20 Agosto 2020 - 13:30

    Fine dell'estate - Rebecca Zoe de Luca

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    Torna la nostra editorialista Rebecca Zoe de Luca, collaboratrice di Marie Claire, Elle e Vanity Fair, nonché adolescente che frequenta il quarto ginnasio a Milano. Nuota, scia, va in barca con i genitori, recensisce i libri che legge, ama la scrittura e ama la vita, nonostante sia affetta da Atrofia Muscolare Spinale

    Ferragosto: l’inizio della fine dell’estate. Per quanto io, come la maggior parte delle persone, ‘festeggi’ il 15 agosto con un’abbondante grigliata in compagnia di amici, la realtà è che non ho mai capito il senso di questa ‘festa’. Il giorno peggiore però non è il 15 agosto in se’, bensì la mattina del 16. Non è che ci sia nulla di così diabolico nel 16 agosto, semplicemente è un giorno che non mi è mai piaciuto, a parte la nausea per la quantità spropositata di cibo ingerita il giorno precedente, mi rendo conto, di essermela presa davvero troppo con calma anche quest’anno. Una costante delle estati di qualsiasi studente sono i ‘famigerati’ compiti delle vacanze, che inevitabilmente ci ricordano la breve durante dell’estate: abbiamo la consapevolezza che, se prima facevamo le due del mattino per le uscite con gli amici, d’inverno faremo simili orari principalmente per l’incombere di interrogazioni e di verifiche, e noi procrastinatori seriali ci riduciamo, per quanto non tutti lo vogliano ammettere a studiare la sera prima, se non la mattina stessa, convinti che sotto adrenalina le nostre performance siano al massimo - ecco, per esperienza personale questo ‘infallibile’ metodo non funziona per tutti e soprattutto non sempre. Dunque i diabolici compiti delle vacanze sono nella maggior parte dei casi inevitabili, la loro quantità è spesso ragionevole se spalmata lungo i 3 mesi estivi, ma chi si sogna di ripartirli equamente in modo equilibrato per non trovarsi con l’acqua alla gola proprio il 16 agosto? Io ci provo, ma spesso fallisco. E così dal fatidico 16 agosto divento logorroica e ripeto a chiunque mi stia intorno la solita e vecchia frase: ‘giuro che oggi studio seriamente’, poi arriva la fase dell’auto convincimento o negazione: ‘non sono poi così indietro’, e alla fine per i più disperati subentra la rassegnazione a cui segue la disperazione, che personalmente riguarda le materie scientifiche. Arrivati a questo punto, due sono le soluzioni - in casi estremi: in parte la buona e vecchia copiatura dei compiti altrui sugli argomenti su cui ci sentiamo un po’ più sicuri e in parte l’inevitabile studio. Il ripasso ossessivo, si sfoglia velocemente il libro applicando invano tutte le tecniche di lettura veloce, convincendoci di sapere già tutto. Oltre alla consapevolezza di dover recuperare lo studio arretrato, si fa largo in noi un altro insistente pensiero: l’estate volge al termine, devo godermi questi ultimi attimi di totale spensieratezza. Ed è così che si crea un inesorabile conflitto di interessi. Ma la realtà, nonostante tutto è una, il richiamo dell’estate è troppo forte: il sole, il mare, il lago, la montagna, le uscite con gli amici, i risvegli poco prima di pranzo e le nottate fuori durano solo 3 mesi quindi per quanto si possa essere diligenti e studiosi l’estate ha sempre la meglio su ognuno di noi. Troveremo il tempo e la voglia per studiare senza rinunciare a tutto questo: è una lotta impari. 

    Ultima modifica il 28 Agosto 2020 - 13:39

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