Articoli filtrati per data: Novembre 2020

    Venerdi 27 novembre, ORE 20, RADIO 1 RAI GR PARLAMENTO

    Ospite di Paola Severini Melograni in questa puntata di No Profit Donatella Tesei, Presidente della Regione Umbria. 
    La Presidente racconta come sta combattendo questa seconda ondata del Covid. 
    Anziché usare l’emergenza per rafforzare la sua forza politica e la sua visibilità mediatica ha cercato il dialogo con l’opposizione, ne ha ottenuto l’appoggio e ha costruito in Umbria un minuscolo esempio di gestione condivisa della crisi.
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    Vorrei segnalare la recentissima sentenza n. 3570 pubblicata il 24/11/2020 dal Tribunale di Palermo – Sez. Lavoro che rappresenta “una pronuncia contro tendenza”, sul tema dibattuto relativo alla qualificazione del rapporto di lavoro con i così detti “Riders” (lavoro subordinato o autonomo?) ispirandosi in ogni caso a principi generali condivisibili sull’evoluzione del diritto rispetto ai cambiamenti socio economici.
    Del resto, la sentenza del Giudice di Palermo sopraggiunge nell’attuale situazione di pandemia, in cui senz’altro l’attività dei riders per le piattaforme digitali del Food Delivery, niente affatto penalizzata (anzi direi implementata) dai provvedimenti governativi restrittivi come invece, purtroppo, gran parte del tessuto economico produttivo globale.
    Chi di noi, almeno una volta, non ha ordinato del cibo a domicilio tramite le ormai diffusissime piattaforme della Gig economy, soprattutto nei periodi di lockdown!
    Ma veniamo alla sentenza citata. Nel giudizio in questione il ciclofattorino (“rider”) deduceva di aver prestato attività lavorativa in forma continuativa in favore di piattaforma digitale di food delivery, di essere stato disconnesso dalla piattaforma e mai più riconnesso alla medesima, nonostante le sue ripetute richieste e di aver quindi impugnato l’asserito licenziamento orale, discriminatorio e ritorsivo, in relazione alle richieste poco prima avanzate nei confronti della società, di fornitura dei DPI (dispositivi di sicurezza), rivendicando così la natura subordinata del rapporto di lavoro.
    Il Giudice di Palermo parte, innanzitutto, considerando la piattaforma digitale per la quale il rider in questione svolgeva attività, come “attività di impresa”, alla luce anche della giurisprudenza internazionale e della Corte di Giustizia che, in relazione alle piattaforme digitali utilizzate per organizzare il trasporto di passeggeri o la distribuzione di cibi e bevande a domicilio, si sono orientate nel ritenere che il principale oggetto e scopo delle medesime consiste in attività di impresa di trasporto di persone o di consegna a domicilio di cibo e bevande.
    Secondo il Giudice del Lavoro di Palermo, quindi, se le piattaforme possono considerarsi imprese, si apre, de facto, la possibilità che i suoi collaboratori lavorino per conto (e non semplicemente in nome) della piattaforma stessa e che, dunque, siano inseriti in una organizzazione imprenditoriale, di mezzi materiali e immateriali, di proprietà e nella disponibilità della piattaforma stessa e così del suo proprietario o utilizzatore.
    Seguendo tale ragionamento, quindi, il Giudice di Palermo ha riconosciuto la natura subordinata del rapporto di lavoro del rider, in contrasto con le precedenti pronunce della giurisprudenza.
    Ed infatti, le precedenti pronunce avevano finora escluso che i rider possano qualificarsi come lavoratori subordinati, in ragione del fatto che possono scegliere se e quando lavorare (ricordiamo anche la sentenza Corte di Cassazione n.1663/2020). Anche la giurisprudenza di merito italiana finora pronunciatasi sul caso della qualificazione del rapporto dei fattorini (Trib. Torino, 7 maggio 2018, n. 778; Trib. Milano, 10 settembre 2018, n. 1853), ha escluso che possa trattarsi di lavoratori subordinati proprio in ragione del fatto che possono scegliere se e quando lavorare.
    Al contrario, il Giudice di Palermo nella sua sentenza, che fa senz’altro discutere, ha ritenuto, nel caso di specie, che la libertà del rider di scegliere se e quando lavorare non fosse reale, ma solo apparente e fittizia: il rider può solo scegliere di prenotarsi per i turni che il sistema mette a sua disposizione in ragione del suo punteggio, ma per il resto è soggetto al potere organizzativo della piattaforma. Le modalità di assegnazione degli incarichi di consegna da parte dell’algoritmo, inoltre, costringevano il lavoratore a essere a disposizione del datore di lavoro nel periodo di tempo antecedente l’assegnazione, mediante la connessione all’app con il cellulare carico e la presenza fisica in luogo vicino quanto più possibile ai locali partner della piattaforma, realizzando così una condotta tipica della subordinazione. Sulla base di queste considerazioni, la sentenza riqualifica il rapporto come una forma di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato, con mansioni di ciclofattorino. Quale effetto sortirà tale sentenza - sempre che venga confermata nei successivi gradi di giudizio, ovvero, dinanzi alla Corte d’Appello e dinanzi alla Corte di Cassazione - nell’orientamento futuro degli altri giudici italiani? Una cosa è certa. La nascita di nuove figure lavorative con i mutamenti delle realtà produttive ed anche delle nuove abitudini sociali necessitano costantemente adeguamenti del diritto e, quindi, anche dei più classici indici della qualificazione del rapporto di lavoro elaborati in passato dalla giurisprudenza.
    La nuova realtà produttiva impone adeguamenti della legge, a tutela di ogni lavoratore, della collettività e, quindi, delle imprese e nell’interesse produttivo economico del nostro Paese e del mercato globale. Non è un caso se anche il Giudice palermitano nella sentenza, ricordi che “si deve tenere a mente che l’art. 2094 c.c. venne scritto per la prima Rivoluzione Industriale, in cui il modello di lavoro subordinato era quello dell’operaio della
    fabbrica e del fordismo”. Ed ancora, menzioni la sentenza della Sala de Social spagnola: “En la sociedad postindustrial la nota de dependencia se ha flexibilizado. Las innovaciones tecnológicas han propiciado la instauración de sistemas de control digitalizados de la prestación de servicios. La existencia de una nueva realidad productiva obliga a adaptar las notas de dependencia y ajenidad a la realidad social del tiempo en que deben aplicarse las normas.” (traduzione: “Nella società postindustriale il concetto di dipendenza è diventato più flessibile. Le innovazioni tecnologiche hanno favorito la nascita di sistemi di controllo digitalizzati per la prestazione dei servizi. L’esistenza di una nuova realtà produttiva obbliga ad adattare i concetti di dipendenza e alienità alla realtà sociale del tempo in cui le norme devono essere applicate.”).
    Aggiungerei però che la nuova realtà produttiva obbliga ad adattare non solo il concetto di lavoratore subordinato, ma anche quello di collaboratore autonomo o, comunque, anche a creazioni di “nuovi abiti su misura” laddove necessario a tutela di imprese, dell’intero mercato del lavoro, dei lavoratori e quindi di noi tutti.

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    È stato consegnato oggi il riconoscimento ‘UEFA Foundation for Children Award 2020’ all’Ospedale Pediatrico, con cui dal 2019 la FIGC porta avanti una proficua collaborazione. Gravina: “L’attività del Bambino Gesù rappresenta un orgoglio del nostro Paese”


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    l progetto di Banca Popolare Etica per raccogliere testimonianze sul rapporto tra donne e finanza e lanciare nuove idee di credito


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    Per i Report Caritas e Dossier Idos 2020, l’emergenza sanitaria ha inasprito l’intolleranza verso i migranti, ma il 30% degli stranieri in Italia lavora in ambiti chiave per la lotta alla pandemia

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    Da qualche decennio si discute in Italia della necessità di un incontro tra letteratura e antropologia, senza che tra le due discipline sia riuscito a decollare un vero dialogo. L’autore prova a fare il punto su questo dialogo e poi analizza in una prospettiva antropologica alcuni testi significativi della letteratura italiana, tra i quali i Promessi Sposi e I Malavoglia.


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    La filantropia e il Terzo settore stanno cambiando. In questi settori, gli assetti e le politiche anche, soprattutto a livello istituzionale ed europeo. Ci sono in ballo tante cose che al momento sono in fase di sviluppo. L’economia, in questa fase, è sotto pressione da diversi punti di vista, per via della pandemia, che ha dato un’accelerata significativa a una crisi già avviata. Nel corso del raduno dei giovani economisti ad Assisi è allora intervenuto a tal proposito anche il Pontefice, spiegando il percorso di istituzionalizzazione basato sull’ibridazione con altri settori, enti, fondazioni, imprese. Tra profit e non profit, insomma. Un’occasione di formazione e contaminazione positiva, per la creazione di un nuovo circolo virtuoso, creativo, pronto all’innovazione e indirizzato alla comunità, a fare bene del bene, con qualità e professionalità, contribuendo così a costruire nuove forme di rappresentanza e di domanda sociale da parte di soggetti fragili ed esclusi. Francesco conclude con un messaggio di speranza e incoraggiamento: c'è un futuro per il terzo settore se avrà la capacità di cogliere segnali di cambiamento oltre il proprio perimetro, avviando processi, tracciando nuovi percorsi e allargando gli orizzonti.

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    Il tema della decima edizione del Festival della Dottrina Sociale è  MEMORIA DEL FUTURO.


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    Su Repubblica di oggi, giovedì 26 novembre, un articolo a firma Iacopo Melio intitolato "Io, giovane fragile al tempo del virus vivo con la paura di non essere curato". Melio cita il protocollo diffuso dall'Istituto Superiore di Sanità chiamato "Decisioni per le cure intensive in caso di sproporzioni tra necessità assistenziali e risorse disponibili in corso di pandemia da Covid-19". La riflessione di Melio prosegue spiegando che potrebbe capitare a noi o a un nostro caro di non essere curati. Insomma, potrebbe capitare a lui, a soli 28 anni, pur non essendo mai uscito di casa da febbraio scorso, oppure a un altro. Nel finale, poi, invita tutti a rispettare le regole per dare ulteriore valore ai sacrifici fatti fino a questo momento.

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    I sorrisi ormai sono nascosti dalla mascherina, questo “indumento” è entrato prepotentemente nella quotidianità globale e il progetto “Mascherina della Vittoria” rappresenta un momento di riflessione e di speranza da condividere con l’Istituto Spallanzani, simbolo della lotta al Covid, attraverso l'arte per raccontare il periodo storico che stiamo vivendo.

    Il progetto, a cura di Tiziano M. Todi, ha visto “l’entusiasmo partecipativo” di 52 artisti che, grazie alla collaborazione con la Galleria Vittoria di via Margutta, hanno accolto l’invito del curatore per realizzare “una mascherina ad Arte” reinventandola attraverso il proprio sentimento artistico. La mostra sarà esposta presso l’Atrio dell’Ospedale Spallanzani a partire dal 26 novembre 2020. L’iniziativa resa possibile grazie alla partecipazione di Acea «Vuole essere un ringraziamento a chi, con dedizione e tenacia ha combattuto in prima linea, e tuttora combatte, perché si possa celebrare la vita» afferma la presidente di Acea Michaela Castelli.

    Il progetto ha visto l’entusiasta partecipazione di alcuni protagonisti dell’ospedale Spallanzani, modelli d’eccezione, che insieme a personaggi dello spettacolo, hanno indossato le “Mascherine della Vittoria” in una serie di scatti volti a sensibilizzare il pubblico all’utilizzo della mascherina, non più semplice dispositivo medico
    ma preziosa opera d’arte che aiuta tutelare la nostra salute e quella degli altri, diventando (chissà) oggetto del desiderio.

    Gli scatti fotografici in mostra insieme alle mascherine rappresentano il pubblico in un evento che non può creare assembramenti in tempo di Covid. TWM FACTORY, che collabora attivamente con Galleria Vittoria, ha sposato il progetto e i suoi intenti, realizzando l’identità visiva e curandone il catalogo in qualità d’editore. La pubblicazione contiene gli interventi dell’avv. Michaela Castelli presidente Acea, della dottoressa Marta Branca, Maddalena Santeroni Presidente Associazione Amici Galleria Nazionale, Tiziano M. Todi, Francesca Cicinelli, Ginevra Corso, Gaetano Florio, Alessandra Gatti, Tiziana Todi, Paola Veneto Guerri.

    Gli artisti coinvolti sono: Chiara Abbaticchio, Ricardo Aleodor Venturi, Carlo Settimio Battisti, Tiziana Befani, Paolo Berti, Elisabetta Bertulli, Etty Bruni, Danilo Buniva, Lino Casadei, Daniella Castellani, Amalia Cavallaro, Alessandro Cignetti, Cristina D'Ambrosio, Alessandro D'Aquila, Elena Datrino, Sonia De Rossi, Roberta Di Sarra, DuminDa, Antonio Fiore - Ufagrà, Daniela Foschi, Vittorio Fumasi, Paolo Gallinaro, Micaela Giuseppone, Maria Rita Gravina, Manuela iniarT, Luminita, Chicco Margaroli, Marianna Masciolini, Guglielmo Mattei, Tommaso Pensa, Nino Perrone, Flaviana Pesce, Alina Picazio, Adriana Pignataro, Daniela Poduti Riganelli, Francesco Polazzi, Anna Proietti, Maria Teresa Protettì, Anna Ricca, Lucio Rossi, Stella Maria Sablone, Anna Saegesser Pavone, Rosemary Salkin Sbiroli, Emanuela Sannipoli, Fabio Santoro, Valentina Sisto, Maurizio Schächter Conte, Renata Solimini, Claudio Spada, TXTProject, Stefano Volpe e Joa Zack.

    I Testimonial che hanno voluto collaborare gratuitamente al progetto: Alessandro Preziosi, Elena Sofia Ricci, Giordano Bruno Guerri, Guillermo Mariotto, Giovanni Parapini, Costantino D’Orazio, Eleonora Brown, Roberta Petronio, Eva Grimaldi, Imma Battaglia, Daniela Colucci, Luigi Di Capua, Lucia Fusco, Claudio Cocino, Giacomo Ferrara, Giorgio Verdelli, Raiz della Volpe, Alan Lorwhen, Federico Ruiz, Edoardo Mocini, Piergiacomo Taurisano, Chiara Anguissola d’Altoe’, Massimiliano Rizzo, Paola Veneto, Pietro Guerri, Nicola Guerri, Valentino Pancione, Niccolò Sciortino.

    Testimonial Spallanzani: Il Direttore Generale Ospedale Lazzaro Spallanzani Marta Branca. Le ricercatrici Francesca Colavita, Maria Rosaria Capobianchi e Concetta Castilletti, Alessia De Angelis, Antonietta Pedone, Barbara Pacciani, Franco Lufrani, Riccardo Moschella, Ubaldo Visco Comandini.

    La mostra si inaugurerà il 26 novembre presso l’Atrio dell’Ospedale Spallanzani con un ringraziamento e un sorriso virtuale a tutti coloro che hanno contribuito.

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