A disposizione 2 milioni di euro per interventi da realizzare in Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia che siano in grado di far emergere e prevenire il fenomeno potenziando i servizi messi a disposizione dai Centri Antiviolenza; accompagnare le donne che hanno subito violenza in percorsi di autodeterminazione e autonomia economica e abitativa, sostenendo i minori che hanno assistito ai maltrattamenti; favorire processi di cambiamento culturale in termini di parità di genere, con percorsi di educazione nelle scuole.

    “Nonostante non esista un processo di raccolta dati univoco sul numero di femminicidi e sui casi di violenza di genere, quelli che abbiamo a disposizione ci forniscono un quadro allarmante” ha dichiarato Carlo Borgomeo, Presidente della Fondazione CON IL SUD. “L’emergenza sanitaria ha ulteriormente acuito il fenomeno e la Fondazione CON IL SUD, proprio durante il lockdown di marzo 2020, ha promosso con i progetti sostenuti con il precedente bando contro la violenza di genere, una campagna di comunicazione dedicata sui social, condividendo i contatti dei Centri Antiviolenza coinvolti. Un’iniziativa efficace, che ha permesso di registrare un incremento delle richieste di aiuto ai centri aderenti. Con questo nuovo bando vogliamo sostenere l’importantissimo lavoro dei Centri Antiviolenza e delle reti territoriali che lavorano ogni giorno per accogliere le donne che hanno subito violenza, per aiutarle a trovare conforto, aiuto e fiducia nel costruire il proprio futuro e, spesso, quello dei propri figli”.

    Maggiori informazioni qui https://www.fondazioneconilsud.it/news/bando-per-il-contrasto-della-violenza-di-genere/

    Sabato 12 giugno dalle 10 alle 13 in streaming si terrà "Il prossimo senza frontiere", 8° meeting nazionale dei giornalisti - Grottamare. La diretta sarà visibiel su ww.giornalistioggi.it

    Parteciperanno: Il Cardinale Bassetti per un saluto introduttivo e poi Maria Petrosillo di Caritas Italiana, Padre Francesco Pattom, Custode di Terra Santa e ancora Franco Balzaretti, vicepresidente associazione medici cattolici italiani, Giovanni Parapini, direttore di Rai per il Sociale, Agnese Pini, direttrice de La Nazione, David Sassoli, presidente Parlamento Europeo e Padre Antonio Spadaro, direttore La Civiltà Cattolica.

    «Nella visione cristiana, l’educazione è più che istruzione e formazione culturale, è suscitare e far sviluppare il meglio dell’intera persona, mente e cuore insieme, per risvegliare la convinzione che il mondo in cui si vive può cambiare». Si è aperto con le parole di suor Grazia Loparco, FMA, storica e docente presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium, l’incontro online “Sisters Empowering Women”, che si è tenuto ieri pomeriggio, 3 giugno. Il terzo dei sei appuntamenti promosso dall’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG), con l’obiettivo di dare voce ai percorsi avviati dalle religiose per vivere e trasmettere i valori dell’enciclica “Fratelli tutti”, ha avuto per titolo: “Educare per la fioritura umana”.

    L’importanza dell’educazione, come spazio di empowering delle bambine e delle giovani, e l’impegno delle religiose per collaborare al “Global Compact on Education” (Patto educativo globale) promosso da Papa Francesco sono state al centro del webinar che, dopo l’introduzione di suor Patricia Murray, segretaria esecutiva della UISG, ha visto gli interventi di suor Arcelia Hernández Elizondo, FMVP, Ufficiale della Congregazione per l’Educazione Cattolica, e della psicologa suor Miriam Altenhofen, SSpS.

    «In un tempo e una cultura profondamente cambiati, oggi è necessario un nuovo sguardo della Chiesa sulla famiglia: essere custodi della bellezza della famiglia e farsi carico con compassione della sua fragilità e delle sue ferite. La famiglia è la prima scuola di valori umani, dove si impara l’uso corretto della libertà e la capacità di discernere criticamente i messaggi provenienti dall’esterno e dai vari mezzi di comunicazione. La scuola ha un compito educativo più formale e razionale della famiglia. Tuttavia, entrambi devono lavorare insieme se vogliono raggiungere buoni obiettivi nei destinatari», ha dichiarato suor Arcelia Hernández Elizondo, incentrando la riflessione sul capitolo settimo dell’esortazione apostolica Amoris laetitia e sulle modalità in cui “la famiglia favorisce la fioritura umana”.

    «È importante, come religiose, come leader di gruppi e comunità, infondere speranza e aiutare noi e le persone con cui viviamo e lavoriamo, a cui prestiamo servizio, a “fiorire” in questa difficile situazione», ha affermato suor Miriam Altenhofen - sottolineando come cioè sia possibile attraverso la resilienza, che “non è solo ritornare nella vecchia forma, ma diventare creativi e capaci di investire in un futuro migliore”. La seconda chiave offerta dalla psicologa è il principio di anti-fragilità, enunciato da Nicholas Taleb, che sta nell’imparare a non rifuggire dalle perturbazioni: “accettiamole e persino amiamole. Perché anche lì possiamo trovare il modo di fiorire”. In ultimo, l’urgente necessità di promuovere una cultura dell’incontro, come richiesto da papa Francesco, “per costruire ponti, cercare vie di riconciliazione, alleviare il più possibile la sofferenza e promuovere uno sviluppo umano olistico”.

    A moderare l’evento, che ha offerto la preziosa testimonianza delle sorelle educatrici sull’applicazione del Global Compact on Education, è stata Chiara Porro, ambasciatore dell’Australia presso la Santa Sede, che a più riprese ha ribadito la necessità di lavorare insieme affinché l’educazione sia creatrice di fraternità, pace e giustizia. Un’esigenza ancora più urgente in questo tempo segnato dalla pandemia.

    Al via domenica la 14esima edizione di Ebraica, Festival Internazionale di Cultura, dedicato quest'anno al tema "Second Life". Dal 13 al 17 giugno numerosi protagonisti del mondo della cultura, della letteratura, dello spettacolo e della scienza si confronteranno sui grandi temi del cambiamento e del futuro attraverso incontri e appuntamenti che si svolgeranno in presenza, nel quartiere ebraico di Roma, e in streaming. Israele sarà presente con la mostra "Waters to Waters - Ritorno alla vita?" della fotografa Merav Maroody, Dani Schauman ed Elhanan Bar-On protagonisti dell'incontro online Innovazione e resilienza. Il caso Israele, la scrittrice ed editorialista Emuna Elon che dialogherà con Simonetta Della Seta per l'evento in streaming L'acqua è vita e lo sceneggiatore Omri Givon che parteciperà al panel Serie Tv. La nuova vita del libro. Segnaliamo inoltre la lettura, durante lo spettacolo "Re-born" a cura di Mario Piazza, di uno tra i più celebri componimenti della poetessa Leah Goldberg.

    Proponiamo un estratto dell'intervista a Vittorio Sgarbi pubblicata su Il Messaggero. 

    Vittorio Sgarbi, è pronto per la Roma dei Cesari e dei nuovi Papi?
    «Prontissimo. Già sto pensando a come fare, dopo la vittoria elettorale, che il Giubileo del 2025 che sarà la grande occasione per rimettere Roma sul palcoscenico del mondo e riportarla ad essere la capitale della culturale universale».

    A chi pensa come commissario al Giubileo?
    «La persona giusta a mio parere è monsignor Liberio Andreatta. E' quello che organizza i viaggi della Chiesa nei Paesi musulmani, che mette a contatto la nostra religione con quella indiana e con tante altre. Lo vedo bene come commissario o coordinatore perché non è un baciapile ma un pragmatico. Io sono più curiale di lui, che è un prete laico».

    Grandi progetti?
    «Il Comune ha 78 musei, serve metterli a sistema insieme ai musei statali, ai musei provati, ai Musei Vaticani - settimi nella classifica dei più visitati del mondo - e coordinando il tutto faremo un Louvre diffuso che farà impallidire quello parigino».

    Possibile che si possano mantenere alti valori ideali solo facendo un minimo di beneficenza in parrocchia, ma, crescendo, si debba per forza diventare tante “multinazionali” della solidarietà? Il punto di vista diverso di Ai.Bi.

    Si avvicina (si fa per dire, visto il rinvio del termine per l’adeguamento degli statuti per un altro anno) la piena entrata in vigore della riforma del Terzo settore e diversi aspetti già vengono messi in discussione. Uno di quelli più contestati riguarda il tetto alle retribuzioni degli amministratori e degli oltre 850mila lavoratori del non profit.

    La questione nasce dall'articolo 8 del  Dlgs 117/2017 (il Codice del Terzo settore), che riguarda, appunto, il trattamento salariale. Il comma due prevede il divieto di corresponsione ai lavoratori subordinati e autonomi di "retribuzioni o compensi superiori del quaranta per cento rispetto a quelli previsti, per le medesime qualifiche, dai contratti collettivi". Fanno eccezione solo i settori sanità, ricerca scientifica e università.

    È inoltre vietata anche "la distribuzione, anche indiretta, di utili e avanzi di gestione, fondi e riserve», ovvero «la corresponsione ad amministratori, sindaci e a chiunque rivesta cariche sociali di compensi individuali non proporzionati all’attività svolta, alle responsabilità assunte e alle specifiche competenze o comunque superiori a quelli previsti in enti che operano nei medesimi o analoghi settori e condizioni».

    L’art.16, infine, aggiunge che “in ciascun ente del Terzo settore, la differenza retributiva tra lavoratori dipendenti non può essere superiore al rapporto uno a otto, da calcolarsi sulla base della retribuzione annua lorda”.

    I dubbi delle grandi associazioni sui tetti agli stipendi per il terzo settore

     

    Alcune grandi organizzazioni del settore hanno criticato questo aspetto fin dalla stesura del decreto, spiegando che, di fatto, questa norma penalizza il settore non profit creando una disparita tra lavoratori in un mercato del lavoro che, invece, è unico. Chi lavora come dipendente e non come volontario ha diritto di avere il trattamento retributivo per quello che sa fare, non rapportato al tipo di ente che lo assume. "Non ci si può aspettare che il lavoro nel Terzo settore coincida solo con una scelta etica" afferma il vicepresidente di Emergency Bertani al Sole 24 ore.
    A prima vista, sembra la semplice constatazione di un fatto ovvio, ma è davvero così?

    Un radicale cambio di prospettiva è possibile

     

    Innanzi tutto, alla base di norme di questo tipo, c’è una consolidata motivazione economica. Le legislazioni sul terzo settore si basano sul fatto che agli enti non profit è riconosciuta un’esenzione totale dalle imposte o quasi per la funzione sociale che svolgono e a patto che le risorse così agevolate vengano il più possibile impiegate nelle attività istituzionali. Questo può tradursi anche in una limitazione ai compensi o ai vantaggi, che è possibile corrispondere agli stakeholder in generale.

    Soprattutto, però, gli ETS hanno la loro ragione di essere proprio in una scelta etica o, almeno, in una visione delle cose che è diversa da quella del mercato. Gli ETS possono infatti esistere perché ci sono i donatori, ovvero persone che decidono di usare parte del loro reddito non per comperare beni e servizi che aumentino esclusivamente la loro soddisfazione materiale, cosa che per le regole del mercato ognuno di noi dovrebbe continuamente fare, ma per donare beni e servizi a sconosciuti in difficoltà.

    Allo stesso modo, gli ETS possono funzionare perché, al loro interno, ci sono persone che decidono di dedicare il loro tempo, i volontari, o la loro carriera lavorativa, i dipendenti, ad una causa, scambiando appunto parte della loro possibile remunerazione monetaria con la motivazione, molto più ricca di senso e relazioni rispetto ad altri impieghi, derivante dall’attività svolta.

    Insieme, testimoniano che è possibile una via diversa di sviluppo, testimonianza di cui forse oggi c’è tanto più bisogno quanto più il modello economico e sociale costruito negli ultimi decenni mostra scricchiolii sempre più sinistri e rivela i danni già prodotti su ciò che ci circonda e tra di noi.

    Se però la logica deve essere quella del mercato e non quella della missione anche all’interno degli ETS, che senso resta a questi ultimi?
    Se togliamo agli ETS la testimonianza delle persone, che agli ETS danno vita, e la sostituiamo con puro marketing, quale credibilità possono mantenere?
    Se il solo prezzo monetario delle risorse da reperire, senza più alcuno spazio per la gratuità, diventa anche negli ETS il criterio prevalente, che cosa resta della speranza che gli ETS dovrebbero portare e di cui oggi c’è tanto bisogno?

    Possibile che si possano mantenere alti valori ideali solo facendo un minimo di beneficenza in parrocchia (per riprendere nuovamente il punto di vista di Emergency come riportato dal Sole24ore), ma, crescendo, si debba per forza diventare tante multinazionali della solidarietà?

    Forse sarebbe tempo di aprire qualche discussione in più sui valori e sugli aspetti di senso della rifoarma del terzo settore, come questa potrebbe essere, piuttosto che sui tecnicismi esasperati di questo o quel comma.
    E magari anche evitare di aggirare queste basilari questioni di senso proprio con l’ennesimo tecnicismo, per esempio l’accordo integrativo fatto da Emergency con i sindacati che, attraverso indennità varie, potrebbe permettere di non dovere considerare i limiti alle retribuzioni poste dal Codice del terzo settore.

    Chissà che non arriveremo a concludere che i tetti oggi presenti nel Codice del terzo settore (retribuzioni non superiori del 40% a quelle analoghe stabilite dai CCNL e rapporto massimo di 1 a 8 tra la retribuzione più bassa e quella più alta nell’organizzazione) sono addirittura troppo alti.

    Alla vigilia della Giornata mondiale contro il lavoro minorile, Save the Children - l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – evidenzia come durante la pandemia di Covid-19, la perdita di giorni di scuola abbia esposto bambine, bambini e adolescenti al rischio di sfruttamento del lavoro minorile, matrimoni precoci e gravidanze.

    Difatti, a causa della pandemia i minori dei paesi più poveri hanno perso il 66% in più di giorni di scuola rispetto ai coetanei che vivono nei paesi più ricchi. Una condizione che peggiora per le bambine e le ragazze che nei paesi più poveri hanno perso, in media, il 22% in più di giorni d’istruzione rispetto a bambini e ragazzi.

    Secondo le stime di Save the Children, oltre 10 milioni di minori rischiano di non poter tornare a scuola e di aggiungersi così ai 258 milioni che già non avevano accesso all’istruzione prima della diffusione del virus. Ad esempio, in Sud Sudan, una recente analisi condotta da diverse organizzazioni sull'impatto del Covid-19 sull'istruzione mostra che in alcuni stati del paese oltre il 27% dei minori non è tornato a scuola: circa il 39% degli insegnanti ha affermato che non tutti i loro studenti sono tornati in classe.

    Questa la denuncia dell’Organizzazione che in una nuova analisi rivela che in alcuni dei paesi più poveri del mondo, durante la pandemia di Covid-19, i minori hanno perso fino al 20% dei loro giorni scolastici, senza considerare che in alcuni paesi si aggiungono le chiusure delle scuole a causa dei conflitti. Sebbene tutti i bambini del mondo abbiano dovuto affrontare un anno di chiusure e interruzioni della scuola, per i ragazzi dei paesi più poveri l’impatto è stato di gran lunga maggiore in quanto già prima della pandemia avrebbero trascorso meno tempo a scuola.

    “Come in tutte le crisi, i bambini sono le principali vittime della pandemia e la nostra analisi dimostra che quando si tratta di chiusure scolastiche, più il paese è povero, maggiore è l'impatto. Purtroppo, le bambine e le ragazze hanno maggiori probabilità rispetto ai coetanei maschi di perdere la scuola in modo sproporzionato, poiché troppo spesso le ragazze lasciano la scuola a causa di matrimoni precoci, gravidanze o lavoro” ha dichiarato Inger Ashing, CEO di Save the Children International.

    I dati dimostrano che la percentuale di scolarizzazione persa nel corso della vita per le ragazze è generalmente maggiore rispetto ai ragazzi. Nei paesi a basso reddito, le ragazze hanno perso in media il 22% di giorni in più di scuola rispetto ai coetanei maschi. Le ragazze risultano ancora svantaggiate, anche se in misura minore, anche nei paesi più ricchi (dove hanno perso oltre il 3% d’istruzione rispetto ai ragazzi). Essere fuori dal sistema scolastico può cambiare completamente la vita di bambine e ragazze, sottolinea Save the Children. Lo scorso anno, l'Organizzazione ha rilevato un drammatico aumento di matrimoni precoci e gravidanze in età adolescenziale, stimando 2,5 milioni di ragazze in più a rischio di matrimoni precoci nell'arco di cinque anni e un aumento fino a un milione delle gravidanze adolescenziali nel 2020.

    Basti pensare che in Guinea, i minori hanno perso in media il 22% circa di giorni d’istruzione, di cui i maschi hanno perso in media il 15% circa, mentre le femmine addirittura il 39%. Un trend che si conferma anche in altri paesi come il Burkina Faso, dove i giorni di scuola persi sono il 20%, di cui il 14% per i maschi e il 19% per le femmine; in Afghanistan la media è di quasi il 13%, con il 9% per i maschi e il 21% per le femmine.

    Karina, una ragazza del Sud Sudan di 17 anni, è in terza media, ma a causa della pandemia non è andata a scuola. “La preoccupazione più grande è che le ragazze che non hanno frequentato la scuola... sono costrette dai genitori a sposarsi. E se ti costringono a sposarti, non avrai un'istruzione migliore. La tua educazione si fermerà qui” dice la ragazza. “Da grande voglio fare il medico. Sarò libera grazie all’istruzione che mi sta mostrando come sarà la vita”.

    L’Organizzazione sottolinea, inoltre, che questa analisi potrebbe essere una stima al ribasso poiché i dati globali disponibili non considerano i giorni persi a causa della chiusura parziale delle scuole.

    L’analisi non include poi l’apprendimento a distanza, un dato che aumenterebbe ancor di più il divario tra i paesi ad alto e basso reddito. Quella a distanza è una modalità di apprendimento che non può però compensare la perdita di giorni di scuola, poiché andare a scuola significa per i bambini ridere, imparare, mangiare, giocare e crescere. Inoltre, andare a scuola permette loro di essere protetti da varie forme di abuso e sfruttamento in quanto non solo il loro apprendimento ma anche il loro benessere è monitorato dagli insegnanti. 

    L'Organizzazione ha rilasciato i dati in vista del G7 nel Regno Unito, in cui si discuterà il piano di ripresa dalla pandemia, tra cui il piano per il rientro a scuola. Aumenta la pressione sui leader del G7 affinché sostengano un piano di vaccinazione globale per meglio proteggere tutto il mondo dal Covid-19, aiutando così a riportare in carreggiata l’istruzione dei minori.

    Per affrontare la più grande emergenza educativa dei nostri tempi, Save the Children chiede ai leader del G7 e agli altri governi di impegnare 5 miliardi di dollari per la Global Partnership for Education per i prossimi cinque anni e di lavorare tempestivamente per una copertura vaccinale globale contro il Covid-19; chiede inoltre ai governi nazionali di aumentare il budget per l'istruzione. I ministri dell'istruzione devono definire delle roadmap chiare affinché tutti i bambini rientrino a scuola in sicurezza quando sarà il momento e migliorino la propria istruzione.

    “Soprattutto nei paesi a basso reddito, dove i giorni di scuola sono molto meno e dove c'è meno accesso all’apprendimento a distanza, è fondamentale che i bambini tornino a scuola non appena sia possibile. I paesi in cui, in proporzione, i bambini hanno perso più giorni di scuola sono quelli in cui i tassi di vaccinazione contro il Covid-19 sono generalmente bassi. Spetta ora ai leader del G7, i maggiori donatori al mondo, impegnarsi concretamente per trasformare in realtà gli obiettivi sottoscritti nella Dichiarazione del G7 sull’istruzione femminile e impegnarsi per la Global Partnership for Education. Inoltre, i paesi più ricchi devono finanziare e condividere tempestivamente i vaccini e fare tutto il possibile per garantire un accesso equo ai vaccini ai paesi più poveri. La nuova generazione deve finalmente essere messa al centro” ha aggiunto Inger Ashing.

    Il 1° giugno Save the Children ha lanciato la campagna “100 Days of Action”, che vedrà migliaia di bambini in oltre 50 paesi del mondo - grazie al supporto di Save the Children, partner e sostenitori - prender parola nel corso di 100 giorni per dire ai leader che i bambini si stanno rivolgendo a loro affinché sostengano e finanzino la loro istruzione, senza lasciare nessuno indietro.

    Oltre a finanziare l'istruzione, Save the Children sottolinea l'importanza di preparare scuole, bambini e insegnanti per un ritorno sicuro a scuola e all'apprendimento, migliorando gli interventi non strettamente farmaceutici nelle scuole come l’areazione, l’acqua e i servizi igienico-sanitari.

    *Nome modificato per proteggere l'identità

    Oggi 12 giugno alle 15.30 su Radio Rai Gr Parlamento riproporremo “Oceani e Salute” l'evento per celebrare la Giornata dell’Oceano, organizzato dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede lo scorso 8 giugno. 

    Assieme al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, erano presenti Pietro Sebastiani, ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Rosalba Giugni, presidente di Marevivo, Virginia La Mura, senatrice, Maria Cristina Finucci, artista e presidente del Garbage Patch State, Ferdinando Boero, Università degli Studi di Napoli Federico II, Antonio Ragusa, Ospedale S. Giovanni Calibita - Fatebenefratelli, Tebaldo Vinciguerra, Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, Don Bruno Bignami, direttore Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI e Alejandro Irigoyen, navigatore, progetto per la pace “Liberare gli ormeggi”. 
    Il convegno è stato moderato da Paola Severini Melograni, Direttore Responsabile di Agenzia AngeliPress.com”.
     Venerdì 11 giugno, ORE 20, RADIO 1 RAI GR PARLAMENTO
     
    Ospite di Paola Severini Melograni, Eliana Di Caro, giornalista e autrice del libro "le madri della Costituzione" uscito con il domenicale del Sole 24 ore. 
     Il 2 giugno del 1946 gli italiani scelsero la Repubblica e il 25 giugno si insediò l’Assemblea Costituente, composta da 556 membri, 21 dei quali donne: nove comuniste, nove democristiane, due socialiste, una del Fronte dell’Uomo Qualunque. 
    La loro presenza, come espressione della componente femminile del popolo sovrano, era una novità assoluta, in quell’anno di novità e di svolta epocale in cui le italiane andarono per la prima volta alle urne per elezioni storiche.
    Le ventuno elette erano differenti per generazione, estrazione sociale, formazione, professione, ideologia. Quattordici erano laureate, geograficamente rappresentavano l’intera penisola. Contribuirono a rendere più democratica la costituzione della nuova Italia, conquistando alle donne la piena cittadinanza, senza più alcuna discriminazione. E spesso dovettero far fronte ai pregiudizi contro la donna, persistenti nei loro stessi colleghi di partito.
    Oggi queste ventuno donne sono dimenticate dai più. Ma le loro vite – tra la Resistenza, l’attivismo politico, le lotte sindacali, l’impegno nella scuola – parlano da sole: per questo bisogna conoscerle.
    Nuova puntata di “O anche no Estate, la disabilità non va in vacanza”, il programma sull’inclusione e la solidarietà in onda su Rai2 oggi alle 23.55 e in replica la domenica alle 9,15. 
     
    L’inviato di oggi è Mario Acampa.
    Mario è andato a Milano, dove ha incontrato Carlo Pittis, un top manager che improvvisamente, a causa di una malattia, ha dovuto guardare il mondo da una diversa prospettiva. Carlo non si è arreso ma ha lottato per sé e anche per aiutare gli altri.
    La scoperta dell’esistenza di una walking bike lo ha aiutato a ripartire.
    Carlo Pittis è legato all’associazione "Più Sport Più Emozioni" di Torino che ha organizzato un giro d'Italia proprio quest’estate.
    Mario Acampa si sposterà nella città della Mole per scoprire di cosa si tratta.
     
    Non mancherà la musica dei nostri Ladri di Carrozzelle. 
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