Proponiamo un estratto dell'intervista a Vittorio Sgarbi pubblicata su Il Messaggero. 

    Vittorio Sgarbi, è pronto per la Roma dei Cesari e dei nuovi Papi?
    «Prontissimo. Già sto pensando a come fare, dopo la vittoria elettorale, che il Giubileo del 2025 che sarà la grande occasione per rimettere Roma sul palcoscenico del mondo e riportarla ad essere la capitale della culturale universale».

    A chi pensa come commissario al Giubileo?
    «La persona giusta a mio parere è monsignor Liberio Andreatta. E' quello che organizza i viaggi della Chiesa nei Paesi musulmani, che mette a contatto la nostra religione con quella indiana e con tante altre. Lo vedo bene come commissario o coordinatore perché non è un baciapile ma un pragmatico. Io sono più curiale di lui, che è un prete laico».

    Grandi progetti?
    «Il Comune ha 78 musei, serve metterli a sistema insieme ai musei statali, ai musei provati, ai Musei Vaticani - settimi nella classifica dei più visitati del mondo - e coordinando il tutto faremo un Louvre diffuso che farà impallidire quello parigino».

    Possibile che si possano mantenere alti valori ideali solo facendo un minimo di beneficenza in parrocchia, ma, crescendo, si debba per forza diventare tante “multinazionali” della solidarietà? Il punto di vista diverso di Ai.Bi.

    Si avvicina (si fa per dire, visto il rinvio del termine per l’adeguamento degli statuti per un altro anno) la piena entrata in vigore della riforma del Terzo settore e diversi aspetti già vengono messi in discussione. Uno di quelli più contestati riguarda il tetto alle retribuzioni degli amministratori e degli oltre 850mila lavoratori del non profit.

    La questione nasce dall'articolo 8 del  Dlgs 117/2017 (il Codice del Terzo settore), che riguarda, appunto, il trattamento salariale. Il comma due prevede il divieto di corresponsione ai lavoratori subordinati e autonomi di "retribuzioni o compensi superiori del quaranta per cento rispetto a quelli previsti, per le medesime qualifiche, dai contratti collettivi". Fanno eccezione solo i settori sanità, ricerca scientifica e università.

    È inoltre vietata anche "la distribuzione, anche indiretta, di utili e avanzi di gestione, fondi e riserve», ovvero «la corresponsione ad amministratori, sindaci e a chiunque rivesta cariche sociali di compensi individuali non proporzionati all’attività svolta, alle responsabilità assunte e alle specifiche competenze o comunque superiori a quelli previsti in enti che operano nei medesimi o analoghi settori e condizioni».

    L’art.16, infine, aggiunge che “in ciascun ente del Terzo settore, la differenza retributiva tra lavoratori dipendenti non può essere superiore al rapporto uno a otto, da calcolarsi sulla base della retribuzione annua lorda”.

    I dubbi delle grandi associazioni sui tetti agli stipendi per il terzo settore

     

    Alcune grandi organizzazioni del settore hanno criticato questo aspetto fin dalla stesura del decreto, spiegando che, di fatto, questa norma penalizza il settore non profit creando una disparita tra lavoratori in un mercato del lavoro che, invece, è unico. Chi lavora come dipendente e non come volontario ha diritto di avere il trattamento retributivo per quello che sa fare, non rapportato al tipo di ente che lo assume. "Non ci si può aspettare che il lavoro nel Terzo settore coincida solo con una scelta etica" afferma il vicepresidente di Emergency Bertani al Sole 24 ore.
    A prima vista, sembra la semplice constatazione di un fatto ovvio, ma è davvero così?

    Un radicale cambio di prospettiva è possibile

     

    Innanzi tutto, alla base di norme di questo tipo, c’è una consolidata motivazione economica. Le legislazioni sul terzo settore si basano sul fatto che agli enti non profit è riconosciuta un’esenzione totale dalle imposte o quasi per la funzione sociale che svolgono e a patto che le risorse così agevolate vengano il più possibile impiegate nelle attività istituzionali. Questo può tradursi anche in una limitazione ai compensi o ai vantaggi, che è possibile corrispondere agli stakeholder in generale.

    Soprattutto, però, gli ETS hanno la loro ragione di essere proprio in una scelta etica o, almeno, in una visione delle cose che è diversa da quella del mercato. Gli ETS possono infatti esistere perché ci sono i donatori, ovvero persone che decidono di usare parte del loro reddito non per comperare beni e servizi che aumentino esclusivamente la loro soddisfazione materiale, cosa che per le regole del mercato ognuno di noi dovrebbe continuamente fare, ma per donare beni e servizi a sconosciuti in difficoltà.

    Allo stesso modo, gli ETS possono funzionare perché, al loro interno, ci sono persone che decidono di dedicare il loro tempo, i volontari, o la loro carriera lavorativa, i dipendenti, ad una causa, scambiando appunto parte della loro possibile remunerazione monetaria con la motivazione, molto più ricca di senso e relazioni rispetto ad altri impieghi, derivante dall’attività svolta.

    Insieme, testimoniano che è possibile una via diversa di sviluppo, testimonianza di cui forse oggi c’è tanto più bisogno quanto più il modello economico e sociale costruito negli ultimi decenni mostra scricchiolii sempre più sinistri e rivela i danni già prodotti su ciò che ci circonda e tra di noi.

    Se però la logica deve essere quella del mercato e non quella della missione anche all’interno degli ETS, che senso resta a questi ultimi?
    Se togliamo agli ETS la testimonianza delle persone, che agli ETS danno vita, e la sostituiamo con puro marketing, quale credibilità possono mantenere?
    Se il solo prezzo monetario delle risorse da reperire, senza più alcuno spazio per la gratuità, diventa anche negli ETS il criterio prevalente, che cosa resta della speranza che gli ETS dovrebbero portare e di cui oggi c’è tanto bisogno?

    Possibile che si possano mantenere alti valori ideali solo facendo un minimo di beneficenza in parrocchia (per riprendere nuovamente il punto di vista di Emergency come riportato dal Sole24ore), ma, crescendo, si debba per forza diventare tante multinazionali della solidarietà?

    Forse sarebbe tempo di aprire qualche discussione in più sui valori e sugli aspetti di senso della rifoarma del terzo settore, come questa potrebbe essere, piuttosto che sui tecnicismi esasperati di questo o quel comma.
    E magari anche evitare di aggirare queste basilari questioni di senso proprio con l’ennesimo tecnicismo, per esempio l’accordo integrativo fatto da Emergency con i sindacati che, attraverso indennità varie, potrebbe permettere di non dovere considerare i limiti alle retribuzioni poste dal Codice del terzo settore.

    Chissà che non arriveremo a concludere che i tetti oggi presenti nel Codice del terzo settore (retribuzioni non superiori del 40% a quelle analoghe stabilite dai CCNL e rapporto massimo di 1 a 8 tra la retribuzione più bassa e quella più alta nell’organizzazione) sono addirittura troppo alti.

    Lunedì 14, 21 e 28 giugno alle 18 sui canali social dell’associazione. Partecipano Giampiero Rigosi, Asher Colombo e Alessandro Milan

    Cosa significa accompagnare una persona cara negli ultimi istanti della sua vita e com’è possibile sopravvivere al dolore di una perdita? Di questi temi, tanto delicati quanto trasversali all’esistenza di tutti, si parlerà nei Lunedì d’autore organizzati nel mese di giugno da VIDAS, che da quasi 40 anni offre assistenza ai malati inguaribili e alle loro famiglie.

                Uno spazio di riflessione virtuale che si terrà in tre lunedì del mese, sempre alle ore 18, sui canali Facebook e Youtube dell’associazione e che vedrà protagonisti alcuni affermati esponenti del mondo della cultura odierna. Autori che al tema della mortalità e ai valori e sentimenti ad essa connessi hanno recentemente dedicato le proprie opere letterarie, spesso elaborate sulla base di esperienze personali e professionali. La partecipazione a ogni incontro è libera e gratuita.

                Il primo appuntamento sarà il 14 giugno con Giampiero Rigosi, romanziere e sceneggiatore per tv e cinema, che racconterà la storia del suo ultimo libro, Ciao Vita (ed. La Nave di Teseo, 2021). Un romanzo che narra di un’amicizia rinata dopo 30 anni di silenzio proprio nel tratto finale della vita di uno dei due protagonisti, anche grazie a un patto sancito in gioventù. Rigosi dialogherà con Giada Lonati, direttrice sociosanitaria di VIDAS.

                Il 21 giugno sarà la volta di Asher Colombo, professore ordinario di Sociologia all’Università di Bologna e presidente dell’Istituto Cattaneo, autore del libro La solitudine di chi resta (ed. Il Mulino, 2021). Di quest’opera, che indaga la morte in tempo di pandemia e gli effetti dei limitati rituali sociali legati al lutto, parlerà insieme a Raffaella Gay, responsabile comunicazione e progetti culturali di VIDAS.

                Il 28 giugno, infine, chiuderà la rassegna l’appuntamento con Alessandro Milan, giornalista di Radio24, che racconterà del suo libro Due milioni di baci (ed. DeA Planeta Libri, 2019), commovente racconto dell’amore con la moglie, morta di cancro a soli 42 anni. Una narrazione che parte dal più semplice e mai banale gesto d’amore: il bacio. Come sigillo e come moneta di scambio, come passaggio e snodo, dato e ricevuto, mancato e promesso. A parlarne con lui Daniela Nava, responsabile dell’ufficio stampa e dei volontari di VIDAS.

    Alla vigilia della Giornata mondiale contro il lavoro minorile, Save the Children - l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – evidenzia come durante la pandemia di Covid-19, la perdita di giorni di scuola abbia esposto bambine, bambini e adolescenti al rischio di sfruttamento del lavoro minorile, matrimoni precoci e gravidanze.

    Difatti, a causa della pandemia i minori dei paesi più poveri hanno perso il 66% in più di giorni di scuola rispetto ai coetanei che vivono nei paesi più ricchi. Una condizione che peggiora per le bambine e le ragazze che nei paesi più poveri hanno perso, in media, il 22% in più di giorni d’istruzione rispetto a bambini e ragazzi.

    Secondo le stime di Save the Children, oltre 10 milioni di minori rischiano di non poter tornare a scuola e di aggiungersi così ai 258 milioni che già non avevano accesso all’istruzione prima della diffusione del virus. Ad esempio, in Sud Sudan, una recente analisi condotta da diverse organizzazioni sull'impatto del Covid-19 sull'istruzione mostra che in alcuni stati del paese oltre il 27% dei minori non è tornato a scuola: circa il 39% degli insegnanti ha affermato che non tutti i loro studenti sono tornati in classe.

    Questa la denuncia dell’Organizzazione che in una nuova analisi rivela che in alcuni dei paesi più poveri del mondo, durante la pandemia di Covid-19, i minori hanno perso fino al 20% dei loro giorni scolastici, senza considerare che in alcuni paesi si aggiungono le chiusure delle scuole a causa dei conflitti. Sebbene tutti i bambini del mondo abbiano dovuto affrontare un anno di chiusure e interruzioni della scuola, per i ragazzi dei paesi più poveri l’impatto è stato di gran lunga maggiore in quanto già prima della pandemia avrebbero trascorso meno tempo a scuola.

    “Come in tutte le crisi, i bambini sono le principali vittime della pandemia e la nostra analisi dimostra che quando si tratta di chiusure scolastiche, più il paese è povero, maggiore è l'impatto. Purtroppo, le bambine e le ragazze hanno maggiori probabilità rispetto ai coetanei maschi di perdere la scuola in modo sproporzionato, poiché troppo spesso le ragazze lasciano la scuola a causa di matrimoni precoci, gravidanze o lavoro” ha dichiarato Inger Ashing, CEO di Save the Children International.

    I dati dimostrano che la percentuale di scolarizzazione persa nel corso della vita per le ragazze è generalmente maggiore rispetto ai ragazzi. Nei paesi a basso reddito, le ragazze hanno perso in media il 22% di giorni in più di scuola rispetto ai coetanei maschi. Le ragazze risultano ancora svantaggiate, anche se in misura minore, anche nei paesi più ricchi (dove hanno perso oltre il 3% d’istruzione rispetto ai ragazzi). Essere fuori dal sistema scolastico può cambiare completamente la vita di bambine e ragazze, sottolinea Save the Children. Lo scorso anno, l'Organizzazione ha rilevato un drammatico aumento di matrimoni precoci e gravidanze in età adolescenziale, stimando 2,5 milioni di ragazze in più a rischio di matrimoni precoci nell'arco di cinque anni e un aumento fino a un milione delle gravidanze adolescenziali nel 2020.

    Basti pensare che in Guinea, i minori hanno perso in media il 22% circa di giorni d’istruzione, di cui i maschi hanno perso in media il 15% circa, mentre le femmine addirittura il 39%. Un trend che si conferma anche in altri paesi come il Burkina Faso, dove i giorni di scuola persi sono il 20%, di cui il 14% per i maschi e il 19% per le femmine; in Afghanistan la media è di quasi il 13%, con il 9% per i maschi e il 21% per le femmine.

    Karina, una ragazza del Sud Sudan di 17 anni, è in terza media, ma a causa della pandemia non è andata a scuola. “La preoccupazione più grande è che le ragazze che non hanno frequentato la scuola... sono costrette dai genitori a sposarsi. E se ti costringono a sposarti, non avrai un'istruzione migliore. La tua educazione si fermerà qui” dice la ragazza. “Da grande voglio fare il medico. Sarò libera grazie all’istruzione che mi sta mostrando come sarà la vita”.

    L’Organizzazione sottolinea, inoltre, che questa analisi potrebbe essere una stima al ribasso poiché i dati globali disponibili non considerano i giorni persi a causa della chiusura parziale delle scuole.

    L’analisi non include poi l’apprendimento a distanza, un dato che aumenterebbe ancor di più il divario tra i paesi ad alto e basso reddito. Quella a distanza è una modalità di apprendimento che non può però compensare la perdita di giorni di scuola, poiché andare a scuola significa per i bambini ridere, imparare, mangiare, giocare e crescere. Inoltre, andare a scuola permette loro di essere protetti da varie forme di abuso e sfruttamento in quanto non solo il loro apprendimento ma anche il loro benessere è monitorato dagli insegnanti. 

    L'Organizzazione ha rilasciato i dati in vista del G7 nel Regno Unito, in cui si discuterà il piano di ripresa dalla pandemia, tra cui il piano per il rientro a scuola. Aumenta la pressione sui leader del G7 affinché sostengano un piano di vaccinazione globale per meglio proteggere tutto il mondo dal Covid-19, aiutando così a riportare in carreggiata l’istruzione dei minori.

    Per affrontare la più grande emergenza educativa dei nostri tempi, Save the Children chiede ai leader del G7 e agli altri governi di impegnare 5 miliardi di dollari per la Global Partnership for Education per i prossimi cinque anni e di lavorare tempestivamente per una copertura vaccinale globale contro il Covid-19; chiede inoltre ai governi nazionali di aumentare il budget per l'istruzione. I ministri dell'istruzione devono definire delle roadmap chiare affinché tutti i bambini rientrino a scuola in sicurezza quando sarà il momento e migliorino la propria istruzione.

    “Soprattutto nei paesi a basso reddito, dove i giorni di scuola sono molto meno e dove c'è meno accesso all’apprendimento a distanza, è fondamentale che i bambini tornino a scuola non appena sia possibile. I paesi in cui, in proporzione, i bambini hanno perso più giorni di scuola sono quelli in cui i tassi di vaccinazione contro il Covid-19 sono generalmente bassi. Spetta ora ai leader del G7, i maggiori donatori al mondo, impegnarsi concretamente per trasformare in realtà gli obiettivi sottoscritti nella Dichiarazione del G7 sull’istruzione femminile e impegnarsi per la Global Partnership for Education. Inoltre, i paesi più ricchi devono finanziare e condividere tempestivamente i vaccini e fare tutto il possibile per garantire un accesso equo ai vaccini ai paesi più poveri. La nuova generazione deve finalmente essere messa al centro” ha aggiunto Inger Ashing.

    Il 1° giugno Save the Children ha lanciato la campagna “100 Days of Action”, che vedrà migliaia di bambini in oltre 50 paesi del mondo - grazie al supporto di Save the Children, partner e sostenitori - prender parola nel corso di 100 giorni per dire ai leader che i bambini si stanno rivolgendo a loro affinché sostengano e finanzino la loro istruzione, senza lasciare nessuno indietro.

    Oltre a finanziare l'istruzione, Save the Children sottolinea l'importanza di preparare scuole, bambini e insegnanti per un ritorno sicuro a scuola e all'apprendimento, migliorando gli interventi non strettamente farmaceutici nelle scuole come l’areazione, l’acqua e i servizi igienico-sanitari.

    *Nome modificato per proteggere l'identità

    Oggi 12 giugno alle 15.30 su Radio Rai Gr Parlamento riproporremo “Oceani e Salute” l'evento per celebrare la Giornata dell’Oceano, organizzato dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede lo scorso 8 giugno. 

    Assieme al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, erano presenti Pietro Sebastiani, ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Rosalba Giugni, presidente di Marevivo, Virginia La Mura, senatrice, Maria Cristina Finucci, artista e presidente del Garbage Patch State, Ferdinando Boero, Università degli Studi di Napoli Federico II, Antonio Ragusa, Ospedale S. Giovanni Calibita - Fatebenefratelli, Tebaldo Vinciguerra, Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, Don Bruno Bignami, direttore Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI e Alejandro Irigoyen, navigatore, progetto per la pace “Liberare gli ormeggi”. 
    Il convegno è stato moderato da Paola Severini Melograni, Direttore Responsabile di Agenzia AngeliPress.com”.
     Venerdì 11 giugno, ORE 20, RADIO 1 RAI GR PARLAMENTO
     
    Ospite di Paola Severini Melograni, Eliana Di Caro, giornalista e autrice del libro "le madri della Costituzione" uscito con il domenicale del Sole 24 ore. 
     Il 2 giugno del 1946 gli italiani scelsero la Repubblica e il 25 giugno si insediò l’Assemblea Costituente, composta da 556 membri, 21 dei quali donne: nove comuniste, nove democristiane, due socialiste, una del Fronte dell’Uomo Qualunque. 
    La loro presenza, come espressione della componente femminile del popolo sovrano, era una novità assoluta, in quell’anno di novità e di svolta epocale in cui le italiane andarono per la prima volta alle urne per elezioni storiche.
    Le ventuno elette erano differenti per generazione, estrazione sociale, formazione, professione, ideologia. Quattordici erano laureate, geograficamente rappresentavano l’intera penisola. Contribuirono a rendere più democratica la costituzione della nuova Italia, conquistando alle donne la piena cittadinanza, senza più alcuna discriminazione. E spesso dovettero far fronte ai pregiudizi contro la donna, persistenti nei loro stessi colleghi di partito.
    Oggi queste ventuno donne sono dimenticate dai più. Ma le loro vite – tra la Resistenza, l’attivismo politico, le lotte sindacali, l’impegno nella scuola – parlano da sole: per questo bisogna conoscerle.
    Nuova puntata di “O anche no Estate, la disabilità non va in vacanza”, il programma sull’inclusione e la solidarietà in onda su Rai2 oggi alle 23.55 e in replica la domenica alle 9,15. 
     
    L’inviato di oggi è Mario Acampa.
    Mario è andato a Milano, dove ha incontrato Carlo Pittis, un top manager che improvvisamente, a causa di una malattia, ha dovuto guardare il mondo da una diversa prospettiva. Carlo non si è arreso ma ha lottato per sé e anche per aiutare gli altri.
    La scoperta dell’esistenza di una walking bike lo ha aiutato a ripartire.
    Carlo Pittis è legato all’associazione "Più Sport Più Emozioni" di Torino che ha organizzato un giro d'Italia proprio quest’estate.
    Mario Acampa si sposterà nella città della Mole per scoprire di cosa si tratta.
     
    Non mancherà la musica dei nostri Ladri di Carrozzelle. 

    Dalla sceneggiatrice di Un posto al soleun romanzo napoletano al femminile, tenero e divertente. La storia di tre anni di pazza convivenza e continue sorprese, di un amore immenso e commovente, del modo più bello di essere una famiglia: appartenersi, resistere, ridere insieme.

    «Embè nonna, io questo amore per Massimo Ranieri non te lo riesco proprio a perdonare.»

    «Bennussi’, tu ricordati sempre che ti sei sposata uno juventino.»

    Adottare una nonna: la propria. È la singola­re scelta di Benedetta, sceneggiatrice napo­letana dalla quotidianità serena e dai quie­ti rimpianti, quando l’adorata nonna Elisa, novantasettenne, rischia di finire in casa di riposo. Anche se non si tratta solo di ospi­tare un’anziana in un bilocale già ingombro, ma di cambiare ritmi e abitudini, a partire dal problema più spinoso: suo marito Pao­lo è juventino mentre Elisa tifa da una vita – e che vita – per il Napoli. Soluzione? Visto che un altro televisore non saprebbero dove metterlo, alla nonna viene assegnato l’iPad, da lei subito ribattezzato Daipan. Grazie al quale, però, approda sui social: ed è subito influencer. Generosa, vanitosa, oltraggiosa, gaudente: regina della casa e regina della Rete, Elisa diventa inarrestabile e trascina anche la nipote fuori dalla sua comfort zone, con risultati imprevedibili. Benedetta, infatti, scopre che la felicità si può anche inventa­re: servono fantasia e coraggio, per esempio quelli necessari per improvvisarsi maestra di cucina, dapprima online e poi in televisione. Una nuova avventura che le porta in dono l’incontro con un uomo inatteso e la pone di fronte alla domanda: una volta che cominci a cambiare, poi, dove ti fermi?

    Questa è una storia d’amore, tra una nonna e una nipote che rifiutano di farsi separare: dalle convenienze, dalle difficoltà della con­vivenza, perfino dalla morte. È una storia di formazione, quella di una donna che com­prenderà come essere contenta non signi­fichi accontentarsi. È una storia di cucina in cui l’ingrediente segreto esiste: è la genero­sità, la volontà di godere e di donare, in ogni attimo di ogni giorno. Senza dimenticare, ag­giungerebbe Elisa, due dita di whisky.

    BENEDETTA GARGANO, sceneggiatrice e autrice televisiva, da anni lavora per le più importanti serie italiane, come Un posto al sole Il paradiso delle si­gnore. Appassionata ed esperta cuoca, ha collaborato con Cook, inserto mensile di cu­cina del «Corriere della Sera».

     

    Cogliamo l'ocassione per ricordare che venerdì alle 23.55 e in replica la domenica alle 9,15 va in onda O Anche No, questa settimana con Benedetta Gargano come ospite. 

    Oggi si terrà un'iniziativa  alla presenza del Ministro Speranza e del segretario del Pd Enrico Letta. Un incontro organizzato da Graziano Delrio e Comunità Democratica sul tema del necessario rafforzamento che attende il Ssn in seguito alla crisi causata dalla pandemia da Covid-19.

    L'ultimo anno ha infatti evidenziato le carenze strutturali del nostro Sistema Sanitario, nonostante le competenze e l'inesauribile lavoro di medici, infermieri, operatori sanitari e socio sanitari abbiano permesso di resistere e affrontare la pandemia. È evidente però che un grande intervento di riforma sia quanto mai necessario e il Pnrr è uno degli strumenti che ci permetterà di finanziare gli investimenti destinati a rafforzare gli assi più fragili del Ssn.

    Si pensi ad esempio al tema della sanità territoriale, con i progetti delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità che non solo mirano a rendere più diffuso e capillare il Sistema Sanitario Nazionale su tutto il territorio, ma si propongono di essere dei veri e propri presidi di tutela della salute di tutta la comunità. Così come il rafforzamento energico dell'assistenza domiciliare, la telemedicina e la necessaria integrazione tra le politiche di welfare e quelle della salute. 

    Si affronteranno questi ed altri argomenti grazie agli autorevoli interventi di Graziano Delrio, Debora Serracchiani, Enrico Letta, alla relazione del Ministro Roberto Speranza e ai preziosi contributi di chi sta partecipando, con il lavoro e la ricerca, al cambiamento del Ssn. 

    La Fondazione Valenzi, l’istituzione internazionale dedicata a Maurizio Valenzi, parlamentare italiano ed europeo, sindaco a Napoli dal 1975 al 1983, in questi giorni ha presentato alle più alte cariche dello Stato la propria disponibilità a sviluppare collaborazioni al fine di superare uniti l'attuale e complesso periodo storico.  

    È con grande orgoglio che è stato accolto il riscontro positivo del Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi
    In una sua lettera il Presidente ha, infatti, reso omaggio alla figura umana e politica di Maurizio Valenzi, ricordandone l'esperienza e le iniziative attuate al fine di "amministrare con rigore e progettare un piano di rilancio per la città di Napoli".

    Ha, inoltre, riconosciuto l'impegno della Fondazione nel condividere, attraverso le proprie attività, gli stessi valori, ad esempio quello volto a "ridurre i divari sociali" nei "progetti a favore dell'infanzia in difficoltà". Attività che, come prosegue la lettera, "mostrano vari punti di convergenza con il PNRR".

    Lucia Valenzi ha dichiarato che "le parole del Presidente Draghi sono di incoraggiamento a continuare il percorso portato avanti dalla Fondazione. Non nascondo che alle soddisfazioni per i risultati ottenuti si sono associate tante difficoltà da affrontare, ma superare gli ostacoli ci ha reso fieri e fermi nel proseguire il nostro sforzo per essere punto di riferimento per la città e non solo".

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