Vetrina

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    "Nessuno è escluso": in libreria la storia di Roberta, bimba milanese con una malattia alle ossa simbolo delle lotte dei disabili. Lo riporta Milano Today. Il libro sarà negli store online dal 15 ottobre e racconta le vicissitudini di due genitori, Fortunato e Maria, alle prese con questa rara malattia fin dai primi giorni di vita della propria figlia.

    diventa un libro la storia di Roberta, bimba milanese nata con una displasia campomelica-acampomelica (una grave malattia debilitante alle ossa) diventata simbolo della lotta per i diritti dei disabili gravi e gravissimi. Il volume, dal titolo 'Nessuno è escluso' e in libreria e negli store online dal 15 ottobre, racconta le vicissitudini di due genitori, Fortunato e Maria, alle prese con questa rara malattia fin dai primi giorni di vita della propria figlia, ma raccoglie anche molte testimonianze di padri e madri che come loro, ogni giorno, si scontrano con il muro dell'indifferenza nei confronti dei propri bambini e della loro disabilità.

    "Oggi - racconta Fortunato Nicoletti, autore del libro - raccogliamo fondi per aiutare tutte le famiglie in difficoltà, e combattiamo per il riconoscimento di diritti fondamentali dei malati che ancora nel 2020 vengono negati dalla società e dalle istituzioni".

    L’iniziativa è promossa da Università Cattolica del Sacro Cuore, CEI e Migrants & Refugees Section. Il 15 ottobre 2020 il primo degli appuntamenti (tutti moderati da padre Beltrami, direttore UCoS)

    Giovedì 29 ottobre 2020, ore 16.00, Appartenenze religiose e percorsi migratori

    Introduzione: Oliviero Forti (responsabile politiche migratorie, Caritas Italiana)

    La religione come root cause delle migrazioni contemporanee (Paolo Maggiolini)

    Il “posto” della religione nel quadro giuridico e procedurale (Paolo Bonetti)

    La religione negli itinerari esistenziali dei migranti forzati (Laura Zanfrini)

    Il ruolo delle organizzazioni d’ispirazione religiosa nel sistema d’accoglienza (Lucia Boccacin)

    Giovedì 12 novembre 2020, ore 16.00, Famiglia, generi e generazioni

    Introduzione: padre Marco Vianelli (direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della CEI)

    La condizione femminile là dove si generano le migrazioni (Vera Lomazzi)

    Migrazioni, famiglia e religione (Donatella Bramanti)

    La trasmissione della fede nelle famiglie migranti (Cristina Giuliani)

    Migrazioni forzate, religioni e figli minori (Giovanni Giulio Valtolina)

    Giovedì 26 novembre 2020, ore 16.00, Costruire cittadinanza nella scuola multi-religiosa

    Introduzione: don Giuliano Savina (direttore dell’Ufficio Nazionale Ecumenismo e dialogo interreligioso della CEI),Barbara Ghiringhelli (collaboratrice dell’Ufficio Nazionale Ecumenismo e dialogo interreligioso della CEI)

    La religione nella scuola plurale (Maddalena Colombo)

    Il posto della religione, i valori della cittadinanza (Rosangela Lodigiani)

    I conflitti interreligiosi nella scuola multiculturale (Mariagrazia Santagati)

    Il principio di laicità: cosa insegna l’esperienza francese (Alessandro Bergamaschi)

    La storia straordinaria di Fernanda Wittgens, la prima direttrice donna della Pinacoteca di Brera.

    Vulcanica, geniale e fermamente antifascista lottò per salvaguardare le opere d’arte dalla guerra e dalle incursioni naziste, soprattutto dopo il terribile bombardamento di Brera del 1943.

    L’allodola. È stata soprannominata così Fernanda Wittgens, per la sua grandezza discreta, evidente soltanto quando le ali si aprono in volo. Creatura umile, ma possente e sublime. Non poteva esistere definizione più calzante per una donna che pur compiendo imprese titaniche ha evitato il clamore delle cronache, lavorando giorno e notte al servizio dell’arte, della bellezza e della libertà. Giovanna Ginex e Rosangela Percoco le rendono giustizia ricostruendo il romanzo di una vita straordinaria. Nata nel 1903 da una famiglia di origine austro-ungherese, Fernanda inizia come insegnante di liceo, fa la giornalista e nel 1928 entra nella Pinacoteca di Brera con la qualifica di ‘operaia avventiziaʼ. La dedizione instancabile le permette di diventare assistente del direttore, Ettore Modigliani, e di contribuire in maniera determinante alla crescita del museo. Rileva l’incarico del suo maestro quando viene rimosso per motivi razziali, e diventa così la prima donna a ricoprire un ruolo tanto prestigioso. Nei giorni bui dei bombardamenti su Milano fa di tutto per salvare le opere che le sono affidate, ma anche le vite di tanti ebrei. L’arresto per antifascismo e la condanna a quattro anni di carcere non soffocano il suo coraggio. Anzi, al termine del conflitto le sue energie sembrano essersi moltiplicate: tornata a Brera, combatte per ricostruire dalle macerie la Pinacoteca e renderla un ‘museo viventeʼ, punto di riferimento per la cultura internazionale. Questo romanzo è il ritratto di una donna vulcanica, ostinata, controcorrente. È la storia vera di una combattente, un simbolo che non appartiene al passato ma al futuro.

    PAST NOW SOON - URBAN LAB TORINO: Dal 16 ottobre Torino e l'area metropolitana hanno un nuovo luogo-laboratorio. Fotografie, videoinstallazioni e mappe interattive accompagnano in un percorso che analizza le trasformazioni di Torino e della sua area metropolitana e che, a partire dalla storia recente della città propone una fotografia dell'oggi e uno sguardo verso possibili futuri. Uno spazio-laboratorio dinamico nel quale sarà possibile per il visitatore contribuire attivamente a costruire la propria visione di città.

    Nella mente di tutti noi studenti fin dal lunedì mattina, quando assonnati ed infreddoliti, vista la stagione, ci dirigiamo verso scuola, c’è solo un obiettivo: il fine settimana, ed in particolare il sabato sera. Così anch’io e lei mie amiche in un qualsiasi martedì mattina abbiamo deciso di uscire il sabato sera. Dopo aver escluso quei luoghi in cui, per un motivo o per l’altro, si crea sempre assembramento, abbiamo individuato la zona in cui uscire. Tutto normale no? No, siamo riuscite a scegliere, sono stata io la prima a suggerire il posto in cui andare, una zona dove il tram è ancora inaccessibile, come negli anni 50. C’è la metropolitana no? No, a parte il fatto che io con la carrozzina elettrica in varie stazioni della metropolitana non posso accedere, ma soprattutto non mi sento tranquilla a passare dalla Stazione Centrale la sera. Rinunciare ad un evento mondano, però, non fa di certo parte del mio carattere, così arrovellandomi, durante le ore di matematica, su come fare, al cambio d’ora ho finalmente chiamato mia madre - benché avessimo appena litigato e mi fossi ripromessa di fare l’orgogliosa - lei, probabilmente scordatosi della litigata, in meno di un’ora è riuscita a fare non so quante telefonate all’ATM che, alla fine, le ha suggerito di farmi prendere il taxi. Ora c’è da dire che io il taxi non l’avevo mai e poi mai preso in vita mia, ma la faccenda non mi preoccupava più di tanto, perché alla fine, avrei fatto il tragitto con la mia amica Maia. Finalmente dopo un interminabile settimana di compiti in classe è arrivato il fatidico sabato sera: dopo essermi scrupolosamente preparata sono scesa per andare a prendere il taxi. Fin qui tutto bene, se non che, arrivato il momento di salire sul taxi, l’autista tira fuori una pedana che al confronto gli stecchini del Mikado sembravano più solidi. L’autista sembrava non avere la più pallida idea sul da farsi, Maia era terrorizzata perché “così è la volta buona che ti spacchi la testa per davvero”. Ma la pedana, con il prezioso aiuto di mia madre ha retto e, la testa, ho rischiato di spaccarmela dopo, quando mi sono resa conto che il taxi non era esattamente alto per ospitare me sulla carrozzina. Fortunatamente la mia carrozzina è basculante e così ho passato il viaggio semi stesa e, dire, che questo è uno dei pochi taxi ‘attrezzati’ su Milano, tanto che ho dovuto prenotare ben quattro giorni prima, onde evitare di rimanere a piedi. Forse il mio battesimo col taxi non è stato dei migliori, ma senza alcun dubbio quella sera mi sono divertita tantissimo, anche se la mia povera testa ne ha risentito.

    La giornata mondiale per l'eliminazione della povertà è alle porte. Da 7 anni - prima con la campagna Miseria Ladra e poi con la Rete dei Numeri Pari - centinaia di realtà sociali e sindacali si organizzano nella Giornata mondiale per l’eliminazione della povertà per dire a gran voce che questa dovrebbe essere la priorità politica nel nostro paese.

    Negli ultimi 12 anni, in Italia, le persone in povertà assoluta sono raddoppiate, passando da 2 milioni e 113mila nel 2008 a oltre 4,5 milioni nel 2019. Allo stesso tempo, il numero dei miliardari è quasi triplicato: da 12 nel 2008 a 40 nel 2020. Nel rapporto Dignità e non diritti, Oxfam denuncia che a causa dello shock pandemico mezzo miliardo di persone nel mondo rischiano di diventare povere. 

    In un paese come il nostro, dove già prima della pandemia una persona su 3 viveva a rischio esclusione sociale, è preoccupante immaginare quale sarà la situazione dei prossimi mesi, quando finirà il blocco degli sfratti e dei licenziamenti. Per di più ben sappiamo che, dove lo Stato fallisce, più facilmente crescono sistemi di regolazione alternativa, non democratici, collusivi e mafiosi. 

    Vecchie e nuove povertà possono essere affrontate solo ripensando i modelli economici, riconoscendo alcuni diritti fondamentali come quello dell’abitare, e conferendo solidità ai beni comuni a cominciare da scuola e sanità. Per questa ragione la giornata mondiale per l’eliminazione della povertà è l’occasione per chiedere al Governo e al Parlamento che venga data priorità politica all’impegno contro le disuguaglianze, verso un reale cambio di paradigma. Lo faremo in diverse occasioni:

    Sabato 17 alle ore 12:00 Elena Ciccarello - direttrice de Lavialibera, intervisterà in diretta streaming Giuseppe De Marzo - Coordinatore nazionale della Rete dei Numeri Pari, e Don Luigi Ciotti - presidente delle associazioni Libera e Gruppo Abele per commentare insieme quanto stiamo vivendo e parlare delle proposte da mettere in campo per sconfiggere povertà, disuguaglianze e mafie. Sarà possibile seguire l'intervista sia su Facebook (link evento) che sul canale Youtube de Lavialibera (link)

    Nel pomeriggio sarà pubblicata una nostra intervista fatta a Giuseppe De Rita, Presidente del Censis in cui si parlerà di disuguaglianze, povertà, esclusione sociale e penetrazione mafiosa nei territori; dell'impatto della pandemia di Covid-19, delle risposte messe in campo dalla Politica e della necessità di istituzionalizzare un nuovo paradigma che rimetta insieme la giustizia sociale, ambientale ed ecologica. L'intervista sarà disponibile sul sito e sui social della Rete.

    Cesvi presenta la quindicesima edizione dell’Indice Globale della Fame (GHI 2020): lenti progressi, ma la fame rimane acuta. Obiettivo Fame Zero raggiungibile nel 2030 solo riesaminando i sistemi alimentari in modo equo, sano e rispettoso dell’ambiente. Le conseguenze del Covid-19, unite al cambiamento climatico, aggravano fame e malnutrizione. Potrebbero raddoppiare le persone esposte alla fame e all’indigenza.

    Dall’Indice Globale della Fame 2020 emerge che, a livello mondiale, la fame è ad un livello moderato, in miglioramento rispetto al 2000, ma resta alto l’allarme fame e malnutrizione: 11 paesi registrano livelli di fame allarmanti e 40 paesi appartengono alla categoria grave 1 . Le conseguenze socioeconomiche dell’emergenza Covid-19 potrebbero peggiorare la situazione e vanno ad aggiungersi all’impatto del cambiamento climatico sulla produzione, disponibilità e qualità del cibo e quindi sulla sicurezza alimentare globale. L’Indice Globale della Fame (Global Hunger Index, GHI) realizzato da Welthungerhilfe e Concern Worldwide e curato da Cesvi per l’edizione italiana, è uno dei principali rapporti internazionali per la misurazione multidimensionale della fame nel mondo. La quindicesima edizione è stata presentata in un incontro digitale moderato dal giornalista di Radio 24 Giampaolo Musumeci, con la partecipazione del geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi, della Presidente Cesvi Gloria Zavatta, della Head of Mission in Kenya e Somalia Cesvi Isabella Garino e della Advocacy Coordinator Cesvi Valeria Emmi.

    Secondo le agenzie delle Nazioni Unite, inclusa l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e la Banca Mondiale quasi 690 milioni di persone sono denutrite; 144 milioni di bambini soffrono di arresto della crescita e 47 milioni soffrono di deperimento e 5,3 milioni sono morti prima dei cinque anni nel 2018, in molti casi a causa della malnutrizione. L’Indice Globale della Fame è uno strumento sviluppato per misurare e monitorare complessivamente la fame a livello mondiale, regionale e nazionale, sulla base dell’analisi di quattro indicatori: denutrizione, deperimento infantile, arresto della crescita infantile e mortalità dei bambini sotto i cinque anni. L’Indice Globale della Fame2020 si concentra sulla fame in relazione alla salute umana, animale e ambientale e lo sviluppo di relazioni commerciali eque, mostrando come le attuali sfide siano interconnesse e richiedano un'azione a lungo termine e soluzioni politiche.

    Dall’edizione 2020 emerge che il secondo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG), conosciuto come Fame Zero, fissato per il 2030, rischia di non essere raggiunto: al ritmo attuale, 37 paesi non riusciranno nemmeno a raggiungere un livello di fame basso nella Scala di Gravità. Inoltre, la pandemia di COVID-19 e la relativa recessione economica, e le devastanti conseguenze del cambiamento climatico, stanno aggravando l'insicurezza alimentare e nutrizionale di milioni di persone.

    Sono otto i vincitori di Imprese Creative Driven, la terza call di Parma2020+21 lanciata per promuovere quelle realtà che, pur non facendo parte del sistema delle imprese culturali e creative, considerano la cultura come un vero e proprio input del processo produttivo, veicolando contenuti creativi e innovativi rispetto al sistema economico di riferimento.

    Parma 2020+21 si è posta l’obiettivo di contribuire alla stabilizzazione del sistema collaborativo pubblico-privato, con particolare attenzione alla crescita delle imprese culturali e creative. Tra gli obiettivi di Parma Capitale Italiana della Cultura c’è quello di promuovere l’accessibilità e la contaminazione tra cultura, imprese, tessuto urbano, periferie e comunità locali: per questo motivo sono state promosse quattro open call, quattro bandi finanziati con budget importanti, tra cui quello
    per favorire l’imprenditorialità creative driven come volano per l’innovazione e lo sviluppo territoriale, alla luce del dialogo attivo che si sviluppa tra cultura, creatività e logiche d’impresa. Il bando è stato promosso dal Comune di Parma e dal Comitato per Parma 2020, con il sostegno di “Parma, io ci sto!” e Unione Parmense degli Industriali, la collaborazione di CISITA e il coordinamento scientifico di Promo PA Fondazione.

    I candidati sono stati chiamati a proporre idee innovative che permettano di portare la creatività e la cultura all’interno delle imprese e di promuovere una relazione di interdipendenza tra il settore imprenditoriale e quello culturale. Ben 15 sono le imprese d’eccellenza del territorio parmense, che hanno aderito al progetto candidandosi a diventare cantieri di produzione delle proposte progettuali selezionate: Allodi; Casappa; Cavalier Umberto Boschi; Chiesi Farmaceutici; Coppini Arte Olearia; Dallara group; Davines; Fidenza Village; F.lli Galloni; Laterlite; Lincotek; Matthews International; Ocme; Opem; Raytec Vision.

    Le imprese creative driven rappresentano una sorta di cerniera, una “zona ibrida” per sviluppare percorsi finalizzati a rendere innovativi e competitivi i prodotti, accattivante l’immagine e la comunicazione aziendale, a stimolare l’ambiente di lavoro grazie al miglioramento del rapporto fra benessere e produttività. Soggetti che pongono la cultura come un vero e proprio input del processo produttivo e che rappresentano un’ampia e diversificata parte del mercato, dal food all’arredamento, dal design all’edilizia, dalla moda al turismo, caratterizzandosi per il fatto di veicolare contenuti creativi e innovazione nel sistema economico di riferimento.

    13 Ottobre 2020 - 11:46

    Radical Choc di Giuseppe De Marzo

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    Nonostante i 40.000 chilometri di filo spinato e muri costruiti negli ultimi anni, il Covid-19 ha oltrepassato confini e barriere con gran velocità. Hanno parlato di «nemico invisibile», di «guerra», nascondendo l'origine del problema e le responsabilità che ne derivano. Spostare l'attenzione, costruire nemici da dare in pasto agli elettori è una delle forme più vecchie e banali, ma ancora efficaci, di manipolazione politica. Può aver funzionato in passato, ma oggi il virus mette tutti spalle al muro. Non siamo in presenza di una guerra e il Covid non è un nemico invisibile inaspettato: da molti anni si parla della minaccia di nuovi virus, conseguenze dirette del collasso climatico e della perdita di biodiversità. Sembra che le vecchie basi scientifiche e filosofiche su cui poggia la nostra modernità non siano più in grado di affrontare le sfide che abbiamo di fronte: l'insostenibilità sociale, ambientale ed ecologica del liberismo. La storia insegna che a volte i grandi mutamenti epocali sono positivi; altre volte portano una maggiore concentrazione della ricchezza e del potere, a una crescita delle disuguaglianze e un peggioramento delle forme della democrazia. Cosa preferiamo per il nostro futuro? Prefazione di don Luigi Ciotti.

    Qui un estratto della recensione uscita su Avvenire a firma Lucia Capuzzi:

    «Imonti, gli alberi e i fiumi mutano il loro aspetto con l’avvicendarsi delle ore e delle stagioni come un uomo cambia con le esperienze e le emozioni». Il poeta libanese Khalil Gibran traspone in versi il significato profondo di quel filone di studi scientifici che, negli ultimi decenni e soprattutto grazie al lavoro dei biologi Humberto Maturana e Francisco Varela, si concentra sull’aspetto “autopoietico” del sistema Terra. La comunità dei viventi si ridefinisce continuamente, si riproduce e si sostiene al proprio interno. Il fatto di essere immerso in questo slancio vitale perpetuo, di esserne parte integrante, soggetto alle leggi dell’interdipendenza, della corrispondenza, della complementarietà, della relazionalità e della reciprocità, garantisce all’essere umano vita e possibilità di evoluzione. «Per questo nulla è ancora deciso per sempre. Dipende da noi e dalle nostre capacità di scegliere di quale cambiamento vogliamo far parte», è l’assunto da cui parte Giuseppe De Marzo in Radical choc. Diritto alla salute, collasso climatico e biodiversità, appena pubblicato da Castelvecchi (pagine 78, euro 10).

    Un saggio in cui l’economista e scrittore – storico collaboratore di Libera e don Luigi Ciotti, che ha scritto la prefazione – offre al lettore una bussola per orientarsi del mondo post–pandemia. «Il Covid–19 ha aperto una breccia dolorosa che ci mette di fronte a un bivio, perché conseguenza delle nostre azioni. La scelta che faremo determinerà che tipo di nuovo inizio costruiremo», si legge nel libro. Per De Marzo, ora più che mai, è urgente prendere posizione. «Difendere la comunità vivente, allargarla, è bene.

    Sabato 24 ottobre a Venezia, "La salute dei cittadini", un convegno presso la Scuola Grande di San Marco, Ospedale Santi Giovanni e Paolo, dalle 9.30 alle 13.30.

    L’idea di dar vita a Venezia a “La Salute dei Cittadini”, un’occasione di approfondimento e dibattito su temi sempre più rilevanti per i cittadini, nasce, nei primi giorni dell’anno, durante un incontro di alcuni dei protagonisti del convegno, ritrovatisi occasionalmente all’Ospedale Civile di Venezia Santi Giovanni e Paolo.

    L’irrompere, dal mese di marzo, del COVID 19 ha rinforzato l’opportunità di allargare l’iniziativa ad un concetto più generale di salute, intesa come fragilità non solo individuale ma anche sociale. La pandemia è unita da un “filo rosso” alle malattie rare: entrambe entrano nella vita delle persone sconvolgendo la loro esistenza. Questa riflessione sulla fragilità, ci ha indotto a sottolineare questo legame nella giornata di oggi. Gli argomenti proposti sono di significato diverso ma tra loro fortemente connessi. L’incontro, che vuole riunire insieme pazienti e loro famiglie, medici di assistenza primaria e specialisti, clinici, operatori e autorità sanitarie, intende riproporsi negli anni futuri su argomenti man mano rilevanti per i cittadini.

    LA PARTECIPAZIONE È GRATUITA. Il Convegno è organizzato nel rigoroso rispetto della normativa di sicurezza su Covid-19, per la partecipazione è strettamente necessaria l’adesione entro il 22 ottobre ore 12, inviando una mail a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. con l’indicazione anche del proprio numero di cellulare. Le adesioni saranno accolte fino all’esaurimento dei posti disponibili, predisposti secondo la regolamentazione del distanziamento interpersonale.

    Il programma:

    Giuseppe Dal Ben, Direttore Generale Azienda ULSS3 Serenissima

    Paolo Pasini, Presidente AIPaSiM Onlus

    Giovanni Leoni, Presidente Ordine dei Medici di Venezia

    Sergio Amadori, Presidente Nazionale AIL

    Annalisa Scopinaro, Presidente UNIAMO F.I.M.R. Onlus

    S.E. Mons. Francesco Moraglia, Patriarca di Venezia

    Etica e fragilità

    Marco Trabucchi, Presidente Società Italiana di Psicogeriatria

    Per una medicina della fragilità

    11.00 I MEDICI PARLANO AI PAZIENTI

    La Rete di Assistenza per le malattie rare

    e le malattie ematologiche rare: l’esperienza

    Paola Facchin, Coordinatore Tavolo Tecnico Malattie Rare Veneto, Commissione Salute

    La medicina personalizzata e le malattie del sangue

    Matteo Della Porta, Professore in Ematologia, Humanitas

    Cancer Center - Università Humanitas, Milano

    Renato Bassan, Direttore Ematologia Ospedali di Mestre e Venezia

    12.00 LA VOCE DEI PAZIENTI

    Medico e paziente: diritti e doveri

    Adelchi D’Ippolito, Procuratore Vicario della Repubblica, Venezia

    I Comitati Etici ai tempi della pandemia

    Andrea De Gasperi, Comitato Etico Milano Area 3, già Direttore Dipartimento Trapianti ASST Niguarda

    I 50 anni di AIL: al servizio dei malati di leucemia, linfomi e mielomi

    Giovanni Alliata di Montereale, Presidente AIL Venezia

    Come nasce una associazione pazienti

    Il caso della Associazione Italiana Pazienti Sindrome Mielodisplastica

    Paolo Pasini, Presidente AIPaSiM Onlus

    Le Associazioni e le reti del territorio

    Paolo Calveri, Presidente Associazione e Reti Malattie Rare

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