L’organizzazione Oikos ha prodotto un docufilm che mostra uno scenario futuro disastroso dello stato dei mari dove i personaggi principali che li vivono sono: la cacciatrice di sacchetti, lo chef di microplastiche, la collezionista di packaging e il pescatore di bottiglie. Queste figure, per quanto lontane dalla odierna realtà, ci pongono dei dubbi su quello che potrà davvero riservarci l’avvenire.

    Seppure si tratta di una visione distopica, molti dei riferimenti fatti all’interno del documentario non ci sono nuovi, anzi tutt’altro. Come le microplastiche che si inseriscono in una catena alimentare che parte dall’uomo e torna all’uomo, attraverso le specie marittime. I sacchetti, i cotton fioc, oggi anche le mascherine, e così via con un’altra miriade di oggetti monouso che sono entrati nelle nostre vite già da tanto tempo. Per quanto possa essere di natura pessimistica, l’intento di questo docufilm è di mostrarci con nuda e cruda realtà quel che potrà essere il domani se non si interviene con forza e decisione nella battaglia contro l’inquinamento, se non si entra in un’ottica di vita sostenibile, che va dal singolo cittadino alla multinazionale.

    Per guardare il docufilm aprite il seguente link https://www.istituto-oikos.org/2050-cronachemarine#oikos

    A cura di Simone Riga

    La recente analisi di Greenpeace ha rivelato un incremento del 6%, tra il 2007 e il 2018, delle emissioni di gas serra causate dagli allevamenti intensivi presenti nell’Unione europea. In Ue il settore della zootecnia rappresenta il 17% del totale delle emissioni di CO 2, pari a circa 704 milioni di tonnellate, dirette e indirette. Una cifra più alta delle emissioni rilasciate da tutte le auto e i furgoni che hanno circolato in Europa nel 2018. L’ONG ci tiene a precisare che con questi numeri, e senza una drastica riduzione degli allevamenti, sarà impossibile raggiungere gli obiettivi prefissati dall’Accordo di Parigi sul clima.

    In Italia, come ha concluso uno studio condotto dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), il 15,1% dell’inquinamento deriva dal particolato PM 2,5 che viene emesso dagli allevamenti intensivi, anche in questo caso si tratta di un valore più alto a quello dei veicoli (9%). Il PM 2,5 è un particolato fine con diametro inferiore a 2,5 micrometri e rientra tra le polveri sottili più dannose poiché resta più a lungo nell’atmosfera e quindi si respira maggiormente. Nel 2016 l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva affermato che circa 4,2 milioni di persone al mondo avevano perso la vita prematuramente a causa dell’inquinamento atmosferico; mentre in Italia, secondo l’ISPRA, circa il 7% dei decessi è attribuibile a tale inquinamento. Al secondo posto in Europa, dopo la Germania.

    https://storage.googleapis.com/planet4-italy-stateless/2020/09/a56ef207-foraggiare_la_crisi_briefing_09_2020.pdf

    https://www.greenpeace.org/italy/storia/12423/gli-allevamenti-intensivi-in-ue-inquinano-piu-delle-automobili-la-nostra-analisi/

    https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/inquinamento-smog-riscaldamenti-allevamenti-intensivi-polveri-sottili-pm-particolato/4eb39bde-39f5-11e9-a27a-3688e449a463-va.shtml

    A cura di Simone Riga

    Con la firma del decreto ministeriale “End of waste”, firmato lo scorso 24 settembre, anche la carta da macero entrerà nel processo di riciclo. Ad annunciarlo è stato lo stesso Ministro del Dicastero dell’Ambiente, Sergio Costa. “L’End of Waste è un tassello indispensabile per la valorizzazione del potenziale dei rifiuti e può dare un forte contributo allo sviluppo delle potenzialità del settore di riciclo – afferma il Ministro -. Una società del riciclo e del recupero diventa tale nel momento in cui i materiali possono essere reintrodotti sul mercato ed essere in grado di competere con le materie prime vergini, consentendo una riduzione del consumo di risorse naturali e materie prime, e la riduzione del quantitativo di rifiuti da destinare allo smaltimento”.

    Nel 2018 la carta complessivamente raccolta si attestava a 5,3 milioni di tonnellate, e insieme a quella proveniente dagli stabilimenti industriali contava un totale di circa 6,65 milioni di tonnellate. La carta da macero da questo momento non sarà più considerata come un rifiuto, bensì potrà essere riusata come materia prima nella manifattura di carta e cartone nelle industrie. Il concetto “End of waste”, introdotto dalla Commissione europea nel 2005, promuove il processo di riciclaggio al fine di ridurre l’utilizzo di materie prime vergini e mira, al tempo stesso, alla riduzione dei consumi e ad una maggiore tutela dell’ambiente.

    https://www.minambiente.it/comunicati/end-waste-carta-e-cartone-costa-firma-regolamento-forte-contributo-settore-del-riciclo

    https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/anno-2012/ispra-alla-fiera-ecomondo.-rimini-7-10-novembre-2012/Presentazione_Criteri_EoW_Mundo.pdf

    A cura di Simone Riga

    Sembra essere sempre la stessa storia, i più ricchi che non seguono le buone pratiche conducendo un’esistenza non sostenibile che inevitabilmente ricade sulle classi meno agiate. Ma non è la solita retorica ricchi e poveri, bensì l’ultimo rapporto pubblicato da Oxfam che ha evidenziato come basti solo l’1% della popolazione ricca del mondo, pari a 63 milioni di anime, per inquinare più del doppio (15%) rispetto a 3,1 miliardi di persone povere che inquinano per il 7%.

    Se poi si va a vedere la situazione nel suo insieme, i dati ci dicono che la popolazione mondiale più ricca al mondo, ovvero il 10% con i suoi circa 630 milioni di individui, causano il 52% di emissioni di anidride carbonica. Numeri impietosi, che sono stati elaborati attraverso l’analisi della quantità di emissioni per fasce di reddito. “I dati raccolti dal 1990 alla metà degli anni '10 ci raccontano di un modello economico non sostenibile, né dal punto di vista ambientale, né dal punto di vista economico e sociale, che alimenta la disuguaglianza soffocando il pianeta da tutti i punti di vista”, ha affermato Elisa Bacciotti, responsabile campagne di Oxfam Italia.

    L’Espresso raccontava un anno fa di una ricerca condotta alla fine degli anni ’90 da un gruppo di ricercatori dell’Università del Massachusetts, guidata dall’economista James Boyce. Tale studio mirava ad analizzare le relazioni, qualora ce ne fossero, tra le disuguaglianze e l’inquinamento in ogni singolo Stato. La ricerca portò a scoprire che dove era presente un alto divario di redditi le condizioni dell’ambiente erano peggiori. Il gruppo di ricercatori, infine, mise in relazione le disparità di potere con le politiche ambientali adottate in Nord America e ne uscì che negli Stati dove si erano implementate delle politiche più sensibili all’ambiente e alla giustizia sociale la distribuzione del potere era più equa tra i cittadini.

    https://www.oxfam.org/en/press-releases/carbon-emissions-richest-1-percent-more-double-emissions-poorest-half-humanity

    https://www.repubblica.it/economia/2020/09/21/news/allarme_oxfam_i_piu_ricchi_inquinano_i_piu_poveri_travolti_dai_cambiamenti_climatici-268021950/

    https://espresso.repubblica.it/attualita/2019/09/10/news/meno-foreste-piu-disuguaglianze-1.338527

    A cura di Simone Riga

    26 Settembre 2020 - 20:01

    La calda estate dell’Artico

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    Con l’estate ormai alle spalle e il costume da bagno riposto nell’armadio si tirano le somme di quella che è stata la stagione estiva. A tirare le somme è anche la National Snow and Ice Data Center (NSIDC) attraverso la sua annuale analisi satellitare sullo stato dei ghiacciai nell’Artico. E quest’anno i dati non sono molto confortanti, dato che per la seconda volta in 42 anni dall’inizio delle registrazioni, la superficie dei ghiacciai è scesa sotto i quattro milioni di chilometri quadrati, per la precisione 3,74 milioni.

    Negli ultimi 60 anni la calotta artica ha perso 2/3 del suo volume, e il 70% del ghiaccio marino artico è meramente “stagionale”, dicono i rilevamenti condotti dagli scienziati della NASA. Questo tipo di ghiaccio, meglio conosciuto come permafrost sporadico, si differenzia dal permafrost permanente per la sua vulnerabilità al vento e alle condizioni atmosferiche. “Abbiamo perso così tanto permafrost permanente che i cambiamenti nello spessore della calotta saranno più lenti a causa del diverso comportamento di questo tipo di ghiaccio”, dice Ron Kwok, scienziato della NASA of the Jet Propulsion Laboratory in California.

    A preoccupare sempre di più sono anche le alte temperature che si raggiungono durante l’estate che innescano un rapido scioglimento dei ghiacciai; 38, sono i gradi che si sono raggiunti nella passata estate in Siberia nel centro abitato di Verchojansk, dove i suoi abitanti sono abituati a passare inverni con 40° sottozero. “La calotta artica è un oceano ghiacciato che ha urgente bisogno di protezione e i leader mondiali devono comprendere il ruolo degli oceani nell’affrontare la crisi climatica. Oceani sani sono cruciali per alcune delle popolazioni più emarginate del mondo, che subiscono l’impatto della distruzione degli ecosistemi marini e dei cambiamenti climatici. Dobbiamo cambiare subito il nostro modo di prenderci cura l’uno dell’altro e del nostro Pianeta. Dobbiamo proteggere almeno il 30% dei nostri oceani entro il 2030 anche per far fronte alla crisi climatica”, commenta Laura Meller della campagna Oceani di Greenpeace Nordic a proposito dell’analisi del NSIDC.

    https://nsidc.org/arcticseaicenews/2020/09/arctic-sea-ice-decline-stalls-out-at-second-lowest-minimum/

    https://climate.nasa.gov/news/2817/with-thick-ice-gone-arctic-sea-ice-changes-more-slowly/

    https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/12402/artico-registrato-il-secondo-dato-piu-basso-di-sempre-del-livello-di-ghiaccio-marino/

    https://www.corriere.it/esteri/20_giugno_27/caldo-record-riviera-siberiana-38-paese-piu-freddo-mondo-2817d506-b88b-11ea-b2d0-312cc6f9a902.shtml

    A cura di Simone Riga

    25 Settembre 2020 - 15:42

    Lumen, il museo nel cuore delle Dolomiti

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    A 2275 metri di quota, sulla cima di Plan de Corones, è situato il museo della fotografia di montagna, Lumen. Le sale interne ospitano foto storiche, innovazioni digitali, ed esposizioni temporanee che ripercorrono l’affascinante storia degli altipiani. Il museo è anche un luogo d’incontro e di scambio culturale, che oltre alla presenza di mostre permanenti e temporanee, accoglie eventi di teatro, musica e cucina internazionale che hanno come tema centrale la montagna.

    Uno spazio poliedrico dove le arti si fondono con l’ambiente partendo da diverse prospettive, in una continua e attenta evoluzione. Fino ad ottobre sarà presente la mostra “Mountain Pieces. Reflecting History”, opera di Sissi Micheli, che analizza il concetto di guerra e pace; e il ruolo delle montagne nei periodi bellici che le ha viste come protagoniste. All’interno è presente anche un ristorante gourmet, fresco vincitore del premio come miglior punto di ristoro in un museo, guidato dallo chef stellato Robert Niederkofler. L’annuale rassegna degli chef avrà quest’anno lo scopo di sensibilizzare la cucina sostenibile e a chilometro zero. Lumen, che è stato ideato da un progetto di recupero dell’ex stazione della funivia Plan de Corones, è un luogo spirituale dove è possibile contemplare il panorama straordinario delle Dolomiti immergendosi nell’arte.

    https://www.lumenmuseum.it/it-it/lumen-museum

    https://www.lastampa.it/montagna/2020/09/24/news/titolo-di-prova-1.39332776

    A cura di Simone Riga

    25 Settembre 2020 - 15:40

    Tornano i dialoghi di PLASTICA d’A-MARE

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    Da sabato 26 settembre cominceranno una serie di incontri nella seconda edizione dell’Eco Festival Plastic Free, curato da Nadia Mastropietro, facente parte del palinsesto culturale di ROMARAMA 2020. PLASTICA d’A-MARE sarà luogo di dialoghi, concerti, mostre ed esposizioni culturali che avranno come tema centrale l’inquinamento dei mari e i cambiamenti climatici. Il progetto si pone come luogo di scambio e conoscenza di temi ambientali e saranno tantissimi gli ospiti che prenderanno parte al Festival.

    Il 27 settembre il Porto Turistico di Roma ospiterà una tavola rotonda con BlueMed, WWF Italia, Marevivo Onlus, Clean Sea Life, Ostia Clean Up e Mercato Circolare. La giornata prevederà la talk-performance della naturalista Laura Pintore (WWF) e lo street artist Moby Dick, in cui il pubblico sarà coinvolto nella realizzazione di opere artistiche, il live painting dello stesso Moby Dick, fino ai laboratori per bambini e ai concerti live di Gabriella Martinelli, Giulio Wilson e Vincenzo Fasano, a partire dalle 17.30 del 27 settembre. Inoltre, ci sarà l’esposizione dei progetti finalisti della CALL for ARTISTS dedicata a creativi emergenti invitati a riflettere sul tema del riciclo della plastica. Per chi non potrà essere presente di persona, quest’anno si potrà partecipare anche in diretta streaming sulla piattaforma Rebel Live. 

    “Abbiamo una grandissima responsabilità nei confronti della salute dei nostri mari. Le politiche consumistiche messe in atto dai governi, la sfrenata ricerca di profitto da parte delle aziende e i comportamenti irresponsabili di noi cittadini stanno portando ad una drastica conseguenza: si prevede infatti che nel 2050 ci sarà più plastica che pesce negli oceani. Dobbiamo tutti lavorare per invertire questa tendenza e aumentare la consapevolezza dei pericoli che corriamo”, afferma Dante Caserta, vicepresidente di WWF Italia.

    https://plasticadamare.it/

    https://www.wwf.it/news/notizie/?54870/A-PLASTICA-dA-MARE-la-Tavola-rotonda-Il-punto-sul-mare

    A cura di Simone Riga

    Alla cerimonia di apertura del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2020 hanno partecipato diversi esponenti del mondo dell’imprenditoria e dell’associazionismo. Mario Abreu, Head of Group Sustainability Ferrero, ha fatto presente come l’azienda Ferrero abbia garantito, anche nel periodo più acuto della pandemia, la sicurezza alimentare ai suoi consumatori. “Negli ultimi otto mesi abbiamo misurato le emissioni di anidride carbonica negli stabilimenti, al fine di ridurle” dice Abreu. Sandrine Dixson-Declève, co-Presidente del Club di Roma, ha affermato come il Covid-19 abbia fatto emergere le vulnerabilità insite nel modello mondiale in tutti i settori, “solo il 18% degli interventi vengono spesi in maniera sostenibile” sottolinea Dixson-Declève richiamando all’ importante necessità di un cambio di rotta che deve avvenire oggi. Una nuova economia che deve essere basata sui valori piuttosto che sulla ricchezza.

    “È un’opportunità per prendere la direzione giusta” ribadisce anche Laurence Tubiana, CEO dell’European Climate Foundation. C’è il bisogno di trasformare la società partendo dalle energie rinnovabili, e nel caso dell’Italia anche sul campo della digitalizzazione. Dello stesso pensiero è anche Francesco Starace, Amministratore delegato e Direttore generale di ENEL, quale racconta di “un’Europa che attrae il 50% degli investimenti sostenibili nel mondo” che si pone come fulcro mondiale della sostenibilità.

    All’evento dell’UNESCO, “Educazione all’Oceano per tutti: kit pratico”, è invece intervenuto il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Sergio Costa, quale ha ricordato l’importanza degli impegni presi per la salvaguardia dei mari. Nel 2019 i Paesi della Convenzione Internazionale di Barcellona hanno firmato un accordo che prevederà dal 2023 un Mar Mediterraneo che diventerà area SECA, ossia con l’0,1% di emissioni di zolfo. Infine, inizierà in questi giorni la discussione in Commissione ambiente del disegno di legge “Salva mare”.

    https://festivalsvilupposostenibile.it/2020 

    http://www.unesco.it/it/News/Detail/859

    https://www.facebook.com/SergioCostaMinistroAmbiente/videos/2230622777084596

    A cura di Simone Riga

    Il Festival dello Sviluppo Sostenibile 2020 è iniziato nel nome della “Sostenibilità. È ora di agire”. Ha aperto l’incontro il Presidente dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), Pierluigi Stefanini, quale ha affermato come la sfida si sia fatta più dura, con l’arrivo della pandemia, per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Tuttavia, la stessa pandemia ha portato maggiore sensibilità nelle comunità, per questo bisognerebbe proseguire su questo punto che chiama tutti ad essere “resilienti e trasformativi”. La transizione ecologica che si attende da molto tempo sembra che possa divenire realtà. La Commissione europea, con Ursula von der Leyen, aveva già preso la strada della sostenibilità, prima ancora dell’arrivo del Covid-19. “Il Green New Deal ne è stata la prova più concreta”, afferma Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS. Dopo un’attenta analisi dei cinque principali decreti legge, che il governo ha attutato da febbraio ad oggi, si evincono alcuni dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030, tra questi la lotta alla povertà, il reddito, e la salute. Seppure, nessuna di queste misure ha permesso di contrastare la disuguaglianza di genere. Si sono trattati di “Interventi a protezione” ma che non guardano al futuro, dove ci vuole “prevenzione”, continua Giovannini. Invece, sul piano europeo, il Next Generation Eu, conosciuto erroneamente come Recovery fund, tende a precisare Giovannini, ha come tema centrale la transizione ecologica e in virtù di ciò, la Commissione europea, richiederà un dettagliato programma ad ogni Stato membro per ciascuna riforma che vorrà perseguire. In ogni misura che sarà presentata “il 37% dovrà essere destinato alla lotta alla crisi climatica”, sottolinea Giovannini.

    https://festivalsvilupposostenibile.it/2020

    A cura di Simone Riga

    Il tema delle discariche in Italia è un tasto molto dolente. A fare da padroni sono soprattutto il mancato rispetto delle regole e la criminalità, dove non arriva quest’ultima è facile che si debba intervenire per delle irregolarità di vario tipo. Anche se la situazione sembra aver cambiato rotta negli ultimi anni, stando all’ultima relazione annuale del Commissario straordinario per la bonifica delle discariche abusive, il generale dell’Arma dei Carabinieri Giuseppe Vadalà. Dal 2007 lo Stato italiano riceveva pesanti sanzioni per le infrazioni commesse in molti siti, tra discariche abusive e illegali, che adoperavano in malo modo inquinando acqua, aria e terra. Alla cronaca è soprattutto nota la cosiddetta Terra dei fuochi tra Napoli e Caserta, ma di queste terre ce ne sono tante in tutta Italia, alcune anche invisibili poiché nascoste in capannoni. Si pensa che al momento siano circa 22mila i siti abusivi nel Paese, di questi quelli sanzionati dall’Unione europea nel 2007, e poi nel 2014 per il mancato adempimento degli obblighi delle direttive Ue, erano 200. Parte di queste discariche abusive sono state affidate, da marzo 2017, al Commissario straordinario Vadalà. 

    L’ultima relazione annuale della task force, di giugno 2019, affermava la messa in sicurezza di 81 discariche abusive. Di certo si trattava di un passo avanti, a beneficio dell’ambiente e della salute di tutte le specie viventi; e si è trattato anche di un risparmio per le casse degli italiani, considerando che dal 2014 le penalità erano arrivate ad ammontare fino a 42 milioni di euro, ogni sei mesi, e dopo gli interventi di ripristino delle aree la quota è calata a 8 milioni a giugno 2019. Seppur dei risultati si sono raggiunti, questa sembra essere solo una punta dell’iceberg che si cela dietro allo smaltimento dei rifiuti: costantemente sotto infrazione e soggetto sempre più ad infiltrazioni mafiose. Come riportato da l’Espresso, che fa un punto della situazione dei siti di smaltimento italiani, quello delle discariche sembra essere il “miglior business per i colletti bianchi in cerca di soldi sporchi”. Incendiare, invece che sotterrare, sta divenendo una prassi, e nell’ultimo anno sono stati accertati più di 250 roghi di origine dolosa. Invece, il rapporto Ecomafia 2019 di Legambiente, relativo al 2018, riportava un numero di reati ambientali pari a 28.137 con un vorticoso giro d’affari di16,6 miliardi. Di questi crimini circa 8.000 sono connessi al ciclo illegale dei rifiuti.

    https://www.lastampa.it/tuttogreen/2019/11/02/news/discariche-abusive-una-ferita-profonda-ma-guarire-e-possibile-1.37800955

    http://www.commissariobonificadiscariche.governo.it/it/relazione-semestrale/anno-2019/v-relazione-giugno-dicembre-2019/

    https://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2020/09/15/news/discariche-soldi-1.352904?ref=HEF_RULLO

    https://www.legambiente.it/ecomafia-2019-le-storie-e-i-numeri-della-criminalita-ambientale-in-
    italia/

    A cura di Simone Riga

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