Con lo stato di cattività in cui stiamo vivendo in questo periodo di pandemia, gli accadimenti collettivi che segnalano lo scandire del tempo rimangono sfocati sullo sfondo. Del passaggio del Carnevale ci accorgiamo per i pochi coriandoli che restano sui marciapiedi che attraversiamo un po' di corsa quando scendiamo a fare la spesa. Del passaggio di San Valentino ci siamo accorti soprattutto dalle offerte che ci sono arrivate per mail nei giorni precedenti il fatidico 14 febbraio, o per qualche post celebrativo o dissacrante che è brillato brevemente sulle nostre pagine social. 

    Eppure su cosa avrebbe significato la straordinaria occorrenza di essere costretti tra le proprie mure domestiche a causa del Covid in termini di tenuta di coppia e vita sessuale se ne è parlato molto, con esiti tutt’altro che chiari.

    Dal punto di vista mediatico, abbiamo recentemente assistito ad uno sdoganamento del concetto di narcisismo dalle relazioni amorose alle relazioni di potere. Senza troppe sottigliezze e bypassando con furbizia altrettanto mediatica il veto professionale di attribuire diagnosi al di fuori dell’assetto clinico in cui le persone coinvolte interagiscono direttamente, il narcisismo maligno (cioè quella forma di narcisismo più incistata e meno curabile clinicamente) è il disturbo che è stato diagnosticato da più parti a Donald Trump.

    Sì, si è notato un aumento dell’attività di sexting on line, si è dato l’allarme per i rischi connessi alla violenza domestica, ma soprattutto, fuori dalla necessità di tramutare in numeri certi come la pandemia abbia influito sui comportamenti intimi delle persone, si è riflettuto a maglia larga sulla qualità delle relazioni che abitano il nostro tempo.

    Una narrazione che precede l’emergenza Covid e che è stata forse soltanto resa più cristallina da essa, è la progressiva reticenza con cui gli adolescenti si affacciano all’eros. Le relazioni romantiche e l’intimità sessuale sono affrontate con molta meno disinvoltura che nel recente passato. Lontanissimi dal canovaccio “sesso, droga e rock and roll”, ma anche lontani dai percorsi di autocoscienza che nei tardi anni ‘60 sono stati un paradigma di agire politico che indicava nei corpi accesi dal desiderio un cardine inalienabile dell’essere individui sociali, i giovanissimi sembrano evaporare in un’eterea e paralizzante incertezza rispetto alle implicazioni affettive dei legami amorosi. Di questa inibizione, il contesto sociale è specchio necessario: se gli adolescenti ritirano la propria libido dal mondo, dobbiamo riflettere su cosa il mondo offra agli adolescenti in termini di sicurezza, continuità, fiducia.

    Se un adolescente decide di non uscire più dalla sua camera, come nel fenomeno che ha trovato la sua definizione nel termine hikikomori, o se percepisce che l’intimità affettiva e sessuale possa essere un’esperienza troppo intrusiva rispetto ai confini del sé, è fondamentale interrogarsi su quale tipo di immaginario la società - a partire dalla società nucleare dei legami familiari fino a quella più estesa dell’offerta di mondo - costelli in chi al mondo si sta affacciando. E ci troveremo facilmente a osservare un immaginario che richiede prestazioni efficienti e grandi aspettative, in cambio di confuse risorse da offrire. Il mondo sembra montare in una accelerazione infinita, i contorni degli assetti del vivere sono sempre più fluidi e frammentati ed è difficile chiedere a chi sta formando il proprio equipaggiamento per affrontare la corsa di essere pronto a saltare sulla giostra.

    Quello che può succedere allora è che si allestisca velocemente un abito per uscire, ma con il sospetto che dietro quell’immagine confezionata i frammenti non siano ancora composti in un senso di sé stabile e resistente. Con questa disposizione può non essere difficile inventarsi un personaggio social, ma è senz’altro difficile aprirsi ad una relazione intima in cui bisogna restare nudi ed esposti all’altro. 

    Quando poi a quella intimità si accede, più frequentemente che negli ultimi decenni in quella scelta ci si radica. La relazione di coppia monogamica ed esclusiva sta così avendo una nuova fioritura. Le moderne alleanze si stringono più intorno al cosiddetto ‘compassionate love’ che all’amore passionale: ci si sceglie perché si è arrivati a fidarsi dell’altro, si investe su un tipo di rapporto dove è fondamentale la confidenza e la comprensione reciproca, e che a volte sembra assomigliare più ad un’amicizia speciale che alla destinazione del desiderio libidico descritto dalla psicoanalisi. 

    Ci si prepara, insomma, a passare una vita insieme, come nella generazione dei nonni, ma con un’intenzione più accesa e consapevole di quel tempo e con una parità tra i partner che sta diventando sempre più solida. sia sul piano dei comportamenti che su quello dei desideri.

    E la consapevolezza sembra essere la parola chiave anche per chi, in controtendenza, sceglie di vivere relazioni amorose non esclusive. andatre a guardare l'approfondimento di Festival Psicologia sul poliamore.

     

    Fonte: https://festivalpsicologia.it/ 

    Martedì 23 febbraio alle ore 21 si terrà l'evento in streaming "Fratelli tutti: fraternità e amicizia sociale" con il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna, Marco Aime, docente di antropologia culturale all'Università di Genova e Maurizio Landini, segretario generale CGIL.

    Sarà possibile seguire la serata utilizzando i mezzi che la tecnica attuale ci mette a disposizione: l’evento sarà trasmesso on-line in diretta streaming e potrà essere rivisto successivamente in qualsiasi ora di qualsiasi giorno. Sarà sufficiente avere una televisione "smart", andare su youtube e cercare "Centro San Domenico"; oppure avere un computer o un telefonino connesso con internet e scrivere "Centro San Domenico Youtube" sulla barra di Google.

    Su Intimità un articolo a cura di Grazia Garalndo parla di O anche no con un pezzo dal titolo "Convivere con la disbailità". Nell'articolo si parla della condizione di svantaggio come non sempre percepita come catastrofe, mettendo in evidenza coloro che hanno imparato a misurarsi con le sfide senza perdere il sorriso, usando le capacità che possiede. Un insegnamento importante per chi è più fortunato. Riportiamo di seguito uno stralcio dell'articolo nel quale viene intervistata Paola Severini Melograni: «A differenza delle persone normodotate, i disabili conoscono esattamente il confine con i propri limiti, coa che li rende pienamente consapevoli di quello che si possono aspettare dalla vita e capaci di goderselo al meglio. Per questo hanno una visione del mondo più equilibrata».

    18 Febbraio 2021 - 20:17

    La Lega Pro fa gli auguri a Parole O_Stili

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    La Lega Pro fa gli auguri a Parole O_Stili, che compie 4 anni. Con l'Associazione guidata da Rosy Russo ha, infatti, condiviso varie tappe legate alla comunicazione nel calcio con attenzione all'uso delle parole.

    Nascerà un nuovo progetto: uno webinar #LoSportCheMiPiace, che diventa un momento formativo online dedicato ai club della Lega Pro e ai settori giovanili.

    Il tema sarà la comunicazione non ostile in ambito sportivo: partendo dal Manifesto della comunicazione non ostile, sottoscritto dalla Lega Pro e dalle sue società, si parlerà in particolare dei giovani e dello sport, portando esempi e suggerimenti su come usare i 10 principi di Parole O_Stili.

    Ieri sera al Tg1 abbiamo ascoltato il commosso ricordo di Claudio Sorrentino scomparso ieri a Roma causa del Covid a soli 73 anni.

    Abbiamo condiviso con lui battaglie importanti alla fine degli Anni ‘80, nel momento peggiore della diffusione delle tossicodipendenze nel nostro Paese.

    Claudio è stato fondatore e promotore di "droga che fare?" la Onlus che si occupava della prevenzione delle tossicodipendenze in quegli anni ed è stato anche determinante per la costruzione dell'attuale settore sociale della Rai.

    Purtroppo da tutti i media è stato ricordato come grande voce dei protagonisti mondiali del cinema, ma la vocazione di Claudio era proprio quella sociale e l'aveva realizzata anche attraverso la sua generosità nel doppiare gratuitamente il film che noi di Angelipress portammo in Italia "Lo scafandro e la farfalla" realizzato sulla storia di Jean Dominique Bauby e che raccontava la vicenda umana del direttore di Elle France, il collega Bauby, affetto dalla Locked in Syndrome. Da quel film documentario di enorme impatto dove Claudio dava voce ai pensieri di Jean Dominique e il nostro direttore Paola Severini dava voce alla logopedista, soltanto 10 anni dopo il regista Julian Schnabel ne fece un film di fiction, ma l'impatto e la forza del vero Jean Dominique doppiato da Claudio Sorrentino fu molto più coinvolgente del film di fiction.

    Claudio Sorrentino era anche un uomo divertente e spiritoso che riusciva a trovare sempre la strada per parlare di impegno e di diritti fondamentali, attraverso la sua empatia e la sua generosità

    Il Covid ci ha portato via una voce ma certamente in Rai e nel cinema italiano rimarrà fortissima la sua presenza e la sua professionalità.

    Nei prossimi giorni vi faremo sentire la voce di Claudio ne “lo Scafandro e la Farfalla”. Un abbraccio attraverso il suo ricordo a tutti i doppiatori italiani che perdono il loro former Presidente e che ci hanno fatto e ci fanno sognare.

    La redazione di Angelipress

    IL CAIRO –  Sono 12,4 milioni, una cifra record, equivalente a circa il 60 per cento della popolazione, i siriani che vivono nell’insicurezza alimentare, secondo i nuovi ed allarmanti dati dell’agenzia ONU World Food Programme (WFP). In poco più di un anno, 4,5 milioni di persone si sono aggiunte a quanti soffrono di insicurezza alimentare.

    La crisi economica, la perdita di posti di lavoro dovuta alla pandemia di COVID-19 e il forte aumento dei prezzi dei generi alimentari stanno peggiorando la situazione già difficile dei siriani logorati da dieci anni di conflitto che li ha visti costretti ad abbandonare le proprie case.

    “La situazione non è mai stata così grave. Dopo dieci anni di conflitto, le famiglie siriane hanno dato fondo ai loro risparmi mentre devono affrontare una crisi economica che peggiora di giorno in giorno”, ha detto Sean O’Brien, Rappresentante e Direttore WFP in Siria.

    I generi alimentari di base necessari a nutrire una famiglia per un mese – pane, riso, lenticchie, olio e zucchero – ora costano almeno 120.000 sterline siriane (equivalenti a 234 dollari), molto di più di un salario medio.

    “Deve essere motivo di allarme che un semplice pasto sia al di là delle possibilità delle famiglie in Siria, e questi nuovi dati mostrano come l’assistenza umanitaria faccia la differenza tra avere cibo in tavola e andare a dormire affamati. Il sostegno salvavita non è mai stato così fondamentale”, ha spiegato O’Brien.

    La Verifica della Sicurezza Alimentare e dei Mezzi di Sussistenza 2020, condotta dal WFP e dai suoi partner stima, inoltre, in 1,3 milioni di persone il numero di quanti soffrono di grave insicurezza alimentare – che significa non poter sopravvivere senza assistenza alimentare: si tratta di un raddoppio rispetto allo scorso anno, a cui se ne potrebbero aggiungere altri 1,8 milioni senza un intervento urgente.

    Nell’ultimo anno i prezzi del cibo sono schizzati alle stelle in Siria. I prezzi dei beni di base sono aumentati del 236 per cento mentre crollava il valore della sterlina siriana. In media, il prezzo del carburante è aumentato da 1.000 sterline siriane del gennaio 2020 a 5.000 sterline siriane del gennaio di quest’anno.

    I genitori raccontano di dover prendere decisioni disperate per sopravvivere, mangiando quantità ridotte di cibo per poter sfamare i propri bambini, indebitandosi e vendendo beni e bestiame per avere un pò di reddito. Inoltre, quasi il 50 per cento della popolazione siriana riporta di aver perso una o più fonti di reddito a causa della recessione economica e della pandemia di COVID-19.

    Il WFP fornisce ogni mese assistenza alimentare salvavita a quasi 5 milioni di siriani tra i più vulnerabili. Per molti di loro, si tratta dell’unico cibo che hanno a disposizione ogni mese.

    Il WFP ha bisogno di ulteriori 375,3 milioni di dollari fino a luglio 2021 per assicurare la continuazione dell’assistenza in Siria.

     

    La razza è un concetto difficile da cogliere, pur non avendo fondamenti biologici produce grossi effetti nei rapporti sociali, professionali e sentimentali. La razza in Italia non si palesa fino a quando tu non sei l’unica persona nera in una stanza di bianchi. E quell’unica persona è Bellamy, Mike, Blessy, David... una moltitudine in parte sommersa, sotterranea. Quell’unica persona è chi si è sentito dire troppe volte che «gli italiani neri non esistono»: lo gridano negli stadi, lo dice certa politica, sembrano confermarlo le serie tv, la letteratura, i media. In un certo senso è persino vero: gli italiani neri non emergono, non si vedono negli ambienti della cultura, nei talk show e nelle liste elettorali. O meglio, in quei luoghi esistono ma solo come oggetto del discorso, quasi mai come soggetto. La loro presenza è ridotta alla riforma della cittadinanza, ai casi di razzismo, all’«immigrazione fuori controllo», ai barconi, all’«integrazione». Con un approccio inedito e un linguaggio fresco e «social», Nadeesha Uyangoda apre in questo libro, che incrocia saggio e memoir, un’onesta conversazione per comprendere meglio la dinamica razziale nel nostro paese.

    Il libro sarà disponibile il prossimo 4 marzo 

    collana : bazar
    pagine : 176
    prezzo : 15 euro

    La Conferenza Episcopale Italiana pubblica un sussidio pastorale in cui fa approfondimenti su alcuni titolinon cristologici, che indica come storie per vivere la Quaresima attraverso il cinema: tra le opere italiane, Il sindaco del rione Sanità di Mario Martone, Cosa sarà diFrancesco Bruni, Un luogo, una carezza di Marco Marcassoli, poi La sfida delle mogli di Peter Cattaneo, Sorry We Missed You di Ken Loach, La nave sepolta di Simon Stone, e infine l’animazione Disney, con Soul.

    I film scandiscono il tempo di Quaresima, dalla I Domenica alle Palme e alla Pasqua, accompagnando il cammino con un passo del Messaggio di Papa Francesco, una parola chiave, l'indicazione di una piaga del presente e, nel contempo, una suggestione teologico-pastorale. Si tratta di racconti tra le "stazioni della croce" nel presente, “un viaggio - spiega il responsabile delle comunicazioni sociali della CEI, Vincenzo Corrado - tra le piaghe per rintracciare le orme luminose: malattia, morte, lutto, solitudine, emarginazione, povertà, assenza di lavoro... Il tutto scelto tra titoli attuali, di recente diffusione, disponibili sulle principali piattaforme in streaming, come pure in home video. Obiettivo del testo è raccontare gli affanni della quotidianità, i nostri affanni, segnati da debolezze, discese e risalite, per ricordare che Cristo è con noi, è vicino alla nostra umanità sofferente, piegata e piagata". 

     

    Fonte: Cinecittà News

    Si celebra il 18 febbraio la Giornata mondiale della sindrome di Asperger 2021. L’Asperger day è dedicato all’orgoglio e valorizzazione dei soggetti colpiti dalla sindrome rientrante tra i disturbi dello spettro autistico scoperta dal pediatra austriaco Hans Asperger, il cui giorno di nascita coincide con la data di commemorazione. I soggetti colpiti dalla sindrome di Asperger, detti familiarmente “Aspie”, a differenza di quelli colpiti da altre forme di autismo, hanno un quoziente cognitivo uguale o superiore alla media e manifestano il loro disagio soprattutto a livello di interazione e inserimento sociale o di indifferenza emotiva a ciò che li circonda.

    Proprio per queste ragioni, la sindrome è difficilmente individuabile ed è spesso diagnosticata tardi nello sviluppo se non addirittura nell’età adulta. Il disturbo, non essendo propriamente una malattia, non è possibile da curare o guarire, si tende piuttosto a fornire alla persona degli strumenti di gestione delle proprie difficoltà attraverso interventi fisioterapeutici e psicologici. (Fonte: style.corriere.it )

    La data commemora la nascita del pediatra austriaco Hans Asperger, che fu il primo a riconoscere questa patologia nel 1944. Purtroppo però, contrariamente a ciò che si crede, non fu affatto un eroe che si interessava ad aiutare i ragazzi con questa sindrome, bensì un collaboratore Nazista, complice nell’atroce operazione del terzo Reich. È evidente che associare la sindrome a questo personaggio non è solo inadatto ma anche offensivo. Abbiamo il dovere di essere consapevoli delle origini etimologiche di questa sindrome e di conseguenza di lavorare uniti per riformularne il nome. La revisione della storia non va sempre bene, ma in questo caso è importante e necessaria.
     

     

    Con l’avvio in tutte le regioni delle vaccinazioni anti Covid 19 per i cittadini con più di 80 anni, l’Auser con la sua capillare  rete di volontari, si è messa a disposizione fornendo un supporto nella procedura di  prenotazione online.  I volontari  sono a disposizione di tutti quegli anziani  soli e in difficoltà  che non riescono a fare  la prenotazione  in autonomia. La rete solidale dell’associazione è anche a disposizione – previa prenotazione- ad accompagnare gli over 80 in auto  presso le strutture preposte per effettuare la vaccinazione anti Covid.

    Siamo in campo ora più che mai con i nostri volontari – sottolinea il presidente nazionale Enzo Costa – per venire incontro ai bisogni degli anziani più fragili.

    Gli over 80 hanno molte difficoltà nell’utilizzare i nuovi strumenti digitali  e ci siamo subito attivati per fornire loro un adeguato supporto.  Dall’emergenza Covid  l’Auser non si è mai fermata e continua ad essere vicina agli anziani fragili con una vasta rete di prossimità. Per questo pensiamo sia giusto garantire ai volontari la precedenza nella vaccinazione come già accade per altre categorie. ”

    Si può contattare la sede Auser più vicina consultando l’elenco  a questo link del sito: https://www.auser.it/contattaci /

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