25 Luglio 2020 - 16:44

    Bando nazionale di Ubi Banca, Anfas e Cgm “Trust in Life per il Durante e il Dopo di noi”

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    Disabilità,  30 persone verso l’autonomia e sostegno a 300 famiglie: il progetto Co&So sul Dopo di Noi vince premio nazionale

    Intanto i progetti di vita indipendente si sono adattati al lockdown grazie alla tecnologia: live in chat e videotutorial su come si indossano le mascherine o sulla lista della spesa per restare in contatto con gli operatori 

    30 giovani con disabilità che stanno costruendo il loro futuro indipendente e 300 famiglie coinvolte in un percorso di formazione per collaborare attivamente nell'acquisizione di autonomia dei propri cari. E’ il progetto pilota del consorzio di cooperative Co&So che ha vinto il bando nazionale “Trust in Life per il durante e il dopo di noi” di Ubi Comunità, la divisione della Banca rivolta alle realtà del Terzo Settore e dell’economia civile, insieme a ANFAS Onlus-Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale-  e CGM-Consorzio Nazionale della Cooperazione di Solidarietà Sociale, con il contributo tecnico di FIA-Fondazione Italiana Accenture e il contributo scientifico del Centro di Ricerca sulle Imprese di Famiglia dell’Università Cattolica.

    L’obiettivo del concorso  è valorizzare progetti che mettano a disposizione delle persone con gravi disabilità e delle loro famiglie strumenti, supporti, servizi finanziari e modelli di intervento innovativi  nel quadro normativo della Legge 112/2016 sul “Dopo di Noi”.

    Il progetto Co&So è risultato tra le 7 migliori esperienze su scala nazionale ricevendo così 37mila euro e un finanziamento da 25mila euro al tasso dello 0,1% per implementare il progetto.

    “Le chiavi di casa”, così si chiama il progetto Co&So, ha coinvolto 3 cooperative, Il Girasole, Giocolare e Gruppo Incontro, su 3 province - Firenze, Pistoia e Grosseto -, 30 operatori, tre Fondazioni e 18 associazioni di familiari. La prima sperimentazione è partita a Montecatini. I ragazzi sono coinvolti attivamente nella gestione della routine quotidiana che scandisce le giornate, dalla pulizia alla preparazione dei pasti,  e nella scelta delle attività, come uscite o gite, per promuovere la loro  capacità di autodeterminazione e la scoperta di interessi e predisposizioni personali.Una sperimentazione che ha inaugurato un modello nuovo di sostegno alle famiglie e che integra gli altri percorsi, in totale 28, avviati singolarmente nel corso degli anni dalle cooperative del consorzio per ridurre al minimo le istituzionalizzazioni di giovani disabili, attraverso un forte coinvolgimento delle loro famiglie. 

    Progetti che nel corso della quarantena non si sono mai fermati, ma si sono rimodulati e adattati alla nuova quotidianità stravolta  dalla pandemia e   che ha colto di sorpresa persone, di un’età media sui 40 anni, tutte fragili e  con disabilità intellettive. Gli operatori sono così corsi ai ripari utilizzando la tecnologia, cercando di mantenere un contatto costante con le persone che frequentavano le strutture solo con cadenza giornaliera o settimanale e le loro famiglie. Sono nati così gli appuntamenti via chat o con le videochiamate, poi i videotutorial per vivere come un gioco la lontananza, dalla lista della spesa, alla cucina, poi il cucito, la palestra, alle istruzioni su  come si indossano le mascherine e si usano i guanti.

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