02 Aprile 2003 - 19:22

    3. GLI ASSETTI ISTITUZIONALI

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    3.1. IL QUADRO DI RIFERIMENTO

    \r\n3.1.1. La sussidiariet

    \r\n

    La lotta contro l esclusione sociale presuppone una modifica del modo di funzionamento delle\r\nistituzioni. A livello esterno, come abbiamo visto, con lo sviluppo del metodo di coordinamento aperto;\r\nmentre a livello interno, aperto il dibattito sulla riforma del Titolo V della Costituzione.
    \r\nLa Legge 328/2000 ed il Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2001-2003 hanno introdotto\r\nsia il principio della sussidiariet verticale tra le istituzioni pubbliche che il principio di sussidiariet \r\norizzontale tra istituzioni pubbliche e societ civile. Sono stati anche proposti meccanismi per la\r\nrealizzazione di questi due tipi di sussidiariet . Ma si tratta di meccanismi che, in quanto maturati in\r\nepoca antecedente alle riforme del Titolo V, non hanno internalizzato il nuovo quadro istituzionale\r\ninterno ed esterno. Si impone quindi una verifica degli strumenti normativi alla luce delle modifiche che\r\nsono state introdotte.
    \r\nCome saranno influenzati i meccanismi di sussidiariet contenuti nella Legge 328/2000 dall evoluzione\r\nin corso a livello europeo e dall applicazione degli indirizzi del nuovo Titolo V? Quale modello di\r\nsussidiariet adottare per il futuro? Come assicurarne il funzionamento?

    \r\n\r\n3.1.2. I livelli essenziali

    \r\n\r\nUn esempio di quanto appena detto riguarda la fissazione dei livelli essenziali delle prestazioni. Il nuovo\r\nTitolo V conferisce allo Stato il diritto di legislazione esclusiva in questa materia. La fissazione dei livelli\r\nessenziali fa riferimento a:
    \r\n- un insieme di principi generali;
    \r\n- una griglia articolata su aree di intervento, tipologia di servizi e prestazioni e le direttrici per\r\nl innovazione per la costruzione della rete degli interventi e dei servizi.

    \r\nSi tratta di attivit che richiedono una conoscenza approfondita della domanda sociale non solo a livello\r\nnazionale ma anche a livello regionale e locale. In altri termini, nel processo di fissazione dei livelli\r\nessenziali dovrebbero confluire elementi legati alla situazione generale e alle specificit presenti a livello\r\nlocale.
    \r\nOccorre porsi in un ottica di prospettiva e di evoluzione del sistema e porsi dei targets di efficienza/equit \r\ndello stesso. Fissazione dei livelli essenziali significa anche attivare un processo per orientare le situazioni\r\nregionali pi arretrate verso le posizioni dei migliori in una strategia di miglioramento continuo e\r\nprogressivo delle proprie prestazioni (benchmarking). Al contrario fissare i livelli essenziali a livelli\r\nintermedi tra le posizioni del migliore e del peggiore, significa contribuire implicitamente ad abbassare i\r\nlivelli di eccellenza raggiunti.\r\n
    \r\nIl processo di fissazione dei livelli sociali essenziali non un operazione di facciata, consistente nella\r\nmedia aritmetica dell esistente o in un esercizio puramente negoziale, ma un compito che deve contare\r\nsu analisi solide, disponibilit di dati e strumenti comuni per la misura delle prestazioni. La responsabilit \r\nformale dell atto prevista a livello centrale deve essere quindi preparata ed attuata attraverso modalit di\r\nconfronto e dialogo sociale con i diversi soggetti implicati.

    \r\n3.1.3. La programmazione partecipata

    \r\nNella complessit insita nei processi di preparazione delle politiche e degli strumenti e di esecuzione dei\r\nprogrammi, come il caso della programmazione partecipata, esiste una molteplicit di attori ciascuno\r\ndei quali pu essere responsabile di una certa fase. Esiste quindi una matrice degli attori che agisce secondo\r\ncanoni di sussidiariet verticale ed orizzontale; esiste, in definitiva, una matrice di sussidiariet , dove sussidiariet \r\nsignifica che ciascun attore partecipa a creare le condizioni ottimali per l intervento dell attore responsabile.
    \r\nAl di l dei principi, alcune proposte operative esistono gi . Ad esempio il Piano nazionale presentato dal\r\nGoverno nel 2001 nell ambito del processo europeo per la lotta all esclusione sociale, facendo perno\r\nsulla Legge 328/2000, illustrava i meccanismi da mettere in opera per assicurare il monitoraggio in corso\r\nd opera e la valutazione d impatto dei programmi e delle azioni. Il rapporto congiunto del Consiglio\r\nEuropeo invitava l Italia ad implementare concretamente i meccanismi proposti ritenendoli componenti\r\nessenziali per il funzionamento corretto del sistema integrato sociale e pienamente compatibile con\r\nl indirizzo adottato nella programmazione dei fondi strutturali comunitari, in particolare il Fondo Sociale\r\nEuropeo.
    \r\nLa proposta contenuta nel NAP per l inclusione sociale anticipava una delle condizioni essenziali al\r\nfunzionamento di ogni sistema di governance a pi livelli: la trasparenza tra le varie sue componenti. Senza\r\nla trasparenza non possibile giungere alla condivisione degli obiettivi ed alla compartecipazione degli attori.
    \r\nMa la trasparenza e la mutua informazione, uniti alla condivisione delle regole, devono avere garanti che,\r\naccanto alle funzioni di indirizzo, assicurino il buon funzionamento del sistema. Ci possono essere\r\ngaranti diversi a livelli diversi ma, in ogni caso, deve esistere un garante centrale che assicuri, a livello\r\nnazionale, il rispetto delle politiche e degli obiettivi definiti a livello europeo.
    \r\nLe politiche sociali vanno gestite in un ottica di governance moderna che tenga conto della molteplicit dei livelli e degli attori. Esse devono essere il risultato di un processo di innovazione profonda nei rapporti\r\ntra le istituzioni e tra queste ed i soggetti della societ civile. In questo modo sar possibile dare\r\nconcretezza al principio di sussidiariet che consiste nell individuazione del soggetto pubblico e/o\r\nprivato pi vicino ai cittadini in grado di fornire la risposta pi adeguata ai loro bisogni.\r\nSolo in questo contesto, concetti nuovi come il mainstreaming delle politiche e degli strumenti ed il\r\nbenchmarking dei risultati potranno mostrare tutta la loro validit .\r\n

    3.2. LA GOVERNANCE FUTURA

    \r\n\r\nIl processo di coordinamento aperto in atto su scala europea deve essere tradotto nel Paese nei\r\nrapporti con le regioni e gli enti locali. L Amministrazione centrale dovrebbe gestire tale processo con i\r\nvari attori implicati per tutte le materie di particolare rilevanza. A loro volta le regioni sono invitate ad\r\nattivare analoghi processi con le autorit locali. Tali processi saranno a geometria variabile e potranno\r\nessere aperti, se del caso e su particolari questioni, a tutti gli altri attori implicati nel sistema (consulte,\r\nfori, associazioni, ecc.)
    \r\nIl metodo di coordinamento aperto riprender in sostanza le procedure che si basano sulla fissazione di\r\nmacro-obiettivi comuni, sull identificazione di indicatori di misura (statici e dinamici), sulla definizione di\r\nobiettivi operativi e tempi di realizzazione. Gli indicatori concordati a livello europeo da realizzare un\r\n filo rosso che colleghi idealmente la comunit locale all Europa. I differenti livelli istituzionali avranno\r\nla facolt di introdurre nuovi indicatori in maniera da prendere in conto specificit locali.
    \r\nIl principio di sussidiariet dovrebbe essere coniugato nel senso che non esiste unicamente un attore o\r\nuna dimensione geografica a cui devolvere competenze, ma poich un azione composta di varie fasi e\r\ndi varie componenti il responsabile di ciascuna di esse dovr operare in un ottica di informazione e di\r\ncondivisione dell intera catena. In questo quadro di insieme l Amministrazione centrale assume un ruolo\r\ndi regolazione per garantire la coerenza degli indirizzi delle varie politiche macro da un lato, e per\r\ngarantire dall altro che le stesse regole del gioco si possano applicare a tutti gli attori implicati nel\r\nsistema.
    \r\nEsistono attivit come la diffusione delle buone prassi (ivi compresa la dimensione internazionale del\r\nprocesso), lo stimolo all innovazione tecnologica e la valutazione delle sue conseguenze applicative in\r\ntermini di costi/benefici, che non possono non trovare la loro dimensione migliore ad un livello che\r\ntrascende il livello locale o regionale.
    \r\nNei processi di governance moderna, il metodo aperto di coordinamento ha il grande pregio di\r\npromuovere la coordinazione rispettando le sovranit . Esso favorisce l approccio dinamico, stimola\r\nl allineamento delle prestazioni al livello pi alto e la diffusione dell eccellenza. Garantisce e preserva le\r\nresponsabilit degli attori in una cornice di obiettivi ed impegni condivisi.
    \r\n
    \r\n1) PROCESSO TOP DOWN\r\n\r\n

    \r\n\r\nA livello europeo

    \r\n- Definizione di una strategia a livello europeo in materia di inclusione sociale ivi compreso il coordinamento\r\ne le sinergie con altri processi /settori;
    \r\n- Individuazione degli obiettivi comuni articolati per pilastri e linee guida;
    \r\n- Indicatori comuni, potenziamento della base statistica;
    \r\n- Scelta della tipologia dei Piani d azione e della procedura per l esame degli stessi;
    \r\n- Raccomandazioni agli Stati membri in accordo con la base giuridica esistente;
    \r\n- Valutazione dei progressi realizzati, valorizzazione/diffusione delle buone prassi e adattamento della\r\nstrategia.

    \r\nA livello nazionale

    \r\nIl Governo richiama la strategia concordata a livello europeo e illustra a Regioni e Parti sociali gli indirizzi generali in\r\nmerito alla predisposizione del Piano nazionale d azione sull inclusione sociale sulla base:
    \r\n- dei contenuti del DPEF e delle riforme strutturali in corso;
    \r\n- dei contenuti programmatici del quadro comunitario obiettivi 3 e 1;
    \r\n- delle azioni di sistema (PON) e misure gestite a livello nazionale rivolte a gruppi /situazioni obiettivo;
    \r\n- del confronto sulle diverse tematiche e sugli aspetti procedurali in modo da valorizzare a pieno il\r\npartenariato istituzionale e il dialogo sociale.
    \r\nTavolo tecnico preordinato alla fissazione dei protocolli per l attivit di monitoraggio e valutazione ed al\r\npotenziamento delle basi statistiche da utilizzare per gli indicatori.

    \r\nA livello regionale

    \r\nla Regione illustra ai responsabili dei Piani di Zona ed alle Parti sociali e apre la discussione sulla bozza di Piano\r\nregionale d azione sull inclusione sociale richiamando i contenuti programmatici, le scelte di bilancio, le nuove\r\nmisure da adottare, le iniziative legislative in corso, le buone pratiche meritevoli . Il confronto, teso a valorizzare il\r\npartneriato istituzionale e il dialogo sociale, consentir di varare il Piano regionale d azione sull inclusione sociale.
    \r\nTavolo tecnico con le Province per la mise a niveau dell attivit di monitoraggio e valutazione.

    \r\nA livello locale

    \r\nIllustrazione della strategia operativa di zona ai soggetti pubblici e privati coinvolti nella gestione delle politiche\r\nsociali e presentazione del Piano provinciale sull inclusione sociale.\r\n

    \r\n2) PROCESSO BOTTOM UP

    \r\nL Autorit preposta al Piano di Zona trasmette le sue proposte alla Regione.
    \r\nLa Regione, sulla base dei piani di zona predispone il suo piano sociale e lo trasmette al Governo Centrale\r\n(previsione di incontri bilaterali Governo-Regione). Le Regioni possono consultarsi tra loro in via preliminare.\r\nIl Governo presenta in Conferenza Stato Regioni prima del passaggio in Consiglio dei Ministri la proposta di Piano\r\nnazionale per l inclusione sociale congiunto (NAP + RAP) da inoltrare successivamente a Bruxelles.
    \r\nIl Consiglio e la Commissione sulla base dei piani nazionali predispongono il Rapporto congiunto sulla politica\r\nsociale (previsione di incontri bilaterali Commissione Stati membri), i nuovi orientamenti e le raccomandazioni ai\r\npaesi\r\nIl livello europeo, quello nazionale e quello regionale si attrezzano per la peer review (2 Stati / Regioni discutono il\r\npiano di un altro Stato membro / Regione).\r\nImplementazione dei piani a diversi livelli e contestuale avvio dell attivit di monitoraggio\r\n

    Ultima modifica il 02 Aprile 2003 - 19:22

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