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    Enea, Clima: scienziati in Artico per studiare ghiaccio marino e precipitazioni

    Comprendere le motivazioni del forte aumento delle temperature in Artide rispetto al resto del Pianeta, la cosiddetta “amplificazione artica”, indagandone i complessi meccanismi. È l’obiettivo dei progetti ECAPAC e SENTINEL, il primo coordinato da ENEA e il secondo dall’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp), finanziati dal Programma di Ricerche in Artico (PRA). I ricercatori studieranno in particolare il ruolo del ghiaccio marino, delle precipitazioni e i processi chimici del bromo e del mercurio, importanti indicatori della variazione del ghiaccio.

    Il progetto ECAPAC si propone di indagare le precipitazioni e i conseguenti effetti sulla copertura di neve e ghiaccio che innescano i complessi meccanismi alla base dell’amplificazione artica. Coordinato dall’ENEA in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e il Lamont-Doherty Earth Observatory del Columbia University Earth Institute, è tra i primi sei progetti finanziati dal PRA 2018/2020.

    Nello specifico, dalla base di Thule (76.5°N, 68.8°O; http://www.thuleatmos-it.it) in Groenlandia saranno effettuate misure in situ e di telerilevamento e inoltre, per lo studio delle precipitazioni, verrà installata nuova strumentazione, con un ruolo chiave alle osservazioni da terra, per individuare e ridurre le incertezze dei modelli climatici ma anche per la validazione e la correzione dei dati satellitari.

    “L’Artico è un’area fragile, ma assolutamente strategica per monitorare lo stato di salute del nostro Pianeta; per questo è fondamentale garantirne la salvaguardia anche rispetto allo sfruttamento incontrollato delle ingenti risorse presenti”, evidenzia Alcide di Sarra che rappresenta ENEA nel Comitato Scientifico per l’Artico. “Da qui l’importanza di preservare e incrementare i finanziamenti nazionali per i programmi di ricerca in Artide, un potenziamento della cooperazione scientifica internazionale e il libero accesso alle infrastrutture di ricerca disponibili, in linea con gli obiettivi dell'Unione europea”, aggiunge.

    “Per una migliore comprensione degli sviluppi in atto, inoltre, metteremo a sistema, con un approccio di ricerca unitario, dati e analisi sviluppati negli anni da ENEA sia in Artide che in Antartide, fra le aree della Terra maggiormente sensibili ai cambiamenti climatici”, sottolinea la responsabile scientifica del progetto, Virginia Ciardini, ricercatrice ENEA del Laboratorio di Osservazioni e misure per l’ambiente e il clima.

    Il progetto SENTINEL punta invece a studiare il ruolo del ghiaccio marino nell’amplificazione artica e il suo impatto sull’atmosfera, in particolare sui processi chimici del bromo e del mercurio. Partecipano al progetto per l’Italia, ENEA, Università Ca' Foscari di Venezia e per il Cnr l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Cnr-Isac) e l’Istituto di scienze polari (Cnr-Isp), quest’ultimo nel ruolo di coordinatore. Di durata triennale, SENTINEL è risultato primo tra i 6 progetti finanziati dal PRA.

    Nell’ambito del progetto saranno analizzate due carote di ghiaccio provenienti da due differenti regioni artiche, una nelle isole Svalbard (ghiacciaio Holthedalfonna a 1.150 m di altezza, coordinate 79.15 N, 13.38 E) e l’altra nella parte est del Plateau della Groenlandia (sito EGRIP, 2.660 metri, 75.63 N, 35.99 W). Le informazioni ottenute sulla variabilità dei quantitativi di bromo e mercurio nelle due aree verranno messe a confronto con i dati satellitari sull’estensione del ghiaccio marino e con le misure di accumulo nevoso rilevate “sul campo”. Inoltre, verranno utilizzati modelli di trasporto atmosferico per comprendere le possibili aree di provenienza delle due specie chimiche. Nell’ambito del progetto, ENEA sarà impegnata principalmente nell’identificazione delle aree sorgenti attraverso i modelli di trasporto atmosferico e nel confronto fra i dati di precipitazione nevosa e quelli ottenuti dalle due carote di ghiaccio.

    “Questi studi ci permetteranno di comprendere la relazione tra la drammatica riduzione dell’estensione di ghiaccio marino, documentata nelle ultime quattro decadi, e i processi chimici dell’atmosfera legati al ciclo del bromo e del mercurio”, sottolinea Claudio Scarchilli, ricercatore ENEA del Laboratorio di Osservazioni e misure per l’ambiente e il clima. “Questo ci permetterà di comprendere meglio non solo come il clima stia cambiando, ma anche come questi repentini cambiamenti agiscano sul ciclo chimico di bromo e mercurio, quest’ultimo considerato tossico per l’ecosistema artico”, conclude.

    Oltre alle istituzioni italiane collaborano al progetto alcuni fra i più importanti centri internazionali nel campo degli studi climatici, tra cui: Centre for Ice and Climate (CIC) - Niels Bohr Institute, Institute of Physical Chemistry (CSIC), Norwegian Polar Institute (NPI), Institute of Environmental Geosciences (IGE), Villum Research Station (VRS) e Norwegian Institute for Air Research (NILU).

    Per continuare a leggere:  https://www.enea.it/it/Stampa/news/clima-scienziati-in-artico-per-studiare-ghiaccio-marino-e-precipitazioni

     

    L’evoluzione del Turismo Accessibile, un articolo di Roberto Vitali

    Quando ormai 28 anni fa ho iniziato a occuparmi di turismo accessibile, non si sapeva nemmeno come chiamarlo. Negli anni si è passati attraverso tante definizioni, Turismo per Disabili, Turismo Handicap, Turismo per tutti, ecc… fino ad oggi dove, ormai la maggior parte delle persone lo riconosce come Turismo Accessibile.

    Ovviamente la cultura, il periodo storico e le sensibilità personali hanno influito nella ricerca di sinonimi di “turismo accessibile”.

    L’evoluzione del linguaggio impone una evoluzione dei paradigmi associati, ma anche l’esperienza che abbiamo maturato in questi 13 anni di attività con Village for all, che ci ha portato ad offrire una nuova definizione.

    Parliamo di Ospitalità Accessibile e vi spiego il perché.

    Il settore turistico ha come primo mandato l’Ospitalità; l’attenzione alle esigenze dell’Ospite è uno degli standard internazionali più discussi, e valutato come elemento di qualità, anche se questa attenzione non ha mai avuto una declinazione verso l’accessibilità ed inclusione.

    Volendo sviluppare ad una definizione aggiornata che nasca dal mondo dell’Hospitality, Ospitalità Accessibile ci sembra l’evoluzione naturale e molto più vicina al DNA turistico, soprattutto perché ci permette di dare attenzione alle esigenze delle persone e non alle loro disabilità.

    Ospitalità Accessibile significa mettersi in relazione con l’Ospite (cliente della struttura ricettiva) e con le sue esigenze, creando un rapporto intimo e personale in una reciprocità di relazione. Questa, secondo me, è la grammatica dell’Ospitalità Accessibile.

    Turismo Accessibile

    In questi anni il turismo accessibile è sempre più spesso interpretato come il rispetto delle leggi sull’abbattimento delle barriere architettoniche ma le norme, complesse e di difficile interpretazione, non sono in grado di garantire la soddisfazione delle esigenze specifiche di ogni persona e delle diverse tipologie di disabilità, durante le proprie vacanze.

    Non è la disabilità a definire le persone e le loro esigenze e non possono esserlo le norme edilizie; quelle garantiscono un livello minimo prestazionale della struttura ricettiva, ma non la qualità dell’offerta turistica.

    Vogliamo fare un esempio?

    Un bagno “a norma” non è garanzia che ogni persona con qualsiasi tipologia di disabilità si trovi a proprio agio, senza considerare il carico di “estetica ospedaliera” a cui è spesso associata l’installazione di servizi “per disabili”: la rende non attraente sia dal punto di vista del design che dalla vera e propria funzionalità per tutti. Provate poi a immaginare quale sarà la reazione di un turista “non disabile” quando si vede assegnare una camera con queste caratteristiche. Lo sanno bene gli imprenditori che spesso devono riconoscere uno sconto, o servizi aggiuntivi, per compensare un ospite che si sente trattato “da disabile”.

    Accessibile Vs Ospitale

    Va da sé che c’è differenza tra essere Accessibili e essere Ospitali. Prendendo queste due parole singolarmente hanno ciascuna un proprio significato, ma se noi associamo all’Ospitalità anche l’Accessibilità abbiamo prima di tutto l’espressione di una qualità superiore di accoglienza.

    Ospitalità Accessibile significa innalzare lo standard qualitativo dell’Ospitalità alla sua massima espressione perche è “per Tutti”.

    Conosciamo tutti luoghi “accessibili a norma” dove la capacità di accogliere ed essere ospitali è completamente assente; quei luoghi dove non torneresti nemmeno per bere un caffè!

    Per contro, ci sono posti che, magari non sono molto accessibili ma la cordialità e l’attenzione che abbiamo ricevuto, insieme alla capacità di comprendere le specifiche esigenze, fanno superare ogni barriera.

    Le persone disabili che fanno turismo, sono turisti! Per questo è necessario un cambio di paradigma nel mondo del turismo.

    Quali sono gli strumenti necessari per offrire una Ospitalità Accessibile

    Per prima cosa, possiamo dire che non avremo mai tutte le risposte a qualsiasi domanda, ma è importante avere le conoscenze e competenze necessarie per poter affrontare le esigenze del nostro Ospite; prima di tutto essere disponibili a fare le migliorie necessarie e possibili, acquisendo la capacità di interagire con il nostro Ospite per accogliere e cogliere, eventuali esigenze. Un’altra cosa importante è quella di saperlo informare correttamente e oggettivamente di ciò che possiamo offrire, così da essere sicuri di rendere le persone protagoniste delle loro vacanza. 

    Le persone disabili che fanno turismo sono turisti perché 

    • rappresentano un mercato di 127 milioni di persone, 
    • non vanno mai in vacanza da sole, 
    • vanno in vacanza più volte all’anno, 
    • fanno più di una vacanza all’anno di oltre 10 giorni 
    • hanno una capacità di spesa giornaliera, oltre il pernottamento, di 120 € procapite.

    Per accogliere questi Ospiti, questi turisti, bisogna quindi saper offrire una qualità che non sia il solo rispetto delle leggi sulle barriere architettoniche.

    Per saperne di più puoi approfondire a questi link:

    Hotel per disabili oppure Hotel per tutti? – link https://bit.ly/HperT_V4A

    Formazione e Linee Guida per il Turismo Accessibile - http://bit.ly/Formazione_TA 

    Next Generation EU pianificare oltre l'emergenza Proposte per Roma Capitale

    In programma il quinto appuntamento di Mosaico Roma, promosso dalla Rete dei Numeri Pari e dedicato al tema del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e alle proposte per pianificare oltre l’emergenza il futuro di Roma Capitale.

    Dalle ore 18:00 alle 20:00 sui canali social e sul sito della Rete dei Numeri Pari sarà possibile seguire in diretta l’iniziativa. Un incontro in cui si parlerà del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, mettendo alla luce le esigenze e gli obiettivi strategici indicati dal NGEU e avanzando proposte concrete per Roma Capitale. Le ingenti risorse messe a disposizione per il nostro Paese - circa 224 miliardi di euro - dovranno seguire le esigenze e gli obiettivi strategici indicati dal NGEU al fine di superare la crisi economica, sociale, ambientale e sanitaria e rischiano di essere utilizzate per scopi opposti agli obiettivi enunciati o di non essere spese.

    All’iniziativa parteciperanno tra gli altri: Fabrizio Barca - portavoce Forum Disuguaglianze Diversità, Giuseppe De Marzo -  coordinatore nazionale della Rete dei Numeri Pari, Eugenio Ghignoni - CGIL Roma e Lazio, Clara Habte e Daniela Patti - Eutropian, Valerio Lembo - SCuP, Nino Lisi - Ass. Cittadinanza e minoranze,  Paula Marques - Assessora del Comune di Lisbona, Elisa Sermarini - Libera, Maurizio Simmini - presidente Cooperativa Sociale ISKRA.

    #ITALIAEBRAICA Dal centro alla periferia

    Tornano le iniziative di #ITALIAEBRAICA, il progetto che riunisce i musei ebraici italiani.

    La nuova serie di eventi online, inaugurata sulla piattaforma Zoom lo scorso dicembre, ci conduce alla scoperta della straordinaria ricchezza del patrimonio culturale ebraico.

    Ogni mese due musei per volta saranno i protagonisti di un episodio e costruiranno insieme un unico racconto che avrà al centro i beni culturali ebraici italiani, le persone, le famiglie, gli usi e i costumi che li accomunano. Il dialogo metterà in luce l’intreccio di storie che legano una comunità all’altra.

    Il terzo appuntamento, previsto oggi  18 febbraio alle 18.30, è dedicato alla Sinagoga di Firenze e alla Sinagoga di Torino e alla storia dei quartieri ebraici delle due città dopo l'apertura dei ghetti e l'Unità d'Italia.

    Torino e Firenze cambiarono significativamente il loro assetto urbanistico quando vennero scelte come capitali del Regno, rispettivamente dal 1861 al 1864, la prima, e dal 1864 al 1871, la seconda. Le due sinagoghe contribuirono al rinnovamento delle città: imponenti, monumentali, in linea con il gusto architettonico del tempo divennero il simbolo dell'ingresso degli ebrei italiani nella società. 

    Intervengono:

    Dora Liscia Bemporad - Direttore del Museo Ebraico di Firenze

    Baruch Lampronti - Comunità Ebraica di Torino

     

    Iscrizione all'evento: https://i7a2c.mailupclient.com/frontend/forms/Subscription.aspx?idList=1&idForm=48&guid=aafa5375-bcf1-4e06-965a-e3a98b626156

    21 Febbraio Giornata nazionale dell’alfabeto Braille. La UICI celebra con un evento online

    Il 19 febbraio un evento dalla Sala Zuccari del Senato con, tra gli altri, il Prefetto di Roma Piantedosi, lo scrittore De Giovanni e altre personalità, per ricordare l’alfabeto ancora oggi indispensabile e insuperato come strumento di inclusione, autonomia e accesso all’istruzione e alla cultura.

     

    Il 21 febbraio si celebra la Giornata nazionale dell’alfabeto Braille, che ha cambiato completamente il modo di vivere di milioni di persone con disabilità visiva. Ancora oggi è uno strumento indispensabile e insuperato con cui i non vedenti possono scrivere, leggere e comunicare, e quindi imprescindibile per la loro integrazione nel tessuto sociale, scolastico, lavorativo e culturale di qualsiasi comunità.

    L’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI), l’organizzazione nazionale che rappresenta le istanze di circa 2 milioni di cittadini ciechi assoluti e ipovedenti, intende valorizzare  l’importanza del Braille attraverso un evento nazionale organizzato insieme al Club Italiano del Braille dal titolo “Braille: via maestra per l'inclusione e l’accesso alla cultura”. L’evento, che si terrà venerdi 19 febbraio in modalità online e a partire dalle ore 10:00, sarà l’occasione per approfondire lo studio e l'insegnamento del Braille, insieme alle sue molteplici applicazioni pratiche - che vanno dalla musica alla matematica all’apprendimento delle lingue straniere – e la sua imprescindibilità nel percorso di inclusione sociale e autonomia culturale delle persone disabili visive.

    Tra le varie personalità che prenderanno parte all'evento, da segnalare il Presidente dell'UICI Mario Barbuto e il Presidente del Club Italiano del Braille Nicola Stilla, i saluti delle Istituzioni, tra cui il Prefetto di Roma Matteo Piantedosi, e la direttrice Farida Saidi-Hamid del Museo Casa Natale di Louis Braille a Coupvray nell’Ile De France e del Museo italiano Braille presso l’Istituto Ciechi di Milano.  L’iniziativa sarà ricca di testimonianze di grande impatto. Tra queste, i momenti dedicati al  mondo della scuola con alcuni docenti che hanno coinvolto nell’apprendimento del Braille anche classi di alunni normodotati; le sessioni di lettura alternata tra scrittori di fama come Maurizio De Giovanni e narratori non vedenti; alcune esecuzioni musicali con esperienze di giovani musicisti non vedenti che solo attraverso il Braille hanno potuto dare seguito alla loro passione artistica; testimonianze di studenti che racconteranno del rapporto tra Braille e matematica, proiezioni di video e molto altro. Nel corso dell’evento saranno anche presentati i nuovi Lego Braille Bricks come esempio di gioco didattico accessibile anche ai ciechi e utile anche per imparare il sistema Braille.

    Il Braille è basato su 6 punti in rilievo che possono combinarsi per rappresentare lettere dell’alfabeto, numeri, segni di interpunzione, simboli matematici, informatici, musicali e chimici e venne inventato nel 1829 da Louis Braille. La valorizzazione di questo sistema è di particolare importanza in questo momento di emergenza sanitaria in cui prevale il ricorso alla didattica a distanza. Una situazione che mette ancora più in evidenza la necessità di rafforzare competenze e ruolo degli insegnantianche per quanto riguarda la conoscenza del Braille, e di ridurre il peso per le famiglie nell’attività di affiancamento ai figli che studiano in casa, e in particolare per le donne su cui ricade generalmente questa attività, e che in presenza di un figlio disabile aumenta esponenzialmente.

     

    arrivano in Italia i LEGO Braille Bricks

    Arrivano anche in Italia i LEGO Braille Bricks: i celebri “mattoncini” diventano strumento di  didattica e inclusione grazie alla collaborazione fra LEGO Foundation, Federazione  Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus e Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti  Onlus 

    LEGO Foundation, fucina di idee del Gruppo LEGO, lancia in tutto il mondo un’iniziativa di didattica  e inclusione: i famosi mattoncini da costruzione LEGO (i bricks) sono stati adattati per poter essere  utilizzati dai bambini ciechi e ipovedenti. Su ogni mattoncino i sei “bottoni” per l’incastro dei pezzi  sono disposti in maniera da rappresentare le lettere e i numeri del codice di scrittura e lettura  Braille.  

    Lo scopo di questo innovativo progetto sociale è di rivolgersi non solo ad un pubblico di bambini  ciechi ed ipovedenti, ma a tutti i bambini affezionati a questo intramontabile gioco. I numeri e le  lettere sono infatti riprodotti su ogni mattoncino anche mediante i comuni caratteri tipografici. Un  sussidio didattico veramente inclusivo da condividere fra ciechi e vedenti.  

    Le confezioni di LEGO Braille Bricks, prodotte per ora in tredici lingue grazie alla collaborazione di  numerose Istituzioni per Ciechi internazionali, sono distribuite da LEGO Foundation gratuitamente  a tutti i 20 paesi che partecipano al progetto. Del prototipo italiano, supervisionato e testato  dall’Istituto dei Ciechi “Cavazza” di Bologna, è stata avviata in Danimarca la produzione, e parte dei  kit sono già arrivati a Roma, presso il Centro di Produzione del Materiale Didattico della  Federazione. Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus. 

    La Federazione, in collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, individua i  beneficiari del progetto, prediligendo le istituzioni culturali impegnate in ambito pedagogico. Il  piano di distribuzione, che in ogni paese partecipante al progetto deve escludere la  commercializzazione, predilige i disabili della vista ma punta a raggiungere un numero di fruitori  più vasto. Lo spirito del progetto è infatti da un lato quello di creare una comunità di users in grado  di scambiarsi idee pedagogiche, e dall’altra di contribuire a creare momenti inclusivi di  apprendimento. 

    Come sottolinea il Presidente della Federazione Rodolfo Masto “per tutti i bambini è importante  poter sviluppare la motricità fine, la quale favorisce il controllo delle mani e delle dita, elemento  essenziale per lo sviluppo delle competenze esplorative e per un positivo potenziamento cognitivo.  In particolare i giovanissimi disabili visivi attraverso questo innovativo strumento avranno  un’ulteriore occasione per sollecitare la crescita qualitativa della tattilità. La Federazione  Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi è particolarmente lieta di prendere parte a questo progetto e  si impegna per la sua più ampia diffusione.” 

    Il Presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Mario Barbuto, sperimentando in  anteprima i bricks ha così commentato: “Si tratta di una bellissima invenzione. Con questi  mattoncini è possibile sia apprendere il braille che svolgere attività di progettazione. E i compagni  dei nostri alunni non vedenti possono condividere le stesse attività didattiche! Perché al carattere  braille si associa il corrispettivo carattere nel tradizionale alfabeto di tutti. Tutti quindi possono  esercitarsi nel comporre parole, scrivere, o esercitarsi in attività di creazione tridimensionale,  come costruire torri o piramidi, insomma tutto quello che la fantasia di un bambino può concepire,  con grande divertimento e felicità per tutti.” 

    LEGO Foundation lavora al progetto con un team di pedagogisti, e mette a disposizione sul sito  dedicato www.legobraillebricks.com un’ampia serie di materiali ludico-didattici per esercitarsi con  i Braille Bricks. È inoltre attiva una pagina Facebook e molti paesi del mondo stanno contribuendo  a diffondere un messaggio comune. L’obiettivo? Learning Through Play! 

     

    Fondazione Circolo Rosselli: Quale futuro per il Paese con Giuseppe De Rita e Valdo Spini

    Chiude in bellezza il ciclo di incontri on line sul Rapporto annuale Censis 2020. I tre incontri già fatti hanno avuto molte visualizzazioni e migliaia di contatti su Facebook, un’occasione importante per conoscere e analizzare la situazione sociale del Paese, grazie agli interventi degli esperti del Censis e quelli coinvolti dalla Fondazione Circolo Rosselli.

    Il 18 febbraio alle ore 17.00, si tireranno le fila sulla situazione sociale del Paese con “Quello che resterà dopo lo stato d’eccezione”. Chiederemo agli intervenuti, che cosa aspettarsi quest’anno dalla società italiana. Interverrà il presidente del Censis Giuseppe De Rita, ed esperti in vari campi economici e sociali: l’economista Paolo BarattaRoberto Castaldi direttore Cesue ed Euractiv Italia, Salvatore Rossi presidente Telecom Italia, Lucilla Spini bio-antropologa del Iubs working group on gender equality e Andrea Puccetti imprenditore.

    Introduce e coordina il dibattito il prof. on. Valdo Spini, presidente Fondazione Circolo Fratelli Rosselli.

    Zoom: https://us02web.zoom.us/j/327598981

    "Binge eating" disturbo da alimentazione discontrollata

    Da poco classificato come terzo disturbo dell’alimentazione e della nutrizione, il binge eating è, insieme all’anoressia e alla bulimia, una grave patologia di cui  sono affetti, nel 50 % dei casi, uomini tra i 35 e i 50 anni. Presenta le stesse caratteristiche della bulimia nervosa, con l’abbuffata come elemento centrale, ma non è contraddistinta da alcun comportamento di compenso o di eliminazione né da alcun controllo del peso. La conseguenza più seria è quindi il sovrappeso, che può anche raggiungere il livello di obesità severa.
    L’assenza di controllo del peso e della forma fisica sbilancia questo disturbo sul versante dell’impulsività alimentare, in quanto sono episodi tipici il mangiare molto più rapidamente del normale e fino ad avere una sensazione dolorosa; il mangiare grandi quantità di cibo pur non sentendo fame o in solitudine a causa dell’imbarazzo per le quantità di cibo ingerite; il provare disgusto di sé, intensa colpa o disagio dopo aver mangiato troppo.

    Una variante di questo disturbo alimentare, chiamata night-eating sindrome, si caratterizza per anoressia diurna ed insonnia notturna che può essere sconfitta soltanto assumendo grosse quantità di cibo (bulimia notturna).

    Si tratta di una patologia, pertanto, altamente invalidante che oltre alle problematiche di natura psicologica, ha forti ripercussioni anche sulla vita relazionale di chi ne è affetto e sul sistema sanitario nazionale. Ecco perché, attraverso la campagna Consumer Angels progetto finanziato dal Mise con il DM 07/02/2018 e portato avanti in collaborazione con UNC e UDICON, MDC sta combattendo una dura lotta contro la cattiva alimentazione e contro il cibo spazzatura, diffondendo nei giovani e nei consumatori la cultura del mangiare sano, per preservare la propria salute, intesa in senso non solo fisico ma anche come benessere mentale e sociale.

    Cosa nasconde il binge eating?

    L’obesità causata dall’alimentazione incontrollata costituisce per alcuni pazienti un mezzo di difesa, una barriera protettiva per mettersi al riparo dagli altri, visto che un corpo grasso e poco attraente viene da molti evitato, così auto-isolando la persona da aspetti legati alla sfera relazionale e sessuale.

    In altri casi il cibo viene usato per colmare un vuoto, per riempirsi e sentire di esistere, per darsi l’illusione di avere una posizione e un ruolo, manifestando il tutto attraverso una imponente massa corporea che può essere vista e talvolta temuta dagli altri. Altre volte invece è usato come strumento di autoaggressione e di punizione, in quanto l’iperalimentazione suscita fantasie distruttive: si mangia fino a voler scoppiare e a stare male.

    La caratteristica che accomuna molti dei pazienti che soffrono di tale disturbo è la sensazione di sentirsi un “perdente”, un fallito etichettato come tale da familiari, conoscenti, colleghi e amici al punto da perdere ogni stima di sé, da vivere sopraffatti dal senso di vergogna, inadeguatezza e di mortificazione e da mollare la presa davanti alle sfide della vita, rifugiandosi nel cibo come unica consolazione.

    Il binge eating, come un cane che si morde la coda, è quindi innescato da alti livelli di emozioni negative e, al tempo stesso, ha la funzione di mitigarne gli effetti. L’abbuffata compulsiva cerca di ridurre e annullare gli stati emotivi non desiderabili, i sensi di colpa, la tristezza, in quanto l’assunzione di cibo produce un immediato un senso di benessere e rilassamento a cui tuttavia seguono un abbassamento del livello di benessere psicofisico, una rinuncia a cercare altri stimoli gratificanti e un abbandono di altre attività.

    La semplice vista di cibo appetitoso può indurre in questi individui un maggior incremento dei livelli soggettivi di fame e di desiderio di assunzione, con impossibilità a resistere all’impulso e con la sensazione che solo in questo modo si possa raggiungere un appagamento e un grado accettabile di benessere, non diversamente e ulteriormente rinviabile.

    Esistono dei fattori scatenanti?

    Numerosi sono gli studi per comprendere innanzitutto se all’origine vi siano fattori genetici, neuroendocrini, evolutivi ed affettivi o sociali. Di certo, sembrerebbe che un ruolo importante sia giocato da difficili e traumatizzanti esperienze di vita infantile, dalla presenza di disturbi depressivi nei genitori, dalla tendenza all'obesità e dalla ripetuta esposizione a commenti negativi riguardo forma, peso e modalità di alimentazione.

    Eventi che portano il soggetto “vittima” – molto di frequente depressa - a trovare conforto, contemporaneamente, anche in altre dipendenze quali l'etilismo, la tossicodipendenza, l'autolesionismo, la cleptomania e la promiscuità sessuale.
     
    Il Presidente MDC, Francesco Luongo, particolarmente sensibile alla tematica dell’obesità e dei disturbi alimentari in genere, ha infatti rilevato come “il Binge Eating Disorder sia un fenomeno meno conosciuto ma sicuramente serio e grave al pari di anoressia e bulimia, di diabete giovanile e altri disturbi legali alla nutrizione, al punto da colpire ben  il 2-3% della popolazione adulta, con importante incidenza non solo sulla popolazione nazionale ma su tutta quella mondiale. Il disturbo inoltre, colpendo maggiormente tra i 35 e i 50 anni di età, grava notevolmente anche sul sistema sanitario nazionale, già fortemente colpito e in sofferenza dall’attuale situazione pandemica mondiale. Non va infatti trascurato il significativo dato che, tale patologia, verrebbe trattata – mostrando un modesto miglioramento – principalmente attraverso terapie farmacologiche con antidepressivi e pericolose cure dimagranti”.
     
    In una società sempre più attenta alla forma fisica e ossessionata dalla finta perfezione, nella quale chi non risponde a determinati canoni di bellezza si vede tristemente tagliato fuori, finendo inevitabilmente per non accettarsi così com’è,  appare allora sempre più importante preparare e consapevolizzare i giovani (ma non solo), dell’importanza di un bagaglio informativo e conoscitivo sufficientemente adeguato per destreggiarsi tra i messaggi ambigui e fuorvianti  di cui la rete e il mondo virtuale sono sopraffatti e sovraccarichi, per trovare  la propria strada e diventare ogni giorno di più consumatori e fruitori consapevoli, ovvero cittadini che scelgono e non si lasciano “condizionare passivamente” da condizionamenti esterni.
     

    Fonte: www.consumerangels.org

     

    Oggi alla Gregoriana "Tra labirinti e biblioteche"

    Considerata una delle opere letterarie più influenti della moderna civiltà occidentale,

    l’«Elogio della Follia» fu scritto nel 1509, anticipando molti dei temi che pochi anni più tardi saranno fatti propri anche da Martin Lutero.

    Piccolo saggio dichiaratamente e fortemente satirico sulla Chiesa, dedicato a un altro gigante della sua epoca, Tommaso Moro, l’«Elogio» è considerato uno dei frutti emblematici di quell’«umanesimo cristiano» che amava così tanto la Chiesa, da desiderare che diventasse meglio di quanto mostrava.

    Ce ne parlerà Stefano Del Bove, Docente presso la Facoltà di Scienze Sociali e Cappellano della nostra Università Gregoriana.

    Il Centro Fede e Cultura Alberto Hurtado invita a:

    Tra labirinti e biblioteche

    I grandi libri della tradizione cristiana

    Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam / P. Stefano Del Bove s.j.

    Oggi  16 febbraio 2021, ore 17.30

    Per seguire l'evento in diretta su YouTube cliccare sul link:  http://bit.ly/bibliotecacristiana

     

    Progetto Gionata: Psicoterapia e omosessualità. Margherita Graglia e le buone prassi per l’inclusione

    Ospite gradita del Progetto Gionata è Margherita Graglia che, oltre ad essere psicologa e psicoterapeuta, si occupa anche di sessuologia clinica, di seguito l'intervista pubblicata su https://www.gionata.org/  in cui si parla di formazione

    Da cosa nasce questo suo interesse per le tematiche LGBT?

    Nello specifico durante gli studi universitari, anche se già alle superiori rivolgevo il mio interesse verso quelle correnti di pensiero che avevano uno sguardo critico verso i paradigmi dominanti. Negli anni dell’università, alla facoltà di psicologia, rimasi invece colpita dal fatto che i corsi non prevedevano uno spazio di approfondimento per i temi LGBT, a volte menzionati en passant, altre volte citati secondo una prospettiva più o meno patologizzante, ma molto spesso non considerati affatto.

    Erano gli anni ’90. Decisi così di approfondire questi temi, oltre a quelli del femminismo che da sempre mi avevano appassionata e scelsi di fare una tesi sperimentale: intervistai 30 terapeuti dell’Emilia Romagna sulle rappresentazioni che avevano nei confronti dei loro pazienti gay e lesbiche. Ne emergeva un quadro variegato, non privo di ambiguità, in cui la maggior parte non considerava gli orientamenti omo-bisessuali sullo stesso piano, in termini di salute e naturalità, dell’orientamento eterosessuale.

    Inoltre emergevano una serie di rappresentazioni negative nei confronti dell’omogenitorialità, ritenuta da alcuni una contraddizione rispetto all’orientamento omosessuale. Una ricerca che ho successivamente raccontato nel libro “Psicoterapia e omosessualità” (Carocci, 2009).

    Parte del suo lavoro consiste nel formare educatori e altre figure professionali (ad esempio sanitari e assistenti sociali) sulle tematiche inerenti l’identità sessuale e sull’inclusione. Qual è lo stato delle cose? È passibile di miglioramento?

    In questi 20 anni di attività come formatrice sui temi dell’identità sessuale e della promozione dell’inclusione delle persone LGBT ho assistito a molti cambiamenti significativi. Come dicevo prima, negli anni ’90, i temi LGBT nelle facoltà di psicologia non erano considerati temi significativi, oggi i principali insegnamenti prendono invece in considerazione questi aspetti e docenti e studenti portano avanti studi e ricerche su questo.

    Io ho iniziato a lavorare come formatrice nell’ambito educativo, era infatti la scuola il contesto in cui si esprimeva il maggior bisogno di intervento, gli insegnati ad esempio manifestavano il bisogno di avere strumenti di comprensione delle identità omosessuali, così come di saper intervenire ne casi di bullismo omofobico. Non erano solo singoli docenti a proporre iniziative, ma anche scuole che richiedevano interventi formativi. In quegli anni ho lavorato in varie regioni italiane.

    Ricordo con grande piacere quel periodo, in cui l’entusiasmo si accompagnava alla possibilità di realizzare e sperimentare interventi innovativi. Successivamente, oltre agli ambiti educativi si aprirono altri contesti, come quelli sanitari, non più esclusivamente interessati alla prevenzione dell’HIV, ma anche ai bisogni specifici di salute della popolazione omosessuale e a creare contesti inclusivi.

    Per continuare a leggere: https://www.gionata.org/psicoterapia-e-omosessualita-margherita-graglia-e-le-buone-prassi-per-linclusione/

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