29 Gennaio 2002 - 01:00

    HULK di Enzo Galastri

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    La prima volta che lího visto faceva Hulk, un mostriciattolo dellíepoca tanto forte da meritare líaggettivo di incredibile. Fabio avr avuto dodici anni, forse meno. Un fisico possente e un sorriso disarmante. Faceva quello che voleva. Ogni tanto prendeva un banco monoposto, lo sollevava e tentava di lanciarlo mentre i suoi compagni si nascondevano o si buttavano a terra. Non so se líavrebbe lanciato, lo abbiamo sempre fermato prima, per fortuna. Sto parlando di un bambino ormai uomo con il quale ho familiarizzato per tre anni, nel periodo della scuola media.
    La prima volta che lího visto faceva Hulk, un mostriciattolo dellíepoca tanto forte da meritare líaggettivo di incredibile. Fabio avr avuto dodici anni, forse meno. Un fisico possente e un sorriso disarmante. Faceva quello che voleva. Ogni tanto prendeva un banco monoposto, lo sollevava e tentava di lanciarlo mentre i suoi compagni si nascondevano o si buttavano a terra. Non so se líavrebbe lanciato, lo abbiamo sempre fermato prima, per fortuna. Sto parlando di un bambino ormai uomo con il quale ho familiarizzato per tre anni, nel periodo della scuola media.

    Fabio eí un down.

    Quando me lo affidarono, líinserimento dei ragazzi svantaggiati era ancora in fase sperimentale, non esistevano insegnanti specializzati e tutto era affidato alla buona volont . Si andava per prove e tentativi. Chiss quanti errori abbiamo fatti!

    Fabio era poco scolarizzato, non sapeva nemmeno giocare, semplicemente strappava di mano le cose ai compagni che impauriti cedevano tutto. Alcuni ragazzi, sensibilizzati al problema, in un eccesso di generosit , lo rimpinzavano di caramelle e dolcetti e intanto il nostro ingrassava a vista díocchio danneggiando la sua salute mentre miglioravano le sue prestazioni nei lanci: ogni tanto provava a sollevare anche i banchi pi˜ grandi.

    Il mio rapporto con lui cominciato con il gioco. Prima con le macchinine, poi con le battaglie navali e piano, piano, siamo riusciti a fare qualcosa.

    La parte pi˜ difficile stata quella delle regole. Non riuscivo a dargli indicazioni di comportamento e non aveva il senso del pericolo.

    Si ammalava frequentemente, un poí per mancanza di filtri, la bocca sempre leggermente aperta, e in parte per la mancanza di igiene. Quando andava al bagno non si riusciva mai a rivestirlo e bisognava fare gli inseguimenti, oppure altre volte, si buttava a terra e non si voleva rialzare. Io lo tiravo su e lui gi˜. Io su e lui gi˜ fino a quando, una volta, gli detti un sonoro sculaccione. Fabio mi guard fisso per un periodo che mi parve lunghissimo. Poi mi sfoder uno dei suoi pi˜ bei sorrisi. Non si pi˜ buttato per terra. Io spero che mi abbia perdonato.

    Ciao Fabio
    Ultima modifica il 29 Gennaio 2002 - 01:00

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