Articoli filtrati per data: Novembre 2020

    L’iniziativa presentata in occasione di Ecomondo 2020 darà il via a una piattaforma online con la quale anche enti e università potranno condividere l’utilizzo di laboratori di ricerca e strumentazioni avanzate 

    ACEA ed ENEA, in occasione di Ecomondo 2020, la fiera della Green Economy di Rimini che quest’anno si svolgerà in modalità digitale, avviano LabSharing, il progetto volto a mettere in comune laboratori, tecnologie e know how per favorire la ricerca e il monitoraggio in campo ambientale con un approccio aperto al mondo dell’innovazione e della sostenibilità. Grazie a questa iniziativa, attraverso una piattaforma online dedicata, sarà possibile anche per soggetti terzi richiedere l’utilizzo di strutture d’eccellenza e supporto scientifico nel campo dei controlli ambientali di elevata complessità. Le analisi riguarderanno soprattutto stato e qualità di acqua, aria, suolo ed ecosistemi, oltre a misurazioni di indicatori e pressioni ambientali associate a scarichi, rifiuti, siti contaminati ed emissioni. Labsharing è nata dall’iniziativa “Acea Open Asset”, volta allo sviluppo delle attività di Open Innovation dell’azienda.

    L’accordo fra ACEA - multiutility attiva nella gestione e nello sviluppo di reti e servizi nei business dell’acqua, dell’energia, dell’ambiente e primo operatore idrico nazionale - ed ENEA – l’Agenzia nazionale di riferimento per lo sviluppo economico sostenibile - darà vita ad un polo scientifico e tecnologico per attività di monitoraggio e salvaguardia dell’ambiente. Tutto ciò con l’obiettivo di raccogliere anche l’interesse degli Enti di Ricerca e delle Università, offrendo un accesso semplice e diffuso alle migliori tecnologie di analisi, tramite una sinergia fra strumentazioni di eccellenza, esperienze e know how, quali quelle di Acea Elabori di Grottarossa a Roma e i laboratori di ENEA dislocati sul territorio nazionale.

    LabSharing è il risultato della collaborazione tra ENEA ed ACEA iniziata nel 2019, volta a valorizzare i rispettivi asset condividendoli con l’ecosistema esterno. Con questa iniziativa ACEA consolida il proprio ruolo di catalizzatore dei processi di open innovation e sviluppo tecnologico. Questo progetto, che l’Azienda lancia insieme ad un partner come ENEA, leader in campo scientifico, ha l’obiettivo di mettere a fattor comune expertise di alto livello, per facilitare e supportare la ricerca e la salvaguardia dell’ambiente.

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    Il 2 novembre, giorno dei morti, ricordiamo i nostri quasi 200 medici e 50 infermieri morti di COVID mentre curavano i malati con una poesia di Mariangela Gualtieri, dal libro "Quando non morivo", uscito per Einaudi.

    Io non chiedo per voi l'eterna pace

    non quel sonno infinito delle pietre

    io non prego per la perpetua luce

    in un teatro di tenebre ghiacciate

    Non chiedo sonno per voi

    non imploro riposo

    io non prego perché restiate stesi

    con palpebre sempre sigillate.

    Chiedo ebbrezza per voi. Giocondità chiedo

    vita piena di giovani animali della foresta

    ebbrezza di slegati.

    Chiedo per voi, morti nostri, un'adesione

    e tutta la bellezza che vediamo

    crescerci intorno e dalla quale siamo,

    noi vivi siamo separati.

    Nota che troppo spesso stona. Mano

    che rovina. Testa che porta dentro sè nemici.

    Siate bellissimi, morti nostri. Diventate voi

    tutta la meraviglia di quando alziamo la faccia

    nell'aperta notte e quasi non reggiamo

    quell'impero enigmatico di stelle, 

    tutta l'eleganza armonica del cielo.

    Siate voi.

    Non prego per voi. Io prego voi.

    Andate, Dove sarà svelata

    la profezia dei fiori,

    di tutti i fiori. Nella pace siate

    di certe domestiche sere

    nella gioia d'infanzia, nell'abbraccio tra umani, siate,

    o quando piove d'estate dopo la calura, dentro

    un vapore di fornelli, dove si fa il pane, siate,

    dove si beve il latte. Nel semplice stare

    che non vediamo, se non a volte,

    dopo un dolore grande.

    E il riposo vostro sia la melodia rotante

    di tutti i mondi.

    Sia nella voce di qualcuno che canta

    nel rumore d'acque sia la vostra pace

    in tutte le tane silenziose, dove da una madre pregna

    esce un cucciolo inerme, bagnato di leccate.

    Andate. Siate. Liberati nello svelato

    mistero del nascere a qualcosa che non sappiamo,

    che ha il tetro nome di morte e forse invece

    come seme si schiude a più vaste vite, a più vaste

    vedute. Forse.

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    Roma, Palazzo delle Esposizioni. 30 ottobre 2020 - 17 gennaio 2021

    Da domani, venerdì 30 ottobre 2020, fino al 17 gennaio 2021, al Palazzo delle Esposizioni a Roma, apre al pubblico l’edizione 2020 della Quadriennale d’arte, dal titolo FUORI, a cura di Sarah Cosulich e Stefano Collicelli Cagol, organizzata dalla Fondazione La Quadriennale di Roma, presieduta da Umberto Croppi, e dall’Azienda Speciale Palaexpo, presieduta da Cesare Pietroiusti.

    Principale partner istituzionale della mostra è il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, che attraverso la Direzione Generale Creatività Contemporanea ha confermato un importante contributo ad hoc, facendosi anche promotore del progetto speciale Premio AccadeMibact.

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    La Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie, già da 8 mesi alle prese con la sfida senza precedenti posta dal Covid-19, risponde alle richieste del Governo di collaborare sul tracciamento dei contagi e sui tamponi: nonostante la paura e lo sgomento di queste settimane, prevale l’orgoglio e la disponibilità, ma a patto che vi sia un diverso trattamento della Medicina Generale, che necessita di nuove risorse e condizioni di lavoro

    Abbiamo affrontato inermi il Covid-19. Ancora oggi, protezioni e DPI non sono sufficienti; abbiamo una preparazione limitata e riceviamo messaggi contraddittori. Siamo disposti a farci carico responsabilmente di queste nuove mansioni solo se tutto questo fa parte di una cambiamento radicale, irreversibile e serio delle nostre condizioni di lavoro” sottolinea il Prof. Claudio Cricelli, Presidente SIMG

    Mai come in questi tempi il nostro Paese è stato sottoposto a prove dure come quella che stiamo affrontando. Il Servizio Sanitario Nazionale fronteggia una situazione senza precedenti, alla quale deve adattarsi con rapidità e capacità di reazione immediate. Ma la prova più complicata la sta affrontando la Medicina Generale Italiana, comparto professionale dimenticato, spesso trattato con sufficienza e disattenzione.

    LA “SINDEMIA” DI FRONTE A CUI CI TROVIAMO E LA POSIZIONE DEI MEDICI DI FAMIGLIA – Ci troviamo di fronte al dilagare incontrollabile della pandemia, oggi di fatto divenuta una sindemia – un insieme cioè di patologie pandemiche non solo sanitarie, ma anche sociali, economiche, psicologiche, dei modelli di vita, di fruizione della cultura e delle relazioni umane. Emerge dunque la priorità di presidiare il territorio, controllandone i microfenomeni casa per casa, individuo per individuo, famiglia per famiglia. Questo compito può essere affidato esclusivamente all’unico comparto sanitario e medico pensato per queste finalità, la Medicina Generale. Tuttavia, la negligenza di questi anni ha privato la categoria degli strumenti necessari.

    È davvero singolare che una partita così importante debba essere affrontata con gli strumenti dell’emergenza, generando contrasti, paure, dubbi e divisioni all’interno della professione dei medici – evidenzia il Prof. Claudio Cricelli, Presidente SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie – La nostra professione raramente è ben organizzata; attrezzature, personale di studio, tecnologie sanitarie spesso sono inesistenti; le risorse economiche sono inadeguate. Eppure veniamo caricati di una quantità di compiti, mansioni e prospettive che avrebbero bisogno di anni per essere integrati adeguatamente in uno schema e in strutture professionali, fino ad ora invece pensate al ribasso, relegate ai margini del sistema sanitario e deliberatamente trascurate, a favore di una medicina specialistica ipertrofica, sulla quale per anni molte regioni hanno pensato di spostare addirittura i compiti propri della medicina del territorio. Abbiamo affrontato inermi il Covid-19. Ancora oggi, protezioni e DPI non sono sufficienti; abbiamo una preparazione limitata e riceviamo messaggi contraddittori. Non vogliamo essere sacrificati, pur mettendoci al servizio del Paese con il senso del dovere che ha sempre animato la nostra categoria e che deve comunque continuare a prevalere”.

    LA PRIMA REAZIONE DEI MMG: TIMORI E PERPLESSITÀ – I Medici di famiglia oggi esprimono due reazioni contrastanti e apparentemente antitetiche. La prima è di rifiuto, timore e perplessità . “Come facciamo ad affrontare una prova come la pandemia in corso, a cui si aggiungono i nuovi compiti come quelli sottoscritti con la Sisac? – sottolinea il Prof. Cricelli - Tutti i MMG del paese si stanno ponendo questo problema. In queste ore la Medicina Generale sta subendo l’impatto di sessanta milioni di cittadini impauriti, disorientati e bisognosi di cure, farmaci, informazioni tempestive e risposte concrete. Come facciamo ad affrontare il diluvio generato da Covid-19, la stagione invernali con i suoi problemi epidemici, la vaccinazione antinfluenzale, la cura degli anziani, il monitoraggio dei cronici, la risposta a domande ed esigenze convulse e incontrollabili dei cittadini che chiedono risposte alle quali nessuno sa dare una risposta? In questa catastrofe che si sta abbattendo sulla Medicina Generale, diventa molto complicato il tracciamento dei contagi e l’esecuzione dei tamponi rapidi. I nostri studi sono pensati per un’attività completamente diversa; il nostro personale è insufficiente e raramente dotato di competenze sanitarie. Questi sono i nostri ragionamenti indotti dal buon senso e dalla consapevolezza dei propri limiti”.

    LA SECONDA REAZIONE DEI MMG: CORAGGIO E ORGOGLIO – La posizione dei Medici di famiglia è ancora più articolata e porta anche a un secondo punto di riflessione. Questo elemento scaturisce dalla consapevolezza del SSN di aver tenuto per troppo tempo una visione miope della Medicina Generale. Il Covid infatti ha posto una sfida, quella di impedire che la parte più fragile della popolazione si ammali: è la controprova che la buona cura delle cronicità paga con interessi, contrariamente a qualsiasi approccio superficiale. “Questa seconda reazione appartiene al mondo del coraggio civile e professionale e dell’orgoglio che è presente in tutti noi medici – aggiunge il Prof. Cricelli – Questa sta diventando la partita della nostra vita. Accettare la sfida dei tamponi non può essere un atto di rassegnazione, ma impone una risposta lucida e decisa. Innanzitutto, occorre definire come si fa, con quali regole, a quali condizioni, con quali modalità con quale addestramento, con quali supporti, con quali protezioni e condizioni di sicurezza. Qualora non vi fossero queste premesse, queste prestazioni sono effettuabili solo al di fuori degli studi medici. Laddove sia possibile organizzare le nuove attività, devono essere forniti tutti gli strumenti e il tempo necessario per svolgere queste pratiche mediche e sanitarie. Ma dalla professione deve emergere un altro messaggio forte. Chiedere uno sforzo come questo significa aggravare le condizioni di lavoro dei Medici di famiglia: siamo disposti a farcene carico solo se tutto questo fa parte di una cambiamento radicale, irreversibile e serio delle nostre condizioni di lavoro. Affinché ciò avvenga, deve essere sottoscritto un memorandum di intenti che stravolga l’attuale organizzazione delle cure del territorio e che garantisca la nascita di una Medicina Generale moderna, efficiente, ben organizzata, con standard qualitativi e dotazione di risorse economiche e umane di altissimo livello. I medici di famiglia hanno sviluppato una straordinaria consapevolezza delle loro responsabilità e, mediamente, la professione ha vedute più aperte e avanzate della politica, in virtù del nostro stretto legame con i cittadini. Per questo possiamo accettare la sfida, ma solo a un patto: un grande sacrificio in cambio della garanzia di un futuro diverso”.

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    Indire e il Movimento di Cooperazione Educativa promotori dell'iniziativa

    La nuova fase dell'emergenza sanitaria ha cambiato di nuovo la pianificazione dei percorsi didattici e gli orari nelle classi nelle scuole, oltre agli arredi e all'uso degli ambienti funzionali, come i laboratori e gli spazi comuni.

    Gli insegnanti e i dirigenti scolastici sono obbligati ad una nuova configurazione didattica, cercando di diversificarla, per dare ascolto ai differenti bisogni degli studenti.

    In questo contesto di emergenza il Movimento Piccole Scuole Indire, che ha accolto la proposta del gruppo “Classi Aperte” del Movimento di Cooperazione Educativa, ha organizzato un ciclo di webinar per supportare i dirigenti scolastici e gli insegnanti. Il primo appuntamento è in programma il 5 novembre.

    L'obiettivo è sperimentare nuove modalità per organizzare attività di gruppo e cooperative, laboratori e uscite didattiche, creare situazione di ascolto e di dialogo con gli alunni, diversificare il lavoro e i materiali didattici, ripensare gli spazi e i tempi per una scuola nel territorio.

    Sullo sfondo di questa proposta ci sono la Pedagogia dell’Emancipazione, promossa dal Movimento di Cooperazione Educativa, che le scuole possono compiere attraverso la realizzazione dell’assemblea di classe esercizio di democrazia nelle classi, l’adozione alternativa del libro di testo, la pratica del lavoro a classi aperte e del laboratorio, la valutazione formativa. A ciò si aggiunge la visione di Piccola Scuola come di Scuola di prossimità sviluppata da Indire, nell’ambito del Movimento Piccole Scuole che, con i suoi assi fondamentali (curricolo e territorio, spazi didattici aperti e diffusi, relazione amplificata dalle tecnologie con la famiglia e con l’amministrazione locale), si consolida come modello di comunità educante.

    Di seguito il programma dei webinar:

    5 novembre (ore 17.00-19.00): Le aperture nello spazio della classeAperture per una pedagogia dell’emancipazione; i 4 passi a scuola del Movimento di Cooperazione Educativa (Giancarlo Cavinato, MCE); Pedagogia differenziata per una scuola inclusiva (Enrico Bottero, pedagogista); Esempi di gruppi eterogenei: il piano di lavoro (Sonia Sorgato, insegnante di scuola primaria); Organizzazione a gruppi-laboratorio: esperienza della scuola di via Bosio (M.Antonietta Ciarciaglini, Annalisa Di Credico, insegnanti di scuola primaria); Aperture e tecnologie: le classi in rete e il gemellaggio elettronico (Jose Mangione e Michelle Pieri, Indire). 

    12 novembre (ore 17.00-19.00): Fare scuola fuori dalla scuola. Scuola e territorio. Un’occasione per ripensare il modo di fare scuola (Enrico Bottero, pedagogista); Un laboratorio ‘sulle nuvole’ (Giancarlo Cavinato - MCE, Rosy Fiorillo, insegnante di scuola primaria); I luoghi comuni: cacce al tesoro e mappe affettive, esperienza scuola Virgilio Mestre (Tiziano Battaggia, insegnante di scuola primaria); Le visite scambio e la classe all’aperto (Roberta Passoni, insegnante di scuola primaria).

    19 novembre (ore 17.00-19.00): La scuola aperta nell’emergenza sanitaria e educativa. Le difficoltà della riapertura - Presentazione del questionario “Tornare a scuola non basta” (Roberta Sala, E tu da che parte stai?); Il punto luce di Marghera nell’ambito della rete ad alta intensità educativa di Venezia (Giancarlo Cavinato, Julia Di Campo, Save the Children); La scuola di prossimità: La biblioteca, l’aula museo e la radio del territorio (Jose Mangione, Rudi Bartolini, Francesca De Santis, Indire); I patti educativi territoriali - Quali risorse, quali strategie? (Franco Lorenzoni, EducAzioni).

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    La protesta dei cittadini e delle cittadine che scenderanno in piazza in queste ore per chiedere garanzie e certezza di diritti, è quanto mai giusta e opportuna in un Paese in cui il Governo e l'opposizione non si sono mostrati all'altezza della drammatica crisi che stiamo vivendo.

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    L’EU Standing Committee on Plants, Animals, Food and Feed (SCoPAFF) ha approvato con una votazione a maggioranza qualificata il divieto all’uso del mancozeb, ossia il principio attivo alla base dei pesticidi fungicidi tra i più diffusi in Europa. La messa al bando entrerà in vigore dal 2021. Da diverse ricerche effettuate sulle proprietà era emersa la similarità del mancozeb a quella di un interferente endocrino, causa di alterazioni del sistema endocrino, e, oltretutto, era legato al manifestarsi di problemi neurologici come il morbo di Parkinson. Diverse agenzie dell’Ue avevano già allertato riguardo la tossicità del mancozeb, ad esempio l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) identificò questa sostanza come dannosa per il sistema riproduttivo; mentre l’Autorità europea per la sicurezza alimentare la inserì in sei categorie di rischio. Il capitolo è finalmente concluso, dopo un lungo ed estenuante confronto tra il Parlamento europeo, da sempre propenso a vietare il mancozeb, e i singoli ministri dell’agricoltura degli stati membri che erano invece contrari al bando dell’interferente endocrino. Dall’altra parte, la Commissione europea decise di non prendere posizione, e la decisione finale slittò di continuo, nonostante le inconfutabili prove scientifiche che riferivano della pericolosità della sostanza. Ora si può dire che tutto è finito, ma ogni tanto sarebbe meglio prendere delle posizioni, soprattutto quando c’è di mezzo la salute di tante persone.

    https://www.endseurope.com/article/1698217/eu-governments-agree-ban-pesticide-mancozeb-next-year

    A cura di Simone Riga

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    Meno armi piu' salute, ridurre drasticamente le spese militari e devolvere i fondi a sanita', assistenza, ricerca e servizi pubblici
    Proponiamo che il 4 novembre (nel rispetto delle norme per il contenimento della pandemia) si svolgano commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, commemorazioni che siano anche solenne impegno contro tutte le guerre e le violenze.
    Affinche' il 4 novembre, anniversario della fine dell'inutile strage della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno in cui nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l'impegno affinche' non ci siano mai piu' guerre, mai piu' uccisioni, mai piu' persecuzioni.
    Queste iniziative di commemorazione e di impegno morale e civile devono essere rigorosamente nonviolente. Non devono dar adito ad equivoci o confusioni di sorta; non devono essere in alcun modo ambigue o subalterne; non devono prestare il fianco a fraintendimenti o mistificazioni. Queste iniziative di addolorato omaggio alle vittime della guerra e di azione concreta per promuovere la pace e difendere le vite, devono essere rigorosamente nonviolente.
    Occorre quindi che si svolgano in orari distanti e assolutamente distinti dalle ipocrite celebrazioni dei poteri armati, quei poteri che quelle vittime fecero morire.
    Ed occorre che si svolgano nel modo piu' austero, severo, solenne: depositando omaggi floreali dinanzi alle lapidi ed ai sacelli delle vittime delle guerre, ed osservando in quel frangente un rigoroso silenzio.
    Ovviamente prima e dopo e' possibile ed opportuno effettuare letture e proporre meditazioni adeguate, argomentando ampiamente e rigorosamente perche' le persone amiche della nonviolenza rendono omaggio alle vittime della guerra e perche' convocano ogni persona di retto sentire e di volonta' buona all'impegno contro tutte le guerre, e come questo impegno morale e civile possa concretamente limpidamente darsi. Dimostrando che solo opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che dalle guerre sono state uccise. Affermando il diritto e il dovere di ogni essere umano e la cogente obbligazione di ogni ordinamento giuridico democratico di adoperarsi per salvare le vite, rispettare la dignita' e difendere i diritti di tutti gli esseri umani.
    A tutte le persone amiche della nonviolenza chiediamo di diffondere questa proposta e contribuire a questa iniziativa.
    Contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni.
    Per la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.
    Ogni vittima ha il volto di Abele.
    Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.
    Per questo sosteniamo la richiesta che l'Italia sottoscriva e ratifichi il Trattato Onu per la proibizione delle armi nucleari del 7 luglio 2017 entrato in vigore dopo la cinquantesima ratifica nei giorni scorsi.
    Per questo chiediamo una drastica riduzione delle spese militari che gravano sul bilancio dello stato italiano per l'enorme importo di decine e decine di milioni di euro al giorno. Riteniamo essenziale l'avvio di una politica di disarmo, poiche' le armi sempre e solo uccidono gli esseri umani. I fondi pubblici oggi destinati a strutture e strumenti di morte siano invece utilizzati in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani e del mondo vivente. La pandemia ha dimostrato quanto sia importante, preziosa e vitale la sanita' pubblica, la tutela e la salubrita' dell'ambiente, la difesa e il sostegno dei piu' fragili e indifesi, dei piu' sfruttati e impoveriti, dei piu' emarginati ed oppressi della societa', ovvero il riconoscimento dell'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani. Abolire le guerre e garantire piu' salute e diritti per tutte e tutti. Meno armi – strumenti di morte – e piu' risorse per sanita' e assistenza, previdenza e protezione sociale, servizi pubblici per tutte e tutti. Siano drasticamente ridotte le spese militari, e i fondi pubblici cosi' risparmiati siano utilizzati per la sanita', l'assistenza, la ricerca scientifica orientata al bene comune dell'umanita', la difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutte e tutti, la condivisione del bene e dei beni. Per questo sosteniamo la Campagna "Un'altra difesa e' possibile", che prevede l'istituzione di un Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta.
    Pace, disarmo, smilitarizzazione. Tutela della salute di tutte e tutti.
    Solo la pace salva le vite. Salvare le vite e' il primo dovere.
     
     
     
     
     
     
    PeaceLink
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    Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo
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    Comunicato Stampa 
    Movimento Non Violento
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    A cura dei volontari de La tenda di Gionata

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