Domenica 20 dicembre alle 9,15 circa e in replica venerdì 18 dicembre alle 24,55 In onda su RAI2 una nuova puntata di O ANCHE NO, il programma sull'inclusione e la diversa abilità realizzato con RAI PER IL SOCIALE.
    Paola Severini Melograni intervisterà Luca Milano, direttore di Rai Ragazzi che ci presenta Lampadino e Campanella, il primo ed unico cartone animato accessibile andato in onda dal 29 marzo su RaiPlay e su RaiYoYo.
    Una straordinaria esibizione di Katia Ricciarelli, che con Francesco Zingariello, il grande tenore uscito dall'Accademia Lirica dell'attrice, interpretano l'Ave Maria di Schubert.
    Non mancherà il classico appuntamento con il cooking show inclusivo. In questa puntata saremo ad Anzio, sul litorale laziale, all'istituto alberghiero Apicio - Colonna Gatti.
    E poi come sempre "Sbrockkati" i nostri Ladri di Carrozzelle,  i "disegni"di Stefano Disegni, Rebecca Zoe De Luca con le notizie dal mondo dell'adolescenza e il “prestigiattore” Andrea Paris.

    O ANCHE NO è scritto da Maurizio Gianotti, Giovanna Scatena e Paola Severini Melograni . La regia è di Davide Vavalà.

    Sabato 19 dicembre, ORE 11, RADIO 1 RAI GR PARLAMENTO
     
    Ospite di Paola Severini Melograni Luigi Pagano, former direttore del carcere di San Vittore e dirigente del ministero della giustizia, ora in pensione. 
    Nel suo ultimo libro "Il direttore. Quarant'anni di lavoro in carcere" racconta le nostre prigioni dall'interno, in un viaggio umano e professionale lungo quarant'anni, dal primo incarico a Pianosa negli anni di piombo fino alla nascita del pionieristico "progetto Bollate". In un susseguirsi di destinazioni, Pagano è testimone e protagonista di alcuni momenti chiave della storia e della cronaca nazionale: sorveglia i brigatisti che hanno sequestrato e ucciso Aldo Moro e la sua scorta; al culmine dell'emergenza terrorismo affronta le rivolte che affossano la riforma penitenziaria; vede trucidato Francis Turatello, boss indiscusso della mala milanese; segue l'isolamento all'Asinara, imposto dal presidente della Repubblica Sandro Pertini, di Raffaele Cutolo, capo della Nuova camorra organizzata. Finché dirige San Vittore. Qui, da osservatore privilegiato, assiste al gonfiarsi della piena di Tangentopoli, che trascina con sé politici e manager per nulla avvezzi alle patrie galere. Da questa narrazione scaturiscono riflessioni e una lucida critica sul sistema penitenziario, prefigurando una necessaria trasformazione centrata su inclusione sociale e pene alternative. E mentre il ricordo si distende tra storie personali e aneddoti, l'autore apre le porte di un'istituzione quasi sconosciuta al cittadino comune, e chi legge riesce a cogliere, quasi a respirare, la quotidianità, le contraddizioni e il dolore della vita in cella. Ma non solo, tra una sbarra e l'altra, intravede scorrere il tumultuoso cambiamento di un Paese.

     
    Per contattare la redazione dei programmi, che si potranno scaricare in podcast dal sito di Radio Rai Gr Parlamento, scrivete a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
    Ospite di Paola Severini Melograni in questa puntata di No Profit Mario Andreose, Presidente della Nave di Teseo. 
    L'intervistato ci presenta il suo ultimo libro "Voglia di Libri". 
    Il declino di imperi editoriali, visto dietro le quinte, in contrasto con il nascere di nuove coraggiose realtà, le storie di capolavori riproposti, assieme a protagonisti quali Joyce, T.S. Eliot, Warburg, Moravia, Sciascia, Eco, Lévi-Strauss, Tondelli e Woody Allen, sono tra gli ingredienti di un libro che si può aprire con gusto a ogni pagina.

    I quartieri-ghetto e i campi nomadi non dovrebbero esistere in una società civile, moderna ed evoluta. Il ghetto sancisce un'appartenenza e una condizione sociale che si imprime nella coscienza collettiva definendo di fatto una cittadinanza di serie A e una cittadinanza di serie B, i campi nomadi sanciscono addirittura una cittadinanza serie Z (zingari, con un carico dispregiativo). In pratica si stabilisce una classificazione sociale che spesso diventa razziale essendo che nei ghetti e nei campi nomadi vengono destinati stranieri e cittadini indesiserati come i rom e sinti.

    Il ghetto o il campo nomade diventa luogo per esseri umani declassificati e per le fascine sociali deboli con tutto ciò che questo comporta a livello sociale, culturale, economico e politico. Chi abita nel ghetto o nel campo nomadi viene etichettato e ha molte più difficoltà nell'inserimento scolastico,  sociale ed economico. Spesso l'interazione delle fascie deboli avviene solo nel loro interno creando di fatto un circolo vizioso e fenomeni sociali deviati.

    Da parte delle istituzioni gli interventi sono quasi sempre a carattere assistenziale che influisce molto anche a livello morale e psicologico con conseguenze sul piano dell'autostima e della rassegnazione. La disillusione diventa così nemica della società civile. È facile nel ghetto o nel campo nomadi acquisire la sindrome da ghetto che favorisce devianza, bullismo,  violenza. In questi non luoghi si creano economie di sopravvivenza a discapito della società civile. 

    Ogni essere umano avrebbe diritto ad un alloggio non etichettato. Andrebbero incoraggiati lo studio e la formazione,  le attività ludiche e sportive, gli eventi artistici e culturali, ma soprattutto andrebbero sostenute e agevolate il lavoro e le attività economiche. Tutto ciò eviterebbe che il ghetto o il campo nomadi diventasse un ricettacolo di attività illegali da cui è difficilissimo sottrarsi.

    Il ghetto, e ancor di più il campo nomadi, sempre più giustifica una costante attività di supremazia sui più deboli a tutela esclusiva dei più forti e delle classi più abbienti, facilitando lo sciacallaggio attraverso il becero assistenzialismo. In sostanza il ghetto e il campo nomadi sono espressioni di egoismo allo stato puro e prevaricazione di ogni diritto minimo di sicurezza e di sopravvivenza, espressione di arroganza e di prepotenza che inevitabilmente viene restituita dalle vittime alla società civile come un fatale boomerang. Il ghetto e sempre più il campo nomadi sono i non luoghi o pattumiere sociali che stabiliscono la linea di confine fra la civiltà e l'esclusione.

    Il ghetto e il campo nomadi imprimono una disparità sociale da superare e sottolineano un limite culturale prima che socio-politico. Evidenziano di fatto una situazione o condizione tale da circoscrivere e limitare lo sviluppo dell'attività delle persone o gruppi specifici e ne dequalifica l'incidenza sociale.

    I campi nomadi sono forme orrende di segregazione razziale indegni di un Paese civile,  espressione di un classismo antidemocratico e antisociale che andrebbero evitati e superati a vantaggio di tutta la collettività. Si spendono miliardi e miliardi di euro per assurdi armamenti ma non si spende abbastanza o si risparmia sulla pelle di cittadini inermi a cui arrivano solo progetti fasulli e inutili nonostante i milioni di euro sperperati. Le leggi razziali, abrogate nella legislazione, sembrano essere ancora in vigore nella testa e nel cuore di troppi amministratori e di tanti politici corrotti. Sono soprattutto rom e sinti a pagarne le conseguenze sotto lo sguardo indifferente dell'opinione pubblica che viene lasciata nella più completa disinformazione.

    I politici e le istituzioni sono al corrente ma fanno orecchie da mercanti.

    Eppure con poco si potrebbe fare tanto a vantaggio di tutti, purtroppo manca una reale volontà politica e istituzionale per superare questa situazione. 

    Stare a casa, ma non soli: non è per niente facile ma ci sono piccole cose che si possono fare per sentirsi parte di un gruppo, di un progetto. Questa la riflessione di Auser Savona che per Natale ha provato a interpretare questa esigenza con una nuova iniziativa.

    “Ricordate la filastrocca Il Pianeta degli Alberi di Natale di Gianni Rodari? A cento anni dalla nascita di quel grande Maestro, cento piccoli alberi di Natale sono stati affidati a tante persone anziane che li hanno fatti belli, colorati, luccicanti; e hanno costruito palline e addobbi per un albero più grande. Soprattutto donne, come potete immaginare. Ciascuna a casa propria, per essere prudenti, hanno costruito qualcosa tutte insieme”, spiega Anna Giacobbe presidente di Auser Savona.

    Gli alberelli sono esposti, da lunedì 14 dicembre in una vetrina in via Paleocapa 4, che Opere Sociali NS di Misericordia ha gentilmente messo a disposizione. Alla vigilia di Natale gli alberelli saranno donati agli ospiti della Residenza “Bagnasco”, con la collaborazione di Opere Sociali Servizi S.p.A.
    Così di mano in mano i cento  alberelli decorati con fantasia e creatività daranno un senso a questo Natale e faranno sentire tante persone meno sole. 

    Debutta  “Favole ad alta voce” il progetto ideato dall’Ospedale Pediatrico  Bambino Gesù e da RTL 102.5 per riscoprire la magia della lettura ad alta voce, per trasportare tutti i bambini  verso mondi magici in questo Natale così particolare, segnato dall’emergenza COVID-19, perché ogni  bambino possa avere il diritto di sorridere e di sognare. Si tratta di una serie di storie originali raccontate  dalle voci di RTL 102.5 e dai personaggi del mondo dello spettacolo che si fanno interpreti di fantastiche  avventure da vivere ovunque ci si trovi. 

    Le prime favole della serie sono disponibili da oggi sui canali social e sui siti web del Bambino Gesù  www.ospedalebambinogesu.it e di RTL 102.5 www.rtl.it. Ogni storia può essere letta e ascoltata ed è  corredata da tante illustrazioni per coinvolgere anche i più piccoli. Le favole saranno poi raccolte in un libro  che verrà donato il giorno di Natale ai piccoli ricoverati dell’Ospedale Pediatrico della Santa Sede. 

    Gli ascoltatori di RTL 102.5 e tutte le persone - piccoli e grandi - a cui piace scrivere potranno diventare  protagoniste dell’iniziativa scrivendo un racconto che potrà essere selezionato per diventare una “Favola ad  alta voce”. Le informazioni per partecipare al contest sono disponibili sul sito www.rtl.it

    Il progetto di Natale del Bambino Gesù con RTL nasce dall’idea di unire attraverso la lettura in un periodo in  cui la distanza è d’obbligo: una storia letta ad alta voce non solo è capace di incantare i bambini, di accendere  emozioni e fantasia, ma diventa un momento privilegiato di condivisione, genitori e figli, che rafforza il  legame e stimola la crescita. Un bambino abituato quotidianamente all’ascolto di letture, infatti, svilupperà  più facilmente il linguaggio, sarà più curioso, avrà voglia di imparare a leggere e avrà migliori tempi di  attenzione proprio perché abituato ad ascoltare.

    Il ministro per lo Sport e le Politiche Giovanili, Vincenzo Spadafora, ha presentato  in diretta live il nuovo sito GIOVANI2030, promosso dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale per le ragazze e i ragazzi.

    La nuova piattaforma sarà operativa da marzo 2021 per offrire notizie, approfondimenti sul volontariato, formazione, cultura, e sport. con l’ambizione di raccontare, in modo semplice e immediato, le opportunità per gli under35 italiani. Una nuova iniziativa che si spera possa superare l’autoreferenzialità e il paternalismo insito all’interno delle politiche per i giovani di questo Paese, sempre più vecchio e devastato dal fenomeno del brain drain.

    Nel contesto della crisi sanitaria ed economica esplosa nel 2020, la mobilità e l’incidentalità stradale hanno subito cambiamenti radicali, con possibili effetti anche nel prossimo futuro. Tra gennaio e settembre 2020 si registrano 90.821 incidenti con lesioni a persone, -29,5% sul 2019.

    Nel contesto della crisi sanitaria ed economica esplosa nel 2020, la mobilità e l’incidentalità stradale hanno subito cambiamenti radicali, con possibili effetti anche nel prossimo futuro. Come atteso, nel periodo gennaio-settembre 2020 si rileva un decremento, mai registrato prima, di incidenti stradali e infortunati coinvolti. Il periodo di lockdown imposto dai decreti governativi per contenere la diffusione dei contagi ha determinato il blocco quasi totale della mobilità e della circolazione da marzo a maggio inoltrato, influendo in maniera determinante sul fenomeno dell’incidentalità stradale.

    È quanto evidenzia l’Istat che oggi ha pubblicato la stima preliminare del periodo gennaio-settembre 2020, periodo che registra, appunto, una forte riduzione del numero di incidenti stradali con lesioni a persone (90.821, pari a -29,5%), del numero dei feriti (123.061, -32,0%) e del totale delle vittime entro il trentesimo giorno (1.788, -26,3%). “Se si limita l’osservazione al periodo gennaio-giugno 2020 – precisa l’Istat – le diminuzioni sono più accentuate, pari a circa il 34% per le vittime e a quasi il 40% per incidenti e feriti. Nel trimestre luglio-settembre 2020 l’incidentalità è in ripresa, con cali più contenuti rispetto allo stesso periodo nel 2019. La diminuzione delle vittime riguarda tutti gli ambiti stradali: nei primi nove mesi dell’anno è stimata pari a circa il 50% sulle autostrade, tra il 40 e il 44% su strade urbane ed extraurbane.

    Con riferimento agli obiettivi europei 2010-2020 per la sicurezza stradale, sebbene la drastica diminuzione delle vittime nel 2020 avvicini l’Italia al target del -50% prefissato, ciò non consente di leggere con accezione positiva i traguardi raggiunti. Il radicale calo della mortalità nei periodi di confinamento della popolazione e blocco della circolazione hanno condotto a una diminuzione forzata di incidenti e vittime, non legata a comportamenti virtuosi e al miglioramento della sicurezza stradale. In termini percentuali, nei primi nove mesi del 2020 il numero di morti scende del 43,1% rispetto al 2010 e del 66,4% nel confronto con lo stesso periodo del 2001. Nel primo semestre 2020, le percorrenze medie annue sono diminuite del 37% rispetto allo stesso periodo del 2019 sulle autostrade in concessione e del 32% sulla rete extraurbana principale, mentre le prime iscrizioni di autovetture si sono ridotte del 43%. I mesi estivi hanno visto una ripresa sia della mobilità sia del mercato auto, sostenuto dagli incentivi.

    Se si estende l’osservazione fino a settembre, le percorrenze medie sulle strade extraurbane principali risultano in calo del 23%, le prime iscrizioni di autovetture nuove di fabbrica subiscono una contrazione del 33%. Come accaduto in Italia, anche nella maggior parte dei Paesi europei sono state adottate misure restrittive e chiusure totali nel corso del 2020. Dai dati diffusi dall’European Transport Safety Council (ETSC), riferiti ai decessi registrati nel mese di aprile 2020 in 24 Paesi della Ue, al culmine della prima ondata della pandemia, si registra una diminuzione media di mortalità del 36%, valore senza precedenti se si pensa che i decessi nella Ue28 sono diminuiti del 24% nel decennio 2010-2019. Secondo i primi dati disponibili, la riduzione più alta dei morti in incidenti stradali nel mese di aprile 2020 è stata registrata proprio in Italia, seguita da Belgio, Spagna, Francia e Grecia, tutti con un decremento percentuale maggiore del 55%”.

     

    Articolo: panoramasanita.it

    La candidatura di Antonella Bellutti alla presidenza del Comitato Olimpico Nazionale è una grande sfida in un mondo maschilista ed estremamente conservatore

    Il Coni dal 1914, anno della sua fondazione, non ha mai avuto una Presidente. Nello sport lo strapotere maschile è un fatto assodato e quindi la notizia della candidatura di Antonella Bellutti alla presidenza del Comitato Olimpico Nazionale, è prima di tutto una grande sfida che questa donna, con coraggio, ha deciso di intraprendere. Sappiamo quanto sia faticoso per qualsiasi donna rompere quel soffitto di cristallo che ostacola da sempre le donne, quell’insieme di barriere sociali e culturali che si frappone per conseguire la concreta possibilità di emergere e assumere la leadership in luoghi e istituzioni da sempre appannaggio degli uomini e storicamente intrisi di stereotipi di genere. Ma nello sport forse lo è ancora di più perché il mondo dello sport è maschilista ed estremamente conservatore, basti pensare al fatto che non ci sono limiti di mandato per tentare di svecchiare il sistema e favorire il ricambio generazionale oltre che quello di genere: nelle federazioni sono presenti presidenti che ne sono alla guida da cinque legislature.

    Antonella Bellutti ha deciso di dare la sua disponibilità a candidarsi anche per questo: per portare un nuovo metodo di gestione nel mondo sportivo, per liberarlo da logiche di burocrazia, di potere e di strumentalizzazione che lo tengono imbrigliato, libero da pregiudizi e stereotipi e per cercare di guardare al futuro dello sport con una visione più ampia e rinnovata. Questa sportiva è stata un’eccellenza nel panorama dello sport italiano e olimpico: unica donna al mondo ad aver vinto due ori olimpici in due edizioni consecutive e in due specialità diverse della stessa disciplina, il ciclismo. Ma non è solo quello che la rende una figura adatta a ricoprire quella carica: insegnante, preparatrice atletica, giornalista, scrittrice, direttrice tecnica, Bellutti è da sempre impegnata nella promozione e nella difesa dei diritti delle donne, delle persone Lgbtqia e delle atlete e degli atleti diversamente abili. Ed è lei stessa, durante la conferenza stampa in cui ha presentato la sua candidatura, a mettere in risalto queste sue caratteristiche che sono un valore aggiunto per chi si propone di guidare l’Ente a cui sono demandati l’organizzazione e il potenziamento dello sport nazionale e che promuove la massima diffusione della pratica sportiva: «Sono molto fiera di affrontare questa candidatura da donna, atleta,vegana, componente della comunità Lgbt+- dice Bellutti- e con le mie tante “diversità” vorrei rappresentare un esempio da accogliere, non da tollerare, utile per uno sport inclusivo capace di esprimere il suo enorme valore in favore di tutte e tutti, nessuno escluso! Mi piacerebbe che la mia candidatura servisse anche a dare forza e visibilità alle tante attiviste ai tanti attivisti che ogni giorno si impegnano per i diritti».

    Non c’è che dire, sarebbe un bel cambiamento, se venisse eletta, in un mondo predominato da logiche maschiliste e discriminatorie. In un Paese che sta cambiando e dove a mano a mano piccoli pezzi di cristallo di quel soffitto stanno cedendo e vediamo eleggere per la prima volta donne in luoghi fino ad ora ad esclusiva egemonia maschile: alla Sapienza di Roma, Antonella Polimeni, a Vice Capo della Polizia di Stato, Maria Luisa Pellizzari, all’Avvocatura Generale dello Stato, Gabriella Palmieri Sandulli, a Capo della Procura di Torino, Anna Maria Loreto, e tante altre, il mondo dello sport sembra ancora impermeabile a questo cambiamento. Per questo tifiamo perché ce la faccia, sarebbe un bel modello per le bambine, le ragazze e le giovani: potranno finalmente realizzare che anche quel mondo non è precluso alle donne.

     

    di Laura Onofri per noidonne.org/

    Il Telefono Giallo è il servizio di consulenza a distanza di Bambinisenzasbarre per i bambini figli di  genitori detenuti e le loro famiglie, perché siano sostenuti in questo periodo in cui non possono  incontrarsi. 

     

    In Italia sono 100mila i bambini che hanno la mamma o il papà in carcere: 100mila figli che corrono un alto rischio di interrompere il legame affettivo con il proprio genitore e di essere  quindi maggiormente coinvolti in fenomeni di abbandono scolastico, disoccupazione, disagio sociale  e illegalità. Si stima che, senza un’adeguata tutela di questa relazione, il 30% dei figli di detenuti sia  a rischio di diventare detenuto a sua volta (Federazione dei Relais Enfants Parents, Parigi). 

    Negli ultimi mesi la pandemia di Covid-19 ha reso più forte ed evidente il distacco dovuto  alla detenzione: dall’inizio dell’emergenza sanitaria, infatti, bambini e ragazzi non sono più potuti  entrare in carcere per far visita alla madre o al padre. 

    Per questo Bambinisenzasbarre Onlus, che dal 2002 si impegna per tutelare il diritto dei figli  dei detenuti al mantenimento del rapporto con il genitore, ha potenziato il Telefono Giallo, la linea  di supporto dedicata ai familiari di coloro che si trovano in carcere. Da sempre attivo per gli adulti, ora lo è anche per i bambini figli dei detenuti, e rappresenta quindi un prezioso strumento a  disposizione dell’intera famiglia in questo momento di disorientamento causato dalla sospensione  dei colloqui in presenza. Per sostenere il servizio, l’associazione lancia una campagna di raccolta  fondi, alla quale è possibile contribuire con una donazione tramite il sito  

    attivati.bambinisenzasbarre.org

    La linea telefonica è attiva dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18 al numero 392 9581328; è  inoltre sempre possibile scrivere all’indirizzo mail This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.. 

    “È una possibilità per i familiari di non sentirsi soli e di ragionare insieme a specialisti sulle  risposte da dare alle difficili domande che ogni giorno i figli pongono e per i bambini, spesso già  emarginati e vittime di pregiudizi a causa della loro situazione, di costruire una comunità virtuale  con scambio di bisogni e consigli” afferma Lia Sacerdote, la presidente e responsabile scientifica  dell’Associazione. Grazie al Telefono Giallo Bambinisenzasbarre può continuare, a distanza e nel  rispetto delle limitazioni imposte dalla pandemia, il lavoro di accoglienza, ascolto, interazione ed  attenzione che svolge solitamente negli Spazi Gialli: luoghi pensati per aiutare i bambini che  entrano negli istituti penitenziari ad affrontare con maggiore consapevolezza la difficile esperienza  del carcere e della detenzione di un genitore.

    Chiamando la linea telefonica, infatti, i più piccoli possono raccontare paure, dubbi,  emozioni e bisogni, ricevere consigli, confrontare la loro esperienza con quella degli altri figli di  detenuti

    La linea telefonica continua inoltre a offrire ascolto, assistenza, informazioni pratiche e sostegno piscologico anche ai familiari adulti, supportandoli nel trovare le risposte più adatte alle  difficili domande che ogni giorno i figli pongono sulla separazione dal genitore, e che in questo  momento di emergenza sanitaria è ancora più delicato affrontare. Fornisce inoltre consulenza a  operatori sociali, penitenziari e del Terzo Settore sui temi della tutela e del mantenimento della  relazione figli-genitori detenuti. 

    Il Telefono Giallo e gli Spazi Gialli si inseriscono nel “Sistema Giallo”, l’intervento olistico che  declina il “carcere alla prova dei bambini” e che ha trovato la sua formalizzazione nella Carta dei  diritti dei figli di genitori detenuti. La Carta, unica in Europa, applicata nelle carceri italiane, firmata il  21 marzo 2014 dal Ministro della Giustizia, dall’Autorità Garante per l’Infanzia e per l’adolescenza e  da Bambinisenzasbarre e rinnovata a novembre 2018, è stata accolta come riferimento guida per la  Raccomandazione dei 47 Paesi del Consiglio d’Europa nell’aprile del 2018.

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