Nel rapporto CittàClima 2020, pubblicato da Legambiente, sono emersi i territori più colpiti dai cambiamenti climatici, tra il 2010 e il 2020, e le città dove si sono registrati maggiori danni in questo arco temporale sono state Roma, Bari, Milano e Agrigento. Inoltre, sono stati rilevati in aumento eventi estremi come trombe d’aria, alluvioni e ondate di calore. I comuni più danneggiati sono spesso i luoghi più vulnerabili ai cambiamenti climatici poiché sprovvisti di un’efficace gestione e pianificazione del territorio, Roma è il caso più eclatante per numero di eventi estremi registrati nell’ultimo decennio: 47, di cui 28 per allagamenti da piogge intense. Invece a Bari si sono verificati 41 eventi, dei quali 20 provocati da allagamenti e 18 da trombe d’aria. Agrigento è a quota 31 eventi estremi che hanno causato allagamenti in 15 casi e in 7 casi danni alle infrastrutture provocati da trombe d’aria. A Milano si sono registrate 20 esondazioni fluviali, del Seveso e Lambro, per un totale di 29 eventi estremi.

    Sono stati 946 i fenomeni metereologici estremi in 507 Comuni negli ultimi dieci anni: 416 allagamenti causati da piogge intense che hanno inoltre provocato 347 interruzioni e danni alle infrastrutture con 80 giorni di stop a metropolitane e treni urbani. Anche i siti storico-archeologici hanno subito danni in 14 occasioni; temperature torride e lunghi periodi di siccità hanno causato danni 39 volte; 257 casi di danni per trombe d’aria, 35 per frane e 118 da esondazioni di fiumi. Gli eventi estremi hanno causato 83 giorni di blackout elettrico e secondo l’Osservatorio CittàClima 251 morti. In aumento anche le persone evacuate in seguito a frane e alluvioni, ha rilevato il CNR. 

    “Nel Rapporto 2020 di CittàClima abbiamo tracciato un bilancio degli ultimi dieci anni con numeri e una mappa aggiornata degli impatti nel territorio italiano – commenta Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – L’intento è quello di far capire come serva un cambio delle politiche di fronte a fenomeni di questa portata. L’Italia è oggi l’unico grande Paese europeo senza un piano di adattamento al clima, per cui continuiamo a rincorrere le emergenze senza una strategia chiara di prevenzione. Dal 2013 il nostro Paese ha speso una media di 1,9 miliardi l’anno per riparare ai danni e soltanto 330 milioni per la prevenzione: un rapporto di 6 a 1 che è la ragione dei danni che vediamo nel territorio italiano – osserva ancora Zanchini – Il Recovery plan deve contenere la risposta a queste sfide, con risorse per l’adattamento e un cambio della governance che oggi non funziona. Del resto, oggi sappiamo che cosa dobbiamo fare, come raccontiamo con decine di buone pratiche nel rapporto, e abbiamo tutte le informazioni e gli strumenti per analizzare le aree coinvolte dai fenomeni, per comprenderne le possibili cause antropiche, le scelte insediative, i fenomeni di abusivismo edilizio che ne aggravano gli impatti e individuare efficaci strategie di contrasto e adattamento”.

    https://www.legambiente.it/rapporto-cittaclima-2020-gli-impatti-decennali-del-climate-change-sui-nostri-centri-urbani/

    A cura di Simone Riga

    L’organizzazione Marevivo ha lanciato una petizione affinché venga riconosciuta l’area marina protetta del Conero. La raccolta firme è cominciata a seguito del no dei sindaci di Ancona, Sirolo, Numana alla richiesta del Ministero dell’Ambiente di un parere per l’istituzione dell’area marina protetta. Quella del Conero è una vicenda che va avanti da moltissimi anni, nel 1999 “una legge nazionale (394 – 6/12/91 art. 36) ha individuato la costa del Conero, nelle Marche, come Area Marina Protetta. Tuttavia, per trent’anni è stata bloccata la sua realizzazione”.

    L’area marina del Conero è un concentrato di biodiversità che andrebbe tutelato in quanto tale, in questo caso, invece, vi è una controtendenza rispetto alle strategie europee per lo sviluppo sostenibile e la salvaguardia degli habitat. “La creazione di una area marina protetta nella zona del Conero sarebbe la soluzione ideale per tutelare la piccola pesca artigianale e la filiera del mosciolo selvatico che, come avviene oggi, è sostenibile e garantisce all’ecosistema il tempo utile a rigenerarsi. Ne beneficerebbero tutti: non solo l’ambiente, ma anche i pescatori e i consumatori che vedrebbero scongiurato il rischio di veder esaurire le risorse di questo fragile habitat. I sindaci dei Comuni dove l’Area Marina deve essere istituita (Ancona, Sirolo, Numana) si sono dichiarati contrari, ma sino ad ora sono state ascoltate solo le voci di pochi interessati, a sfavore della maggioranza dei cittadini e di chi conosce il Conero e il suo mare”. Recita parte del comunicato della petizione.

    Per chi volesse contribuire a salvaguardare questo preziosa parte di costa può farlo al seguente link: https://www.change.org/p/al-ministero-dell-ambiente-aiutaci-a-far-istituire-l-area-marina-protetta-del-conero

    https://marevivo.it/blue-news/blue-news-tutela-della-biodiversita/per-20-anni-e-stata-bloccata-listituzione-di-unarea-marina-protetta-del-conero-ora-basta/

    A cura di Simone Riga

    26 Novembre 2020 - 05:50

    Italia, “l’insensata corsa al gas”

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    Pochi giorni fa sono arrivate due istanze della Tirreno Power per la richiesta di inizio valutazioni per la costruzione di due nuove centrali a gas fossile nei siti di Civitavecchia e Vado Ligure. Legambiente ha quindi rilasciato un comunicato stampa con il quale si è opposta a questa iniziativa dell’azienda, in quanto non ha una visione orientata verso un futuro sostenibile ma resta ancora attaccata al passato dei combustibili fossili.

    “È insensato – spiega Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – investire in una centrale a gas in una delle province ligure più avanti in tema di eolico, con quasi 41 MW realizzati e 19 parchi eolici e l’avvio di un nuovo progetto in località Rocche Bianche a Quiliano. Un percorso da valorizzare e replicare anche a Civitavecchia, dove come più volte ribadito, è necessario investire su eolico, fotovoltaico e accumulo invece che sulla riconversione a gas, e dove nuove centrali a fonti fossili appaiono quanto mai la peggiore delle risposte. Bisogna guardare al territorio pensando al futuro e stimolando le aziende ad investire in questi territori, come nel caso della Tuscania e il nuovo progetto eolico da 90 MW. Il nostro Paese ha tutto l’interesse ad evitare questa inutile e insensata corsa al gas, dal 2003 ad oggi, grazie al decreto sblocca centrali dell’allora governo Berlusconi, è stata realizzata una sovrabbondanza di centrali, 115 GW di potenza installata, quasi il doppio
    rispetto alla domanda massima sulla rete (58.219 MW nel luglio 2019, fonte Terna)”.

    L’associazione ambientalista ribadisce che per sopperire all’immediata necessità di ulteriore energia sarebbe al momento possibile far lavorare di più le centrali attualmente operative, passando da 3.261 a 4.000 ore medie annue. Nel frattempo che si modernizzi il Paese nel rispetto per l’ambiente e al fine di ottemperare agli obblighi previsti per la decarbonizzazione, invece di continuare ad alimentare le fonti fossili.

    https://www.legambiente.it/fermiamo-la-corsa-al-gas/

    A cura di Simone Riga

    Il Wwf lancia l’appello all’Italia per puntare oltre l’obiettivo per l’agricoltura biologica imposto dal Green New Deal europeo, fissato al 25% della superficie agricola utilizzata (SAU) secondo la Strategia Farm to Fork, alzando l’asticella fino al 40% del SAU entro il 2030. In questo modo il Paese ne ricaverebbe anche una posizione di tutto rispetto a livello internazionale per l’esportazione potendo contare su dei prodotti contraddistinti da un’elevata qualità.

    Ma l’agenda nazionale è ancora ferma in quanto a ciò, ad esempio con il ritardo del rinnovo del Piano di Azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN pesticidi); il mancato recepimento delle direttive sulla riduzione dell’uso dei pesticidi del 50% e per l’assenza di normative a tutela dei prodotti BIO accidentalmente contaminati da terreni confinanti trattati con pesticidi. Basti pensare che il PAN è scaduto da febbraio 2018. La crescita del settore biologico è di prioritaria importanza per il Wwf nell’ottica di una transizione verde e propone l’introduzione di due punti chiave: “il giusto prezzo che deve essere riconosciuto ai
    produttori lungo la catena del valore delle filiere agroalimentari e l’utilizzo virtuoso dei sussidi pubblici che dovrebbero premiare maggiormente tutte le esternalità positive del biologico, ad iniziare dai fondi della PAC post 2020 che rappresenta il maggiore portafoglio di fondi pubblici dedicato all'agricoltura, ma anche attraverso una fiscalità nazionale agevolata per i prodotti biologici ed una penalizzazione delle sostanze chimiche di sintesi”.

    https://www.wwf.it/news/notizie/?55221/Per-una-transizione-ecologica-dellagricoltura-in-Italia-servono-obiettivi-piu-ambiziosi

    A cura di Simone Riga

    Da inizio novembre stiamo pubblicando alcune vignette di Stefano Disegni sul nostro portale Angelipress. Le vignette sono state realizzate per il programma televisivo in onda su Rai 2 la domenica "O anche no", condotto da Paola Severini Melograni, con tema l'inclusione, la solidarietà e la diversabilità. Qui la prima di una serie da tre tavole sul maestro Ezio Bosso. Proseguiremo nei prossimi giorni con altre tavole.

    Da inizio novembre stiamo pubblicando alcune vignette di Stefano Disegni sul nostro portale Angelipress. Le vignette sono state realizzate per il programma televisivo in onda su Rai 2 la domenica "O anche no", condotto da Paola Severini Melograni, con tema l'inclusione, la solidarietà e la diversabilità. Qui la terza di una serie da tre tavole su Chernobyl. Proseguiremo nei prossimi giorni con altre tavole.

    21 Novembre 2020 - 07:16

    Oceanbird, la nave a propulsione eolica

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    L’Oceanbird sarà la più grande nave a propulsione eolica, fabbricata in Svezia sarà pronta nel 2024. Si tratta di un gran passo in avanti del mondo della nautica, chiamato dall’Onu a tagliare le proprie emissioni di CO2 del 50% entro il 2050. La nave sarà formata da uno scafo con cinque vele alari telescopiche alte 80 metri composte in acciaio e altri materiali; e saranno in grado di ridurre la propria altezza in base alle condizioni meteorologiche e ruotare di 360°.

    Le emissioni saranno ridotte del 90% grazie alla possibilità di generare l’energia necessaria soprattutto dal vento. “Soluzioni come queste potrebbero aiutare la Svezia a dire addio ai carburanti fossili entro il 2045”, ha spiegato il Ministro delle finanze Per Bolund. Tuttavia, la velocità non sarà il suo forte, visto che potrà raggiungere massimo i 10 nodi rispetto ad una media di 17 nodi, ma resterà comunque una grande innovazione che porterà anche il mondo della nautica a contribuire nella lotta ai cambiamenti climatici.

    https://www.walleniusmarine.com/our-services/ship-design-newbuilding/ship-design/wind-powered-vessels/

    https://www.youtube.com/watch?v=w3j_pvNAOL4

    A cura di Simone Riga

    “Sul filo dell’acqua” di Sara Rattaro è un romanzo che si legge tutto d’un fiato, il filo conduttore dell’acqua appassiona il lettore che si immerge, nel vero senso della parola, nelle storie degli otto personaggi e di una Genova che parla e incuriosisce. Le vite dei protagonisti si intrecciano come se si trattassero di numerosi affluenti che poi si incontrano nello stesso grande fiume. L’acqua è vita, morte e resurrezione.

    Viene raccontata una città e una terra che hanno spesso vissuto degli eventi catastrofici nella realtà dai quali però si è sempre rialzata con tanta forza e dignità, e l’acqua è presente, in ognuno di questi episodi, sottoforma di alluvioni, piene, inondazioni e mare. Le tragedie per le frane, gli smottamenti e quelle della torre piloti e il ponte Morandi. L’Italia delle città di mare, che si alimentano di questo elemento: l’acqua, che è al tempo stesso sua miglior amica e sua peggior nemica. Venezia come Genova, il Mose come le opere liguri, l’acqua che dà e l’acqua che toglie. All’incirca un anno fa La Serenissima veniva inghiottita dall’innalzamento del livello della laguna, celebre al mondo per la sua eleganza, come Genova e la Liguria poggiate su una terra altrettanto fragile, fatta di sublimi e affascinanti paesaggi che franava e mieteva vittime sotto la forza incessante dell’acqua.

    Preservare la bellezza costa caro e nella maggior parte delle volte si interviene quando il danno è ormai fatto, quando già si piange per la tragedia avvenuta. È la natura dell’uomo che spinge verso l’azione solo nel momento in cui ci si sente il pericolo addosso, ma è anche l’uomo stesso l’unico a poter determinare le sorti del proprio destino, benché la potenza della natura non lo superi. E forse è proprio questa la crepa di un Paese che non protegge le sue terre, che non cerca di scrivere il proprio destino, sennonché dopo che vede capitolare i suoi luoghi più preziosi e subisce inerme la grandezza e il lato brutale della natura.

    A cura di Simone Riga

    Il continente africano pagherà più pesantemente gli effetti dei cambiamenti climatici che porteranno, oltre che ad un innalzamento delle temperature, anche eventi estremi, perdita di raccolti e estinzione delle specie animali. E quello che emerge dallo studio di Greenpeace Africa, quale delinea una situazione grave nell’avvenire, con temperature che presumibilmente si alzeranno oltre quei due gradi che non si dovrebbe oltrepassare come stabilito dall’Accordo di Parigi; ma la realtà parla di un serio rischio che porterà la temperatura ad incrementare tra i 3 e i 6 gradi. Ciò provocherebbe disastrose conseguenze per la popolazione africana, che già ora sta soffrendo dei primi effetti dei cambiamenti climatici; si prevedono quindi ondate di migrazioni, morti, mancanza di acqua potabile e il crollo dell’economia agricola.

    “Nel Sahel il cambiamento climatico ha distrutto i nostri raccolti, le nostre case e le nostre famiglie, costringendole a una migrazione forzata. Ma l’Africa non è solo il palcoscenico in cui si verificheranno i peggiori impatti sul clima: è un continente di milioni di persone decise a fermare il cambiamento climatico, ad abbandonare i combustibili fossili, e a lottare per proteggere le nostre foreste e la nostra biodiversità dall’agricoltura industriale”, spiega Hindou Oumarou Ibrahim, direttrice dell’Associazione delle donne e dei popoli indigeni del Ciad (AFPAT). Il tema di cambiamenti climatici si intreccia con quello delle migrazioni, perché non basta che sia presente un conflitto affinché si parli di movimento di persone. Ma quando non ci sono più risorse, i raccolti vengono devastati da cataclismi, e viene meno la possibilità di un sostentamento, l’uomo lascia la propria casa per trovarne una dove spera possa continuare a vivere, perché il diritto alla vita è l’unica cosa che gli resta, e nessuno glielo dovrebbe proibire.

    https://www.greenpeace.org/static/planet4-africa-stateless/2020/11/b6e9a1fa-weathering-the-storm-extreme-weather-events-and-climate-change-in-africa-grl-trr-04-2020-high-res.pdf

    A cura di Simone Riga

    18 Novembre 2020 - 05:16

    Il nostro contributo alla deforestazione

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    Il nuovo report firmato Wwf ci mette in guardia in quanto al nostro consumo nel quotidiano di prodotti e generi alimentari che vanno a gravare sull’ambiente. Basti pensare che l’Unione europea è responsabile per il 10% della deforestazione globale per capire quanto ognuno di noi nel suo piccolo contribuisca a raggiungere questa percentuale. Per il consumo del caffè, che è ad esempio tra gli alimenti più consumati in Italia, si raccomanda l’acquisto di prodotti certificati, quali al momento risultano essere solo il 20% di quelli che troviamo sugli scaffali dei supermercati. Con la popolazione mondiale in rapida crescita, salirà conseguentemente anche la domanda del caffè e il rischio è che vengano intaccate delle aree boschive ancora vergini. L’Europa consuma il 33% del caffè mondiale, e la maggior parte di esso si coltiva al di fuori del Vecchio Continente, soprattutto nelle aree tropicali del Brasile, Colombia, Indonesia, Messico e Vietnam.

    La soia è un’altra delle maggiori cause della deforestazione come conseguenza della continua crescita del consumo di carni, essa si usa per il 97% nei mangimi animali. Il Brasile è in vetta alla classifica per la coltivazione di soia e un quinto delle importazioni di soia dell’Ue proviene dalle zone boschive dell’Amazzonia e Cerrado. L’Italia è al terzo posto per importazioni di farina di soia e provoca una deforestazione pari a circa 16mila ettari l’anno. Non tutti sono a conoscenza dell’intrigata questione della bresaola che può provenire da allevamenti di zebù del Brasile ma viene presentata come italiana. In quanto alle importazioni di origine animale, l’Ue ne riceve il 60% dal Brasile e il 25% dall’Indonesia, ma questi prodotti destinati all’export sono connessi direttamente alla deforestazione.

    Anche il pellame usato per fabbricare scarpe ed accessori contribuisce alla perdita di biodiversità mondiale. Il Brasile esporta ben l’80% delle pelli bovine che produce e l’Ue ne acquista 80.500 tonnellate; la maggior parte di queste sono riconducibili a deforestazioni illegali. Per questo l’organizzazione raccomanda l’acquisto da filiere trasparenti oppure forest-friendly. “Dobbiamo fermare il processo di distruzione delle foreste più preziose: oggi il 40% della foresta pluviale amazzonica ha già raggiunto il punto di non ritorno a causa di incendi e tagli incontrollati. La nostra responsabilità come consumatori è enorme e il percorso della certificazione di prodotti di largo consumo, così come la riduzione di alimenti dentro i quali si nasconde la deforestazione, a partire dalla carne bovina e dalla soia per mangimi, sono l’unica strada percorribile - ha dichiarato Isabella Pratesi, direttore conservazione di WWF Italia – Dentro al granellino di soia o al chicco di caffè si può celare un disastro ambientale. È bene prenderne coscienza subito, considerando che molte delle nostre malattie hanno origine dalla distruzione degli ecosistemi, in primis quelli forestali, e dalla gestione insostenibile delle risorse naturali”.

    Il Wwf ha messo in piedi la campagna #Together4Forests al fine di chiedere una normativa europea contro la deforestazione, si può semplicemente firmarla, per contribuire un minimo alla salvaguardia di aree preziose del Pianeta, a questo link https://www.wwf.it/togetherforforest/

    https://wwfit.awsassets.panda.org/downloads/commodities_last.pdf

    A cura di Simone Riga

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