26 Febbraio 2013 - 12:46

    “Experti”: in scena i detenuti

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    Ora lo spettacolo è in attesa di altri palcoscenici e il progetto di finanziamenti per poter continuare

     

     

    Ha esordito nei giorni scorsi all’auditorium della casa di reclusione di Padova lo spettacolo Experti, frutto del laboratorio teatrale di Tam Teatrocarcere che ha visto coinvolti dodici detenuti del Due Palazzi. In scena c’erano Belhassen, Giovanni, Abderrahim, Aioub, Abdallah, Ahmed, Luca, Temple, Mario, Pietro, Bruno e Mohamed: tutti attori per un giorno, ma ora – dopo gli ampi consensi raccolti e già i primi inviti – in attesa di calcare anche altri palcoscenici.

    Experti, che prende spunto dalle suggestioni di Relazione per un’accademia di Franz Kafka, è ideato e diretto da Maria Cinzia Zanellato e Loris Contarini, con la collaborazione artistica di Benedicta Bertau e di Emanuela Donataccio, è un progetto di Tam Teatromusica, che vede il contributo della Regione Veneto e del Comune di Padova e la collaborazione con la casa di reclusione Due Palazzi di Padova. Ora l’attività è in attesa di conoscere la possibilità di un rinnovo di finanziamenti per potere continuare.

    Da due decenni ormai Tam Teatrocarcere lavora nell’istituto penitenziario, attività per cui ha ottenuto notevoli riconoscimenti. La compagnia padovana è tra i gruppi fondatori del Coordinamento nazionale Teatro Carcere e fa parte della rete europea Edgenetwork del Centro europeo Teatro carcere.

    Il laboratorio rientra in un progetto più ampio e complessivo, che si pone come un percorso di integrazione culturale tra la città e il carcere e mira a creare una relazione tra la casa di reclusione e la realtà esterna attraverso diverse attività organizzate da Tam Teatrocarcere, tramite le quali negli anni si è costruito un network con attori istituzionali e sociali del territorio: oltre al laboratorio teatrale multiculturale con i detenuti, iniziative per gli studenti grazie alla ormai consolidata collaborazione con l’Università, incontri con artisti impegnati sul piano civile e sociale.

    Il racconto kafkiano a cui si ispira lo spettacolo è legato al tema della metamorfosi, ma in questo caso non è un uomo a trasformarsi in scarafaggio bensì uno scimpanzé, catturato in una spedizione di caccia. Nella condizione di prigionia può scegliere una via di uscita tra lo zoo o il varietà: opta per questo secondo, perché la popolarità gli appare come la forma di accettazione sociale sul palcoscenico del mondo, anche se non di libertà. La trasformazione da animale a uomo di successo costituisce quindi l’impegno per la presunta salvezza. La fama raggiunta gli permette di essere invitato da un’università, dove tiene un discorso nel quale descrive con metodo empirico la propria “experienza”.

    Nello spettacolo, gli Experti sono i detenuti stessi, che hanno arricchito con testi propri e improvvisazioni il contenuto del racconto. Carichi delle loro esperienze di vita ‘sul campo’ – al centro l’unicità dell’esperienza umana e la loro condizione estrema di detenzione -, si cimentano in una vera e propria ‘relazione accademica’, quindi un monologo, utilizzando gli strumenti più efficaci in loro possesso e che più conoscono: i corpi, le azioni e le parole.

    Fonte: Ufficio stampa TAM Teatromusica

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