La chiamano immigrazione clandestina ma è traffico di esseri umani perlopiù donne e i loro figli. E in Europa si fa ancora troppo poco a 20 anni –inverno 2000 a Palermo, l’Italia ha ospitato la conferenza delle Nazioni Unite in cui è stata presentata la Convenzione contro la criminalità organizzata e dunque la tratta di esseri umani : “La prostituzione e altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro o il servizio forzato, l’accattonaggio e la schiavitù,  l’espianto di organi, e nuove forme sconosciute di sfruttamento in aumento.” Gli ultimi dati diffusi dall’Unione Europea relativi all’anno 2017 – 2018 parlano di oltre 26.268 vittime.

    La stragrande maggioranza di esse nel nostro continente sono ancora donne e ragazze (72%), dove lo sfruttamento sessuale è lo scopo primario del loro traffico (60%).  In questi due anni, i paesi con il maggior numero di vittime registrate sono stati il Regno Unito, la Francia, l’Italia, i Paesi Bassi e la Germania. Tre quarti dei trafficanti sono cittadini uomini dell’Unione Europea, che operano principalmente nel loro paese di cittadinanza e i  dati forniti mostrano che generalmente la metà delle vittime della tratta di esseri umani sono cittadini europei, sfruttati principalmente all’interno del loro paese d’origine. Tra le cittadinanze europee, le persone più sfruttate provengono dalla Romania, seguono poi Regno Unito, Ungheria, Francia e Polonia. Allo stesso tempo, anche i cittadini non europei, soprattutto donne provenienti dalla  Nigeriani, l’Albania, il Vietnam, la Cina e il Sudan vengono trafficate e portate all’interno dei confini dell’Unione Europea. L’adescamento delle donne avviene per la maggior parte dei casi da parenti o persone molto vicine alle vittime, partner o uomini che con la promessa di una vita migliore adescano giovani donne nelle zone più povere dell’Est Europa, portandole poi ha farle prostituire sul nostro territorio nazionale. Da oltre 30 anni l’Italia rappresenta poi la destinazione europea e punto di arrivo nel continente della tratta e dello sfruttamento sessuale sopratutto delle donne nigeriane. Arrivando in un nuovo paese, le donne non sono consapevoli di quale tipo di aiuto legale possono cercare, mentre altre hanno paura di chiedere aiuto a causa delle conseguenze e ripercussioni delle  maledizioni pseudo religiose di riti pagani su di loro e sulla loro famiglia.

    Con la pandemia, le attività di sensibilizzazione in strada svolte dalle ong per aiutare le vittime della tratta di esseri umani sono fortemente diminuite, lasciando ancora più casi da sostenere . La crisi sanitaria e il confinamento hanno fatto si che lo sfruttamento sessuale online  sia aumentato drasticamente; i predatori  hanno sfruttato la vulnerabilità dei e delle più giovani adescandoli su piattaforme online. Secondo la Commissione Europea la domanda di materiale pedopornografico sarebbe aumentata fino al 30% in alcuni stati membri dell’Unione.  In un recente rapporto , Europol l’Agenzia europea di polizia ha registrato un aumento dei reati informatici e dello sfruttamento sessuale dei bambini. L’Europol, inoltre afferma che, il 30% degli autori del reato che sono in possesso di materiale pedopornografico e attivi negli scambi online  sono inoltre coinvolti direttamente nelle azioni di coercizione ed estorsione.

    La legge emanata ventanni fa, non si pronuncia su realtà e fenomeni non ancora esistenti o ampiamente discussi all’epoca. Il traffico sessuale delle persone ltgb è comunemente trascurato e raramente segnalato dai governi locali e nazionali. Anche la maternità surrogata  è interpretata come una forma di sfruttamento e traffico di esseri umani. Secondo l’Ilo, la commercializzazione della maternità surrogata legale ha già dato vita a  una nuova forma di sfruttamento.La madre vende il suo ventre  e il bambino viene visto come una merce  consegnata al compratore dal genitore del bambino. Si può parlare di sfruttamento e vulnerabilità dei bambini, ma al contempo, dello sfruttamento della debolezza e situazione economica di alcune donne, costrette a espatriare nei paesi europei per intraprendere processi di fecondazione in vitro in cambio di un’ingente somma di denaro. Il rapporto della Commissione Europea inoltre menziona che il numero effettivo di vittime è probabilmente molto più alto di quello registrato, soprattutto perché al momento, rimane molto complicato identificare le vittime come tali, e riconoscere i nuovi fenomeni emersi. La promozione della cooperazione giudiziaria tra i paesi dovrebbe essere una priorità per combattere la criminalità transnazionale. Il parlamento e la Commissione Europea deve affrontare con più forza la sfida di questo orribile delitto inclusa l’accoglienza certa e la domanda di beni e servizi  da fornire alle vittime. Lo svantaggio degli immigrati (uomini e sopratutto donne) nel mercato del lavoro dei paesi riceventi è enorme. Sono svantaggiate a causa del loro livello di qualificazione: questo vale in particolare per le migranti provenienti da Africa, Asia e America Latina, dove i tassi di istruzione sono in generale relativamente bassi. In secondo luogo, il loro capitale umano e  i titoli di studio stranieri, ad esempio, non vengono riconosciuti dai datori di lavoro e la distanza linguistica spesso impedisce di usare le proprie competenze nel paese di destinazione. Oltre alla lingua e ai titoli di studio, altre risorse occupazionalmente rilevanti sono localizzate e possono perdere di valore con lo spostamento territoriale: la maggior parte dei migranti dispone di informazioni limitate sul funzionamento del mercato del lavoro nei paesi di destinazione, e dunque essi faticano a trovare un lavoro adeguato alle proprie competenze e aspettative . Le  migranti di norma sono privi di sostegno familiare, e quindi devono trovare lavoro per potersi mantenere e per poter mandare denaro a casa.

    Rispetto ai lavoratori e lavoratrici nativi, sono quindi più propensi a inserirsi negli strati inferiori del mercato del lavoro, dove c’è una costante richiesta di lavoro ma con condizioni lavorative e retributive relativamente basse e scarse possibilità di crescita professionale. Questo è particolarmente vero in paesi come l’Italia, dove i migranti hanno difficoltà ad accedere ai benefici del welfare state.  in Italia coesistono una regolazione del mercato del lavoro relativamente rigida sul piano formale, e una sostanziale tolleranza per l’economia illegale, dove il mercato del lavoro è regolato in modo informale ed estremamente flessibile, creando occupazione dequalificata, poco pagata e pericolosa soprattutto per le donne. Negli ultimi anni si è sviluppata un’ampia letteratura internazionale che ha analizzato le cosiddette “catena di cura globali”, intese come una forma di esternalizzazione delle risorse di cura dai paesi più poveri a favore delle famiglie dei paesi più ricchi che possono permetterselo . Per esempio, molte donne dell’Europa dell’Est, ma ultimamente anche dei paesi orientali, anche se molto scolarizzate, lasciano mariti, figli e genitori anziani per emigrare in Italia e svolgere lavori poco qualificati come, appunto, quelli legati all’assistenza degli anziani. Il Governo Italiano e Draghi  ha promesso di occuparsi della situazione femminile: bene ci siamo e ci saremo per noi e altre che già sono nel nostro Paese e che hanno bisogno di solidarietà e azioni concrete. 

     

    Non solo sanitaria, sociale, economica: è corretto parlare della crisi da Covid19 come crisi di genere.
    I dati raccolti dalla rivista InGenere ci raccontano come le donne siano tra i soggetti più colpiti dagli effetti della crisi. Questa situazione riflette il fatto che le donne sono  sovra rappresentate nei settori maggiormente colpiti, come l'assistenza all'infanzia, l'istruzione o il turismo. Secondo le stime dell’Organizzazione internazionale del lavoro il 58,6% delle donne occupate lavora nel settore dei servizi in tutto il mondo, rispetto al 45,4% degli uomini occupati.

    Ed è sempre a livello globale, come racconta anche il recente report di “Un Women”,  che le donne tendono maggiormente a lavorare in condizioni precarie e con ridotta protezione sociale. Le donne inoltre sono al primo posto, tra gli operatori sanitari (70%), e nel lavoro di cura non retribuito.

    In Italia le interviste raccolte da Save the children per il report Le equilibriste: la maternità in Italia nel 2020 raccontano che 3 donne su 4 dichiarano di aver visto aumentare il carico di lavoro domestico e di cura. Molte di loro, al lavoro hanno dovuto rinunciare, soprattutto a quello che non può essere svolto a distanza.  In Italia il crollo del lavoro è quasi esclusivamente al femminile: a dicembre 2020 in totale i lavoratori scendono di 101 mila unità e di queste 99 mila sono donne. (Istat)

    Bloccate in casa, le donne sono state ulteriormente esposte alla violenza di genere, in particolare alla violenza domestica e agli abusi sessuali. Nel 2020, sono più che raddoppiate le telefonate al 1522, il numero verde del Dipartimento per le Pari opportunità attivato per le donne vittime di violenza e stalking (Istat).  

    Garanzia di equità di genere e uguali opportunità sono tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030, nonché tra le principali direttrici di intervento presenti nelle linee guida del Piano nazionale di ripresa e resilienza per la gestione dei finanziamenti previsti dal Next Generation Eu.

    In occasione della Giornata internazionale della donna raccontiamo le storie di due associazioni che con le loro esperienze raccontano il quotidiano impegno per la parità di genere e la lotta contro la discriminazione: l’associazione Gengle  e l’associazione Aism.

     

    Articolo di Silvia Trovato per cesvot.it 

    Venerdì 5 Marzo, ORE 20, RADIO 1 RAI GR PARLAMENTO
     
    Ospite di Paola Severini Melograni, Alberto Costa, Presidente Associazione Gomitolo Rosa. 
    Gomitolorosa è un’Associazione impegnata nella promozione della solidarietà, il recupero del benessere e l’attenzione all’ambiente.
    Insieme alle volontarie, Gomitolorosa sta realizzando tantissime rose all’uncinetto da donare nella giornata dell’otto marzo. 
    Per il Giorno della Festa della Donna lo staff consegnerà le ROSE SOSPESE ad alcuni centri antiviolenza per essere donate alle donne e portare così solidarietà, ma soprattutto per dare coraggio e far prevalere il bene sul male. Ad ogni rosa sarà messo un cartellino con indicazione del donatore. Per ogni 5€ donate, una rosa raggiungerà una donna l’8 marzo. Le prime 50 sono già messe a disposizione da Gomitolorosa.

    LECCE – Festa della Donna all’insegna della consapevolezza degli uomini. Per l’8 marzo 2021, le segreterie territoriali di Cgil, Cisl e Uil – con l’adesione dell’Udu – hanno scelto di responsabilizzare l’universo maschile. Non ci sono scusanti: la violenza sulle donne è un problema soprattutto degli uomini; sono loro che devono prenderne coscienza.

    Ecco perché lunedì prossimo alle ore 11, davanti a Porta San Biagio, manifesteranno insieme alle loro compagne, mogli, mamme, figlie e nipoti. Lo scrivono in un comunicato congiunto Valentina Fragassi, Ada Chirizzi e Salvatore Giannetto, rispettivamente segretaria generale Cgil Lecce, segretaria generale Cisl Lecce e segretario generale Uil Lecce.

    Nella Giornata Internazionale della Donna 2021 – si legge nel testo – diranno a chiare lettere che “Il rispetto è il primo passo” per superare una società ancora profondamente patriarcale, sessista e maschilista. Alla manifestazione interverrà anche il sindaco di Lecce Carlo Salvemini.

    Come si legge nel manifesto abbiamounproblema.it (primi firmatari i segretari nazionali dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil), “la parità di genere perde di senso se si trasforma in un artificio retorico dietro al quale ci nascondiamo e ci mettiamo a posto la coscienza. Dobbiamo uscire dal torpore e dall’indifferenza dei nostri pensieri e delle nostre intenzioni. Come uomini dobbiamo metterci la faccia e rompere quel silenzio assordante nel quale siamo colpevolmente avvolti. Deve arrivare per noi il tempo della consapevolezza e della responsabilità”.

     

    Fontecorrieresalentino.it

    Un esame per la prevenzione dell’insufficienza venosa degli arti inferiori. E’ con uno screening completamente gratuito che la Uil di Rieti e della Sabina romana ha deciso di celebrare la giornata internazionale della donna o più comunemente festa della donna. Dalle ore 15 alle 19, oggi lunedì 8 marzo, presso il nostro centro servizi Uil di via dei Martiri delle Fosse Reatine 25, le donne del nostro territorio potranno quindi usufruire gratuitamente di un esame semplice, non invasivo, effettuato da personale medico specialista. Scoprire un eventuale disturbo di insufficienza venosa è utile per correggere immediatamente gli stili di vita scorretti impegnandosi in buone pratiche, come l’esercizio fisico.

    «La prevenzione è fondamentale - dice Alberto Paolucci, Segretario della Uil di Rieti e della Sabina Romana - Il nostro sindacato da anni è impegnato per tutelare la salute dei cittadini e delle cittadine. E nel capoluogo reatino sono state molteplici le iniziative che abbiamo realizzato per dare continuità al nostro impegno sociale. Siamo e resteremo in prima linea, convinti che fare sindacato sia questo: stare concretamente tra le persone, intercettando i bisogni e aiutando a risolvere le tante problematiche quotidiane».

    Venerdi 5 marzo su RAI 2 alle 00,30 circa e domenica 7 marzo in replica alle 09.10 circa va in onda il consueto appuntamento con “O anche no”, il programma
    dedicato all’inclusione e alla solidarietà realizzato con RAI PER IL SOCIALE.
    Puntata dedicata allo scautismo che dal 1907 forma moralmente, spiritualmente e fisicamente i giovani di tutto il mondo.
    Paola Severini Melograni incontra Emma Manghi, capo scout in sedia a rotelle vincitrice del premio Anmic Parma 2020, e Roberto Cociancich, già senatore e presidente della Conferenza Internazionale Cattolica dello Scautismo dal 2011 al 2017. 
    Per il cooking show inclusivo siamo andati a Solara di Bomporto, in provincia di Modena, al ristorante biologico la Lanterna di Diogene. 
    Da non perdere come sempre la musica dei Ladri di Carrozzelle, Stefano Disegni con le sue vignette satiriche, Rebecca Zoe De Luca con le notizie dal mondo dell’adolescenza e il “prestigiattore” Andrea Paris.
     
    O Anche No è scritto da Maurizio Gianotti, Giovanna Scatena e Paola Severini Melograni con la regia di Davide Vavalà.

    Il nostro direttore Paola Severini Melograni è stata intervistato dal quotidiano Avvenire sul Festival di Sanremo, Di seguito l'articolo. 

    Nella serata dei duetti canori, sul palco di Sanremo è andato in scena ieri sera un altro diverso duetto, a distanza eppure in assonante vicinanza. Note oltre il pentagramma e oltre la grammatica di uno show televisivo. Come sempre il Festival si apre a tutto e così il pubblico ha potuto ascoltare la toccante storia dell’ex ballerina (arte che ha dovuto abbandonare) e poi attrice Antonella Ferrari, simbolo della lotta e della resistenza a una subdola e invalidante patologia come la sclerosi multipla, anche in veste di madrina dell’Aism oltre che con la sua viva testimonianza attoriale. La tv, Antonella, la conosce bene avendo recitato in diverse fiction e film, da Centrovetrine a

    Carabinieri, da La squadra a Un matrimonio di Pupi Avati. Così come conosce bene il palcoscenico, Ariston compreso. Lo ha conosciuto anche Donato Grande, impossibilitato a camminare fin dalla nascita e da sempre costretto a spostarsi grazie a una carrozzina, diventata elettrica dall’età di sei anni. Il suo “tutor” sanremese è stato ieri sera il prezzolato campione Zlatan Ibrahimovic, che finalmente ha potuto scendere idealmente anche sul suo più naturale terreno di gioco insieme all’ancora più Grande giovane campione di “powerchair football”. Storie esemplari, di straordinaria sofferenza e coraggio. Raccontate in diretta con partecipazione e assoluta forza, ma anche con il sempre imcombente rischio di una televisiva “esibizione” della sofferenza. Un confine assai labile, un terreno fragile, che necessità più che mai del miglior contesto possibile. E di ottimali sensibilità e professionalità. Cinque anni fa il Festival dette un grande esempio, invitando il maestro Ezio Bosso. Fu un momento di epocale svolta nel rapporto tra la disabilità e la sua dimensione pubblica.

    «La Rai ha una specifica competenza sociale e un preciso dovere in tal senso che rientra nella più ampia funzione del servizio pubblico – spiega la giornalista, produttrice e conduttrice televisiva e radiofonica Paola Severini Melograni, attualmente in onda su Rai 2 con il programma sulla disabilità O anche no –. L’approccio al trattamento in chiave divulgativa di tematiche e problematiche particolarmente sensibili richiede possibilmente specifiche competenze e professionalità. In questo senso il mio faro è una frase chiave di san Giovanni Bosco: il bene bisogna farlo bene». Parlare di disabilità davanti a grandi platee televisive anche in contesti come il Festival di Sanremo non dovrebbe mai essere la eventuale classica foglia di fico, ma autentico sforzo e opportunità di assolvere a una funzione sociale grazie a una visione ad ampio raggio che risponde alla missione di servizio pubblico. Dieci mesi fa la risposta degli italiani è stata in questo senso eloquente in occasione della prematura scomparsa di Ezio Bosso, con l’unanime e nazionale moto di autentica condivisione di un dolore trasversale che era anche frutto della maturazione di una nuova e diversa coscienza individuale e collettiva.

     

    Articolo di Massimo Iondini per Avvenire 

    Sul blog dell’Huffington Post il saggista Davide D’Alessandro scrive a proposito del nuovo saggio di Byung-Chul “La società senza dolore. Perché abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite”, un libro che parla di come il mondo contemporaneo sia terrorizzato dalla sofferenza. La paura del dolore è così pervasiva e diffusa da spingerci a rinunciare persino alla libertà pur di non doverlo affrontare. Il rischio, secondo Han, è chiuderci in una rassicurante finta sicurezza che si trasforma in una gabbia, perché è solo attraverso il dolore che ci si apre al mondo. E l’attuale pandemia, argomenta il filosofo tedesco-coreano, con la cautela di cui ha ammantato le nostre vite, è sintomo di una condizione che la precede: il rifiuto collettivo della nostra fragilità. Una rimozione che dobbiamo imparare a superare. Attingendo ai grandi del pensiero del Novecento, Han ci costringe, con questo saggio cristallino e tagliente come una scheggia di vetro, a mettere in discussione le nostre certezze. E nel farlo ci consegna nuovi e più efficaci strumenti per leggere la realtà e la società che ci circondano.

    D’Alessandro cita Borgna, Sbarbaro e infineil nostro editorialista Umberto Piersanti, «poeta d’Urbino, padre di Jacopo, figlio autistico che il 29 marzo compirà trentacinque anni. […] Jacopo, per dirla con Carl Delacato, è lo straniero dell’ultima frontiera, è il sorriso a strappi di un adulto che non sa. Nuota Jacopo, corre Jacopo. La sua vista non ha limiti. Il suo orizzonte è senza tempo, a lui che ha il dolore annidato dentro, è risparmiata almeno la cognizione del tempo, il dolore del tempo. Scrive il padre, oggi ottantenne, “il tempo ch’è passato / lo misuri dall’occhio che ti lacrima / e non sai / e il cuore ti trema se l’aspetti / ti tremano le mani / se la spogli”, il padre che conobbe la prima forma di dolore da bambino, il giorno in cui tornò a casa con un due in matematica. Lo stesso dolore lo rividi sul volto di mio figlio al secondo compito di matematica: “Papà, mi ha messo un altro quattro”. Nessuno come Piersanti mi ha consegnato l’immagine del graticcio per dire della humana conditio, del nostro limite, della nostra precarietà. Ma c’è Jacopo a ricordarcelo in ogni istante, a noi sazi di tutto e felici di niente, “ma ti debbo Jacopo ritrovare / così m’alzo / brancolo nella nebbia / ti cerco ancora”. Jacopo è la misura del nostro dolore. Portarlo nella mente e nel cuore, tenerlo accanto a noi, a noi che non è dato inseguirlo sul lungomare di Porto Sant’Elpidio, aiuta. È quel dolore che ci salva dal non averlo. Sapere di quel dolore. Il dolore di una vita in attesa della fine. Del dolore e della vita».

    Per leggere l'articolo completo: https://www.huffingtonpost.it/entry/covid-e-morte-quanto-dolore-possiamo-accettare_it_6040e317c5b6d7794ae47992

    Un ampio fronte di 200 organizzazioni nazionali e locali ha inviato una lettera aperta al Presidente Draghi, ai ministri della Transizione Ambientale e della Cultura, alla Commissione Europea e ai parlamentari di ogni schieramento per chiedere una rigorosa applicazione delle normative comunitarie sulle procedure di valutazione ambientale relative a piani e grandi progetti. Queste dovrebbero essere realmente connotate da trasparenza e partecipazione del pubblico nelle scelte come richiesto dall'Unione Europea e al contrario di quanto avviene in Italia. 

    Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.), Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) e Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A.): si tratta di procedure ancora poco note al grande pubblico che invece dovrebbero essere centrali nella vita del paese visto che riguardano impianti energetici, raffinerie, gasdotti, porti, autostrade ecc.. 

    Associazioni, comitati, reti di cittadini, da quelle nazionali come Friday For Future, Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, Italia Nostra e tante altre, alle reti "Per il Clima Fuori dal Fossile" e "Mamme da Nord a Sud" fino a una miriade di associazioni e comitati locali da tutte le regioni da anni impegnati sul territorio e che hanno esperienza diretta delle imbarazzanti procedure di VIA condotte dal Ministero dell'Ambiente, si sono ritrovate in questo appello che reclama garanzie per la tutela di diritti primari, da quello alla salute a quello della tutela del paesaggio, della biodiversità e del clima.

    In Italia le grandi imprese, invece di affrontare la sfida di vedersi valutare pubblicamente i propri progetti come prevedono le leggi internazionali, vivono queste procedure come fastidiosi orpelli. È lì, invece, che si dovrebbe vagliare la qualità della progettualità di un paese. Continuano quindi a chiedere di stravolgere le regole in una continua gara ad abbassare l'asticella delle tutele, peraltro conducendo il paese a continui fallimenti. Basti pensare che le norme sulla V.I.A. sono cambiate nel 2017 con il D.lgs.104/2007 per introdurre la solita e vacua "semplificazione". La situazione è...peggiorata! Invece di trarre le dovute conseguenze nel 2020 si è pensato a introdurre altre modifiche nel DL "Semplificazioni", immediatamente da noi denunciate. Dopo pochi mesi proprio chi ha pensato di beneficiare di tali leggi ora grida al loro fallimento!

    Recentemente il Presidente della Commissione VIA nazionale, il Dr. Atelli, ha ammesso candidamente e autorevolmente che l'ingorgo di 600 progetti attualmente in valutazione presso il Ministero dell'Ambiente - molti da diversi anni - è dovuto al fatto che anche i progetti fatti male, superficiali o incompleti, sono incredibilmente e irritualmente ammessi alla procedura invece di essere respinti subito

    Così perdono tempo tutti, dai cittadini interessati agli enti locali impegnati in estenuanti lungaggini. Un vero e proprio "accanimento" per usare le parole del presidente Atelli che spesso finisce con l'approvazione di progetti rattoppati a furia di integrazioni con i cittadini che presentano preziose osservazioni usati nei fatti come meri "correttori di bozze" svilendo così il rapporto con le comunità. Il 90% dei progetti alla fine ha comunque l'OK: viene da chiedersi come mai se hanno tali e tante criticità ammesse dagli stessi valutatori. Escono quindi pareri con decine o centinaia di prescrizioni che, secondo la Commissione Europea, sono un segnale di scarsa qualità di progetti che non avrebbero dovuto avere alcun seguito venendo respinti al mittente. 

    Addirittura da tempo associazioni e ricercatori segnalano inutilmente al Ministero casi spudorati di copia-incolla, strafalcioni, errori. Addirittura studi di impatto ambientale fatti attraverso foto e senza recarsi sul posto nonostante i progetti spesso valgano centinaia di milioni di euro. Per non parlare, poi, delle verifiche dell'ottemperanza di tali prescrizioni sui cantieri, che, quando va bene, vengono fatte da funzionari seduti a Roma sulle carte inviate dai proponenti. È ovvia la reazione dei cittadini che si vedono arrivare progetti che mettono a rischio la qualità della vita.

    Il paradosso di questa corsa al ribasso è che a farne le spese sono alla fine i progetti meritevoli di attenzione che rimangono invischiati nelle lentissime e farraginose procedure ministeriali. Insomma, ci si chiede perché mai un'azienda dovrebbe puntare su una progettazione di qualità in queste condizioni.

    Nella lettera aperta si avanzano numerose proposte, alcune delle quali già operative da anni in alcune regioni che paradossalmente sono più celeri nelle valutazioni della burocrazia ministeriale, a riprova che trasparenza e partecipazione e un dibattito maturo sono caratteristiche di un paese più civile e che le scorciatoie delle cosiddette semplificazioni falliscono clamorosamente quando hanno l'obiettivo di favorire i soliti noti che vedono nel solo profitto il loro orizzonte occultando le problematiche oggettive nascoste in troppi progetti.

    Ad esempio, è letteralmente scandaloso che un punto cardine delle norme europee, la cosiddetta "inchiesta pubblica" sui progetti più controversi, prevista dal Testo Unico dell'Ambiente fin dal 2006, non sia mai stata attuata dal Ministero dell'Ambiente al contrario di diverse regioni che l'hanno avviata sugli interventi di loro competenza. Evidentemente, vista la qualità dei progetti, dobbiamo pensare che nelle stanze ministeriali si ritenga opportuno evitare qualsiasi dibattito pubblico.

    Le proposte delle associazioni vanno dalla pubblicizzazione degli ordini del giorno della Commissione V.I.A. nazionale alla possibilità di fare audizioni, cosa prevista in alcune regioni (purtroppo ancora poche) e che garantisce in tempi certi un sereno confronto tra le parti, con i media che potrebbero approfondire ad horas i pro e i contro dei progetti in questione. Tutto a costo zero, tra l'altro. Necessario, poi, un controllo reale sul campo sui cantieri, che sia trasparente e partecipato. Indispensabile rivedere i pareri di opere approvate dieci anni fa che per un incredibile gioco di leggi e leggine hanno provvedimenti V.I.A. "highlander", senza scadenza, in palese contrasto con i principi comunitari visto che oggi le condizioni ambientali e sociali e le conoscenze scientifiche sono radicalmente cambiate. Nel DL "Semplificazioni", paradossalmente, invece di rafforzare le strutture esistenti e aprirle alla trasparenza, hanno pensato bene di introdurre una seconda commissione, per i progetti del Piano Clima Energia. Altra complicazione più che semplificazione, come ammesso oggi dal Presidente della Commissione V.I.A.. Noi l'avevamo detto; ai problemi complessi come quelli propri di una procedura come la V.I.A. se si risponde pensando di dare risposte di questo tipo alla fine il sistema va in tilt come puntualmente avvenuto.

    Le associazioni come sempre sono aperte al confronto sulle regole: in un momento storico così delicato la partecipazione dei cittadini nelle scelte e la trasparenza sono fondamentali. Noi ci siamo.

    È stato preparato un video documentario su Amelia Pincherle, madre dei fratelli Rosselli. Il video comprende la lettura di testi tratti da articoli di Amelia pubblicati sulla rivista "Il Marzocco" negli anni compresi tra il 1904 e il 1913. Trattano dell'importanza del lavoro per le donne e dell'idea che le donne devono ottenere pari diritti per pari doveri, quindi in piena sintonia con i valori, ancora oggi, della Giornata internazionale della donna. È stato osservato che quello della "parità di salario per parità di lavoro" è stato "fino alla vecchiaia uno dei temi cardine dell'attività politico-culturale di Amelia". Il video comprende l'intervento di Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Rosselli, girato proprio nella casa che fu dei Rosselli a Firenze, ora sede di un istituto tedesco (nella foto).

    Con la formula della lettura a quattro voci femminili, ideato e montato da Gaetano Pacchi, il video è realizzato dalla Compagnia Teatrale "Attori & Convenuti", in collaborazione con l'Associazione Culturale "Arte e Arti" e la Fondazione Circolo Rosselli.

    Il video sarà presentato dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro l’8 marzo e potrà essere visto sul sito della Fondazione Circolo Rosselli, www.rosselli.org.  Poi anche su: Fondazione Studi, sul profilo Facebook "Attori Convenuti", sulla pagina Facebook "Attori & Convenuti - Compagnia Teatrale" e sulla pagina YouTube di "Arte e Arti".

    Un luogo dedicato a Amelia

    Anche il Quartiere 1 – Centro Storico di Firenze, per una strada o uno spazio pubblico intitolato a Amelia Pincherle Rosselli. In allegato l’ordine del giorno approvato dal Consiglio

    È stata accettata dalla commissione Toponomastica del consiglio comunale la proposta della Fondazione Circolo Rosselli, fatta propria dalla consigliera Barbara Felleca di dedicare un luogo di Firenze alla madre dei fratelli Rosselli. Entro marzo sarà scelto quale e la data di inaugurazione.

    Amelia Pincherle Rosselli (Venezia 1870, Firenze 1954), oltre ad essere stata la coraggiosissima madre dei fratelli Rosselli, è stata la prima donna drammaturgo dell'Italia unita.

    Zia di Alberto Pincherle, più noto come Alberto Moravia, sposata con Giuseppe Rosselli, ebbe tre figli: Aldo caduto nel 1916 nella Prima Guerra Mondiale dove si era arruolato come volontario, Carlo e Nello furono uccisi il 9 giugno 1937 a Bagnoles de l'Orne dalla Cagoule, su mandato del governo fascista italiano.

    Prima dell'avvento del fascismo (e delle leggi razziali che la colpiranno in quanto ebrea) Amelia Pincherle Rosselli scrisse e fece rappresentare drammi teatrali di successo sia in italiano che il veneto (era di famiglia veneziana).

    Totalmente solidale con l'attività politica antifascista condotta dai suoi figli Carlo e Nello, dopo la loro morte condusse le due nuore vedove i sette nipoti rimasti orfani in esilio in varie nazioni, fino al finale approdo negli Stati Uniti e al ritorno in Italia dopo la liberazione. È stata anche autrice di letteratura per l'infanzia. Presidente della sezione letteratura del Lyceum a Firenze fino alle leggi razziali.

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