Su HuffPost la lettera a Mario Draghi per istituire una Fondazione per la Creatività Scientifica, di Roberto Antonelli, Carlo Doglioni, Jacopo Meldolesi, Cesare Montecucco, Tullio Pozzan, Maurizio Prato, Giacomo Rizzolatti, Marco Tavani. Ne riportiamo un estratto e inseriamo il link all'articolo completo a fine articolo.

    "Indipendente e governata da scienziati per gli scienziati, con fondi pubblici e privati. Una proposta per rispondere al problema del sottofinanziamento della ricerca scientifica italiana".

    "I punti di forza e le novità per l’Italia di questa proposta si trovano nella natura pubblico/privata dei fondi con cui dovrà operare e nell’obiettivo di promuovere e potenziare la creatività scientifica italiana, espressa attraverso domande di finanziamento presentate da singoli per poter svolgere progetti di ricerca scientifica di base. Tale iniziativa, se ben organizzata e diretta, farà fare un salto qualitativo e quantitativo alla ricerca scientifica e alla cultura italiana, oltre a generare idee, proposte, modelli, nuovi materiali, farmaci, protocolli terapeutici che si tradurranno in innovazione culturale, industriale, sanitaria e sociale".

    https://www.huffingtonpost.it/entry/istituire-una-fondazione-per-la-creativita-scientifica-lettera-a-mario-draghi_it_602b67dcc5b680717eea0f13

    Giornate in corsa. Sfrecci in macchina. Controlli l’orologio, ma in realtà è ‘lui’ che ti controlla e detta i tempi. E ancora, corri verso un nuovo giorno o ti affanni per chiuderlo.

    Poi arriva il momento in cui decidi che devi soffermarti. Parcheggi. Nascondi l’orologio nella manica del cappotto e ti incammini verso un luogo, che è speciale.

    Il vento in faccia non ti ferma. Il cielo grigio, minaccioso, che porta il messaggio di un temporale imminente non è un ostacolo. Non può esserlo.

    Ti trovi davanti ad una cella, a Firenze. E’ la replica di quella della sezione B di Robben Island dove fu detenuto Nelson Mandela dal 13 giugno 1964 al 31 marzo 1982. Fu trasferito nella prigione di Pollsmoor e in seguito nella prigione di Victor Verster, dove fu rilasciato l’11 febbraio 1990.

    Guardi tra le sbarre. Gli occhi si soffermano sulla coperta ripiegata su se stessa, in un angolo, come se fosse dimenticata.

    Ti immagini la sofferenza, ma anche la forza e la tenacia di valori che oltrepassano il tempo. Insegnano. Ti offrono una direzione da seguire. Ogni giorno e ancora di più di questi tempi.

    “La memoria e il ricordo vanno alimentati- spiega Massimo Gramigni, Presidente del Nelson Mandela Forum, che è il “custode” di questo posto- perché sono colonne portanti della vita. Le parole di Madiba sono storia, fanno parte del presente e sono slancio per il futuro per le generazioni”.

    Il Mandela Forum, in una data simbolo, l’11 febbraio scorso, è diventato uno dei centri per la vaccinazione contro il Covid-19.

    Davanti a quella cella, 12 mesi fa esatti, si è ritrovato il mondo dello sport toscano per condividere le frasi di Mandela.

    Le immagini scorrono davanti agli occhi. E’ passato un anno, ma sembra il racconto di un’altra epoca.

    “Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe alla quale appartengono. Gli uomini imparano a odiare, e se possono imparare a odiare possono anche imparare ad amare, perché l’amore, per il cuore umano, è più naturale dell’odio “.

    Lo affermava Madiba. Ti accorgi che il tempo procede inesorabile, cambia le cose, ma non riesce a scalfire parole che vivono. Dimorano nel cuore.

    Quando ormai 28 anni fa ho iniziato a occuparmi di turismo accessibile, non si sapeva nemmeno come chiamarlo. Negli anni si è passati attraverso tante definizioni, Turismo per Disabili, Turismo Handicap, Turismo per tutti, ecc… fino ad oggi dove, ormai la maggior parte delle persone lo riconosce come Turismo Accessibile.

    Ovviamente la cultura, il periodo storico e le sensibilità personali hanno influito nella ricerca di sinonimi di “turismo accessibile”.

    L’evoluzione del linguaggio impone una evoluzione dei paradigmi associati, ma anche l’esperienza che abbiamo maturato in questi 13 anni di attività con Village for all, che ci ha portato ad offrire una nuova definizione.

    Parliamo di Ospitalità Accessibile e vi spiego il perché.

    Il settore turistico ha come primo mandato l’Ospitalità; l’attenzione alle esigenze dell’Ospite è uno degli standard internazionali più discussi, e valutato come elemento di qualità, anche se questa attenzione non ha mai avuto una declinazione verso l’accessibilità ed inclusione.

    Volendo sviluppare ad una definizione aggiornata che nasca dal mondo dell’Hospitality, Ospitalità Accessibile ci sembra l’evoluzione naturale e molto più vicina al DNA turistico, soprattutto perché ci permette di dare attenzione alle esigenze delle persone e non alle loro disabilità.

    Ospitalità Accessibile significa mettersi in relazione con l’Ospite (cliente della struttura ricettiva) e con le sue esigenze, creando un rapporto intimo e personale in una reciprocità di relazione. Questa, secondo me, è la grammatica dell’Ospitalità Accessibile.

    Turismo Accessibile

    In questi anni il turismo accessibile è sempre più spesso interpretato come il rispetto delle leggi sull’abbattimento delle barriere architettoniche ma le norme, complesse e di difficile interpretazione, non sono in grado di garantire la soddisfazione delle esigenze specifiche di ogni persona e delle diverse tipologie di disabilità, durante le proprie vacanze.

    Non è la disabilità a definire le persone e le loro esigenze e non possono esserlo le norme edilizie; quelle garantiscono un livello minimo prestazionale della struttura ricettiva, ma non la qualità dell’offerta turistica.

    Vogliamo fare un esempio?

    Un bagno “a norma” non è garanzia che ogni persona con qualsiasi tipologia di disabilità si trovi a proprio agio, senza considerare il carico di “estetica ospedaliera” a cui è spesso associata l’installazione di servizi “per disabili”: la rende non attraente sia dal punto di vista del design che dalla vera e propria funzionalità per tutti. Provate poi a immaginare quale sarà la reazione di un turista “non disabile” quando si vede assegnare una camera con queste caratteristiche. Lo sanno bene gli imprenditori che spesso devono riconoscere uno sconto, o servizi aggiuntivi, per compensare un ospite che si sente trattato “da disabile”.

    Accessibile Vs Ospitale

    Va da sé che c’è differenza tra essere Accessibili e essere Ospitali. Prendendo queste due parole singolarmente hanno ciascuna un proprio significato, ma se noi associamo all’Ospitalità anche l’Accessibilità abbiamo prima di tutto l’espressione di una qualità superiore di accoglienza.

    Ospitalità Accessibile significa innalzare lo standard qualitativo dell’Ospitalità alla sua massima espressione perche è “per Tutti”.

    Conosciamo tutti luoghi “accessibili a norma” dove la capacità di accogliere ed essere ospitali è completamente assente; quei luoghi dove non torneresti nemmeno per bere un caffè!

    Per contro, ci sono posti che, magari non sono molto accessibili ma la cordialità e l’attenzione che abbiamo ricevuto, insieme alla capacità di comprendere le specifiche esigenze, fanno superare ogni barriera.

    Le persone disabili che fanno turismo, sono turisti! Per questo è necessario un cambio di paradigma nel mondo del turismo.

    Quali sono gli strumenti necessari per offrire una Ospitalità Accessibile

    Per prima cosa, possiamo dire che non avremo mai tutte le risposte a qualsiasi domanda, ma è importante avere le conoscenze e competenze necessarie per poter affrontare le esigenze del nostro Ospite; prima di tutto essere disponibili a fare le migliorie necessarie e possibili, acquisendo la capacità di interagire con il nostro Ospite per accogliere e cogliere, eventuali esigenze. Un’altra cosa importante è quella di saperlo informare correttamente e oggettivamente di ciò che possiamo offrire, così da essere sicuri di rendere le persone protagoniste delle loro vacanza. 

    Le persone disabili che fanno turismo sono turisti perché 

    • rappresentano un mercato di 127 milioni di persone, 
    • non vanno mai in vacanza da sole, 
    • vanno in vacanza più volte all’anno, 
    • fanno più di una vacanza all’anno di oltre 10 giorni 
    • hanno una capacità di spesa giornaliera, oltre il pernottamento, di 120 € procapite.

    Per accogliere questi Ospiti, questi turisti, bisogna quindi saper offrire una qualità che non sia il solo rispetto delle leggi sulle barriere architettoniche.

    Per saperne di più puoi approfondire a questi link:

    Hotel per disabili oppure Hotel per tutti? – link https://bit.ly/HperT_V4A

    Formazione e Linee Guida per il Turismo Accessibile - http://bit.ly/Formazione_TA 

    Per saperne di più sul nostro nuovo Autorevole Editorialista Sergio Cusani, riportiamo in questo articolo un brevissimo stralcio dal suo colloquio con il giornalista Paolo Colonnello, su La Stampa di oggi, martedì 16 febbraio 2021. Domani Cusani firmerà il suo primo editoriale per Angelipress, mentre da oggi, in esclusiva su RaiPlay va in onda "Ossi di seppia", con Tangentopoli in primo piano. Una valanga che travolge l’Italia e che si trascina dietro il mondo politico ed economico. Un era burrascosa della storia giudiziaria del nostro Paese, iniziata il 17 febbraio 1992 con l’arresto di Mario Chiesa. È uno scandalo, ed è il tema della sesta puntata di “Ossi di Seppia, il rumore della memoria”. Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio a Milano, viene sorpreso mentre intasca una tangente di 7 milioni di vecchie lire da una ditta di pulizia, per assicurarsi un appalto. Scoppia Tangentopoli. Confessioni dopo confessioni, Chiesa riconoscerà di far parte di un sistema di corruzione che incassa tangenti sugli appalti pubblici, prassi consolidata fra i partiti, messi sotto inchiesta. I magistrati del team Mani Pulite sono acclamati come degli eroi dalla gente comune. Mentre politici abituati ai riflettori si trovano alla gogna. E strumenti come gli arresti domiciliari e il carcere assumono un significato di rivalsa e vendetta contro il sistema. A raccontare questo breve ma intenso periodo storico è Sergio Cusani, imputato simbolo di Mani Pulite, condannato all’epoca a 8 anni di reclusione. Un racconto seriale emozionale e immersivo, rivolto alla Generazione Z e ai Millennials, un antidoto per frenare la perdita della memoria collettiva.

    Da La Stampa

    "A 29 anni da Mani Pulite parla il finanziere divenuto simbolo di un'epoca. Cusani: «La mia condanna fu un dono. Morto Gardni, toccava a a me pagare. Ciò che ho ricevuto, penso di aver restituito», scontando fino all'ultimo giorno i 6 anni di prigione cui venne condannato. […] Una riflessione che interroga sul ruolo del carcere e sul ruolo della giustizia, in defintiva sul senso della vita. «Il carcere - dice Cusani - è il cadavere degli armadi della società, il suo scheletro, il suo dolore»".

    Era il 19 Febbraio 1986 quando Elio Cirimbelli e Serena Dalla Pozza presentavano in conferenza stampa la nascita della Associazione Separati Divorziati ASDI anche a Bolzano.

    L'ASDI  si era costituita già a Roma qualche anno prima ,I fondatori furono ,Daniele Ferlito  Avvocato, Edoardo Giusti Psicologo e Psicoterapeuta e Cochi Ponzoni ed un gruppo di amici.
    Prima di costituire l'Asdi a Bolzano, Cirimbelli , dopo la sua separazione risalente al 1979 si era occupato sempre con Serena Dalla Pozza della triste piaga dell'alcolismo al CRA ,Centro Recupero Alcolisti fondato da Cesare Guerreschi.
    Va detto però che già nel 1985 avevano aperto a Bolzano in un ufficietto in Piazza Erbe, un Centro di ascolto che chiamarono Studio 3C che significava conoscere , conoscersi, comunicare.
     
    Già allora si erano accorti di quanto le persone erano sole.
    Si formavano gruppi di persone , molto eterogenee  come età, cultura e di sesso diverso che si riunivano parlando del loro vissuto ma soprattutto della loro " solitudine ".
    Erano persone prevalentemente storir cite magari da " brutte " separazioni e che faticavano ad accettere ed a elaborare il " lutto " di un distacco .chi si rivolgeva a noi era alla ricerca di un partner e rischiavamo di essere scambiati per una sorta di Agenzia matrimoniale.
    Cosa che non volevamo assolutamente.
     
    Fu proprio in quegli anni che mi venne tra le mani un libro di Edoardo Giusti " L'arte di separarsi "
    dove l'autore raccontava la nascita dell'ASDI a Roma.
    Lo andai a trovare ed in quella occasione conobbi Daniele Ferlito e Chochi Ponzoni che conoscevo solo attraverso le sue apparizioni in Tv ed in teatro con Cochi e Renato  me ne ritornai a Bolzano e con la loro autorizzazione l'anno dopo costituimmo una Sede Asdi anche nella nostra città. 
    Iniziammo con una Psicologa , Serena dalla Pozza che è ancora con noi, alcune Assistenti Sociali che ci davano una mano , facendo come noi tutti puro volontariato, un paio di Avvocati , tra i quali David Biasetti che collabora ancora con noi, un Sacerdote e naturalmente il sottoscritto .
    Allora avevo frequentato un corso di Caunseling.
     
    Senza l'aiuto prezioso di Serena, Helga, Francesca , Giorgio che insieme a me fornirono proprie garanzie in banca per avere un affidamento di 50 milioni delle vecchie lire aprimmo la prima Sede ed iniziammo concretamente ad operare per qualche pomeriggio la settimana . Per noi come avevo già detto era puro volontariato, noi tutti avevamo il nostro lavoro.
    La svolta avvenne dopo un paio di anni quando bussai alla porta del compianto Assessore Otto Saurer .....
    Le dissi .....Caro Assessore cosa farebbe lei se un giorno aprendo la corrispondenza  trovasse una lettera di un Avvocato che le preannuncia la volontà di sua moglie di volersi separare...molte volte le separazioni iniziano così....
    Il primo contributo allora fu di circa 12 milioni.
    Iniziammo così a lavorare assumendo anche due Assistenti Sociali.
    Ho sempre ritenuto che la prima forma di aiuto sia l'ascolto .
    Ancora oggi è così. 
     
    É fondamentale ascoltare, accompagnare le persone  nell'affrontare percorsi dolorosi come può essere una separazione , molte volte non voluta ma solo " accettata ".
    L'equipe dell'Asdi cresceva, di numero ma soprattutto di professionalità.  Corsi di formazione, Master,  corsi di specializzazione  e di Mediazione Familiare.
    In un libricino che stampammo dopo 10 anni , Saurer scrisse : " A l'Asdi va riconosciuto il merito di essere stato il primo Servizio specializzato sul territorio provinciale e noi aggiungiamo nazionale ad occuparsi in modo professionale della sofferenza di cui rimane vittima un nucleo famigliare quando giunge al termine del suo percorso comune".
    Siamo stati sempre i precursori, gli apripista nel prevedere e nell'occuparsi delle conseguenze , del prima del durante e del dopo separazioni.
    Prima casa accoglienza per genitori/papà separati, 
    Gruppi di auto mutuo aiuto  
     
    Progetti pilota :
    Patchwork Family
    Famiglie miste , multi culturali 
    Famiglie in difficoltà quando c'è una malattia in famiglia.
    Nel 1997 diventiamo anche Centro di Mediazione Familiare.
    Grazie a noi nel 2001 la Giunta Provinciale delibera che la Mediazione Familiare sia riconosciuta come Servizio Sociale.
    Questa è la mia battaglia affinché il percorso di Mediazione Familiare entri nel nostro Ordinamento Giuridico nelle separazioni altamente conflittuali.
    Non obbligatoria ma incoraggiata. 
    Con la ex Ministra Bonetti ne stavamo parlando oltre ad altre cose ma purtroppo non è più al Governo.
    Vedremo di ricominciare con chi sarà il o la nuova Ministra. 
    Ora l'Asdi in base alle normative che regolamentano il terzo settore  ,  ha cambiato il proprio Statuto ed è diventata " Centro di Mediazione Familiare A.S.DI  " ODV.
    È e rimane comunque una Associazione di volontariato ,no Profit che si avvale di personale volontario ma anche di personale altamente qualificato ed al passo con i tempi.
    Assistenti Sociali, Mediatori Familiari, psicologhe e psicoterapeute,  Conduttori di Gruppi di parola per figli di genitori separati ed avvocati matrimonalisti.
    Non semplice condensare in una pagina di giornale 35 anni di cammino.
    Ho tralasciato di raccontare le battutine e battutacce che mi sono personalmente toccate.
    Non ho raccontato delle mie battaglie per sensibilizzare la Chiesa cattolica ad accogliere i divorziati risposati come una madre che accoglie e non come una madre che punisce .
    Incontri a Roma con il Papa e con alcuni Cardinali .
     
    Non immaginate la mia gioia quando si concluse il Sinodo per la famiglia con il documento di Papa Francesco che permette alle " nuove coppie " alle nuove famiglie di accedere ai Sacramenti dopo un cammino penitenziale. il prossimo anno lascerò il timone, ma sono sicuro che l'Asdi andrà avanti sempre con l'entusiasmo che in questi anni ho saputo trasmettere alle mie collaboratrici e collaboratori ma anche alle tantissime tirocinanti che abbiamo avuto.
    E che " la ragione del sapere non superi mai la ragione del cuore".
    Sono altresì sicuro che la Provincia, l'agenzia per la famiglia , il Comune di Bolzano,  Ufficio Famiglia Donne e Gioventù  la ASSB e l'ASL continueranno a dimostrarci la loro fiducia e il loro sostegno.
     

    In programma il quinto appuntamento di Mosaico Roma, promosso dalla Rete dei Numeri Pari e dedicato al tema del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e alle proposte per pianificare oltre l’emergenza il futuro di Roma Capitale.

    Dalle ore 18:00 alle 20:00 sui canali social e sul sito della Rete dei Numeri Pari sarà possibile seguire in diretta l’iniziativa. Un incontro in cui si parlerà del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, mettendo alla luce le esigenze e gli obiettivi strategici indicati dal NGEU e avanzando proposte concrete per Roma Capitale. Le ingenti risorse messe a disposizione per il nostro Paese - circa 224 miliardi di euro - dovranno seguire le esigenze e gli obiettivi strategici indicati dal NGEU al fine di superare la crisi economica, sociale, ambientale e sanitaria e rischiano di essere utilizzate per scopi opposti agli obiettivi enunciati o di non essere spese.

    All’iniziativa parteciperanno tra gli altri: Fabrizio Barca - portavoce Forum Disuguaglianze Diversità, Giuseppe De Marzo -  coordinatore nazionale della Rete dei Numeri Pari, Eugenio Ghignoni - CGIL Roma e Lazio, Clara Habte e Daniela Patti - Eutropian, Valerio Lembo - SCuP, Nino Lisi - Ass. Cittadinanza e minoranze,  Paula Marques - Assessora del Comune di Lisbona, Elisa Sermarini - Libera, Maurizio Simmini - presidente Cooperativa Sociale ISKRA.

    Tornano le iniziative di #ITALIAEBRAICA, il progetto che riunisce i musei ebraici italiani.

    La nuova serie di eventi online, inaugurata sulla piattaforma Zoom lo scorso dicembre, ci conduce alla scoperta della straordinaria ricchezza del patrimonio culturale ebraico.

    Ogni mese due musei per volta saranno i protagonisti di un episodio e costruiranno insieme un unico racconto che avrà al centro i beni culturali ebraici italiani, le persone, le famiglie, gli usi e i costumi che li accomunano. Il dialogo metterà in luce l’intreccio di storie che legano una comunità all’altra.

    Il terzo appuntamento, previsto oggi  18 febbraio alle 18.30, è dedicato alla Sinagoga di Firenze e alla Sinagoga di Torino e alla storia dei quartieri ebraici delle due città dopo l'apertura dei ghetti e l'Unità d'Italia.

    Torino e Firenze cambiarono significativamente il loro assetto urbanistico quando vennero scelte come capitali del Regno, rispettivamente dal 1861 al 1864, la prima, e dal 1864 al 1871, la seconda. Le due sinagoghe contribuirono al rinnovamento delle città: imponenti, monumentali, in linea con il gusto architettonico del tempo divennero il simbolo dell'ingresso degli ebrei italiani nella società. 

    Intervengono:

    Dora Liscia Bemporad - Direttore del Museo Ebraico di Firenze

    Baruch Lampronti - Comunità Ebraica di Torino

     

    Iscrizione all'evento: https://i7a2c.mailupclient.com/frontend/forms/Subscription.aspx?idList=1&idForm=48&guid=aafa5375-bcf1-4e06-965a-e3a98b626156

    La sorridente sveglia d’oro di Pietro fa crescere tutti. Puntuale segna il tempo, anzi, l’amico tempo. Che non è né troppo poco né troppo tanto, ma scorre come la vita, come l’acqua nel fiume o il sangue nelle vene… scorre e fa scorrere la vita intorno a sé, con un bambino che lo tifa e l’altro che si lascia accarezzare… Non è inesorabile questa danza, sembra quasi irresistibile. Non è triste, è coinvolgente. Non è qualcosa che fa invecchiare, ma fa saltare e ringiovanire come un ritmo musicale travolgente e incontenibile. 

    È difficile, nel nostro tempo, guardare allo scorrere dei giorni e delle ore con serenità profonda: i ritmi della vita non sono più così saldamente nelle nostre mani, la nostra libertà di prenderci del tempo è amputata con aggressività, la vita ci sfugge più di prima… è proprio complicato, oggi, farci accarezzare dall’amico tempo…  

    La sveglia di Pietro ci regala un piccolo segreto: più che poter decidere se il tempo dei nostri giorni sia bello o  brutto, possiamo decidere se sia nostro  o no. Se lo vogliamo come amico o pensiamo che sia inutile. Se vogliamo accettare che comunque, come il tempo, la vita è una danza e prendere il ritmo è sempre  possibile.  

    C’è una cosa da fare se vogliamo che il tempo torni nostro: andare più in su, come suggerisce il braccio alzato e l’indice puntato della sveglia d’oro. Non aspettare a crescere, ma  farlo adesso.  Non essere intorpiditi, ma svegli. Non buttarci giù, ma rialzarci. Usare il tempo per il di più, ogni di più che ci è possibile: saremo noi, allora, a diventare d’oro. 

    Il 19 febbraio un evento dalla Sala Zuccari del Senato con, tra gli altri, il Prefetto di Roma Piantedosi, lo scrittore De Giovanni e altre personalità, per ricordare l’alfabeto ancora oggi indispensabile e insuperato come strumento di inclusione, autonomia e accesso all’istruzione e alla cultura.

     

    Il 21 febbraio si celebra la Giornata nazionale dell’alfabeto Braille, che ha cambiato completamente il modo di vivere di milioni di persone con disabilità visiva. Ancora oggi è uno strumento indispensabile e insuperato con cui i non vedenti possono scrivere, leggere e comunicare, e quindi imprescindibile per la loro integrazione nel tessuto sociale, scolastico, lavorativo e culturale di qualsiasi comunità.

    L’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI), l’organizzazione nazionale che rappresenta le istanze di circa 2 milioni di cittadini ciechi assoluti e ipovedenti, intende valorizzare  l’importanza del Braille attraverso un evento nazionale organizzato insieme al Club Italiano del Braille dal titolo “Braille: via maestra per l'inclusione e l’accesso alla cultura”. L’evento, che si terrà venerdi 19 febbraio in modalità online e a partire dalle ore 10:00, sarà l’occasione per approfondire lo studio e l'insegnamento del Braille, insieme alle sue molteplici applicazioni pratiche - che vanno dalla musica alla matematica all’apprendimento delle lingue straniere – e la sua imprescindibilità nel percorso di inclusione sociale e autonomia culturale delle persone disabili visive.

    Tra le varie personalità che prenderanno parte all'evento, da segnalare il Presidente dell'UICI Mario Barbuto e il Presidente del Club Italiano del Braille Nicola Stilla, i saluti delle Istituzioni, tra cui il Prefetto di Roma Matteo Piantedosi, e la direttrice Farida Saidi-Hamid del Museo Casa Natale di Louis Braille a Coupvray nell’Ile De France e del Museo italiano Braille presso l’Istituto Ciechi di Milano.  L’iniziativa sarà ricca di testimonianze di grande impatto. Tra queste, i momenti dedicati al  mondo della scuola con alcuni docenti che hanno coinvolto nell’apprendimento del Braille anche classi di alunni normodotati; le sessioni di lettura alternata tra scrittori di fama come Maurizio De Giovanni e narratori non vedenti; alcune esecuzioni musicali con esperienze di giovani musicisti non vedenti che solo attraverso il Braille hanno potuto dare seguito alla loro passione artistica; testimonianze di studenti che racconteranno del rapporto tra Braille e matematica, proiezioni di video e molto altro. Nel corso dell’evento saranno anche presentati i nuovi Lego Braille Bricks come esempio di gioco didattico accessibile anche ai ciechi e utile anche per imparare il sistema Braille.

    Il Braille è basato su 6 punti in rilievo che possono combinarsi per rappresentare lettere dell’alfabeto, numeri, segni di interpunzione, simboli matematici, informatici, musicali e chimici e venne inventato nel 1829 da Louis Braille. La valorizzazione di questo sistema è di particolare importanza in questo momento di emergenza sanitaria in cui prevale il ricorso alla didattica a distanza. Una situazione che mette ancora più in evidenza la necessità di rafforzare competenze e ruolo degli insegnantianche per quanto riguarda la conoscenza del Braille, e di ridurre il peso per le famiglie nell’attività di affiancamento ai figli che studiano in casa, e in particolare per le donne su cui ricade generalmente questa attività, e che in presenza di un figlio disabile aumenta esponenzialmente.

     

    Arrivano anche in Italia i LEGO Braille Bricks: i celebri “mattoncini” diventano strumento di  didattica e inclusione grazie alla collaborazione fra LEGO Foundation, Federazione  Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus e Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti  Onlus 

    LEGO Foundation, fucina di idee del Gruppo LEGO, lancia in tutto il mondo un’iniziativa di didattica  e inclusione: i famosi mattoncini da costruzione LEGO (i bricks) sono stati adattati per poter essere  utilizzati dai bambini ciechi e ipovedenti. Su ogni mattoncino i sei “bottoni” per l’incastro dei pezzi  sono disposti in maniera da rappresentare le lettere e i numeri del codice di scrittura e lettura  Braille.  

    Lo scopo di questo innovativo progetto sociale è di rivolgersi non solo ad un pubblico di bambini  ciechi ed ipovedenti, ma a tutti i bambini affezionati a questo intramontabile gioco. I numeri e le  lettere sono infatti riprodotti su ogni mattoncino anche mediante i comuni caratteri tipografici. Un  sussidio didattico veramente inclusivo da condividere fra ciechi e vedenti.  

    Le confezioni di LEGO Braille Bricks, prodotte per ora in tredici lingue grazie alla collaborazione di  numerose Istituzioni per Ciechi internazionali, sono distribuite da LEGO Foundation gratuitamente  a tutti i 20 paesi che partecipano al progetto. Del prototipo italiano, supervisionato e testato  dall’Istituto dei Ciechi “Cavazza” di Bologna, è stata avviata in Danimarca la produzione, e parte dei  kit sono già arrivati a Roma, presso il Centro di Produzione del Materiale Didattico della  Federazione. Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus. 

    La Federazione, in collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, individua i  beneficiari del progetto, prediligendo le istituzioni culturali impegnate in ambito pedagogico. Il  piano di distribuzione, che in ogni paese partecipante al progetto deve escludere la  commercializzazione, predilige i disabili della vista ma punta a raggiungere un numero di fruitori  più vasto. Lo spirito del progetto è infatti da un lato quello di creare una comunità di users in grado  di scambiarsi idee pedagogiche, e dall’altra di contribuire a creare momenti inclusivi di  apprendimento. 

    Come sottolinea il Presidente della Federazione Rodolfo Masto “per tutti i bambini è importante  poter sviluppare la motricità fine, la quale favorisce il controllo delle mani e delle dita, elemento  essenziale per lo sviluppo delle competenze esplorative e per un positivo potenziamento cognitivo.  In particolare i giovanissimi disabili visivi attraverso questo innovativo strumento avranno  un’ulteriore occasione per sollecitare la crescita qualitativa della tattilità. La Federazione  Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi è particolarmente lieta di prendere parte a questo progetto e  si impegna per la sua più ampia diffusione.” 

    Il Presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Mario Barbuto, sperimentando in  anteprima i bricks ha così commentato: “Si tratta di una bellissima invenzione. Con questi  mattoncini è possibile sia apprendere il braille che svolgere attività di progettazione. E i compagni  dei nostri alunni non vedenti possono condividere le stesse attività didattiche! Perché al carattere  braille si associa il corrispettivo carattere nel tradizionale alfabeto di tutti. Tutti quindi possono  esercitarsi nel comporre parole, scrivere, o esercitarsi in attività di creazione tridimensionale,  come costruire torri o piramidi, insomma tutto quello che la fantasia di un bambino può concepire,  con grande divertimento e felicità per tutti.” 

    LEGO Foundation lavora al progetto con un team di pedagogisti, e mette a disposizione sul sito  dedicato www.legobraillebricks.com un’ampia serie di materiali ludico-didattici per esercitarsi con  i Braille Bricks. È inoltre attiva una pagina Facebook e molti paesi del mondo stanno contribuendo  a diffondere un messaggio comune. L’obiettivo? Learning Through Play! 

     

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