11 Marzo 2008 - 13:35

    Dalla Spagna il vero bipolarismo

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    di Maria Luisa Di Loreto

    “Un vento nuovo in Europa e in Occidente”, così Walter Veltroni ha commentato la vittoria elettorale dei socialisti spagnoli. La dichiarazione non è piaciuta ai teodem del Partito democratico e ha creato un certo malumore fra i cattolici progressisti. Il Governo Zapatero, con le sue scelte riformiste, ha da tempo allontanato l'interventismo politico della gerarchia ecclesiastica, da sempre presente nell'alveo della società spagnola. Ma il PSOE poco o nulla ha da spartire con il centrosinistra italiano, altrimenti non si spiegherebbe la non ammissione nella lista PD dei socialisti italiani guidati da Enrico Borselli: il gruppo dei post craxiani che ha portato nel Parlamento europeo e nell'Internazionale socialista tutti gli ex comunisti a partire da D'Alema e Fassino. Se Rosy Bindi ha già dichiarato che non vuole morire “socialista”, e con lei tanti altri, a Strasburgo si ritroveranno nel Partito Popolare uomini e donne che in Italia sono su fronti opposti! Berlusconi e Franceschini, Casini e Carra, Dell'Utri e Tabacci questa è la politica italiana. A partire dai programmi elettorali. Tutti uguali. Fatti con lo stampino. Coppie unite da interessi elettorali reciproci, con fidanzati nascosti pronti a portare un contributo quando e se ci sarà bisogno. Cioè dopo. E così rivedremo Bertinotti con Veltroni, Berlusconi con Casini! Vorremmo un po' di chiarezza. Una stesura ideologica ferma e possibilmente costante, senza conflitti etici e deontologici che lacerano le giovani generazioni. Zapatero ha capito gli umori, i desideri, i timori della gente. Non ha stravinto, non ha la maggioranza assoluta, dovrà cercare dei partners per governare, ma la sua “geometria variabile” sa dove pescare. I partiti nazionalisti della Catalunia e dei Paesi Baschi sono esosi, si sa, però hanno interesse ad appoggiare qualsiasi governo pur di ottenere altre competenze regionali. Resta il pericolo della mancanza di dialogo con la Chiesa, perché sia il Ciu (catalano) che il PNV (basco) sono espressione del mondo cattolico. La Sinistra Repubblicana e il Partito Comunista, dimezzano i seggi, e il Presidente Zapatero è troppo scaltro (e infedele) per invitarli “alla mesa”. Il PP, nonostante la vittoria socialista, ha guadagnato l'1,4% in più con un incremento di 7 seggi alle Coortes. Secondo Giuliano Ferrara una sconfitta annunciata. Mariano Rajoy ha preferito impostare la campagna elettorale sull'economia interna e la crisi mondiale, lasciando ai socialisti i temi della famiglia, dell'aborto e della bioetica. Argomenti sui quali Zapatero ha già imposto da tempo la sua egemonia culturale. Neanche la chiamata al voto “in favore della famiglia” fatta dai pulpiti delle Chiese durante la Santa Messa domenicale ha dato gli effetti sperati, ma sui milioni di cattolici scesi in piazza in questi anni, il giovane Presidente dovrà gioco forza fare una riflessione. Anche questa è la “Espana plural” voluta da Felipe Gonzales. Una cosa è certa, per la seconda volta la Spagna va al voto dopo un attentato. Quattro anni fa Al Qaeda, ieri l'Eta, e gli spagnoli per votare hanno fatto lunghe file davanti ai seggi. Una risposta democratica al terrorismo. Un impegno personale. Noi vogliamo registrare due novità: per la prima volta 1600 ciechi hanno potuto esprimere il proprio voto con schede scritte in braille e i risultati elettorali definitivi sono arrivati in tempo reale su sms e internet. Alle 22 tutti gli spagnoli hanno conosciuto i risultati a tempo di record. Un esempio di progresso vero, tangibile. La Spagna del dopo Franco non conosce discese !

    Maria Luisa Di Loreto

    Ultima modifica il 11 Marzo 2008 - 13:35

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