02 Aprile 2003 - 19:46

    4. L AGENDA SOCIALE: una proposta di discussione

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    4.1. PERCH UN AGENDA SOCIALE

    \r\n

    \r\nCon il vertice di Nizza l Europa si dotata di una propria agenda sociale che illustra su base pluriennale\r\ngli obiettivi comuni ed il programma previsto.
    \r\nE necessario, dunque, attivare su scala nazionale una procedura analoga, destinata ad essere aggiornata a\r\nscadenze regolari (ogni due anni) e che costituir il filo rosso dell azione governativa. Essa permetter , da\r\nun lato di fare il punto sui risultati ottenuti e di evidenziare dall altro le nuove opportunit e le criticit \r\ninsorte definendo altres le proposte in gestazione. Permetter inoltre di meglio definire il ruolo della\r\npolitica sociale nel contesto della politica del Governo, con una stretta attivit di raccordo con le aree a\r\nmaggiore integrazione.
    \r\nSi ritiene, perci , opportuno concludere questo lavoro con una traccia di quella che, sulla base anche di\r\nun ampia consultazione con tutti gli attori interessati, potr diventare la prima agenda sociale del Paese.\r\n

    4.1.1. L agenda sociale: un insieme coordinato di interventi per l Italia del domani.

    \r\nLa costruzione dell agenda sociale permette di inquadrare in un contesto pi ampio e coordinato le\r\nmisure gi in preparazione e le prospettive di sviluppo dell azione del Governo.
    \r\nSei 6 macro aree di intervento riprendono e sintetizzano in modo programmatico alcune tendenze di\r\nfondo analizzate nella prima parte del Libro Bianco.\r\nPer ogni macro area viene indicato il quadro operativo che comprende gli obiettivi, i soggetti e gli attori\r\ncoinvolti, le priorit degli interventi, i riferimenti internazionali e le altre politiche interessate; all interno\r\ndi ciascun quadro sono evidenziate le azioni da realizzare nel breve-medio periodo con l indicazione\r\ndell arco temporale entro cui le iniziative si sviluppano e le risorse gi individuate per la loro\r\nrealizzazione.\r\n

    4.2. LE AREE DI INTERVENTO

    \r\nUna politica sociale che riconosce la famiglia come soggetto attivo e la introduce come attore primario\r\nnell organizzazione del sistema del welfare, costituisce gi di per s un fattore importante per la\r\nriformulazione degli obiettivi che caratterizzano lo sviluppo degli interventi e dei servizi sociali. Due\r\nulteriori considerazioni concorrono a questo processo.\r\nLa prima che le politiche sociali, pur conservando intatto il loro ruolo di intervento nella risoluzione\r\ndelle diverse criticit sociali, devono sviluppare maggiormente una funzione preventiva indirizzandosi in\r\nparticolare, come gi detto in precedenza, a coprire ed anticipare i nuovi bisogni emergenti di tutti i\r\ncittadini. Si gi menzionato, tanto per citare un esempio, quello della sicurezza, dove, accanto agli\r\nstrumenti tradizionali, necessario porsi la questione del campo di intervento e del ruolo delle politiche\r\nsociali in un contesto allargato in particolare per tutte quelle situazioni dove il concetto di sicurezza va al\r\ndi l della nozione di sicurezza fisica e dove essa assume una valenza legata alle condizioni di vita e di\r\nlavoro.
    \r\n\r\nIl secondo elemento, in stretto collegamento con il precedente, che le politiche sociali non sono\r\nsolamente indirizzate al bisogno ma, pur mantenendo verso questo aspetto un attenzione particolare,\r\ndevono coprire un largo spettro di problematiche che vanno dalla promozione dell inserimento nella\r\ncollettivit al rafforzamento della coesione intergenerazionale fino allo sviluppo della sfera partecipativa\r\ne delle reti di solidariet , caratteristiche proprie della societ e della comunit , basate sulla condivisione e\r\nla solidariet .
    \r\nIn questa maniera l approccio tradizionale orientato alle politiche settoriali e alle categorie di soggetti\r\ncome portatori di bisogno , viene sostituito da una visione pi orientata ad uno sviluppo orizzontale,\r\nbasata su macro settori di intervento ciascuno dei quali relativo a problematiche ben precise dove\r\ndifferenti soggetti, differenti attori e differenti politiche al di l della politica sociale- sono implicati. E\r\nil cui campo di intervento copre potenzialmente tutti noi. E non solo alcune categorie di bisogni.
    \r\nQuesta nuova impostazione recepisce integralmente i nuovi indirizzi europei, sia quelli contenuti nella\r\nCarta Europea dei Diritti Fondamentali che quelli emersi dal Consiglio Europeo di Lisbona come il\r\ncaso del processo di coordinamento aperto operativo per i Paesi dell Unione, nell ambito del processo\r\ndi lotta all esclusione sociale. Questo Governo ha del resto gi integrato una prima volta l impostazione\r\neuropea nella definizione dei macro-obiettivi, nella preparazione del primo Piano Nazionale per\r\nl inclusione presentato nel luglio 2001. Le proposte del Libro Bianco si inseriscono nel processo di\r\npreparazione del nuovo NAP e del relativo rapporto congiunto la cui discussione avverr in sede\r\neuropea sotto la Presidenza Italiana.
    \r\nL orientamento europeo che definisce ormai obiettivi di carattere orizzontale, non costituisce una\r\npatente di inefficacia dell approccio settoriale tradizionale, n significa l abbandono di alcuni interventi\r\nmirati, che per la loro natura dovranno coprire particolari categorie di intervento e di beneficiari. Al\r\ncontrario esso vuole evidenziare il fatto che gli interventi settoriali possono raggiungere una maggior\r\nequit con una migliore efficienza, se concepiti e sviluppati in un contesto di finalit e di strumenti di\r\ncarattere orizzontale profittando in particolare di tutte quelle azioni di disseminazione e di supporto degli\r\nstessi, che sono di importanza fondamentale nella fase di programmazione, di monitoraggio e di\r\nvalutazione.
    \r\nFatta questa ultima, doverosa premessa, il piano degli interventi articolato secondo gli assi seguenti.

    \r\n4.2.1. L ingresso nella vita e nel mondo del lavoro

    \r\nObiettivi: favorire un armonico inserimento nella vita e nel mondo del lavoro promuovendo la qualit \r\ndella vita dell infanzia e dell adolescenza e l integrit della famiglia.

    \r\nSoggetti interessati: gestanti, genitori, infanzia, minori, giovani, famiglie.

    \r\nAttori coinvolti: famiglie e associazioni di famiglie, attori istituzionali a vari livelli, volontariato e terzo\r\nsettore, mondo dell educazione e della formazione, mondo del lavoro e partner sociali ecc..\r\n

    \r\n\r\n\r\nPriorit dell intervento: attuare politiche mirate di assistenza alle nascite; realizzare misure di prevenzione del\r\ndisagio minorile, del maltrattamento e della violenza ai minori, anche intrafamiliare; attuare politiche per\r\nuna migliore conciliazione dei tempi professionali con quelli di cura della prole; dare maggiore attenzione\r\nall interazione scuola-famiglia; promuovere nuove misure di organizzazione del tessuto urbano per\r\naumentare la qualit della vita; incentivare l assistenza all infanzia e all adolescenza nel campo psicopedagogico\r\n(consultori centri per le famiglie) e socio-educativo (asili, scuole, percorsi nei contesti della\r\ncomunit locale); continuare la lotta allo sfruttamento del lavoro minorile; realizzare misure per favorire\r\nl inserimento del mondo giovanile nelle varie fasi della vita sociale, anche attraverso programmi di\r\nmobilit giovanile a livello internazionale e facilitazioni per l ingresso e l uscita dal mondo del lavoro, in\r\nun contesto di raccordo formazione-lavoro; attuare misure particolari per le categorie fragili (immigrati,\r\nfamiglie mono-parentali).

    \r\nRiferimenti internazionali: Convenzione ONU sui diritti del fanciullo e suoi protocolli opzionali sui diritti\r\ndel fanciullo relativi al traffico di donne e minori per lo sfruttamento sessuale dei minori a fini\r\ncommerciali e ai minori coinvolti nei conflitti armati; convenzione ILO di proibizione delle peggiori\r\nforme di lavoro minorile; convenzione dell Aja sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in\r\nmateria di adozione; politiche in sede UE quali il libro bianco sulla giovent della Commissione\r\nEuropea.

    \r\nAltre politiche implicate: fiscale, occupazione, redditi, istruzione, socio-sanitario, comunicazione e media.

    \r\nAzioni in atto o a breve: questo contesto evidenzia la stretta connessione tra interventi di fiscalit \r\ngenerale a favore della famiglia e necessit di garantire interventi mirati che consentano ai\r\nsuoi componenti di esercitare in modo funzionale le proprie specificit e caratteristiche.\r\nL attenzione, pertanto, ad una diminuzione complessiva della pressione fiscale sulla\r\nfamiglia si accompagna allo sviluppo di servizi socio-educativi per la prima infanzia. In tal\r\nsenso nel corrente anno con il completamento dell iter di approvazione della Legge sui\r\nServizi socio-educativi e l attuazione del piano di intervento collegato allo sviluppo degli\r\nasili nido aziendali, attraverso l utilizzazione del fondo di rotazione, consentir di offrire\r\nun offerta di servizi maggiormente diversificati e rispondenti a specifici bisogni delle\r\ncomunit , con un azione di coinvolgimento delle diverse istituzioni, del terzo settore e del\r\nmondo imprenditoriale perseguendo l obiettivo anche di sviluppare nelle comunit locali\r\nesperienze di solidariet tra gli utenti e l associazionismo familiare.
    \r\nPer l implementazione del Piano per i nidi nei luoghi di lavoro le risorse sono state\r\nindividuate dalla Legge finanziaria 2003 nell ambito delle dotazioni del fondo Nazionale per\r\nle Politiche sociali. Per gli anni a seguire la quota da destinare al fondo di rotazione verr \r\ndeterminata dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministero\r\ndell Economia. Tali risorse si aggiungono a quelle stanziate per gli anni 2002, 2003 e 2004\r\ndalla Legge Finanziaria 2002 per l istituzione del fondo per gli asili nido per la costruzione e\r\nla gestione degli asili nido, nonch di micro nidi nei luoghi di lavoro da parte delle Regioni e\r\ndegli Enti Locali.
    \r\nSul versante della necessit di riconoscere il diritto del minore a vivere in famiglia a\r\nconclusione dell anno 2003 verr predisposto dopo un attenta azione di monitoraggio e di\r\ncoordinamento con le Regioni ed i rappresentanti del privato sociale e dell associazionismo\r\nfamiliare un piano straordinario per la de-istituzionalizzazione dei minori ed in parallelo\r\nun programma di promozione dell affidamento familiare e di ricollocazione dei minori in un\r\nambiente affettivo idoneo ad un sano sviluppo psico-fisico. Le risorse per l implementazione\r\ndella prima fase del Piano straordinario sono definite all interno del fondo nazionale per le\r\npolitiche sociali.
    \r\nSul versante delle politiche a favore dei giovani, in linea con quanto indicato nel libro bianco\r\ndella Commissione Europea sulla giovent ed al fine di promuovere percorsi di maggior\r\nmobilit in collegamento con esperienze straniere, verr istituito, entro il mese di giugno\r\n2003, un tavolo di consultazione nazionale per la Giovent . In questo contesto ed in\r\nrelazione all approvazione delle norme in materia di mercato del lavoro attraverso uno\r\nspecifico confronto con il mondo imprenditoriale e le parti sociali verranno promossi\r\nspecifici programmi particolarmente attenti all inserimento dei giovani nel mondo del\r\nlavoro.

    \r\n\r\n4.2.2. Il diritto ai servizi universali mediante una nuova solidariet

    \r\nObiettivi: Garantire il diritto di tutti al servizio universale (servizi di base sociali e servizi di base in\r\nsenso allargato) mediante anche lo sviluppo di reti di solidariet formali ed informali.

    \r\nSoggetti interessati: soggetti individuali che per la loro condizione rischiano di non poter accedere a\r\nparticolari servizi, famiglie della categoria precedente.

    \r\nAttori coinvolti: attori istituzionali ai vari livelli di governance, famiglie, associazioni familiari, volontariato\r\ne terzo settore, societ erogatrici dei servizi di base ecc.

    \r\nPriorit dell intervento: definire un nuovo quadro normativo che comprenda misure particolari di\r\ndefiscalizzazione, voucher e strumenti analoghi per migliorare le condizioni di accesso ai servizi. Nel\r\nquadro di servizi liberalizzati introdurre nuove garanzie per l accesso alle prestazioni da ricompensare\r\nsotto la voce di servizio universale a beneficio del gestore del servizio stesso.
    \r\nNel settore dei servizi sociali di base, migliorare e incrementare l attivazione delle reti di solidariet , delle\r\nreti di mutuo aiuto familiare promuovendone l interazione e l integrazione con gli attori gi presenti,\r\nsiano essi pubblici o privati; promuovere l integrazione dell innovazione tecnologica e sostegno alla\r\ncreazione di strutture apposite di formazione per gli attori e gli utenti del servizio; attuare misure\r\nparticolari per le categorie pi fragili con particolare attenzione ai servizi legati al diritto all alloggio.\r\nPredisporre, in questo contesto, misure particolari di sostegno per le giovani coppie, anche in forma di\r\naiuti all acquisto. Prevedere azioni di lotta alla dispersione scolastica.

    \r\nRiferimenti internazionali: nozione di servizio universale in sintonia con quella adottata negli altri paesi\r\neuropei e buone pratiche a livello europeo con particolare attenzione alle misure relative all edilizia\r\nabitativa.

    \r\nAltre politiche implicate: socio-sanitario, abitazione, trasporti , educazione, comunicazione ed energia

    \r\nAzioni in atto o a breve: la necessit di garantire un sistema di protezione e di promozione\r\nsociale in grado di cogliere le specificit che caratterizzano lo sviluppo della domanda\r\nsociale, a cui occorre rispondere in modi sempre pi adeguati alle caratteristiche entro cui il\r\nsistema dei bisogni si crea e si sviluppa, conduce ad una visione che sempre pi mette al\r\ncentro dell azione le comunit locali e le risorse di cui le stesse dispongono o sono in\r\ngrado di promuove in un ottica di sussidiariet ; sul versante della sussidiariet verticale ed\r\nall interno delle diverse funzioni che la normativa assegna ai vari attori che nel sistema\r\ninteragiscono, occorre, peraltro, stabilire delle misure omogenee, in grado rispondere a\r\ncriteri di equit e di universalit .
    \r\nIn tale contesto si colloca la definizione in via di attuazione - dei livelli essenziali delle\r\nprestazioni sociali che sono disegnati in raccordo con il livello di governo regionale e con\r\nquello delle comunit locali al fine di definire un sistema che consenta, in modo\r\nprogressivo, di costruire un quadro di riferimento omogeneo e attento alle diversit \r\nterritoriali ed ai diversi punti di partenza; ci attraverso una logica di programmazione delle\r\npolitiche sociali di base che prevede una griglia articolata sulle aree di intervento, sulle\r\ntipologie di servizi e prestazioni e sulle direttrici per l innovazione nella costruzione della\r\nrete degli interventi e dei servizi\r\n\r\n\r\n
    \r\nL abitazione costituisce la condizione di base per poter garantire reali possibilit di crescita\r\ne di autonomia; ci vale in modo particolare per chi sta progettando e costruendo il proprio\r\nfuturo e che necessita, pertanto, di prospettive entro cui collocare il proprio programma di\r\nvita. In tal senso si colloca l azione di sostegno economico a favore delle giovani coppie\r\nsposate o in procinto di matrimonio per l acquisizione in propriet della casa. La finanziaria\r\n2003 ha stabilito di destinare in tal senso almeno il 10% delle risorse del Fondo Nazionale\r\nper le Politiche Sociali a sostegno quindi delle famiglie di nuova costruzione e per il\r\nsostegno della natalit .

    \r\n4.2.3. L inclusione sociale

    \r\nObiettivi: attuare percorsi di inclusione sociale rivolti alle diverse fragilit sociali ed alle fasce in condizione\r\ndi marginalit o a maggior rischio di esclusione, promuovendo azioni per il loro reinserimento e\r\nl attivazione di reti di ultima istanza.

    \r\nSoggetti interessati: individui e famiglie povere in termini di povert assoluta e relativa.

    \r\nAttori coinvolti: attori istituzionali ai vari livelli, terzo settore, volontariato, famiglie come portatori di\r\nsolidariet .

    \r\nPriorit dell intervento: attivare misure atte al reinserimento sociale e lavorativo dei soggetti interessati,\r\nindividuando in modo specifico gli elementi collegati a condizioni derivanti da carenza di opportunit \r\nlavorativa o a peculiari fragilit sociali. Identificare le poverty traps pi comuni ed individuare misure\r\ndiverse per il loro ridimensionamento. Definire misure particolari per le categorie pi fragili (immigrati,\r\nanziani, famiglie con assenza totale di reddito).

    \r\nRiferimenti internazionali: joint report on social inclusion , programma specifico di scambio di esperienze\r\ne buone prassi in sede di Unione Europea (fondo sociale europeo e indicatori comuni di misura e di\r\nobiettivi a scadenza pluriennale (Consigli Europei di Laeken e Barcellona).

    \r\nAltre politiche implicate: fiscalit , occupazione, istruzione, politica dell alloggio, socio-sanitario.

    \r\nAzioni in atto o a breve: una efficace politica dei redditi lo strumento principale per dare\r\nstabilit e forza alla crescita economica, assicurare il proseguimento dell equilibrio della\r\nfinanza pubblica compatibilmente con gli impegni del patto di stabilit e di crescita cos \r\ncome definiti nel Consiglio Europeo di Siviglia, salvaguardare il potere d acquisto delle\r\nretribuzioni, conseguire l innalzamento del tasso di occupazione e ridurre le esclusioni\r\nsociali, secondo quanto deciso dal Consiglio Europeo di Lisbona.
    \r\nLa riforma fiscale attuata dalla Legge Finanziaria 2003 in questa direzione ed orientata\r\nad assume il carattere di elemento propulsivo di sviluppo, stimolando i consumi e la\r\ncrescita e avviando un processo di riduzione del carico fiscale sulle persone, le famiglie e le\r\nimprese.
    \r\n\r\n\r\n\r\nPer l anno 2003, scaduta la sperimentazione del Reddito minimo di inserimento, il sistema\r\ndi sostegno al reddito completato da uno strumento di ultima istanza, caratterizzato da\r\nelementi solidaristici e finanziato dalla fiscalit generale. Il reddito minimo di inserimento ha\r\nconsentito di verificare l impraticabilit di individuare attraverso la Legge dello Stato\r\nsoggetti aventi diritto ad entrare in questa rete di sicurezza sociale. Per questo motivo si \r\nstabilito di individuare un nuovo sistema il reddito di ultima istanza, appunto da\r\nrealizzare e co-finanziare in modo coordinato con il sistema regionale e locale, attraverso\r\nprogrammi che distinguano in modo finalizzato le carenze reddituali derivanti\r\nesclusivamente da mancanza di opportunit lavorativa (da affrontare attraverso politiche\r\nattive del lavoro che evitino l istaurarsi di percorsi di cronicit e dipendenza assistenziale) e\r\ncarenze tipiche delle fragilit e marginalit sociali che necessitano di misure di integrazione\r\nsociali e reddituali.
    \r\nIn relazione alla situazione di riassetto del welfare e con riferimento alle nuove norme in\r\nmateria di immigrazione attraverso il fondo nazionale per le politiche sociali in fase di\r\nrealizzazione un piano programmatico di corsi di lingua italiana per minori ed adulti\r\nimmigrati; nell ottica poi dell inserimento professionale dei giovani e di coloro che hanno un\r\nalto rischio di esclusione dal mercato del lavoro (portatori di disabilit , persone di una certa\r\net privi della necessaria competenza professionale, ecc.) all interno di un pi generale\r\ncontesto complessivo di profonde riforme che oggi intersecano il sistema dell istruzione,\r\ndella formazione e del mercato del lavoro in fase di realizzazione, in stretto raccordo con\r\nle Regioni ed attraverso l utilizzazione del Fondo sociale europeo, un programma\r\ncomplessivo di intervento finalizzato all integrazione di soggetti deboli. In tempi medi si\r\npone l obiettivo di incrementare la quota percentuale delle politiche rivolte all inclusione\r\nsociale nell ambito della riprogrammazione di medio termine del fondo sociale europeo.

    \r\n4.2.4. L autonomia psico-fisica

    \r\nObiettivi: garantire l accesso al lavoro ed all assistenza per tutti quei soggetti che presentano gravi\r\nlimitazioni alla loro autonomia fisica e psichica.

    \r\nSoggetti interessati: individui e famiglie di appartenenza con disabilit fisiche e/o psichiche, dipendenza\r\nsenile di carattere motorio, malattie croniche (Alzeihmer) ecc.

    \r\nAttori coinvolti: attori istituzionali ai vari livelli, famiglie e loro associazioni, mondo del lavoro e partner\r\nsociali.

    \r\nPriorit dell intervento: sviluppare programmi e progetti che aiutino le persone con disabilit alla\r\npartecipazione alla vita del lavoro, sociale e collettiva in maniera da permettere una piena realizzazione\r\ndelle potenzialit individuali unitamente ad un arricchimento delle dinamiche sociali; attivare reti di\r\nassistenza per una migliore gestione della dipendenza fisica in condizione di trattamento domiciliare, con\r\nparticolare enfasi all iniziativa organizzata delle famiglie; strettamente legata all attivazione di reti familiari\r\ndi assistenza l implementazione di misure di sviluppo di nuovi strumenti di sostegno finanziario come i\r\n buoni e i voucher ; definire standards comuni per abilitare al trattamento delle malattie croniche e\r\ndella dipendenza; promuovere la diffusione delle buone prassi, l incentivazione e lo sviluppo della ricerca\r\napplicata e delle innovazioni gestionali per migliorare l efficienza globale del sistema.

    \r\nRiferimenti internazionali: decisione del Consiglio dell Unione Europea che ha proclamato il 2003 anno\r\neuropeo delle persone con disabilit , comunicazioni UE sull invecchiamento, linee guida\r\nsull occupazione per quanto riguarda l integrazione dei disabili, Programma Quadro R&D per la\r\nmedicina e le risorse del vivente.

    \r\nAltre politiche implicate: fiscalit , occupazione, ricerca scientifica, formazione, educazione.

    \r\nAzioni in atto o a breve: la non autosufficienza delle persone in condizioni di cronicit , degli\r\nanziani e dei disabili non ha ancora ottenuto risposte adeguate. A queste persone il\r\nsistema socio-sanitario non ancora in grado di fornire servizi sanitari e sociali sufficienti.\r\nLe misure a favore delle persone non autosufficienti e dei loro familiari sono urgenti,\r\nimprocrastinabili.
    \r\n\r\n\r\nQuesto motivo pone tra le azioni dell anno 2003 il varo del piano nazionale per la non\r\nautosufficienza in coordinamento tra Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e\r\nMinistero della Salute; il piano partir a met anno 2003 in forma sperimentale all interno di\r\nalcune Regioni che hanno offerto disponibilit in tal senso, sia in termini di cofinanziamento\r\nche di organizzazione. Tra gli obiettivi spiccano la costruzione di un nuovo\r\nmodello di finanziamento e di accesso alle prestazioni, la permanenza della persona non\r\nautosufficiente nel proprio contesto familiare e sociale, il mantenimento ed il maggior\r\nrecupero possibile dell autonomia personale e la costruzione di servizi territoriali\r\npersonalizzati, integrando sanit e assistenza.\r\nEntro l anno 2004, inoltre, sar predisposto sulla base di un programma di azione del\r\nMinistero del Lavoro e delle Politiche Sociali riferito ai risultati di una ricerca Istat in via di\r\ncompletamento sulla condizione della disabilit nel Paese un programma straordinario per\r\nla disabilit , attenta anche alle forme pi gravi, che dovr trovare una sua fonte di\r\nfinanziamento ad hoc nella Legge finanziaria 2004.\r\nE gi stata avviata invece la predisposizione di un Testo Unico delle disposizioni in\r\nmateria di disabilit , per superare le incoerenze, le frammentazioni, le duplicazioni ed i\r\ncontrasti presenti nei testi normativi che disciplinano i diversi aspetti della materia.

    \r\n4.2.5. La coesione sociale delle comunit

    \r\nObiettivi: promuovere la coesione sociale degli individui e delle famiglie mediante la costituzione di reti\r\ncapaci, da un lato, di attivare la solidariet intergenerazionale, e, dall altro, di favorire l inclusione di\r\nsoggetti e gruppi a rischio di esclusione.

    \r\nSoggetti interessati: individui a rischio di esclusione, famiglie, collettivit marginali (i c.d. senza fissa\r\ndimora), comunit di immigrati legali con difficolt di integrazione, anziani soli.

    \r\nAttori coinvolti: attori istituzionali ai vari livelli di governo, famiglie e associazioni familiari, terzo settore,\r\nvolontariato e sistema imprenditoriale.

    \r\nPriorit dell intervento: sviluppare reti di solidariet formali ed informali che incentivino il contatto e la\r\nsolidariet intergenerazionale, da attivare in particolare attraverso le iniziative delle famiglie; in questo\r\ncontesto poich la coesistenza tra generazioni sviluppa uno scambio sociale mutuamente arricchente,\r\nsaranno oggetto di particolare attenzione esperienze pilota finalizzate ad attivare la prossimit abitativa di\r\ngenerazioni diverse tramite una politica mirata dell alloggio.; integrare le comunit di immigrati legali nel\r\ntessuto sociale e normativo del Paese ospitante; reinserire soggetti ad alto rischio di esclusione sociale,\r\nes. tossicodipendenti, in un contesto di vita normale e mutuamente partecipativo.

    \r\nRiferimenti internazionali: quadro comune europeo per un coordinamento aperto in materia di\r\nimmigrazione, raccomandazioni UE ed ONU in materia di invecchiamento, in particolare per quanto\r\nriguarda gli anziani non dipendenti da considerare una risorsa della societ , Libro Verde Commissione\r\nEuropea e Consiglio Europeo di Lisbona.

    \r\nAltre politiche implicate: alloggio e pianificazione abitativa, occupazione, fiscalit (in particolare a livello\r\nlocale), socio-sanitario.\r\n

    \r\n\r\n\r\nAzioni in atto o a breve: La libera assunzione di responsabilit da parte degli individui nei\r\nconfronti dei pi piccoli, dei pi anziani, dei non autosufficienti non solo eticamente, ma\r\nanche socialmente, un fatto positivo. La politiche nazionali e locali devono agevolare tali atti\r\ndi libert correggendo o eliminando tutti quei fattori che li rendono troppo gravosi o\r\ninconciliabili con altre esigenze (in particolare, anche se non esclusivamente, con quelle\r\nnormalmente svolte dalle donne). Le politiche sociali devono sostenere attivamente le\r\nscelte relative all avere figli (e, prima ancora, rimuoverne gli ostacoli) e quelle relative\r\nall assunzione di responsabilit verso persone parzialmente o non del tutto autosufficienti\r\nnella propria rete familiare. In tutti questi campi esistono forti diversificazioni nelle politiche\r\nlocali che potrebbero utilmente essere messe a confronto anche per avviare processi di\r\napprendimento reciproco e di verifica delle buone pratiche , pur nella consapevolezza\r\ndelle specificit locali.
    \r\nUno strumento utile in questa prospettiva l implementazione delle attivit \r\ndell Osservatorio NET WORK delle Famiglie, soprattutto in vista della celebrazione\r\ndurante il 2004 dell anno internazionale della famiglia.\r\nL istituzione del nuovo osservatorio sulle famiglie prevede la costituzione di una rete di 25\r\nComuni (uno per Regione, 2 per quelle pi popolose) affiancati da esperti, rappresentanti di\r\nRegioni, Province e Comuni e rappresentanti delle Associazioni familiari al fine di rafforzare\r\nla collaborazione tra gli attori che operano in questo settore, di approfondire la conoscenza\r\ndelle realt esistenti e delle esperienze maturate affinch possano diventare patrimonio\r\ncomune; ci soprattutto per individuare nuove strategie e risposte concrete che pongano al\r\ncentro dei temi la famiglia, la sostengano nella gestione delle sue funzioni e la rendano\r\npartecipe dei processi sin dalla fase di progettazione degli interventi. L Osservatorio,\r\nincardinato presso il Comune di Bologna, avvier i propri lavori entro il mese di giugno\r\n2003 e sar finanziato dalle risorse del fondo per le Politiche Sociali.
    \r\nCon riferimento alle politiche del Volontariato nel corso dell anno 2003 previsto l avvio\r\ndello studio coordinato tra istituzioni ai vari livelli di Governo, l Agenzia delle ONLUS, ed il\r\nvolontariato per l elaborazione di un ipotesi di revisione della normativa che disciplina i\r\ndiversi aspetti della materia al fine di aggiornarla (in base all esperienza sino ad oggi\r\ncompiute e dibattute nella Conferenza di Arezzo).\r\nNel corso del corrente anno previsto, inoltre, il completamento dell iter parlamentare della\r\nlegge sull impresa sociale, societ non profit che agisce come attivit economica\r\norganizzata da svolgere all interno di settori di utilit di sociale ed ha come obiettivo la\r\nmassimizzazione dell equilibrio economico finanziario escludendo la massimizzazione del\r\nprofitto e la redistribuzione degli utili.\r\nIn questo quadro ben si inserisce il progetto italiano di promozione della responsabilit \r\nsociale delle imprese che sta assumendo un aspetto sempre pi rilevante e centrale; ci \r\nvale anche rispetto alle piccole e medie imprese che sono tradizionalmente parte integrante\r\ndelle comunit locali e che non hanno mai rinunciato all impegno verso le loro comunit .
    \r\nDurante il prossimo biennio l impegno di promozione in tal senso da parte del Governo, in\r\ncollaborazione stretta con il mondo imprenditoriale e con il terzo settore, destinato a\r\ncrescere al fine di concorrere a rendere le imprese sempre pi consapevoli dei benefici e\r\ndei potenziali risultati che si possono trarre da una costruttiva cooperazione tra istituzioni,\r\nbusinness e altri settori della societ .
    \r\nPer ottenere questi risultati vanno potenziati gli strumenti del dialogo con le parti sociali e la\r\nsociet civile, la promozione della trasparenza delle practices e degli strumenti della CSR,\r\nlo scambio di informazioni e di best practices, l integrazione di tale responsabilit nel\r\nsistema di gestione del Paese. A tal fine gli obiettivi i cui risultati saranno ricondotti in\r\nambito europeo alla fine dell anno 2003 - sono:
    realizzare con un processo condiviso uno\r\nstandard sociale semplice e modulare da applicare su base volontaria alle imprese per\r\nidentificare i comportamenti socialmente responsabili,
    predisporre opportuni strumenti di\r\nmisurazione per comprendere e valutare la performance sociale delle imprese al fine anche\r\ndi poter fruire di facilitazioni di carattere fiscale,
    concorrere a diffondere la cultura della\r\nresponsabilit sociale tra le imprese.\r\n\r\n\r\n

    \r\n4.2.6 Misure di carattere orizzontale

    \r\nObiettivi: garantire la messa a punto di una serie di strumenti atti a favorire l esecuzione delle misure di\r\ncui ai punti precedenti e la loro verifica.

    \r\nAttori coinvolti: attori istituzionali ai vari livelli, ISTAT, agenzie ed organi a finalit specifica (es. per la\r\npromozione dell innovazione tecnologica) rappresentanti della societ civile e delle organizzazioni\r\nfamiliari.

    \r\nSoggetti interessati: oltre a quelli del punto precedente ogni organismo attivo nelle politiche sociali.

    \r\nPriorit dell intervento: Potenziare il sistema di indagini sociali sia sul piano della popolazione che su quello\r\ndei servizi formali e informali. Per quanto riguarda l indagine di popolazione: garantire la produzione\r\ncon cadenza almeno quinquennale di informazioni statistiche ufficiali, su direzione e consistenza delle\r\nreti di solidariet , intreccio con l utilizzo dei servizi privati e pubblici, caratteristiche dei caregivers e delle\r\nfamiglie che ricevono aiuti informali e non, transizione dei giovani alla vita adulta e sue criticit ,\r\natteggiamenti e comportamenti nei confronti della nascita dei figli, condizione dell infanzia, processi di\r\nsocializzazione e rapporto con scuola e servizi, storie riproduttive e lavorative di uomini e donne,\r\nconciliazione tra lavoro e famiglia. Per quanto riguarda i servizi prioritario sviluppare la produzione di\r\ninformazioni su servizi e interventi sociali offerti sul territorio, sui loro costi, sugli utenti che ne\r\nusufruiscono, sulle prestazioni ad essi erogate, l integrazione socio-sanitaria, la rete organizzativa che\r\ncoinvolge le comunit locali, offerta e gestione di servizi e prestazioni da parte del pubblico o del\r\nprivato;. attivare strutture di supporto per la diffusione di buone prassi. Sviluppare strumenti\r\nmetodologici ad uso generale (es analisi logistica) ed al loro sviluppo.

    \r\nRiferimenti internazionali: lavori OCSE nel settore socio-sanitario, programma EUROSTAT, programma\r\nquadro R&S in sede U.E, interventi mirati nell ambito delle politiche strutturali e dei programmi\r\ncomunitari.

    \r\nAltre politiche implicate: Sanit , ricerca scientifica.

    \r\nAzioni in atto o a breve: uno strumento di conoscenza di fondamentale importanza per gli\r\noperatori, i responsabili delle politiche (ai diversi livelli) e i cittadini il sistema informativo\r\ndei servizi sociali (SIS) che risponde alle esigenze della programmazione, della gestione e\r\ndella valutazione delle politiche sociali. La sua funzione non solo quella di descrivere le\r\nrisorse impiegate e le attivit svolte nelle diverse articolazioni territoriali e organizzative, ma\r\nquella di facilitare la lettura dei bisogni e di sostenere il processo decisionale a tutti i livelli di\r\ngoverno sulla base di una rigorosa analisi delle attivit e dei risultati raggiunti rispetto ai\r\nrisultati attesi ed alle esigenze della popolazione. La disponibilit di informazioni , inoltre,\r\nfunzionale alla diffusione della cultura del confronto e alla valutazione comparativa delle\r\nesperienze e dei risultati.
    \r\nLa realizzazione e lo sviluppo del SIS durante l anno 2003 con le risorse del fondo\r\nnazionale per le politiche sociali prevede il potenziamento della produzione statistica\r\nUfficiale nell ambito delle indagini presso le famiglie e presso le organizzazioni (pubbliche e\r\nprivate). Per sviluppare la massima potenzialit il SIS sar organicamente collegato al\r\nsistema informativo sanitario e a quello europeo Eurostat.\r\n\r\n
    Ultima modifica il 02 Aprile 2003 - 19:46

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