04 Settembre 2004 - 21:13

    1. DUE NUOVE PRIORITA'

    Vota questo articolo
    (0 Voti)

    1. DUE NUOVE PRIORIT


    Lo scopo di questo Libro Bianco di mettere a punto un quadro di riferimentoi per realizzare e rinforzare la coesionesociale del Paese. Sotto questo profilo importante identificare due assi portanti sui quali fondare il quadro operativo dellepolitiche future. Il motivo per cui vengono segnalati in maniera distinta, estraendoli per cos dire dal corpo dei macroobiettivi(che saranno sviluppati nel terzo capitolo) perch essi sono stati per anni ignorati dalle politiche pubbliche. E ilcaso della transizione demografica e dei suoi effetti sui rapporti inter-generazionali. Oppure della famiglia, relegata dall ideologia in fondo alla scala delle priorit sociali moderne.

    1.1. GESTIRE LA TRANSIZIONE DEMOGRAFICA

    1.1.1. Un Paese sulla via dell invecchiamento

    Nella classifica internazionale dei paesi che nel prossimo cinquantennio risulteranno pi espostiall invecchiamento della popolazione l Italia al secondo posto, subito dopo il Giappone. Una situazioneallarmante. Il problema che, nonostante i numeri , la priorit di bloccare il declino demografico non mai entrata veramente nell agenda politica dei passati governi. Sono mancate visioni e scelte che, sia purnel medio periodo, consentissero di frenare e poi invertire la situazione attuale.
    In poche materie come la demografia necessario agire oggi per ottenere risultati domani. Una priorit con esiti, per cos dire, differiti che richiede gradualit , costanza e linearit di intervento.

    La situazione
    Il fattore responsabile dell invecchiamento del Paese non solo l allungamento della vita degli individuima anche il crollo del tasso di fecondit totale verificatosi a partire dalla met degli anni 70. In questianni si registrato un decremento del numero medio di figli per donna da livelli prossimi all equilibriodemografico (2,1) fino ad un valore minimo di 1,18 nel 1995. Dalla met degli anni 90 fino ad oggi lafecondit si mantenuta pressoch stazionaria intorno ad un valore di 1,2 figli per donna (1,25 nel2000). Questo calo delle nascite sta avendo effetti pesanti sul mercato del lavoro, essendo il flusso deinuovi ingressi inferiore a quello del decennio passato. La popolazione in et di lavoro non solo stadiminuendo ma contemporaneamente diventa sempre pi vecchia.

    Invertire la tendenza
    L esperienza di altri paesi fornisce concrete indicazioni su come gestire i risvolti pi complessidell invecchiamento distribuendoli su un numero maggiore di nati. Si veda il caso della Svezia, che nelgiro di due decenni riuscita a lasciare l ultimo posto della classifica demografica europea perconquistarne il primo. Lo stesso sta facendo la Francia, con un mix di politiche ben appropriate, comead esempio il sostegno al terzo figlio.La storia demografica ci insegna che i progressi di domani si costruiscono lavorando sodo sull oggi. Glieffetti sul rapporto tra le generazioni sono infatti il risultato di lente stratificazioni che si producono neltempo.
    Cosa accadrebbe se l Italia avesse una fecondit pari a quella media dell Europa?
    Per illustrare gli effetti del tasso di natalit sui principali equilibri socio-economici si espongonobrevemente i risultati di una simulazione ottenuta ipotizzando che dai valori attuali il tasso di fecondit totale del Paese risalga in dieci anni alla media europea (1,55).
    Il confronto stato fatto con lo scenario centrale delle ultime previsioni demografiche dell ISTATrispetto al quale la simulazione differisce unicamente nell ipotesi di fecondit . Per le ipotesi riguardo allasopravvivenza e alla migratoriet futura, nella simulazione sono stati assunti gli stessi livelli previsti nelloscenario centrale ISTAT.
    Ecco alcuni tra i principali risultati:Il numero di nascite resterebbe poco al di sotto dei valori attuali (520mila) per il prossimo trentennio invece dideclinare nel 2030 a poco pi di 420 mila.
    La popolazione residente resterebbe ai livelli attuali e sarebbe nel 2030 maggiore di 1.700.000 rispetto aquella relativa allo scenario pi probabile.
    L et media, oggi di 41,6 anni, salirebbe a 43,3 (invece di 43,6) nel 2010 e a 47,1 (invece di 48,1) nel 2030.La percentuale di giovani con et compresa tra 0-14 anni, oggi al 14,4%, resterebbe al 13% (invece di 11,6)nel 2030.
    L indice di vecchiaia, espresso come il rapporto tra i maggiori di 65 anni ed i minori di 15 anni, passerebbedal 127% di oggi al 140 % (invece di 146) nel 2010, per arrivare al 208% (invece di 242) nel 2030.
    Il numero di persone in et di lavoro diminuirebbe tra oggi ed il 2030 di circa 4 milioni, ovvero del 10%, difronte ad una diminuzione di 4,5 milioni ovvero dell 11% dell ipotesi centrale delle proiezioni nazionali.
    L et media della popolazione tra 15-64 anni sarebbe di circa 6 mesi inferiore a quella dello scenariocentrale, pur risultando in crescita di 2 anni e mezzo rispetto ad oggi.
    In conclusione, la struttura della popolazione ridiventerebbe pi larga , con effetti positivi crescenti sulmercato del lavoro (a partire dal 2020) come sul sistema dell assistenza e della previdenza. Gli effettiprecedenti si amplificherebbero in presenza di tassi di fecondit superiori a quelli ipotizzati e pari a quellidi alcuni paesi come la Francia
    .
    La natalit : un effetto e non una causa
    La capacit di un paese di sviluppare un equilibrio dinamico nella composizione della sua popolazionedipende da molti fattori. In primo luogo quelli soggettivi, ossia la libera scelta degli individui diprocreare. Ma questa scelta non del tutto libera . Essa condizionata dalla percezione del propriobenessere personale, oltre che dal sostegno su cui la famiglia pu contare per svolgere il suo ruolofondamentale nel ricambio inter-generazionale. Recenti ricerche mostrano che benessere personale edimensione familiare sono strettamente collegati. Anche le scelte dei giovani in questo campo possonoessere fortemente influenzate dall esperienza di vita nelle famiglie di origine.
    L ingresso nella vita adulta, l inserimento nel mondo del lavoro, l acquisizione di piena autonomia (dasoli oppure in coppia), il diventare genitori, hanno un impatto importante sui tempi della procreazione. Ilritardo italiano nel succedersi di queste fasi si traduce in una contrazione del tempo utile per laprocreazione rispetto a quello che si registra in altri paesi europei.
    E importante sottolineare che da noi in crisi il modello reale e non quello ideale di famiglia. Infatti, seinterrogati sul numero ideale di figli (pi di due), gli italiani la pensano come i francesi, gli svedesi o itedeschi. Ma quando si passa dai desideri alla realt la condizione italiana precipita segnando uno scartodi 0,9 rispetto allo 0,4 della Svezia. Si tratta di un aspetto importante che distingue la situazione italianada quella di gran parte dell Europa. Quali i motivi? La situazione economica, l esistenza o meno diservizi sociali, i tempi della vita familiare e di quella professionale, la qualit del sistema educativo, ladisponibilit di alloggi adeguati ai livelli di reddito delle giovani generazioni.

    Investire in politiche favorevoli alla natalit
    Se il rinnovamento equilibrato delle generazioni riconosciuto come una condizione necessaria persalvaguardare l equit intergenerazionale nella distribuzione delle risorse ha poco senso che le politichepubbliche continuino a parlare di centralit dell investimento nella risorsa umana (parole chiave:occupabilit , adattabilit , educazione permanente) disinvestendo nel contempo nel prodotto nuovegenerazioni. La contraddizione sta dunque qui: non si possono invocare investimenti materiali edimmateriali per incrementare il capitale umano ed allo stesso tempo dare scarso rilievo all investimentorispetto all aumento quantitativo della risorsa umana , da cui dipende non solo la conservazionedell equilibrio demografico ma, in ultima analisi, la forza competitiva di una societ .
    L innalzamento del tasso di natalit resta dunque una condizione necessaria per ristabilire nel Paese un quadro dirinnovamento generazionale coerente con il mantenimento della coesione sociale e lo sviluppo economico. Infatti, comeabbiamo visto, anche se la decisione di avere o meno dei figli resta una decisione delle singole coppie, certo che senzaadeguate politiche familiari tutto diventa molto pi difficile.

    1.1.2. La situazione sociale

    I dati contenuti nell allegato statistico permettono una visione globale dei principali indicatori sociali delPaese. Laddove opportuno gli indicatori sono sviluppati sotto forma di tabelle comparative con gli altripaesi europei in serie annuali e disaggregati a livello di ripartizione geografica. Per rendere pi semplice ladescrizione della situazione sociale nei suoi principali capitoli ci richiameremo nel testo allanumerazione dell allegato.

    Principali tendenze
    Nonostante la leggera ripresa degli ultimi anni (da un tasso totale di 1,18 del 1995 a 1,25 del 2000) lanatalit si mantiene ad un livello che colloca il nostro paese al penultimo posto in Europa, appenadavanti alla Spagna, con un dato notevolmente inferiore alla media europea (pari a 1,53) che risultaanch essa in risalita con un passo pi veloce di quello italiano. Il rialzo dei tassi di natalit pi evidentein Francia, in Belgio ed in alcuni paesi del Nord-Europa. Anche se in via di attenuazione, si osservanonotevoli divergenze a livello territoriale in termini di natalit , con modelli riproduttivi improntatiprevalentemente al figlio unico nel Nord e di due figli nel Sud.
    I mutamenti nella struttura della popolazione sono conseguenza sia del calo della natalit siadell aumento della speranza di vita, che vede il nostro Paese ai primi posti in Europa. La convergenza deivalori nelle varie ripartizioni geografiche rimarchevole e pu essere presa come un indice di qualit della vita relativamente convergente. Tuttavia, l Italia offre un tasso inquietante nell indice di vecchiaia,calcolato come rapporto tra il numero di persone con pi di 60 anni rispetto al totale del numero diminori di 20 anni, che incide sulla solidariet intergenerazionale di domani. Inoltre, aumenta il numerodelle famiglie (di circa un milione nel periodo compreso tra il 1993/94 ed il 1999/2000) mentrediminuisce il numero medio dei componenti, passando da 2,8 a 2,7. Il modello tradizionale della famigliasta drasticamente cambiando: aumentano le famiglie senza nucleo e le coppie senza figli mentrediminuiscono le coppie con figli.
    La famiglia sempre pi stretta e lunga. Cresce il numero delle generazioni contemporaneamente in vita,ma diminuiscono i rapporti numerici tra le generazioni. Aumentano le famiglie con almeno un anzianoe, in particolare, quelle con almeno un anziano con pi di 75 anni e pi (circa 600.000 nel periodo1993/94 - 1999/2000); aumenta inoltre il numero di anziani che vivono da soli, mentre diminuisce lacompresenza di pi generazioni all interno della stessa famiglia. Aumenta in questo modo il grado diseparazione generazionale degli anziani, cio degli anziani che vivono sempre di pi solo con altrianziani, in particolare nelle zone rurali soggette a spopolamento. La convivenza tra le diverse generazioni sostituita dall intimit a distanza: vicini, ma nelle rispettive autonomie. Gli anziani vivono vicini ai lorofigli, in maggioranza entro un chilometro o entro lo stesso comune, e si incontrano con una certafrequenza. La lontananza fisica dai familiari viene avvertita come un problema solo dal 18 % degliitaliani.
    Nell ambito della famiglia, ma non solo, gli anziani forniscono aiuti. Per i caregivers di 75 anni e pi gliaiuti erogati si traducono principalmente in sostegno economico, assistenza all infanzia eaccompagnamento. Le famiglie con almeno un ultra-settantaquatrenne ricevono aiuti da persone noncoabitanti principalmente sotto forma di prestazioni sanitarie, di accompagnamento e di assistenza,realizzando in questo modo lo scambio intergenerazionale. A livello degli aggregati sub-nazionali, lasituazione del Paese mostra un notevole grado di convergenza nell intensit dell aiuto, ed unacaratterizzazione legata allo stile di vita, alle condizioni a livello della disponibilit di servizi ed allecondizioni professionali dei membri della famiglia. In particolare l assistenza prestata ad adulti e la curadei bambini costituiscono le principali forme di aiuto erogate in tutte le zone del Paese.
    Accanto alle famiglie senza figli aumentano le famiglie con un solo genitore e le famiglie in cui ambeduei genitori lavorano, anche se la ripartizione geografica fa segnare profonde differenze tra le varie parti delPaese. In particolare, se il lavoro di entrambi i genitori costituisce sempre pi la regola per le giovanigenerazioni del Nord-ovest e del Nord-est, esso costituisce ancora quasi un eccezione per il Sud dove ilmodello di padre unico occupato continua ad essere prevalente. L incidenza del part-time resta ancoralimitata per le giovani generazioni e in particolare per gli uomini. L esistenza di figli con meno di 6 annirisulta il motivo dominante per il part-time femminile, in particolare nel nord del Paese. Il calo dellanatalit si traduce nella diminuzione del numero di fratelli, rendendo gli aspetti relativi allasocializzazione con i pari sempre pi delicati. I bambini vivono sempre pi a casa, sostituendo il contattopersonale con la televisione ed i giochi individuali. Ma se i figli unici risultano svantaggiati sul piano dellarete parentale, emerge la tendenza da parte dei genitori a favorire una pi ampia rete di relazioniall esterno delle mura domestiche. Come emerge da un indagine ISTAT su Famiglia, soggetti sociali econdizioni dell infanzia i figli unici frequentano la scuola materna in misura superiore ai loro coetanei, siincontrano pi spesso con altri bambini al di fuori della scuola e partecipano pi spesso a corsi extrascolastici.
    Esiste una tendenza generalizzata allo spostamento in avanti dei tempi di vita. Si esce dalla famiglia pi tardi, si trova lavoro pi tardi, si fanno figli pi tardi. Il numero dei giovani tra 18 e 34 anni che vivonocon almeno un genitore in costante aumento e resta nettamente superiore per i maschi rispetto allefemmine per effetto dell et al matrimonio mediamente pi elevata. Le cause di questi fenomeni nonpossono essere ricercate solamente nei problemi economici, negli elevati livelli di disoccupazioneMinistero del Lavoro e delle Politiche Socialigiovanile, nelle difficolt legate al mercato abitativo. La permanenza dei giovani in famiglia, ad esempio,non sembra essere particolarmente influenzata dal livello di occupazione. Molti figli occupati continuanoa risiedere con i genitori ben oltre la trentina. Non ci si pu quindi meravigliare che l et media allanascita del primo figlio, in Italia, sia tra le pi alte in Europa e che sia in costante incremento.Nonostante le differenze economiche tra le varie parti del Paese, le quote di giovani che vivono con lafamiglia di origine assumono valori convergenti, anche se nel Sud la difficolt di trovare un occupazionerappresenta il motivo della permanenza in famiglia per una quota non trascurabile di ragazzi.I nuovi percorsi di conquista dell autonomia sono posti in essere dai giovani nell ambito di una famigliache non pi quella autoritaria del passato, basata sui rapporti gerarchici di genere e generazione; al suointerno i giovani dichiarano di trovarsi bene e riescono a ritagliarsi ampi spazi di autonomia. D altrocanto, spesso si esce dalla famiglia di origine per formare una nuova famiglia non solo dopo aver trovatolavoro per lui ma anche per lei. Emergono con evidenza difficolt ad uscire pi precocemente da casaper problemi economici e nella ricerca dell alloggio. Il lavoro da solo non basta se non percepito comesufficiente a permettere un esistenza decorosa; l uscire pi precocemente porta, nella percezionecomune, ad una maggiore probabilit di incontrare difficolt economiche senza opportune coperture.
    Un elemento di particolare differenziazione nel confronto dei percorsi dei coetanei degli altri Paesieuropei la durata degli studi. Circa il 16% dei giovani tra i 25 ed i 29 anni, ed oltre il 5% dei maggiori ditrent anni dichiara di restare a casa dei genitori per motivi di studio. Queste percentuali non depongonoin favore dell efficienza del sistema educativo e costituiscono un serio campanello d allarme perl avvenire, in quanto, sovente, scarso successo negli studi costituisce prova di carenza di dinamismo perl ingresso alla vita attiva e rappresenta, in ultima analisi, un cattivo utilizzo della risorsa umana nellagenerazione della crescita economica e nel mantenimento di una solidariet intergenerazionale.

    1.1.3. I nuovi bisogni

    Il quadro della situazione permette di constatare che, per la limitata offerta di servizi, l esistenza di unaforte domanda di interventi, a causa della carenza di opportunit in alcune realt locali finisce perscaricarsi totalmente sulle famiglie. Con la conseguenza che se questo attore dovesse indebolirsi e venirmeno, o perdere il suo ruolo tradizionale nella societ italiana (e vi sono segnali inquietanti in proposito),a rischiare non solo la condizione di molti ma la struttura stessa del nostro sistema di welfare.Guardiamo pi da vicino come stanno le cose.I cambiamenti nella demografia della famiglia pongono alcune categorie, come i disabili gravi o i malaticronici e pi in generale tutte le persone contraddistinte da gravi handicaps fisici e psichici, e attualmenteassistiti da genitori anziani, in una posizione di estrema fragilit . Questa situazione riguarda in particolarele famiglie mono-parentali..
    Esiste una domanda di nuovi modelli di welfare, con servizi di qualit , personalizzati e relazionali(contatto). La solitudine degli anziani, in particolare delle donne che si sono sposate in et pi giovanerispetto ai mariti e che hanno una speranza di vita maggiore di 7-8 anni rispetto agli uomini, costituisceun fenomeno sempre pi ampio; nelle zone fortemente urbanizzate, dove la socializzazione pu risultare meno agevole e la qualit della vita inferiore, questo tipo di solitudine necessita di interventifinalizzati a creare una specifica tipologia di servizi.A ci si aggiunge l esigenza di facilitare l inserimento delle giovani generazioni nella societ e nella vitalavorativa. Le carenze nell organizzazione scolastica e nelle relazioni tra quest ultima e la famiglia, losviluppo inadeguato di reti di relazione inter-personale, la funzione di divisione assunta dalla possibilit di accesso alle nuove tecnologie sovente legata alle condizioni economiche della famiglia di origine oall appartenenza a collettivit marginali (es. immigrati) sono tutti fattori che in prospettivacontribuiscono negativamente al benessere dei giovani ed al loro sviluppo.
    Inoltre, emerge una significativa richiesta di alloggi, soprattutto da parte delle giovani coppie. Essa trovauna risposta non sempre ispirata a concetti di programmazione mirata ed innovazione urbanistica. Esistein prospettiva una richiesta di adattamento strutturale del parco di abitazioni attuale, in maniera dagestire meglio le dipendenze fisiche, migliorare la qualit della vita, facilitare l accesso al serviziouniversale e ristabilire una equit inter-generazionale.Ma quella che oggi chiamiamo comunemente domanda sociale si collega strettamente a tendenze inatto nell organizzazione del sistema socio-economico del Paese e comprende anche una nuovadimensione: quella della sicurezza. Non si tratta unicamente di questioni legate alla disponibilit delle retidi assistenza ma di qualcosa che interessa l organizzazione stessa della vita e delle relazioniinterpersonali.
    Il Governo avvier progetti-pilota per soddisfare i nuovi bisogni facilitando l accesso agli strumenti finanziari esistenti, inparticolare quelli disponibili in ambito comunitario per il sostegno di progetti a vocazione transnazionale.

    1.2. INSERIRE LA FAMIGLIA AL CENTRO DELL AZIONE POLITICA

    1.2.1. La famiglia oggi ed il suo ruolo nel welfare

    Il fatto che solo una quota marginale delle prestazioni di assistenza sia coperta dal sistema pubblico o dalterzo settore un esempio illuminante del carico che la famiglia costretta a sopportare per garantiresolidariet nei confronti dei soggetti pi deboli del sistema. La famiglia non dunque solo una somma diindividui ma anche e soprattutto un luogo in cui la rete relazionale base per la gestione comune dellerisorse. Va dunque riconosciuto il suo ruolo di soggetto protagonista del welfare.Di fronte ad elementi crescenti di fragilit (come quello demografico), l ampliamento dei servizi infavore della famiglia condizione necessaria ma non sufficiente. Il sostegno alle responsabilit familiarinon dunque una politica di settore quanto piuttosto il risultato di una molteplicit di interventi chene riconoscono il ruolo di vero e proprio attore di sistema .
    Il sistema di welfare italiano ancora improntato ad un concetto di deficit model di tipo erogatorio, basatoin prevalenza sull intervento in caso di bisogno e sull offerta di prestazioni da parte delle agenziepubbliche o del privato-sociale che gestiscono i servizi. Un modello nel quale non a caso non previstaun azione di mantenimento e rafforzamento delle relazioni familiari.
    Anche se va dato atto alla legge 328/2000 di aver rappresentato una soluzione di continuit rispetto alnulla esistente in tema di politiche sociali, va riconosciuto che essa presenta forti limiti nellavalorizzazione della famiglia come sistema di relazioni, in cui i soggetti non sono solo portatori dibisogni ma anche di soluzioni, stimoli ed innovazioni.

    La solidariet
    La famiglia stata e continua ad essere un potente ammortizzatore sociale, agendo da sistema diprotezione dei propri componenti nei passaggi cruciali delle fasi del ciclo di vita e in occasione diparticolari eventi critici (nascita di figli, disoccupazione, malattia, ecc.). La solidariet e lo scambioreciproco di aiuti tra genitori e figli fondamentale e svolge un ruolo centrale nelle reti di aiutoinformale. L aiuto erogato all interno della rete parentale, amicale e di vicinato, riguarda oltre il 94% deicaregiver e coinvolge tutte le fasce di et , nel senso che tutte le categorie d et danno e ricevono aiuti. Lereti di solidariet che operano nelle famiglie e tra le famiglie, hanno una grande consistenza ecoinvolgono parenti, amici, vicini su base individuale o uniti in forme associative di vario genere. Si trattadi 3 miliardi di ore su base annua di cui solo il 5% assorbito dal volontariato di origine extra-familiare.Si tratta di aiuti economici, di tutela della salute, di assistenza e nel lavoro e studio.A livello sub-nazionale, il coinvolgimento attivo nelle reti di solidariet da parte dei residenti nel Nord superiore a quello delle regioni del Meridione; tuttavia, lo svantaggio in termini di presenza di caregivers siriflette molto limitatamente sulla percentuale di famiglie aiutate, sostanzialmente uguale alla medianazionale.
    Sembra emergere un effetto sostituzione degli aiuti informali con aiuti a pagamento a causa dellaminore disponibilit di tempo dei caregivers - soprattutto delle donne sempre pi inserite nel mercato dellavoro - da dedicare all assistenza di membri della famiglia. Aiuti a pagamento che si indirizzanoprevalentemente a funzioni di baby-sitter e di assistenza a persone dipendenti. Anche in questo caso ladifferenza tra le varie parti d Italia non importante nei valori assoluti mentre alcune tipologie difamiglie quali quella monogenitore o senza figli, presentano un intensit di richiesta nettamente superiorea quella di altre tipologie.

    La povert e l esclusione sociale
    In Italia circa il 12% delle famiglie e il 13,6% delle persone si trova ancora in condizioni di povert relativa. Si tratta di un totale di quasi 8 milioni di persone e di oltre 2,5 milioni di famiglie, concentrateper oltre i due terzi nel Mezzogiorno e nelle Isole. La povert relativa grandemente dipendente dallivello di istruzione della persona di riferimento: quasi assente al centro-nord per livelli di scuola mediasuperiore ed oltre, tocca nel sud del Paese circa un terzo delle famiglie con persona di riferimento aventeun titolo di scuola elementare o nessun titolo. Essa dipende in misura minore dalla posizioneprofessionale della persona di riferimento, purch in attivit , mentre colpisce in misura notevolmentesuperiore i ritirati dal lavoro, in particolare i disoccupati di lungo periodo.

    Famiglie povere per ripartizione geografica - Anno 2001(per 100 famiglie povere)

    Nord
    20%

    Centro
    14%

    Mezzogiorno
    66%

    Pi in generale la povert dipende dalle dimensioni della famiglia, aumentando in maniera sostanzialecon il numero dei figli minori, in particolare nel passaggio da 2 a 3 figli. Essa colpisce inoltre le famigliecon anziani ed aumenta con il numero degli anziani presenti in famiglia. Essa, in ultima istanza, colpiscele famiglie con persone in cerca di occupazione e, ancora una volta, aumenta in relazione al numero dipersone che si trovano in questa condizione. Laddove le condizioni legate all appartenenza geografica,alla dimensione familiare e allo stato occupazionale delle persone di riferimento si sommanonegativamente, possibile assistere a delle concentrazioni locali del fenomeno tali da toccare la maggiorparte dei residenti, la costituzione di sacche di povert persistenti e l apparizione di fenomeni irreversibilidi esclusione sociale.
    Le famiglie con disabili rappresentano l 11% del totale, e di poco inferiori sono le quote di famiglie condisabili di 65 anni e pi e con almeno un disabile grave. La percentuale di famiglie con disabili pi elevata nell Italia meridionale ed insulare probabilmente a causa del livello della qualit della vita esistentenei tempi passati. Problema particolare quello delle generazioni che devono farsi carico dei genitorimolto anziani non coabitanti che presentano limitazioni all autonomia personale. Il numero di personetra i 50 ed i 60 anni che hanno un genitore in queste condizioni (circa 1 milione e 200 mila) d , in questoMinistero del Lavoro e delle Politiche Socialisenso, un indicazione quantitativa dell ampiezza del fenomeno e del potenziale interesse a sviluppareparticolari misure di conciliazione per questa tipologia di bisogno.
    La famiglia e le associazioni delle famiglie, nella loro qualit di soggetti portatori di conoscenza dibisogni e delle loro possibili soluzioni, costituiscono un attore centrale del sistema. Esse vanno quindicoinvolte dalla fase di elaborazione delle decisioni a quella operativa.
    Il Governo riconosce alla famiglia un ruolo essenziale nella compensazione dei deficit inter-generazionali e nella costruzionedella rete della solidariet sociale. Un modello che si basa sul rafforzamento dei suoi interventi nella societ esull empowerment degli scambi tra famiglie.

    1.2.2. Politiche e strumenti per il sostegno della famiglia

    La fiscalit
    A differenza di quanto avviene nella stragrande maggioranza dei paesi europei, in Italia il sistema fiscalesembra ancora ritenere che la capacit contributiva delle famiglie sia influenzata in misura irrilevantedalla presenza di figli a carico e dall eventuale scelta di uno dei due coniugi di dedicare parte del propriotempo a curare, crescere ed educare i figli. Mentre di norma in Europa, a parit di reddito la differenzatra chi ha e chi non ha figli a carico consistente, in Italia ancora trascurabile.
    A titolo di esempio, la differenza di imposta diretta su un reddito nominale di 30mila Euro per unafamiglia con due figli ed una coppia senza figli era nel 2001 di oltre 3mila Euro in Francia, oltre 6milaEuro in Germania e di 500 Euro nel nostro Paese.Introdurre un modello di fiscalit capace di assorbire una parte consistente del mantenimento dei figliappare quindi una condizione necessaria. In particolare per quelle classi di reddito basso e medio in cuil effetto combinato delle maggiori imposte e dei costi aggiuntivi per i figli a carico rischia di costituire unvero e proprio deterrente economico, tale da scoraggiare o limitare la natalit . Che si tratti di quoziente,di detrazioni oppure di deduzioni, che lo si faccia privilegiando il secondo figlio o i figli successivi alsecondo, la casistica europea cui rifarsi ricca di esempi interessanti. La riforma fiscale deve dunquediventare uno strumento importante in favore delle politiche familiari.
    Numerosi studi hanno contribuito a misurare l entit della manovra macroeconomica necessaria a fare inmodo che il prelievo fiscale sul nucleo familiare avvenga non sul reddito nominale ma piuttosto suquello decurtato dai costi necessari al mantenimento dei figli. Se l obiettivo generale quello di unadiminuzione progressiva della pressione fiscale media, nell ambito di questa manovra possibileprocedere ad una modulazione delle imposte per il riequilibrio orizzontale dell imposizione diretta. Stimeprudenziali, tendenti a valutare il minor impatto fiscale per le famiglie con figli, indicano in 8-10 miliardidi Euro la somma complessiva che le famiglie con figli dovrebbero pagare in meno se il loro caricofiscale fosse equivalente a quello dei contribuenti senza figli. Il risultato corrisponde a quanto siotterrebbe con una riduzione media della pressione fiscale inferiore all 1% rispetto ai livelli attuali.

    Quanto costa un figlio?
    Il problema teorico non di semplice soluzione in quanto accanto alle spese dirette, quantificabili pi facilmente, esistono anche costi di opportunit legati al generale processo di adattamento delle posizionioccupazionali in ambito familiare.
    L analisi socio-economica ha privilegiato due vie complementari:
    la prima via considera il costo del figlio come la proporzione di risorse aggiuntive che la famiglia devedestinare, in presenza di un figlio, per mantenere lo stesso livello di vita;
    la seconda si basa invece su dimensioni soggettive come quelle del grado di soddisfazione delle famiglie,rispetto alla propria situazione economica, oppure quella del reddito mensile da esse ritenuto necessarioper far fronte ai bisogni fondamentali.

    I risultati
    Costo del primo figlio. A seconda dell approccio e della metodologia utilizzata, le scale di equivalenzamisurano che per compensare le famiglie per l arrivo del primo figlio (in et 0-18 anni) occorre unaumento di reddito che pu variare da un minimo di + 18% a un massimo del + 45%. Metodi basati suindicatori di tipo soggettivo stabiliscono un valore attorno al 25% che corrisponde, per la famiglia-tipoitaliana, ad un costo tra 500 e 800 Euro mensili.Costo del secondo e terzo figlio. All arrivo del secondo e terzo figlio, in base alle diverse metodologieutilizzate sembrano emergere economie di scala che riducono la compensazione di reddito ulteriormentenecessaria alla famiglia ad una forchetta che va, nel caso del secondo figlio da +17% a + 30% e, per ilterzo, da +18% a +35%. Sul costo dei figli successivi al primo, le diverse metodologie fanno segnare unamaggiore convergenza.Variabili del costo. Il costo varia in base alle fasce di et , subendo un impennata al momentodell ingresso nella vita scolastica dell obbligo. Varia inoltre con la localizzazione geografica e con ladimensione del luogo di vita, mentre espresso in percentuale non sembra risentire della differenza Nord-Mezzogiorno.
    Il Governo ritiene che una fiscalit che tenga conto delle spese per la cura e la crescita dei figli costituisce un fattore rilevanteper migliorare l equilibrio demografico e per ristabilire condizioni pi favorevoli ad una ripresa della natalit . Esso siimpegna, nel quadro della diminuzione complessiva della pressione fiscale media, ad incentivare il ristabilimento dell equit orizzontale intesa come la rimodulazione dell imposta anche secondo la dimensione del nucleo familiare. Le determinazionicontenute nella Legge Finanziaria per l anno 2003, costituiscono un primo doveroso passo in questa direzione e segnanoun inversione di tendenza rispetto al passato.

    I trasferimenti monetari
    Nel settore dei trasferimenti monetari In Italia da tempo all opera una grave distorsione. Si trattadell assegno al nucleo familiare, un istituto che stato oggetto di diverse modifiche nel tempo. Bastipensare che nel 1976, i capifamiglia che beneficiavano degli assegni familiari furono oltre 8 milioni; ifamiliari a carico erano 17,5 milioni, il 73% dei quali nel settore del lavoro dipendente, il 22% tra ipensionati, la quota rimanente nel campo delle attivit autonome. Nel complesso, era assistito l 87% deifigli minori di 18 anni. Mentre in 25 anni la spesa per gli assegni al nucleo familiare cresciuta di quattrovolte, la spesa pensionistica cresciuta di dodici volte.
    Su questo andamento hanno pesato le riforme, soprattutto quella del 1983 che rivedeva in sensoselettivo l istituto, per cui le condizioni economiche diventano l unico parametro di riferimento perMinistero del Lavoro e delle Politiche Socialil erogazione. In tal modo, di fronte ad entrate contributive che nel settore privato ammontavano nel1987 a 10mila miliardi di lire, le prestazioni assorbirono soltanto 3,8mila miliardi di lire (pi 1,5milamiliardi nel pubblico impiego). La voce, accorpata nel 1989 nell ambito della gestione delle prestazionitemporanee, diventata nel tempo una catena di montaggio per avanzi di bilancio che hannorappresentato la parte pi rilevante di quei 200mila miliardi di lire confluiti, da allora fino ad oggi, asostegno del fondo pensionistico dei lavoratori dipendenti.
    I miglioramenti introdotti di recente hanno agito in favore delle famiglie a reddito modesto e con unmaggior numero di figli, che sono quelle pi esposte alla povert . Ma nel 2002 toccato allo Statointervenire con 2,6miliardi di Euro attraverso la cassa degli interventi assistenziali.

    I servizi per l infanzia
    Asili, trasporti e scuole sono fondamentali per consentire alle famiglie con figli di avvicinarsi al mondodel lavoro e di restarvi. Oppure per consentire ai loro membri di uscirne momentaneamente e poi farviritorno. Servizi per l infanzia efficienti e diffusi sul territorio permettono di attuare concretamente lemisure di conciliazione tra vita familiare e vita professionale per entrambi i genitori.Il problema degli asili di particolare rilevanza. In primo luogo, va sottolineato il fatto che gli asilipubblici per bambini al di sotto dei tre anni non sono aumentati negli ultimi 10 anni a fronte di quelliprivati che sono passati dal 7% al 20% dell offerta totale. Inoltre, come gi stato messo in evidenzanell allegato statistico, la percentuale della nostra utenza infantile tra le pi basse in Europa: 7% contro30-40% dei paesi europei del Centro-Nord. Ci appare ancora meno spiegabile con il fatto che ricercherecenti evidenziano come i costi degli asili incidano molto poco nella scelta di utilizzo dei servizi perl infanzia e sulla scelta di lavoro delle madri. Se il fattore non in primo luogo economico, esso per legato all organizzazione del servizio, sia per quanto riguarda gli orari di apertura (che devono convenireagli utenti) che per il personale operante. Politiche sociali in favore dell infanzia e del lavoro femminiledovrebbero contemporaneamente ridurre i costi di funzionamento ed ampliare l offerta pubblica eprivata di questi servizi, rendendone pi flessibile l orario.
    Il Governo con l azione iniziata nella Finanziaria 2002, con lo stanziamento di 50 milioni di Euro per la realizzazionedi asili-nido e l ulteriore impegno previsto con la Finanziaria 2003 in ordine all istituzione di un fondo di rotazione percontributi alla realizzazione di asili nido nei luoghi di lavoro, intende incentivare la diffusione di servizi per la primainfanzia sviluppando un quadro favorevole all iniziativa pubblica insieme a misure per facilitare l ingresso di nuovi attori;in tal senso si colloca anche il testo di legge in via di approvazione a livello parlamentare sul sistema dei servizi socioeducativi per la prima infanzia.

    Le misure di conciliazione
    Alla carenza dei servizi si unisce spesso la rigidit delle norme in materia di conciliazione tra i tempi divita familiare e quelli lavorativi. La maternit ancora vissuta nel mondo del lavoro come negativit ,come un attentato all efficienza produttiva (che corrisponde ad una cultura di impresa poco sensibileall importanza sociale della famiglia). Va verificato se le attuali forme di part-time, di periodi di congedoo aspettativa siano adeguate ai bisogni o se invece non possano essere ottenuti importanti miglioramentia sostengo della maternit in materia di flessibilit e di incentivazione al ritorno lavorativo soprattuttodelle madri, facendo in modo che durante il periodo di aspettativa possano frequentare corsi diformazione e di riqualificazione, anche valorizzando il ricorso alle cosiddette banche del tempo .
    Recenti ricerche mostrano infatti che la categoria che presenta maggiori difficolt al reinserimentolavorativo dopo la nascita di un figlio costituita da donne in possesso di un grado di istruzione mediosuperiore.
    Si tratta di una materia molto complessa che richiederebbe una rilettura completa delle normeMinistero del Lavoro e delle Politiche Socialidel diritto del lavoro secondo un ottica familiare e pi consona alla conciliazione figli-lavoro ed al ritornoall attivit . Si potrebbero sperimentare su base locale schemi-pilota soprattutto l dove la cultura socialedelle imprese pi avanzata.Il Governo, di concerto con le parti sociali ed i rappresentanti della societ civile intende promuovere un largo dibattito sumisure innovative che permettano migliori forme di conciliazione bilanciate in termini di flessibilit e sicurezza. Su questipunti i partners sociali vanno stimolati a cooperare per lo svolgimento di esperienze di cui andr valutato l impatto in mododa promuoverne la diffusione.

    La politica degli alloggi
    Il patrimonio abitativo del Paese migliorato nelle ultime due decadi, cos come pure aumentata lapercentuale dei proprietari di alloggio. Permangono per difficolt di accesso all alloggio da parte dialcune categorie, in quanto non sono ancora operativi a livello nazionale schemi che facilitino l acquistodella prima casa da parte delle giovani coppie. Importanti passi avanti sono stati fatti in questa direzione,dato che simili agevolazioni potrebbero favorire non solo la formazione di nuove famiglie ma anche lamobilit geografica dei giovani, creando migliori condizioni anche per l incontro tra domanda e offertadi lavoro.
    Il Governo nell ambito delle misure di carattere sociale contenute nella Finanziaria 2003 ha previsto facilitazioni di creditoper favorire l accesso all acquisto dell alloggio da parte delle giovani coppie.

    1.2.3. Efficienza, equit , flessibilit delle misure

    Efficienza
    Il primo passo per un processo generale di riqualificazione quella di porsi la domanda se l attualemodello di welfare sia adeguato in termini di estensione delle prestazioni e della loro efficienzanell utilizzo delle risorse e se sia disegnato in maniera tale da recepire in maniera soddisfacente lecomponenti della domanda sociale. In altri termini: i risultati sono commensurati alle risorse?L architettura del sistema sociale viene sviluppata in maniera da anticipare gli sviluppi futuri? Vi unapartecipazione corale di tutti gli attori implicati? Vengono messi in atto dei meccanismi per migliorare, aparit di risorse, le prestazioni quantitative e qualitative? Si tratta di domande a cui le metodologiedell analisi economica non possono che fornire una risposta parziale, si pensi ad esempio al ruolo dellereti relazionali come fattore di solidariet e di progresso la cui efficacia difficile da cifrare in termini dirisorse, anche perch in molti casi non richiedono risorse pubbliche in quanto il concetto di efficienzapresenta angolazioni diverse.ed esistono varie interpretazioni del termine.Inoltre, introdurre il concetto di efficienza in forme operative, significa sviluppare degli strumenti dimisura; come gi detto in precedenza dati statistici che consentano di alimentare indicatori e strumenticontabili per il tracciamento dei flussi di risorse ai vari livelli. L efficienza possiede, in particolare, unadimensione di paragone (efficienza relativa). Lo sviluppo di strumenti di misura non pu non basarsi subasi comuni (interoperabilit degli strumenti) in maniera da permettere il confronto tra situazioni diversedal punto di vista della localizzazione geografica e delle modalit di applicazione delle misure.
    Le domande precedenti trovano riscontro in un quadro che presenta luci ed ombre. Pensiamo peresempio ad alcune conseguenze/prospettive di carattere demografico e sociale che non sono stateconsiderate in maniera adeguata dall organizzazione del sistema di welfare e dalla sua articolazioneMinistero del Lavoro e delle Politiche Socialiinterna. Basta pensare all intero comparto dell assistenza domiciliare, al supporto all infanzia e ad unapolitica dell alloggio che favorisca la formazione di nuclei familiari e la mobilit geografica.Ogni azione in questo campo deve porsi nell ottica di anticipare i bisogni futuri. L articolazione dellecompetenze e delle responsabilit non pu essere concepita come un insieme di stratificazionisuccessive, ma deve offrire lo spazio necessario per un continuo adattamento, per l ingresso di nuoviattori e per creare delle condizioni di concorrenza del sistema. Sono dunque necessari passi importantiper l implicazione di nuovi attori o di attori tradizionali, come la famiglia in un nuovo quadro dinamicodi diritti e doveri. Va inoltre potenziato l intervento di strumenti, come quello formativo, strettamentecollegati alla definizione dei livelli professionali e degli standards sociali.
    Il sistema delle politiche sociali una componente essenziale per lo sviluppo sostenibile e la competitivit della societ . Per essere efficiente dovr perci essere dinamico, mettendosi incondizione di anticipare i bisogni sociali.

    L equit
    E questa del resto la maniera migliore per assicurare l equit del sistema in quanto efficienza ed equit devono essere strettamente legati. L equit ha in primo luogo una valenza intergenerazionale: si tratta disviluppare politiche e misure che non gravino sulle generazioni future. Il nostro sistema di welfare attualmente ispirato all equit intergenerazionale in termini di risorse? I risultati di autorevoli lavori nelcampo della contabilit intergenerazionale, risalenti ad alcuni anni fa, hanno fornito un responsonegativo. Da queste ricerche emerge che il sistema sbilanciato, a detrimento delle giovani generazioni esoprattutto della generazione adulta, quella appunto che forma le famiglie ed impegnata nellaprocreazione.
    Essa ha in seguito assunto un significato di parit di accesso per gli attori e per gli utenti, da tradursiattraverso politiche e strumenti che creino opportunit di inserimento e di crescita uguali per tutti e chenon siano selettive in favore di particolari gruppi resi fragili dalla loro particolare domandasociale..Anche qui l interrogazione sull equit del sistema attuale non sempre trova una risposta positiva,basti pensare ai giovani nelle famiglie numerose al di sotto della soglia di povert ed alla loro difficolt diinserimento.
    Equit non significa tuttavia procedere ad una redistribuzione aritmetica delle risorse. Non bisognainfatti peraltro penalizzare in termini di prestazioni richieste e di risorse concesse coloro che hannoraggiunto autonomamente un grado elevato di efficienza.ma piuttosto imparare dalle esperienze positive.
    Per terminare, equit significa integrare nel processo decisionale non solamente tutti gli attori implicati,ma anche il cittadino come attore potenziale e utilizzatore di servizi.

    La flessibilit
    Nel definire il policy-mix dell intervento, non esiste una ricetta unica per l implementazione. L Italia forse il Paese europeo, che presenta le maggiori disparit sul piano sociale in termini di condizioni dipartenza, domanda ed offerta di servizi. Anche senza il nuovo titolo V della Costituzione, un approcciocentralistico sarebbe illusorio. Al contrario la flessibilit dell intervento diventa una condizione essenzialeper il suo successo. Sta agli attori, istituzionali e non, preposti alla definizione ed alla gestione dellepolitiche e degli strumenti, decidere della miglior forma in cui operare, coniugando efficienza ed equit nella scelta delle priorit , degli attori e dell allocazione delle risorse.
    Da parte sua l amministrazione centrale dovr assicurare un azione di raccordo agendo attraversostrumenti selettivi e garantendo la coerenza del quadro politico d insieme con la legge 328/2000 e con lepolitiche attualmente sviluppate in Europa nell ambito dei processi di coordinamento aperto per lepolitiche dell occupazione, di lotta all esclusione e di quelli, gi annunciati per i sistemi sanitari e sociosanitari,nel settore degli anziani dipendenti.
    Poich le politiche sociali di un Paese non sono il risultato di un processo episodico ma di un interazionecontinua tra politiche, attori, strumenti e prodotti, dove i diritti del cittadino in quanto fruitore ed i suoidoveri, in quanto attore, ricoprono un ruolo fondamentale, un quadro di interventi pluriennale ispiratoalla continuit dell azione e complementariet dei vari interventi, diventa la via fondamentale per definireun quadro politico di lungo respiro in cui l efficienza venga coniugata con l equit , la flessibilit e laselettivit .
    Nel predisporre un agenda sociale e nel sottoporla alla discussione e ad una costante verifica, il Governo intende, di concertocon tutti gli attori implicati, offrire un quadro di riferimento pluriennale per la sua azione ed una base per l adattamento anuovi bisogni.

    Ultima modifica il 04 Settembre 2004 - 21:13

    Please publish modules in offcanvas position.

    We use cookies

    Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.