L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici ha il piacere di annunciare l’apertura imminente del  concorso di selezione dei borsisti 2021-2022, che saranno ospitati a Villa Medici a Roma a partire da  settembre 2021 per una residenza di creazione, di sperimentazione o di ricerca della durata di 12  mesi

    Il concorso si rivolge ad artisti, creatori e creatrici, ricercatori e ricercatrici già affermati,  francofoni, senza criteri di nazionalità. È possibile candidarsi in tutte le discipline della creazione  artistica e dei mestieri dell’arte, così come in storia e teoria delle arti, in restauro di opere d'arte o  monumenti. 

    I borsisti beneficiano di una borsa di residenza assegnata mensilmente e dispongono di un  appartamento individuale ammobiliato, oltre che di uno spazio di lavoro (atelier o ufficio in  funzione delle discipline e delle disponibilità). Villa Medici è inoltre dotata di una biblioteca che  conta circa 37.300 volumi con un fondo antico, in particolare musicale, di una sala proiezioni (100  posti a sedere) e di un laboratorio fotografico. 

    Il numero massimo di borse di residenza attribuite per il periodo 2021-2022 è fissato a sedici.  Possono essere ospitati a Villa Medici anche i coniugi e i figli dei borsisti, nei limiti delle capacità di  accoglienza dell’Accademia. 

    Le candidature devono essere presentate sotto forma di una nota che illustri un progetto preciso e  descriva i temi di ricerca, la natura dei lavori e le motivazioni del soggiorno a Villa Medici. Sono  ammesse le candidature collettive; in tal caso, ogni membro del collettivo riceve una borsa mensile. 

    Villa Medici, luogo di vita e di lavoro dei borsisti, è situata sulla collina del Pincio, nel centro storico  di Roma. Villa del XVI secolo con un giardino di sette ettari, è circondata da un lato dal parco di  Villa Borghese e dall'altro dal convento di Trinità dei Monti. Ancorata nel cuore di una grande  capitale europea e artistica che non smette di ispirare tutte e tutti coloro che accoglie, la residenza  dell'Accademia di Francia a Roma offre ai suoi borsisti uno spazio-tempo interamente dedicato 

    alle loro pratiche e ricerche, in un luogo di sperimentazione al crocevia delle discipline artistiche e in  risonanza con altre istituzioni culturali internazionali.  

    La presenza di sedici borsisti a Roma è un momento propizio per gli incontri e gli scambi, tra i  borsisti stessi e con l’equipe dell'Accademia, ma soprattutto con il pubblico e gli attori della scena  culturale e artistica romana, italiana ed europea: curatori, artisti invitati, responsabili di istituzioni,  ricercatori, galleristi, collezionisti, operatori della rete francese a Roma come l'Institut français  Italia o l'École française de Rome, e le Accademie straniere (diciassette a Roma).  

    Per tutta la durata del soggiorno, i borsisti beneficiano del supporto artistico e tecnico dell’equipe  dell'Accademia, e sono incoraggiati a partecipare alla vita dell’istituzione e agli eventi che ritmano  il suo programma artistico e culturale, in un approccio che abbatte le barriere tra le discipline  (Notte Bianca in autunno, esposizione annuale dei borsisti durante l'estate, manifestazioni  programmate durante tutto l'anno, il festival ¡Viva Villa! in Francia, ecc.).  

    La residenza annuale a Villa Medici è un’esperienza globale che si nutre delle diverse attività  dell'Accademia come istituzione poliedrica, rivolta all'Europa e al Mediterraneo allo stesso tempo:  luogo di grande patrimonio, laboratorio di creazione e di ricerca, centro d’esposizione e di  performance, casa di ricercatori in storia dell’arte e giardino rinascimentale eco-responsabile  aperto ai visitatori.  

     Come candidarsi? 

    Le candidature possono essere presentate da martedì 12 gennaio alle ore 12.00 a venerdì 12 febbraio  2021 alle ore 12.00 (Central European Time) esclusivamente sulla piattaforma dematerializzata  dedicata al concorso, accessibile a questo link:  

    https://www.villamedici.it/concorso-di-selezione-per-i-borsisti-2021-2022/ 

    I candidati e le candidate devono avere più di diciotto anni il giorno della scadenza per la  presentazione delle candidature. 

    Le fasi di preselezione, audizione e selezione saranno effettuate da una giuria composta da  personalità qualificate nominate dal Ministero della Cultura. Al termine delle audizioni, la giuria  delibera e redige la lista dei candidati di cui propone la nomina alla ministra della Cultura. I borsisti sono nominati per decreto della ministra della Cultura per un periodo massimo di 12 mesi.

    Il regolamento del concorso, l'elenco dei membri della giuria, i documenti necessari per la  presentazione delle candidature e i report annuali della giuria dal 2016 al 2019 possono essere  consultati sul sito dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici al seguente indirizzo: 

    https://www.villamedici.it/concorso-di-selezione-per-i-borsisti-2021-2022/ 

    Informazioni sul concorso di selezione dei borsisti: 

    www.villamedici.it 

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    Il rapporto tra il rom e Devel (Dio in lingua romanì) è un rapporto speciale e intimo, piuttosto individuale ed esistenziale. Devel è una forza positiva invocata nei momenti più difficili dell'esistenza, un supporto morale e psicologico irrinunciabile. Devel è il riflesso della vita e del bene. Nella spiritualità romanì ci  sono tracce di tante religioni del passato: dal buddismo e induismo dell'India ( la terra d'origine di tutti i gruppi rom, sinti, calè/kale, manouches e romanichals) all'islam e al zoroastrismo persiano.

    Oggi le diverse comunità romanès professano molte religioni: quella ortodossa,  cattolica, protestante, evangelica e musulmana. Nel corso della storia, spesso, i gruppi romanès si sono allineati alle diverse fedi più per convenzione che per sincera convinzione, spesso per evitare repressioni e violenze. Anche per questo le comunità romanès si riscontrano più nella cultura romanì che nella fede. Ogni rom è un phral, un fratello, indipendentemente dalla fede professata. Non esistono guerre di religione fra le diverse comunità romanès. Il rapporto con Dio, in ogni caso, è un rapporto a due: D-io. I rom italiani di antico insediamento nelle regioni del sud Italia definiscono Dio come MUR DEVEL (il mio Dio), come se ogni individuo ne avesse uno personale. DEVEL si contrappone alle forze negative e malefiche di BENG (diavolo), dei MULE (spettri) e delle Choxaniá (streghe). Devel santifica la vita in tutti i suoi aspetti e nel suo manifestarsi. La vita, la sua salvaguardia e il suo prolungamento prevalgono su tutto.

    Rarissimi sono i suicidi fra i rom, nonostante le difficoltà quotidiane e la discriminazione su base etnica. L'etica romanì del resto lo vieta come vieta l'assassinio. Anche per questo le comunità romanès non hanno mai fatto guerra e attentati terroristici. La vita ha un valore assoluto nella cosmologia cultura romanì e non a caso la procreazione ha un ruolo centrale: ogni nascituro è una benedizione divina.

    Il D-io romanò aiuta l'essere umano a vivere nel modo migliore nella vita reale e lo aiuta a trasmettere il dono divino della vita alla propria discendenza. L'etica romanì è dinamica e realistica, non dogmatica e questo è determinante per salvaguardare il prolungamento della vita stessa. Nel fare le scelte e le valutazioni che la realtà presenta quotidianamente alle comunità romanès, la presenza di un D-io che ama la vita e la sostiene in ogni circostanza è di grande aiuto morale e psicologico. È certamente di grande rassicurazione nella ricerca di un'accurata e solida etica d'azione e di rispetto della vita nonostante le tribolazioni quotidiane derivanti da un'assurda, incivile e disumana discriminazione su base etnica che ancora oggi, dopo secoli, le comunità romanès devono fronteggiare.

    1918 Saint Paul (Minnesota)

    Il 24 enne Billy Miske si sta allenando al sacco. Tra un mese dovra’ affrontare un incontro davvero difficile. Il suo avversario sara’ Jack Dempsey, un giovane da un ruolino di marcia impressionante, capace di battere la maggior parte dei suoi avversari per KO.

    Billy e’ un pugile emergente in grado di infiammare il pubblico con il suo modo di combattere che riflette il suo spirito indomabile.

    Le loro strade inevitabilmente si sono incrociate.

    Benche’ l’incontro non preveda l’attribuzione di una cintura, sara’ comunque uno spartiacque. Gli esperti sono convinti che il vincitore sara’ il futuro campione del mondo dei pesi massimi.  

    Billy sta ultimando il suo allenamento quando improvvisamente cade a terra, svenendo. Il primo ad aiutarlo a riprendersi e’ Jack Reddy.

    Reddy e’ il manager di Billy, oltre ad essere il suo amico.

    Non e’ la prima volta che il giovane pugile sviene in allenamento questo mese. Il suo malessere sta diventando sempre piu’ evidente, tanto da escludere sia il caso isolato, la tensione, o l’intensita degli allenamenti.  Mancando solo un mese al match, Reddy pensa di dover portare Billy in ospedale per dei controlli, cosi da capire bene cosa stesse succedendo.

    Una volta ripreso, Jack riesce a convincere l'amico a fare gli accertamenti, stando attenti a non farsi vedere da giornalisti e fotografi.

    Effettuate le analisi in gran segreto, il responso medico e’ una sentenza. A Billy viene diagnosticata la malattia di Bright (malattia renale acuta e cronica). Le aspettative di vita di Miske vanno dai 6 mesi ai 5 anni massimo.

    Billy convince Jack a non parlare con nessuno della sua malattia. Miske aveva contratto un debito di 100.000 dollari per un affare legato alle auto, andato male. Se la stampa avesse saputo delle sue precarie condizioni, avrebbe influenzato l’opinione pubblica e gli organizzatori dei match, rendendo impossibile qualsiasi incontro futuro. Lui non poteva permettersi di non combattere, era l’unica cosa in cui era davvero bravo e per la quale veniva ben pagato. Combattendo poteva riuscire a sanare il debito e regalare un futuro sereno per la sua famiglia. Decise di non dire a nessuno, neanche a sua moglie, della sua malattia. Se lei lo avesse saputo presumibilmente, lo avrebbe ostacolato nelle sue decisioni pugilistiche.

    Con quel segreto, continuo’ ad allenarsi, sempre piu’ affaticato per il match che si sarebbe disputato nella sua Saint Paul. 

    La sera dell’incontro,tutti gli abitanti di Saint Paul erano li’ ad incitare Billy Miske “the Saint Paul Thunderbolt”. 

    Billy mise molti piu’ colpi di Dempsey, il quale pero’ assesto’ quelli piu’ forti. Sotto lo sguardo preoccupato di Jack (per le condizioni del suo amico), il match trascorse in  equilibrio.  Alla fine dell’incontro i giudici decretarono Dempsey vincitore, malgrado la stampa avrebbe ritenuto piu’ giusto un verdetto di parita’. La boxe aveva cosi’ deciso il suo futuro campione. Jack Dempsey infatti di li a poco, diverra’ uno dei piu’ feroci campioni del mondo dei pesi massimi. Il suo dominio incontrastato durera’ dal 1919 al 1926 e ispirera’ generazioni di pugili, tra i quali Mike Tyson.

    Billy provato da quel match, mascherando le sue condizioni a tutti, torno’ a casa, sconfitto solo da un verdetto dubbio. 

    L’incontro con Dempsey servi’ a Miske per imparare a conoscere meglio la sua malattia. Riusci’ cosi a nascondere a tutti le sue condizioni per poter combattere ancora. 

    Grazie alla sua forte determinazione, dal 1918 al gennaio del 1923 riusci’ a salire sui ring piu’ prestigiosi, altre  44 volte, vicendo 33 match.

    Nel 1920 incontro’ di nuovo Jack Dempsey. Questa volta per il titolo di campione del mondo. Il match parte forte, con Billy e Dempsey che si affrontano a viso aperto. Miske mette piu’ colpi, mentre Jack lo colpisce con meno colpi ma piu’ pesanti. Uno di questi, colpisce Billy vicino al cuore, mandandolo al tappeto e facendo comparire un enorme livido viola sul petto. Billy come un toro ferito, si rialza, continuando a combattere, fino alla 3 ripresa, quando viene atterrato per l’ennesima volta. Dopo il conteggio di rito, l’arbitro conferma Dempsey campione del mondo. 

    Questo match fu trasmesso alla radio per la prima volta al mondo nella categoria dei pesi massimi. 

    Il giovane Miske continuo’ a mettere quella determinazione, per il resto della sua vita. 

    Nel 1923 le condizioni generali del pugile di Saint Paul si aggravarono. Billy passava sempre piu’ tempo a riposo. Di pari passo anche le sue finanze, risultavano disastrose. 

    Sul finire di quell’estate decise di chiamare Jack per convincerlo ad organizzare un ultimo match. 

    Non aveva piu’ messo piede in palestra da gennaio e la sua malattia non gli permetteva di allenarsi. Sapeva che non avrebbe avuto piu’ molto tempo e non voleva lasciare la sua famiglia con quei debiti. Un ultimo match con una borsa importante, gli avrebbe consentito di sanare ogni debito e far vivere dignitosamente la sua famiglia anche dopo la sua morte. 

    Jack Reddy non fu d’accordo e cerco’ di persuadere l’amico malato. 

    Jack e’ preoccupato e glielo dice: << se sali in queste condizioni sul ring, potresti morire!>>

    Ma Billy e’ ostinato e risponde in modo perentorio<<..quale e’ la differenza? meglio aspettare la morte su una sedia a dondolo?>>

    Il 7 novembre 1923 Billy fece il suo ultimo match.  Senza essersi allenato, con la malattia sempre piu’ invalidante, lotto’ ripresa dopo ripresa, fino a vincere incredibilmente il match. Sconfisse il quotato Bill Brennan, portando a casa una borsa di 240.000 dollari.

    Passo’ un Natale sereno. Finalmente libero dalle preoccupazioni economiche. Osservo’ i suoi bambini scartare i regali e giocare felici. Vide gli occhi di sua moglie finalmente raggianti di aspettative e liberi da preoccupazioni. Si senti’ appagato. 

    Assorbi’ quanto piu’ possibile di quei giorni. 

    Il 31 dicembre a causa di un peggioramento, il suo amico Jack insieme a sua moglie furono costretti a portarlo d’urgenza all’ospedale. Lungo il tragitto, con le poche forze rimaste, Billy confesso’ a sua moglie di  averle nascosto di essere malato da tempo. 

    Alle prime luci del 1924 Billy Miske muore a 29 anni.

    Jake Wegner (storico della boxe) dice quanto di piu’ vero sulla vita di Billy Miske. Vale la pena ricordare alcune sue parole:

    “Miske lascia un eredita’ di puro coraggio e di straordinaria speranza per le persone che affrontano la loro malattia. E’ un esempio per padri, mariti, combattenti.”

     

    Il brano "Prima gli Italiani" del nostro Daniele De Gregori è tra i vincitori del Premio Musica Contro Le Mafie 2020 e si aggiudica il Premio Acep/Unemia

    De Gregori selezionato tra oltre settecento iscritti – oltre ad essere stato valutato dai giudici on streaming in studio, è stato votato da una giuria social, una commissione artistica interna all’associazione e da una giuria Generation Z, formata da giovanissime musiciste: Giovanna Camastra (semifinalista Sanremo Young), Noemi Bruno (premio critica ‘Mia Martini’, finalista Musicultura), Bianca Provenzano (finalista All Togheter Now, Next Generation 2019), Giulia Aloia (premio Gianni Ravera, dal 2019 negli Usa con Royal Caribbean come broadway performer e lead vocalist).

    Auguri Daniele, siamo sempre fieri del tuo talento!

    È quanto risulta da uno studio congiunto tra Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr e  Arpa Lombardia, ora pubblicato su Environmental Research. La ricerca ha analizzato le concentrazioni di SARS-CoV-2 in aria nelle città di Milano e Bergamo, studiando l’interazione con  le altre particelle presenti in atmosfera 

    La prima ondata della pandemia da Covid-19, nell’inverno 2020, ha colpito in maniera più rilevante  il Nord Italia rispetto al resto del Paese e la Lombardia, in particolare, è stata la regione con la  maggiore diffusione. A maggio 2020 vi erano registrati 76.469 casi, pari al 36,9% del totale italiano  di 207.428 casi. Perché la distribuzione geografica dell’epidemia sia stata così irregolare è ancora  oggetto di dibattito nella comunità scientifica.  

    Un recente studio, condotto dall’Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio  nazionale delle ricerche (Cnr-Isac), sedi di Lecce e Bologna, e dall’Agenzia Regionale per la  Protezione dell’Ambiente-Arpa Lombardia, dimostra che particolato atmosferico e virus non  interagiscono tra loro. Pertanto, escludendo le zone di assembramento, la probabilità di maggiore  trasmissione in aria del contagio in outdoor in zone ad elevato inquinamento atmosferico appare  essenzialmente trascurabile. 

    La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Environmental Research, è stata condotta analizzando  i dati, per l’inverno 2020, degli ambienti outdoor per le città di Milano e Bergamo, tra i focolai di  COVID-19 più rilevanti nel Nord Italia. 

    “Tra le tesi avanzate, vi è quella che mette in relazione la diffusione virale con i parametri  atmosferici, ipotizzando che scarsa ventilazione e stabilità atmosferica (tipiche del periodo  invernale nella Pianura Padana) e il particolato atmosferico, cioè le particelle solide o liquide di  sorgenti naturali e antropiche, presenti in atmosfera in elevate concentrazioni nel periodo invernale  in Lombardia, possano favorire la trasmissione in aria (airborne) del contagio”, spiega Daniele  Contini, ricercatore di Cnr-Isac (Lecce). “È stato infatti supposto che tali elementi possano agire  come veicolo per il SARS-CoV-2 formando degli agglomerati (clusters) con le emissioni  respiratorie delle persone infette. In tal caso il conseguente trasporto a grande distanza e  l’incremento del tempo di permanenza in atmosfera del particolato emesso avrebbero potuto  favorire la diffusione airborne del contagio”.  

    Nella ricerca sono state stimate le concentrazioni di particelle virali in atmosfera a Milano e  Bergamo in funzione del numero delle persone positive nel periodo di studio, sia in termini medi sia  nello scenario peggiore per la dispersione degli inquinanti tipico delle aree in studio. “I risultati in  aree pubbliche all’aperto mostrano concentrazioni molto basse, inferiori a una particella virale per  metro cubo di aria”, prosegue Contini. “Anche ipotizzando una quota di infetti pari al 10% della  popolazione (circa 140.000 persone per Milano e 12.000 per Bergamo), quindi decupla rispetto a quella attualmente rilevata (circa 1%), sarebbero necessarie, in media, 38 ore a Milano e 61 ore a  Bergamo per inspirare una singola particella virale. Si deve però tenere conto che una singola  particella virale può non essere sufficiente a trasmettere il contagio e che il tempo medio necessario a inspirare il materiale virale è tipicamente tra 10 e 100 volte più lungo di quello relativo alla  singola particella, quindi variabile tra decine di giorni e alcuni mesi di esposizione outdoor  continuativa. La maggiore probabilità di trasmissione in aria del contagio, al di fuori di zone di  assembramento, appare dunque essenzialmente trascurabile”. 

    “Per avere una probabilità media del 50% di individuare il SARS-CoV-2 nei campioni giornalieri di  PM10 a Milano sarebbe necessario un numero di contagiati, anche asintomatici, pari a circa 45.000  nella città di Milano (3,2% della popolazione) e a circa 6.300 nella città di Bergamo (5,2% della  popolazione)”, sottolinea Vorne Gianelle responsabile Centro Specialistico di Monitoraggio della  qualità dell’aria di Arpa Lombardia. “Pertanto, allo stato attuale delle ricerche, l’identificazione del  nuovo coronavirus in aria outdoor non appare un metodo efficace di allerta precoce per le ondate  pandemiche”. 

    “La probabilità che le particelle virali in atmosfera formino agglomerati con il particolato  atmosferico pre-esistente, di dimensioni comparabili o maggiori, è trascurabile anche nelle  condizioni di alto inquinamento tipico dell’area di Milano in inverno”, conclude Franco Belosi, ricercatore Cnr-Isac di Bologna. “È possibile che le particelle virali possano formare un cluster con  nanoparticelle molto più piccole del virus ma questo non cambia in maniera significativa la massa  delle particelle virali o il loro tempo di permanenza in atmosfera. Pertanto, il particolato  atmosferico, in outdoor, non sembra agire come veicolo del coronavirus”.

    Prevede numerosi interventi in materia di fisco, famiglie, lavoro, imprese e innovazione. Particolare attenzione al mondo dello sport. Ecco una sintesi delle principali previsioni che riguardano, direttamente o meno, i profili di interesse del Terzo settore

    Il 30 dicembre 2020 è stata approvata la legge n. 178/2020 “Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023” contenente interventi riguardanti fisco, famiglie, lavoro, imprese e innovazione.

    Rispetto a quello inizialmente presentato al Parlamento per la discussione e l’approvazione, il testo definitivamente approvato dalle Camere contiene diverse e importanti modifiche, integrazioni e soppressioni normative. Tra le più rilevanti per il Terzo settore sicuramente l’eliminazione dell’art. 108 che, nel disegno di legge governativo, assoggettava al regime Iva le associazioni di volontariato, prevedendo, in particolare, l’abolizione dell’esenzione dell’Iva per le prestazioni e i servizi rivolti ai soci, associati o partecipanti di associazioni non profit. che prevedono un corrispettivo economico.

    Gli interventi fiscali contenuti nella legge di bilancio 2021 sono molteplici e regolati nei commi 1-1150 dell’art. 1.

    Previsti anche alcuni significativi incrementi per fondi di interesse per il Terzo settore, riportati nelle Tabelle allegate al provvedimento e relative ai singoli stati di previsione dei Ministeri di riferimento. In particolare, al fondo politiche sociali sono confermati circa 400 milioni, mentre al servizio civile nazionale è previsto un incremento pari a circa 300 milioni per il 2021 e il 2022 e a sostegno degli invalidi civili, di soggetti non autosufficienti e persone con disabilità è calcolato un incremento pari a 768 milioni per il 2021 e a 967 milioni per il 2022.

    Alcuni interventi riguardano in modo e indiretto gli ambiti di interesse del Terzo settore e del non profit in generale, soprattutto a sostegno delle attività sportive, con esoneri per la contribuzione, sospensione di versamenti per federazioni sportive nazionali ed enti di promozione sportiva, associazioni sportive dilettantistiche e società sportive dilettantistiche.

    Detassati anche gli utili degli enti non commerciali, oltre a interventi per l’efficienza energetica, ristrutturazione edilizia, acquisto di mobili e grandi elettrodomestici, recupero e restauro facciata esterna degli edifici e modifiche al superbonus per interventi di efficienza energetica e antisismici e credito di imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro.

    La legge di bilancio 2021 prevede anche interventi a sostegno delle imprese femminili, di quelle creative e maggiori garanzie per le Pmi in generale. Sono previsti anche fondi per festival, cori, bande musicali e musica jazz.

    Interventi fiscali anche per la famiglia, con particolare riferimento al bonus bebè, al congedo paternità e ai contributi per mamme disoccupate o monoreddito con figli disabili.

    Misure di sostegno sono previste anche a favore di bambini affetti da malattie oncologiche, Alzheimer e demenze e caregiver.

    Altre previsioni della l. n. 178/2020 riguardano il lavoro, e le politiche attive e l’integrazione salariale, il contrasto alla povertà, il reddito di cittadinanza, le derrate alimentari per persone indigenti e la morosità incolpevole; altri interventi sono volti alla prevenzione dell’usura, a favore di aziende confiscate alla criminalità organizzata, per il contrasto alla povertà educativa, a sostegno dei servizi sociali comunali, i patronati e per l’assistenza sociale.

    Più fondi sono previsti anche per i parchi nazionali e per progetti di educazione ambientale, per lo sviluppo e la coesione.

    Sono poi presenti interventi per strutture private accreditate, a sostegno della filiera di stampa e un fondo contro la violenza di genere.

    Articolo di di Chiara Meoli per csvnet.it

    Dal 20 marzo al 25 luglio 2021 Palazzo Strozzi presenta American Art 1961-2001, una grande mostra che per la prima volta racconta l’arte moderna negli Stati Uniti tra due momenti storici decisivi, l’inizio della Guerra del Vietnam e l’attacco dell’11 settembre 2001, attraverso una straordinaria selezione di opere di celebri artisti come Jasper Johns, Donald Judd, Barbara Kruger, Robert Mapplethorpe, Kerry James Marshall, Bruce Nauman, Cindy Sherman, Robert Rauschenberg, Kara Walker e Andy Warhol.

    A cura di Vincenzo de Bellis (Curator and Associate Director of Programs, Visual Arts, Walker Art Center) e Arturo Galansino (Direttore Generale, Fondazione Palazzo Strozzi), l’esposizione celebra la grande arte americana in quarant’anni di storia dagli anni Sessanta agli anni Duemila attraverso più di 80 opere di 55 artisti americani tra pittura, fotografia, video, scultura e installazioni in prestito dal Walker Art Center di Minneapolis, uno dei più importanti musei di arte contemporanea del mondo.

    Concepita per Palazzo Strozzi come unica sede, l’esposizione racconta la ricca e poliedrica produzione artistica americana, investigando il suo rapporto con le trasformazioni della società contemporanea e contribuendo a definire la ricca e complessa identità americana nel secondo Novecento. Le diverse generazioni di artisti americani sperimentano linguaggi che aprono alla ridefinizione dei confini dell’arte, unendo insieme tecniche e media diversi, e usano il potere dell’arte anche come strumento per affrontare temi come il consumismo e la produzione di massa, il femminismo e l’identità di genere, le questioni razziali e la lotta per i diritti civili.

    Più di 300 mila bambini in Afghanistan rischiano di ammalarsi o - nel peggiore dei casi - di morire perché non hanno un abbigliamento adeguato o i riscaldamenti per affrontare le rigide temperature invernali.

    IL FREDDO IN AFGHANISTAN

    In alcune zone dell’Afghanistan, dove il freddo può arrivare a segnare fino a -27 gradi, le scuole resteranno chiuse fino a Marzo. Proprio le strutture scolastiche sono, in molti casi, l’unico rifugio riscaldato per i bambini.

    La prima neve nelle nord del paese, in cui è presente lo staff della nostra Organizzazione, ha avuto un impatto particolarmente forte sui bambini. Molte famiglie non hanno i soldi per comprare vestiti invernali e i bambini sono costretti a rifugiarsi dentro casa per sfuggire al freddo pungente.

    Questo comporta maggiori difficoltà anche nel raggiungere questi bambini, tanto che - per dare loro indumenti invernali - dobbiamo andare casa per casa a consegnare cappotti e coperte.

    L’INVERNO NEI CAMPI AFGHANI

    La situazione è particolarmente desolante per i bambini costretti a vivere nei campi, come quelli che si trovano nella provincia di Balkh. Lì fa già molto freddo e le temperature notturne arrivano a -10°. Entro marzo farà ancora più freddo e, in questi campi, uno strato di plastica e gli abiti che si indossano spesso sono tutto ciò che separa queste persone dalle temperature gelide. Per migliaia di bambini l'inverno afghano è un periodo drammatico nel quale sopravvivere.

    COSA FACCIAMO IN AFGHANISTAN

    Siamo in Afghanistan dal 1976. In risposta alle rigide condizioni invernali, insieme alle organizzazioni partner, forniremo kit invernali alle famiglie di Kabul, Badakhshan, Balkh, Faryab, Kandahar, Kunar, Kunduz, Nangarhar, Takhar , Jawzjan, Laghman e Sar I Pul.

    I kit invernali verranno distribuiti ad oltre 100.000 famiglie in 12 delle 34 province dell'Afghanistan e includeranno carburante e una stufa, coperte e vestiti invernali per bambini inclusi cappotti, calzini, scarpe, cappelli e vasellina. Verranno inoltre distribuiti per riparare i rifugi alle persone che hanno perso o hanno avuto danni alla propria abitazione a causa dei combattimenti e le famiglie senzatetto verranno supportate con 12 settimane di affitto.

    Finalmente se n’è andato. Chi? Ovviamente il nefasto 2020, con il suo carico di  sofferenza e morte e con il primato di averci fatto provare un’emozione che avremmo volentieri evitato: quella della privazione della libertà, emozione nota ai miei genitori che hanno vissuto la guerra e totalmente sconosciuta a me e a tutti quelli che appartengono alla mia e alle successive generazioni. Per la cronaca, ricordo come un trauma la ora risibile (o quasi) privazione della libertà di movimento legata all’austerity nei primi anni ’70, che limitò le possibilità di spostamento e mi impedì di salire a bordo della mia 500 la domenica. Ma mai ho vissuto prima del 2020 la sensazione oscura di un sostantivo evocativo come “coprifuoco”. Come molti altri, forse tutti o quasi, ho vissuto con un senso di liberazione la fine dell’anno vecchio e l’inizio del nuovo. Dal mio punto di vista di professionista della TV, la prima cosa che ho analizzato sono i dati dell’ascolto televisivo. Sono dati utili per cercare di capire come hanno vissuto questo “passaggio di consegne” gli italiani, almeno quelli che guardano la televisione (con le nuove regole dell’Auditel, anche quelli che guardano i programmi televisivi su computer, tablet o smartphone).  

    Il 31 dicembre, la fine non dell’incubo della pandemia,  che purtroppo durerà ancora, ma dal cui de sac di un anno la cui unica nota positiva è stata la fruttuosa corsa al vaccino,  è segnata dal grande ascolto del discorso del presidente della Repubblica: Con 15 milioni 272 mila 170 spettatori, il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è stato quello più seguito dal 1986, da quando cioè  sono iniziate le rilevazioni dell'Auditel. Lo share complessivo (il discorso come è noto è a reti unificate) è stato del 64,95 per cento con 15 milioni di telespettatori. 5 milioni e quasi 5 punti di share più del 2019. Ricordo che il discorso è stato seguito su Raiuno, Raidue, Raitre, Rainews 24 (9.675.227 sulla RAI), Canale 5, Retequattro, Tgcom 24, La7; Tv2000 e Sky Tg 24. Un grande ascolto in un momento in cui le parole del presidente hanno fatto bene a un’umanità dolente che ha vissuto sotto la costrizione di regolamenti ferrei ma necessari quello che per decenni era stato un momento di festa.

    A proposito di feste e festeggiamenti, grande successo di Amadeus e Gianni Morandi dopo le  immancabili polemiche di rito… Anche se inserito in uno studio un po’ claustrofobico ma con una motivazione condivisibile, il pericolo del contagio, lo show di fine anno è andato molto bene. Dalle 20.30 alle 20.44 31,7% con 7.443.000 spettatori (presentazione L'ANNO CHE VERRA' ). Dalle 20.51  alle 21.01 28,1 lo show vero e proprio con 6.608.000, dalle 21.01 alle 24.54, 33,9% con 8.152.000 e dalle 24.54 alle 25.59  31,0% con 3.857.000. E l’anno scorso come era andato? Nel 2019 L’Anno che Verrà ha conquistato 4.772.000 spettatori pari al 30.4% di share dalle 20.53 alle 24.56, e 2.840.000 spettatori (31.8%) dalle 24.59 alle 25.59. Insomma, la fine e l’inizio sono segnati da grandi numeri. C’entra il gradimento ma non può non avere una responsabilità il fatto che tutti gli italiani, telespettatori e non, erano chiusi in casa.  Passiamo al 1 gennaio, il Capodanno vero e proprio.

    Dopo i trionfi dell’ultimo dell’anno su Raiuno lascia la bocca un po’ amara il 17% con 3.848.000 Spettatori di “Danza con me” di Roberto bolle. Mega show ma non mega ascolto, soprattutto se consideriamo che “I soliti ignoti” nella versione VIP subito prima ha fatto il 22,4 con 5.856.000 spettatori. Una spiegazione c’è. Anche se ammiccano al pop, gli show di Bolle non rinunciano (probabilmente è costituzionalmente impossibile) ad avere dei momenti “alti”. E in TV vige  la regola degli opposti: alto chiama basso (ascolto) e basso chiama alto (sempre ascolto). Regola che naturalmente ha delle eccezioni. Non troppe, però. “Natale a cinque stelle” su Canale cinque si accontenta del 12,6 con 2.871.000. Non c’è altro di particolare da notare Tra i film e i telefilm delle altre reti. Sfidando il rischio del conflitto di interessi, segnalo che su RAI 2 la replica in seconda serata (esattamente alle 24:27) della puntata di “O Anche No” dedicata al rapporto tra il generale de Gaulle e la piccola Anne, la figlia con la sindrome di Down, è stata vista da  189.000 spettatori per l’1,9% di share. Un buon risultato per noi che abbiamo scritto e realizzato la trasmissione e una conferma della regola sull’alto e il basso di cui abbiamo parlato sopra. Da questo momento in poi, a tutto 2021!!!!!

    Il Ministro dello Sport vincenzo Spadafora, tramite Facebook, ha voluto riprendere e commentare la lunga intervista di questa mattina della Gazzetta dello Sport a Papa Francesco: "'Per divertirci bastava una pelota de trapo'. I ricordi di Papa Francesco e i valori più profondi e belli dello sport nella lunga intervista, quasi un’enciclica laica, che il Pontefice ha rilasciato oggi alla Gazzetta dello Sport. Un vero regalo inaspettato per iniziare al meglio questo 2021.
    Lo sport dei grandi campioni, da Bartali a Maradona. Ma non solo. Lo sport come metafora di vita e come via ascetica per dare il meglio di sé: la costruzione di un mondo migliore.
    L’importanza della sconfitta, non solo della vittoria. Quel senso unico e raro che ci può regalare una manifestazione sportiva. Quel senso di appartenenza, di festa e di unione “come se il mondo fosse appeso a quell’istante”. Il dovere di coltivare il proprio talento, con impegno e sacrificio. La bellezza dello sport paralimpico e l’importanza dell’inclusione.
    Papa Francesco richiama l’enciclica “Fratelli tutti” per riflettere sull’imponente business intorno allo sport e sull’importanza di mettere la persona prima di tutto. Le Sue parole così autentiche e sincere ci riportano all’essenza dello sport e della vita, dove è sempre “meglio una sconfitta pulita che una vittoria sporca”.
    Molto su cui riflettere, moltissimo su cui costruire nei prossimi mesi".

     

    Articolo: di Simone Bernabei per  tuttomercatoweb.com

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