La nuova versione digitale della "zuppa della Bontà" di Progetto Arca: per tutto ottobre è possibile aderire per donare 10mila pasti caldi ai senzatetto durante l'inverno. 

    La “zuppa della Bontà” di Progetto Arca diventa online per distribuire 10.000 pasti caldi ai senzatetto. Per tutto il mese di ottobre è possibile donare pasti caldi, in cambio una piccola sorpresa.

    Nuova veste quest’anno per la sesta edizione della zuppa della Bontà targata Progetto Arca: per tutto il mese di ottobre l’evento sbarca online con l’obiettivo di garantire la distribuzione di 10mila pasti caldi alle persone senza dimora durante l’inverno.

    Nelle scorse edizioni i volontari della Fondazione sono stati impegnati in molte piazze italiane con la distribuzione di confezioni di zuppa secca a fronte di piccole donazioni necessarie a sostenere il servizio di preparazione e distribuzione di pasti caldi alle persone in difficoltà. Quest’anno, per tutelare la salute e la sicurezza sia dei volontari sia dei cittadini, la zuppa si trasferisce online, continuando a sostenere le persone fragili e senza dimora che in tutta Italia gli operatori e i volontari di Progetto Arca assistono durante i mesi più freddi.

    Per tutto il mese di ottobre è possibile aderire alla zuppa della Bontà sul sito:

    https://www.retedeldono.it/la-zuppa-della-bonta-2020

    A fronte di ogni donazione, sono previste delle “ricompense solidali”, come il “ricettario della bontà” e la partecipazione a uno speciale “food tour” per scoprire dove bere il miglior cappuccino o mangiare la migliore pizza di Milano.

    Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Progetto Arca: “L’emergenza sociale ed economica innescata dalla pandemia sta riducendo in povertà molte persone e sta aggravando le difficoltà di chi vive per strada. Lo vediamo ogni giorno con le nostre Unità mobili di monitoraggio: in ogni uscita incontriamo volti nuovi ed esigenze nuove. Grazie a chi vorrà sostenere il nostro lavoro dedicato alle persone più fragili e in difficoltà”.

    Nell’ultimo anno, Progetto Arca ha servito più di 1 milione e 600 mila pasti e fornito un aiuto concreto nei vari servizi a più di 10.500 persone fragili.

    La giornalista brasiliana Adriana Carranca affronta un viaggio emozionante e rischioso per visitare la famiglia, gli amici e i luoghi di Malala e ci regala
    una biografia potente e delicata allo stesso tempo. 

    La storia di un’eroina dei giorni nostri, la più giovane vincitrice del premio Nobel per la pace, ci insegna il coraggio di lottare per la libertà e l’importanza di avere un’istruzione.

    Malala vive nella regione pakistana dello Swat, è la più brava della classe e ama i libri. Quando è solo una bambina, la sua vita viene sconvolta improvvisamente. Il paese cade nelle mani dei talebani, estremisti islamici che impongono rigide regole a tutti gli abitanti della valle, pena la morte. Da quel momento vengono banditi i canti, i balli e le feste. Le donne non possono più indossare abiti colorati o andare al mercato. Soprattutto, alle ragazze è vietato frequentare la scuola. Malala, però, è molto coraggiosa; suo papà Ziauddin le ha insegnato che contro le ingiustizie si può lottare ed è decisa a ribellarsi per far valere i suoi diritti e riconquistare la libertà. A undici anni, quindi, decide di usare le uniche armi di cui dispone: la penna e la parola. Apre un blog tramite il quale fa conoscere al mondo intero il dramma delle bambine dello Swat e rivendica per tutte le donne la necessità di ricevere un’istruzione. La strada che ha intrapreso non è facile e la sua vita viene gravemente messa in pericolo da un terribile attentato sullo scuolabus che la riporta a casa... Ma la sua forza e la sua determinazione saranno più forti di qualunque attacco.

    Adriana CARRANCA è una giornalista brasiliana che ha visitato la regione di Swat e il paese di Malala poco dopo il suo attentato. Tutto quello che ha visto e le testimonianze che ha raccolto sono raccontate in questa biografia potente e delicata allo stesso tempo. Un grido di speranza per tutti i ragazzi che credono che i sogni possono davvero cambiare il mondo.

    Inaugura il 22 ottobre 2020, dalle ore 11.00 alle 21.00 la mostra Inhabiting Without Belonging, di Margherita Moscardini. L’artista sarà presente. Si consiglia la visita della mostra con la luce solare. La mostra proseguirà fino al 30 gennaio 2021. L’ingresso sarà limitato nel rispetto delle norme di sicurezza.

    La galleria Renata Fabbri è lieta di inaugurare la propria collaborazione con l’artista Margherita Moscardini attraverso la mostra Inhabiting Without Belonging: un nucleo di lavori inediti realizzati in dialogo con gli spazi espositivi della galleria. In mostra, una serie di sculture e disegni elaborati immaginando una Terra non appropriabile come sono le porzioni di Alto Mare, tra le poche aree del pianeta che non sono sottoponibili alla sovranità di alcuno stato e sono definite una risorsa per l’umanità; un bene comune che, attraverso accordi internazionali, può essere attraversato e utilizzato a scopi di ricerca e per lo sfruttamento di risorse.

    L'artista identifica queste aree come vuoti densi di potenzialità, che se da un lato ci ricordano l’inappropriabilità del pianeta di cui ogni specie è ospite, dall’altro, in continuità con il suo progetto The Fountains of Za’atari (2016-2019) sviluppato in Giordania nel più grande campo per rifugiati siriani, evidenziano la necessità di un cambio di paradigma capace di servire questo tempo. Tale cambiamento può forse realizzarsi a partire da un’idea di cittadinanza non più fondata sull’appartenenza territoriale, quanto sulla condizione dell’esilio; oltre la spartizione del pianeta in stati nazione e verso una cittadinanza universale.

    Dalle ore 16 alle 18, incontro di formazione su piattaforma Teams destinato a operatori e altre figure professionali degli istituti penitenziari, docenti, enti del terzo settore, e altre figure professionali interessate al tema, organizzato dal Dipartimento di Scienze della formazione dell’Università Roma Tre e dal Garante dei diritti dei detenuti della Regione Lazio. Relatori: prof. Massimo Margottini; prof. Stefano Anastasìa, prof.ssa Elena Zizioli.

    Elif Shafak con “I miei ultimi 10 minuti e 38 secondi in questo strano mondo” è la vincitrice del Premio Lattes Grinzane 2020 – X edizione

    Sabato 10 ottobre 2020. Elif Shafak, scrittrice turca residente a Londra, è la vincitrice del Premio Lattes Grinzane 2020 – X edizione con I miei ultimi 10 minuti e 38 secondi in questo strano mondo (traduzione di Daniele A. Gewurz e Isabella Zani), edito da Rizzoli.

    Gli altri finalisti in gara erano: Giorgio Fontana con Prima di noi (Sellerio), Daniel Kehlmann (Germania) con Il re, il cuoco e il buffone (traduzione di Monica Pesetti; Feltrinelli), Eshkol Nevo (Israele) con L’ultima intervista (traduzione di Raffaella Scardi; Neri Pozza), Valeria Parrella con Almarina (Einaudi).

    Il Premio Speciale Lattes Grinzane, da sempre dedicato a un’autrice o un autore internazionale, è andato alla Protezione Civile, come apprezzamento per il grande impegno profuso nell’affrontare l’emergenza sanitaria e combattere la diffusione del contagio da Covid-19. Il Premio è stato ritirato dal capo Dipartimento Protezione Civile Angelo Borrelli. «Si tratta di una compartecipazione più stretta, di una condivisione doverosa e per certi versi inevitabile con il nostro Paese, con le sofferenze e i bisogni degli uomini, di cui la letteratura e la cultura non possono non farsi carico. Intorno alla Protezione Civile si sono raccolti, in questi mesi, tutti gli sforzi dell’Italia per rispondere all’emergenza: intorno alla Protezione Civile intendiamo raccoglierci anche noi con il nostro Premio, per testimoniare che anche la letteratura può e deve contribuire a costruire un nuovo futuro», spiega la motivazione della Giuria tecnica.

    La motivazione con cui la Giuria Tecnica del Premio aveva scelto a maggio il romanzo di Elif Shafak tra i finalisti sottolinea la forza delle donne nella ricerca di libertà e felicità in paesi in cui viene negata e soffocata da sfruttamento, emarginazione, violazione dei diritti.

    «Il romanzo di Elif Shaftak è un atto d’amore, da lontano, alla città di Istanbul e soprattutto alla sua anima femminile: Istanbul, illusione, sogno, in cui lottano tante Istanbul, città liquida in cui le vite si intrecciano e si dissolvono, e qui soprattutto città in cui, nella seconda metà del Novecento, da tutto il Medio Oriente convergono donne che vi hanno cercato libertà e felicità, sottraendosi  all’arcaica durezza e ottusità della vita familiare, ma finendo in vite di sfruttamento e di emarginazione, entro cui sanno comunque ritagliarsi spazi di umanità, di solidarietà, di amicizia. Il romanzo ripercorre la vicenda di Leila Tequila, fuggita a sedici anni dalla città di Van, nell’oriente turco, e costretta molto presto a prostituirsi. Ma, con originale struttura, il racconto prende avvio dall’assassinio della protagonista e dall’ipotesi che, dopo la morte, per 10 minuti e 38 secondi, nel suo cervello ancora non completamente spento passino i ricordi più vari, dal mondo familiare di Van alle situazioni e agli incontri della grande città, fino al 1990, anche con vari richiami ai contemporanei eventi storici. E si percorre in lungo e in largo Istanbul, nei suoi luoghi più vari, nei suoi intrecci affascinanti e perversi, tra etnie, lingue, religioni, tra speranze politiche e repressioni implacabili, nel progressivo avanzare del fondamentalismo religioso; nel contempo si seguono le storie dei cinque amici e amiche di Leila, che poi, dopo il ritrovamento del suo corpo, arriveranno a celebrare un singolare funerale, allucinata, affettuosa, grottesca e spiritosa, imprevista Totentanz.»

    Elif Shafak, scrittrice turca, nata nel 1971 a Strasburgo (Francia), vive a Londra. È laureata in Scienze politiche e ha insegnato in diverse università in Turchia, Stati Uniti e Regno Unito. Pubblica romanzi in turco e in inglese, tradotti in più di cinquanta lingue, in cui la tradizione occidentale e quella orientale si armonizzano e in cui affiora la difesa dei diritti civili, di libertà di parola e delle minoranze. È membro del Weforum Global Agenda Council on Creative Economy dello European Council on Foreign Relations. Tra i suoi romanzi, editi da Rizzoli, ricordiamo: La bastarda di Istanbul (2007), Il palazzo delle pulci (2008), Le quaranta porte (2009), Latte nero (2010), La casa dei quattro venti (2012), La città ai confini del cielo (2014), Tre figlie di Eva (2016) La bambina che non amava il suo nome (2018).

    La pandemia ha sicuramente determinato un peggioramento globale dei risultati attesi per il 2020 riguardo l’Agenda 2030 delle Nazione Unite. Anche se non sembra che l’Italia abbia ancora intrapreso questa strada con piena convinzione, decisione e rapidità. Nel corso del 2018-2019 era emerso nel rapporto ASviS un miglioramento per quattro Obiettivi, quali erano povertà, condizione economica e occupazionale, economia circolare ed istituzioni efficienti; erano, invece, rimasti stabili dieci, ovvero alimentazione, salute, istruzione, disuguaglianze di genere, sistemi igienico-sanitari, energia, disuguaglianze, cambiamento climatico, ecosistemi terrestri, partnership; e, infine, erano peggiorati due: innovazione e città.

    Ad oggi i dati per il 2020 conducono ad un regresso per nove Obiettivi, quali povertà, fame, salute, istruzione, uguaglianza di genere, lavoro, innovazione, disuguaglianze, partnership; un miglioramento per tre, ossia consumo e produzione responsabile, azioni per il clima, e, infine pace, giustizia e istituzioni forti; mentre cinque sono rimasti fuori poiché non è stato possibile valutare l’effetto della crisi. La situazione non è affatto positiva neanche per quanto riguarda il raggiungimento dei Target fissati per il 2020, in dodici di questi l’Italia è molto lontana dal poterli raggiungere entro la fine dell’anno (dalla riduzione delle vittime di incidenti stradali al numero di giovani che non studiano e non lavorano (Neet), dalla definizione da parte delle città di piani per la gestione dei disastri naturali alla difesa della biodiversità).

    Gli interventi durante la pandemia sono stati soprattutto diretti alla protezione del sistema socioeconomico e non molto per una transizione verso la sostenibilità; dalle analisi svolte da ASviS i decreti-legge sono stati orientati per il 54% alla protezione; per il 19% alla promozione; per il 12% alla trasformazione; per il 9% alla preparazione e, infine, solo per il 5% alla prevenzione. “In molti casi - rimarca ASviS - gli interventi avrebbero potuto essere disegnati con una visione più orientata a prevenire nuovi shock e a preparare il mondo economico e sociale ad un nuovo assetto più sostenibile, sfruttando anche gli orientamenti che stanno emergendo nella parte più innovativa del mondo imprenditoriale e della finanza”.

    https://asvis.it/rapporto-asvis-2020/

    A cura di Simone Riga

    In Kamchatka è in corso un disastro ecologico che ha colpito alcune baie nel mare di Bering, estremo oriente della Russia. Le fonti parlano di una gravissima moria di pesci, mentre numerose sono state invece le persone che hanno riportato dei sintomi una volta entrate in contatto con l’acqua contaminata. Dalle prime analisi svolte dalle autorità locali è emersa una percentuale di prodotti petroliferi quattro volte superiore al limite consentito e una concentrazione di fenolo 2,5 volte più alta rispetto ai limiti.

    I frequentatori delle spiagge hanno avuto vomito, febbre, eruzioni cutanee, palpebre gonfie, e in alcuni casi delle lesioni alla cornea; alcuni residenti avevano manifestato dei sintomi già dalla metà di settembre. “Durante le immersioni, abbiamo scoperto che c’è una moria di massa di benthos (organismi che vivono sul fondo) a profondità comprese tra 10 e 15 metri. Il 95% degli animali è morto. Alcuni grandi pesci, gamberetti e granchi sono sopravvissuti, ma sono pochi”, afferma lo scienziato Ivan Usatov. Gli scienziati stanno conducendo delle analisi nella spiaggia di Khalatyr, popolare meta di surfisti, e nella baia di Avacha ma credono che l’area contaminata possa essere
    molto più estesa e si sta valutando l’ipotesi che l’inquinamento possa essere stato provocato dalla fuoriuscita di sostanze tossiche da una discarica nelle vicinanze. Nel frattempo è stata aperta un’indagine e le analisi continuano.

    Sul posto è intervenuta anche Greenpeace per raccogliere delle testimonianze dirette. “Abbiamo osservato in vari punti una schiuma giallastra sulla superficie del mare. E, oltre a ciò, l’acqua stessa era opaca - spiega Vasily Yablokov di Greenpeace Russia - In uno dei luoghi ispezionati, abbiamo trovato animali morti. Un certo volume di inquinanti si muove lungo la costa non solo in superficie, ma anche in profondità”. “Greenpeace chiede al governo russo di prestare attenzione ai frequenti incidenti e rafforzare le politiche ambientali adottando un programma a lungo termine di trasformazione verde dell’economia russa”, rimarca l’organizzazione. Difatti si tratta dell’ennesimo disastro ambientale in Russia degli ultimi anni: nel 2017 c’era stata la nube di rutenio-106, che aveva attraversato parte dell’Europa, creatasi vicino al confine con il Kazakistan, nel 2019 era stata la volta dell’esplosione nucleare di Njonoksa, poi lo scorso maggio è toccato allo sversamento di diesel a Norilsk, e, infine,
    i devastanti incendi del 2019 e 2020 in Siberia.

    https://www.bbc.com/news/world-europe-54420508

    https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/12496/russia-attivisti-di-greenpeace-testimoni-di-un-disastro-ambientale-in-corso-in-kamchatka/

    https://sledcom.ru/news/item/1505958/

    A cura di Simone Riga

    “Un futuro più indipendente è un futuro possibile”, questo il motto della Giornata Nazionale delle persone Down, che si celebra oggi, domenica 11 ottobre.

    CoorDown Onlus ha dedicato al tema dell’autonomia la Giornata Nazionale delle persone con sindrome di Down, in programma oggi, domenica 11 ottobre, in tutta Italia. Con la campagna di quest’anno ognuno può sostenere una migliore qualità della vita delle persone con sindrome di Down e contribuire a un futuro che riservi loro le possibilità di chiunque altro, a scuola, nel lavoro e nello sport.

    Domenica 11 ottobre è possibile recarsi in una delle oltre 200 piazze in tutta Italia, in prossimità di chiese e centri commerciali, dove i volontari e le famiglie delle associazioni aderenti al CoorDown offriranno il consueto messaggio di cioccolato, realizzato con cacao proveniente dal commercio equo e solidale, in cambio di un contributo. I fondi raccolti saranno utilizzati per finanziare i progetti di autonomia organizzati sul territorio e dedicati a giovani e adulti con sindrome di Down.

    I lavori di Torino Capitale Europea della Cultura 2033 entrano nel vivo. L'Italia (che ospiterà la capitale della cultura insieme ai Paesi Bassi) inviterà le città a presentare le proposte nel 2027, sei anni prima dell’anno prefissato. Dopo una prima scrematura operata da una giuria di esperti indipendenti, la capitale italiana verrà ufficializzata nel 2029. Un percorso per il quale è fondamentale prepararsi.

    Le Capitali europee della cultura mirano a promuovere la ricchezza e la diversità delle culture e a incoraggiare il senso di appartenenza dei cittadini a un’area comune. Il programma e gli investimenti legati a questa candidatura possono contribuire con forza alla rigenerazione e alla crescita sostenibile della città nel lungo periodo.

    A partire dal novembre 2019 la commissione V del Comune di Torino ha avviato un percorso che ha visto la partecipazione di assessori, di rappresentanti delle istituzioni culturali e di altri soggetti qualificati con l'intento di costruire un tavolo di lavoro che elabori un percorso comune.

    Questa mattina durante la commissione consiliare si è parlato della possibilità di costruire una partnership con TEDxTorino perché sia partner con cui ragionare sul progetto che condurrà alla candidatura.

    Da quattro anni TEDxTorino è uno dei tanti protagonisti della cultura torinese capace di portare in città, direttamente dalla Silicon Valley, il modello TED e di riunire su un palco, tre o quattro volte all'anno, personalità interessanti che possano raccontare al pubblico le proprie idee.

    Migliaia di persone note e meno note come la sceneggiatrice della Disney Pixar Leasly Iwerks, la campionessa Surya Bonaly, la venture capitalist LK Shelley e ancora Christian Greco, Luca Mercalli, Michela Murgia, Rita Guarino, Josefa Idem, Mauro Berruto e Massimo Temporelli hanno ascoltato, in diretta e in streaming, i talk dedicati a cultura, libri, sport, musica, tecnologia, medicina, economia circolare di ospiti arrivati da tutto il mondo.

    Nel periodo di lockdown, per 5 settimane 60 ospiti divisi in 5 tavoli virtuali (ognuno formato da 12 persone) si sono incontrati, rigorosamente on line sulla piattaforma TED, per discutere del futuro della cultura a Torino e in Italia. Ogni tavolo è stato gestito da Enrico Gentina, curatore di TEDxTorino, con l'idea di considerare l'argomento affrontato da differenti punti di vista per creare una conversazione globale che proprio nella diversità sa trovare la propria ricchezza.

    La domanda centrale - pensata insieme al Comune di Torino - è stata ‘quali conclusioni possiamo trarre dalle nostre esperienze e come applicarle al lavoro culturale che, nonostante la pandemia e le sue conseguenze, tentiamo di gestire tutti i giorni? L’idea è stata quella di considerare l'argomento “Cultura” da differenti punti di vista. Dal teatro al cinema, dai musei ai concerti, dallo sport all’entertainment, la cultura nella sua accezione più ampia si è seduta ai tavoli di TEDxTorino per dialogare e ascoltare altri punti di vista. I partecipanti sono stati invitati a contribuire su temi non strettamente legati ai loro ambiti d'azione quotidiani, allo scopo di far emergere processi, dinamiche e prassi da poter estendere successivamente in modo trasversale e modulare in altri contesti. Un contesto informale dove poter condividere serenamente il proprio punto di vista così da permettere agli altri di aggiungere valore in libertà.

    Sintesi per macroambiti delle posizioni emerse durante gli incontri - Spazio pubblico, accessibilità, innovazione e inclusione

    Accessibilità

    Si è discusso delle molte declinazioni dell’accessibilità per sottolineare che, per quanto l'accessibilità al digitale non sia scontata, il dibattito culturale di questi mesi non può fermarsi lì. Il diritto di tutti di vivere la cultura dal vivo, nell'ambito della democrazia, è un aspetto imprescindibile per approcciarsi alla discussione. Mentre la crossmedialità è sicuramente una soluzione in un momento di emergenza, non può essere l’unica. È certamente vero che il digitale ha reso più semplice la fruizione della cultura a persone con alcune disabilità, ma non si deve dare per scontato che sia (per loro o per altri) un’esperienza completa o la più completa cui si possa ambire. L'accessibilità alla cultura ha due lati, uno dei quali è la produzione di contenuti culturali. Per favorirla e tutelare il tessuto culturale in questo ambito avrebbe senso riformare le modalità di accesso ai fondi pubblici e cambiare le regole del rapporto tra privati e cultura, anche fiscalmente.

    Inoltre, senza nulla togliere al valore dei grandi eventi, si è frammentata ulteriormente in universi che non dialogano, anziché in un’unione di piccole iniziative ben targettizzate pensate all'interno di una visione complessiva da chi si occupa delle politiche culturali del territorio. La progettazione dal basso si sviluppa quando viene creato un clima adatto a farla germogliare.

    Inclusione

    Se l'emergenza esige intervento, il futuro chiede progettazione. Questo è il tempo dell'ascolto, della visione a medio-lungo termine che considera l’inclusione come un’espressione della democrazia. Una visione incoraggiata da istituzioni, operatori, industria e accademia per valorizzare il desiderio di attivismo delle persone. Ancora una volta è importante sottolineare che la co-progettazione dal basso nasce quando c'è terreno fertile e questo è un effetto di una politica culturale sul territorio che non si limita a costruire rampe per disabili a lato delle scale nelle nuove costruzioni, ma che progetta universalmente, includendo persone disabili nell’ideazione. La cultura è accrescimento del patrimonio cognitivo di ogni individuo. Non deve essere calata dall’alto, ma nascere dalla partecipazione e dalla comunità. Ciò che dall’alto dipende è l'ecosistema ideale per permettere la cultura: scambi, incontri e luoghi condivisi che facilitino il processo collettivo. Le iniziative culturali devono acquisire degli indici di valutazione nuovi, diversi dalla quantità di pubblico e devono essere concentrate meno sull’informazione e più sull’approfondimento.

     

    Il Regno Unito ha annunciato grossi investimenti nel comparto dell’eolico offshore. Ad affermarlo è stato lo stesso Primo Ministro, Boris Johnson, “siamo convinti che tra 10 anni l’eolico offshore alimenterà ogni casa del paese, con un obiettivo nazionale che passerà da 30 gigawatt a 40 gigawatt”, ha dichiarato il premier. Il governo britannico è al lavoro sulle nuove politiche che porteranno ad una parziale transizione energetica entro il 2030, ma ci vorranno miliardi di sussidi per portare a successo la strategia; e con tutta probabilità per la fine del mese saranno svelati ulteriori dettagli sul piano concernente l’eolico offshore.

    Il Regno Unito ha puntato forte sull’energia pulita ricavata dall’eolico offshore, divenuta prima fonte rinnovabile del Paese, cresciuta negli ultimi dieci anni da 1GW a 10GW di potenza installata, i cui costi per la produzione degli impianti si sono abbassati di due terzi. La promessa è che si arriverà a 40 GW entro il 2030. L’Aurora Energy Research, società di consulenza di Oxford, ha fatto due conti e la cifra che dovrà essere investita affinché “il tuo bollitore, la tua lavatrice, la tua cucina, il tuo riscaldamento, il tuo veicolo elettrico plug-in” funzionino con energia verde, come detto da Johnson, dovrà aggirarsi sui 50 miliardi di sterline. “Non c'è carenza di capitale o appetito da parte degli investitori nell'eolico offshore” spiega Keith Anderson, amministratore delegato di Scottish Power, uno dei maggiori investitori nel settore delle energie rinnovabili in Gran Bretagna.

    Invece, molto dipenderà dalle capacità e la velocità del governo nel concedere le licenze e i contratti di costruzione, questa sarà la vera sfida per far crescere il comparto eolico offshore in tempi record. Dalla prossima primavera il governo comincerà le assegnazioni dei lavori e si stima che questa prima ondata di investimenti potrebbe garantire oltre 20 miliardi di sterline e la creazione di 12mila posti di lavoro, secondo RenewableUK.

    L’eolico offshore in Italia In Italia il comparto eolico, nonostante le enormi potenzialità come il Regno Unito, non è sfruttato e tantomeno se ne sente parlare nel dibattito pubblico. Ad oggi ci sono solo i progetti fermi di Taranto (30 MW di potenza installata), Rimini (300 MW) e Marsala (250 MW). Bloccati da una lenta e tortuosa burocrazia. “In questo momento c’è un po’ di fermento perché siamo in attesa del decreto Fer 2 che dovrebbe incentivare le fonti rinnovabili meno competitive, eolico offshore compreso - affermava lo scorso giugno Simone Togni, presidente dell’Associazione nazionale energia del vento (Anev) - Siamo in un’epoca storica in cui c’è uno scollamento tra le intenzioni della politica e l’assoluta mancanza di strumenti per raggiungerle”. Negli obiettivi del Pniec (Piano energia e clima) l’eolico offshore dovrebbe arrivare ai 300 MW entro il 2025 e triplicare nel 2030 ma “manca la semplificazione dell’iter autorizzativo, una situazione che porta l’Italia a fare molta fatica a raggiungere quegli obiettivi dichiarati dallo stesso governo”, continua Togni. Investendo anche sull’eolico offshore l’Italia potrebbe arrivare fino 25 GW di potenza installata, ad oggi tutte le fonti sostenibili del Paese ne garantiscono 10 GW, e ciò consentirebbe un processo di decarbonizzazione più rapido, e soprattutto pulito a differenza di quello che si sta tentando di realizzare attraverso la riconversione delle centrali a carbone in stabilimenti a gas metano.

    https://www.theguardian.com/environment/2020/oct/06/powering-all-uk-homes-via-offshore-wind-by-2030-would-cost-50bn

    https://www.lifegate.it/eolico-offshore-rimini-italia-sicilia

    A cura di Simone Riga

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