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21 Settembre 2020 - 09:55

Chernobyl e la rinascita tra flora e fauna

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Era il 26 aprile 1986 quando il mondo conobbe il più grave disastro nucleare della storia. Gli occhi erano tutti puntati su Chernobyl e il suo reattore numero quattro che in una notte di primavera esplose durante un test generando una fuoriuscita di radiazioni. Nell’allora Unione Sovietica, come ammise anche l’ex Presidente Michail Gorbaciov, tale fatto venne nascosto e ridimensionato in un primo momento, per poi essere reso pubblico solo in un secondo tempo. Diremmo una quasi Glasnost tiepidamente, e tardamente, rivendicata.

Da quel terribile giorno sono passati più di 34 anni, e dove un tempo si stanziarono silenzio e desolazione - nella zona di alienazione - adesso prosperano creature viventi e vegetazione. La foresta è diventata un’oasi di biodiversità nella quale vivono linci, bisonti, cervi e numerosi altri animali. Quest’area è diventata la terza riserva naturale più grande d’Europa con i suoi 2.800 km2.

“La zona di alienazione è un affascinante esempio del potere della natura di riprendersi dal degrado”, afferma Tim Christophersen, capo della United Nations Environment Programme’s (UNEP’s) Nature for Climate Branch. La stessa UNEP sta realizzando, con la collaborazione del governo ucraino e la Natural Resources and the State Agency on the CEZ, un progetto lanciato nel 2015 della durata di sei anni che supporta il prosperare della vita nell’intera area. Il programma ha passato anche i confini dell’Ucraina abbracciando la vicina Riserva radiologica di Polesskiy in Bielorussia, anch’essa colpita dalla tragedia di Chernobyl. “Entrambe le riserve consentiranno alle foreste naturali di aiutare a ripulire la terra e i corsi d'acqua contaminati”, afferma Mahir Aliyev, coordinatore UNEP per l’Europa a capo della gestione del piano. Pure in Bielorussia si è assistito ad un incredibile incremento della fauna – di alci, cinghiali e cervi - tra il 1987 e il 1996. E dalla metà degli anni ’90 crebbe notevolmente anche il numero di lupi. Gli studi condotti congiuntamente, tra i ricercatori ucraini e bielorussi, hanno individuato centinaia di specie animali e di piante nelle due riserve.

Seppur va detto, come afferma Anders Møller, scienziato presso l’Università di Parigi XI Paris-Sud, che se da un lato Chernobyl registra un “incremento di alcuni uccelli o di certi mammiferi, d’altro canto sappiamo anche che non godono di ottima salute”. Infatti, la presenza di alcuni materiali radioattivi, tra i quali il cesio-137, causano danni ai tessuti corporei e persino al DNA. Nonostante le criticità permarranno ancora per molto tempo, dalla storia di Chernobyl si evince “La resilienza della natura” che “può proteggere l’umanità dai disastri”, afferma Christophersen. “Mentre ci dirigiamo verso il Decennio delle Nazioni Unite sul ripristino degli ecosistemi (2021-2030), e soprattutto sulla scia della pandemia COVID-19, dobbiamo ricordare che gli ecosistemi naturali sono essenziali per la salute e il benessere umano”.

https://www.unenvironment.org/news-and-stories/story/how-chernobyl-has-become-unexpected-haven-wildlife

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0960982215009884

https://www.thegef.org/project/conserving-enhancing-and-managing-carbon-stocks-and-biodiversity-chernobyl-exclusion-zone

https://www.nationalgeographic.it/wildlife/2020/05/la-fauna-selvatica-prospera-nelle-zone-abbandonate-prima-della-pandemia

https://www.la7.it/atlantide/rivedila7/herzog-incontra-gorbaciov-17-09-2020-340189

https://www.la7.it/chernobyl

A cura di Simone Riga

AngeliPress

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