AngeliPress

    AngeliPress

    Terzo settore: Toma, intesa Stato-Regioni su Registro Unico Nazionale

    “Finalmente arriva una risposta attesa da tutto il terzo settore. Oggi in Conferenza Stato-Regioni si è infatti sancita l’intesa sul registro nazionale unico”, lo ha dichiarato il Presidente del Molise, Donato Toma, che oggi ha presieduto la Conferenza delle Regioni.

    “Il registro unico nazionale del terzo settore – ha spiegato Toma al termine della Conferenza Stato-Regioni - si sostituisce ai diversi registri previsti dalla vecchia disciplina e permette anche l’iscrizione nel registro di enti che prima non erano tenuti ad alcuna iscrizione.

    E’ davvero un traguardo molto importante – ha concluso Toma - raggiunto anche con il contributo propositivo delle Regioni che hanno contribuito a migliore il testo in un’ottica ai attenzione ai territori che non perdesse di vista l’obbiettivo dell’uniformità”.

    Il decreto disciplina:

    a) le procedure per l’iscrizione e per la cancellazione degli enti nel Registro Unico Nazionale del Terzo

    settore, nonché i documenti da presentare ai fini dell’iscrizione, al fine di garantire l’uniformità di trattamento degli Enti del Terzo Settore sull’intero territorio nazionale;

    b) le modalità di deposito degli atti;

    c) le regole per la predisposizione, la tenuta, la conservazione e la gestione del Registro Unico;

    d) le modalità di comunicazione dei dati tra il Registro Imprese e il Registro Unico di cui alla lettera a) con riferimento agli Enti del Terzo settore iscritti nel Registro delle imprese.

    Covid, Gelli (Fondazione Italia in Salute) “Ora abbiamo esperienza per affrontare la pandemia”

    A Empoli la presentazione del primo manuale sulla gestione del rischio nelle maxi emergenze

    "L'emergenza Covid ha fatto ben comprendere come la Protezione Civile, nonostante resti uno strumento fondamentale nella gestione delle maxi emergenze, si sia trovata in grande difficoltà  nella gestione di una maxi emergenza non convenzionale come la pandemia. Dall'esperienza maturata in questi mesi abbiamo imparato come migliorare il nostro intervento. Il volume che oggi presentiamo può rappresentare uno dei pilastri utili a dare risposte immediate su come poter gestire in futuro situazioni analoghe a quelle recentemente vissute". Così Federico Gelli, presidente della Fondazione Italia in Salute, questa mattina ad Empoli nel corso della presentazione del volume “La gestione del rischio nelle maxi emergenze. Il metodo Sismax” promosso proprio dalla Fondazione Italia in Salute con la collaborazione di Cesvot, Luiss Business School e Ordine di Malta, ha fatto il punto sulla situazione legata all'epidemia da Covid-19. 

    “Si tratta della prima realizzazione di un testo di grande valore sotto il profilo scientifico. Abbiamo deciso di chiamarlo manuale proprio perché tende a declinare con chiarezza le modalità con le quali si debbano gestire le maxi emergenze. Presentiamo nel volume un metodo chiamato Sismax, nato proprio in Toscana, nel quale affrontiamo anche quanto accaduto con la pandemia causata dal Covid-19. L'argomento, di stringente attualità - spiega Gelli - è stato affrontato attraverso interventi dettagliati nei quali si dà conto di come gestire il fenomeno sia dal punto di vista epidemiologico che terapeutico e della gestione dell'emergenza. Il manuale è corredato inoltre di tape cartacei che potranno servire alla catena di comando dei vari operatori sanitari per la gestione delle competenze e per la scelta delle priorità a fronte di un qualsiasi tipo di maxi emergenza". La pandemia, conclude Gelli, “non è superata, dobbiamo stare sempre attenti, soprattutto durante i momenti di incontro e di convivialità. Penso ad esempio alla riapertura delle scuole: non c’è rischio solo nelle aule, ma anche nelle feste e nei compleanni”

    Il volume è articolato in quattro parti. La prima parte, d’inquadramento generale, fornisce una lettura comparata tra il sistema sanitario e quello della protezione civile. La seconda parte del manuale, incentrata sulla gestione delle Maxiemergenze “convenzionali” in base alla prassi, entra nello specifico delle procedure SISmax sia a livello di centrale operativa 118 sia a livello territoriale, con approfondimenti sul “modulo sanitario”, su come pianificare una corretta gestione di eventi complessi, in presenza di rischio sanitario o di calamità, e sul triage, con la sua storia e suoi metodi. Nella terza parte viene affrontato il tema delle Maxiemergenze “non convenzionali”, attinenti al cosiddetto rischio NBCR (Nucleare - Biologico - Chimico - Radiologico), con l’addestramento dei nuclei speciali e la descrizione della gestione del rischio biologico, radiologico e chimico, con le relative procedure SISmax di vestizione e svestizione dei dispositivi di protezione individuale. Proprio in questa parte vi è una sezione dedicata alla pandemia da SarsCov2, con la descrizione di quanto accaduto, sia da un punto di vista epidemiologico che da un punto di vista clinico.  Infine, la quarta e ultima parte è dedicata ai temi dell’assistenza psicologica e della comunicazione nelle Maxiemergenze nonché degli strumenti informatici a supporto del metodo SISmax.

    Tra numerosi squilibri l’Italia resta ancora lontana dagli obiettivi della raccolta differenziata

    Nel 2018 sono stati prodotti in Italia 30,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), che rispetto a quello dell’anno precedente ha registrato un incremento pari a 590mila tonnellate. Il 22% dei rifiuti urbani sono stati depositati nelle discariche, mentre il 18% è stato smaltito negli inceneritori; in entrambi i casi si tratta di una pratica dannosa per l’ambiente poiché nella prima fattispecie si potrebbero inquinare il suolo, l’acqua e l’aria, mentre nella seconda si introdurrebbero degli agenti inquinanti nell’atmosfera.

    Fatto sta che l’Italia avrebbe dovuto raggiungere quota 65% di raccolta differenziata nel 2012 e a distanza di sei anni, gli ultimi dati forniti corrispondono all’anno 2018, questo valore tocca il 58%. La distanza, considerando anche gli anni di ritardo, non appare soddisfacente. Scendendo nel dettaglio del rapporto, come evidenzia Openpolis, ci sono dei grandi squilibri a livello regionale. Se a nord si registra una percentuale maggiore di raccolta differenziata, a volte anche superiore al 65% (Veneto, 73,8%), al sud le cose cambiano con tassi addirittura sotto il 30% (Sicilia, 29,5%). Gli sbilanciamenti non mancano neanche dentro le regioni stesse, ovvero tra le provincie: Benevento raggiunge il 70,6% a dispetto dell’intera regione Campania che si ferma al 52,7%; mentre, nel caso opposto, Pavia si attesta al 51,5% rispetto al 70,7% della Lombardia. Invece, dove si registra la percentuale più bassa di raccolta differenziata è nella provincia di Palermo, con solo il 19,9%; mentre in quella di Treviso si raggiunge la quota più alta, l’87,3%.

    https://www.openpolis.it/litalia-e-ancora-lontana-dallobiettivo-sulla-raccolta-differenziata/

    https://www.isprambiente.gov.it/files2019/pubblicazioni/rapporti/RapportoRifiutiUrbani_VersioneIntegralen313_2019_agg17_12_2019.pdf

    A cura di Simone Riga

    Chernobyl e la rinascita tra flora e fauna

    Era il 26 aprile 1986 quando il mondo conobbe il più grave disastro nucleare della storia. Gli occhi erano tutti puntati su Chernobyl e il suo reattore numero quattro che in una notte di primavera esplose durante un test generando una fuoriuscita di radiazioni. Nell’allora Unione Sovietica, come ammise anche l’ex Presidente Michail Gorbaciov, tale fatto venne nascosto e ridimensionato in un primo momento, per poi essere reso pubblico solo in un secondo tempo. Diremmo una quasi Glasnost tiepidamente, e tardamente, rivendicata.

    Da quel terribile giorno sono passati più di 34 anni, e dove un tempo si stanziarono silenzio e desolazione - nella zona di alienazione - adesso prosperano creature viventi e vegetazione. La foresta è diventata un’oasi di biodiversità nella quale vivono linci, bisonti, cervi e numerosi altri animali. Quest’area è diventata la terza riserva naturale più grande d’Europa con i suoi 2.800 km2.

    “La zona di alienazione è un affascinante esempio del potere della natura di riprendersi dal degrado”, afferma Tim Christophersen, capo della United Nations Environment Programme’s (UNEP’s) Nature for Climate Branch. La stessa UNEP sta realizzando, con la collaborazione del governo ucraino e la Natural Resources and the State Agency on the CEZ, un progetto lanciato nel 2015 della durata di sei anni che supporta il prosperare della vita nell’intera area. Il programma ha passato anche i confini dell’Ucraina abbracciando la vicina Riserva radiologica di Polesskiy in Bielorussia, anch’essa colpita dalla tragedia di Chernobyl. “Entrambe le riserve consentiranno alle foreste naturali di aiutare a ripulire la terra e i corsi d'acqua contaminati”, afferma Mahir Aliyev, coordinatore UNEP per l’Europa a capo della gestione del piano. Pure in Bielorussia si è assistito ad un incredibile incremento della fauna – di alci, cinghiali e cervi - tra il 1987 e il 1996. E dalla metà degli anni ’90 crebbe notevolmente anche il numero di lupi. Gli studi condotti congiuntamente, tra i ricercatori ucraini e bielorussi, hanno individuato centinaia di specie animali e di piante nelle due riserve.

    Seppur va detto, come afferma Anders Møller, scienziato presso l’Università di Parigi XI Paris-Sud, che se da un lato Chernobyl registra un “incremento di alcuni uccelli o di certi mammiferi, d’altro canto sappiamo anche che non godono di ottima salute”. Infatti, la presenza di alcuni materiali radioattivi, tra i quali il cesio-137, causano danni ai tessuti corporei e persino al DNA. Nonostante le criticità permarranno ancora per molto tempo, dalla storia di Chernobyl si evince “La resilienza della natura” che “può proteggere l’umanità dai disastri”, afferma Christophersen. “Mentre ci dirigiamo verso il Decennio delle Nazioni Unite sul ripristino degli ecosistemi (2021-2030), e soprattutto sulla scia della pandemia COVID-19, dobbiamo ricordare che gli ecosistemi naturali sono essenziali per la salute e il benessere umano”.

    https://www.unenvironment.org/news-and-stories/story/how-chernobyl-has-become-unexpected-haven-wildlife

    https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0960982215009884

    https://www.thegef.org/project/conserving-enhancing-and-managing-carbon-stocks-and-biodiversity-chernobyl-exclusion-zone

    https://www.nationalgeographic.it/wildlife/2020/05/la-fauna-selvatica-prospera-nelle-zone-abbandonate-prima-della-pandemia

    https://www.la7.it/atlantide/rivedila7/herzog-incontra-gorbaciov-17-09-2020-340189

    https://www.la7.it/chernobyl

    A cura di Simone Riga

    Milano, una carrozzina che fa parte dell’arredo urbano, il disagio e la libertà conquistata

    Torna la nostra editorialista Rebecca Zoe de Luca, collaboratrice di Marie Claire, Elle e Vanity Fair, nonché adolescente che frequenta il quarto ginnasio a Milano. Nuota, scia, va in barca con i genitori, recensisce i libri che legge, ama la scrittura e ama la vita, nonostante sia affetta da Atrofia Muscolare Spinale

    Così come Odisseo, dopo varie peripezie, ‘tornò a baciare la sua petrosa Itaca’, io, esattamente due settimane fa sono tornata nella mia città: Milano. Senza ombra di dubbio provo un amore incondizionato per il lago, ma Milano è il centro del mio universo, ora come ora, pensare di vivere in una qualsiasi altra città mi sembra un sacrilegio. Finalmente, dopo quasi tre mesi, ritrovo le strade asfaltate, piene di mozziconi di sigarette e di qualsiasi rifiuto possibile ed immaginabile - naturalmente le ruote della carrozzina non vanno molto d’accordo con gli immancabili escrementi di cane -. Per quanto io trascorra la maggior dell’anno a Milano, quando torno in città devo abituarmi nuovamente, non solo, alla frenetica vita milanese, ma anche ad essere letteralmente fissata da chiunque: uomo, donna, bambino, bambina, nonno, nonna, ragazzo o ragazza che mi capiti di incrociare anche solo per una frazione di secondo. Sì perché, al lago è inevitabile conoscere tutti-il che per certi versi può anche rivelarsi utile o catastrofico-, quindi, ormai, la carrozzina fa parte dell’arredo ‘urbano’ e non è certamente uno di quegli argomenti da ‘Bar Sport’. A Milano, per quanto paradossale, tutto cambia. Se prima fissavano solo la carrozzina e a volte mi sorridevano, un po’ forse per pena e un po’ per imbarazzo, ora, come purtroppo capita alla maggior parte di noi ragazze, fissano anche me, o meglio, tutto tranne che il mio viso: facendomi inevitabilmente sentire a disagio, ma soprattutto arrabbiare - con il carattere ‘pacato’ e ‘riflessivo’ che da sempre mi contraddistingue. Ma la gente che mi fissa, per un motivo o per l’altro, è sempre stata una, dapprima fastidiosa e in seguito quasi ironica, costante nella mia vita e, di certo, rinunciare agli interminabili giri per la mia insostituibile ed amata Milano è l’ultima delle mie intenzioni. Perché ormai la libertà conquistata non vale un pantaloncino corto. 

    A Torino è nato il Polo della Felicità

    È possibile misurare la felicità in una città? Si possono attivare delle azioni civiche e politiche per farla crescere? Da questi interrogativi è nato il progetto sperimentale ‘Felicità Civica’ che ha lo scopo di creare a Torino il primo polo sulla felicità e che lancia ora un concorso di idee, aperto a cittadini, associazioni e istituzioni, per sviluppare dei servizi sperimentali collegati alla felicità.

    Dopo una fase di ricerca psicologica e sociologica che ha coinvolto l'Università di Torino sono stati individuate dieci “sfide civiche” che possono contribuire ad accrescere la felicità in una città.

    Si tratta di ambiti di intervento culturale, civico e politico considerati necessari e urgenti per accrescere il livello di benessere delle persone che vivono a Torino. In particolare, si tratta di terza età e invecchiamento; famiglie e casa; cultura e accesso alla cultura; scuola, giovani e formazione; ambiente, territorio e spazi pubblici; lavoro e tempi di vita; benessere e relazioni; tecnologia e impatto sul lavoro e sulla società; salute e sicurezza; identità, differenze e partecipazione.

    Le dieci sfide civiche sono state oggetto di un laboratorio di futuro condotto da ForwardTo e Skopia, start up dell’Università di Trento, con oltre 100 soggetti attivi in città, finalizzato a definire delle visioni di futuro desiderabili a Torino nel 2040.

    Blue Recovery Plan, la proposta del WWF per la ripartenza nel Mediterraneo

    Il WWF ha proposto ai 22 Stati che si affacciano sul Mediterraneo, patrimonio di immenso valore, il progetto Blue Recovery Plan che potrebbe generare 400 miliardi di euro l’anno. “Il Mediterraneo è un concentrato di biodiversità che tutto il mondo ci invidia, con oltre 17.000 specie, paesaggi evocativi, ricco di cultura, tradizioni. I paesi che condividono questa grande ‘oasi marina’ hanno quindi un’enorme responsabilità verso i propri cittadini e la nostra proposta punta ad un futuro sostenibile del mare, per il mondo che verrà”, spiega Donatella Bianchi, Presidente di WWF Italia.

    Il primo pilastro di questo progetto è insito nella necessità di salvaguardare la salute del mare, oggi solamente l’1,27% è posto sotto tutela e gli scienziati concordano sul fatto che almeno il 30% di esso dovrebbe essere preservato. Le aree marine protette, infatti, svolgono un’importante funzione per la riproduzione delle specie ittiche, che quindi giovano alle attività di pesca e di turismo sostenibili. E non per ultimo questi spazi incontaminati attenuano gli effetti dei cambiamenti climatici. Dalle analisi effettuate dal WWF, è emerso che i sette principali settori marittimi, che vanno dal trasporto all’acquacoltura, dalla nautica da diporto alla pesca ricreativa e su piccola scala, arrecano gravi danni in nevralgiche aree marine. E un ulteriore acutizzarsi di queste criticità deteriorerebbe ancor di più la pesca e la conseguentemente economia.

    L’Italia si pone come uno dei massimi Paesi per fonte di ricchezza in termini di denaro e di biodiversità nel Mediterraneo, basta tenere conto che le acque che bagnano le coste italiane sequestrano annualmente una quantità di carbonio che vale tra i 9,7 e i 129 milioni di euro, mentre le praterie marine di posidonia contribuiscono alla difesa dall’erosione costiera e hanno un valore che equivale a circa 83 milioni di euro l’anno. Insomma, un capitale naturale che non sarebbe tanto da sperperare, o peggio ancora da buttare.

    https://www.wwfmmi.org/medtrends/

    https://www.wwf.it/tu_per_il_mediterraneo.cfm?54261/Un-Blue-Recovery-Plan-per-il-Mediterraneo

    https://www.lastampa.it/tuttogreen/2020/08/23/news/wwf-un-blue-recovery-plan-per-il-
    mediterraneo-1.39123507

    A cura di Simone Riga

    Gli incendi in California fanno sempre più paura

    Quella che si sta vivendo è la più dolorosa stagione degli incendi nella storia della California. “The worst fire season even. Again”, così recita il Los Angeles Times. Negli ultimi dieci anni gli incendi hanno battuto record su record, basta pensare che 8 dei 10 più vasti incendi della California si sono scatenati nell’ultimo decennio e i numeri parlano chiaro, tra il 2001-2010, gli incendi di maggiore espansione, avevano mandato in fumo 1,6 milioni di acri, e questa cifra è più che raddoppiata nella decade 2010-2020, passando a 3,5 milioni.

    Gli edifici andati in fiamme tra il 2001-2010 sono stati 12.428, se li si provasse collocare tutti insieme su una mappa ne uscirebbe fuori un’area due volte più grande del centro di Los Angeles. Nell’ultima decade quest’area è divenuta cinque volte più grande, con quasi 30.000 edifici distrutti. La stagione è solo agli inizi e 3,2 milioni di acri sono già andati bruciati, altro primato. Le estati sempre più calde, le poche precipitazioni che rendono arido il suolo e seccano la vegetazione sono un lasciapassare per gli incendi, molti di questi infatti si sviluppano in zone che soffrono un medio-alto livello di siccità. Gli effetti dei cambiamenti climatici, alcuni dei quali appena sopramenzionati, hanno portato anche ad un aumento della temperatura di circa tre gradi nello scorso secolo.

    Park Williams, professore della Columbia University, ha spiegato come quest’anno il deficit di pressione di vapore in California è stato altissimo. Il deficit di pressione di vapore misura la temperatura dell'aria e l'umidità relativa. L’aria più calda spinge a trasformare l’acqua in uno stato gassoso, ovvero in vapore acqueo, ma c’è una quantità limite di vapore acqueo che può essere trattenuto nell’aria e quando questo valore diventa troppo alto vuol dire che “l’atmosfera è diventata un’immensa spugna alta sei chilometri”. E più l’aria è secca, più spingerà l’acqua presente in qualsiasi cosa, dal suolo alle assi di legno delle case, dai rami alle foglie degli alberi e del sottobosco, ad evaporare, afferma Williams. 

    “Questi incendi appena erano scoppiati non erano niente e poi sono divenuti dei mega-incendi”, prosegue il professore. Il North Complex Fire, che ha ucciso almeno 15 persone, “ha bruciato essenzialmente 200.000 acri in un giorno – solo questo avrebbe potuto essere uno dei più grandi incendi nella storia della California, se solo non fosse scoppiato lo stesso giorno in cui altri otto incendi si sono propagati con una velocità straordinaria.” Sebbene il North Complex Fire sia stato spinto da forti venti, molti altri incendi si sono estesi fino a 50.000 o 100.000 acri senza intense correnti d’aria. “In un certo senso, un’estensione di 50.000 acri nella foresta, senza vento, è ancora
    più allarmante”, dice Williams.

    Non bisogna dimenticare che, oltretutto, i fumi che si inalano sono molto pericolosi e dannosi per la salute dell’uomo e infatti, ai sette milioni di abitanti che risiedono nella Central Valley, è stato chiesto di restare a casa al fine di ridurre l’esposizione a queste nocive emissioni.

    https://www.latimes.com/projects/california-fires-damage-climate-change-analysis/

    https://www.theatlantic.com/science/archive/2020/09/most-important-number-for-the-wests-wildfires-california/616359/

    https://www.theatlantic.com/science/archive/2020/09/photos-western-wildfires/616306/

    https://eu.usatoday.com/story/news/nation/2020/09/15/oregon-california-washington-wildfires-smoke-east-coast-economic-damage/5801621002/

    A cura di Simone Riga

    Beirut: concerto benefico di Mika per Save the Children

    Beirut: Save the Children, concerto benefico a favore dell’Organizzazione ideato dalla star internazionale anglo-libanese Mika per soccorrere la popolazione dopo il tragico evento di agosto.

    Nella line-up dell’evento molti nomi importanti come Kylie, Salma Hayek, Danna Paola, Fanny Ardant, Etel Adnan e Laura Pausini.

    Il concerto sarà trasmesso in live streaming in quattro fusi orari, a partire dalle 20:00 - 21:00 del 19 settembre dal canale YouTube di Mika tramite link privato.

    “Una Marina di libri”: il festival del libro di Palermo

    Torna all'Orto Botanico di Palermo “Una marina di libri”, il festival del libro della città che dal 24 al 27 settembre porterà “i fogli tra le foglie”, come amano dire gli organizzatori dell’ente no profit Piazza Marina & dintorni.

    Please publish modules in offcanvas position.

    We use cookies

    Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.