02 Novembre 2020 - 18:10

    Ciao Gigi, il ricordo del Maestro Federico Capranica

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    Intervista al compositore e direttore d'orchestra Federico Capranica, amico e collega del grande artista Gigi Proietti, scomparso oggi a 80 anni.

    "Sono nato quel giorno lì, che ce vojamo fa’?" Così amava ironizzare uno dei più grandi uomini di spettacolo italiani di sempre quando qualcuno gli ricordava la sua data di nascita, quel 2 novembre del 1940, il giorno dei morti di ottant'anni fa.

    Federico Capranica, direttore artistico dei nostri Ladri di carrozzelle e del programma O Anche No, ha voluto ricordarlo con questa intervista rilasciata per angelipress.com


     

     

    Quando e come vi siete conosciuti? E, soprattutto, qual è stata la sua prima impressione?

    Nel 1984 scrissi una canzone in romanesco, decisamente ironica, quindi pensai che l’interprete più adatto potesse essere Gigi Proietti. 

    Grazie al pianista della RAI, Lino Quagliero, ottenni il suo numero di telefono. Quindi lo chiamai dicendogli: ”Immagino che Lei sia già tempestato da scocciatori di tutti i tipi, ma io ho scritto una canzone che sono sicuro che Le piacerà, dura 1’50” più 10 secondi per mettergli le cuffiette per fargliela sentire e altri 10 secondi per sparire definitivamente dalla sua vita”.  Si fece una risata (si vede che avevo cominciato bene), quindi mi rispose che al momento però stava partendo e di farmi risentire dopo un paio di settimane.

    Lo chiamai solo altre 215 volte, parlando di volta in volta con sua moglie, le figlie, la domestica, ma mai con lui. 

    Girai in macchina per mesi con il mio walkman con la cassetta inserita e le cuffie pronte.

    Finalmente lo trovai al telefono (mai rispondere di persona, sennò vedi che succede…) e, stremato da tanta caparbietà, mi dette un appuntamento di 2 minuti e 10 secondi presso la sua scuola per attori. Mi fiondai e finalmente gli misi le cuffie in testa facendo partire la cassetta. Mentre ascoltava, vedevo che ogni tanto sorrideva e la cosa mi rincuorava.

    Anche qualche grugnito qua e là, poi mi guardava e ammiccava. Durante la riproduzione della cassetta mi chiede: “mmmm sei tu che suoni?” mimando il movimento delle dita sulla tastiera immaginaria. “Sì, certo” gli dico e finisce la canzone. Mi guarda e mi dice: “Mmmm... (pausa) beh, caruccia forte”… pausa…

    Gli rispondo che ero pronto a sparire dalla sua vista per sempre, come concordato.

    Lui: “Ma io non incido dischi”

    Io: “L’ho scritta per Lei, non per i suoi dischi”.

    Da quel giorno ho lavorato con lui per dieci anni circa, tra Teatro e TV, scrivendo tante altre canzoni per i suoi spettacoli e dirigendo l’orchestra.

     

     

    Come era lavorare con lui? Ci racconti i pregi e i difetti di questo grande artista.

    Di se stesso diceva che era un tipo terribilmente maniacale nella preparazione di uno spettacolo.

    Ma alle prime prove con il suo autore storico, Roberto Lerici, seduti intorno al tavolo con pochi altri addetti ai lavori, mi sembrava che il clima fosse tutt’altro che maniacale.

    Anzi direi piuttosto “casareccio” e sgangherato, con risate continue intervallate da barzellette, accenni di lettura al copione, ma subito intervallati da battute e ricordi di situazioni e personaggi grotteschi. Più avanti avrei scoperto che questo suo modo non era manco per niente improduttivo.

    Mi disse un giorno: “Vedi, l’attore nun c’ha bisogno de gnente, basta ‘na bottija o ‘n fazzoletto intorno ar collo e giocà co’ quello che c’hai intorno”.
    Del resto questa modalità era la stessa, mutatis mutandis, di altri affabulatori celebri come Dario Fo, che mettevano in scena il loro stesso immaginario su qualsiasi tema o personaggio, iperbolizzandolo in chiave comica e grottesca, dando fondo ai propri ricordi di vita o cinematografici.

    Chiave che poi avrei riscontrato nei suoi allievi più promettenti, da Giorgio Tirabassi a Brignano o la Goggi, ognuno con la sua specifica predisposizione brillante.
    Quindi lavorare con lui non era particolarmente pesante, né tantomeno logorante, bastava stare molto attenti e inventare al momento o sottolineare l’onda creativa e assecondarla.

    Il lavoro a casa era forse quello più pesante: rimettere a posto e organizzare tutto e scrivere arrangiamenti e tutto il resto.

    I difetti? Forse che non si è mai fumato una sigaretta sua…

    Forse anche qualche ghigno o battuta cattiva, specchio di quel suo viso molto movimentato da un naso invadente e dei solchi marcati sulle guance.

    Non era proprio quello che si dice un bonaccione, ma sarcasmo e ironia tagliente, talvolta anche ai tuoi danni.

    Comunque sempre con una risata finale.

     

     

     

    Qual è la cosa che le mancherà di più di lui?

    Credo niente. Con gli occhi gli ho “rubato” tutto, artisticamente. Perché poi avrei spesso usato quella sua modalità creativa per tanti altri lavori miei o per altri artisti.

    Mi mancherà certamente la certezza che incontrandolo per caso avrei sentito “A Carcidò, che fai, nun saluti i vecchi amici?”

    Che lo possino…

     

     

     

     

     

     

     


     Claudia Speziale

    Ultima modifica il 02 Novembre 2020 - 18:21

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