AngeliPress

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    22 Novembre 2020 - 06:56

    SETTIMANA DELLA CUCINA ITALIANA IN BOSNIA ERZEGOVINA – 23-29 NOVEMBRE 2020

    L’Ambasciata d’Italia a Sarajevo ha annunciato la Settimana della Cucina Italiana in Bosnia Ezegovina dal 23 al 29 novembre, organizzata in collaborazione con l’Istituto del Commercio Estero (ICE) e l’Unione Regionale Cuochi della Calabria (URCC). La rassegna sarà presentata dall’Amb. Minasi lunedì 23 novembre all’interno del programma “Dobar dan Bosno i Hercegovino” di Hayat TV, emittente che ospiterà l’Ambasciatore anche domenica 29 novembre all’interno del programma “Nedjeljom popodne”.

     


    20 Novembre 2020 - 06:47

    Colpita dalla crisi economica e sanitaria, Milano guarda avanti

    La ricerca condotta annualmente da LifeGate, attiva da vent’anni nel campo della sostenibilità, offre un’analisi sull’interesse, la percezione e l’atteggiamento dei milanesi rispetto ai temi di sostenibilità. I dati vengono confrontati in parallelo con i risultati dell’edizione 2019, con quelli dell’Osservatorio Nazionale dello scorso aprile e con “Roma e la sostenibilità” di giugno.


    18 Novembre 2020 - 14:44

    Il ricordo. Bill Pelke, testimone del perdono

    Pubblichiamo, su concessione dell'autore, Mario Marazziti, un articolo uscito oggi, mercoledì 18 novembre, sul quotidiano Avvenire, intitolato: "Il ricordo. Bill Pelke, testimone del perdono"

    «Che può venire di buono da Gary?», avrebbe detto Natanaele di Bill Pelke, nato proprio in quella piccola città dell’Indiana sul lago Michigan. Era tornato vivo dalla guerra del Vietnam, ma non ne parlava. Era operaio in un’acciaieria concorrente della Arcelor Mittal, pure lì vicino: in quella zona, nel 1919, per reprimere le rivendicazioni di operai che lavoravano come all’inferno avevano instaurato la legge marziale.

    Bill Pelke: faccia da bambino con il ciuffo, grande di corporatura, t-shirt nera con un logo verde, Journey of Hope, from violence to healing, dalla violenza alla guarigione. È morto la scorsa settimana davanti a casa sua, mentre spalava la neve: un gigante umile della battaglia contro la pena di morte. Co-fondatore dei Viaggi della Speranza e del Movimento delle Vittime per la Riconciliazione, ha attraversato 40 Stati americani e i continenti, offrendo a tutti storie vere di guarigione dall’odio. Non era un oratore, ma era contagioso lo stesso. Il 14 marzo del 1985 quattro ragazzine, Paula Cooper, 15 anni, Denise, 14, Karen,16, e April, 15 anni, avevano suonato alla porta di una 72enne del quartiere, Ruth Pelke, la nonna di Bill che insegnava la Bibbia, felice di aprire a quattro adolescenti.

    Ma Paula e le sue amiche cercavano i soldi. Nonna Pelke è morta dopo 33 coltellate con la preghiera di Gesù: «Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno». E tutto per dieci dollari. Paula Cooper è diventata l’anno dopo la più giovane condannata a morte d’America: 16 anni. Bill ha visto suo padre pulire i muri della casa dal sangue. Suo padre sognava la morte sulla sedia elettrica di Paula Cooper, e anche Bill. Ma su una gru della Betlehem Steel, gli tornavano in mente le cose che nonna gli aveva insegnato: «Pensavo non a come era morta, ma a quello per cui si era battuta. E all’odio che era esploso in città, sui giornali, dopo quell’orrore. Mia nonna non voleva tutto quell’odio». È la sua conversione. Per Thanksgiving, la Festa del Ringraziamento, manda un cesto di frutta al nonno di Paula Cooper, che l’aveva allevata dopo le violenze dei suoi genitori, e scrive la prima di infinite lettere a Paula. Suo padre per anni non gli ha perdonato quel perdono. Bill ha iniziato e vinto la battaglia legale prima di tutto per impedire che in Indiana dei ragazzini potessero essere condannati a morte e, poi, per fermare l’esecuzione di Paula, che è diventata una vergogna internazionale.

    L’Italia ha avuto un ruolo decisivo. Sono state raccolte più di un milione di firme per fermare quell’orrore. Così Paula, sua “figlia adottiva”, è rimasta viva, è cresciuta come donna straordinaria, avvocata, è cambiata anche se con un peso troppo grande dentro, che l’ha schiacciata quando è diventata libera a 43 anni in un mondo estraneo. Bill Pelke ha dedicato la sua vita a Journey of Hope. Ha dato voce ai familiari delle vittime che non vogliono un’altra morte, alle storie vere della guarigione dal dolore e dall’odio. Su un autobus verde.

    Per tutta l’America, una piazza alla volta. Ci è salita un’intera generazione di pionieri della battaglia contro la pena di morte su quel pullman verde, mangiando panini e dormendo dove capitava. Senza un dollaro, parlando per strada, in uno scantinato, in Texas, Ohio, Louisiana, spesso con davanti anche solo dieci persone incuriosite e ostili, e cantando “Step by step”. «Un passo alla volta / ogni ora / è una vittoria essere insieme / brava gente / le cose cambieranno / la brava gente le cambierà / non voltate le spalle brava gente / c’è una corsa che dobbiamo correre ». Migliaia di volte. Al Palazzetto dello Sport a Roma con chi scrive, con sister Helen Préjean e George White, migliaia di studenti hanno fatto silenzio all’improvviso: «Solo il perdono ci guarisce dal dolore e dalla violenza», la sua verità semplice. Amava l’Italia e parlare ai giovani, migliaia di chilometri anche qui, per le Città per la Vita. Un gigante umile dei diritti umani e della bellezza del Vangelo. Starà guidando un pullman verde con la nonna e Paula Cooper in Paradiso, adesso.

    20 Novembre 2020 - 05:22

    Scuola di prossimità, al via un percorso formativo su idee e buone pratiche

    L’iniziativa è promossa dal Movimento Piccole Scuole di Indire e dalla Fondazione Enrica Amiotti


    20 Novembre 2020 - 05:27

    Biblioteca Nazionale Braidense: presentazione in streaming de "La Biblioteca Fantastica" il 24 novembre 2020, ore 10.00

    Il 24 novembre presentazione in streaming del progetto e del catalogo realizzato dalla Biblioteca Braidense in collaborazione con l’Associazione Culturale Livia e Virgilio Montani.


    18 Novembre 2020 - 11:14

    Presentazione dell’Instrumentum Laboris: Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro e futuro.

    Giovedì 19 novembre, alle ore 11, sarà presentato online l’Instrumentum Laboris della 49a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani. Entra così nel vivo la preparazione dell’appuntamento, che si svolgerà a Taranto dal 21 al 24 ottobre 2021, sul tema: “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro e futuro. #tuttoèconnesso”.


    18 Novembre 2020 - 10:59

    Il futuro che vorrei? Me lo leggi in faccia

    Pensare a un futuro oltre al Covid-19: è l'invito che Unicef fa a tutti i bambini e ragazzi in occasione della Giornata Mondiale Infanzia, il prossimo 20 novembre. I giovani sono invitati a compiere un gesto simbolico utilizzando i social media: scrivere sulla propria mascherina un messaggio - una parola, una frase, un simbolo, non c'è limite alla creatività - che parli del domani, dell'avvenire atteso o sperato al di là della pandemia. Hashtag dell'iniziativa: #MeLoLeggiInFaccia #GiornataMondialeInfanzia. 

     


    18 Novembre 2020 - 05:23

    "I non luoghi dell'informazione": evento in streaming il 19 novembre alle ore 11

    IL RAPPORTO “ILLUMINARE LE PERIFERIE”: IL RACCONTO DEI TEMI ‘AI MARGINI’ IN TEMPI DI PANDEMIA

    La presentazione il 19 novembre alle ore 11, nella sede romana di Sant’Egidio a Tor Bella Monaca.

    Diretta streaming su: pagina Facebook Rai per il Sociale: www.facebook.com/raiperilsociale/live/ | pagina Facebook di COSPE: www.facebook.com/cospeonlus/

    Sarà simbolicamente la sede della Comunità di Sant’Egidio a Tor Bella Monaca (Roma) ad ospitare la presentazione del Rapporto “Illuminare le periferie. I non luoghi dell’informazione. Periferie geografiche e umane nei media”, il prossimo 19 novembre dalle 11.00 alle 13.00. Il rapporto di ricerca, curato dall’Osservatorio di Pavia, promosso da COSPE, USIGRAI, FNSI con il contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e, da quest’anno, anche dell’Impresa Sociale Con i Bambini, fotografa ancora una volta le sfide per il mondo dell’informazione in Italia. Due infatti sono i focus della analisi: il contesto italiano dell’informazione (nazionale e regionale) e quello estero, con uno sguardo ai paesi e alle questioni “marginali” come siccità, carestie, conflitti endemici (analizzate nei social oltre che nei mezzi di informazione tradizionali). Tutto questo concentrandosi - e non poteva essere altrimenti - sull’influsso della pandemia sulle agende dei media.

    “Giunti alla terza edizione del rapporto - dice Paola Barretta dell’Osservatorio di Pavia - pensiamo che rendere visibili le ‘periferie’ sia un’occasione, per i media mainstream, di svolgere appieno la funzione informativa a cui essi sono preposti. Dare voce agli ‘altri’, rendere visibili paesi e contesti da cui hanno origine molte delle migrazioni contemporanee, raccontare temi ‘ai margini’ (conflitti endemici, disagio sociale, povertà educativa, disoccupazione e disuguaglianze nell’accesso dei servizi) fa esistere questioni e persone. E lo è ancora di più in una fase, come quella odierna, di gestione e di contenimento dell’emergenza Covid-19”.

    “Rimettere al centro gli invisibili, i giovani, le donne, le minoranze, gli esclusi e il mondo - sottolinea Anna Meli nella sua introduzione al rapporto - in una dimensione di rispetto, ascolto e comprensione vuole essere la sfida che lanciamo ai colleghi giornalisti e al mondo dell’informazione italiana”. “Dalle periferie, come quella di Tor Bella Monaca - afferma il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo - si può capire meglio la realtà della città e di ogni città, soprattutto in questo tempo di pandemia. Ciò che è evidente è il bisogno crescente di sostegno e di solidarietà concreta di tante persone e famiglie. A questo bisogno tutti possiamo dare una risposta perché ci si salva solo insieme dalle conseguenze di questa pandemia”.

    “La Rai è impegnata in un costante lavoro di lotta alle disuguaglianze”, mette in evidenza Giovanni Parapini, direttore di Rai per il Sociale: “pensiamo che sia fondamentale impedire che si allarghi la forbice dell’ingiustizia sociale: non vogliamo che esista un mondo per pochi, ma consideriamo i luoghi dove viviamo uno spazio di comunità da condividere”.

    “Questa terza edizione è un numero speciale che nasce dell’epoca del Covid-19”, ricorda il segretario dell’USIGRAI Vittorio di Trapani: “una crisi sanitaria che sta attraversando il mondo e che ha già causato i primi effetti economici e sociali: il divario tra ricchi e poveri è ulteriormente cresciuto. Questo rende ancora più indispensabile il rapporto ‘Illuminare le periferie’ come strumento di lavoro delle redazioni, come luce-guida verso le periferie economiche e sociali”.

    “Le periferie del mondo e dello spirito - nota Giuseppe Giulietti, presidente FNSI - sembrano destare attenzione solo in presenza delle mostruosità della guerra, e nemmeno sempre (vedi Congo e Afghanistan), oppure quando le periferie vengono a bussare alla mostra casa. Molto spesso esistono solo nella dimensione dell’ordine pubblico. Eppure la cosiddetta ‘fase tre’ dovrebbe segnare uno spostamento di attenzione verso le periferie perché solo conoscendo quanto accade in quelle realtà sarà possibile prevenire, intervenire, programmare politiche di sicurezza che antepongono i ponti dell’accoglienza e dell’inclusione ai muri del livore e del razzismo. Un grazie anche a ‘Rai per il Sociale’, che ha interpretato nel modo più alto le ragioni del servizio pubblico.”

    L’evento, che vede la media partnership della Tgr Rai ed è organizzato in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio e Rai per il Sociale, sarà visibile in diretta su www.facebook.com/raiperilsociale/live/ e sulle pagine facebook dei promotori. Sarà poi disponibile su RaiPlay e sul canale YouTube della Rai www.raiplay.it/ - www.youtube.com/c/rai/featured

    “I NON LUOGHI DELL’INFORMAZIONE: PERIFERIE UMANE E GEOGRAFICHE NEI MEDIA”

    Introduce e modera Anna Meli, COSPE.

    Saluto di Marco Impagliazzo, Comunità di Sant’Egidio.

    Intervengono: Paola Barretta e Antonio Nizzoli, Osservatorio di Pavia; Marco Rossi Doria, vice presidente

    Impresa Sociale Con i Bambini; Emilio Ciarlo, responsabile comunicazione AICS; Vittorio di Trapani,

    segretario USIGRAI; Giovanni Parapini, direttore Rai per il Sociale; Giuseppe Giulietti, presidente FNSI.

    19 Novembre 2020 - 05:18

    L’Africa di fronte agli effetti catastrofici dei cambiamenti climatici

    Il continente africano pagherà più pesantemente gli effetti dei cambiamenti climatici che porteranno, oltre che ad un innalzamento delle temperature, anche eventi estremi, perdita di raccolti e estinzione delle specie animali. E quello che emerge dallo studio di Greenpeace Africa, quale delinea una situazione grave nell’avvenire, con temperature che presumibilmente si alzeranno oltre quei due gradi che non si dovrebbe oltrepassare come stabilito dall’Accordo di Parigi; ma la realtà parla di un serio rischio che porterà la temperatura ad incrementare tra i 3 e i 6 gradi. Ciò provocherebbe disastrose conseguenze per la popolazione africana, che già ora sta soffrendo dei primi effetti dei cambiamenti climatici; si prevedono quindi ondate di migrazioni, morti, mancanza di acqua potabile e il crollo dell’economia agricola.

    “Nel Sahel il cambiamento climatico ha distrutto i nostri raccolti, le nostre case e le nostre famiglie, costringendole a una migrazione forzata. Ma l’Africa non è solo il palcoscenico in cui si verificheranno i peggiori impatti sul clima: è un continente di milioni di persone decise a fermare il cambiamento climatico, ad abbandonare i combustibili fossili, e a lottare per proteggere le nostre foreste e la nostra biodiversità dall’agricoltura industriale”, spiega Hindou Oumarou Ibrahim, direttrice dell’Associazione delle donne e dei popoli indigeni del Ciad (AFPAT). Il tema di cambiamenti climatici si intreccia con quello delle migrazioni, perché non basta che sia presente un conflitto affinché si parli di movimento di persone. Ma quando non ci sono più risorse, i raccolti vengono devastati da cataclismi, e viene meno la possibilità di un sostentamento, l’uomo lascia la propria casa per trovarne una dove spera possa continuare a vivere, perché il diritto alla vita è l’unica cosa che gli resta, e nessuno glielo dovrebbe proibire.

    https://www.greenpeace.org/static/planet4-africa-stateless/2020/11/b6e9a1fa-weathering-the-storm-extreme-weather-events-and-climate-change-in-africa-grl-trr-04-2020-high-res.pdf

    A cura di Simone Riga

    18 Novembre 2020 - 05:16

    Il nostro contributo alla deforestazione

    Il nuovo report firmato Wwf ci mette in guardia in quanto al nostro consumo nel quotidiano di prodotti e generi alimentari che vanno a gravare sull’ambiente. Basti pensare che l’Unione europea è responsabile per il 10% della deforestazione globale per capire quanto ognuno di noi nel suo piccolo contribuisca a raggiungere questa percentuale. Per il consumo del caffè, che è ad esempio tra gli alimenti più consumati in Italia, si raccomanda l’acquisto di prodotti certificati, quali al momento risultano essere solo il 20% di quelli che troviamo sugli scaffali dei supermercati. Con la popolazione mondiale in rapida crescita, salirà conseguentemente anche la domanda del caffè e il rischio è che vengano intaccate delle aree boschive ancora vergini. L’Europa consuma il 33% del caffè mondiale, e la maggior parte di esso si coltiva al di fuori del Vecchio Continente, soprattutto nelle aree tropicali del Brasile, Colombia, Indonesia, Messico e Vietnam.

    La soia è un’altra delle maggiori cause della deforestazione come conseguenza della continua crescita del consumo di carni, essa si usa per il 97% nei mangimi animali. Il Brasile è in vetta alla classifica per la coltivazione di soia e un quinto delle importazioni di soia dell’Ue proviene dalle zone boschive dell’Amazzonia e Cerrado. L’Italia è al terzo posto per importazioni di farina di soia e provoca una deforestazione pari a circa 16mila ettari l’anno. Non tutti sono a conoscenza dell’intrigata questione della bresaola che può provenire da allevamenti di zebù del Brasile ma viene presentata come italiana. In quanto alle importazioni di origine animale, l’Ue ne riceve il 60% dal Brasile e il 25% dall’Indonesia, ma questi prodotti destinati all’export sono connessi direttamente alla deforestazione.

    Anche il pellame usato per fabbricare scarpe ed accessori contribuisce alla perdita di biodiversità mondiale. Il Brasile esporta ben l’80% delle pelli bovine che produce e l’Ue ne acquista 80.500 tonnellate; la maggior parte di queste sono riconducibili a deforestazioni illegali. Per questo l’organizzazione raccomanda l’acquisto da filiere trasparenti oppure forest-friendly. “Dobbiamo fermare il processo di distruzione delle foreste più preziose: oggi il 40% della foresta pluviale amazzonica ha già raggiunto il punto di non ritorno a causa di incendi e tagli incontrollati. La nostra responsabilità come consumatori è enorme e il percorso della certificazione di prodotti di largo consumo, così come la riduzione di alimenti dentro i quali si nasconde la deforestazione, a partire dalla carne bovina e dalla soia per mangimi, sono l’unica strada percorribile - ha dichiarato Isabella Pratesi, direttore conservazione di WWF Italia – Dentro al granellino di soia o al chicco di caffè si può celare un disastro ambientale. È bene prenderne coscienza subito, considerando che molte delle nostre malattie hanno origine dalla distruzione degli ecosistemi, in primis quelli forestali, e dalla gestione insostenibile delle risorse naturali”.

    Il Wwf ha messo in piedi la campagna #Together4Forests al fine di chiedere una normativa europea contro la deforestazione, si può semplicemente firmarla, per contribuire un minimo alla salvaguardia di aree preziose del Pianeta, a questo link https://www.wwf.it/togetherforforest/

    https://wwfit.awsassets.panda.org/downloads/commodities_last.pdf

    A cura di Simone Riga

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