Stampa questa pagina
26 Luglio 2018 - 11:20

In Toscana ed Umbria un patto tra cooperative e amministrazione penitenziaria per l'inserimento lavorativo dei detenuti

Vota questo articolo
(1 Vota)

Per chi lavora il rischio di tornare a delinquere scende dal 70% al 6%

 

Pronta l'intesa tra Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria Toscana e Umbria e Centrali Cooperative-Settore Sociale della Toscana (Confcooperative-Federsolidarietà, Legacoop Toscana-Area Welfare e AGCI-Solidarietà Toscana) per favorire percorsi lavorativi intra ed extra murari delle persone detenute.

E' stato infatti firmato il 24 luglio 2018 il Protocollo tra PRAP e Centrali Cooperative per promuovere i rapporti tra le amministrazioni penitenziarie e la cooperazione sociale di tipo B, quella impegnata nell'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate. Un atto che si inserisce all’interno del percorso avviato in Toscana nel 2010, con l'obiettivo di tutelare l'inclusione sociale dei soggetti svantaggiati, e che ha visto la partecipazione attiva della Regione Toscana, di Estar, del Comune di Firenze, dell’Università di Firenze e dell’ANCI Toscana.

Per il PRAP ha apposto la firma il Provveditore Antonio Fullone, per Confcooperative-Federsolidarietà Toscana il presidente Alberto Grilli, per Legacoop Toscana-Area Welfare Marco Paolicchi e per AGCI-Solidarietà Toscana Federico Pericoli. E' intervenuto anche Eros Cruccolini, Garante dei detenuti di Firenze.

In un momento in cui l’Italia non si è ancora risollevata dalla crisi economico-finanziaria è possibile pensare ad un Paese che cresce e si sviluppa coeso e solidale, che non esclude i cittadini più deboli, che costruisce percorsi di inclusione e con il Protocollo d’intesa siglato oggi PRAP e Centrali Cooperative hanno saputo cogliere le opportunità - in termini di spazi di tutela delle finalità sociali - che il nuovo Codice dei contratti offre in tema di “concessioni e appalti riservati” alla cooperazione sociale di inserimento lavorativo. La prospettiva, del resto, in una fase già complessa a livello socio-economico, è di rimettere in carico alle istituzioni e ai servizi pubblici della nostra regione persone che hanno raggiunto faticosamente un buon livello di autonomia, anche economica, attraverso percorsi personalizzati di inserimento effettuati nelle cooperative sociali di tipo B.

L’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati è un “bene comune” che produce “esternalità positive” a favore delle comunità locali in termini di aumento della sicurezza e della coesione sociale, qualità della vita e, non da ultimo, risparmio di risorse pubbliche. Avviare poi al lavoro detenuti significa abbassare il tasso di recidiva dal 70 al 6% (come risulta dai dati delle Centrali Cooperative).

Da una stima effettuata, lo Stato spende 70mila euro annui per ogni detenuto (190 euro al giorno) e quindi la riduzione della spesa assistenziale conseguente all’inserimento lavorativo arriva a 25mila euro l'anno. Quindi l'inserimento lavorativo di un detenuto produce, oltre che il reinserimento socio-lavorativo della persona, anche un beneficio netto per la comunità locale.

Le cooperative sociali di tipo B associate alle tre Centrali toscane firmatarie il Protocollo d’intesa sono più di 200, hanno circa 6mila soci, 7mila addetti e oltre 2mila lavoratori svantaggiati, per un fatturato intorno ai 200milioni di euro

Ultimi da AngeliPress