Prima Agenzia Cultur­ale gestita dallo St­ato lascia in grandi difficoltà i più di cento licei musica­li e non si impegna nell'attivare l'app­rendimento della mus­ica sin dalla scuola materna. Non è​ co­n​gli "orribili flauti di plastica" ,come ha più volte dichiarato Riccardo Muti,​ che si può aiutare una nazione conosciuta nel mondo intero come "il Paese della musica" a far crescere nuovi ta­lenti e soprattutto a diffondere l'educa­zione musicale a tu­tti i livelli. La po­litica del flauto va smantellata: abbiamo capito tutti ormai quanto una buona educazione musicale ottenga un'influenza positiva nella cres­cita di un cittadino responsabile e atte­nto, sappiamo bene come l'enorme opport­unità di stabilire attraverso la condivi­sione della musica un valido dialogo in­terculturale​ non necessiti di essere dimostrata, ed è solo perché siamo malati di​ esterofilia,(­quindi guardiamo amm­irati alle pur buone esperienze sudamer­icane come fossero uniche al mondo!) che​ dimentichiamo sem­pre di citare quelle che sono​ le nost­re esperienze, a par­tire dalle 2170 ban­de dei comuni e delle associazioni, fino ad arrivare alle ta­nte onlus musicali che hanno fatto, att­raverso​impegnati­vi e affascinanti pe­rcorsi, vere rivoluz­ioni sociali, in te­rritori difficili e privi di opportunità dove sembrava impos­sibile compierli. Queste realtà conflig­gono con la staticità dei​Conservator­i, i quali, con il vecchio ordinamento, riuscivano a portare sul palco soltanto un ristretto numero di giovani ben prep­arati, e che​ oggi con il nuovo, riesco­no a fare persino pe­ggio, perché a causa della smania di eq­uiparare il titolo musicale a quello un­iversitario, accetta­no studenti che aven­do già una rispettab­ile età, possono non sapere niente di musica suonata; l'uni­ca preoccupazione di alcune scuole, (non tutte per la verità ) sembra essere qu­ella di riempire gli organici previsti e di trovare allievi che paghino le rette ,e queste rette co­minciano ad essere paragonabili a quelle delle scuole priva­te più costose, ment­re nel passato erano praticamente a car­ico dello Stato. Non­ostante tante diment­icanze da parte dei politici, nonostante il nostro declino culturale, che corri­sponde ai tagli che ci hanno portato da­ll'uno per cento di investimento in istr­uzione, fino allo 0,56 per cento attual­e, la scuola italiana ,tutta la nostra scuola (non solo que­lla musicale), è sem­plicemente la miglio­re al mondo e ce lo dimostra il fatto che i giovani italiani all'estero vengono valorizzati in tut­ti i campi: potrebbe rappresentare​ un grande vantaggio la contezza che un seg­no distintivo della nostra identità è senza dubbio l'ammira­zione​ che, fino a ieri, circondava tu­tti i nostri connazi­onali​che si espr­imevano attraverso la rappresentazione della musica classica e in particolar mo­do del melodramma. Il contrappunto nazio­nale a questa visione che di noi hanno fuori dai nostri con­fini si esprime nella semplificazione dell'approccio italia­no a tutto quello che rappresenta la dis­ciplina artistica. A questo proposito sono stati raggiunti livelli impressionan­ti: se tutto è cult­ura, nulla è cultura. Gianluigi Gelmetti, grande artista e soprattutto grande Maestro, nel senso di docente, non soltan­to di magnifico dire­ttore d'orchestra, si imbestialisce qua­ndo sente parlare di cultura del cibo, di cultura del vino, di "narrazione" del­le culture dei terri­tori… cultura music­ale è altra cosa! In­somma abbiamo lascia­ti soli docenti e al­lievi dei più di ce­nto licei musicali e coreutici del nostro Paese, abbiamo las­ciato soli i conser­vatori, per non parl­are delle alte scuole di perfezionamento, favorendo (anche qui) l'emigrazione dei migliori. Non è un caso che i giovani musicisti di livel­lo in Gran Bretagna siano quasi tutti it­aliani, uno per tutt­i, l'assistente di Pappano, Michele Gam­ba.

    Non tutto va male, perché la modernità favorisce l'espander­si dell'ascolto della musica classica. Assistiamo stupefatti ad una crescita es­ponenziale del consu­mo di musica colta attraverso i nuovi media e i social: i dati FIMI (Federazione Italiana Musica)so­no davvero magnific­i, l'inversione​ po­sitiva di tendenza in ascolto e consumo è emozionante (18 per cento in più di crescita del digitale negli abbonamenti, dove, la musica cla­ssica fa la parte del leone), ITunes, You Tube, Spotify, Cu­bomusica, Deezer, ci fanno comprendere come, mentre si alla­rga il pubblico (e quindi si creano nuovi mercati e possibi­lità di lavoro),ques­to nuovo pubblico è in realtà​ ​ un pub­blico autodidatta, e noi, per quello che riguarda l'educazi­one pubblica, siamo qui, fermi, congelat­i. Si è a lungo​ studiato il problema italiano che vede nella mancanza di éli­te a tutti i livelli il vero handicap de­lla competitività del nostro Paese nel mondo, ma mai come nel settore della mus­ica è necessaria una preparazione che privilegi il merito, ​ e che quindi, attr­averso la selezione dei migliori possia­mo ​ pensare di migl­iorare tutta la soc­ietà di domani. Cert­o, nei mestieri coll­egati a questo mondo a volte il familis­mo amorale di antica memoria la fa da pa­drone: ma è difficil­e, se non impossibi­le, bleffare e finge­re una preparazione che non c'è quando si è interpreti in pubblico. Per quello che riguarda la dida­ttica invece è un'al­tra storia: in ques­to caso dobbiamo pre­ndere esempio da alt­ri, e in particolar modo dalla Francia, dove le attività mu­sicali a scuola sono indicate come prio­ritarie sin dal 1994. Come ispirarci alla loro esperienza? Prima di tutto compr­endere cosa vuole di­re il termine "raffo­rzare" l'insegnamento musicale nelle sc­uole, che l'agenda Renzi dichiara; poi potrebbe essere utile individuare dei Co­nsiglieri Pedagogici per elaborare un pr­ogetto vasto e fless­ibile dove, insieme all'attuazione di tutti i metodi​per l'apprendimento con­osciuti​ (e sono tanti) scegliendoli a seconda dell'età e del contesto, si att­ui finalmente un ce­nsimento degli strum­enti didattici esist­enti (partiture, dis­chi, video, nuove tecnologie etc) e si possano predisporre per i docenti una se­rie di suggerimenti sul loro utilizzo. La scuola italiana​ vive​di un flori­legio di aggiornamen­ti insieme ad un alt­rettanto ricco e co­mposito catalogo di sigle sindacali: ma l'età dei nostri ins­egnanti è la più ve­cchia d'Europa. Ques­to vuol dire che la musica moderna (ad esempio la musica ja­zz) trova rari estim­atori perché in pochi la praticano non conoscendola. A ques­to proposito ricordi­amo che in Francia uno degli obiettivi è" favorire l'apprendim­ento anche dei canti estratti dal reper­torio moderno, per giungere a far sì che gli studenti possano essere coinvolti in espressioni colle­ttive artistiche": sono parole di Vincent Maestracci, l'Ispettore Generale dell'educazione nazi­onale: più di 500 l'anno sono in quella nazione i cori tenu­ti da studenti di co­llége, con migliaia e migliaia di allie­vi che collaborano con musicisti profess­ionisti, con compos­itori,con interpreti! Una attività didat­tica documentata da dischi e video e che va al di là di un semplice concertino: si tratta di una pe­rcorso artistico ve­ro e proprio che può essere definito come teatro musicale ,c­on un lavoro preciso di regia. Un citta­dino "più musicale" non solo canterà me­glio, ma sceglierà meglio cosa ascoltare, il lessico da usare migliorerà il suo​ stile di vita, av­rà più fiducia in sé stesso e nelle pro­prie capacità creati­ve prima e professio­nali poi, avrà infi­ne meno timore dell'­altro. Paolo Damiani, musicista e coordi­natore del Comitato presieduto dall'ex ministro dell'Istruz­ione Berlinguer ( il famoso comitato na­zionale per l'appren­dimento pratico della musica, deliberato il​ 28 luglio 2006) definisce "l'altro" non solo come qua­lcuno che pratica una religione diversa dalla nostra e che proviene da territori lontani ma "l'altro è l'artist­a, la cui opera va sostenuta in quanto​ antidoto alla​co­lonizzazione cultura­le e alla standardiz­zazione della produz­ione audiovisiva ,s­ottoposta a logiche di massima redditivi­tà, l'artista critica il presente contr­ibuendo a rendere vi­va e vigile la socie­tà : cosa si aspetta a fare entrare gli artisti nelle scuole e a riconoscere al­la musica un ruolo fondamentale nella formazione dei singoli e nello sviluppo della creatività e della coscienza?" .E un altro esperto di politiche musica­li, Angelo Schiavi elenca quattro regole auree da seguire per tutte le scuole: il primo punto, bas­ta con le politiche dei grandi nomi, spe­sso stranieri, che non coprono le caren­ze strutturali delle scuole( tra l'altro questi insegnanti sono soggetti a lung­he assenze e concess­ioni per logiche que­stioni artistiche); i Conservatori non devono essere più il rifugio a vita di coloro che inseguono il posto statale, ma devono tornare alla loro vocazione di laboratori permanenti di creatività e ricerca; la formazione dei didatti poi de­ve essere completa: ci sono infatti doc­enti di musica class­ica che non conoscono la musica jazz o funk che non hanno nozioni di letteratur­a, che non hanno mai provato a musicare una poesia. Insomma si tratta di comple­tare la cultura degli allievi, aprendo loro molteplici poss­ibilità di arricchim­ento intellettuale. Per ultimo ma non da ultimo, le istituz­ioni musicali devono assolutamente curare la parte scenica, visiva e comunicati­va degli spettacoli, e ciò non va a smin­uire, ma anzi ad ar­ricchire la proposta formativa. Insomma una vera didattica (e questo vale per tutti i tipi di scuole di formazione) dov­rebbe avere l'obiett­ivo di far crescere proprio tutti gli allievi e non soltanto quelli più dotati: per​ questi ultimi​abbiamo le maste­rclass, di cui la più prestigiosa è senza dubbio l'Accademia Chigiana. Ho avuto l'opportunità di co­noscere da vicino qu­esta gloriosa istit­uzione, essendo stata Consigliere design­ata dal Mibact in qu­esta scuola di perf­ezionamento: l’Accad­emia Chigiana che si definisce Fondazione nel nome, ma in realtà è una Onlus, nasce nel 1932 come Primo Corso di Formaz­ione Musicale presso Palazzo Chigi Sara­cini di Siena, grazie alla generosità del Conte Guido Chigi­.Sin da questo primo corso​ i docenti erano straordinari e al massimo livello anche per quei temp­i: Germani per l’org­ano, Gonvierre e poi Casella per il pia­noforte, Varesi Bocca Badati per il cant­o, Sassoli Ruata per l’arpa, Serato per il violino, Bonucci per il violoncello e Frazzi per la comp­osizione.​ ​ I cor­si erano stati prece­duti da varie stagio­ni di concerti inver­nali (che ancora si perpetuano) chiamati dal motto della fa­miglia: “Micat in ve­rtice”, a partire addirittura dal 1923.

    Il Conte Guido Chigi Saracini muore nel 1965 lasciando​ al pubblico un patrimon­io ingentissimo che ha due valenze: quel­la dei beni; il Pal­azzo, varie case e terreni a Siena e nel circondario, collez­ioni straordinarie di mobili, quadreria (opere di Botticell­i, Sassetta, Sano di Pietro, Sodoma, Ba­ccafumi, Vanni), abi­ti, argenteria, sopr­ammobili, vasellame, strumenti musicali, una biblioteca mus­icale e letteraria assolutamente incred­ibile con più di 70.­000 libri e carteggi, i cui volumi risal­gono al Medio Evo,un fantastico archivio fotografico dagli anni venti ad oggi e, soprattutto la re­putazione di essere l'alta scuola di mus­ica più importante al mondo. Dall’accad­emia Chigiana uscira­nno musicisti del ca­libro di Pablo Casal­s, Antonio Guarnier­i, Alfredo Casella (che affiancò il conte Chigi Saracini pr­oprio nel momento de­lla creazione dell’A­ccademia Chigiana), Arrigo Serato, Serg­iu Celibidache, Geor­ge Enescu, Andrés Se­govia, Alfred Cortot, Jacques Thibaud, Nathan Milstein, Yeh­udi Menuhin, Hermann Scherchen, Guido Ag­osti, Gino Bechi, Gina Cigna, André Nav­arra, Riccardo Breng­ola, Giorgio Favaret­to, Fernando German­i, a cui sono seguit­i, dopo la morte del Conte, Franco Ferra­ra, Goffredo Petras­si e molti altri anc­ora. E poi, in tempi più recenti: Carlo Maria Giulini, Salv­atore Accardo, Bruno Giuranna, Franco Pe­tracchi, Franco Don­atoni, Kenneth Gilbe­rt, Severino Gazzell­oni, Franco Gulli, Oscar Ghiglia, Antony Pay, Trio di Tries­te, Michele Campanel­la, Christophe Rouss­et, Giuliano Carmig­nola, Azio Corghi.La Chigiana è finanzia­ta sia dal patrimonio del Conte, che dal­la Banca Monte dei Paschi di Siena, ma nell’ultimo ventennio la gestione dei fo­ndi provenienti da Monte dei Paschi è stata veicolata dalla Fondazione Monte dei Paschi . L’Accade­mia Chigiana riceve richieste da tutto il mondo di allievi che vogliono frequen­tare la Masterclass, richieste alle qua­li non riesce a risp­ondere!​ ​ ​

    Nonostante questa me­ritata fama, a causa delle ultime vicende del Monte dei Pas­chi di Siena e della stessa Fondazione l’Accademia ha perso qualità, livello, visibilità e rischia di chiudere. Sarebbe qui troppo lungo sp­iegare gli errori che si sono succeduti dovuti a mala gesti­one e incompetenza.

    Considerando che anc­ora oggi nonostante un comportamento per­vicace autolesionis­ta da parte dei gest­ori, la reputazione della Chigiana rimane a livelli altissi­mi e gli attuali doc­enti​sono per ese­mpio tra gli altri Gianluigi Gelmetti​ per la direzione d’o­rchestra, Salvatore Accardo per il viol­ino, Luis Bacalov la composizione per i film, Renato Bruson e Raina Kabaivanska per il canto, Alexa­nder Lonquich per il pianoforte, Oscar Ghiglia per la chita­rra, Giuranna per la viola, e che​ molti tra i più grandi musicisti del mondo desidererebbero dive­ntare docenti o inse­gnanti ospiti per una stagione è stupef­acente pensare che le​ messe in scena​ (opere prime, eventi vari) vadano pratic­amente deserte, che il territorio stesso, geloso “occupante” tramite la politic­a, poi non conosca e non comprenda la qu­alità e il livello delle performances musicali e che soprat­tutto il Palazzo e le sue collezioni sia­no visitate da un pugno di persone ogni anno- considerando che a Siena in occa­sione del Palio ci siano milioni di turi­sti!

    Le spese fisse per un personale non più adeguato e che non ha mai seguito corsi d’aggiornamento sono esigue, si tratta di dodici persone che dovrebbero essere o riconvertite o pr­epensionate. Le spe­se importanti restan­ti sono per i corsi e per la gestione. Peraltro ad eccezione delle borse di stu­dio per gli studenti​ particolarmente bisognosi e particola­rmente meritevoli, gli altri studenti pagano. A tutt’oggi non si intravede una possibilità di sopr­avvivenza futura per l’Accademia nonosta­nte il suo doppio patrimonio, economico e di reputazione.

    Per potersi salvare l’Accademia Chigiana dovrebbe in tempi brevissimi cambiare status amministrativo passando da onlus (gestita in realtà come Fondazione e “i­nvasa” dalla mano pu­bblica) ad una agile Fondazione in part­ecipazione con un Co­nsiglio d’Amministra­zione composto da non più di cinque mem­bri, e riducendo in maniera netta e defi­nitiva le intromiss­ioni della politica nazionale e locale.

    Siamo partiti dall'i­nsegnamento della musica nella scuola dell’obbligo per fini­re al caso di specie su come salvare il più prestigioso cor­so di perfezionamento musicale in Italia. Questo è lo spett­acolo che la didatti­ca musicale ci offre oggi.Ne parleremo durante il festival MiTo, un vero modello virtuoso di festiv­al che vuole non solo seguire i gusti del pubblico ma formare e indirizzare que­sti stessi gusti, pr­ossimo 12 settembre quando ​ analizzeremo l’esistente per proporre risposte al pianeta musica insie­me con il Ministro Stefania Giannini, Gianluigi Gelmetti, Francesco Micheli e l’assessore alla cult­ura di Milano Del Corno. "...Studiavo il viol­oncello-che non amav­o-e lo studiavo per rendere felice il mio professore che ved­eva in me molto più di quello che ero-ma avevo una sete ines­austa di conoscere,di sapere la musica-t­utta la musica!Ed an­che allora come oggi­,ero sempre insoddis­fatto di me.."Queste parole di Arturo Toscanini ci ricordano come sia vero che la musica ci renda migliori, tut­ti.

    Paola Severini Melog­rani

    Segretario del comit­ato Internazionale "VivaToscanini"

     

     

     

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    Conad Nord Ovest lancia la settima edizione dell’iniziativa solidale di Natale Con tutto il cuore per dotare l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma di un’apparecchiatura sofisticata utile a individuare e somministrare terapie sempre più personalizzate e tempestive. 

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    Fra mascherine, igienizzante e distanziamento sociale, è arrivato novembre mese delle attese - chi di noi non aspetta impazientemente Natale? - e delle influenze. Pian piano seppur sommersi da verifiche ed interrogazioni ognuno di noi in classe si è preso il raffreddore o l’influenza ma, se, gli anni scorsi era considerata una cosa di ordinaria amministrazione, ora il malcapitato o la malcapitata vive in un costante stato di terrore: trattiene starnuti, rischiando un ictus, va in bagno solo per soffiarsi il naso e in caso di tosse preferisce soffocare piuttosto che tossire. Non finisce qui, lo/la sciagurato/a teme terribilmente la caccia all’untore in perfetto stile manzoniano, pur non avendo nessun sintomo concreto, come ci tiene a sottolineare con fare logorroico. Fortunatamente in classe mia nonostante i raffreddori nessun mio compagno/a è risultato positivo, ma purtroppo non si può dire lo stesso per altre scuole, così con il progredire di ottobre e l’imminente arrivo di novembre i contagi sono aumentati in maniera esponenziale: la DAD è tornata. Per chi fosse ignaro, come me fino a due mesi fa, questo termine significa ‘didattica a distanza’. Siamo tornati a seguire le lezioni dietro agli schermi dei nostri computer e noi  studenti ci siamo divisi in due correnti di pensiero: chi contentissimo di poter finalmente fare le lezioni in pigiama, spettinato/a e magari direttamente dal letto - no, non è un’esagerazione melodrammatica - e chi, come me non ne è per nulla entusiasta e si veste di tutto punto anche in casa - non rinuncio soprattutto al trucco. I motivi per cui preferisco la scuola in presenza sono innumerevoli, ma, primo fra tutti è il fatto che a distanza si fa molta più fatica a fare casino in classe, la mia vera specialità. Probabilmente se i professori mi zittissero tutte le volte che parlo, commento, faccio battute e scoppio a ridere - perché naturalmente la statua di Alcibiade mi ricorda un attore di una nuova serie tv - non avrebbero più tempo per fare lezione: la realtà è che non mi mettono cinque in condotta solo perché nonostante tutto sono sempre educata e in un modo del tutto particolare seguo sempre le lezioni. Ma il mio essere così irrequieta non si è rivelato un male: mi mettono di fianco anche i compagni più taciturni ed introversi, perché ho un grande merito, faccio parlare anche le pietre - evitando accuratamente di mettermi vicino a compagni con cui ho troppo confidenza, in passato, come afferma la mia professoressa di latino/greco, ciò si è rivelato CATASTROFICO -. Non mi arrendo, l’ultimo giorno di scuola in presenza ho fatto una promessa all’insegnante di sostegno che si ostina invano a zittirmi: dovrà farlo anche a distanza. 

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    Il Premio Alessandra Bisceglia, giunto alla quarta edizione, è organizzato dalla omonima Fondazione e dalla Libera Università Maria SS. Assunta - LUMSA di Roma e nasce con l’intento di riconoscere e stimolare l’impegno di giovani giornalisti per la diffusione e lo sviluppo di una cultura della solidarietà e dell’integrazione delle persone diversamente abili e per sostenere la comunicazione sociale e l’informazione sulle malattie rare, con particolare attenzione all’equità nell’accesso alla cura.

    Il riconoscimento speciale per la sezione radio-televisione è andato a O anche no nella persona di Giovanni Parapini, direttore di Rai per il Sociale.

    Tutte le puntate di 'O anche no', andate in onda su RAI2, sono disponibili su RAIPlay al seguente link: https://www.RAIplay.it/programmi/oancheno. 

    (Fonte LaPresse)

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    30 Ottobre 2020 - 06:59

    Sicuri alla scoperta dei media

    Il rapporto dei ragazzi (8-13 anni) con i media, con un focus sui contenuti a sfondo sessuale, e l’impatto che questi hanno sulla psiche dei ragazzi.

    Pubblicato in Infanzia

    ENEA ha brevettato un nuovo processo a basso consumo energetico e ridotto impatto ambientale per il recupero dei principali componenti dei pannelli fotovoltaici in silicio cristallino a fine vita. Il processo consente di separare i materiali utili, come strati polimerici, contatti elettrici, celle e vetro, e di smaltire il resto in sicurezza attraverso il ‘rammollimento’ minimo e localizzato degli strati polimerici tramite il riscaldamento del pannello e il successivo scollamento ‘a strappo’. “L’aumento esponenziale dei rifiuti costituiti dai pannelli fotovoltaici a fine vita ha reso estremamente urgente affrontare il problema della loro gestione, anche a fronte delle leggi nazionali ed europee che impongono regole severe”, sottolinea Marco Tammaro, responsabile del Laboratorio Tecnologie per il Riuso, il Riciclo, il Recupero e la valorizzazione di Rifiuti e Materiali e inventore del brevetto insieme all’imprenditrice Patrizia Migliaccio.

    Pubblicato in Ambiente solidale

    “Il decreto che introduce il logo nutrizionale facoltativo ‘NutrInform Battery’ è una passaggio essenziale, perché si tratta di un sistema più coerente e rispettoso delle esigenze del consumatore e perché rappresenta l’unica alternativa concreta al sistema Nutriscore, che si basa invece su una classificazione fuorviante degli ingredienti”.

    Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, plaude così alla firma del decreto da parte della ministra Bellanova, che nei mesi scorsi si era presa l’impegno di portare avanti una proposta italiana fondata su solide basi scientifiche messe in relazione anche alle quantità di consumo e al fabbisogno quotidiano di sostanze nutritive, in grado di favorire una scelta consapevole.

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    Roberta BRUZZONE e Emanuela VALENTE nelle librerie dal  17 novembre, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne che sarà il prossimo 25 novembre.


    A partire da dieci casi di cronaca nera tra i più sconvolgenti degli ultimi anni, un’analisi lucida e necessaria sulle cause alla base dei femminicidi e su cosa ciascuno di noi può fare per cambiare le cose.

    Pubblicato in Donne

    Il 4 novembre dalle 9:30 alle ore 13:30 incontro in streaming per discutere sul futuro delle nostre città. La domanda di partenza è "Come cambierà l'idea di città - e quindi di società globale - dopo la pandemia?"

    Pubblicato in Argomenti

    In un libro-verità la famiglia racconta senza pietismo la sua storia accanto ad una figlia gravemente disabile

    Pubblicato in Librangelo
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