30 Settembre 2020 - 07:42

    L’accordo per la salvaguardia dell’ecosistema lungo il confine tra Afghanistan e Tagikistan

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    Afghanistan e Tagikistan hanno firmato il loro primo accordo bilaterale per la salvaguardia dell’ambiente; si tratta di un’intesa a tutela dell’ecosistema presente lungo il fiume Panj Amu Darya, il quale si estende per tutta la linea di confine che divide i due Paesi. Si tratta di un grande passo avanti che getta le basi per una durevole e cospicua cooperazione per la tutela dell’ambiente; a maggior ragione, quando le Nazioni in questione sono afflitte da profonde criticità. Per l’Afghanistan la questione inerente all’ambiente è solo uno dei tanti problemi da risolvere, non va dimenticato che il Paese è tutt’ora in stato di guerra che perdura dal 2001. Solo lo scorso 29 febbraio è stato trovato un accordo tra Stati Uniti e Talebani che prevede il ritiro delle truppe americane in 14 mesi, ma tale compromesso non ha ancora sancito ufficialmente la fine delle ostilità. Quasi venti anni di guerra che hanno distrutto il tessuto della società.

    Il Memorandum of Understanding siglato tra Afghanistan e Tagikistan ha come aree focali: l’adattamento ai cambiamenti climatici, la conservazione della biodiversità, il monitoraggio della qualità dell'acqua; la valutazione ambientale e la condivisione delle conoscenze e competenze per la gestione degli ecosistemi. Questo accordo è stato frutto di numerosi anni di dialogo, a partire dal 2012 quando i due Stati cominciarono a discuterne presso la Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite; le trattative portarono al raggiungimento di un’intesa concernente uno scambio di dati sul Panj Amu Darya, la quale consentì più in là l’installazione di stazioni idrologiche lungo i 1000 chilometri di acque che tracciano il confine tra i due Paesi. La prima attività riguarderà lo svolgimento di uno studio comune condotto da esperti nel bacino del Panj, al quale seguirà la pianificazione di un programma delle azioni da implementare. Il lavoro è appena cominciato e le sfide ambientali sono tante, in particolar modo per l’Afghanistan che soffre di un forte inquinamento delle acque, l’80% sono contaminate, e una cattiva qualità dell’aria nelle città. La capitale Kabul è sovraffollata, sono cinque milioni gli abitanti per una città in grado di ospitarne un milione; poi i generatori domestici, le fatiscenti auto datate (circa 800mila) e gli incendi appiccati ai rifiuti fanno da cornice. Quando si dice che la capitale in un certo modo è lo specchio della Nazione, ecco questo è l’Afghanistan: un tessuto sociale da ritessere, dove anche lo stato di diritto è stato compromesso, la lotta alla povertà, alla parità di genere, passando dai finanziamenti all’istruzione e alla sanità, garantire un’equa giustizia e debellare la corruzione e la violenza. Sembra quasi non è esserci nemmeno spazio per le politiche ecologiste. Ci vorrà del tempo prima che gli stessi cittadini, che hanno visto e provato sulla loro pelle le atrocità della guerra, acquisiranno le conoscenze e la sensibilità che occorre per progredire e rilanciare il Paese in maniera sostenibile. E questa ricostruzione parte soprattutto dai giovani, sono già numerose le organizzazioni nate a difesa dei diritti umani e per la tutela dell’ambiente; una di queste è Oxygen Afghanistan che lo scorso venerdì ha marciato per dire no ai combustibili fossili, e hanno voluto ricordare la marcia con questo post: “Sappiamo che questo atto non è facile. Ma noi giovani crediamo che cominciare un lavoro con speranza faccia ottenere un bellissimo risultato. Grazie a
    tutti i giovani”.

    https://www.unenvironment.org/news-and-stories/press-release/afghanistan-and-tajikistan-step-environmental-cooperation

    https://ceobs.org/the-slow-violence-of-pollution-in-afghanistan/

    https://www.facebook.com/OxygenAfghanistan/

    A cura di Simone Riga

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