09 Aprile 2020 - 02:02

    'Clima. Lettera di un fisico alla politica'di Angelo Tartaglia

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    Lettera di un fisico al presidente del Consiglio su clima, ambiente e pandemie.

     

    Mercoledì 8 aprile, per Edizioni Gruppo Abele, esce nel solo formato ebook Clima. Lettera di un fisico alla politica, di Angelo Tartaglia. L’attuale pandemia di coronavirus è solo la punta dell’iceberg di un intero sistema malfunzionante. Un invito ai politici da parte di un illustre professore di fisica del Politecnico di Torino a cambiare rotta sul clima e sul sistema socioeconomico prima che sia troppo tardi.

    Come al Monopoli

    Malgrado ogni considerazione politica che si spertica in sua difesa, il nostro sistema socio-economico è materialmente insostenibile sul lungo periodo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: differenze crescenti e incolmabili fra fasce di popolazione e fra Paesi, e un collasso ambientale senza precedenti, soffocato da polveri sottili e CO2 e inquinato da metalli pesanti, idrocarburi e molte altre sostanze. L’epidemia di Coronavirus non è che l’ultimo – in ordine di tempo – crollo di un sistema fragile e inadatto a sostenere a lungo la vita umana. Perché siamo a questo punto?

    Per Angelo Tartaglia «in una società globale e tecnologica come quella contemporanea i pilastri di un sufficiente consenso sociale sono stati a lungo, e sono tuttora, tre: egoismo, ignoranza e superstizione». L’avere cura solo del proprio minuscolo angolo di mondo, ignorare i segnali indicati da scienziati e ricercatori, e avere una fede viscerale – superstiziosa– in deus ex machina salvifici prodotti dal nulla dall’innovazione tecnologica. «Questo rifiuto di una dimensione razionale a tutto campo è particolarmente virulento fra coloro che qui e oggi ricavano i maggiori vantaggi da un’economia strutturalmente insostenibile (gli stessi che hanno il controllo dei maggiori canali di informazione tradizionale)». È come giocare a Monopoli: si parte tutti con le stesse risorse ma alla fine della partita chi vince ha tutto, mentre gli altri non hanno niente. Né soldi, né risorse naturali, né salute e neppure futuro.

    Eppure, malgrado queste premesse, l’autore si identifica come un irragionevole ottimista.

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