Su Covid e disugualianze di genere, le parole di suor Alessandra Smerilli, responsabile della Taskforce Economia dell’organismo vaticano: «Questa è una pandemia che rispetta le donne un po’ meno degli uomini, perché lavorano nei settori più colpiti, perché anche in casa lavorano più degli uomini, perché sono sempre più spesso vittime di violenza domestica. La Commissione, se da una parte vuole mettere in evidenza queste difficoltà, dall’altra vuole lanciare il messaggio che proprio le donne possono essere protagoniste della rigenerazione di un tessuto economico e sociale, il quale dovrà essere necessariamente diverso dopo la pandemia. Le donne sanno che cosa vuol dire prendersi cura e possono insegnarlo alla collettività».

    La Lega Pro per l'8 marzo scrive a Doris Bia, infermiera di Cremona, un simbolo di cuore e coraggio, che un anno fa lasciò il ruolo di Assessore all'Ambiente, alla Cultura e allo Sviluppo Sostenibile del Comune di Gussola, in provincia di Cremona, per tornare in corsia all'ospedale Oglio Po.

    Il Presidente Ghirelli le ha inviato una lettera di ringraziamento a nome della Lega Pro e il pallone della C, che "racchiude" il calcio dei valori.

    "Cara Doris - si legge nella lettera - la prima parola che vogliamo rivolgerLe è grazie. La sua è una storia che fa bene. Le scrivo a nome della C e dei suoi club, che rappresentano il nostro Paese. Sono espressione, tradizione, storia dell'Italia. La C è la storia di cuore e coraggio di uomini e donne che, anche attraverso il calcio, si impegnano nel sociale. La bellezza della vita: ripartiamo ogni giorno da questa base e dalle sue parole che rimarcano l'importanza dell' essere e del "fare squadra". Il pallone che inviamo è il nostro modo per ringraziare Lei e tutte le donne che sono impegnate ogni giorno per sconfiggere il nemico di tutti, il Covid-19. Mi piacerebbe estenderLe un invito. "Ci vediamo allo stadio". E scrivere accanto la parola "presto". È speranza. Sarebbe un passo tangibile di ritorno alla vita."

    L’anno scorso 163 atti intimidatori, +87%. Lo riporta Prima Comunicazione. “Stiamo seguendo con la massima attenzione il tema delle minacce ai giornalisti, veicolate anche attraverso la rete, perché la stampa è garanzia di circolazione delle notizie ed anche per questo è componente fondamentale della nostra democrazia: dunque non vanno sottovalutati gli atti intimidatori che devono sempre essere denunciati alle forze di polizia anche per una più efficace opera di prevenzione e contrasto di questo gravissimo fenomeno”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Nel 2020 gli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti sono stati 163, l’87% in più rispetto al 2019 (87 casi).

    Diritto allo Studio e all’apprendimento permanente per una società e un’economia della conoscenza e superare ogni disuguaglianze. Un evento su iniziativa della Senatrice Valeria Fedeli. Oggi, lunedì 8 marzo, dalle 14 alle 18 in diretta dalla web tv del Senato dalla Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani. Introducono Lugi Berlinguer e Valeria Fedeli; a seguire tavola rotonda con esponenti di Cigl, Cisl, Uil, Gilda, Anief, Forum Disuguaglianze.

    Sul Corriere della Sera di oggi, sabato 6 marzo, è uscito un articolo di Carlo Verdelli intitolato “Vagoni di coda”. La vera sfida di ogni Paese civile è confrontarsi con i problemi più grandi e con gli ultimi. Gli ultimi devono passare al primo posto. L’analisi di Carlo Verdelli ci riporta alle nostre responsabilità. Il giornalista – che ha diretto Scarp de’ tenis per il numero di dicembre-gennaio – comincia ad analizzare il cambiamento del nostro Paese post Covid, partendo proprio dagli ultimi, e noi ve ne riproponiamo alcuni passaggi.

    «La pandemia ha accelerato brutalmente il processo di sganciamento dei vagoni di coda del treno Italia. Redditi decurtati, o già scomparsi, o in via di estinzione (quando a luglio terminerà il blocco dei licenziamenti). Salto in basso dal precariato alla disoccupazione. Gente che non riesce nemmeno a pagare le spese per seppellire i propri morti. Sempre più indigenti che si presentano ai servizi sociali per chiedere un aiuto». Verdelli poi nel suo pezzo cita Ermanno Olmi: «Bisognerebbe andare a scuola di povertà per contenere il disastro che la ricchezza sta producendo». Il giornalista, infine, conclude: «La disperazione è, per ora, muta e invisibile. La terza ondata del coronavirus peggiorerà ulteriormente le aspettative che ancora nutrono dalla vita. Dare loro coraggio, farlo sentire parte del piano, non è una buona azione. Non essere ignorati sarebbe un diritto».

    Resilienza, determinazione, spirito di gruppo dentro e fuori dal campo. Il mondo delle donne raccontato da sei protagoniste nel secondo appuntamento digitale sulla pagina Facebook della DCPS programmato  lunedì 8 marzo in occasione della Giornata Internazionale della Donna.

    “Da chi ripartire se non dalle donne?”, è questo il titolo del webinar organizzato lunedì 8 marzo alle ore 15:30 nel secondo appuntamento live sulla pagina Facebook della Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale tramite la piattaforma Cisco Webex Meetings nell’ambito delle iniziative ideate dalla DCPS per coinvolgere tutti i tesserati in percorsi alternativi alle competizioni calcistiche attualmente sospese.

    Una conversazione aperta con sei protagoniste al femminile che si racconteranno per condividere frammenti della loro vita, che sia essa sportiva/professionale o di grandi battaglie personali e traguardi raggiunti. Testimonianze appassionate per conoscere meglio ed esplorare il mondo femminile in occasione della Giornata Internazionale della Donna e un momento di riflessione per approfondire tematiche importanti in un contesto leggero ma di spessore.
    Storie di tenacia, spirito di gruppo e resilienza, imprescindibile in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo, ma con la determinazione che il 2021 sia l’anno della speranza e della ripartenza. Sostantivi singolari femminili.

    Prenderanno parte all’incontro Giusy Versace, Atleta paralimpica , Parlamentare Italiana e fondatrice della Onlus Disabili No Limits, Rebecca Corsi, Vice Presidente dell’Empoli FC e Presidente dell’Empoli Ladies e Norma Cinotti, centrocampista dell’Empoli Ladies; Chiara Antonelli , calciatrice della DCPS ( Metacoop) , Alessandra Bianchi , amministratore delegato del Padova Calcio e Paola Severini Melograni, giornalista, scrittrice e direttrice di Angelipress, nonché figura di riferimento per il terzo settore.

    A moderare l’incontro saranno Silvia Campanella, firma di Tuttosport, con la partecipazione speciale della giornalista sportiva Monica Bertini.
    Nel corso dell’appuntamento una piccola sorpresa di Giovanna Nina Palmieri, giornalista, conduttrice televisiva e inviata de Le Iene.

    Il webinar è fruibile anche sul sito ufficiale https://dcps.figc.it

     

    L’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti celebra l’8 marzo con un momento di riflessione, proposta e denuncia per sottolineare come le donne con disabilità siano vittime di discriminazione, ancora più invisibile e profonda, e ancora molto lontane dal poter realizzare un’esistenza di libertà e uguaglianza.
    Spesso per una donna con disabilità, alla discriminazione di sesso e di genere, si somma quella dovuta alla menomazione fisica, psichica o sensoriale. Ne consegue che le donne disabili fanno una fatica raddoppiata per affermare la propria personalità.
     
    Una lotta quotidiana per dare voce e dignità al proprio progetto di vita, in famiglia, nel lavoro, nella società.
    Per riflettere su questi temi e dare nuovo impulso al dibattito attorno alla disabilità visiva declinata al femminile, abbiamo promosso un grande evento alla presenza di scrittrici, operatori del settore, esponenti del mondo della ricerca, della cultura della politica e dello sport.
     
    L’evento si svolgerà in diretta streaming giorno 8 Marzo 2021 dalle ore 10 sulla Pagina Facebook dell’UICI, su Slash Radio e su Zoom (https://zoom.us/j/99070422616...).

    La chiamano immigrazione clandestina ma è traffico di esseri umani perlopiù donne e i loro figli. E in Europa si fa ancora troppo poco a 20 anni –inverno 2000 a Palermo, l’Italia ha ospitato la conferenza delle Nazioni Unite in cui è stata presentata la Convenzione contro la criminalità organizzata e dunque la tratta di esseri umani : “La prostituzione e altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro o il servizio forzato, l’accattonaggio e la schiavitù,  l’espianto di organi, e nuove forme sconosciute di sfruttamento in aumento.” Gli ultimi dati diffusi dall’Unione Europea relativi all’anno 2017 – 2018 parlano di oltre 26.268 vittime.

    La stragrande maggioranza di esse nel nostro continente sono ancora donne e ragazze (72%), dove lo sfruttamento sessuale è lo scopo primario del loro traffico (60%).  In questi due anni, i paesi con il maggior numero di vittime registrate sono stati il Regno Unito, la Francia, l’Italia, i Paesi Bassi e la Germania. Tre quarti dei trafficanti sono cittadini uomini dell’Unione Europea, che operano principalmente nel loro paese di cittadinanza e i  dati forniti mostrano che generalmente la metà delle vittime della tratta di esseri umani sono cittadini europei, sfruttati principalmente all’interno del loro paese d’origine. Tra le cittadinanze europee, le persone più sfruttate provengono dalla Romania, seguono poi Regno Unito, Ungheria, Francia e Polonia. Allo stesso tempo, anche i cittadini non europei, soprattutto donne provenienti dalla  Nigeriani, l’Albania, il Vietnam, la Cina e il Sudan vengono trafficate e portate all’interno dei confini dell’Unione Europea. L’adescamento delle donne avviene per la maggior parte dei casi da parenti o persone molto vicine alle vittime, partner o uomini che con la promessa di una vita migliore adescano giovani donne nelle zone più povere dell’Est Europa, portandole poi ha farle prostituire sul nostro territorio nazionale. Da oltre 30 anni l’Italia rappresenta poi la destinazione europea e punto di arrivo nel continente della tratta e dello sfruttamento sessuale sopratutto delle donne nigeriane. Arrivando in un nuovo paese, le donne non sono consapevoli di quale tipo di aiuto legale possono cercare, mentre altre hanno paura di chiedere aiuto a causa delle conseguenze e ripercussioni delle  maledizioni pseudo religiose di riti pagani su di loro e sulla loro famiglia.

    Con la pandemia, le attività di sensibilizzazione in strada svolte dalle ong per aiutare le vittime della tratta di esseri umani sono fortemente diminuite, lasciando ancora più casi da sostenere . La crisi sanitaria e il confinamento hanno fatto si che lo sfruttamento sessuale online  sia aumentato drasticamente; i predatori  hanno sfruttato la vulnerabilità dei e delle più giovani adescandoli su piattaforme online. Secondo la Commissione Europea la domanda di materiale pedopornografico sarebbe aumentata fino al 30% in alcuni stati membri dell’Unione.  In un recente rapporto , Europol l’Agenzia europea di polizia ha registrato un aumento dei reati informatici e dello sfruttamento sessuale dei bambini. L’Europol, inoltre afferma che, il 30% degli autori del reato che sono in possesso di materiale pedopornografico e attivi negli scambi online  sono inoltre coinvolti direttamente nelle azioni di coercizione ed estorsione.

    La legge emanata ventanni fa, non si pronuncia su realtà e fenomeni non ancora esistenti o ampiamente discussi all’epoca. Il traffico sessuale delle persone ltgb è comunemente trascurato e raramente segnalato dai governi locali e nazionali. Anche la maternità surrogata  è interpretata come una forma di sfruttamento e traffico di esseri umani. Secondo l’Ilo, la commercializzazione della maternità surrogata legale ha già dato vita a  una nuova forma di sfruttamento.La madre vende il suo ventre  e il bambino viene visto come una merce  consegnata al compratore dal genitore del bambino. Si può parlare di sfruttamento e vulnerabilità dei bambini, ma al contempo, dello sfruttamento della debolezza e situazione economica di alcune donne, costrette a espatriare nei paesi europei per intraprendere processi di fecondazione in vitro in cambio di un’ingente somma di denaro. Il rapporto della Commissione Europea inoltre menziona che il numero effettivo di vittime è probabilmente molto più alto di quello registrato, soprattutto perché al momento, rimane molto complicato identificare le vittime come tali, e riconoscere i nuovi fenomeni emersi. La promozione della cooperazione giudiziaria tra i paesi dovrebbe essere una priorità per combattere la criminalità transnazionale. Il parlamento e la Commissione Europea deve affrontare con più forza la sfida di questo orribile delitto inclusa l’accoglienza certa e la domanda di beni e servizi  da fornire alle vittime. Lo svantaggio degli immigrati (uomini e sopratutto donne) nel mercato del lavoro dei paesi riceventi è enorme. Sono svantaggiate a causa del loro livello di qualificazione: questo vale in particolare per le migranti provenienti da Africa, Asia e America Latina, dove i tassi di istruzione sono in generale relativamente bassi. In secondo luogo, il loro capitale umano e  i titoli di studio stranieri, ad esempio, non vengono riconosciuti dai datori di lavoro e la distanza linguistica spesso impedisce di usare le proprie competenze nel paese di destinazione. Oltre alla lingua e ai titoli di studio, altre risorse occupazionalmente rilevanti sono localizzate e possono perdere di valore con lo spostamento territoriale: la maggior parte dei migranti dispone di informazioni limitate sul funzionamento del mercato del lavoro nei paesi di destinazione, e dunque essi faticano a trovare un lavoro adeguato alle proprie competenze e aspettative . Le  migranti di norma sono privi di sostegno familiare, e quindi devono trovare lavoro per potersi mantenere e per poter mandare denaro a casa.

    Rispetto ai lavoratori e lavoratrici nativi, sono quindi più propensi a inserirsi negli strati inferiori del mercato del lavoro, dove c’è una costante richiesta di lavoro ma con condizioni lavorative e retributive relativamente basse e scarse possibilità di crescita professionale. Questo è particolarmente vero in paesi come l’Italia, dove i migranti hanno difficoltà ad accedere ai benefici del welfare state.  in Italia coesistono una regolazione del mercato del lavoro relativamente rigida sul piano formale, e una sostanziale tolleranza per l’economia illegale, dove il mercato del lavoro è regolato in modo informale ed estremamente flessibile, creando occupazione dequalificata, poco pagata e pericolosa soprattutto per le donne. Negli ultimi anni si è sviluppata un’ampia letteratura internazionale che ha analizzato le cosiddette “catena di cura globali”, intese come una forma di esternalizzazione delle risorse di cura dai paesi più poveri a favore delle famiglie dei paesi più ricchi che possono permetterselo . Per esempio, molte donne dell’Europa dell’Est, ma ultimamente anche dei paesi orientali, anche se molto scolarizzate, lasciano mariti, figli e genitori anziani per emigrare in Italia e svolgere lavori poco qualificati come, appunto, quelli legati all’assistenza degli anziani. Il Governo Italiano e Draghi  ha promesso di occuparsi della situazione femminile: bene ci siamo e ci saremo per noi e altre che già sono nel nostro Paese e che hanno bisogno di solidarietà e azioni concrete. 

     

    Non solo sanitaria, sociale, economica: è corretto parlare della crisi da Covid19 come crisi di genere.
    I dati raccolti dalla rivista InGenere ci raccontano come le donne siano tra i soggetti più colpiti dagli effetti della crisi. Questa situazione riflette il fatto che le donne sono  sovra rappresentate nei settori maggiormente colpiti, come l'assistenza all'infanzia, l'istruzione o il turismo. Secondo le stime dell’Organizzazione internazionale del lavoro il 58,6% delle donne occupate lavora nel settore dei servizi in tutto il mondo, rispetto al 45,4% degli uomini occupati.

    Ed è sempre a livello globale, come racconta anche il recente report di “Un Women”,  che le donne tendono maggiormente a lavorare in condizioni precarie e con ridotta protezione sociale. Le donne inoltre sono al primo posto, tra gli operatori sanitari (70%), e nel lavoro di cura non retribuito.

    In Italia le interviste raccolte da Save the children per il report Le equilibriste: la maternità in Italia nel 2020 raccontano che 3 donne su 4 dichiarano di aver visto aumentare il carico di lavoro domestico e di cura. Molte di loro, al lavoro hanno dovuto rinunciare, soprattutto a quello che non può essere svolto a distanza.  In Italia il crollo del lavoro è quasi esclusivamente al femminile: a dicembre 2020 in totale i lavoratori scendono di 101 mila unità e di queste 99 mila sono donne. (Istat)

    Bloccate in casa, le donne sono state ulteriormente esposte alla violenza di genere, in particolare alla violenza domestica e agli abusi sessuali. Nel 2020, sono più che raddoppiate le telefonate al 1522, il numero verde del Dipartimento per le Pari opportunità attivato per le donne vittime di violenza e stalking (Istat).  

    Garanzia di equità di genere e uguali opportunità sono tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030, nonché tra le principali direttrici di intervento presenti nelle linee guida del Piano nazionale di ripresa e resilienza per la gestione dei finanziamenti previsti dal Next Generation Eu.

    In occasione della Giornata internazionale della donna raccontiamo le storie di due associazioni che con le loro esperienze raccontano il quotidiano impegno per la parità di genere e la lotta contro la discriminazione: l’associazione Gengle  e l’associazione Aism.

     

    Articolo di Silvia Trovato per cesvot.it 

    Venerdì 5 Marzo, ORE 20, RADIO 1 RAI GR PARLAMENTO
     
    Ospite di Paola Severini Melograni, Alberto Costa, Presidente Associazione Gomitolo Rosa. 
    Gomitolorosa è un’Associazione impegnata nella promozione della solidarietà, il recupero del benessere e l’attenzione all’ambiente.
    Insieme alle volontarie, Gomitolorosa sta realizzando tantissime rose all’uncinetto da donare nella giornata dell’otto marzo. 
    Per il Giorno della Festa della Donna lo staff consegnerà le ROSE SOSPESE ad alcuni centri antiviolenza per essere donate alle donne e portare così solidarietà, ma soprattutto per dare coraggio e far prevalere il bene sul male. Ad ogni rosa sarà messo un cartellino con indicazione del donatore. Per ogni 5€ donate, una rosa raggiungerà una donna l’8 marzo. Le prime 50 sono già messe a disposizione da Gomitolorosa.
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