AngeliPress

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    Evento: Ha senso l’ergastolo? o addirittura ha senso il carcere?

    Martedì  26 gennaio incontro online con Gherardo Colombo e Carmelo Musumeci, 

    ore 21:00. Segui l'evento su facebook: https://fb.me/e/2dWWxieCK o in diretta al link https://youtu.be/ZA5nGFFsuZM uno straordinario evento organizzato da Pressenza International Press Agency in collaborazione con Associazione SulleRegole 

    Evelina Christillin: Sara Gama sarebbe la scelta perfetta per guidare la Federcalcio

    Evelina Christillin, componente Uefa del consiglio della Fifa e grande tifosa juventina, che a Campioni del Mondo su Rai-Radio 2, lancia la candidatura della capitana della nazionale femminile, da pochi mesi vicepresidente dell’Assocalciatori: “E’ una grande promessa manageriale, ha due lauree, parla 4 lingue. Non penso ci siano tanti calciatori maschi con questo curriculum.

    "È colta e spiritosa, ogni tanto le piace un cicchetto, è una che si gode la vita. All’Avvocato Agnelli sarebbe piaciuta molto”. Riguardo alle imminenti elezioni federali semaforo verde a Gravina. “Faccio il tifo per lui”.

    Entrambi sono candidati all’Uefa: il presidente Figc quale membro dell'Esecutivo e Evelina Christillin come componente Uefa presso il Consiglio della Fifa.

    “Noi siamo entrate nelle massime organizzazioni calcistiche – prosegue la manager - per le quote rosa altrimenti saremmo ancora lontane da quelli scranni. In questi 4 anni si sono resi conto che non siamo figlie di un Dio minore anche dal punto di vista organizzativo. Negli USA  e nei Paesi del nord Europa sono più avanti avendo il professionismo nel calcio femminile. Nel 2022/23 finalmente il professionismo approderà anche in Italia.

    Dopo aver guidato il comitato promotore dei Giochi di Torino 2006, Lady Olimpiadi ha sostenuto attivamente la candidatura di Milano-Cortina 2026: “Il mio cuore batte per gli sport invernali, grazie a Sofia Goggia e alle ragazze della valanga rosa, sono contenta che una Olimpiade invernale dopo quella del 2006 torni in Italia.

    I grandi eventi sportivi oggi presentano costi molto alti, nel 2018 si votò a Mosca per il Mondiale del 2026. In corsa c’era anche il Marocco che avrebbe fatto fatica ad organizzarli con 48 squadre. Quindi si scelse di assegnarli a Usa, Messico e Canada. Con una candidatura di questo tipo si dividono gli oneri, gli investimenti”.

    Sui Giochi olimpici di Tokyo Evelina Christillin scomoda Dante: “Siamo tra color che son sospesi. È molto difficile dire adesso subito no alle Olimpiadi. Gli abitanti di Tokyo non le vogliono, il primo ministro vuole farle e il Cio è alla finestra. Si deve aspettare per capire l’andamento della pandemia”. E l’Europeo? “Ceferin continua a dire che si farà in 12 paesi, non può pronunciarsi sulla presenza del pubblico: sarebbe un salto troppo in avanti. aspettiamo la seconda settimana di febbraio quando si riunirà l’Uefa per capirne di più”.

     

     

    Fonte:dagospia.com

    Domani su Rai2 "O anche no", il programma dedicato all’inclusione e alla solidarietà

    Domenica 24 gennaio su RAI 2 alle 9.20 circa e venerdì 29 gennaio in replica alle

    24,55 circa va in onda il consueto appuntamento con “O anche no”, il programma

    dedicato all’inclusione e alla solidarietà realizzato con RAI PER IL SOCIALE.

    In questa puntata Paola Severini Melograni incontra Don Andrea Bonsignori.
    Don Andrea è un pedagogista che dirige da oltre 10 anni la scuola del Cottolengo di Torino che assieme alla cooperativa Chicco Cotto avvia i ragazzi con disabilità al mondo del lavoro.
    La storia è raccontata anche nel suo libro “Il coraggio di essere uguali”

    Torneremo a parlare di Sport e lavoro con Camilla Feroci e Giacomo Cannucciari, due giovani ragazzi con sindrome di down.
    Lei è campionessa del mondo di nuoto sincronizzato e fresca vincitrice di 3 medaglie d’oro conquistate alla rassegna iridata della Dsiso (Down Syndrome International Swimming Organization) nel singolo, nel duo e nella squadra.
    Lui, dopo aver studiato all’alberghiero, è Responsabile della cucina della locanda dei girasoli.

    Per il consueto appuntamento con il cooking show la troupe di “O anche no” è

    andata in un Istituto Alberghiero di Anzio.

    E poi “i disegni di Disegni”(il grande Stefano Disegni), le notizie di Rebecca Zoe De

    Luca, le magie di Andrea Paris il “prestigiattore” con i suoi maghi in erba. E le

    canzoni della nostra sbrock band, i “Ladri di Carrozzelle”.

    O Anche No è scritto da Maurizio Gianotti, Giovanna Scatena e Paola Severini Melograni con la regia di Davide Vavalà.

    La povertà in Italia prima e dopo il Covid-19

    La crisi legata al Covid-19 ha purtroppo avuto un fortissimo impatto sulla povertà in Italia. La situazione di partenza presentava già diverse criticità. Come certificato dall’Istat, nel 2019 1,7 milioni di famiglie vivevano in condizioni di povertà assoluta, un numero pari al 6,4% del totale. Le persone in povertà assoluta erano 4,6 milioni equivalenti al 7,7% della popolazione.

    Sebbene possa incoraggiare il fatto che questi numeri fossero in miglioramento rispetto al 2018, anno in cui l’8% della popolazione e il 7% dei nuclei famigliari vivevano in povertà assoluta, queste cifre restano significative soprattutto se confrontate con il resto d’Europa.

    Nel 2018, infatti, le persone a rischio povertà in Italia, come riportato da Eurostat, erano il 20,3% del totale, mentre la media per l’Europa a 27 si attestava a 16,8%. Il miglioramento registrato prima dell’avvento del Covid-19 è da attribuire all’introduzione del Reddito di Cittadinanza, come approfondito da Franco Pesaresi per Welforum e come sottolineato in questo working paper della Banca d’Italia.

    La situazione pre Covid-19 non era poi uniforme sul territorio italiano e per caratteristiche demografiche. I più a rischio erano i giovani: l’incidenza della povertà assoluta tra i minori superava già l’11% ed era quasi del 9% nei nuclei in cui la persona di riferimento aveva tra i 18 e i 24 anni, a fronte di un 5,1% nei nuclei over 65. I giovani negli ultimi anni hanno subito infatti un aumento delle disuguaglianze, come sottolineato dall’ultimo report annuale dell’Istat.

    Dal punto di vista territoriale, l’incidenza della povertà assoluta si fermava al 4,5% al centro, per salire invece al 5,8% al nord e all’8,6% al sud. Anche a livello di cittadinanza e di istruzione notiamo una notevole eterogeneità: l’incidenza della povertà assoluta era all’8,6% nelle famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza media, 3,4% nei nuclei con il diploma di scuola secondaria di secondo grado; se da un lato quasi un quarto dei nuclei di stranieri vive in povertà assoluta, lo stesso è vero per il 4,9% dei nuclei italiani.

    Questa è la fotografia della povertà in Italia prima del Covid-19. Per monitorare come la situazione sia evoluta durante e dopo i mesi del lockdown, la Caritas ha condotto tre rilevazioni nazionali. Una durante il lockdown ad aprile, una a giugno e l’ultima con qualche mese di distanza, a settembre. Le rilevazioni, condotte tramite un questionario sottoposto a tutte le Caritas diocesane sul territorio italiano, avevano lo scopo di indagare come stessero cambiando i profili dei più bisognosi in Italia.

    Nel recente report contenente i risultati di questa indagine, si riporta come il 46% delle Caritas diocesane in grado di fornire dati sul periodo di aprile abbiano assistito quasi 450 mila persone, di cui il 30% erano “nuovi poveri”, ovvero persone che per la prima volta stavano vivendo una situazione di deprivazione. Questo rappresenta un aumento del 105% nel numero di nuove persone assistite, con un picco del 153% al sud. Questo dato è in linea con i risultati di una recente indagine della Banca d’Italia che sottolinea come, a causa del Covid-19, anche includendo eventuali strumenti di sostegno, quasi un terzo delle famiglie in Italia abbia visto il proprio reddito ridursi di più del 25%.

    A livello occupazionale, non stupisce come al 92,3% delle Caritas si siano rivolti disoccupati o persone con un impiego irregolare fermo a causa del Covid-19. Nell’87,6% dei casi vi era però anche chi era in attesa della cassa integrazione, e nell’81,7% dei casi lavoratori precari che non godevano di ammortizzatori sociali. Rilevante, inoltre, come al 22% delle Caritas si siano rivolti studenti, al 7,7% lavoratori dipendenti non toccati dal lockdown, e all’8,9% lavoratori autonomi che non si sono fermati a causa della pandemia.

    Per quanto riguarda la variazione delle problematiche percepite, nel 96% delle Caritas vi è stato un aumento delle persone che avevano perso il lavoro o fonti di reddito mente nell’88,8% sono aumentate le persone con difficoltà nel pagamento di affitti e mutui. A fianco a queste motivazioni, se ne sono riscontrate di nuove, legate alla situazione di lockdown: l’82,8% delle Caritas hanno assistito ad un aumento di persone colpite da difficoltà scolastiche legate alla didattica a distanza. Inoltre, sono aumentate drasticamente le situazioni di difficoltà legate alla sfera sociale e psicologica. L’86,4% delle Caritas ha infatti osservato un aumento dei casi di disagio psicologico razionale, e nell’82,2% e 77,5% dei casi si è avuto un incremento dei casi rispettivamente di solitudine e di depressione.

    Superato il lockdown, le indagini condotte tra maggio e settembre ci permettono di confrontare gli effetti più duraturi della crisi legata al Covid-19 rispetto all’anno precedente. Rispetto allo stesso periodo del 2019, le Caritas hanno registrato un aumento del numero di persone seguite del 12,7%. I nuovi poveri sono ora quasi la metà degli assistiti, essendo passati dal 31,8% del totale al 45%. Vi è inoltre un aumento dei giovani nella fascia 18-34 anni, dal 20,1% al 22,7% del totale. A livello di cittadinanza, aumenta la percentuale di italiani sul totale degli assistiti, dal 47,9% al 52%. Infine, aumenta chi vive con familiari o genitori, con una percentuale sul totale che passa dal 52,3% al 58,3%.

    Questi dati mostrano come l’Italia sia arrivata alla seconda ondata con una condizione molto più drammatica rispetto alla prima e sono un chiaro segnale per i policy maker per mettere in campo strumenti che evitino il ripetersi di quanto visto durante la prima.

     

    Il memorioso. Breve guida a distanza alla memoria del bene

    Perché è necessario ricordare? Questa domanda è stata il punto di partenza per la costruzione di “Il memorioso”, un lavoro teatrale scritto a quattro mani dall’attore Massimiliano Speziani insieme a Paola Bigatto, che ne curò la regia, sugli scritti di Gabriele Nissim. In occasione del Giorno della Memoria 2021, e a dieci anni esatti dalla prima messa in scena, l’Associazione Giardino dei Giusti di Milano (composta da Gariwo insieme al Comune di Milano e all'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), offre a tutti gli studenti d’Italia, provenienti da scuole di ogni ordine e grado, la possibilità di assistere via streaming a un evento online tratto dallo spettacolo.

    L’appuntamento è per giovedì 28 gennaio, dalle ore 10 e sarà trasmesso dal Centro Asteria, da oltre trent’anni un luogo simbolo di promozione culturale, aggregazione giovanile e processi formativi. Sono già circa 30.000 gli studenti che si sono registrati per assistere, da tutta Italia, alla diretta. Un numero destinato ad aumentare e che testimonia l’interesse per un tema decisamente attuale.

    Le iscrizioni si chiudono lunedì 25 gennaio alle ore 18

    Per iscriversi: https://www.centroasteria.it/iscrizione-il-memorioso/

    Con questa iniziativa l’Associazione propone alle scuole un momento di riflessione sul concetto di memoria e sul significato più profondo della Shoah, partendo dallo sguardo di coloro che non sono rimasti indifferenti davanti al Male e che, al contrario, hanno deciso di difendere il Bene, spesso al costo della propria vita.

    “Il Giorno della Memoria è un momento importante di riflessione sul passato, sul presente e sul futuro della nostra società e del mondo. Per questo va vissuto nella consapevolezza che i contenuti, il messaggio e le storie che porta con sé sono uno strumento per arricchire e migliorare la nostra coscienza di individui e cittadini”, commenta il Presidente del Consiglio comunale Lamberto Bertolé. “L'alto numero di studenti già registrati per seguire lo spettacolo è un segnale di quanto sia sviluppata la sensibilità dei giovani verso i temi della memoria. Dobbiamo continuare su questa strada e l'arte, in questo senso, è uno strumento formidabile. Speriamo solo di poter riproporre presto queste esperienze culturali dal vivo”.

    Dopo i saluti istituzionali di Lamberto Bertolé e di Suor Elisabetta Stocchi, Co-direttrice del Centro Culturale Asteria, e l'introduzione del Presidente di Gariwo Gabriele Nissim, l’incontro sarà arricchito dalla testimonianza dell’onorevole Emanuele Fiano, che prima dell'inizio dello spettacolo condividerà con gli studenti la storia del padre Nedo, recentemente scomparso, sopravvissuto nel campo di concentramento di Auschwitz e fra i più attivi testimoni contemporanei dell’esperienza dell’Olocausto. "Il suo messaggio continuerà a vivere tra le nuove generazioni", spiega il presidente Nissim. "Nedo Fiano, come Primo Levi, raccontava ai ragazzi la sua esperienza nel campo di concentramento per insegnare loro a diventare sentinelle nei confronti di ogni nuova forma di odio. Aveva ben chiaro che si sarebbe potuta ripetere e per questo spronava i giovani ad essere vigilanti in ogni momento della loro vita, perché il male non nasce da un giorno all’altro, ma crea i suoi presupposti quando si disprezzano e si disumanizzano gli altri e si comincia a mettere in discussione il valore della democrazia e della convivenza".

    Oltre a Fiano, quest'anno il Giorno della Memoria è dedicato al grande intellettuale ebreo polacco Raphael Lemkin, che dopo la Shoah ha coniato il termine 'genocidio'. "Si tratta di un concetto che mai nessuno aveva fino ad allora elaborato e che indicava la distruzione intenzionale di un gruppo nazionale, etnico o religioso", spiega Gabriele Nissim. "Con una battaglia straordinaria è riuscito a fare approvare una convenzione alle Nazioni Unite che richiamava tutta lumanità non solo a punire i carnefici, ma a prevenire sul nascere ogni nuova forma di genocidio nei confronti di qualsiasi popolo. Il suo insegnamento rappresenta il significato morale più alto della memoria, che ci deve impegnare costantemente a denunciare i nuovi crimini contro lumanità di oggi, dallo sterminio degli Yazidi, alla persecuzione dei Rohingya, alla sorte degli Uiguri in Cina. La Shoah, secondo Lemkin, aveva posto allumanità la domanda fondamentale: come rendere possibile quel ‘mai più’ così difficile, che dovrebbe segnare il mondo dopo le macerie di Auschwitz?" 

    Lo spettacolo "Il memorioso", ispirato dai libri di Gabriele Nissim, interseca le storie dei Giusti del passato con quanto accade oggi. “A dieci anni esatti dal suo debutto, lo spettacolo vuole tenere acceso linterrogativo per riflettere insieme alle nuove generazioni”, spiega Speziani. Al termine dell’incontro, Annamaria Samuelli, responsabile della didattica di Gariwo, e Pietro Kuciukian, Console onorario della Repubblica d’Armenia in Italia, risponderanno alle domande degli studenti.

    "Giusti di ieri, ingiustizie di oggi. Per abitare con responsabilità il nostro tempo"

    Dedicata in particolare a scuole e studenti. Mercoledì 27 Gennaio 2021, dalle ore 10 alle 11,30. 

    La 'Giornata della memoria' della persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti, nel secolo scorso, celebrata, dal 2005, ogni 27 Gennaio su tutta la Terra, sollecita  il mondo del PIME - Pontificio Missioni Estere. I Padri e i volontari del PIME infatti da oltre un secolo sono in tutti i Continenti proprio per portare una concreta testimonianza di giustizia, di speranza e di pace. 

    "I Missionari aggiustano il mondo" commentò una volta un bambino dopo aver conosciuto l'operato di queste persone che gratuitamente dedicano la vita ad altri lontanti e bisognosi.

    Un patrimonio di testimonianze che poi vengono condivise con i giovani e  la società tutta, attraverso le diverse attività del Centro PIME di via Monterosa, a Milano. 

    Lo scopo è sia educativo sia per creare una rete di solidarietà intorno ai progetti di aiuto. L’Ufficio Educazione Mondialità in particolare sensibilizza ogni anno 132.000 giovani ai temi della missione. 

    In questo quadro, in tempo di pandemia, si inserisce la prima conferenza in diretta streaming sul sito www.pimemilano.com il prossimo mercoledì 27 Gennaio sul tema  "Giusti di ieri, ingiustizie di oggi. Per abitare con responsabilità il nostro tempo", dalle ore 10 alle 11,30 circa. 

    L'evento, dedicato proprio ai giovani e alle scuole, ha dunque l'obiettivo di sollecitare ciascuno ad attualizzare, nella propria vita quotidiana, il valore delle figure dei 'Giusti tra le Nazioni', coloro che, pur non essendo ebrei, salvarono  vite umane dall'Olocausto. 

    Giusti, secondo i Profeti, sono coloro, che anche a prezzo della propria vita, praticano solidarietà ed accoglienza, soccorrono deboli e oppressi, adorano Dio e non i beni terreni. San Giuseppe viene definito un Giusto nei Vangeli.

    Dalla fine del secolo scorso, sono considerati Giusti per antonomasia  coloro che ai tempi della Shoah, hanno agito secondo coscienza salvando vite umane.

    Come l'infermiera polacca Irena Stanisława Sendler, che riuscì in modo rocambolesco a mettere in salvo circa 2.500 bambini  ebrei, facendoli uscire di nascosto dal ghetto di Varsavia e trovando loro rifugio in case e istituti cattolici. I tedeschi la catturarono e le spezzarono le gambe tanto che Irena rimase invalida.  

    O come l'italiano Giorgio Perlasca, commerciante di Como che nell'inverno del 1944,  fingendosi Console generale spagnolo, salvò la vita di oltre cinquemila ebrei ungheresi.

    Esempi che possiamo e dobbiamo seguire anche nelle piccole azioni e scelte quotidiane, combattendo le ingiustizie e soprattutto non compiendone.  

    E' scritto nel Talmud (Tosefta, Sotà, X, 1): «Quando i giusti vengono al mondo, il bene pure viene nel mondo e la sventura ne è scacciata, ma quando i giusti se ne vanno dal mondo, la sventura ritorna nel mondo e il bene ne è scacciato.»  

    Eppure, diverse nella forma da quella terribile dello sterminio di massa degli ebrei, ma non diverse nella sostanza, le espressioni di mancanza di rispetto per la vita umana, se non proprio di odio, nella storia si ripetono. Basta pensare ai musulmani birmani rohingya, una delle minoranze più perseguitate nel mondo: ghettizzati nel loro paese, in centomila da anni sono rifugiati in campi profughi in Bangladesh. 

    Non possiamo e non dobbiamo rimanere indifferenti. 

    Interverranno alla conferenza del PIME un esponente dell'associazione Gariwo, nata per promuovere  la memoria dei 'Giusti tra le nazioni'; il giornalista della rivista del PIME 'Mondo e Missione' Stefano Vecchia e un missionario PIME, per parlare della viocenda dei rohingya; si potrà assistere al reading sui 'Giusti tra le nazioni' Irena Sendler e Giorgio Perlasca, a cura di Viandanti Teatranti, Oplà Teatro e L'oblò. Infine, dopo le conclusioni, ci sarà il dibattito con il pubblico.

    Gariwo è l’acronimo di Gardens of the Righteous Worldwide. L'associazione è una onlus con sede a Milano che dal 1999 lavora a livello internazionale per far conoscere i Giusti e le loro storie, nella convinzione che "la memoria del Bene sia un potente strumento educativo e serva a prevenire genocidi e crimini contro l'Umanità". 

    L’appello di una madre sola con 5 figlie, di cui una disabile: “Non possiamo più vivere qui”

    La storia di Rosy è di quelle che si insinuano dentro come il contraccolpo di un pugno secco nello stomaco. Basta guardare i numeri della sua vita per capire quanto possa essere complicata: 38 anni, 5 figlie di cui 4 minorenni e una gravemente disabile, 2 nipotini, 5 anni di vita senza un compagno.

    La separazione è tuttora in corso tra molteplici criticità. Insieme a 4 delle sue figlie, in affido ai servizi sociali, vive in 40 metri quadri, rivestiti di muffa. L’appartamento si trova a Monza, al 4° piano di un edificio senza ascensore. Un muro di scale insormontabile per una mamma da sola e una figlia costretta sulla sedia a rotelle e con l’impossibilità di camminare. Il racconto di Rosy ha il sapore amaro della disperazione di chi si sente abbandonato da tutti, anche dalle istituzioni, di chi punta il dito trascinato dalla rabbia per la situazione di disagio cronica, nella quale è incastrata da oltre due anni. MBNews ha scelto di raccogliere la sua storia per offrire a Rosy e alle sue bambine un’opportunità, la spinta giusta per uscire da questo brutto incubo. Chissà che qualcuno, là fuori, non sia già pronto a tendere la sua mano.

    Una casa troppo piccola e poco salubre

    “Questa situazione si trascina ormai da due anni. La prima volta che ho chiesto aiuto in Comune, ho avuto un colloquio direttamente con il sindaco. Ho parlato poi con gli assessori e gli assistenti sociali, che già seguono il mio caso, ma nulla, non c’è stata ancora l’opportunità di trovare una soluzione abitativa alternativa a quella attuale. Mi hanno ripetuto diverse volte che tra le case momentanee non ne esiste una adatta alla nostra situazione. Ho chiesto anche informazioni per gli appartamenti di emergenza, ma senza successo. Prima di Natale, ho nuovamente scritto al sindaco, purtroppo però non ho ricevuto alcuna risposta”, racconta Rosy con un malcelato tono di tristezza.

    “Purtroppo viviamo al quarto piano senza ascensore, ciò comporta che la mia bambina di 10 anni con paralisi cerebrale, in casa, resta sempre ancorata al divano. La carrozzina infatti, rimane all’ingresso. Non solo, la casa è pervasa da enormi aree di muffa: l’ambiente è chiaramente malsano“.

    Rosy è sola anche nel gestire la routine dei trasporti delle sue figlie: primo passo accompagnare la piccola speciale al pulmino che poi la porta all’istituto Nostra Famiglia di Bovisio Parini, secondo step alle elementari e terzo alle medie. “Neanche in questo ambito sono riuscita ad avere supporto: essendo rimasta senza auto, avevo chiesto un supporto per il trasporto casa-scuola, ma nulla”.

    Il grido d’aiuto

    “Oggi mi chiedo come sia possibile che dinanzi a una famiglia in difficoltà con delle minori, una bimba disabile, affidate all’ente momentaneamente per una separazione complessa, nessuno senta, nessuno agisca. Chiedo a voi col mio grido d’aiuto di poter smuovere qualcosa tramite giornale”.

    Dal canto loro, Comune e servizi sociali, contattati a riguardo, hanno confermato di essere a conoscenza della famiglia di Rosy e di aver preso in carico la situazione. Certo, la burocrazia da un lato e la pandemia dall’altro, con buona probabilità, avranno contribuito al protrarsi delle criticità.

    La società tuttavia, non è fatta soltanto di istituzioni, ci sono anche tante realtà che si occupano instancabilmente ogni giorni di chi vive momenti in difficoltà, degli ultimi, degli emarginati. La Brianza, in questo, si è sempre dimostrata attiva e pronta a donare il proprio aiuto. Nel caso ci può contattare (This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.) e saremo lieti di mettere in collegamento questa realtà con la donna. 

    Speriamo accada anche questa volta, così che si possa scrivere un lieto fine a una storia così difficile. 

     

    Fonte: https://www.mbnews.it/

    Mario Barbuto confermato presidente di Fondazione LIA- Libri Italiani Accessibili

    Mario Barbuto, presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI), è stato riconfermato dal CDA alla presidenza di Fondazione LIA - Libri Italiani Accessibili per i prossimi tre anni. L’Associazione Italiana Editori (AIE), UICI e l’Assemblea della Fondazione hanno confermato il Consiglio di Amministrazione composto da: Piero Attanasio (AIE), Giorgio Dossi (Centro Studi Erickson), Rodolfo Masto (Istituto dei Ciechi di Milano), Federico Motta (Forma Edizioni). Cristina Mussinelli è confermata Segretario generale.

    Fondazione LIA, no profit creata da AIE con UICI, si occupa di accessibilità dei prodotti editoriali e lavora a fianco degli editori italiani per promuovere quelle buone pratiche e innovazioni tecnologiche che permettono alle persone con disabilità visiva di avere pieno accesso alla produzione libraria, con la stessa qualità di lettura e possibilità di scegliere tra le novità editoriali che hanno tutte le persone. 

    “Fondazione LIA e UICI, di cui sono stato confermato recentemente presidente, continueranno a collaborare per l’inclusione delle persone con disabilità visiva nel mondo della cultura, dello studio e del lavoro, attraverso lo strumento libro” ha commentato Barbuto.

    “I risultati finora raggiunti dalla Fondazione sono molto importanti, ma è nostro dovere guardare alla strada che resta ancora da percorrere, soprattutto in prospettiva dell’implementazione dell’European Accessibility Act” ha aggiunto Barbuto. L’European Accessibility Act richiederà che in tutta l’Unione Europea, entro il 2025, l’intera filiera editoriale digitale sia accessibile.

    “Un augurio di buon lavoro a Barbuto, al consiglio d’amministrazione e a tutta la Fondazione – ha commentato Ricardo Franco Levi, presidente di AIE –. Siamo particolarmente fieri di essere i soci fondatori di questa Fondazione che è leader in Europa sui temi dell’accessibilità”.

    Sono 26.000 i libri digitali accessibili presenti a oggi nel catalogo di Fondazione LIA e consultabili sul sito www.libriitalianiaccessibili.it. Un risultato reso possibile grazie all’impegno degli editori partecipanti della Fondazione e dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e al sostegno del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.

     

    Uno spot con i grandi autori per il ritorno nelle sale

    Da Marco Bellocchio a Martin Scorsese, da Ken Loach a Pedro Almodovar, da Woody Allen e Nanni Moretti a Bong Joon-ho e Spike Lee: sono alcuni dei volti dello spot che vuole sottolineare il legame con il cinema, in particolare quello indipendente. “Vi abbiamo fatto conoscere registe e registi del cinema italiano e internazionale, facendovi innamorare dei loro film più belli”: così la Federazione Italiana dei Cinema d’Essai, che rappresenta oltre 500 cinema indipendenti di tutta Italia, dà il via al nuovo video, destinato ad illuminare il grande schermo appena possibile. “Da sempre siamo il punto di riferimento del cinema indipendente e di qualità”: a dimostrazione del rapporto instaurato negli anni con il proprio pubblico, innamorato del cinema d’autore da tutto il mondo, scorrono nel nuovo spot volti notissimi e meno noti di tanti artefici di capolavori della storia del cinema, registi affermati e di culto”.

    Da autrici come Valeria Golino, Céline Sciamma, Alice Rohrwacher, Sofia Coppola ed Emma Dante fino a Gianfranco Rosi, i Dardenne, Alejandro Gonzalez Iñarritu, due autori attesi al cinema con i nuovi e già premiatissimi film – Thomas Vinterberg e François Ozon – e due immensi talenti che ci hanno lasciato da poco, Agnès Varda e Kim Ki-duk: lo spot approda da martedì 19 gennaio sui social network e nei siti web delle sale preferita, in attesa di debuttare su grande schermo al momento della riapertura.

    “Per gli esercenti delle sale d’essai, per il loro ruolo fondamentale di presidio culturale e sociale, è un modo per restare vicini al pubblico anche in questi lunghi mesi di prolungata sospensione dell’attività – afferma Domenico Dinoia, Presidente FICE -, ringraziando i tanti spettatori che non hanno mancato di far pervenire la loro solidarietà e con la promessa di accoglierli nuovamente, nel migliore dei modi e con tanti bellissimi film, appena sarà possibile. Ritroveremo insieme, con tutte le precauzioni necessarie, il piacere di una visione condivisa su grande schermo”.

     

    Fonte: .primaonline.it

    Il ‘Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere’ compie 10 anni

    Tanti i traguardi raggiunti e gli eventi programmati: sempre viva l’attenzione ai diritti fondamentali di detenute e detenuti nelle misure di contrasto alla diffusione del Covid-19

    È nota a tutti la valenza rieducativa e risocializzante del teatro per tutti coloro che, in espiazione di una pena detentiva, e grazie alla dedizione di molti operatori ed artisti che lavorano in carcere, si accostano alle proprietà taumaturgiche e catartiche di questa antichissima forma espressiva.

    Tra le esperienze più significative quelle del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere, (www.teatrocarcere.it) presieduto da Vito Minoia, esperto di Teatro educativo inclusivo all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo e direttore della Rivista di Educazione e Formazione “Cercare-carcere anagramma di” (che affianca dal 2017 la rivista-madre “Catarsi-teatri delle diversità” fondata nel 1996): fondato a Urbania il 15 e 16 gennaio 2011, in occasione dei lavori dell’undicesimo convegno promosso dalla Rivista europea “Catarsi-Teatri delle diversità”, oggi il Coordinamento riunisce oltre cinquanta esperienze da 15 regioni italiane ed è stato riconosciuto come buona pratica dall’International Theatre Institute dell’Unesco che ha collaborato all’istituzione dell’International Network Theatre in Prison nel 2019.

    Per la ricorrenza dei dieci anni del Coordinamento, in segno di condivisione, sul sito www.teatridellediversita.it in libero accesso, sono stati pubblicati la diretta Zoom e diversi materiali multimediali relativi al XXI Convegno internazionale che la rivista “Catarsi-Teatri delle diversità” con il titolo “Dialoghi tra pedagogia, teatro e carcere” (youtube) ha organizzato online il 29-30-31 ottobre 2020, a seguito dell’impossibilità di tenere in presenza l’evento. Parallelamente, sabato 16 gennaio 2021, la notizia del Primo Premio del Ministero dell'Interno di Madrid per lo spettacolo “Al limite” rappresentato un anno fa dai detenuti del carcere di Las Palmas (Gran Canarie) a conclusione di un progetto dedicato alla genitorialità positiva in carcere, grazie all’Associazione Hestia, all’Università di Las Palmas e alla collaborazione dell’Associazione Voci Erranti operante nel carcere di Saluzzo (Cuneo), diretta da Grazia Isoardi, tra gli organismi fondatori del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere.

    Dopo le prime dieci edizioni del convegno organizzate a Cartoceto, in provincia di Pesaro e Urbino, nel 2011 a Urbania furono ricordate le figure di Meldolesi scomparso nel 2009 (al quale si ispirava il titolo dell’iniziativa “Immaginazione contro Emarginazione”) e di Pozzi, scomparso nel 2010, fino a quel momento direttore della pubblicazione. Giuliano Scabia, anch’egli figura di riferimento per il convegno e la rivista, dedicò loro il racconto-evento “Scala e sentiero cercando il Paradiso” sugli anni di apprendistato con i suoi allievi all’Università di Bologna.

    Diversi i traguardi raggiunti dalla Rete italiana del teatro in carcere: ne vengono ricordati di seguito alcuni, sicuri che possano essere d’auspicio per nuovi obiettivi di carattere artistico e pedagogico da ricercare, come sempre, in un innovativo orizzonte politico e democratico tra i diversi soggetti coinvolti nel tempo, a partire dai tanti detenuti e detenute (compresi anche i minori sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria), fino agli operatori teatrali e agli operatori penitenziari passando per insegnanti, studenti, universitari in formazione.

    Nel 2012 nasce a Firenze la Rassegna/Festival nazionale “Destini Incrociati”, l’evento annuale itinerante per eccellenza più partecipato giunto alla settima edizione; del 2013 è il primo Protocollo d’Intesa per la promozione del teatro in carcere, triennale, con il Ministero della Giustizia (prima con l’Istituto Superiore di Studi Penitenziari, poi con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità) al quale aderisce nel 2015 anche l’Università Roma Tre (Intesa rinnovata nel 2016 e nel 2019). Nel 2014 viene avviata la Giornata Nazionale del Teatro in Carcere in concomitanza con il World Theatre Day (27 marzo) promosso dall’ITI-Unesco: all’ultima edizione che ha preceduto la pandemia, la sesta-nel 2019, hanno concorso alla riuscita dell'evento 102 iniziative in 64 istituti penitenziari ed altri contesti esterni con la partecipazione di Enti pubblici e privati di 17 regioni italiane. Dal 2015, grazie al sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali il Progetto Destini Incrociati si articola anche in diverse iniziative territoriali che coinvolgono in rete 22 partners di 10 regioni. Nel 2017 si dà vita al Premio Internazionale Gramsci, preludio della nascita nel 2019 dell’International Network Theatre in Prison (www.theatreinprison.org) con la celebrazione del World Theatre Day (26 marzo 2019) nell’istituto penitenziario di Pesaro grazie al Teatro Universitario Aenigma e all’ITI Italia anziché presso il Quartier generale Unesco di Parigi. Del 2020 invece è il Premio Speciale internazionale “Books for Peace” per l’impegno sociale promosso da una rete di associazioni affiliate all’Unesco.

    Il Gruppo di Progettazione intero del CNTiC costituito, oltre che da Vito Minoia e Grazia Isoardi, anche da Ivana Conte (Associazione nazionale Agita), Gianfranco Pedullà (Teatro Popolare d’Arte), Valeria Ottolenghi (Associazione nazionale critici di teatro), Michalis Traitsis (Balamòs Teatro), Valentina Venturini (Università Roma Tre), ha raggiunto in questi dieci anni molti risultati significativi, operando con un grande senso comune di libertà, partecipazione e confronto e invitando tutte le persone interessate a seguire le prossime attività, a partire dalla Giornata-evento dedicata alla Rassegna/Festival nazionale “Destini Incrociati” (settima edizione) programmata a Roma nella prossima Primavera (data da definire – informazioni in progress anche sulla pagina Facebook “Coordinamento nazionale teatro in carcere”).

    Il CNTiC inoltre richiama l’attenzione, già ripetutamente richiesta agli Stati membri da parte del Consiglio d’Europa per i Diritti Umani, affinché siano adottate misure che non comprimano i diritti fondamentali di detenute e detenuti in questo momento di contrasto alla diffusione del Covid-19, entrato in molti istituti di pena (ricordiamo a riguardo anche le varie iniziative a favore della priorità di vaccinazione in carcere).

     

    Articolo di di Elisabetta Colla per noidonne.org

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