AngeliPress

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    Il fallimento dei target di Aichi 2020 e la seria minaccia alla biodiversità

    Il rapporto rilasciato da Global biodiversity outlook 5 (Gbo5) delle Nazioni Unite ha evidenziato le gravi lacune che ancora affliggono il pianeta in quanto a politiche sostenibili. L’inquinamento e l’ancora insufficiente protezione di determinate aree della Terra non permetteranno di raggiungere gli obiettivi prefissati dal Gbo5 per il 2020, e molto difficilmente, mantenendo tale ritmo, si raggiungeranno quelli richiesti dall’Accordo di Parigi e dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

    Nonostante dei cambiamenti siano stati messi in atto per la conservazione della biodiversità, ancora non bastano e i Target di Aichi fissati dalla Convenzione sulla diversità biologica non sono stati raggiunti. I governi continuano ad implementare delle politiche che danneggiano gravemente l’ambiente, e nel rapporto si parla di ben 500 miliardi di dollari destinati a progetti che nuocciono la salute dell’ambiente. L’Italia contribuisce con 19 miliardi l’anno in sussidi che danneggiano l’ecosistema.

    Per fare chiarezza, sono diverse le azioni che danneggiano l’ambiente, e il Wwf definisce quattro principali minacce per gli ecosistemi: il consumo del suolo, il cambiamento climatico, l’inquinamento e la diffusione delle specie esotiche. Negli ultimi 50 anni il consumo delle risorse naturali è aumentato del 190% con un effetto diretto sul consumo del suolo. Sovrasfruttamento e agricoltura sono state le cause principali. I cambiamenti climatici, che vanno dal surriscaldamento globale all’innalzamento del livello dei mari, come anche l’ormai incerta frequenza ed intensità delle piogge e la sempre più frequente comparsa di eventi meteorici estremi, affliggono gravi danni a una moltitudine di specie viventi, ne sono state calcolate 700. L’inquinamento atmosferico è provocato in gran parte dalle centrali elettriche a carbone e i mari sono sempre più intrisi di plastica e petrolio, basti pensare che nel mar Mediterraneo si stimano ogni anno sversamenti di petrolio pari 600mila tonnellate e 570mila tonnellate di plastica. Una minaccia molto grande è data anche dalle specie esotiche che vengono introdotte in territori non consoni causando una conseguente perdita di biodiversità, l’Unione europea ha vietato l’introduzione e il transito nei suoi territori a 49 specie “aliene”.

    https://www.cbd.int/gbo5

    https://www.wwf.it/il_pianeta/biodiversita/cause_della_perdita/

    A cura di Simone Riga

    L’accordo per la salvaguardia dell’ecosistema lungo il confine tra Afghanistan e Tagikistan

    Afghanistan e Tagikistan hanno firmato il loro primo accordo bilaterale per la salvaguardia dell’ambiente; si tratta di un’intesa a tutela dell’ecosistema presente lungo il fiume Panj Amu Darya, il quale si estende per tutta la linea di confine che divide i due Paesi. Si tratta di un grande passo avanti che getta le basi per una durevole e cospicua cooperazione per la tutela dell’ambiente; a maggior ragione, quando le Nazioni in questione sono afflitte da profonde criticità. Per l’Afghanistan la questione inerente all’ambiente è solo uno dei tanti problemi da risolvere, non va dimenticato che il Paese è tutt’ora in stato di guerra che perdura dal 2001. Solo lo scorso 29 febbraio è stato trovato un accordo tra Stati Uniti e Talebani che prevede il ritiro delle truppe americane in 14 mesi, ma tale compromesso non ha ancora sancito ufficialmente la fine delle ostilità. Quasi venti anni di guerra che hanno distrutto il tessuto della società.

    Il Memorandum of Understanding siglato tra Afghanistan e Tagikistan ha come aree focali: l’adattamento ai cambiamenti climatici, la conservazione della biodiversità, il monitoraggio della qualità dell'acqua; la valutazione ambientale e la condivisione delle conoscenze e competenze per la gestione degli ecosistemi. Questo accordo è stato frutto di numerosi anni di dialogo, a partire dal 2012 quando i due Stati cominciarono a discuterne presso la Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite; le trattative portarono al raggiungimento di un’intesa concernente uno scambio di dati sul Panj Amu Darya, la quale consentì più in là l’installazione di stazioni idrologiche lungo i 1000 chilometri di acque che tracciano il confine tra i due Paesi. La prima attività riguarderà lo svolgimento di uno studio comune condotto da esperti nel bacino del Panj, al quale seguirà la pianificazione di un programma delle azioni da implementare. Il lavoro è appena cominciato e le sfide ambientali sono tante, in particolar modo per l’Afghanistan che soffre di un forte inquinamento delle acque, l’80% sono contaminate, e una cattiva qualità dell’aria nelle città. La capitale Kabul è sovraffollata, sono cinque milioni gli abitanti per una città in grado di ospitarne un milione; poi i generatori domestici, le fatiscenti auto datate (circa 800mila) e gli incendi appiccati ai rifiuti fanno da cornice. Quando si dice che la capitale in un certo modo è lo specchio della Nazione, ecco questo è l’Afghanistan: un tessuto sociale da ritessere, dove anche lo stato di diritto è stato compromesso, la lotta alla povertà, alla parità di genere, passando dai finanziamenti all’istruzione e alla sanità, garantire un’equa giustizia e debellare la corruzione e la violenza. Sembra quasi non è esserci nemmeno spazio per le politiche ecologiste. Ci vorrà del tempo prima che gli stessi cittadini, che hanno visto e provato sulla loro pelle le atrocità della guerra, acquisiranno le conoscenze e la sensibilità che occorre per progredire e rilanciare il Paese in maniera sostenibile. E questa ricostruzione parte soprattutto dai giovani, sono già numerose le organizzazioni nate a difesa dei diritti umani e per la tutela dell’ambiente; una di queste è Oxygen Afghanistan che lo scorso venerdì ha marciato per dire no ai combustibili fossili, e hanno voluto ricordare la marcia con questo post: “Sappiamo che questo atto non è facile. Ma noi giovani crediamo che cominciare un lavoro con speranza faccia ottenere un bellissimo risultato. Grazie a
    tutti i giovani”.

    https://www.unenvironment.org/news-and-stories/press-release/afghanistan-and-tajikistan-step-environmental-cooperation

    https://ceobs.org/the-slow-violence-of-pollution-in-afghanistan/

    https://www.facebook.com/OxygenAfghanistan/

    A cura di Simone Riga

    Cina e Polonia fissano le date della carbon neutrality

    I due Stati hanno da poco annunciato quello che sarà il loro progressivo abbandono ai combustibili fossili, definendo delle date precise che porteranno alla carbon neutrality.

    La Cina, che si attesta al primo posto al mondo per emissioni di gas serra globali (29%), seppur va ricordato che considerando il calcolo pro-capite scende molto in basso nella speciale classifica, si è detta capace di arrivare ad una totale transizione ecologica entro il 2060. Invece, il picco delle emissioni verrà raggiunto verso il 2030; i dubbi sorgono, dato che quindi si prevede un’espansione in crescita nel settore fossile per altri dieci anni e che trova infatti affermazione nell’apertura di centri industriali del carbone anche durante la pandemia coronavirus. Quindi non interverrà nell’immediato come invece richiede l’Accordo di Parigi. I punti interrogativi restano, come anche un piano dettagliato che dovrà presto rendere pubblico il Presidente Xi Jinping, che al momento si è limitato ad una mera dichiarazione d’intenti; quest’ultimi, però, dovranno essere accompagnati anche da un piano ben strutturato. “L’umanità non può più permettersi di ignorare i ripetuti avvertimenti provenienti dalla natura […] La Cina aumenterà il suo contributo previsto a livello nazionale adottando politiche e misure più vigorose. Chiediamo a tutti i paesi di perseguire uno sviluppo innovativo, coordinato, verde e aperto a tutti”, le dichiarazioni del Presidente. Anche la Polonia non estrarrà più carbone, ma dal 2049, e ad annunciare la decisione è stato lo stesso governo di Varsavia, che riunitosi a Katowice ha firmato l’accordo per la progressiva chiusura delle miniere di carbone. Quasi in linea con le politiche dell’Unione europea, tale provvedimento sarà presentato alla Commissione europea, nonostante manchino ancora dei punti da pattuire: primo fra tutti l’elargizione di fondi per il carbone fino al 2049. Nonostante l’accordo sia ancora da definire nei dettagli, si tratterebbe di una grossa boccata d’ossigeno per l’est Europa, seppur i tempi sembrano essere troppo lunghi, visto che la Polonia è al primo posto in Ue per uso di combustibile fossile che copre un fabbisogno elettrico nazionale pari all’80%. Nello specifico il progetto polacco mira a raggiungere una quota del carbon fossile nella produzione elettrica del 37-56% nel 2030 e dell’11-28% nel decennio successivo. Il restante fabbisogno energetico arriverà dal comparto eolico offshore e nucleare.

    “La Polonia sta andando per la sua strada […] Un percorso giusto e giusto per la trasformazione dell’industria mineraria ed energetica […] Ci stiamo muovendo in conformità con le politiche europee di oggi”, ha affermato il viceministro delle Risorse statali Artur Sobon, negoziatore dell’accordo per conto del governo.

    https://ourworldindata.org/contributed-most-global-co2

    https://www.lifegate.it/cina-emissioni-zero-2060

    https://www.gov.pl/web/aktywa-panstwowe/porozumienie-w-sprawie-transformacji-i-przyszlosci-gornictwa-podpisane

    https://www.rinnovabili.it/energia/politiche-energetiche/miniere-di-carbone-chiuse-polonia/

    A cura di Simone Riga

    2050: Cronache marine. Il docufilm che ci mette in guardia

    L’organizzazione Oikos ha prodotto un docufilm che mostra uno scenario futuro disastroso dello stato dei mari dove i personaggi principali che li vivono sono: la cacciatrice di sacchetti, lo chef di microplastiche, la collezionista di packaging e il pescatore di bottiglie. Queste figure, per quanto lontane dalla odierna realtà, ci pongono dei dubbi su quello che potrà davvero riservarci l’avvenire.

    Seppure si tratta di una visione distopica, molti dei riferimenti fatti all’interno del documentario non ci sono nuovi, anzi tutt’altro. Come le microplastiche che si inseriscono in una catena alimentare che parte dall’uomo e torna all’uomo, attraverso le specie marittime. I sacchetti, i cotton fioc, oggi anche le mascherine, e così via con un’altra miriade di oggetti monouso che sono entrati nelle nostre vite già da tanto tempo. Per quanto possa essere di natura pessimistica, l’intento di questo docufilm è di mostrarci con nuda e cruda realtà quel che potrà essere il domani se non si interviene con forza e decisione nella battaglia contro l’inquinamento, se non si entra in un’ottica di vita sostenibile, che va dal singolo cittadino alla multinazionale.

    Per guardare il docufilm aprite il seguente link https://www.istituto-oikos.org/2050-cronachemarine#oikos

    A cura di Simone Riga

    Arcola (SP), tornano i Nonni Vigile

    Sottoscritto il protocollo di collaborazione quadriennale tra il Comune e l'Auser
    Da ottobre di quest'anno e fino al 2024 gli anziani volontari del paese coadiuveranno la polizia municipale nelle sue attività. Il Comune di Arcola e l'Auser hanno infatti siglato un protocollo di collaborazione della durata di quattro anni. Saranno dunque i nonni ad affiancare gli agenti della polizia locale e ad occuparsi di sicurezza stradale, in particolare modo quella riguardante le fasce più deboli della popolazione, ossia i bambini, gli anziani e le persone con handicap. La figura del 'nonno vigile', collaudata in molte città di tutta Italia, sarà utilizzata nel territorio comunale in particolare per la vigilanza sugli attraversamenti pedonali in prossimità dei vari plessi scolastici, per garantire una maggior sicurezza degli alunni in entrata e uscita, ma anche in altre attività di pubblica utilità e dove ne venga ravvisata la necessità, come in aree ludiche a elevata frequentazione dei bambini. La loro funzione sarà anche quella molto importante del monitoraggio su ciò che avviene sul territorio. La collaborazione con l'Auser da parte del Comune di Arcola è stata già provata e consolidata in molte iniziative, come la pulizia dei giardini, ed è intenzione dell'amministrazione comunale di Arcola estendere la partecipazione dei nonni ad altre tipologie di servizio oltre a quello nelle vicinanze dei plessi scolastici, come la supervisione del territorio, la tutela del decoro e l'ausilio in occasione di iniziative e manifestazioni pubbliche organizzate o patrocinate dal Comune.
    Fonte:  La Nazione

    Sindacati pensionati Piemonte: richiesta di revisione del sistema di cura degli anziani fragili

    I  sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil del Piemonte hanno condotto una ricerca che il merito di fare chiarezza e farci intendere la necessità, non più rinviabile, di una riforma dei sistemi di cura in Italia. L’indagine rivela che in tutto il Piemonte l’incremento della mortalità rispetto agli anni precedenti, è stato tra gli anziani pari al 45 per cento, con un picco del 53 per cento tra gli over 85. Nella classifica delle regioni più colpite, il Piemonte si attesta in quinta posizione dopo Lombardia (113 per cento), Trentino Alto Adige (54,4), Valle d’Aosta (50,7) ed Emilia Romagna (45,2 per cento). Più colpite le province orientali: a Biella l’incremento è stato del 72 per cento. A Novara, Vercelli e Alessandria le percentuali oscillano tra il 63 e il 65 per cento. I sindacati chiedono, anche alla luce dei dati, una revisione profonda del sistema: «Le Rsa devono diventare strutture a prevalenza sanitaria dove ricoverare solo persone con gravissime malattie, incompatibili con l’assistenza domiciliare. Per la maggior parte delle situazioni invece gli anziani devono essere lasciati in casa mettendo in atto un’organizzazione medica, infermieristica e di sostegno economico e di servizi per le famiglie. Nei casi meno gravi si possono sperimentare forme di case solidali, condomini assistiti, co-housing».
    Fonte: Libereta.it

    Perugia, undici nuovi mezzi di trasporto per le persone fragili

    Undici veicoli finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia  Carisp con un bando destinato alle associazioni di volontariato nei confronti di popolazione in difficoltà psico-motoria e non autosufficienti. “Ripartiamo con ogni mezzo” è il titolo del bando della Fondazione a cui hanno partecipato numerose organizzazioni del territorio, fra le assegnatarie di uno degli undici pulmini attrezzati anche l’Auser volontariato Perugia Media Valle del Tevere.
    Fonte: Corriere dell’Umbria

    Noi creiamo lavoro, ebook gratuito che raccoglie storie di imprenditori immigrati

    L'avvocato, il ristoratore, l'imprenditore edile, il direttore commerciale, l'amministratore delegato, il sarto... questi alcuni degli imprenditori immigrati che nel volume raccontano la propria vita, le fatiche, l'impegno, i sacrifici fatti per raggiungere il successo nel nostro Paese. Nessuno di loro ha rubato posti di lavoro, tutti ne hanno creato di nuovi.
    Sono la punta dell'iceberg delle oltre 600mila imprese (dati Unioncamere) a titolarità straniera presenti in Italia: piccole o grandi, a conduzione famigliare o con centinaia di dipendenti, tutte sorte grazie all'impegno e alla dedizione dei loro titolari.
    "Rendere disponibile gratuitamente questo libro è il mio ringraziamento ai tantissimi piccoli e grandi imprenditori immigrati che con il loro lavoro e impegno contribuiscono ogni giorno alla crescita del nostro Paese" scrive l'autrice Paola Scarsi

    Allevamenti intensivi: il punto sulle emissioni in Europa e Italia

    La recente analisi di Greenpeace ha rivelato un incremento del 6%, tra il 2007 e il 2018, delle emissioni di gas serra causate dagli allevamenti intensivi presenti nell’Unione europea. In Ue il settore della zootecnia rappresenta il 17% del totale delle emissioni di CO 2, pari a circa 704 milioni di tonnellate, dirette e indirette. Una cifra più alta delle emissioni rilasciate da tutte le auto e i furgoni che hanno circolato in Europa nel 2018. L’ONG ci tiene a precisare che con questi numeri, e senza una drastica riduzione degli allevamenti, sarà impossibile raggiungere gli obiettivi prefissati dall’Accordo di Parigi sul clima.

    In Italia, come ha concluso uno studio condotto dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), il 15,1% dell’inquinamento deriva dal particolato PM 2,5 che viene emesso dagli allevamenti intensivi, anche in questo caso si tratta di un valore più alto a quello dei veicoli (9%). Il PM 2,5 è un particolato fine con diametro inferiore a 2,5 micrometri e rientra tra le polveri sottili più dannose poiché resta più a lungo nell’atmosfera e quindi si respira maggiormente. Nel 2016 l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva affermato che circa 4,2 milioni di persone al mondo avevano perso la vita prematuramente a causa dell’inquinamento atmosferico; mentre in Italia, secondo l’ISPRA, circa il 7% dei decessi è attribuibile a tale inquinamento. Al secondo posto in Europa, dopo la Germania.

    https://storage.googleapis.com/planet4-italy-stateless/2020/09/a56ef207-foraggiare_la_crisi_briefing_09_2020.pdf

    https://www.greenpeace.org/italy/storia/12423/gli-allevamenti-intensivi-in-ue-inquinano-piu-delle-automobili-la-nostra-analisi/

    https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/inquinamento-smog-riscaldamenti-allevamenti-intensivi-polveri-sottili-pm-particolato/4eb39bde-39f5-11e9-a27a-3688e449a463-va.shtml

    A cura di Simone Riga

    End of waste: ora anche la carta da macero sarà riciclata

    Con la firma del decreto ministeriale “End of waste”, firmato lo scorso 24 settembre, anche la carta da macero entrerà nel processo di riciclo. Ad annunciarlo è stato lo stesso Ministro del Dicastero dell’Ambiente, Sergio Costa. “L’End of Waste è un tassello indispensabile per la valorizzazione del potenziale dei rifiuti e può dare un forte contributo allo sviluppo delle potenzialità del settore di riciclo – afferma il Ministro -. Una società del riciclo e del recupero diventa tale nel momento in cui i materiali possono essere reintrodotti sul mercato ed essere in grado di competere con le materie prime vergini, consentendo una riduzione del consumo di risorse naturali e materie prime, e la riduzione del quantitativo di rifiuti da destinare allo smaltimento”.

    Nel 2018 la carta complessivamente raccolta si attestava a 5,3 milioni di tonnellate, e insieme a quella proveniente dagli stabilimenti industriali contava un totale di circa 6,65 milioni di tonnellate. La carta da macero da questo momento non sarà più considerata come un rifiuto, bensì potrà essere riusata come materia prima nella manifattura di carta e cartone nelle industrie. Il concetto “End of waste”, introdotto dalla Commissione europea nel 2005, promuove il processo di riciclaggio al fine di ridurre l’utilizzo di materie prime vergini e mira, al tempo stesso, alla riduzione dei consumi e ad una maggiore tutela dell’ambiente.

    https://www.minambiente.it/comunicati/end-waste-carta-e-cartone-costa-firma-regolamento-forte-contributo-settore-del-riciclo

    https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/anno-2012/ispra-alla-fiera-ecomondo.-rimini-7-10-novembre-2012/Presentazione_Criteri_EoW_Mundo.pdf

    A cura di Simone Riga

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