25 Settembre 2008 - 17:30

    Il Vaticano rimprovera il Governo sulle politiche per l'immigrazione

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    “L'Italia gioca al ribasso”

    Dure le parole che l'Arcivescovo Agostino Marchetto ha pronunciato dalle frequenze di Radio Vaticana a proposito delle scelte del nostro governo sulle politiche migratorie. Il segretario del pontificio consiglio dei migranti ha infatti giudicato negativamente i risultati emersi dal consiglio dei ministri dello scorso martedì, definendo le scelte effettuate un “gioco al ribasso”.

    Abbiamo sentito a tal proposito Giuseppe Di Leo, vaticanista, che ci ha aiutato a conoscere meglio il contesto di provenienza e il modus operandi assunto nel suo percorso dal segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli itineranti oggi agli onori di cronaca e politica.

    Agostino Marchetto, Nunzio apostolico in Paesi in cui i diritti umani quasi non esistono o non sono esistiti, come Africa e Bielorussia, ha alle spalle studi giuridici e diplomatici nelle più alte scuole del mondo ecclesiastico, messi alla prova da queste impegnative esercitazioni sul campo.

    Un prete, un arcivescovo, un diplomatico che, da esperto del Concilio Vaticano II, si definisce spesso un tradizionalista sul piano ecclesiastico, ma che sa altresì essere estremamente aperto quando si affronta il piano dei diritti umani e che è molto aperto quando si parla di società multietnica.

    Insomma, un uomo che sa individuare il contesto in cui parla, coglierne le sfumature e, piuttosto che volere “bacchettare” o significativamente influenzare la politica italiana nel suo burocratismo quotidiano, sente la necessità coerentemente con i percorsi dell'Istituto cui appartiene presieduto dal Cardinale Renato Raffaele Martino di “indicare” una strada.

    Se è ovvio che a seconda delle parti e delle necessità politici e politicanti abbiano in maniera alterna appoggiato o contestato quindi le parole del Monsignore, che tra le altre cose ha detto che «siamo sempre più lontani, e non solo nel tempo, dallo spirito e dalla lettera che quei diritti umani che trovarono possibilità di essere espressi nell'immediato dopoguerra forse perché si proveniva dagli orrori di quel conflitto. Eppure l'uomo e la donna sono gli stessi, hanno bisogno di protezione, specialmente nei casi in questione», probabilmente sarebbe necessario prestare maggiore attenzione al messaggio in sé, che forse non vuole essere una diretta intromissione nei percorsi del Palazzo, quanto un monito, a non perdere di vista l'obiettivo principale, ovvero i diritti umani.

    Ultima modifica il 25 Settembre 2008 - 17:30

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