Dall’8 al 26 febbraio 2021, in occasione del Giorno del Ricordo che si celebra il 10 febbraio, le vetrine dell’Ufficio relazioni con il pubblico del Consiglio regionale (in via Arsenale 14G angolo via Lascaris a Torino) ospitano i sedici pannelli espositivi della mostra fotografica 'L’Istria, l’Italia, il mondo. Storia di un esodo: istriani, fiumani e dalmati a Torino'.

    “La tragedia delle foibe e l’esodo dall’Istria e dalla Dalmazia sono una ferita sulla quale nel nostro Paese era stata stesa per troppo tempo una densa cortina di silenzio - dichiara il presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia - Una vicenda terribile e drammatica, carica di significato e di storia, segnata dal dolore, dalle paure e speranze delle decine di migliaia di persone che hanno vissuto quell’intricato momento storico, caratterizzato dallo scontro tra nazionalismi feroci ed esasperati. Le istituzioni e tutti coloro che ricoprono responsabilità pubbliche hanno il compito di promuovere ogni iniziativa utile alla memoria di quella orribile vicenda”.

    La mostra 'L’Istria, l’Italia, il mondo', curata da Enrico Miletto, affronta il tema della partenza forzata nel 1947 degli italiani dalle terre d’origine sulla costa jugoslava, dell’arrivo e dell’accoglienza, prima in Italia e poi a Torino, della vita nei campi profughi cittadini e nelle Casermette di Borgo San Paolo, il trasferimento nelle 'case rosse del villaggio di Santa Caterina nel quartiere di Lucento, l’inserimento nel tessuto cittadino, il lavoro e il tempo libero dei profughi. Un viaggio che dà voce alla storia di un’intera comunità che è riuscita ad integrarsi nella realtà torinese, pur mantenendo vivo nel tempo il significato delle proprie origini.

    Il progetto da cui è nata la mostra è stato realizzato dall’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea di Torino (Istoreto), in collaborazione con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia.

    Si terrà mercoledì 10 febbraio 2021 una cerimonia presso la prefettura di Agrigento in occasione del "Giorno del Ricordo" nel ricordo delle vittime delle foibe, durante l'esodo dei cittadini italiani dell'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.

    Alle 11, presso il Palazzo del Governo di Agrigento, il prefetto Maria Rita Cocciufa consegnerà una medaglia conferita dal presidente della Repubblica alla memoria di un cittadino originario della provincia.

     

    È morto per Covid a 87 anni Franco Marini, ex presidente del Senato, ministro del Lavoro, segretario generale Cisl e Segretario nazionale del Partito popolare italiano. La notizia della scomparsa è stata data su Twitter da Pierluigi Castagnetti: "Uomo integro, forte e fedele a un grande ideale: la libertà come presupposto della democrazia e della giustizia. Quella vera".

    Eternamente grati per tutto ciò che Marini ha fatto per Angelipress nel corso degli anni, durante la giornata vi daremo ulteriori approfondimenti.

    La Fondazione the Brass Group celebra  la Giornata del ricordo dedicata alle vittime delle foibe, e attraverso i propri canali si fa promotrice di una iniziativa in streaming quale contributo per la memoria di questi tragici avvenimenti storici. Un contributo che intreccia alcuni brani eseguiti dall’Orchestra Jazz Siciliana e una testimonianza a cuore aperto di Rosario Modica, un sopravvissuto alle foibe grazie all’intervento del padre, l’ammiraglio Domenico Modica di origini siciliane. Il contributo contiene anche l’intervista alla figlia di Rosario, Chiara Modica Donà dalle Rose, mecenate della cultura e dell’arte oltre che avvocato di diritto internazionale e della tutela dei diritti umani, che ricorda i racconti del padre appena quattordicenne, vissuti durante quel terribile periodo che fa parte della nostra storia.

    Il Brass dedicherà dei brani in memoria delle vittime del Giorno del ricordo e a tutti coloro che ne hanno vissuto la sofferenza. Il programma musicale, che vede l’ Orchestra Jazz Siciliana diretta dal maestro Domenico Riina, prevede il brano “How Far Can You Fly” eseguito da Vito Giordano al flicorno con l’arrangiamento di Ignazio Garsia. Seguono altri due brani eseguiti da Giuseppe Milici, il primo “The Shadow Of Your Smile” orchestrato sempre da Ignazio Garsia e il secondo ,“The Summer Knows” con l’arrangiamento del maestro Antonino Pedone.

    Il contributo  sarà trasmesso in streaming sui canali social della Fondazione The Brass Group pagina facebook, Youtube, sito www.brassgroup.it. Infoline Fondazione The Brass Group: 091 778 2860 - 3312212796, This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it., www.brassgroup.it. 

    Per 23 anni a capo del Dipartimento dei Giusti dello Yad Vashem, sotto la sua direzione sono stati riconosciuti oltre 18 mila Giusti. Da oggi sarà in prima linea per la nascita di Giardini dei Giusti negli Stati Uniti.  

    Gariwo è lieta di annunciare che Mordecai Paldiel, dal 1984 al 2007 direttore del Dipartimento dei Giusti tra le Nazioni allo Yad Vashem di Gerusalemme, è entrato a far parte della squadra degli ambasciatori della Fondazione. 

    Nato nel 1937 in Belgio da una famiglia hassidica di origine polacca, durante la persecuzione nazista riuscì a salvarsi grazie a un prete cattolico che condusse clandestinamente la sua famiglia in Svizzera.

    Tra i più grandi esperti mondiali di Shoah e di Giusti fra le Nazioni, Paldiel ha scritto volumi fondamentali per la comprensione dell’argomento, tra i quali The Path of the Righteous: Gentile Rescuers of Jews during the Holocaust, Whosoever Saves One Life: The Uniqueness of the Righteous Among the Nations, Sheltering the Jews: Stories of Holocaust Rescuers e German Rescuers of Jews: Individuals versus the System. 

    Al centro del suo pensiero c’è l’importanza di onorare i non-ebrei che salvarono gli ebrei durante la Shoah e di considerare queste gesta modelli straordinari di comportamento umano, partendo dal lascito di Moshe Bejski, di cui è stato amico e strettissimo collaboratore. Nel corso della sua direzione, lo Yad Vashem ha riconosciuto ben 18 mila Giusti tra le Nazioni. 

    “Per Gariwo è un onore che uno straordinario studioso delle storie dei Giusti come Paldiel, che è stato un grande artefice del giardino di Yad Vashem possa collaborare con noi attraverso il suo apporto storico e scientifico e darci un contributo per la diffusione dei giardini nel mondo e in particolare negli Stati Uniti”, ha affermato il presidente di Gariwo Gabriele Nissim.

    Recentemente Mordecai Paldiel è intervenuto nel dibattito internazionale sulla possibilità, per gli ebrei, di ricevere il titolo di "Giusto fra le Nazioni”, dicendosi totalmente favorevole a tale apertura. Ha inoltre da sempre sostenuto l’idea dell’onorare coloro che hanno salvato vite umane negli altri genocidi della storia. Attualmente Mordecai è parte del consiglio di amministrazione della Sousa Mendes Foundation che, su sua indicazione, ha recentemente nominato il Presidente di Gariwo Gabriele Nissim membro del suo consiglio consultivo.

    “Sono orgoglioso di diventare ambasciatore di Gariwo”, ha spiegato Paldiel. “La mia speranza è di poter incontrare la squadra di Gariwo per ragionare sulle questioni a noi care e per visitare, finalmente, il Giardino dei Giusti di Milano”.

    E' stato presentato questa mattina, venerdì 5 febbraio, il programma delle iniziative organizzate dal Comune di Pisa (in collaborazione con Prefettura di Pisa, Provincia di Pisa e comitato provinciale Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia) per il prossimo 10 febbraio in occasione del Giorno del Ricordo 2021. Un appuntamento istituito con la legge 30 marzo 2004 dal parlamento italiano per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

    "Sono molte le iniziative che la nostra amministrazione ha voluto organizzare per celebrare questa significativa ricorrenza - ha dichiarato il vicensindaco, Raffaella Bonsangue - furono infatti oltre 250mila gli esuli dell’Istria, della Dalmazia e della città di Fiume che, in conseguenza di un trattato di pace particolarmente gravoso per l'Italia, dovettero abbandonare le loro terre, lasciandosi alle spalle dolore e morte, nella drammatica ed assoluta incertezza del proprio futuro e di quello delle loro famiglie. A muoverli non fu solo il pericolo elle violenze titine ma, soprattutto, la ferma volontà di non rinunciare alla propria identità nazionale: erano e volevano restare Italiani".

    Il vicesindaco illustra gli appuntamenti della celebrazione: "Oltre ad uno striscione che verrà esposto dal balcone di Palazzo Gambacorti, il programma prevede un momento di celebrazione per ricordare le vittime di questa tragedia al cimitero suburbano di via Pietrasantina. Si svolgerà poi un consiglio comunale straordinario dedicato al tema. Infine verrà intitolata la rotatoria tra via Maccatella e via di Cisanello a Norma Cossetto: una giovane studentessa che abitava in quel difficile confine orientale che fu catturata, seviziata e torturata per poi essere gettata, probabilmente ancora viva, nel buio profondo di una foiba. Una figura alla quale il presidente della Repubblica Ciampi ha conferito nel 2005 la medaglia d’oro al valore civile".

    Per continuare a leggere:  https://www.pisatoday.it/cronaca/giorno-ricordo-2021-programma-iniziative-pisa-10-febbraio-2021.html

    Continua in questa settimana il ciclo di quattro Webinar promossi dalla Fondazione Circolo Rosselli in collaborazione col Censis per l’approfondimento dei contenuti della relazione sullo stato sociale del Paese 2020.

    L’incontro di questa settimana, oggi Giovedì 11 febbraio alle ore 17 sarà dedicato alla riflessione sul tema dei ristori e delle loro conseguenze. “Nell’anno della bonus economy”, il titolo del webinar. Il tema sarà affrontato da Marco Baldi, responsabile area Economia e territorio del Censis; Antonella Di Bartolo, dirigente scolastico all’Istituto Sperone-Pertini di Palermo; Federico Gelli, coordinatore dell’Unità sanitaria di crisi della AUSL Toscana Centro per l’emergenza pandemica; Stefano Grassi, avvocato e costituzionalista dell’Università di Firenze e Mariella Zoppi, professore emerito di architettura dell’ateneo fiorentino.

    Il webinar viene trasmesso sulla piattaforma Zoom (https://us02web.zoom.us/j/327598981) e sulle pagine Facebook della Fondazione Fratelli Rosselli e del Censis.

    Zoom: https://us02web.zoom.us/j/327598981

    Pagina Facebook Fondazione Circolo Rosselli (Spazio QCR): https://www.facebook.com/FondazioneCircoloRosselli/?ref=bookmarks

    Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/859912014804667?active_tab=about

    Ospiti di Paola Severini Melograni, Stefano Bruno Galli, assessore all'autonomia e alla cultura della regione Lombardia e Pietro Cociancich, giovane attivista e appassionato di poesia in lingua. 
    Nella puntata verrà ricordato Franco Loi, il più grande esponente della poesia in dialetto milanese scomparso il 4 gennaio scorso. 
    Loi,  nato a Genova da padre sardo e da madre emiliana, componeva pero poesie in "un milanese parlato a Milano negli anni cinquanta, quando per le immigrazioni, per i precisi cambiamenti di ordine sociale, la lingua non aveva più un suo tessuto fermo, chiuso, ma era completamente aperta, il milanese, in quel momento era una vera e propria lingua, culturalmente aperta a tutte le esperienze". 
    Riproporremo anche la voce di Franco Loi dall'intervista rilasciata a Paola Severini Melograni per la trasmissione "Un Popolo di Poeti". 

    Per contattare la redazione dei programmi, che si potranno scaricare in podcast dal sito di Radio Rai Gr Parlamento, scrivete a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

    Cosa sono i disturbi dello spettro autistico, come si possono riconoscere i segnali di un possibile disturbo, e come possono essere gestiti in ambito scolastico? Questi i punti chiave del primo corso di formazione per insegnanti 'Autismo, un approccio integrato alla complessita' del problema', organizzato gratuitamente dall'Istituto di Ortofonologia (IdO).

    Quattro giornate di approfondimento sul tema, di cui l'ultima si e' tenuta venerdi', che fino ad oggi hanno totalizzato piu' di 32.000 visualizzazioni. Numeri che dimostrano quanto il tema sia sentito. Il corso IdO, infatti, si e' proposto un duplice obiettivo: sostenere i docenti nel trovare le modalita' con cui interagire con il bambino, sia nei momenti di relazione sia in quelli della didattica, e supportarli nell'affrontare emotivamente il deficit comunicativo-relazionale.

    Tra i relatori dell'ultimo appuntamento del primo ciclo Simona D'Errico, logopedista e psicomotricista; Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie IdO; e Paolo Pace, responsabile dell'Unita' operativa di Psichiatria infantile dell'Asp di Castelvetrano.

    L'IdO ha in programma anche un secondo corso di formazione gratuito dal titolo 'Autismo: proposte operative per l'intervento inclusivo a scuola' che partira' venerdi' 19 febbraio. Nel secondo corso verranno fornite, oltre alle competenze di base sui disturbi dello spettro autistico, diverse proposte operative e strategie didattiche calibrate sull'espressivita' della sintomatologia autistica che si verifica in classe e sull'utilizzo di modalita' e interventi che siano consoni al momento evolutivo dello studente e alle sue espressioni comportamentali.

    Il corso avra' la durata di 20 ore: - 6 ore di formazione online in modalita' sincrona: venerdi' 19 e venerdi' 26 febbraio dalle 16.30 alle 19.30; - 12 ore di formazione online in modalita' asincrona con lezioni registrate dagli specialisti dell'IdO; - 2 ore di formazione online in modalita' asincrona con materiali e articoli di approfondimento.

    Alla fine del corso verra' somministrato un questionario su alcuni contenuti delle lezioni e per rilevare il livello di gradimento dei partecipanti. Verra' rilasciato l'attestato di partecipazione. Per iscriversi compilare il modulo al seguente link: https://forms.gle/frHpRqM96Mg6Sudy7 Per informazioni scrivere a: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. L'IdO e' presente sulla piattaforma del MIUR per i docenti S.O.F.I.A. come ente erogatore di formazione. Per tutte le informazioni sui corsi e per rivedere le lezioni e' possibile consultare questo link: https://www.ortofonologia.it/autismo-corso-di-formazione-gratuito- per-gli-insegnanti/

     

    Fonte: (Red/ Dire)

    Vi proponiamo l'articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano nel quale si fa un approfondimento del caso Thaçi e la aziona criminale di cui è stato accusato. 

    Il Tribunale speciale dell’Aja ha confermato, a titolo definitivo, il 30 novembre scorso, l’incriminazione per crimini di guerra e crimini contro l’umanità di Hashim Thaçi, l’ex leader politico dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), e di altre tre persone, Kadri Veseli, ex capo dello Shik, il servizio di intelligence dell’Uck, ora deputato e leader del Partito Democratico del Kosovo (Pdk), Jakup Krasniqi, ex portavoce dell’Uck ed ex presidente del Parlamento del Kosovo, e Rexhep Selimi, deputato ed ex dirigente dell’Uck. La notizia incombeva come una spada di Damocle sulle teste dei quattro uomini sin dalla fine di giugno, quando le Camere speciali del Kosovo hanno reso noti i capi di accusa.

    Thaçi e i suoi ex “compagni d’armi” sono sospettati di aver partecipato a una “azione criminale congiunta” responsabile di almeno 100 omicidi commessi tra il marzo 1998 e il settembre 1999. I tre accusati “attraverso questi crimini, hanno tentato di imporre il loro pieno controllo sul Kosovo, procedendo a intimidazioni illegali, maltrattamenti, violenze e allontanando chiunque venisse considerato un oppositore”, si legge nell’atto di accusa, un testo di più di 200 pagine. “Queste accuse sono del tutto infondate. Mi dichiaro non colpevole”, si è difeso Hashim Thaçi, presentandosi in aula durante la prima udienza al tribunale dell’Aja, il 9 novembre scorso. Senza sorprese, gli altri tre imputati, comparsi a loro volta davanti ai giudici nei giorni seguenti, si sono dichiarati non colpevoli e hanno lasciato la parola ai loro legali, tutti di fama internazionale, anche se non è ancora chiaro chi pagherà i loro onorari. In paesi come la Bosnia-Erzegovina e la Serbia, spesso il denaro dei contribuenti è stato utilizzato per coprire le spese della difesa di criminali di guerra.

    In ogni caso, si assiste all’Aja a uno strano gioco delle sedie giudiziario con la presenza, tra le altre cose, di un ex procuratore del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia (Tpij), questa volta in veste di avvocato.

    Si tratta di Andrew Cayley, uno dei legali di Kadri Veseli che, a metà degli anni 2000, aveva portato avanti i processi a diversi membri dell’Uck. Il secondo avvocato dell’ex leader dello Shik è Ben Emmerson, celebre in Kosovo per aver ottenuto due volte l’assoluzione del primo ministro Ramush Haradinaj, comparso davanti al Tpij con l’accusa di crimini di guerra, persecuzione e tortura per gli anni in cui era a capo dell’Uck. Anche gli altri avvocati presenti al processo sono degli habitués della giustizia internazionale, poiché hanno già difeso imputati di Ruanda, Libano o ancora Libia. L’avvocato di Hashim Thaçi non ha esitato ad attaccare le Camere speciali su uno dei punti più delicati di questo processo: i sospetti di traffico di organi che pesano sull’Uck. “Dove sono finite le accuse di furto di organi?”, ha detto Dennis Hooper, sottolineando come questo aspetto era sembrato inizialmente “la ragion d’essere del processo”. L’ex procuratrice generale del Tpij, Carla Del Ponte, aveva sostenuto nel suo libro di memorie, pubblicato nel 2008, che in una “casa gialla” nei pressi del comune di Burrel, nel nord dell’Albania, diversi prigionieri dell’Uck erano stati sottoposti al prelievo di organi, spiegando poi che le era stato impedito di portare avanti le sue indagini. Il Consiglio d’Europa aveva quindi affidato un’inchiesta al senatore svizzero Dick Marty. Il clamoroso rapporto di Marty, approvato all’inizio del 2011, aveva confermato le accuse di Carla Del Ponte e aperto la strada alla creazione di un tribunale speciale incaricato di giudicare i crimini dell’Uck. Tuttavia, questo presunto traffico di organi umani non figura tra le accuse che pesano su Hashim Thaçi e sui suoi ex compagni.

    Le Camere speciali hanno comunque confermato tutte le altre: secondo l’atto di accusa, centinaia di persone sono state rapite, interrogate, torturate, picchiate, maltrattate e detenute in una quarantina di siti in Kosovo e nella vicina Albania. Serbi, rom, anche albanesi considerati dei “traditori” o “collaboratori”. Questi crimini sono stati commessi durante il conflitto del 1998-99, ma anche dopo, e nonostante più di 40 mila soldati della Nato fossero di stanza nell’ex provincia serba. “La nostra guerra è stata pulita e giusta”, ha ribadito davanti ai giudici Rexhep Selimi, che vorrebbe che questo processo “dimostri che ci siamo battuti per la libertà”. In attesa che venga fissata la data del processo, i quattro imputati hanno annunciato la loro intenzione di presentare una domanda di liberazione provvisoria.

    L’istruttoria sarà condotta da Alan Tieger, il pubblico ministero che ha fatto condannare all’ergastolo dal Tpij, Radovan Karadžic, il capo politico dei serbi di Bosnia durante la guerra. Durante queste prime udienze, Tieger ha detto di essere in possesso di “testimonianze di decine di vittime” e che le avrebbe mostrate pubblicamente. La protezione dei testimoni sarà una delle sfide principali di questo processo: tutti quelli citati dal Tpij contro gli ex leader dell’Uck, si erano o ritrattati una volta alla sbarra o avevano rifiutato di assistere all’udienza. Di fatto, il Tpij aveva finito per moltiplicare le assoluzioni e gli imputati, rilasciati uno dopo l’altro da ogni accusa, si sono guadagnati lo status di “martire” una volta rientrati nel loro paese.

    A fine settembre, quando il cerchio si stava stringendo attorno al presidente Thaçi, la potente associazione dei veterani di guerra dell’Uck aveva fatto sparire alcuni fascicoli riservati delle Camere speciali, compromettendo, volontariamente, la sicurezza di alcuni testimoni. L’obiettivo era chiaro: indebolire l’istituzione molto controversa in Kosovo. “I veterani si sono detti: la Corte ritiene di essere in grado di proteggere i suoi testimoni, eppure abbiamo potuto accedere ai loro nomi. È dunque tutta una finta”, ha detto Bekim Blakaj, che dirige l’ufficio del Centro per i diritto umanitario di Pristina. La Ong serbo-kosovara si batte con coraggio dalla metà degli anni 90 per far luce su tutti i crimini di guerra commessi nell’ex Jugoslavia. Tanto più che quel leak di documenti aveva rivelato che pubblici ministeri internazionali avevano sollecitato “la parte serba” a portare avanti le loro proprie investigazioni “contro gli albanesi”. In Kosovo, dove più dei tre quarti della popolazione considera che la Corte speciale non è imparziale, perché prenderebbe di mira esclusivamente i crimini commessi dall’Uck – in teoria quelli dei serbi sono stati giudicati dal Tpij –, tutto ciò ha contribuito a risvegliare l’unità nazionale intorno alla figura di Hashim Thaçi e agli altri ex dirigenti dell’Uck. E anche se le loro formazioni politiche, screditate da molteplici scandali di corruzione, sono uscite sconfitte nell’autunno del 2019 dalle ultime elezioni legislative. “Nessuno può giudicare la nostra lotta”, ha dichiarato il primo ministro Avdullah Hoti, benché sia membro della Ldk, la Lega democratica del Kosovo, il partito creato dall’ex presidente Ibrahim Rugova, principale avversario politico dell’Uck. Sono passati più di vent’anni dai fatti che devono essere giudicati, molti protagonisti sono morti, e molte famiglie di vittime non nascondono il loro scetticismo: le Camere speciali possono riuscire dove il Tpij ha fallito? Se Hashim Thaçi e i suoi ex compagni venissero condannati, l’intera narrazione storica su cui è stato costruito lo Stato più giovane dell’Europa verrebbe messa in discussione. Riconoscere la colpa degli eroi dell’indipendenza manderebbe in frantumi il mito della “guerra patriottica”, che deve essere per forza “giusta e pulita”, avanzato sin dalla fine delle ostilità. “La società kosovara non ha ancora dimostrato di essere capace di affrontare i lati oscuri del suo movimento di liberazione”, ha scritto a ottobre l’editorialista Enver Robelli sul grande quotidiano Koha Ditore. Concludendo: “Coloro che hanno abusato dell’uniforme dell’Uck non dovrebbero aspettarsi di ricevere elogi”.

    Traduzione di Luana De Micco

    Please publish modules in offcanvas position.

    We use cookies

    Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.