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    Il nostro direttore Paola Severini Melograni intervistato dal quotidiano Avvenire

    Il nostro direttore Paola Severini Melograni è stata intervistato dal quotidiano Avvenire sul Festival di Sanremo, Di seguito l'articolo. 

    Nella serata dei duetti canori, sul palco di Sanremo è andato in scena ieri sera un altro diverso duetto, a distanza eppure in assonante vicinanza. Note oltre il pentagramma e oltre la grammatica di uno show televisivo. Come sempre il Festival si apre a tutto e così il pubblico ha potuto ascoltare la toccante storia dell’ex ballerina (arte che ha dovuto abbandonare) e poi attrice Antonella Ferrari, simbolo della lotta e della resistenza a una subdola e invalidante patologia come la sclerosi multipla, anche in veste di madrina dell’Aism oltre che con la sua viva testimonianza attoriale. La tv, Antonella, la conosce bene avendo recitato in diverse fiction e film, da Centrovetrine a

    Carabinieri, da La squadra a Un matrimonio di Pupi Avati. Così come conosce bene il palcoscenico, Ariston compreso. Lo ha conosciuto anche Donato Grande, impossibilitato a camminare fin dalla nascita e da sempre costretto a spostarsi grazie a una carrozzina, diventata elettrica dall’età di sei anni. Il suo “tutor” sanremese è stato ieri sera il prezzolato campione Zlatan Ibrahimovic, che finalmente ha potuto scendere idealmente anche sul suo più naturale terreno di gioco insieme all’ancora più Grande giovane campione di “powerchair football”. Storie esemplari, di straordinaria sofferenza e coraggio. Raccontate in diretta con partecipazione e assoluta forza, ma anche con il sempre imcombente rischio di una televisiva “esibizione” della sofferenza. Un confine assai labile, un terreno fragile, che necessità più che mai del miglior contesto possibile. E di ottimali sensibilità e professionalità. Cinque anni fa il Festival dette un grande esempio, invitando il maestro Ezio Bosso. Fu un momento di epocale svolta nel rapporto tra la disabilità e la sua dimensione pubblica.

    «La Rai ha una specifica competenza sociale e un preciso dovere in tal senso che rientra nella più ampia funzione del servizio pubblico – spiega la giornalista, produttrice e conduttrice televisiva e radiofonica Paola Severini Melograni, attualmente in onda su Rai 2 con il programma sulla disabilità O anche no –. L’approccio al trattamento in chiave divulgativa di tematiche e problematiche particolarmente sensibili richiede possibilmente specifiche competenze e professionalità. In questo senso il mio faro è una frase chiave di san Giovanni Bosco: il bene bisogna farlo bene». Parlare di disabilità davanti a grandi platee televisive anche in contesti come il Festival di Sanremo non dovrebbe mai essere la eventuale classica foglia di fico, ma autentico sforzo e opportunità di assolvere a una funzione sociale grazie a una visione ad ampio raggio che risponde alla missione di servizio pubblico. Dieci mesi fa la risposta degli italiani è stata in questo senso eloquente in occasione della prematura scomparsa di Ezio Bosso, con l’unanime e nazionale moto di autentica condivisione di un dolore trasversale che era anche frutto della maturazione di una nuova e diversa coscienza individuale e collettiva.

     

    Articolo di Massimo Iondini per Avvenire 

    Da 200 associazioni nazionali e locali lettera aperta a Governo, Parlamento e Commissione Europea su grandi opere e Valutazione di Impatto Ambientale.

    Un ampio fronte di 200 organizzazioni nazionali e locali ha inviato una lettera aperta al Presidente Draghi, ai ministri della Transizione Ambientale e della Cultura, alla Commissione Europea e ai parlamentari di ogni schieramento per chiedere una rigorosa applicazione delle normative comunitarie sulle procedure di valutazione ambientale relative a piani e grandi progetti. Queste dovrebbero essere realmente connotate da trasparenza e partecipazione del pubblico nelle scelte come richiesto dall'Unione Europea e al contrario di quanto avviene in Italia. 

    Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.), Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) e Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A.): si tratta di procedure ancora poco note al grande pubblico che invece dovrebbero essere centrali nella vita del paese visto che riguardano impianti energetici, raffinerie, gasdotti, porti, autostrade ecc.. 

    Associazioni, comitati, reti di cittadini, da quelle nazionali come Friday For Future, Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, Italia Nostra e tante altre, alle reti "Per il Clima Fuori dal Fossile" e "Mamme da Nord a Sud" fino a una miriade di associazioni e comitati locali da tutte le regioni da anni impegnati sul territorio e che hanno esperienza diretta delle imbarazzanti procedure di VIA condotte dal Ministero dell'Ambiente, si sono ritrovate in questo appello che reclama garanzie per la tutela di diritti primari, da quello alla salute a quello della tutela del paesaggio, della biodiversità e del clima.

    In Italia le grandi imprese, invece di affrontare la sfida di vedersi valutare pubblicamente i propri progetti come prevedono le leggi internazionali, vivono queste procedure come fastidiosi orpelli. È lì, invece, che si dovrebbe vagliare la qualità della progettualità di un paese. Continuano quindi a chiedere di stravolgere le regole in una continua gara ad abbassare l'asticella delle tutele, peraltro conducendo il paese a continui fallimenti. Basti pensare che le norme sulla V.I.A. sono cambiate nel 2017 con il D.lgs.104/2007 per introdurre la solita e vacua "semplificazione". La situazione è...peggiorata! Invece di trarre le dovute conseguenze nel 2020 si è pensato a introdurre altre modifiche nel DL "Semplificazioni", immediatamente da noi denunciate. Dopo pochi mesi proprio chi ha pensato di beneficiare di tali leggi ora grida al loro fallimento!

    Recentemente il Presidente della Commissione VIA nazionale, il Dr. Atelli, ha ammesso candidamente e autorevolmente che l'ingorgo di 600 progetti attualmente in valutazione presso il Ministero dell'Ambiente - molti da diversi anni - è dovuto al fatto che anche i progetti fatti male, superficiali o incompleti, sono incredibilmente e irritualmente ammessi alla procedura invece di essere respinti subito

    Così perdono tempo tutti, dai cittadini interessati agli enti locali impegnati in estenuanti lungaggini. Un vero e proprio "accanimento" per usare le parole del presidente Atelli che spesso finisce con l'approvazione di progetti rattoppati a furia di integrazioni con i cittadini che presentano preziose osservazioni usati nei fatti come meri "correttori di bozze" svilendo così il rapporto con le comunità. Il 90% dei progetti alla fine ha comunque l'OK: viene da chiedersi come mai se hanno tali e tante criticità ammesse dagli stessi valutatori. Escono quindi pareri con decine o centinaia di prescrizioni che, secondo la Commissione Europea, sono un segnale di scarsa qualità di progetti che non avrebbero dovuto avere alcun seguito venendo respinti al mittente. 

    Addirittura da tempo associazioni e ricercatori segnalano inutilmente al Ministero casi spudorati di copia-incolla, strafalcioni, errori. Addirittura studi di impatto ambientale fatti attraverso foto e senza recarsi sul posto nonostante i progetti spesso valgano centinaia di milioni di euro. Per non parlare, poi, delle verifiche dell'ottemperanza di tali prescrizioni sui cantieri, che, quando va bene, vengono fatte da funzionari seduti a Roma sulle carte inviate dai proponenti. È ovvia la reazione dei cittadini che si vedono arrivare progetti che mettono a rischio la qualità della vita.

    Il paradosso di questa corsa al ribasso è che a farne le spese sono alla fine i progetti meritevoli di attenzione che rimangono invischiati nelle lentissime e farraginose procedure ministeriali. Insomma, ci si chiede perché mai un'azienda dovrebbe puntare su una progettazione di qualità in queste condizioni.

    Nella lettera aperta si avanzano numerose proposte, alcune delle quali già operative da anni in alcune regioni che paradossalmente sono più celeri nelle valutazioni della burocrazia ministeriale, a riprova che trasparenza e partecipazione e un dibattito maturo sono caratteristiche di un paese più civile e che le scorciatoie delle cosiddette semplificazioni falliscono clamorosamente quando hanno l'obiettivo di favorire i soliti noti che vedono nel solo profitto il loro orizzonte occultando le problematiche oggettive nascoste in troppi progetti.

    Ad esempio, è letteralmente scandaloso che un punto cardine delle norme europee, la cosiddetta "inchiesta pubblica" sui progetti più controversi, prevista dal Testo Unico dell'Ambiente fin dal 2006, non sia mai stata attuata dal Ministero dell'Ambiente al contrario di diverse regioni che l'hanno avviata sugli interventi di loro competenza. Evidentemente, vista la qualità dei progetti, dobbiamo pensare che nelle stanze ministeriali si ritenga opportuno evitare qualsiasi dibattito pubblico.

    Le proposte delle associazioni vanno dalla pubblicizzazione degli ordini del giorno della Commissione V.I.A. nazionale alla possibilità di fare audizioni, cosa prevista in alcune regioni (purtroppo ancora poche) e che garantisce in tempi certi un sereno confronto tra le parti, con i media che potrebbero approfondire ad horas i pro e i contro dei progetti in questione. Tutto a costo zero, tra l'altro. Necessario, poi, un controllo reale sul campo sui cantieri, che sia trasparente e partecipato. Indispensabile rivedere i pareri di opere approvate dieci anni fa che per un incredibile gioco di leggi e leggine hanno provvedimenti V.I.A. "highlander", senza scadenza, in palese contrasto con i principi comunitari visto che oggi le condizioni ambientali e sociali e le conoscenze scientifiche sono radicalmente cambiate. Nel DL "Semplificazioni", paradossalmente, invece di rafforzare le strutture esistenti e aprirle alla trasparenza, hanno pensato bene di introdurre una seconda commissione, per i progetti del Piano Clima Energia. Altra complicazione più che semplificazione, come ammesso oggi dal Presidente della Commissione V.I.A.. Noi l'avevamo detto; ai problemi complessi come quelli propri di una procedura come la V.I.A. se si risponde pensando di dare risposte di questo tipo alla fine il sistema va in tilt come puntualmente avvenuto.

    Le associazioni come sempre sono aperte al confronto sulle regole: in un momento storico così delicato la partecipazione dei cittadini nelle scelte e la trasparenza sono fondamentali. Noi ci siamo.

    Un video per Amelia Rosselli. L’otto marzo per ricordare la prima donna drammaturgo dell'Italia unita

    È stato preparato un video documentario su Amelia Pincherle, madre dei fratelli Rosselli. Il video comprende la lettura di testi tratti da articoli di Amelia pubblicati sulla rivista "Il Marzocco" negli anni compresi tra il 1904 e il 1913. Trattano dell'importanza del lavoro per le donne e dell'idea che le donne devono ottenere pari diritti per pari doveri, quindi in piena sintonia con i valori, ancora oggi, della Giornata internazionale della donna. È stato osservato che quello della "parità di salario per parità di lavoro" è stato "fino alla vecchiaia uno dei temi cardine dell'attività politico-culturale di Amelia". Il video comprende l'intervento di Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Rosselli, girato proprio nella casa che fu dei Rosselli a Firenze, ora sede di un istituto tedesco (nella foto).

    Con la formula della lettura a quattro voci femminili, ideato e montato da Gaetano Pacchi, il video è realizzato dalla Compagnia Teatrale "Attori & Convenuti", in collaborazione con l'Associazione Culturale "Arte e Arti" e la Fondazione Circolo Rosselli.

    Il video sarà presentato dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro l’8 marzo e potrà essere visto sul sito della Fondazione Circolo Rosselli, www.rosselli.org.  Poi anche su: Fondazione Studi, sul profilo Facebook "Attori Convenuti", sulla pagina Facebook "Attori & Convenuti - Compagnia Teatrale" e sulla pagina YouTube di "Arte e Arti".

    Un luogo dedicato a Amelia

    Anche il Quartiere 1 – Centro Storico di Firenze, per una strada o uno spazio pubblico intitolato a Amelia Pincherle Rosselli. In allegato l’ordine del giorno approvato dal Consiglio

    È stata accettata dalla commissione Toponomastica del consiglio comunale la proposta della Fondazione Circolo Rosselli, fatta propria dalla consigliera Barbara Felleca di dedicare un luogo di Firenze alla madre dei fratelli Rosselli. Entro marzo sarà scelto quale e la data di inaugurazione.

    Amelia Pincherle Rosselli (Venezia 1870, Firenze 1954), oltre ad essere stata la coraggiosissima madre dei fratelli Rosselli, è stata la prima donna drammaturgo dell'Italia unita.

    Zia di Alberto Pincherle, più noto come Alberto Moravia, sposata con Giuseppe Rosselli, ebbe tre figli: Aldo caduto nel 1916 nella Prima Guerra Mondiale dove si era arruolato come volontario, Carlo e Nello furono uccisi il 9 giugno 1937 a Bagnoles de l'Orne dalla Cagoule, su mandato del governo fascista italiano.

    Prima dell'avvento del fascismo (e delle leggi razziali che la colpiranno in quanto ebrea) Amelia Pincherle Rosselli scrisse e fece rappresentare drammi teatrali di successo sia in italiano che il veneto (era di famiglia veneziana).

    Totalmente solidale con l'attività politica antifascista condotta dai suoi figli Carlo e Nello, dopo la loro morte condusse le due nuore vedove i sette nipoti rimasti orfani in esilio in varie nazioni, fino al finale approdo negli Stati Uniti e al ritorno in Italia dopo la liberazione. È stata anche autrice di letteratura per l'infanzia. Presidente della sezione letteratura del Lyceum a Firenze fino alle leggi razziali.

    Auser Torino, i colori della vita, storie di donne. Iniziativa per l’8 marzo

    I colori della vita è una iniziativa a cura dello SPI CGIL Lega 1 Centro Est, con il patrocinio della Circoscrizione 7 e Auser Insieme Torino. E’ una raccolta di video di tante donne, diverse per storia, esperienze,età. Donne che si raccontano.  “Ogni anno questa giornata internazionale dei diritti della donna viene celebrata per non dimenticare coloro che prima di noi hanno lottato per le conquiste sociali, politiche, economiche e contro la discriminazione di genere - sottolineano gli organizzatori -  Sono passati tanti anni ma siamo ancora lontane da una vera parità. A causa della pandemia siamo costrette a farci sentire attraverso i social ma non demordiamo. Siamo qui a dimostrare che il grigiore del covid si combatte anche attraverso il nostro stare insieme”. “La vita di ogni donna dovrebbe essere un turbinio di gioia e di colori e non di botte e massacri.


    I video relativi all'iniziativa saranno visibili sulla pagina FB dello Spi CGIL Lega 1 Centro Est dall'8 al 12 marzo 2021.

    ACRI: CONOSCERE LA BORSA, L’EDUCAZIONE FINANZIARIA ENTRA IN CLASSE

    Gli studenti di Civitavecchia vincono l’edizione italiana  del concorso europeo portato in Italia da Acri 

    Si è tenuto in modalità streaming l’evento conclusivo di “Conoscere la  Borsa”: un’iniziativa europea di educazione finanziaria, che coinvolge quasi 100mila studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Organizzata dall’European Savings and Retail Banking  Group, nel nostro Paese è promossa da Acri, l’Associazione delle Fondazioni di origine bancaria e  delle Casse di Risparmio Spa. In Italia i partecipanti sono oltre 3mila. 

    All’evento conclusivo hanno partecipato: Francesco Profumo, presidente di Acri; Giuseppe Ghisolfi,  vicepresidente Esbg; Giovanna Boggio Robutti, direttore generale FEduF - Fondazione per  l’Educazione Finanziaria e al Risparmio; Irene Tinagli, presidente Commissione problemi economici  e monetari del Parlamento europeo. 

    Per contribuire a colmare il deficit di educazione finanziaria nel nostro Paese, “Conoscere la  Borsa” utilizza la metodologia del learning by doing, accompagnando i giovani nella comprensione  del funzionamento dell’economia e dei mercati, per sviluppare conoscenze e competenze in tema di  finanza e di risparmio. Gli studenti hanno a disposizione un capitale virtuale di 50mila euro da  investire in una scelta predefinita di 175 titoli quotati nelle principali borse europee, utilizzando un  sito internet dedicato. L’obiettivo dei ragazzi è accrescere il valore del loro deposito attraverso la  compravendita di titoli, con un’attenzione particolare agli investimenti sostenibili. 

    A vincere l’edizione italiana del concorso 2020 è stata la squadra “Money Bag” della 5aC  dell’Istituto “Guglielmo Marconi” di Civitavecchia, affiancata dalla locale Fondazione. Composto da  Leonardo Costantini, Andrea Lucenzi, Christian Natali e Francesco Carrubba, il team Money Bag si è  classificato anche in 6a posizione tra le circa 30mila squadre partecipanti in tutta Europa. 

    Un report di valutazione dell’efficacia – curato da Fondazione Crc e disponibile sul sito  https://www.acri.it/conoscere-la-borsa – ha sondato i partecipanti prima e dopo il concorso, rilevando  un’importante crescita del tasso di conoscenza di termini quali btp, bot, spread, Bce, quantitative  easing, cashback, cashless… Non tutti gli studenti partecipanti a “Conoscere la Borsa” diventeranno  imprenditori o esperti del settore, ma certamente tutti dovranno fronteggiare scelte individuali,  famigliari e professionali, in cui la conoscenza di base dei concetti finanziari è ormai indispensabile. 

    «“Conoscere la Borsa” insegna ai ragazzi che tramite il risparmio e i corretti investimenti si produce  un forte valore sociale, perché, se utilizzati consapevolmente, possono trasformarsi in strumenti utili  per sostenere il proprio percorso di vita e per concorrere al bene della comunità e del Pianeta. Inoltre,  attraverso il concorso, i ragazzi imparano a sperimentare il rischio, reperire informazioni, ma  soprattutto a lavorare in squadra, una competenza fondamentale non solo in ambito lavorativo." Dichiarazione di Francesco Profumo, presidente di Acri  

    Webinar: Emancipazione, autonomia e protagonismo nelle migrazioni femminili

    «Emancipazione, autonomia e protagonismo nelle migrazioni femminili» è il titolo del webinar organizzato dal Cerm, Centro di ricerca sulle Minoranze dell’Università dell’Insubria, in programma online lunedì 8 marzo dalle ore 14.30 alle 17.30.

    L’iniziativa è volta a sensibilizzare gli studenti e il pubblico sul tema delle migrazioni femminili, indagate e comprese soprattutto nelle loro capacità di diventare strumenti di autodeterminazione e agency per le donne.

    Relatrici principali dell’incontro sono Paola Bocale, professore associato in Slavistica e direttore del Cerm, e Barbara Pozzo, professore ordinario di Diritto privato comparato, direttore del Dipartimento di Diritto economia e culture e titolare della cattedra Unesco Gender equality and women’s rigths in the multicultural society.

    Sono previsti  interventi di:

    Paola Bonizzoni (Università degli studi di Milano)
    Martina Cvajner (Università degli studi di Trento)
    Francesca Lagomarsino (Università degli studi di Genova)
    Irene Pavlidi (Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione)
    Irene Pellizzone (Università degli studi di Milano)
    Elly Schlein (vicepresidente della Regione Emilia Romagna e già relatrice S&D della riforma di Dublino).

    Il webinar è aperto al pubblico e a partecipazione gratuita. 

    QUI IL LINK PER PARTECIPARE 

    Quando

    lunedì 08 marzo 2021 -
    dal 14.30 al 17.30

    Dove

    L'appuntamento si svolgerà via web.

    ACTIONAID AL NUOVO GOVERNO: SUPERARE APPROCCIO SECURITARIO NELLE MIGRAZIONI 

    “Ci sono satelliti, droni, navi, progetti di cooperazione, posti di polizia, voli di rimpatrio, centri di formazione. Sono mattoni di un muro invisibile ma tangibile e spesso violento. Innalzato dal 2015 in poi, grazie ad oltre un miliardo di euro di denaro pubblico”.È questa la fotografia diThe big wall di ActionAid, la prima inchiesta sui fondi in migrazione lungo la rotta del Mediterraneo centrale,che esamina stanziamenti e erogazioni di fondi disposti dal 2015 dall’Italia e quelli dell’Unione europeaimplementati da organismi governativi italiani. Dai capitoli di spesa individuati (controllo dei confini, governance, cause profonde, sensibilizzazione, contrasto al traffico, rimpatri, protezione, vie legali) emerge che del totale, che ammonta a 1 miliardo e 337 milioni di euro, la parte più sostanziosa, quasi il 50%, sia stata investita nell’ambito del controllo dei confini. Se a questi si sommano i fondi destinati alla governance migratoria e al contrasto al traffico dei migranti, le cui finalità e approcci erano mirati alla repressione del fenomeno migratorio piuttosto che al sostegno delle persone migranti, la percentuale sale al 70%. Un sostegno fondamentale è arrivato dalla stessa Unione europea, che ha finanziato per il 40% il totale della spesa, arrivando a coprire il 65% dei costi per il controllo delle frontiere. Un contributo destinato ad aumentare nei prossimi anni come prevede il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale Europeo 2021-2027 che per la prima volta ha stabilito un capitolo di spesa specifico sulle migrazioni di 24,2 miliardi di euro, con un incremento del 96% rispetto alle risorse stanziate nel periodo 2014-2020. 

    Solo l’1,3% del totale dei fondi è stato speso a sostegno delle vie legaliovvero di programmi strutturati che permettono l’accesso in modo regolare al territorio italiano di cittadini non comunitari, per motivi di lavoro, studio e protezione. L’unica soluzione in grado di valorizzare appieno il contributo positivo che le migrazioni possono dare allo sviluppo socio-economico dei Paesi di origine e destinazione, mettendo al centro i diritti delle persone.L’inchiesta evidenzia lanecessità di aumentare la trasparenza sulle iniziative finanziate e di vincolare i programmi al rigido rispetto dei diritti umani, attraverso un rafforzato ruolo di controllo del Parlamento e l’adozione di meccanismi di monitoraggio indipendenti che coinvolgano anche la società civile. Le politiche italiane ed europee, infatti, si sono rivelate in parte efficaci a contenere la migrazione, ma ad un prezzo altissimo in termini di vite perdute e gravi violazioni dei diritti umani.  

    Circa il 15% dei fondi è stato investito nelle cosiddette “cause profonde”, nella convinzione che maggiore sviluppo economico si traduca in una riduzione dei flussi migratori. Questo approccio però ha determinato una grave falla nel sistema di cooperazione allo sviluppo, a causa dell’imposizione di condizionalità agli aiuti (più risorse a fronte di un maggiore impegno nel fermare i migranti da parte dei Paesi) e la deviazione dei loro obiettivi di sviluppo, ove i fondi non sono stati destinati a programmi e Paesi per la riduzione della povertà ma, appunto ma per il contrasto alle migrazioni irregolari. 

    Il libro: La palestra dell’autostima di Gabrielle Fellus

    Gabrielle Fellus, insegnante di livello expert di Krav Maga, consulente di strutture ospedaliere per il supporto delle donne vittime di violenza e per i fenomeni di bullismo, ha trasformato gli strumenti di difesa dell’arte marziale in un metodo per riconquistare autostima e forza, prevenire e disinnescare atteggiamenti (verbali, mentali e fisici) aggressivi, dalle situazioni di conflitto ai grandi e piccoli gesti quotidiani ai quali tendiamo a volte a non dare la giusta importanza, guidandoci passo dopo passo a ritrovare la consapevolezza e il rispetto di noi stessi.  

    «Non insegno a picchiare ma a prevenire i soprusi attraverso le tecniche proprie delle discipline di combattimento. Alzate lo sguardo, cambiate postura. Rinascete.» 

    Ispirandosi alla sua pluriennale esperienza nel campo della sicurezza e del sostegno alle vittime di bullismo, aggressioni e violenze di genere, Gabrielle Fellus trae dal suo metodo sette “step” mentali e fisici per ritrovare la propria autostima e di conseguenza la propria autonomia. 

    Niente scontro fisico, ovvio: i principi delle discipline di combattimento sono stati assolutamente adattatialle normali situazioni di conflitto quotidiano attraverso il controllo dello spazio e la gestione delle emozioni disturbanti (ansia, paura...), ma anche rabbia e mancanza di controllo. 

    Se un sopruso è un sopruso, anche se non arriva alla violenza fisica, il più delle volte non sono le condizioni oggettive a sminuirci e a relegarci in un ruolo subalterno, ma siamo noi stessi a dubitare delle nostre possibilità. Che si tratti di molestie, mobbing, di violenze verbali, o anche solo di una discussione familiare, Fellus insegna un metodo che parte dalla mente per innescare le giuste risposte, ripristinando quel dialogo tra corpo e cervello che le situazioni di disagio hanno reso incerto e balbettante, facendoci sentire esposti, vulnerabili. E indica un obiettivo, superare i limiti che ci poniamo o che qualcuno dall’esterno ci impone, le insicurezze legate alle esperienze negative precedenti, alzare lo sguardo, cambiare postura, rafforzare l’autostima per smettere di subire. 

    Gabrielle Fellus è l’unica donna in Italia ad aver raggiunto il livello Expert (IKMF) di Krav Maga. Ha seguito corsi di specializzazione nelle aree sicurezza, Vip Protection, Law Enforcement. Si è specializzata nell’insegnamento a donne, bambini e persone diversamente abili. Ha creato un metodo, gestito dalla sua associazione IRESPECT, grazie al quale ha supportato donne vittime di violenza, minori con problemi di bullismo, dipendenze e disturbi alimentari, collaborando con importanti strutture ospedaliere (tra le altre, il Centro ascolto e soccorso donna dell’ospedale Santi Paolo e Carlo e dell’ospedale Fatebenefratelli-Sacco di Milano, dove ha aperto la prima palestra di autostima e autodifesa). Oltre ai corsi che tiene nella sua palestra, si occupa di formazione nelle scuole, per i docenti, per gli operatori sanitari, nelle aziende. Ha recentemente creato il progetto I RESPECT online, con videolezioni di supporto rivolte a persone di tutte le età. www.gabriellefellus.it 

    La palestra dell’autostima. Sette passi per conquistare  il rispetto che meriti  
    pp. 176, euro 16,00  

     

    L'incontro - Aspettando l'8 marzo un evento online della Fondazione Marisa Bellisario

    Oggi  5 Marzo dalle ore 18:00 in live social sulla pagina Facebook della Fondazione Marisa Bellisario, Lella Golfo coordina l'evento L'incontro - Aspettando l'8 marzo
     
    Ospiti con noi:
     
    Elena Bonetti - Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia
    Giovanni Tria - già Ministro dell'Economia e delle Finanze
    Veronica De Romanis - Economista
    Carlo Alberto Carnevale Maffè SDA Associate Professor of Practice - Dipartimento Management e Tecnologia, Università Bocconi

    preghiera contro la violenza sulle donne, organizzata dal Consiglio Locale delle Chiese Cristiane di Venezia

    Lunedì 8 marzo, alle 18.30, nella chiesa della Resurrezione a Marghera, siamo tutte e tutti invitati a partecipare alla Veglia di preghiera contro la violenza sulle donne, prevista per il 24 novembre 2020 e posticipata per la pandemia. "Questa violenza interroga anche le Chiese e pone un problema alla coscienza cristiana: la violenza contro le donne è un'offesa ad ogni persona che noi riconosciamo creata ad immagine e somiglianza di Dio, un gesto contro Dio stesso ed il suo amore per ogni essere umano": così possiamo leggere nell'"Appello ecumenico contro la violenza sulle donne", sottoscritto da cattolici, protestanti, ortodossi il 9 marzo del 2015. I cristiani in tal modo si impegnano a promuovere iniziative in campo educativo, pastorale e di testimonianza evangelica a favore della dignità della donna e per coinvolgere gli uomini nella riflessione su questo tipo di violenza. Siamo consapevoli che la violenza contro le donne fino alla forma estrema del femminicidio è ormai un'emergenza nazionale: la Veglia di lunedì 8 marzo sia l'occasione per riproporre "una fraternità concreta tra le credenti e i credenti in Cristo, per una comunione che sia sempre meno formale e sempre più sostanziale". Si invita a lasciare un posto vuoto, segnato da un indumento femminile (sciarpa, borsa, scarpe...) di colore rosso, come il sangue delle vittime, collocato in modo da attirare l'attenzione dell'assemblea durante le celebrazioni, accanto ad una scritta in cui viene precisato che avrebbe dovuto essere occupato da una donna che invece è stata vittima di violenza. Questo segno ci accompagnerà nelle nostre chiese durante tutta la Quaresima, per fare riflettere tutte e tutti e spingerci a fare qualcosa anche noi per cambiare.

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