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    Il racconto di Laura Coccia, una donna con disabilità "diversamente mamma"

    "Sono una mamma disabile e non c'è niente che debba nascondere a mio figlio"

    Il racconto di Laura Coccia, una donna con disabilità che è diventata "diversamente mamma".

    "Ho smesso di allattare un paio di mesi fa. All'ennesimo morso ho capito che questa esperienza era finita. Avevo sempre immaginato l'allattamento come la cosa più naturale del mondo, invece da quando è nato Giacomo ci ho sbattuto la testa". Con queste parole Laura Coccia, atleta, ex parlamentare Pd nonché mamma con disabilità, qualche giorno fa ha raccontato un momento delicato della sua vita ai suoi follower con un post su Instagram.

    Al link si può leggere l'articolo completo, uscito su Marie Claire:

    https://www.marieclaire.com/it/attualita/news-appuntamenti/a36169548/maternita-disabilita/

    Costruire la comunità

    Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella il 3 maggio è stato in visita privata al Centro internazionale del Movimento dei Focolari a Rocca di Papa (Roma).

    “Sono lieto di essere qui, grazie per questa visita così accogliente. Il contributo che il Movimento dei Focolari reca al nostro Paese al di là della dimensione ecclesiale è un contributo di sollecitazione alla solidarietà, a ritrovarsi insieme”.

    Con queste parole il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella ha ringraziato Margaret Karram, Presidente dei Focolari, per l’invito amichevole a visitare il Centro Internazionale dei Focolari di Rocca di Papa (Roma) questa mattina.

    “Il concetto di ‘focolare’, di formar famiglia – ha continuato il Presidente nel suo saluto ai presenti – contiene un richiamo costante, generale al senso di comunità, a rendersi conto che abbiamo ciascuno bisogno degli altri e che soltanto insieme si realizza una condizione positiva e accettabile e di progresso. Questo contributo per il nostro Paese è particolarmente importante”.

    Oltre alla Presidente dei Focolari, ad accoglierlo c’erano il Copresidente Jesús Morán, Maria Voce già Presidente del Movimento e il Consiglio generale in rappresentanza del Movimento nel mondo.

    Con questa visita il Presidente desiderava rendere omaggio alla memoria di Chiara Lubich e di Igino Giordani, sepolti nella cappella del Centro.

    Con gli occhi di Pietro, a cura di Don Marco Mori

    Gli elefanti di Pietro sono diversi e felici. Ed è ovvio che sia così, è la cosa più naturale del mondo: questa diversità felice completa il prato e il cielo, permette la vita, la simpatia, la solidarietà, il riconoscimento reciproco. Sono belli perché non uguali. Sono belli perché originali. Ma sono belli anche perché camminano tutti nella stessa direzione, pur nella diversità. La loro gioia non è nello stare da soli ma nel camminare insieme. La direzione comune esalta la loro originalità, non la toglie, anzi, le permette un significato nuovo, come essere in un bellissimo mosaico in cui ogni tassello ha il suo colore per comporre un disegno più grande, più vero, ancora più strabiliante. La diversità dona colore al mondo, accende la vita dei riflessi più arditi, ma ha biso- gno della relazione perché, da soli, i colori sarebbero incomprensibili: ogni tonalità permette all’altra di esserci e di mostrarsi. Se mancasse un colore lo si noterebbe subito: non ha senso domandarsi qual sia il colore più bello, è molto più intelligente guardare l’armonia dell’uno con l’altro. La diversità, però, non è visibile solo nell’evidenza, ma anche nei particolari: i nostri tre amici elefanti camminano diversamente (quello rosso ha una zampa sollevata), sorridono diversamente (il giallo fa vedere i suoi dentini), alzano e abbassano la coda e la proboscide a ritmi diversi: ci spaventerebbe che siano obbligati a fare tutti le stesse cose, alla stessa velocità, perché assomiglierebbero più ai robot che ad esseri viventi. A volte la diversità evidente ci impressiona o ci impaurisce, ma quella delle piccole cose ci fa capire quanto siamo portatori di una originalità che non può ferire ma farci essere noi stessi e comunicare. Si capiscono e si accolgono le diversità solo da vicino, quando ognuno di noi può sentirsi accolto come portatore di un tesoro unico. Non è la diversità il male, ma la distanza. Non per niente c’è un unico colore uguale per tutti e tre gli elefanti: il viola-rosa della punta della proboscide che mostra l’interiorità uguale della vita, questo sì l’unico colore da difen- dere, da respirare, da condividere.

    Don Marco Mori

    CROCE ROSSA ITALIANA: #INARRESTABILI ANCHE IN PIEMONTE

    Il contributo del Piemonte all’Emergenza Covid e una catena di volontariato sempre più lunga

    Quello appena trascorso è stato un anno di straordinario volontariato che ha visto la Croce Rossa Italiana impegnata in prima linea nella lotta al Covid -19 ma anche nel sociale, in tante altre piccole e grandi emergenze e attività quotidiane.

    Per fare il punto sui numeri della pandemia e per raccontarvi tutte le novità che ci aspettano vi aspettiamo alla

    CONFERENZA STAMPA VENERDÌ 7 MAGGIO ore 11, presso Palazzo Lascaris, Via Alfieri 15 - Torino.

    La conferenza stampa sarà anche disponibile in diretta streaming sulla pagina Facebook Croce Rossa Italiana - Comitato Regionale del Piemonte (@CRIPiemonte)

    Il libro della settimana: "I Brutti Anatroccoli", di Piergiorgio Paterlini

    Nella puntata di ieri, Lunedi 3 maggio, della Sfida della Solidarietà, alle ore 20, su radio Rai 1 GR Parlamento, ospite di Paola Severini Melograni, Piergiorgio Paterlini, giornalista e autore del libro "I Brutti Anatroccoli. Dieci storie vere". Costruito secondo il metodo dell’inchiesta ma scritto con un linguaggio narrativo, I brutti anatroccoli raccoglie storie emblematiche di «ordinaria bruttezza». Uomini e donne, giovani e non piú giovani, di ogni parte d’Italia e di diversa estrazione sociale, culturale, professionale e religiosa, raccontano la propria esistenza a partire da questa singolare prospettiva: la bruttezza fisica. Uno dei piú misteriosi scacchi esistenziali, ma anche uno dei piú rimossi e potenti tabú del nostro tempo, in un libro singolare e controcorrente, che continua a sfidare i luoghi comuni di ogni epoca e cultura. La prima edizione del libro è del 1994, ma il tema e i contenuti risultano ancora attualissimi.

    Scarp de’ Tenis, i primi 25 anni del mensile di strada della Caritas

    Ha venticinque anni ed è arrivato al traguardo di 250 numeri: si tratta di Scarp de’ Tenis, il più diffuso street magazine italiano. Nato nel1996 e uscito ininterrottamente per volere della Caritas ambrosiana e italiana. Il giornale, oggi è diretto da Stefano Lampertico, non si trova in edicola ma sul marciapiede e davanti alle parrocchie a Milano, Napoli, Torino, Venezia, Vicenza, Cremona, Varese, Como, Firenze, Rimini, Verona e Genova. Viene diffuso in ventimila copie ogni mese e dà lavoro a più di 130 persone in tutta Italia: gravi emarginati, disoccupati, persone che vogliono integrare i redditi minimi. 

    In occasione della pubblicazione che coincide anche con il 25esimo anno di fondazione, tracciano un affresco inusuale del Bel Paese due ex direttori di grandi giornali, Carlo Verdelli e Ferruccio De Bortoli, e il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, oltre al fondatore di Slow Food Carlo Petrini, il fondatore di Libera don Luigi Ciotti e don Virginio Colmegna che da direttore di Caritas Ambrosiana nel 1996.

    L'articolo completo sul Fatto Quotidiano: https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/02/scarp-de-tenis-i-primi-25-anni-del-mensile-di-strada-della-caritas-delpini-senza-questo-giornale-milano-sarebbe-piu-muta/6184025/

    Iniziativa GiULiA Giornaliste su informazione al femminile e libertà di stampa condizionata

    Per la Giornata per la Libertà di stampa, il 3 maggio, GiULiA Giornaliste con l’adesione delle Cpo Cnog Odg, Fnsi e Usigrai organizza un incontro zoom, che sarà diffuso sulla pagina Facebook di GiULiA, dedicato a: L’informazione al femminile, la stampa in libertà condizionata. Lo riporta Articolo 21.

    L’evento, dedicato alla memoria di Giovanna Pezzuoli, affronterà il percorso a ostacoli dell’informazione al femminile, dal gap economico ai problemi nei mesi del Covid, ma anche la difficoltà di essere mamme giornaliste e di riuscire a raccontare sui giornali le eccellenze femminili, non solo in Italia. Un capitolo, con uno sguardo a quanto succede nel mondo, sarà dedicato all’odio social contro le giornaliste, con interventi di colleghe straniere.

    Qui il programma completo: https://www.articolo21.org/2021/05/3-maggio-iniziativa-giulia-giornaliste-su-informazione-al-femminile-e-liberta-di-stampa-condizionata/

    Sugar, salt & pepper - robot umanoidi per l'autismo

    “Sugar, Salt & Pepper - Robot umanoidi per l’autismo” è il laboratorio sviluppato dal Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino, Fondazione Paideia, Jumple e Intesa Sanpaolo Innovation Center che ha l’obiettivo di mettere a sistema le competenze legate alla robotica educativa e sociale con i bisogni dei bambini e ragazzi con disabilità. 

    La sperimentazione, iniziata a fine febbraio nel contesto delle attività di Fondazione Paideia, si basa su di un laboratorio terapeutico settimanale per lo sviluppo delle autonomie nei bambini con una diagnosi di disturbo dello spettro autistico (Livello 1 di supporto DSM 5), attraverso l’utilizzo del robot umanoide Pepper fornito da Intesa Sanpaolo Innovation Center. Per la realizzazione del laboratorio, la società del Gruppo Intesa Sanpaolo dedicata all’innovazione e alla ricerca applicata contribuisce inoltre alla definizione e allo sviluppo degli scenari che vengono proposti durante le sessioni, mettendo a disposizione il know-how acquisito con l’utilizzo di Pepper in diversi contesti. 

    Nelle attività di laboratorio – che attualmente coinvolgono quattro ragazzi dagli 11 ai 14 anni – vengono osservati e analizzati gli scambi e le interazioni in un contesto riabilitativo, con un focus sul linguaggio, la comunicazione, le emozioni e il potenziamento delle abilità sociali. Il tutto avviene utilizzando il robot Pepper come assistente degli operatori - psicologi, neuropsicomotricisti, educatori, logopedisti - mentre seguono le attività in cui sono autonomamente impegnati i ragazzi.

    Il laboratorio si sviluppa intorno a un contesto realizzato dai terapeuti che ha l’obiettivo di migliorare le capacità di interazione e le competenze motorie (coordinazione oculo-manuale, pianificazione ideo-motoria e controllo esecutivo) e gestionali dei bambini nelle principali attività della vita quotidiana, come la preparazione della merenda, la gestione della cucina e il controllo dei compiti scolastici. Il setting individuato permette di ricreare il più possibile una situazione ambientale generalizzabile e simile ai contesti di vita dei ragazzi. In questo scenario il robot Pepper, pur facendo da spalla all’operatore, risulta essere uno strumento motivante e in grado di tarare le attività a seconda delle risposte e dei risultati ottenuti dai ragazzi. L’attività consente inoltre di poter osservare in maniera puntuale dati ambientali o interpersonali dei soggetti coinvolti e di approfondire meglio il profilo di ogni bambino analizzando il contatto visivo, le iniziative di comunicazione, le richieste di aiuto, gli stati emotivi e le preferenze: tutte caratteristiche che prima venivano registrate in modo soggettivo.

    Per poter raggiungere questi risultati innovativi, i ricercatori e le ricercatrici del Dipartimento di Informatica di UniTo stanno lavorando per arricchire il robot Pepper con il supporto di molteplici strumenti esterni di intelligenza artificiale come il tracker oculare e il rilevamento di emozioni, al fine di poter migliorare la capacità del robot di adattarsi ed essere adattato al contesto terapeutico e alle reazioni dei ragazzi.

    L’utilizzo dei robot sociali – come evidenziato dalla letteratura di riferimento – può rappresentare uno stimolo utile e attrattivo nel rapporto con bambini e adolescenti con disturbi dello spettro autistico, che possono trovare in Pepper un soggetto “facilitatore” per la relazione con gli operatori, verso cui dovranno essere poi gradualmente direzionate le azioni comunicative. 

    “L'innovatività del progetto risiede nel particolare contesto di utilizzo di Pepper, ossia accogliere i bambini per lavorare sulla formazione della loro autonomia”, spiega la Professoressa Cristina Gena, docente del Dipartimento di Informatica e coordinatrice del progetto. “L’interesse scientifico della ricerca risiede anche nel fatto che il contesto sperimentale non è un laboratorio o un centro riabilitativo, bensì un contesto domestico e accogliente, in the wild. Pepper raramente è stato utilizzato nella terapia per l’autismo, ma il target di riferimento sono ragazzi della media inferiore, per cui l'utilizzo di robot più piccoli non sarebbe stato appropriato.”

    “Sugar, Salt & Pepper” – racconta Fabrizio Serra, direttore della Fondazione Paideia – “è l’insieme degli ingredienti che abbiamo scelto per dare vita a questo progetto. Sugar è il pizzico di zucchero che mettiamo nel nostro lavoro, che si accompagna alla nostra competenza professionale, Salt è la fatica dell’altro che può addolcirsi in compagnia dello zucchero, mentre Pepper, il nome del robot che ci accompagna nella sperimentazione, è l’ingrediente che dà un sapore particolare al tutto. Fatta questa premessa di ‘significato’, siamo felici di mettere a disposizione le nostre competenze per questa sperimentazione innovativa, che speriamo possa permettere ai ragazzi partecipanti di migliorare le abilità di socializzazione e potenziare l’acquisizione di strategie utili nella vita di tutti i giorni”.

    “L’esperienza che abbiamo maturato in questi anni in Intesa Sanpaolo Innovation Center nell’ambito della robotica umanoide ci ha permesso di comprendere la maturità, lo stato dell’arte e l’evoluzione di questa tecnologia” – afferma Luigi Ruggerone, Responsabile Trend Analysis and Applied Research di Intesa Sanpaolo Innovation Center. “Oggi siamo maggiormente consapevoli circa i contesti nei quali può essere utilmente applicata e come può contribuire a migliorare le nostre vite. Il laboratorio ‘Sugar, Salt & Pepper’, sviluppato insieme a Paideia e all’Università di Torino, ricade proprio in questo tipo di scenario e incarna perfettamente l’idea di innovazione del team Applied Research dell’Innovation Center, vale a dire l’applicazione di tecnologie di frontiera, come la robotica e l’intelligenza artificiale, a contesti reali. Nel fare questo, insieme ai nostri partner scientifici e sociali sviluppiamo soluzioni mirate a supporto dello svolgimento di attività ben individuate, con la consapevolezza che solo l’esperienza sul campo, supportata dalla conoscenza scientifica specialistica, può indirizzare al meglio l’applicazione dell’innovazione. Il nostro auspicio, sostenuto anche dagli incoraggianti risultati ottenuti, è che questo laboratorio possa contribuire fin da subito a migliorare le vite dei partecipanti e delle loro famiglie e che possa dare inizio a un percorso che in futuro porti a soluzioni sempre più efficaci.”

    Formazione e mentorship a supporto di studenti e neolaureati

    Al via EY4NextGeneration | formazione e mentorship a supporto di studenti e neolaureati

    nuovo programma EY4NextGeneration, realizzato da EY in partnership con Valore D e Aiesec, dedicato all'orientamento professionale a supporto delle nuove generazioni (studenti e neolaureati).

    Aperto da aprile a giugno, si tratta di uno dei progetti di CSR di EY che si inserisce in uno dei 3 obiettivi primari prefissati ovvero "Supporting next generation workforce". Punto di partenza per una crescita professionale più consapevole e completa, il programma si rivolge a tutti gli atenei italiani con particolare attenzione alle aree geografiche con minor tasso di occupazione ed è caratterizzato da due anime:

    Da un lato una serie di webinar tematici aperti a tutti, tenuti da professionisti volontari EY con l'obiettivo di condividere know how specifici su una molteplicità di argomenti.

    Dall'altra, percorsi di mentorship one-to-one organizzati con l'ausilio di una piattaforma di intelligenza artificiale che propone il miglior matching tra mentoring e mentee per assegnare a ciascun partecipante il professionista più adeguato a interessi e attitudini individuali.

    Carlo Verdelli sul CorSera: «Abbiamo perso l'allenamento a ricordare»

    Carlo Verdelli, in un lungo articolo per il Corriere della Sera di oggi, domenica 25 aprile 2021 e 76esimo anniversario della Liberazione, scrive di “memoria perduta" di quel "grazie non detto". «Celebrare una ricorrenza senza sapere chi o che cosa celebrare è desolante. Il dovere di ricordare sarebbe utile anche adesso che l'Italia sta per riaprire dopo la stagione delle chiusure».

    Verdelli scrive che «abbiamo perso l'allenamento a ricordare, ed è un indebolimento non solo della conoscenza ma anche coscienza».

    La nostra memoria collettiva, prosegue Verdelli «è il sistema cardiocircolatorio di una comunità: porta l'ossigeno delle esperienze nelle cellule centrali e periferiche, consente lo sviluppo degli anticorpi ai molti virus che minacciano una democrazia».

    L'articolo completo è sul Corriere della Sera di oggi.

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